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Ricordando Franco Cazzola

È mancato Franco Cazzola. Nato nel 1941 a Torino, lì aveva studiato e si era laureato in Scienze politiche, discutendo la sua tesi con Alessandro Galante Garrone, uno dei maestri dell’antifascismo torinese. Dopo la laurea, nel 1967 si era trasferito a Roma, dove aveva lavorato al CoSPoS, il Comitato per le Scienze Politiche e Sociali promosso dalla Fondazione Ford e dalla Fondazione Olivetti, che, animato da Alberto Spreafico e Joseph LaPalombara svolse un ruolo decisivo nell’impianto in Italia della sociologia e della scienza politica. Nel 1973, Franco Cazzola ne sarebbe diventato il segretario generale.

Nel 1967 apparve il suo primo libro: Carisma e democrazia nel socialismo italiano: struttura e funzione della direzione del PSI. Era il frutto di un impegno di ricerca sul Partito socialista che sarebbe continuato negli anni. La sua ricchissima produzione scientifica annovera scritti dedicati al processo legislativo nel Parlamento italiano, i partiti e il sistema politico, la corruzione, il potere giudiziario, quello che si chiamava il sottogoverno, le amministrazioni locali, l’operato delle sinistre di governo in Europa.

Aveva iniziato la sua carriera accademica a Firenze nel 1967, quale assistente volontario. Nel 1969 come professore incaricato aveva insegnato sociologia dei fenomeni politica alla Facoltà di sociologia di Trento. Conseguita la libera docenza in sociologia, nel 1972 si sarebbe trasferito alla Facoltà di scienze politiche di Catania, dove nel 1981 fu chiamato quale professore ordinario di Scienza politica. Dal 1991 al 2013 avrebbe infine insegnato scienza politica al Cesare Alfieri di Firenze.

Studioso appassionato, sinceramente convinto dell’importanza dell’indagine empirica per la comprensione dei problemi del nostro tempo, tenacissimo raccoglitore di dati, Franco Cazzola ha affrontato moltissimi argomenti, tutti di grande importanza, su cui ha anche inaugurato nuove e originali piste di ricerca. Fin dagli anni dell’Università, al suo impegno di ricercatore e di docente era associata a un’intensissima militanza civile, politica, democratica. Tra le tappe principali spicca quella catanese: a metà anni ‘80 fu eletto consigliere comunale per il Pci e negli anni successivi, che furono quelli della cosiddetta “primavera” di Catania, quale assessore alla trasparenza fece parte della giunta Bianco. Conclusa quell’esperienza, si sarebbe trasferito a Firenze, dove dal 1995 al 2001 ha ricoperto l’incarico di assessore alle istituzioni culturali, spettacolo e ricerca, legalità e trasparenza amministrativa della Regione Toscana nella giunta Chiti. Ha anche svolto attività di consulenza per la Commissione antimafia, per il Comune di Roma e per la Regione Valle d’Aosta. Si sarebbe anche segnalato come editorialista su importanti giornali nazionali.

Il ricordo di Mauro Calise

Nell’albero genealogico della scienza politica italiana, Franco Cazzola rappresenta la coscienza critica, ed etica. Un intellettuale mainstream, con le sue pionieristiche ricerche empiriche, con una metodologia puntigliosa di quando ancora, al posto del computer, si usavano i ritagli di giornale e i numeri calcolati a mano. Ma, al tempo stesso, un outsider rispetto all’establishment accademico che già si andava costruendo le sue liturgie e i suoi recinti. Franco no. La sua ragione scientifica era quella di varcare i confini, contaminare continuamente i saperi. E, soprattutto, tenere vivi i fermenti che la società scaraventava sul tavolo dello studioso. Riuscendo a coniugare come pochi, forse nessuno nella nostra disciplina, l’analisi rigorosa e il dubbio corrosivo sullo statuto profondo del reale. Un ricercatore accanito di quella che un tempo ancora usavamo chiamare la verità.

È in questo spirito – un tarlo esistenziale – che Franco ha costruito la sua eretica biografia professionale. Marciando su due binari paralleli, che riusciva splendidamente a fondere grazie alla sua vitalità prorompente: il lavoro di scienziato e l’impegno nell’agone politico. Due binari che per l’accademia emergente andavano tenuti separati, ma che nel Dna repubblicano erano stati spesso fusi insieme. Ricordo le mie letture giovanili sul Partito cristiano al potere, un libro che ricostruiva l’intreccio costitutivo – e costituzionale – dei grandi pensatori cattolici con la ricostruzione del paese. Un intreccio che la sinistra non sarebbe riuscita a coltivare. E che per il milieu universitario sarebbe diventato un tabù. Franco, invece, ne aveva fatto la sua disciplina interiore, ed il suo stile di vita.

La sua instancabile produzione di saggi sui temi chiave della politica italiana, sempre di enorme impatto pubblico, è ancora un punto di riferimento per le nuove generazioni di studiosi. Ed è facile rintracciarla nei ricordi ufficiali di Franco Cazzola. A me preme che resti viva anche la traccia – la fiaccola, direbbe Franco: la miccia – di una tensione ideale verso il mondo e la necessità di cambiarlo. Guardandolo dal verso giusto, il verso della giustizia sociale. E a partire da quelli che oggi in musica siamo tornati evangelicamente a chiamare ultimi. Ma che nel linguaggio di Franco, senza fronzoli, erano i lavoratori oppressi, e il loro diritto alla politica.