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Standing Groups

La SISP ha attivi 16 Standing Groups (SGs). Secondo il Regolamento degli Standing Groups, ogni SG ha due coordinatori afferenti a sedi diverse e un numero minimo di 10 membri appartenenti ad almeno tre università diverse. Per diventare membri di uno Standing Group, è necessario iscriversi attraverso MySISP, compilando il modulo dedicato. L’adesione è aperta a tutti i soci della SISP nonché ai non soci previa accettazione da parte dei coordinatori degli SG.

Si allega anche il Regolamento per il finanziamento delle iniziative degli Standing Group SISP

Lo studio dei meccanismi di selezione dei leader di partito e dei candidati, in tutte le loro forme, assume un ruolo centrale nella riflessione politologica contemporanea, sia che ci si riferisca a procedure chiuse e tradizionali, esercitate prevalentemente all’interno degli organismi di partito, sia se il riferimento è a quelle forme inclusive che assegnano un ruolo centrale alla partecipazione dei cittadini.
Lo scopo di questo Standing Group consiste soprattutto nello stimolare una riflessione sulle forme inclusive di selezione dei leader di partito e dei candidati, tra cui le cosiddette elezioni primarie, osservate in prospettiva comparata.
Utilizzate negli Stati Uniti d’America fin dalla metà dell’Ottocento, le elezioni primarie sono state importate nella tradizione europea in epoca molto recente. In particolare, in Italia sono state sistematicamente adottate fin dal 2005.
In primo luogo, C&LS si occupa della raccolta, dell’analisi e della diffusione di informazioni e di dati – aggregati e di sondaggio – relativi alle elezioni primarie tenute in Italia a qualsiasi livello: nazionale, regionale, provinciale e comunale. Dati aggregati e, laddove possibile, di sondaggio sono raccolti e diffusi anche in relazione ai meccanismi di selezione della leadership di partito.
Più precisamente, l’attenzione è rivolta alla definizione dei possibili profili dei partecipanti alle primarie, nel tentativo di mettere in luce analogie e differenze rispetto alle caratteristiche sociografiche e culturali del più generale elettorato di riferimento dei partiti che le organizzano, oltre che in rapporto al grado di fedeltà/lealtà espresso dai votanti nelle successive elezioni generali.
Rientrano nella riflessione dello SG anche le tecniche e gli stili di comunicazione messi in atto da partiti e candidati che partecipano alle primarie, anche in prospettiva comparata.
Particolare attenzione è riservata allo studio delle fonti di informazione utilizzate dagli elettori, analizzando al tempo stesso la copertura informativa assicurata dagli organi di stampa locali e nazionali ai candidati alle primarie.
Da ultimo, specifico interesse è dedicato anche al tema delle regole, al fine di comprendere le loro implicazioni in relazione ai processi di partecipazione e alle barriere poste all’entrata in competizione.

La comunicazione politica è in continua evoluzione e si intreccia con le dinamiche e con la crisi della democrazia rappresentativa. Lo Standing Group di comunicazione politica si occupa della comunicazione politica nei suoi molteplici aspetti, focalizzandosi tanto sugli ambiti di indagine più tradizionali quanto su quelli maggiormente focalizzati sui nuovi fenomeni di frammentazione, decentralizzazione e dis/re-intermediazione della comunicazione politica che caratterizzano la fase attuale.
In particolare, lo SG si propone di promuovere la discussione tra gli studiosi e la ricerca scientifica su una pluralità di aree tra cui: la comunicazione pubblica e istituzionale; la comunicazione elettorale; i media e la partecipazione politica; la globalizzazione della comunicazione politica; gli effetti dei media su cittadini e opinione pubblica; il legame tra sistemi politici e media; il rapporto tra politica e giornalismo; il ruolo dei social network; i metodi e le tecniche di raccolta ed elaborazione dei dati; la retorica e le narrazioni della politica; la personalizzazione della politica; la popolarizzazione della politica; i media digitali e le nuove forme di azione politica; disinformazione e fake news; l’inciviltà politica e l’hate speech; la governance dei media digitali; le sfide della ‘platform society’; il costituzionalismo digitale.

