Sezioni Convegno SISP 2017

ELENCO SEZIONI:

 

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Sezione 1. Democrazia e democratizzazioni (Democracy and democratization)

Chairs: Francesco Raniolo, Barbara Pisciotta

Questa sezione si propone di accogliere i panel incentrati sullo studio della democrazia e dei processi di democratizzazione in corso o conclusi, nelle varie aree del mondo. In questa cornice, sono state individuate alcune tematiche fondamentali sulle quali orientare l’attenzione degli studiosi interessati ad avanzare proposte di panel in occasione del Convegno SISP 2017. Ciascuna di queste tematiche presuppone un’analisi comparata che tenga debitamente in conto i diversi fattori interni e internazionali, di tipo strutturale o congiunturale, coercitivo o spontaneo, che hanno condizionato il regime democratico e le varie fasi del suo sviluppo. Segnatamente, e senza pretesa di essere esaustivi, indichiamo tre ambiti di ricerca tra quelli che ci sembrano più rilevanti empiricamente e teoricamente.

Il primo tema è legato ancora agli esiti negativi del processo di democratizzazione e all’emergenza di regimi alternativi alla democrazia – si pensi in particolare alla diffusione dei cosiddetti regimi ibridi – in tutte quelle aree nelle quali è mancata la maggior parte delle condizioni favorevoli all’instaurazione democratica. Del resto, la ricerca sul campo ha individuato alcuni elementi critici che tendono a caratterizzare le democrazie fragili o appena instaurate, favorendo il rischio di involuzioni e/o interruzioni del processo democratico. Nell’ambito di questa tematica, la letteratura politologica ha individuato un fattore cruciale nella presenza/assenza di un precedente processo di consolidamento dello Stato, evidenziando i rischi di fallimento democratico laddove i governi nazionali, sfidati da attori sub-statali di varia natura (gruppi terroristici, minoranze etniche, organizzazioni criminali) stentano a monopolizzare la forza su tutto il territorio e a garantire la stabilità e il controllo dei confini. Così come una certa attenzione hanno attirato i fattori culturali e nello specifico le condizioni di eterogeneità e divisione della comunità politica. Infine, c’è anche un ulteriore aspetto che attiene all’esportazione (magari tramite l’intervento militare) di un modello di regime politico maggiormente idoneo a favorire la stabilità e la pace democratica nelle regioni dove la democrazia non riesce a svilupparsi spontaneamente. In quest’ultimo caso, non vanno trascurati tutti quegli “effetti perversi” sovente associati a tali processi di democratizzazione esterna.

Il secondo ambito tematico attiene all’analisi empirica della democrazia a livello generale, con riferimento alla sua evoluzione, alla qualità democratica e alla crisi del modello liberaldemocratico occidentale. In particolare, il tema della crisi democratica può essere declinato in diversi modi: da un lato, la letteratura più recente si è soffermata sulla perdita di legittimità delle democrazie avanzate, individuando una serie di nessi causali ricorrenti che consentono di operare delle generalizzazioni di piccolo o medio raggio. In questo modo, ritornando su tematiche e questioni in parte affrontate nel dibattito sulla razionalità dei sistemi di governo democratici degli anni ’70, un altro aspetto cruciale, emerso in questi ultimi anni a causa dei ripetuti attentati terroristici che hanno colpito i paesi occidentali, è legato al rapporto tra democrazia e sicurezza. Tale legame può essere inteso sia in termini di percezione da parte della società civile della capacità dei governi di tutelare l’ordine pubblico e l’incolumità fisica dei propri cittadini, sia come trade-off tra libertà (individuale) e sicurezza (collettiva) e, in questo senso, si ripropone il tema dei limiti della/alla democrazia.

Il terzo tema è quello della trasformazione della democrazia e della sua sostenibilità. In primo luogo, la questione della “sostenibilità democratica” si pone a seguito delle pressioni migratorie e della ridefinizione delle comunità politiche (questione che è speculare a quella evidenziata per i sistemi in via di democratizzazione accennata prima). Sebbene idealmente e storicamente la democrazia si sia fondata sul riconoscimento dell’individuo e sulla tutela dei suoi diritti, è innegabile che tale riconoscimento sia avvenuto prevalentemente nell’ambito di comunità politiche relativamente coese e omogenee. Anche dove le comunità “autoctone” e “nazionali” si sono mostrate più aperte, come è avvenuto in Francia e Gran Bretagna per effetto dell’integrazione crescente di individui e classi sociali che provenivano dai territori coloniali emancipati, il riconoscimento dei diritti civili è stato spesso collegato all’accettazione di un determinato modello di comunità (si pensi alla cosiddetta “assimilazione” che ha caratterizzato il caso francese). Oggi, tuttavia, il nesso immediato tra diritti e “assimilazione” nella comunità nazionale non appare più così praticabile, sia a causa della dimensione che il fenomeno migratorio sta assumendo, sia a causa delle conseguenze che esso sta producendo sul piano politico in quasi tutti i paesi occidentali, come dimostra la crescita di partiti e movimenti euroscettici, xenofobi e ultranazionalisti. In secondo luogo, la “sostenibilità” consegue all’impatto della crisi economica, oramai di medio-lungo periodo (2008), sul funzionamento delle democrazie mature e, nello specifico, sulle svariate dimensioni (procedurali, di risultato e di contenuto o, se si vuole, formali e sostanziali) che contraddistinguono le democrazie rappresentative e la loro qualità.

Muovendo da questo framework, le proposte di panel relative alle tre tematiche discusse possono riguardare tanto i contributi di carattere teorico quanto le ricerche qualitative e quantitative di tipo prevalentemente empirico.

