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Messaggio del Presidente uscente Luca Verzichelli

Siena, 17 Settembre 2024

 

Alle socie e ai soci della Società italiana di scienza politica

 

Care e Cari,

questi tre anni sono volati. Li ho vissuti con entusiasmo e intensità. Sentendo la responsabilità di guidare una intera comunità e percependone la stima e la fiducia. Davvero, è stato un grande onore essere il Presidente della SISP.

Nonostante tanto sostegno e tanto impegno, non credo di aver fatto tutto bene. Credo di aver fatto errori anche marchiani, e sono certo di aver lasciato per strada delle opportunità. Questa vuole essere dunque una riflessione autocritica. Perché siamo sempre in tempo a migliorarci. I meriti d’altronde non devo rivendicarli io, perché sono collettivi. Le responsabilità dei fallimenti e degli errori invece sono di chi si assume la guida della nostra comunità.

Comincio da quel che abbiamo fatto. Nel 2021 eravamo in pieno shock. Il progetto di rinnovamento, molto ben congegnato da Simona Piattoni e Francesca Longo, avrebbe potuto sbriciolarsi per la mancanza di attività e di risorse causata dalla pandemia. Due anni senza convegno avrebbero messo a rischio la sostenibilità finanziaria e l’unità della associazione. Abbiam deciso di rilanciare quel progetto ripartendo proprio dal convegno e investendo ancor di più sulla sua internazionalizzazione. Una scelta che ha prodotto risorse e vitalità.

Qualche numero: la nostra membership è oggi oltre quota 550; il convegno ha visto oltre 750 partecipanti; i papers sono più di 700; oltre 1400 i “ruoli” censiti nel programma del convegno; 140 i panels. Il 30% dei convegnisti viene da università straniere. La SISP è il terzo evento annuale della Scienza politica europea. Questi numeri si traducono in una comunità che si consolida rinnovandosi. Oltre 200 le socie ed i soci esordienti nel triennio. Mentre la “vecchia guardia” tiene, anche grazie al potenziamento della comunicazione che ha riportato dentro la SISP molti seniores.

Rammento che questa crescita è stata raggiunta con lo stesso team (e con lo stesso budget allocato alla segreteria) dei trienni precedenti. Soltanto lo zelo e l’attaccamento di Francesco Olmastroni, Iole Fontana e Giulia Vicentini hanno reso possibile tutto ciò. Devo ringraziare le colleghe e i colleghi del Direttivo, che hanno regalato ore ed ore di lavoro alla SISP. Qui vedo meriti (altrui) enormi, che vorrei fissare nella memoria mia e di tutta la comunità. E la nostra riconoscenza va anche a coloro che ci ha aiutato sul convegno (Francesca Montemagno) e sulla piattaforma web (Marco Gori e il suo ConfNow). Ma vedo anche la responsabilità (questa, invece, solo mia) di non aver previsto con sufficiente margine le difficoltà di una macchina organizzativa cresciuta a dismisura.

L’enorme lavoro su convegno, comunicazione, e la rinnovata attenzione per l’inclusività della SISP si traduce in qualità. A Trieste abbiamo varato uno statuto dal linguaggio adeguato. La SISP è più inclusiva e credibile. Abbiamo oramai tradotto in inglese gran parte del sito e avviato vari progetti su etica della professione e sul gender gap nella scienza politica. La spending review portata avanti responsabilmente non ha permesso ampi margini di investimento. Ma siamo riusciti a mettere qualche risorsa sul sostegno ai giovani studiosi e sugli Standing Groups. La envelope aggiuntiva di 2500€ per una o più iniziative collaborative (tra 2 o più SGs) ha permesso di preservare l’autonomia dei gruppi e aumentare la frequenza degli eventi, ma ci stimola anche a cercare nuove collaborazioni ed economie di scala. Con una espressione abusata, investiamo sul pluralismo della disciplina, cercando però di realizzare una crescente contaminazione.

Volendo puntare su giovani studiose e studiosi, ci è venuto naturale disegnare una “call for panel” ampia e inclusiva, che ha creato non pochi problemi di gestione del convegno. Ma il convegno è anche un momento di socializzazione di tutta la disciplina. Per questo abbiam tenuto duro, organizzando plenarie faticose (la opening lecture in lingua franca a beneficio dei tanti convegnisti stranieri, e la plenaria di riflessione sulla comunità “domestica”, lasciata in lingua italiana). Ci siam fatti del male mantenendo una cena sociale sempre più costosa e complicata da gestire. Era necessario, dopo uno stop così lungo, ritrovarsi tutti assieme. Ma alcune scelte potranno essere ridiscusse laicamente in futuro.

Era inoltre necessario socializzare i nuovi talenti con la nostra storia. Per questo abbiamo messo in campo il progetto SP@50, che ha prodotto la timeline SISP, le interviste ai past presidents, la pagina archivio, vari dati e il volumetto che abbiamo portato a Trieste.

Abbiamo fatto qualche passo sul piano della terza missione e del ruolo della disciplina al di fuori dell’accademia: la presenza della SNA al convegno, l’iscrizione di soci dal mondo della ricerca privata, l’attenzione dei media. Segnali ancora deboli sui quali ho qualche autocritica, che tuttavia possiamo cominciare a interpretare.

Infine, abbiamo cominciato a ragionare assieme ad altre discipline, in particolare le scienze politiche-sociali, oggi più che mai sotto tiro, del futuro di una università sempre più dipendente dal “mercato globale”, sia quando si tratta di attrarre studenti che risorse di ricerca.