Gli studi di genere sono uno dei settori di ricerca in espansione nell’ambito della scienza politica contemporanea. Negli ultimi vent’anni circa, infatti, gli studi diretti all’analisi del rapporto fra genere e politica hanno permeato la scienza politica tutta, dalla teoria politica alla politica comparata, dalle relazioni internazionali alla comunicazione politica, muovendosi su approcci epistemologici diversi, utilizzando strumenti metodologici quantitativi e qualitativi.
La lunga tradizione degli studi di genere si è sempre attestata, da un lato, sulla riflessione filosofica femminista, e dall’altro, sullo studio storico-politico e la ricostruzione della partecipazione femminile nei movimenti e nelle istituzioni. Nella scienza politica, soprattutto di tradizione anglosassone, gli studi di genere fanno il loro ingresso a pieno titolo a partire dall’inizio degli anni ottanta del novecento, con la pubblicazione di alcuni contributi che si focalizzano principalmente sul tema del rapporto delle donne con la politica, sia dal punto di vista dei processi di reclutamento nelle élites politiche, sia da quello delle politiche pubbliche che riguardano le donne. Tra questi contributi degno di nota è certamente il volume di Vicky Randall Women and Politics. An International Perspective, pubblicato in prima edizione nel 1982, a cui sono poi seguiti numerosi articoli e libri sullo stesso tema. È però a partire dagli anni novanta che la prospettiva di genere si afferma in modo più compiuto, grazie anche ai contributi di studiose come Pippa Norris e Joni Lovenduski, che pubblicano Gender and Party Politics nel 1993, e Political Recruitment: Gender, Race and Class in the British Parliament, nel 1995, entrambi ancora oggi testi di riferimento importanti per molte/i studiose/i che adottano una prospettiva di genere nello studio della politica. Il contributo fondamentale di Norris e Lovenduski, come quello di altre studiose attive in quel periodo, fra cui Wilma Rule, Karen Beckwith e Drude Dahlerup, solo per citare le più note, è, infatti, quello di aver riportato il tema delle disuguaglianze di genere nel linguaggio – e attraverso gli strumenti propri – della scienza politica.
A più di vent’anni dalla pubblicazione dei volumi di Norris e Lovenduski, il filone della scienza politica che si focalizza sulle questioni di genere – che ha assunto la denominazione, nel panorama internazionale, di “Gender and Politics” – si è aggiunto a pieno titolo ai suoi vari ambiti disciplinari ed ha assunto un’identità propria, separata dalle prospettive assunte da discipline vicine, come la sociologia, la filosofia politica e l’economia, sebbene sempre in dialogo con esse. A livello internazionale, infatti, non solo le associazioni scientifiche su genere e politica sono proliferate, ma crescono in termini di partecipanti attivi e popolarità, a partire dall’ECPR Standing Group on Gender and Politics, che al momento attuale conta più di 750 iscritti, e dalla Women and Politics Research Section dell’American Political Science Association, la cui rivista Politics & Gender è attualmente considerata dai vari ranking una delle più prestigiose della scienza politica tutta.
In questo contesto, la promozione degli studi di genere nell’ambito della scienza politica italiana diviene una necessità, da un lato, per colmare un vuoto di studi e ricerche sul tema che a lungo ha caratterizzato il panorama italiano, dall’altro, per favorire gli scambi e le relazioni fra studiose e studiosi italiani che investigano questo argomento, e per fornire un punto di riferimento ai/alle giovani studiosi/e che scelgono di affacciarvisi.
Oltre alla riflessione teorica e metodologica, fra i temi di interesse dello Standing Group si annoverano, fra gli altri:
– genere e rappresentanza politica;
– genere, partiti ed elezioni;
– genere e politiche pubbliche;
– genere e movimenti sociali;
– genere e comunicazione politica;
– genere e governo locale;
– genere e relazioni internazionali;
– genere e studi europei.
Lo Standing Group promuove, inoltre, le interazioni e le collaborazioni con studiosi appartenenti a discipline vicine alla scienza politica (filosofia politica e del diritto, sociologia politica, economia, diritto), nella logica di un approccio interdisciplinare ai temi d’interesse, ma anche di apertura e contaminazione reciproca su temi caratterizzanti altre discipline.

Lo Standing Group raccoglie le ricercatrici e i ricercatori interessate/i agli studi legislativi, al funzionamento degli esecutivi e al più generale tema della rappresentanza politica. Negli anni la scienza politica italiana ha contribuito a fare luce sul funzionamento del nostro sottosistema esecutivo-legislativo, e ha dialogato in modo fecondo e creativo con la letteratura comparata. Proseguendo in questo duplice percorso, lo Standing Group intende supportare le studiose e gli studiosi interessate/i all’Italia attraverso azioni che mirano a:
o intensificare la cooperazione tra i suoi membri
o disseminare i risultati delle loro ricerche
o fornire occasioni di confronto con la più ampia comunità politologica internazionale
o aprirsi alle collaborazioni interdisciplinari sui temi di interesse del gruppo
o organizzare momenti formativi per giovani ricercatrici e ricercatori.

Lo Standing Group (SG) SISP sui gruppi di interesse mira a rilanciare un settore di studi che tanto rilievo ha avuto per il decollo della scienza politica ma che è stato successivamente trascurato. Il declino progressivo dell’appeal scientifico dei due maggiori approcci all’analisi sui gruppi (pluralismo e neo-corporativismo) ha, con paradosso solo apparente, rilanciato lo studio empirico sui gruppi di interesse che ora trae nutrimento dal raffinamento dei metodi di indagine e da una feconda contaminazione con gli studi sulle politiche pubbliche.
In Italia, l’attenzione allo studio dei gruppi si è riaccesa all’inizio degli anni’90, ma l’interesse minaccia di riassopirsi per lo scarso numero di studiosi impegnati sistematicamente nella ricerca sull’argomento. Eppure, dall’inizio degli anni 2000, l’attenzione sui gruppi da parte della comunità politica è aumentata perché è cresciuta l’oggettiva rilevanza dei gruppi sull’onda delle privatizzazioni, dei processi di ri-regolazione dei servizi, delle professioni, delle aziende municipalizzate, del declino della grande industria e della nuova rilevanza assunta dalle aziende di media grandezza, mentre le rappresentanze del mondo del lavoro, dell’agricoltura, del commercio sono state interessate da forti trasformazioni organizzative. Inoltre, la crescita della società civile ha dato nuovo impulso all’organizzazione dei gruppi di interesse civico, impegnati nella promozione dei diritti umani, nella protezione dell’ambiente, nell’aiuto ai più deboli.
I cambiamenti economici, politici e culturali degli ultimi decenni hanno contribuito a riconfigurare l’identità dei tradizionali gruppi di interesse e favorito la nascita dei nuovi. Gli uni e gli altri hanno dato nuovo impulso al loro intervento nella società politica e nei processi decisionali. I gruppi oggi appaiono apertamente impegnati nel discorso politico, a saltare le mediazioni partitiche, a rivolgersi direttamente ai governanti. È aumentato, insomma, l’impegno dei gruppi e, con esso, la loro maggiore visibilità – quest’ultima testimoniata anche dalla moltiplicazione dei siti web gestiti dalle diverse organizzazioni e dalle pubblicazioni sulle proprie attività da essi stessi patrocinate. L’insieme di questi fattori ha incrementato il numero delle inchieste giornalistiche e degli studi dedicati ai gruppi da parte di giuristi, economisti, sociologi dell’organizzazione e sociologi della comunicazione.
Al rinnovato interesse sui gruppi ha finora contribuito poco la scienza politica italiana perché la nostra disciplina è condizionata dal suo imprinting originario, che la induce a seguire pedissequamente il sentiero, tracciato dai rifondatori cinquant’anni fa, indirizzato agli studi sul funzionamento del tradizionale circuito elettorale-partitico-parlamentare-governativo, e a trascurare così i processi di formazione della domanda politica che si creano nella società civile e l’influenza sul processo decisionale che viene esercitata in modo informale e non immediatamente visibile.
È tempo, dunque, che la scienza politica italiana si aggiorni su questo versante della ricerca per mettersi al passo con lo studio di un fenomeno politico che mantiene una oggettiva rilevanza.