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Sezione 2. Teoria Politica (Political Theory)

Chairs: Marco Valbruzzi, Luca Ozzano

Questa sezione di Teoria politica intende favorire una riflessione (critica) attorno ai fondamenti, agli assunti e ai principali temi della scienza politica contemporanea. In particolare, ma non esclusivamente, sono benvenute tutte quelle proposte che intendano mettere in discussione gli approcci epistemologici e metodologici prevalenti nella disciplina. Esiste inoltre una scienza politica o all’interno della disciplina è possibile individuare (e far convivere) approcci di ricerca diversi, anche se non necessariamente alternativi l’uno all’altro?

Allo stesso tempo, si sollecitano contributi sui concetti fondamentali della scienza politica, a partire da tematiche che, pur restando centrali, non sembrano suscitare più il dovuto interesse o l’attenzione dei ricercatori: dal concetto stesso di “politica”, comprese le sue più recenti mutazioni, a quello di “sovranità”, soprattutto se collegato alle trasformazioni della democrazia e della teoria democratica; dal tema a sua volta classico del “potere” a tutta una serie di parole-chiave o di termini  (“consenso”, “obbedienza”, “partiti”, “conflitto”, “partecipazione”, “pluralismo”, “ordine”, “legittimità”,  “nazione” ecc. ) che sono al cuore degli studi di scienza politica, ma che spesso vengono dati per presupposti e non più indagati nei loro diversi significati dal punto di vista, appunto, teorico.

Un altro tema che questa sezione intende investigare è il ruolo delle differenze culturali – in particolar modo religiose – nelle democrazie contemporanee. Dal momento che lo Stato moderno si fonda su fonti “interne” (come spiegato da Böckenförde), in che modo la sua unità può essere garantita a fronte di società sempre più multiculturali e multireligiose? A questa domanda sono state date diverse risposte, dalle riflessioni sulla “religione civile” di Bellah, all’idea (proposta in vario modo da autori come Habermas e Rawls) di un accordo preliminare su alcune regole del gioco e valori di base, che possano garantire uguaglianza ai diversi valori e preferenze. Questa discussione sarà indagata anche in relazione ai dibattiti sulle questioni di bioetica e sulla presenza delle minoranze religiose nell’Europa contemporanea.

Particolare attenzione sarà riservata inoltre a quei panel che sappiano mostrare, in punto di teoria o di realizzazione empirica, le crescenti – e a tutt’oggi ancor poco sfruttate – possibilità di integrazione della scienza politica con altre discipline ad essa più o meno contigue: scienze cognitive, psicologia sociale, neuroscienza, biologia, economia politica ecc. Si sollecitano, inoltre, anche proposte finalizzate ad approfondire in che misura lo studio scientifico della politica possa arricchirsi dal confronto – sul piano metodologico e dei contenuti – con tutte quelle discipline che hanno a loro volta la politica come oggetto esclusivo o primario di interesse (Storia delle dottrine politiche, Filosofia politica, Sociologia politica, Storia politica ecc.).

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Sezione 3. Politica Comparata (Comparative Politics)

Chairs: Luca Germano, Orazio Lanza

La sezione accoglie e sollecita proposte di panel incentrate sia sui temi tradizionali della comparazione (classificazione dei regimi politici; processi di democratizzazione; crisi e/o trasformazioni delle democrazia; istituzioni politiche comparate; formazione, composizione e attività di governi e parlamenti; partiti e sistemi di partito; gruppi d’interesse; culture politiche; élite politiche e leadership) sia su qualsiasi altro tema di scienza politica trattato con metodo comparato sincronico e/o diacronico. Sono benvenuti anche i work in progress che riguardano casi singoli ma possono costituire un primo significativo passo verso la comparazione tra più casi.

Di particolare interesse sarebbero proposte di panel riguardanti i risvolti che i processi di globalizzazione e la crisi economico-finanziaria internazionale apertasi negli USA nel 2007, hanno avuto nel ridisegnare i rapporti tra economia e politica, tra sistemi politici nazionali, sovra e sub-nazionali, tra attori politici che operano all’interno di ciascun sistema politico.

Rimanendo nel campo dei temi tradizionali, sono sollecitati contributi sia teorici che empirici relativi in particolare a:

  • la crisi/trasformazione delle democrazie rappresentative;
  • i rapporti tra l’Unione Europea e i sistemi politici nazionali, sia in un’ottica di multilevel governance sia in prospettiva intergovernativa;
  • i mutamenti che hanno interessato i partiti (organizzazione, funzioni, programmi, leadership) e i sistemi di partito di fronte alle sfide lanciate dal fenomeno “populista”, dal declino dei vecchi cleavages e dall’avvento nuovi attori politici;
  • la formazione, le competenze, il reclutamento delle classi politiche nelle democrazie contemporanee, nelle quali il “party-based professionalism” sembra sfidato dalle tecnocrazie e da varie tipologie di “outsiders”;
  • la formazione, la composizione, i programmi e l’azione degli esecutivi;
  • il rapporto tra gli attori del sistema politico e in particolare tra partiti e gruppi d’interesse;
  • il ruolo specifico dei gruppi d’interesse e/o dei movimenti sociali nei sistemi democratici guardando alla loro funzione rappresentativa, alle risorse di cui dispongono e alla capacita d’influenza nel policy making.

