Ricordando Leonardo Morlino
La prima volta che ho ascoltato Leonardo Morlino è stato ad un convegno organizzato dall’università di Firenze sull’esperienza di Unidad Popular in Cile. Era l’ottobre del 1983 e io ero una studentessa al terzo anno di scienze politiche che intendeva laurearsi sull’America latina e poi andarci a vivere.
Con l’entusiasmo che solo a vent’anni si può avere partecipavo a qualsiasi evento che si occupasse del tema a me caro. Così mi trovai ad assistere, quasi per caso, a quell’ intervento di Leonardo che, con la lucidità che lo contraddistingueva, spiegava il significato del colpo di stato che mise fine alla vicenda politica di Salvador Allende. In seguito a questo incontro abbandonai l’indirizzo internazionale, mi spostai su quello politico sociale e ottenni che Morlino diventasse il mio relatore per una tesi sull’intervento militare nei paesi andini.
Con lui seguii due volte il corso di politica comparata (all’epoca si usava la biennalizzazione nella materia di laurea) e quello di teoria e politica dello sviluppo. Leonardo cambiava ogni anno l’argomento dei suoi corsi. Quando arrivava in aula posava il suo orologio da tasca sul tavolo, si arrotolava le maniche della camicia e tirava fuori gli appunti. Ci stupiva rispondendo a ogni genere di domanda, anche su temi decisamente lontani dalle lezioni, come la storia dell’impero romano. Il corso di sviluppo politico, poi, fu una vera e propria esperienza di ricerca. Eravamo solo in quattro e lui ci guidò attraverso i meandri della scoperta bibliografica, nella lettura e schedatura dei testi, e nella stesura di un vero e proprio articolo scientifico che venne successivamente accettato in pubblicazione da una rivista.
Su quella prima esperienza ho poi costruito la mia tesi di laurea, per la quale Leonardo mi convinse a fare domanda per una borsa di studio negli Stati Uniti ‘perché in Italia non ci sono le risorse per una ricerca sull’America latina’. Per lui niente era impossibile: andava provato senza incertezze. E niente era poco rilevante: tutto andava fatto al meglio delle proprie capacità. Oggi continuo a correggere le tesi dei miei studenti così come lui correggeva la mia, riga per riga sostituendo le parole e aggiungendo armonia alle frasi.
Dopo la laurea Leonardo mi convinse a studiare il portoghese ‘perché le lingue si imparano entro i trent’anni, dopo è troppo tardi’ e ad abbandonare l’area latinoamericana a favore di quella del Sud Europa. E così fu. La ricerca di dottorato – centrata sui partiti comunisti suderuropei – mi ha consentito di lavorare a più stretto contatto con lui e di imparare moltissimo dalla sua capacità di coniugare dati empirici e analisi teorica.
Leonardo scriveva molto bene e io leggevo i suoi lavori cercando di fare tesoro non solo del loro contenuto, ma anche di come erano scritti. ‘Non dico mai niente per caso’ affermò in uno dei nostri incontri di correzione e quell’imprinting di rigore è rimasto per me indimenticabile. Così come non ho mai dimenticato il modo in cui mi aiutò a non aver paura della pagina bianca: perché ‘i fenomeni che vogliamo spiegare li capiamo veramente solo quando ne scriviamo’. Devo a lui anche l’attenzione ai titoli, che mi ha insegnato a non trascurare, ma, anzi, a costruire con cura e senza pesantezza.
Una volta diventati colleghi, e amici, ho ascoltato spesso Leonardo ricordare, con dovizia di particolari, eventi di molti anni prima, o snocciolare autori, titoli e case editrici di lavori pubblicati tempo addietro in varie discipline. Aveva una memoria formidabile, dote di cui era consapevole e fiero. Più volte gli ho consigliato di scrivere un libro autobiografico, attingendo a quel patrimonio di memoria, ma ha sempre rifiutato. Ha però accettato di farsi intervistare sulla sua vita e la sua carriera. Questa ‘autobiografia a voce’, che ho avuto l’onore di raccogliere, è arrivata in tempo. Come un suo dono prezioso per me e per tutti noi.
La video-intervista a Leonardo Morlino, fatta nell’ottobre 2023, è disponibile sul canale SISP di YouTube.
Anna Bosco