MetRiSP è il Gruppo Permanente che ospita il dibattito sui metodi tra i membri della Società Italiana di Scienza Politica e attraverso le discipline che condividono l’interesse per lo studio dei fenomeni politici. Offre un foro plurale e permanente per discutere metodi e tecniche della ricerca politologica.

L’idea di uno Standing Group (SG) su “Movimenti sociali e Partecipazione Politica” si è sviluppata dalla positiva esperienza della omonima sezione tematica al convegno Sisp 2006 di Bologna, con tre panel, diciotto paper givers ed una frequenza media di una trentina circa di studiosi/e, con punte anche di 40-50 partecipanti alle sessioni. Dopo l’approvazione della proposta da parte del Comitato Direttivo della SISP, tale positiva esperienza è stata replicata al convegno annuale SISP 2007 di Catania, dove lo SG ha promosso la sezione tematica “Movimenti sociali e democrazia partecipativa”, articolata in tre panel con ventuno paper givers ed una tavola rotonda in cui è stata presentata la nuova rivista scientifica di studi sociali e politici “Partecipazione e Conflitto”. Anche in questo caso si è registrata un’alta frequenza alle sessioni, in media dai venti ai trenta studiosi/e, perlopiù giovani, con picchi sino a cinquanta partecipanti. In questa sede si è tenuta la prima riunione dello SG, in cui è stata formalizzata la nuova struttura con l’adesione, oltre ai/alle cinque proponenti (R. Biorcio, D. della Porta, F. de Nardis, F. Forno e G. Piazza), di tre nuovi soci (M. Andretta, L. Mosca e T. Vitale) e quattro non soci (L. Alteri, A. Cirulli, L. Raffini e S. Tosi). Al convegno SISP 2008 di Pavia, lo SG ha collaborato all’organizzazione della sezione tematica “Partecipazione e movimenti sociali”, articolata in cinque panel con la presenza di ventitrè paper givers, ed un buon riscontro di partecipazione. Al convegno SISP dell’anno successivo, nel 2009, tenutosi a Roma (LUISS), lo SG ha organizzato nuovamente la sezione tematica “Partecipazione e movimenti sociali”, articolata in quattro panel con ventidue paper givers, riscontrando ancora una volta una buona partecipazione, soprattutto di giovani studiosi/e. In questo frangente è stata fatta una scelta di maggiore apertura, da un lato accettando proposte di panel da parte di studiosi/e non aderenti allo SG, e dall’altro organizzando dei panel in altre sezioni, quali “Democrazie e Democratizzazioni” e “Comunicazione Politica”. A partire dalla riunione dello SG, cui hanno partecipato parecchi/e non aderenti, si è attivata una mailing list aperta anche ai/alle non aderenti. Il Convegno SISP 2010 di Venezia ha registrato una buona partecipazione alla sezione tematica “Partecipazione e movimenti sociali”, sempre organizzata dallo SG con sei panel e trentasette paper givers, accentuando la dimensione internazionale (con quasi tutti i paper scritti in inglese) ed estendendo i contributi a nuove tematiche (radicalismo, violenza politica e terrorismo; occupazione dei centri sociali in Europa; prospettive teoriche nell’analisi di movimenti e partecipazione; dinamiche conflittuali urbane e regionali; migranti e partecipazione politica; movimenti e politica popolare nei processi di transizione). Al convegno SISP 2011 di Palermo, nonostante la concomitanza con la conferenza dell’ESA a Ginevra, la partecipazione alla sezione tematica “Partecipazione e movimenti sociali” si è mantenuta alta, sebbene minore rispetto al convegno precedente, con quattro panel articolati in nove sessioni (uno organizzato insieme alla sezione “Comunicazione politica”) e una trentina circa di paper givers. C’è stato un buon livello complessivo del dibattito e sono state affrontate nuove tematiche (social media e mobilitazioni nelle rivoluzioni del mondo arabo; nuovi movimenti e forme di democrazia; conflitti urbani e percorsi di cittadinanza degli immigrati; identità religiosa e partecipazione politica). La riunione dello SG è servita soprattutto a conoscere i/le giovani studiosi/e che per la prima volta hanno partecipato ai panel SISP della sezione e a discutere con loro dello SG e della rivista Partecipazione e Conflitto. Al convegno SISP 2012 tenutosi a Roma, la sessione dello SG, coordinata da Roberto Biorcio e Lorenzo Mosca, è composta da diciotto panel e circa sessanta contributi presentati. Tra i temi trattati, quello dei conflitti nel mondo del lavoro, il populismo e la partecipazione politica, il rapporto tra le religioni e i movimenti, con un’attenzione particolare alle primavere arabe. Al convegno dell’anno a seguire, nel 2013, tenutosi a Firenze, la sessione dello SG è