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Sezione 4. Sistema Politica Italiano (Italian Political System)

Chairs: Luca Verzichelli, Francesco Zucchini

In un anno dominato dalla persistente incertezza sull’assetto del sistema politico e sulla effettiva durata della legislatura, caratterizzato dalla crisi/trasformazione di molti partiti e dalle incognite legate alla tenuta della “cornice” europea, la sezione intende aprirsi a qualsiasi proposta pertinente di panel che risulti essere organizzata coerentemente attorno ad un oggetto, ad un approccio teorico, ad un metodo, a una linea interpretativa, o ad una domanda di ricerca. Quel che conta è che le proposte riescano a coniugare rilevanza e originalità, possibilmente con uno sguardo alla storia più o meno recente del sistema politico italiano e/o in una prospettiva comparata. Senza voler restringere il campo delle proposte ma come esempi di temi attorno ai quali potrebbero aggregarsi vari contributi ricordiamo lo studio della dinamica degli attori istituzionali, le trasformazioni del sistema partitico e della forma partito, le trasformazioni dell’arena elettorale e di quella legislativa, le politiche pubbliche fra mutamento e resilienza, la vicenda delle riforme istituzionali , il ruolo delle corti e dei gruppi di interesse , i mutamenti nell’opinione pubblica e nel comportamento elettorale , le trasformazioni della politica locale ed il rapporto fra stato centrale e governi locali. La sezione è aperta sia a panel tradizionali, organizzati secondo le regole del congresso SISP sia a una o più tavole rotonde, basate su contributi più snelli e dialoghi tra studiosi ed opinion makers, al fine di confrontare, a beneficio dei soci SISP, opinioni e domande di ricerca che scaturiscono spontaneamente nel corso del dibattito pubblico con il patrimonio di conoscenze accumulato nella nostra disciplina.

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Sezione 5. Political Communication

Chairs: Francesco Amoretti, Franca Roncarolo

Digital disruption and beyond. Paradigms and Methodologies of Political Communication Research Revisited

Originariamente utilizzato negli studi di economia e di management aziendale, il concetto di digital disruption è stato rapidamente recepito da molte altre aree di ricerca, tra cui quella della comunicazione politica nelle sue diverse articolazioni sub-disciplinari. Anche se nel confronto attuale echeggia la contrapposizione tra cyber-entusiasti e cyber-scettici, in realtà l’analisi – e la valutazione – dei rischi, come delle opportunità dell’innovazione digitale, fa comunque riferimento alla radicale rottura rispetto ai paradigmi, agli approcci e alle metodologie dominanti della comunicazione politica. Mostrandosi sempre meno adeguati a comprendere le trasformazioni in atto – dalla Brexit alla vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, dall’utilizzo dei Big Data nelle campagne elettorali alle interferenze degli hacker nelle relazioni internazionali, sino alla Tweet diplomacy e alla diffusione planetaria di fake news – essi sono chiamati a una rivisitazione/riformulazione degli statuti epistemologici e delle stesse domande di conoscenza poste alla base dei programmi di ricerca scientifica.

La sezione invita pertanto a proporre panel che, considerando il carattere dirompente dell’innovazione digitale, producano riflessioni su come la digital disruption stia trasformando la comunicazione politica, sia nei suoi ambiti più tradizionali che in quelli più recentemente emersi: i rapporti fra sistemi dei media e sistema politico, i rapporti fra politica e sistema dell’informazione, gli effetti dei media sull’opinione pubblica, i media la partecipazione politica, la comunicazione istituzionale, la comunicazione ed il marketing elettorale.  Più specificamente, la sezione sollecita proposte che si focalizzino sulle seguenti aree tematiche:

  • analisi dei pattern emergenti della comunicazione politica indotti dalla innovazione digitale
  • libertà di informazione e nuovi media
  • social media e comunicazione politica
  • innovazione digitale e comunicazione istituzionale
  • internet governance e nuovi intermediari
  • movimenti sociali e social networks
  • fake news, filter bubbles and black boxes
  • tweet diplomacy
  • emozioni e comunicazione digitale
  • genere e innovazione tecnologica

La sezione prenderà in considerazione anche eventuali proposte su altri argomenti che contribuiscano a far luce sui processi di cambiamento in atto nelle relazioni fra politica, società e comunicazione. I panel possono comprendere contributi sia di taglio teorico sia di analisi empirica. Sono particolarmente ben accolte le proposte di panel che presentano una prospettiva comparata.

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Sezione 6. Partecipazione e Movimenti Sociali (Participation and Social Movements)

