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Ricordando Leonardo Morlino

Leonardo Morlino è stato per me più un amico che un collega. Sempre più serio e più studioso di me, è stato un po’ anche il mio fratello maggiore nella professione anche se aveva un solo anno più di me. Poteva sembrare un po’ burbero ma era sempre disponibile. Degli scienziati politici della sua (mia) generazione è stato certamente tra coloro che hanno lasciato un’impronta indelebile a livello nazionale e mondiale. I suoi lavori sulla transizione democratica, sui partiti, sui metodi e tanti altri temi ne fanno un gigante a ogni latitudine.

Ma quello che ha distinto Leonardo Morlino è stato il suo eccellere in tutti gli aspetti della Scienza Politica. Senza di lui la Rivista Italiana di Scienza Politica, nulla togliendo a Sartori, Pasquino, Cotta e tanti altri che hanno contribuito a farla nascere e crescere, non avrebbe mai raggiunto i livelli di eccellenza che mantiene da decenni. Alla Rivista Leonardo dedicò sforzi immani in tempi nei quali scrivere articoli non era una priorità per gli studiosi, visto che erano i libri che contavano per la carriera. Il redattore capo della Rivista doveva rincorrere potenziali autori per mettere insieme il numero. Spesso mi confessava che si trattava di un lavoro faticosissimo (“è come curare tre libri all’anno”) ma che andava fatto, soprattutto per i giovani (molti lo erano poco più di lui), per i quali, dopo qualche recensione, quella sulla rivista era spesso la prima pubblicazione di prestigio.
I giovani, appunto. Già altri in questi giorni hanno ricordato il suo ruolo di docente illuminante e di fondamentale attore nel mantenimento e nella crescita del Dottorato di Scienza Politica. Non credo ci siano molti, tra i colleghi ancora in servizio, che non gli siano in debito per questo. Ma la sua opera di formazione dei nuovi studiosi della materia andava oltre il dottorato. Leonardo Morlino era un grande promotore di progetti di ricerca, che diventavano palestre per la crescita di giovani ricercatori. Di questo ebbi esperienza diretta quando condivisi con lui la direzione della parte italiana del Progetto “Party Organizations” di Katz & Mair. Leonardo coinvolse una schiera di giovani dottorandi o di recente dottorato: Carlo Baccetti, Anna Bosco, Ciro D’Amore, Aldo Di Virgilio, Marco Tarchi. Tutti contribuirono alla ricerca e ne trassero profitto in maniera determinante proseguendo poi, anche con grandi risultati, la loro carriera.
Infine, ma sicuramente sto tralasciando una quantità enorme di contributi che Leonardo Morlino ha dato alla Scienza Politica, voglio ricordare il suo ruolo diretto nello sviluppo della professione, sicuramente come presidente e membro del comitato esecutivo sella SISP, e ancor più dell’IPSA, della quale fu presidente dal 2009 al 2012. L’autorità e il rispetto di cui ha goduto nella comunità nazionale e internazionale sono prova della sua statura superiore.
Ha lasciato un vuoto incolmabile.
 
Luciano Bardi