coordinata da Massimiliano Andretta e Roberto Biorcio, ed è composta da tredici panel e quaranta paper givers. Grande l’attenzione dedicata ai movimenti contro l’austerity e alla partecipazione politica ai tempi della crisi economica, insieme alla partecipazione politica e al genere. Al convegno SISP 2014, tenutosi a Perugia, lo SG ha partecipato con una propria sessione coordinata da Massimiliano Andreatta e Roberto Biorcio, composta da dieci panel e trentadue paper givers. In questa sessione uno dei temi più dibattuti è certamente stato il Movimento5Stelle e le forme di partecipazione da questo proposto, ma anche il rapporto tra genere e partecipazione. Inoltre, per la prima volta, si dedica un intero panel alle mobilitazioni di estrema destra nelle democrazie occidentali. Al convegno dell’anno successivo, nel 2015, lo SG propone una sezione formata da sette panel e quindici paper givers. Occasione questa in cui viene dedicato molto spazio ai movimenti nati attorno agli anni della crisi e contro l’austerity. Al convegno SISP 2016 a Milano, la sessione dello SG “Partecipazione e movimenti sociali” viene coordinata da Fabio de Nardis e Gianni Piazza, ed è composta da undici panel e quarantuno paper givers. A conferma dell’internazionalizzazione dello SG, la maggior parte dei panel, e delle rispettive call, viene proposta in inglese e molti sono i contributi presentati da studiosi/e provenienti da diverse università europee. Inoltre, i due panel sui cambiamenti dei regimi e i processi di democratizzazione vengono dedicati alla memoria di Giulio Regeni, dottorando italiano presso la Cambridge University, impegnato in una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani, rapito e ucciso in Egitto all’inizio del 2016. Al convegno SISP 2017 di Urbino, lo SG partecipa ancora una volta con una propria sessione, composta da nove panel e trentadue contributi presentati e discussi. È in questa occasione che viene dedicato dello spazio di analisi e riflessione sul ruolo della ricerca nell’accademia e il ruolo dei ricercatori e delle ricercatrici all’interno dell’università pubblica in due panel dal titolo “La ricerca come lavoro e il ruolo pubblico della ricerca”. Al convegno SISP 2018 di Torino, la sezione “Partecipazione e movimenti sociali” è stata coordinata da Lorenzo Mosca e Gianni Piazza, ed è stata composta da nove sessioni e una quarantina di contributi presentati e discussi. Al convegno SISP 2019 di Lecce, lo SG ha contribuito con una sessione, coordinata da Massimiliano Andretta e Gianni Piazza, composta da tredici panel e cinquantuno paper givers. Alla riunione tenutasi a Lecce in concomitanza del convegno è stata rinnovata la presidenza del SG, nominando Manuela Caiani e Alberta Giorgi come coordinatrici. Nel 2020, a causa dell’emergenza legata alla diffusione del Covid-19, l’annuale convegno della SISP è stato rimandato. Lo SG però ha deciso di mantenere il suo annuale appuntamento. Nel mese di settembre quindi si è svolto interamente online GoingDigital! Un ciclo di panel e tavole rotonde che hanno registrato un’alta partecipazione e uno scambio molto interessante. Nello specifico, sono stati organizzati quattro panel diversi, animati da 22 paper givers provenienti da diversi paesi europei, e due tavole rotonde. I temi trattati in occasione di questo ciclo di appuntamenti hanno riguardato soprattutto il rapporto tra le tematiche relative al gender e il populismo, quindi i movimenti antigender, le religioni e i movimenti della destra radicale, ma anche la precarietà, il community organizing e le città nell’era post Covid-19. L’alta partecipazione agli eventi, i contributi arrivati anche da più parti d’Europa, e i dibattiti che sono nati in seno ai panel e alle tavole rotonde hanno confermato che la scelta di mantenere, anche se distanza, l’annuale appuntamento dello SG, sia stata apprezzata. Nel 2021 si è svolta la conferenza annuale del SISP, in versione digitale. In quell’occasione, la sezione di SG era formata da dodici panel e quaranta papers, e una tavola rotonda organizzata con il SISP SG “Genere e Politica”. Durante la riunione interna della SG, Manuela Caiani è stata confermata come coordinatrice del gruppo permanente, con Giuliana Sorci.

Lo studio delle elezioni, del comportamento politico e dei partiti ha una consolidata tradizione nella scienza politica italiana. In continuità con essa, questo Standing Group nasce nel 2012 dalla confluenza di due preesistenti SG della SISP: Opinione pubblica e comportamento politico e Trasformazione dei partiti italiani in prospettiva comparata.