Chairs: Donatella della Porta, Gianni Piazza

The section promotes panels for the study of the transformations of political participation and social movements (new actors, organizations and strategies) in a phase characterized by the financial and economic crisis and the profound changes in the political and social context (Internet, the ongoing process of European integration and globalization, etc.). The economic crisis accelerates the processes of de-democratization at the national level and the detachment of people from traditional party politics, eroding the popular sovereignty and the socio-political foundations for the conventional participation and decision-making processes in the mass liberal democracies. If reflections on the post-democracy are partly confirmed by the evidence, predictions of an inevitable decline of civic engagement is not confirmed. On the contrary, political participation has found new forms of expression and channeling that have revitalized and transformed both the more traditional forms of participation and the more unconventional forms emerged in the sixties-seventies, especially when it has gained greater profile of engagement of young people and women. Nevertheless, also new forms of non-progressive movements have (re) emerged (as the many right wing populist movements and extremist groups in several European country as well as at the EU level), which raise the controversial question for scholars about the side effects of ‘bad social capital’ and how to study them. Waves of mobilizations have developed in recent years, both in Western countries and in other contexts (e.g. the Arab Spring), showing many elements that were already present in the processes of transnational mobilization of the past (e.g. the global justice movement). A new paradigm of collective action seems to gradually emerge with new forms of communication, multiple identities, different forms of coordination and resource mobilization, alternative practices and experimental democracy inside social movements. In this context, an electoral democracy limited to a ritual of request for electoral consent to delegate the “professional politicians” and/or the so-called “technical” people to manage resources and problems of the state is largely inadequate. The issue of a participatory democracy emerges strongly, especially in times of economic crisis, with the growing importance of the movements that claims to be the true ‘representative’ of citizens’ demands. Indeed, in a period of socio-economic and political crisis, left-wing political-institutional actors are absent or too weak and fragmented, a growing space is left to the mobilizations and protests promoted by the populist right-wing movements and parties. On the other hand, new urban and territorial movements  have emerged, gen¬erating alternative discourses, performing new practices, and rethinking new types of relationship with the local state in seeking to respond to social demands that neither the market not the state have managed to do. In particular, these news mobilizations, claiming the “right to the city”, oppose the continuous commodification of the urban areas, the devastation of the territories and the dismantling of the welfare state system. To investigate not only the nature of the new forms of “resilience” and “resistance” practices, but also how they reflect the social, cultural and political transformations (e.g. their impact on the overall political, and often party systems) becomes therefore essential. The section hosts panels addressing these issues, starting from empirical research that reflect the adequacy of the theoretical and methodological tools until now used to analyze, understand and explain these processes. Panels with a comparative approach and giving a special attention to methodology will be welcome. At the same time, this section aims to host panels with the goal of discuss the relationship between social movements and traditional political actors (i.e. political parties, unions, associations), left wing and right wing social movements, as well as the role of the digital technologies in local, national and transnational mobilizations and the outputs of social movements.

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Sezione 7. Amministrazione e Politiche Pubbliche (Administration and Public Policy)

Chairs: Andrea Lippi, Alessia Damonte

Negli ultimi anni, le politiche pubbliche sono state sempre più messe alla prova dal rapido susseguirsi di eventi economici, politici, sociali e ambientali interconnessi, spesso inattesi, e talvolta tragici. Recenti contributi sottolineano come la portata di questi eventi rendano i problemi collettivi più complessi e meno eludibili; alimentino sfiducia nella conoscenza di norma usata per affrontarli e negli attori che se ne fanno portatori; e contraggono le risorse a disposizione per le soluzioni. Se le politiche esistenti risultano inadeguate, nuove politiche appaiono a molti inaccettabili o impossibili, mentre le sperimentazioni che esaltavano la trasversalità e l’integrazione, messa a punto in contesti stabili, paiono adesso esperienze non replicabili.

La tesi della turbolenza come “nuova normalità” non solo mette al centro il concetto di ambiente, che nell’analisi di policy troppo spesso è considerato come sfondo, ma offre un chiave di lettura plausibile anche della situazione italiana, e sollecita almeno tre ordini di domande. La turbolenza è un dato “naturale”, oppure ha radici nei fallimenti di politiche precedenti da cui trarre lezioni per il futuro? Eventi poco prevedibili e avversi costringono necessariamente a abbracciare stili incrementali e reattivi, o esiste ancora spazio per una qualche forma di politiche anticipatorie? Ci sono assetti, poteri, capacità, strumenti di policy che appaiono più fragili nella turbolenza — e altri che invece sembrano poter contribuire alla resilienza del sistema?

La sezione invita a riflettere su queste domande, e sulle possibili risposte, in chiave sia teorica che empirica. Sono benvenute le proposte di panel e di tavole rotonde che affrontino il tema su qualunque terreno di policy, da qualunque prospettiva, e con qualunque metodo; verranno comunque privilegiate quelle con un fuoco, singolo o comparato, sul caso italiano.

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Sezione 8. Relazioni Internazionali (International Relations)

Chairs: Fulvio Attinà, Vittorio Emanuele Parsi

International Relations went on stage at a small number of Italian universities fifty years ago. A lot of transformations did ensue since that time. The challenges the discipline had to cope with are well known and empowering as well. Politics at the world level, multilateral and bilateral relations, the social, cultural, economic, and technological environment of international relations have passed through tremendous changes. The change of paradigms, theories, concepts and methods has been a remarkable process of change. Connections to other social sciences and to the growing number of fields of the current political science have enriched IR in Italy as elsewhere. This Section of the 2017 SISP Convention aims at taking stock of this development and at enriching the current state of the research and teaching of IR in Italy. Panels and papers are invited to debate about theory, concepts, and methods as well as to bring in fresh empirical studies dealing with the existing black holes of the scientific knowledge about the hot issues of the present global politics, the traditional and new conflicts and cooperation ventures at the region level, the transnational process and actors, and the ‘new nationalism’ in foreign policy. In particular, we would like to host panels about the international relations of Italy, the causes of and remedies to the dis-integration of Europe, the crisis of multilateralism and how to replace it, the emergence of new coalitions across regions, the rise of new cleavages among the states, and the governance of the ‘new normal’ in world affairs. Panels about new methods of teaching IR are also invited.

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Sezione 9. Elezioni e Comportamento di Voto (Elections and Voting Behaviour)

Chairs: Paolo Bellucci, Antonella Seddone

Le democrazie contemporanee sono attraversate oggi da mutamenti profondi che mettono in discussione la legittimità dei loro attori politici e dei più classici processi di rappresentanza. Ad essere sfidati sono soprattutto i partiti politici e il loro ruolo nell’articolazione della rappresentanza politica. I recenti esiti elettorali negli Stati Uniti o le dinamiche competitive che si vanno a comporre in vista delle elezioni presidenziali in Francia sono spesso interpretati come segnali di una crisi del rapporto fra cittadini e politica, fra cittadini e partiti politici, a vantaggio di tendenze populiste di cui è talvolta difficile tracciare i contorni. E simili dinamiche si intravedono anche nella complessa situazione italiana dove l’incertezza delle regole elettorali si combina con un disorientamento strategico degli attori politici.