 

Ora vorrei concentrarmi su quel che non abbiamo fatto. Preoccupandomi di convegno ed eventi ho trascurato varie richieste e suggerimenti, tesi ad evitare rischi di segmentazione eccessiva e processi endogamici. Non voglio accampare scuse: avrei dovuto trovare più tempo ed energia per le battaglie importanti. Per esempio, scrivere alle Rettrici e ai Rettori che non investono in una disciplina che è cruciale nei loro corsi di studi. Avrei dovuto ricordare a socie e soci che la nostra carta etica ci vincola a pubblicizzare i processi di reclutamento banditi dalle loro università, e dare massima trasparenza al lavoro delle commissioni. Pur nel rispetto dei ruoli, avrei dovuto insistere con Anvur e CUN, e tramite la consulta di Area 14, chiedere più spazio per la scienza politica nei format didattici, nei concorsi del pubblico impiego, nelle commissioni e nei gruppi di lavoro. Avrei dovuto tutelare meglio coloro che intraprendono un lungo percorso di precariato avendo come unica certezza l’incertezza permanente delle regole del gioco. Avrei dovuto ascoltare di più le socie e i soci, e dare più sostegno alle colleghe e ai colleghi impegnati nelle commissioni ASN e nei GEV della VQR.

Anche all’interno della SISP, avrei forse dovuto richiamare più spesso i principi di rispetto reciproco della carta etica. Devo dire che non ho riscontrato tensioni drammatiche o comportamenti esecrabili. Tuttavia, è bene ricordare di tanto in tanto che dobbiamo essere una comunità solidale Alcuni SGs, per esempio, hanno lavorato oggettivamente meglio di altri, attirando nuove personalità con sensibilità ed idee diverse, e lavorando per i più giovani. Penso che dovremo aumentare la premialità per i gruppi più attivi.

Sempre guardando agli ambiti disciplinari, penso che avremmo dovuto lavorare per tutelare aree di ricerca forti ma ancora nascoste o divise. Faccio l’esempio degli “studi di area” che, secondo me, potrebbero trovare uno SG autonomo (magari “fondendo” gruppi già esistenti, se vi sarà il consenso di tutti), trovando così un ulteriore spazio utile a studiosi di IR, comparatisti, teorici, analisti di politiche pubbliche e altri ancora.

Un grande sforzo deve essere fatto sul tema della socializzazione tra gruppi di ricerca e tra studiosi di diverse generazioni. Ho pensato più volte di imporre regole ferree per evitare panel “dipartimentali” o “endogamici” gestiti da gruppi già formati e chiusi. Non ho poi insistito, perché non mi piace l’iper-regolazione, ma l’esigenza rimane. E mi dolgo di non aver favorito abbastanza il colloquio junior-senior attraverso sezioni e panel. Alcune regole forse sono necessarie per evitare derive di segmentazione che rendono disfunzionale molti grandi convegni. Il nostro non mi pare così male. Ma il rischio c’è e dobbiamo parametrarlo.

Infine, avremmo (avrei… devo dire avrei!) dovuto impedire che il nostro entusiasmo si concentrasse sulle performance convegnistiche. Non siamo un’agenzia di eventi, mi è stato fatto notare. È vero, come ho detto, che dopo due anni di blocco volevamo tornare assieme a celebrare la nostra ricerca tutti assieme (e ci siamo riusciti!!!). Ma è anche vero che, come ricordano i nostri revisori, forse non è giusto spendere un terzo del nostro bilancio in un solo evento conviviale. Forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa. E magari di realizzare l’altro sogno che è rimasto nel cassetto: rilanciare la graduate conference SISP (anche solo biennale?). Il modello, come lo abbiamo chiamato scherzosamente, del Sanremo Giovani, non serve soltanto ad individuare talenti e linee di ricerca promettenti. Soprattutto, serve ad avere più tempo da dedicare alla next generation in momenti di formazione mirata aggiuntivi rispetto ai pochi che riusciamo a garantire con i crash courses e con gli incontri per dottorandi degli SG più ampi.

Tra le cose che rimpiango vi sono ulteriori momenti di riflessione ed eventi che avremmo voluto organizzare: dei seminari su employability non accademica, data journalism, fruizione corretta degli strumenti dell’intelligenza artificiale e un incontro annuale con opinion-makers sensibili al nostro lavoro. Ma su tutto ciò potrò lavorare in futuro, da socio ordinario. Penso che infatti siano le idee delle socie e dei soci il vero motore della associazione. Anche in questi giorni ho raccolto molte ottime idee da tante e tanti di voi. A dispetto dei pochi che ripetono come un disco rotto che dio è morto, la democrazia è morta, la Scienza politica è morta e anche la SISP non si sente troppo bene.

Chiudo dicendo che sono certo che le nostre criticità saranno prontamente affrontate da Franca Roncarolo, alla quale vanno i miei auguri. E che nuove soluzioni brillanti saranno individuate da un direttivo pronto a macinare altri progetti. Come abbiamo rivelato a Trieste, grazie al team della LUISS che si è fatto carico del progetto, siamo in lizza per un evento importantissimo come l’organizzazione del World Congress IPSA del 2027. La SISP è in buone mani e saprà certamente tradurre queste idee in azioni.

Per me ora è il momento di ringraziare e salutare. Ribadendo la mia gratitudine a questa associazione. Che come ha detto Simona Piattoni in una delle interviste alle/i past presidents – le trovate tutte sul nostro canale youtube! – rimane la nostra “casa”.

 

Luca Verzichelli