L’incessante trasformazione del sistema politico italiano – che coinvolge tanto la natura e l’organizzazione dei partiti che le motivazioni della scelta di voto – ha suggerito di adottare una prospettiva analitica capace di coniugare l’analisi dell’offerta politica con quella della domanda, prestando particolare attenzione anche ai mutamenti dell’opinione pubblica.

L’obiettivo, in questo senso, è di studiare le dinamiche della rappresentanza politica nel loro complesso. L’analisi delle relazioni tra partiti, scelte di voto e opinione pubblica – nella pluralità delle definizioni possibili e nella diversità degli strumenti per identificarla – permette di mettere a fuoco le condizioni e i fattori che rendono la democrazia un sistema responsabile e rispondente nei confronti dei cittadini.

POPE ambisce a offrire spazi di discussione per tutti gli studiosi impegnati su questi temi, promuovendo l’apertura a metodologie d’analisi differenti e sostenendo prospettive analitiche comparate, accompagnando la riflessione teorica alla ricerca empirica.

I partiti, il comportamento elettorale e l’opinione pubblica rappresentano i tre macro ambiti di ricerca privilegiati dallo standing group, ma sono affrontati con grande apertura rispetto alle possibili prospettive di ricerca.

In particolare, lo standing group mira a:

favorire e intensificare la cooperazione tra i suoi membri
contribuire a disseminare i risultati di ricerca
fornire occasioni di confronto con la più ampia comunità politologica internazionale
promuovere discussioni di natura interdisciplinare

Negli ultimi decenni, i concetti di secolarismo, secolarizzazione, laicità e laicismo sono stati al centro del dibattito pubblico e politico che ha interessato diverse questioni: diritti civili, libertà individuali, minoranze e pluralismo religioso, migrazione e integrazione. Numerosi studiosi parlano oggi di una rinnovata visibilità della religione nello spazio pubblico come fattore con cui la politica si scontra e confronta.
Costituito nel 2009, lo Standing Group SISP ‘Politica e religione’ raccoglie studiosi interessati ad analizzare l’influenza del fattore religioso sui sistemi politici e sulle relazioni internazionali del mondo contemporaneo. In primo luogo, la sua attività di ricerca si esplica a livello di forme di governo, prendendo in considerazione da un lato il ruolo del sacro nei regimi non democratici; dall’altro analizzando l’influenza dei valori e degli attori religiosi sulla democrazia e sui processi di democratizzazione, in termini teorici e attraverso lo studio e la comparazione di casi empirici a diversi livelli di governo (sovranazionale, nazionale e locale), tenendo conto dei loro complessi intrecci.
In questo contesto, riveste una primaria importanza lo studio dell’influenza del fattore religioso sul dibattito pubblico, sui dibattiti politici e sui processi di formazione delle politiche pubbliche – in particolare su temi ‘sensibili’ che implicano il confronto tra diversi sistemi di valori – anche attraverso un’analisi delle caratteristiche e del ruolo degli attori politici (partiti e movimenti) di matrice confessionale. A livello internazionale, l’interesse è posto sui rapporti tra gli stati, e in particolare sull’influenza del fattore religioso nei rapporti tra gli stati e sull’insorgere di fenomeni di conflitto e di violenza politica; ma anche sul ruolo delle religioni e del dialogo interreligioso nei processi di peacekeeping e peace-building, e in quelli di integrazione sovranazionale.