La crescita di sentimenti anti-partitici nell’opinione pubblica e l’incapacità dei partiti politici di elaborare adeguate strategie adattive si traducono dunque nel successo di attori politici populisti che sembrano meglio recepire il diffuso malcontento dei cittadini. Lo smantellamento delle organizzazioni di partito ha prodotto una virtuale assenza dei partiti stessi dal territorio, dove il party on the ground ha lasciato (ampio) spazio al party in central office e soprattutto al party in public office. E seppure le elezioni restino la principale arena in cui le organizzazioni di partito e cittadini si confrontano, i nuovi media offrono oggi spazi di interazione diretta che i leader sembrano utilizzare con grande consapevolezza strategica (talvolta anche a danno della dimensione collettiva ed organizzativa delle loro stesse strutture di partito).

Chiaramente si tratta di processi di lungo periodo di cui oggi è solo più facile rilevarne gli effetti sistemici. La crisi economica ha di fatto svelato la debolezza dei governi nazionali rispetto a logiche economico-finanziarie di natura sovranazionale che sfuggono alle briglie della politica e alle dinamiche inter-partitiche dei parlamenti domestici. L’Unione Europea, peraltro, ha spesso rafforzato questa percezione, confermando l’idea che i partiti non solo faticano a recepire, interpretare ed aggregare le domande che giungono dalla società, ma affrontano analoghe difficoltà nelle prassi di governo, con implicazioni rilevanti in termini di popolarità, da un lato, e responsiveness, dall’altro.

La sfida posta alle democrazie contemporanee è dunque quella di rinsaldare (se non rifondare) la relazione fra politica e società. Alla luce di queste considerazioni di carattere generale, questa sezione intende affrontare il tema del comportamento elettorale e dell’opinione pubblica sotto punti di vista differenti, ma che nel loro complesso mirano a restituire un’analisi efficace e completa delle dinamiche di mutamento che interessano i regimi democratici contemporanei.

In particolare si individuano quattro macro-dimensioni di riflessione teorica e indagine empirica.

  1. Analisi della relazione fra cittadini e politica, con particolare attenzione a:
  • Issue e leader voting, ossia il ruolo dei fattori di breve periodo nella scelta di voto, in contrasto con fattori di lungo periodo quali i legami sociali e le predisposizioni politiche
  • Il ruolo dei social media, intesi come arene di comunicazione per partiti e leader, ma anche come ambienti di interazione e costruzione delle opinioni dei cittadini (nonché nuove frontiere per la partecipazione politica?)
  • Il successo dei movimenti/partiti populisti, chiarendo (a) le condizioni sistemiche che favoriscono la crescita di consenso per movimenti/partiti populisti e (b) le determinanti socio-politiche che a livello individuale contribuiscono a spiegare il sostegno a issues e valori di stampo populista
  • Euroscetticismo e il mutamento dell’opinione pubblica nei confronti dell’Europa. Conseguenze della crisi economica o problemi di legittimità democratica? L’EU come attore politico domestico nelle percezioni dei cittadini e nelle strategie dei partiti politici.
  • Il ruolo dei sondaggi nella definizione delle strategie di partiti, leader ed elettori alla luce dei problemi di accuratezza predittiva ed efficace rilevazione del mutamento delle opinioni dei cittadini.
  1. La conduzione delle elezioni, delle campagne elettorali e delle regole che determinano le logiche competitive intra ed inter partitiche, relativamente a:
  • Il management delle elezioni, inteso come insieme di azioni e pratiche relative all’organizzazione delle elezioni (dagli aspetti procedurali a quelli logistici)
  • La natura e il mutamento delle campagne elettorali alla luce del ruolo giocato dai nuovi media, considerando le strategie di partiti e candidati e gli effetti sugli elettori e sulle loro valutazioni politiche
  • La politics delle leggi elettorali, quali implicazioni strategiche e quali esiti si celano nella definizione delle regole elettorali?
  • Metodi di selezione dei candidati e dei leader e le loro conseguenze a livello partitico (conflittualità intra-partitica, personalizzazione), parlamentare (coesione parlamentare, responsiveness) e di rappresentanza (caratteristiche delle élites selezionate e potenziale rinnovamento)
  1. Mutamento delle organizzazioni di partito e delle loro funzioni nei sistemi politici contemporanei, con particolare riferimento alle strategie adattive in risposta alle sfide esogene:
  • Disintermediazione partitica e populismo, guardando ai mutamenti dei partiti politici in termini organizzativi ed ideologici, considerando il ruolo dei leader e le prassi di appello diretto agli elettori e le risposte dell’opinione pubblica
  • Riforma del finanziamento pubblico ai partiti, quali implicazioni organizzative?
  • Intra-party democracy e nuove forme di membership, ristrutturazione delle organizzazioni di partito fra inclusione e partecipazione, rinnovamento e tentativo di rinsaldare vecchi legami di appartenenza.
  • Policy mood e ridefinizione ideologica, conseguenze della crisi economica
  • Personalizzazione della politica e ruolo dei leader: risorsa, espediente mobilitativo o rischio?
  1. Gli effetti sistemici delle elezioni e dei risultati elettorali, per quello che riguarda:
  • Le elezioni amministrative, con riferimento alla tornata elettorale della primavera 2017, relativamente alla competizione tra candidati e coalizioni (e sperimentazione locale) e la trasformazione in atto nell’insediamento territoriale dei partiti
  • I processi ed esiti del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
  • Strategie coalizionali e dinamiche competitive: quando regole e tempi sono incerti. Riflessioni sulle (im)probabili elezioni anticipate
  • La ridefinizione delle piattaforme di policy in tempi di crisi: valence issues e position issues, cosa cambia?
  • Popolarità dei governi e ciclo elettorale, gli effetti della crisi economica sulle strategie elettorali dei cittadini, economic voting fra reward e punishment
  • Verso una nuova teoria normativa delle elezioni? Che significato assumono le elezioni nelle democrazie contemporanee investite dalle trasformazioni relative ai processi di governance sovra-nazionale, alle nuove tecnologie, alle sempre più diffuse forme di populismo?

Quelli proposti sono semplici suggerimenti mirati a stimolare la riflessione teorica sul più ampio tema dei mutamenti in atto nei regimi democratici contemporanei. Si sottolinea che vi è la massima apertura a proposte anche diverse, purchè le analisi – sviluppate in prospettiva comparata o single-case study – siano ancorate in ogni caso su solide basi empiriche e metodologiche.

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Sezione 10. Studi regionali e politiche locali (Regional Studies and Local Policies)

Chairs: Patrizia Messina, Stefania Profeti

A partire dagli anni Novanta la politica locale ha acquistato una nuova centralità e gli attori politici regionali e locali sono tornati protagonisti. Le Regioni e gli Enti locali sono divenuti la sede privilegiata di riforme e innovazioni istituzionali, in termini di decentramento politico e di rinnovamento dell’apparato amministrativo; un cambiamento che, oltre alle istituzioni, ha riguardato la società locale e l’economia del territorio. I livelli di governo subnazionale rappresentano l’ancoraggio più consistente della politica alla società, il luogo più dinamico di sperimentazione della governance innovativa e di attivazione di nuovi canali di partecipazione democratica.

I temi della sezione si pongono in sinergia con le attività dello Standing Group SISP omonimo. La sezione intende sollecitare proposte di panels che affrontino, in prospettiva nazionale e/o comparata, il ruolo assunto dalle Regioni e dai governi locali nei processi di cambiamento attualmente in corso sia sul versante dei sistemi politico- istituzionali, sia sul versante della competizione elettorale, sia su quello della produzione di politiche pubbliche che abbiano ricadute sui territori, anche nella prospettiva europea multilivello.

1) Sul primo versante si sollecitano panels che abbiano ad oggetto le dinamiche di sviluppo politico-istituzionale. Nel caso italiano, ad esempio, le recenti riforme di riordino territoriale (in primo luogo la legge Delrio ma anche l’esito del referendum costituzionale) hanno messo al centro della trasformazione dei sistemi locali le dinamiche di aggregazione intercomunale e di fusione, soprattutto dei piccoli comuni, e hanno conferito agli Enti di secondo livello, con particolare riguardo a Unioni di comuni, Province, Città metropolitane, un ruolo cruciale per gli sviluppi futuri delle realtà locali. In questo scenario, gli amministratori regionali e locali si trovano sì di fronte a una serie di vincoli, ma dispongono anche di una straordinaria finestra di opportunità, per riconfigurare le relazioni interistituzionali (e di potere) sui rispettivi territori. Siamo dunque di fronte a un nuovo ruolo delle istituzioni, ma anche a un nuovo ruolo della figura del sindaco e, in generale, della classe politica locale, con effetti sulle relazioni intergovernative e sulle dinamiche tra attori dei governi locali.

2) Sul secondo aspetto si incoraggiano contributi e panels sulle dinamiche e gli esiti della competizione elettorale su scala regionale e locale, ad esempio sui cicli di elezioni amministrative del 2015 e del 2016 (in quest’ultima tornata con particolare attenzione alle grandi città). Più in generale, la (ri)configurazione dell’offerta politica; i rapporti centro-periferia e le eventuali istanze autonomiste o euro-secessioniste; le caratteristiche e i temi della campagna elettorale; i meccanismi di selezione delle candidature e di costruzione delle alleanze; i processi di formazione delle giunte e le caratteristiche della classe politica eletta, anche alla luce delle riforme che hanno riguardato i governi locali, sono tutti aspetti sui quali la sezione sollecita proposte.

3) Sul terzo aspetto, infine, si intende focalizzare l’attenzione: sull’accresciuta complessità dei processi decisionali multilivello di area vasta; sugli equilibri tra pubblico e privato; sul nuovo protagonismo delle città, delle regioni e delle autonomie funzionali in numerosi settori di policy; sullo sviluppo urbano sostenibile delle città; sulla produzione di politiche pubbliche ed erogazione dei servizi nel contesto dell’austerity e della progressiva contrazione dei trasferimenti statali. Si sollecitano dunque panels, anche di taglio comparato, che affrontino temi quali: la governance inter-istituzionale e pubblico/ privata nei processi di policy-making su scala locale e/o di area vasta e/o regionale, in particolare in settori come il governo del territorio e delle funzioni metropolitane, anche in relazione alla programmazione comunitaria 2014-2020; la realizzazione di infrastrutture; la gestione dei servizi pubblici; le politiche di sviluppo (sostenibile); il welfare (locale); la realizzazione di grandi eventi; l’utilizzo, da parte delle amministrazioni pubbliche, di tecniche innovative di partecipazione pubblica e di consensus-building; la questione metropolitana in Italia e in Europa; la traiettoria del federalismo fiscale e della finanza locale.

La sezione si propone di ospitare gruppi di lavoro che analizzino uno o più di questi aspetti, e che diano spazio a ricerche comparate o a singoli casi.