Lo Standing Group Politica e Storia: che cosa è
Lo Standing Group Politica e Storia è un gruppo di ricerca stabile che sorge all’interno della Società italiana di Scienza politica (SISP), mettendo in connessione fra loro studiosi affini per interessi tematici. I membri di questo Standing Group condividono l’idea che non si possano comprendere i principali processi politici della contemporaneità senza fare riferimento alla “lunga durata” dei processi storici. La politologia storica si fonda sul riconoscimento dell’importanza dei mutamenti di lungo periodo come chiave interpretativa della contemporaneità.
Lo Standing Group presta particolare attenzione alle differenti traiettorie di sviluppo politico ed economico a livello nazionale e locale, ma accoglie volentieri anche la prospettiva comparata, necessaria all’inserimento dei contesti nazionali in una dimensione spaziale e temporale di mutamento nella quale fenomeni di portata internazionale interagiscono con gli sviluppi a livello nazionale e locale.
Lo Standing Group in Politica e Storia: perché?
La consuetudine al confronto fra la Scienza Politica e la Storiografia in Italia non è ancora molto diffusa, tanto che la stessa politologia storica appare un’area disciplinare ancora poco sviluppata. Se il dialogo interdisciplinare rappresenta da sempre un valore aggiunto nell’individuazione dei punti di snodo di molti fenomeni e accadimenti collocabili nell’ambito delle Scienze Sociali, non vi è dubbio che il rapporto tra Scienza Politica e Storia sia foriero di illuminanti prospettive di ricerca e conduca a risultati di primario interesse.
Ne sono una prova gli autori, non a caso considerati “classici”, che si inseriscono in questo terreno di confronto: Max Weber, Barrington Moore jr., Otto Hintze, Norbert Elias, Stein Rokkan, Juan Linz, senza dimenticare i “nostri” Alessandro Pizzorno e Gianfranco Poggi. Lo Standing Group intende alimentare questa tradizione di ricerca, oggi apparentemente più difficilmente percorribile che nel passato a causa di una crescente specializzazione che spinge frequentemente verso un confronto intradiscplinare a discapito di una ricca tradizione di ricerca interdiscplinare. Lo Standing Group si pone quindi come obiettivo di ridare slancio al dialogo tra politologia e storia in un confronto scientifico metodologicamente eclettico, ma rigoroso e aperto alla società.
Lo Standing Group in Politica e Storia: che cosa fa?
Lo Standing Group promuove lo sviluppo e la diffusione della politologia storica, agevolando il confronto fra politologi e storici. In questo senso, il comitato promotore intende incoraggiare l’organizzazione di panels e tavole rotonde sia in sede di convegno annuale della Sisp sia autonomamente e nelle sedi istituzionali dei propri membri, individuando di volta in volta temi meritevoli di essere approfonditi anche in prospettiva di elaborazione di progetti di ricerca interdisciplinari.
Lo Standing Group si pone l’obiettivo di sostenere il confronto tra Scienza Politica e Storia in prospettiva accademica, con una particolare attenzione alla circolazione di ricerche e riflessioni nella sfera pubblica. Membri e promotori dello Standing Group si riconoscono nella necessità della Scienza Politica e della Storia di aprirsi al confronto con cittadini e istituzioni, per poter trarre dalla società civile e dalla sfera pubblica ispirazione e suggestioni per attività e ricerche future, ma anche per mettere a disposizione della comunità i risultati delle proprie riflessioni e delle proprie analisi.
Lo Standing Group in Politica e Storia: chi siamo?
Gli iscritti allo Standing Group appartengono ad istituzioni accademiche italiane e internazionali e sono attivi nella ricerca e nella disseminazione di ricerche di carattere storico e politologico. Alcuni tra loro hanno già avuto ripetute occasioni di collaborazione e incontro di carattere interdiscplinare. Si ricorda a tal proposito la pubblicazione del volume “Introduzione alla Politoligia Storica” a cura di Marco Almagisti, Carlo Baccetti, Paolo Graziano (Carocci, 2018. Lo Standing Group favorisce occasioni di incontro tra i propri membri a partire dalle occasioni come i Convegni Annuali della Società Italiana di Scienza Politica (SISP) e della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) e promuove l’organizzazione di incontri tra i propri membri in contesti accademici e di diffusione della conoscenza nella sfera pubblica.

Lo Standing Group “Regimi politici” riunisce ricercatrici e ricercatori che, pur da diverse prospettive (es. politica comparata, teoria politica, studi d’area) e attraverso diverse metodologie (quantitative e qualitative), condividono l’interesse verso lo studio dei regimi democratici e non-democratici, i trend globali e regionali di democratizzazione e autocratizzazione, i processi di cambiamento di regime e le loro determinanti e possibili implicazioni.

Lo Standing Group di Relazioni Internazionali (SGRI) promuove la ricerca sul sistema politico mondiale, sulle politiche regionali e sulle politiche estere degli stati; stimola la diffusione dell’insegnamento di corsi di scienza politica sulle relazioni internazionali, sulle istituzioni e le politiche pubbliche mondiali, e sulle interazioni tra la politica dentro gli stati e la politica internazionale.

Lo SGRI si propone di facilitare la cooperazione nella redazione di progetti di ricerca mettendo in rete e stimolando sinergie tra gli studiosi che si occupano di politica internazionale al fine di avanzare le conoscenze in materia e di promuovere la consapevolezza del contributo che questa prospettiva può offrire.

Lo SGRI promuove l’organizzazione di una sezione all’interno del convegno annuale SISP, alla quale affianca un convegno annuale e una newsletter periodica per i suoi membri. Accanto a queste, lo SGRI sostiene e sponsorizza ulteriori attività (seminari, workshop, ecc.) diffuse a livello territoriale su temi di politica internazionale.

Lo SGRI è stato creato nel 2004 su iniziativa di Luigi Bonanate, Umberto Gori, Fulvio Attinà, Luciano Bardi e Filippo Andreatta. È stato presieduto da Umberto Gori e Filippo Andreatta (2004-2008), da Umberto Gori e Alessandro Colombo (2008-2013), da Fulvio Attinà e Vittorio Emanuele Parsi (2013-2018), da Vittorio Emanuele Parsi e Carla Monteleone (2018-2020). Dal 2020 a coordinarne le attività sono Carla Monteleone e Emidio Diodato.

La formazione di uno Standing Group dedicato alla Russia e lo Spazio post-sovietico all’interno della Società Italiana di Scienza politica (S.I.S.P.) nasce da alcune esigenze accademiche e scientifiche. La prima concerne la necessità di colmare un vuoto nel dibattito politico-culturale italiano sul ruolo, l’evoluzione/involuzione degli stati dello Spazio post-sovietico e le implicazioni di natura internazionale, sorte all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Spesso il dibattito pubblicistico si basa esclusivamente su fonti secondarie o di natura storica, tralasciando l’importanza delle variabili istituzionali, degli effetti delle eredità politiche, culturali, sociali ed economiche nella comprensione delle dinamiche domestiche di questi paesi. Basti pensare alle teorie delle democratizzazioni nell’area post-comunista, all’analisi dei processi di nation building, institution building, alla nascita del pluralismo partitico sulla base dell’individuazione di nuovi cleavages nelle società emergenti. Sempre nell’ambito della politica comparata, un ulteriore filone di ricerca riguarda il tipo di regime politico (regime ibrido, la democrazia e l’autoritarismo con gli aggettivi, ad es.), le modalità di socializzazione dei cittadini, il ruolo dei mass media nella formazione dell’opinione pubblica ovvero lo studio della leadership e del “partito dominante” per citare alcuni temi tra i più analizzati. Infine, la complessità del quadro etnico, linguistico e religioso dell’area, determinato dalle oscillazioni nella politica delle nazionalità dell’Impero Russo e dell’Unione Sovietica, rappresenta una miniera inesauribile per gli studi sui nazionalismi e il rapporto tra i fattori identitari e la sfera pubblica.
La seconda esigenza scientifica è stimolata, invece, dalle logiche di funzionamento del sistema unipolare, contraddistinte dal prevalere delle dinamiche di sicurezza regionali e sub-regionali su quelle globali. Sia le riflessioni sul mutamento sistemico e d’interazione, che quelle sulla natura degli attori, sulle nuove fonti di legittimazione e sui processi in corso inducono a rivolgere l’attenzione verso la Russia e lo Spazio post-sovietico. Anzitutto perché la postura revisionista della Russia nei confronti dell’ordine internazionale, che ha fatto parlare della configurazione di scenari simili a quello del Grande gioco o della Guerra fredda, rappresenta uno dei sentieri privilegiati di indagine sull’instabilità del sistema unipolare e sulle sfide a cui è sottoposto. In secondo luogo, perché l’approccio strategico russo influisce direttamente sugli obiettivi, lo spazio di azione e l’identità delle due organizzazioni regionali che, più di ogni altra, contraddistinguono il mondo occidentale come la NATO e l’Unione Europea. Inoltre, per il ruolo che stanno assumendo l’Unione Economica Eurasiatica e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva come modelli di integrazione regionale alternativi a quelli occidentali e per la loro funzione di canali di promozione e diffusione di valori, pratiche e istituzioni omogenee. Infine, lo Spazio post-sovietico costituisce un caso significativo ai fini di un ulteriore arricchimento del dibattito sui processi di transizione. Rappresenta, infatti, un esempio di riflusso autoritario a livello regionale. Allo stesso tempo, tuttavia, fornisce un numero di indizi sempre più consistente sulla possibilità che questo processo assuma in futuro una portata di natura globale, sollecitando gli studi sulle cause e la magnitudine di questo fenomeno.
La terza e ultima esigenza che richiede l’istituzione di uno Standing group rivolto agli studi sulla Russia e lo Spazio post-sovietico scaturisce dalla necessità, in ambito accademico, di trovare una sede di confronto, di scambio, di formulazione, progettazione e finanziamento di studi e ricerche che consentano un maggiore coordinamento tra gli studiosi che analizzano l’area in questione sulla base dei diversi filoni di ricerca, con particolare riferimento alle relazioni internazionali e alla politica comparata. È ormai evidente che la dispersione delle analisi condotte sinora in Italia, la presenza di studi settoriali poco coordinati ed il mancato consolidamento degli studi politologici sulla Russia e l’area di vicinato non rendono competitivi sia i nostri settori disciplinari, che la fruibilità e la rilevanza dei risultati di ricerca.

Lo standing group “Scienza politica e politiche pubbliche – SPPP” riunisce i membri della Società Italiana di Scienza Politica che interpretano il fenomeno politico come attività di problem-solving e pongono al centro del proprio interesse accademico il rapporto articolato che lega le istituzioni alla società ed i suoi mutamenti. Per questo, sebbene radicato all’interno della comunità dei politologi italiani, lo SG intende dialogare con quanti, da prospettive disciplinari diverse, condividano la vocazione per gli stessi temi.
Lo SG è attivo dal 2007 nella promozione delle attività di ricerca nel campo dell’analisi e della valutazione delle politiche pubbliche sia all’interno della comunità nazionale che nel più generale contesto europeo e internazionale.
Inoltre lo SG realizza un monitoraggio periodico sull’insegnamento delle pubbliche e delle discipline affini, come la valutazione o la scienza dell’amministrazione.
L’impegno sulla didattica, oltre che sulla ricerca, rappresenta una finalità dello SG, che si impegna a favorire attività di condivisione di esperienze didattiche e formative. In questo senso, lo SG contribuisce dal 2010 alla realizzazione della Summer School in Politiche Pubbliche, di cui ad oggi si sono svolte complessivamente otto edizioni. La prima edizione si tenne a Forlì nel 2010, la seconda e la terza a Milano (2011-2012), nel 2013 a Firenze, nel 2014 e 2016 a Padova. Dall’edizione del 2018 la Summer School è entrata nel circuito delle International Summer School IPPA (International Public Policy Association): Padova ha ospitato le edizioni 2018 e 2019, mentre quella del 2020 è stata annullata a causa della pandemia. La SISP e lo SG contribuiscono ogni anno con due scholarships per studenti extra UE ad accrescere l’attrattività e la diffusione dell’iniziativa.
Infine, in linea con una concezione della ricerca applicata politico-sociale come usable knowledge, tipica della disciplina e delle finalità della terza missione, lo SG sostiene e valorizza il dialogo fra i suoi membri e practitioners, siano essi amministratori di tutti i livelli di governo, funzionari e dirigenti pubblici, attori della rappresentanza, del mercato e del terzo settore.