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Sezione 11. Metodologia della ricerca (Research Methodology)

Chairs: Luigi Curini e Pierangelo Isernia

L’attuale dibattito metodologico in letteratura vive una stagione di straordinaria vivacità, testimoniata dagli sviluppi di tecniche sempre più sofisticate per una più precisa inferenza causale; dal crescente interesse per l’approccio Bayesiano alla conferma di ipotesi esplicative; dalla discussione su potenzialità e limiti del disegno sperimentale e sulla sua traduzione configurativa e Booleana (QCA); dalle sfide poste dai Big Data per la ricerca sociale; dalla discussione sul rapporto fra impianto teorico, disegno della ricerca e metodi, fra standard quantitativi e qualitativi, fra diverse nozioni di causalità e il loro retroterra ontologico. Dato questo quadro di sfondo, l’obiettivo di questa sezione di studio è favorire la discussione metodologica sulla ricerca empirica e sugli usi creativi degli approcci esistenti, sia nella Scienza Politica sia in altre discipline. Lo scopo è richiamare l’attenzione sulle scelte di metodo degli studiosi attraverso uno scambio di idee che parta dalle singole esperienze di ricerca, coniugando panel e paper che condividano prospettive ed approcci diversificati. Pertanto si invitano a presentare proposte di panel che affrontino i differenti problemi di metodo nelle diverse fasi del processo di ricerca (dalla dimensione ontologica ed epistemologica del disegno della ricerca; agli studi comparati; alle tecniche di analisi statistica dei dati). A tal fine, promuoviamo anche la partecipazione di candidati al dottorato e la discussione di ricerche in corso allo scopo di fornire elementi di riflessione sui lavori in itinere.

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Sezione 12. Politica e politiche dell’Unione Europea (Politics and policies of the European Union)

Chairs: Nicolò Conti, Roberto Di Quirico

L’Unione europea attraversa una fase protratta di crisi, culminata nelle recenti spinte verso una sua possibile disgregazione. La Brexit rappresenta un aspetto macroscopico del fenomeno, che trova una sponda più ampia nella crescente assertività e nel successo dei movimenti anti-europei, ormai diffusi in numerosi contesti nazionali e nel circuito della rappresentanza a livello comunitario.  La crisi di popolarità dell’UE e delle sue politiche attraversa una fase decisiva in quanto si associa ad altre sfide, in larga misura di derivazione esterna, che ne aumentano la portata.  Tali sfide richiederebbero risposte forti da parte dell’Europa che stenta invece a imporsi, tra queste la crisi migratoria, la perdurante crisi economico-finanziaria, i conflitti ai confini dell’UE che potrebbero minacciarne la sicurezza.

Nei confronti di queste fondamentali sfide – rispetto alle quali i cittadini misurano la capacità dell’Europa di dare risposte ai problemi e di creare valore aggiunto a paragone della capacità di reazione dei singoli stati – l’UE si mostra spesso paralizzata dai veti incrociati dei governi nazionali, divisi sulle priorità e le modalità di azione. La governance europea è stata architettata per funzionare, strutturalmente, attraverso la pratica del consenso, questo la espone al potere di veto dei diversi attori e dei molteplici interessi rappresentati nel processo decisionale comunitario. L’Europa a 28 costituisce il culmine di un percorso volontario di aggregazione tra stati, senza termini di paragone nel resto del mondo, a testimonianza della sua unicità e successo. Tuttavia, l’allargamento a un così elevato numero di paesi ha anche messo a nudo le divisioni tra le molte istanze all’interno dell’UE. Con la sua espansione, la conflittualità politica nell’UE è aumenta esponenzialmente e  gli accordi, sempre più all’insegna di un minimo comune denominatore “al ribasso”, ne rivelano le divisioni interne e l’incapacità di generare risposte all’altezza delle sfide più pressanti. Tutto questo avviene in presenza di un impianto normativo che vincola significativamente la capacità di azione degli stati e rimanda al livello comunitario le principali scelte in materie sensibili, quale il controllo sulle politiche macroeconomiche nazionali.

I partiti sovranisti e populisti capitalizzano sulle inefficienze del sistema comunitario, spingendo l’UE al centro della competizione politica e della protesta. L’euroscetticismo costituisce ormai una dimensione di conflitto molto rilevante all’interno del sistema politico, in alcuni paesi ha contribuito alla nascita e all’affermazione di forze anti-sistema portatrici di un progetto massimalista (sempre più di frequen
te si parla di Frexit, Italexit, ecc.). Il loro successo minaccia la tenuta stessa del progetto di integrazione, i partiti tradizionali sono investiti dall’onda d’urto di queste forze antagoniste e perdono consensi a loro favore, talvolta si dividono al loro interno tra la linea di fedeltà all’Europa e una linea più critica, rivolta a intercettare il consenso indirizzato alle forze euroscettiche. Lo stato di tensione generale e lo stallo dell’UE risultano così acuiti dal clima di diffidenza e di scontento che le forze euroscettiche alimentano, mettendo costantemente a nudo le inefficienze del sistema decisionale comunitario e i costi del vincolo esterno. La mobilitazione contro l’Europa si è fatta particolarmente tenace ed è culminata in una diffusa opposizione che si traduce, sempre più di frequente, in esiti elettorali che accrescono l’effetto di delegittimazione dell’UE.