La necessità di avere uno Standing Group (SG) sui temi della politica sub-nazionale, delle relazioni centro-periferia e delle politiche pubbliche locali e regionali deriva da almeno tre ordini di considerazioni.
Innanzitutto, dall’esigenza di aprire un luogo di confronto stabile fra gli studiosi e le studiose dei governi, della governance e delle politiche regionali e locali, dei processi di decentramento e di riordino territoriale, di riorganizzazione dei servizi locali, di riforma amministrativa e democratica – temi centrali nelle riforme italiane e nelle trasformazioni dei principali sistemi politici europei e internazionali – che possa concorrere ad integrare le diverse dimensioni e prospettive analitiche. In secondo luogo, tale esigenza nasce anche dal riconoscimento del ruolo che i governi regionali e locali hanno ottenuto nel sistema di governance multilivello dell’Unione europea e dalla conseguente necessità di approfondire il dibattito teorico e politico e di promuovere la ricerca empirica sui temi del federalismo, delle identità locali, della mobilitazione localistica, della geografia politica e delle politiche locali alla luce delle dinamiche multilivello.
Infine, i problemi legati al cambiamento climatico e alla transizione ecologica, all’invecchiamento della popolazione, nonché la recente diffusione della pandemia da Covid-19 e il conseguente aumento delle diseguaglianze economiche e sociali nei contesti urbani hanno evidenziato la necessità di indagare e migliorare i processi di collaborazione e coordinamento tra livelli istituzionali e attori locali, soprattutto alla luce del ruolo fondamentale che i governi regionali e locali hanno assunto nella gestione di politiche complesse, anche con riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Lo SG in Studi regionali e politiche locali (SRPL) si propone, pertanto, i seguenti obiettivi:
1) Promuovere la riflessione e l’approfondimento teorico, la ricerca empirica in chiave italiana e comparata, il dialogo e il confronto tra studiose e studiosi, su temi quali:
− le istituzioni e le forme del regionalismo e del federalismo;
− le politiche di devoluzione e di riordino territoriale; i processi di cooperazione intercomunale;
− le elezioni e i partiti in ambito locale e regionale, i movimenti regionalisti, i nazionalismi periferici e i partiti etnoregionalisti;
− la classe politica e l’amministrazione pubblica locale, le loro caratteristiche e capacità;
− il coinvolgimento e le forme di partecipazione dei governi locali e regionali alle politiche dell’Unione europea;
− la formulazione e attuazione delle politiche regionali e urbane, anche in prospettiva multilivello;
− i processi e gli attori dell’innovazione locale;
− la riorganizzazione dei servizi pubblici locali;
− i processi partecipativi e le riforme democratiche;
− le relazioni università e territorio per l’innovazione e la Terza missione con particolare riguardo alla Scienza politica.

2) Costruire una comunità di studiosi e studiose del settore attraverso la condivisione di informazioni e bibliografie, lo sviluppo di progetti di ricerca comuni, lo scambio di primi elaborati e materiali di ricerca, l’organizzazione di seminari, panel, workshop e dibattiti scientifici.

3) Facilitare la collaborazione tra i membri dello Standing Group ed altre organizzazioni simili per interessi di ricerca a livello nazionale (ad esempio l’AISRe) e internazionale (tra cui, RSA, ECPR, IPPA, IPSA, PSA- Italian Politics Specialist Group).

Teoria Politica

Lo Standing Group intende evidenziare il ruolo critico della teoria politica nella scienza politica.
Lo Standing Group promuove e sostiene la ricerca e la discussione sui temi relativi alla teoria politica tanto fra i membri della Sisp quanto fra studiosi che, pur provenendo da ambiti disciplinari differenti (come la filosofia politica, la storia delle dottrine politiche, la filosofia del diritto), possano offrire contributi significativi.
In particolare, lo Standing Group si propone di incoraggiare la discussione nei diversi ambiti della teoria politica, con una particolare attenzione a:
– i concetti-chiave della teoria politica (“politica”, “potere”, “rappresentanza”, “legittimità”, “democrazia”, ecc.);
– i modelli teorici «macro-politici»;
– i metodi di costruzione dei concetti;
– i rapporti tra la teoria politica empiricamente orientata e le tradizioni del pensiero politico e della filosofia politica;
– la rilevanza per la ricerca politologica dei “classici” del pensiero politico (antichi, moderni e contemporanei).
Lo Standing Group persegue tali obiettivi mediante seminari e convegni, iniziative editoriali, progetti di ricerca comuni e altre attività.

Il nostro Standing Group raccoglie iscritte e iscritti della SISP che si occupano dell’Unione Europea, di come è organizzata, di come decide, di quali politiche adotta, e di come si evolve e interagisce con altri attori politici e livelli di governo. Lo Standing Group coordina la sezione del Convegno SISP su “Politica e politiche dell’Unione Europea”. Lo Standing Group è aperto a contributi che analizzino i processi politici europei con diversi approcci metodologici, studiando l’Unione Europea non come un oggetto sui generis, ma come un sistema politico sovranazionale, utilizzando metodi analoghi a quelli impiegati per lo studio di sistemi politici nazionali e sub-nazionali. Se lo studio delle istituzioni dell’Unione e della loro evoluzione occupa un posto centrale negli interessi del gruppo, particolare attenzione è rivolta anche alle politiche (interne ed esterne) dell’UE, al processo che porta alla loro determinazione e al loro impatto sui sistemi politici degli stati membri. Infine, il gruppo è aperto anche all’apporto di studiose e studiosi che approfondiscano il tema del deficit democratico dell’Unione, e di come le preferenze degli elettorati europei sono rappresentate nelle istituzioni UE e tradotte in decisioni politiche.

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