L’obiettivo principale di questa sezione è quello di analizzare e fornire interpretazioni, sotto molteplici angolature, circa l’origine, l’evoluzione e gli esiti  della crisi dell’UE. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sono graditi contributi che esplorino:

  • l’adeguatezza delle teorie generali rispetto alla configurazione e al funzionamento dell’UE, tenuto conto del contesto attuale caratterizzato da spinte verso la disintegrazione;
  • il funzionamento della governance comunitaria nei suoi diversi aspetti istituzionali, di processo, di policy, analizzati nella prospettiva dell’attuale congiuntura critica;
  • l’impatto dell’UE sulla politica e le politiche a livello nazionale nell’odierno scenario di crisi;
  • i processi di Europeizzazione, in una prospettiva che consideri l’attuale fase critica caratterizzata, tra l’altro, da processi di Europeanisation in reverse gear;
  • il ruolo e le visioni di specifici attori (elite, opinione pubblica, partiti, gruppi di interesse, movimenti) alla luce delle più pressanti sfide al processo di integrazione;
  • le rappresentazioni mediatiche e sociali dell’UE, anche negli aspetti di intersezione tra i due versanti oggi rappresentati dai social media.

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Sezione 13. Università e territorio. Terza missione, trasferimento tecnologico e Scienza politica (University and Territory. Third Mission, Technology Transfer and Political Science).

Chairs: Giovanni Allegretti, Lorenzo Ciapetti

Negli ultimi dieci anni anche in Italia è notevolmente cresciuta l’attenzione per l’Università come soggetto-imprenditore, in parte per un effetto emulazione dell’esperienza anglosassone, in parte per esigenze di reperimento di risorse economiche e commercializzazione diretta dei risultati della ricerca applicata (brevetti, licenze, spin-off, ecc.). La letteratura sui sistemi regionali dell’innovazione, supportata anche da specifici finanziamenti europei (programma Paxis), ha definito “regioni di eccellenza” quelle regioni in grado di attivare processi virtuosi di sviluppo mettendo in sinergia Università, Regioni e Imprese (“triplice elica”) per generare ricerca applicata, innovazione e competitività regionale. Più in generale, questa apertura verso l’esterno delle Università è nota come “terza missione”: oltre alla didattica e alla ricerca, le Università contribuiscono all’innovazione del sistema produttivo del territorio in cui sono insediate attraverso il trasferimento tecnologico e di conoscenze. In questa prospettiva si è andata affermando l’idea del potenziale ruolo “trasformativo” che detengono le Università nel contesto regionale (UE, 2011) nel traghettare lo sviluppo regionale e del paese verso un’economia della conoscenza. In Italia, recenti dati NETVAL mostrano come la sinergia “esterna” delle università sia andata aumentando nel tempo, portando negli ultimi dieci anni ad una quota di risorse conto terzi sul budget degli uffici di trasferimento dal 18% al 41%. Colpisce anche che i fondi per la ricerca delle Università italiane, provenienti da regione ed enti locali, sia cresciuta dal 4% del 2004 al 20% del 2014. Un esame sulla concentrazione di questi “rapporti esterni” rivela tuttavia che vengono premiati soprattutto i Politecnici, in primis quello di Milano e Torino e, in generale, le Università insediate in dinamici contesi produttivi, a forte densità urbana e con elevata specializzazione tecnologica. La “terza missione” delle università, genericamente definita come “trasferimento tecnologico”, nell’accezione prevalente del termine, di matrice fordista, tende a favorire infatti gli ambiti disciplinari di ricerca applicata vocati a questo scopo (ingegneria e politecnici) e a penalizzare le scienze umane e sociali. Nel nuovo contesto dell’economia della conoscenza, tuttavia, la dimensione della tecnologia è chiamata ad assumere una valenza più ampia, poiché costituisce l’asset primario su cui si basa il potenziale competitivo di un sistema complesso. Sebbene tenda a prevalere, ancora, un uso tradizionale del termine che sottintende l’incorporazione di conoscenze in apparati meccanici o sistemi informatici, il significato di tecnologia è, a tutti gli effetti, assai più esteso: Tékhne-loghìa significa letteralmente discorso sulle arti, sul saper fare e, più in generale, capacità di organizzare, codificare, applicare e trasferire conoscenze, metodi, competenze, processi utili al raggiungimento di uno scopo. La tecnologia definisce quindi la tecnica di formalizzazione e codifica di una conoscenza applicata che consente di aumentare l’efficacia di un sistema. I dati mostrano inoltre come, nell’accezione prevalente del termine, il “trasferimento tecnologico” venga generalmente inteso dalle stesse Università, e quindi dai meccanismi di valutazione (VQR), come trasferimento di tecnologia in senso strettamente tecnico (es. brevetti), sottostimando una definizione di tecnologia come “conoscenza codificata” in senso più ampio e penalizzando, di conseguenza altri ambiti disciplinari, come le scienze sociali e politiche. Poco indagati e poco riconosciuti come “terza missione” sono, a questo riguardo, gli impatti delle ricerche applicate di scienza politica sulle dinamiche di sviluppo regionale: dalla costituzione di spin off, all’impatto di queste ricerche sulle politiche pubbliche e sullo sviluppo regionale. In questa prospettiva, , su proposta dello Standing Group della SISP “Studi regionali e politiche locali”, si invita a presentare panel che abbiano i seguenti focus: – Le Università come attore strategico dello sviluppo regionale. – Esperienze di “terza missione” universitaria che descrivano l’operato di Università italiane e/o europee in questo ambito, mettendone in luce gli obiettivi (latenti ed espliciti), le criticità e le ricadute ottenute rispetto al contesto regionale e urbano di attuazione. – Il contributo della scienza politica al trasferimento tecnologico e alla “terza missione” delle università italiane, europee ed extra-UE.

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