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Sisp Conference 2019

Sections and Panels

Section 5 - Comunicazione politica (Political Communication)

Managers: Giuliano Bobba (giuliano.bobba@unito.it), Claudia Padovani (claudia.padovani@unipd.it)

Read Section abstractLa sezione invita a proporre panels che trattano la comunicazione politica nei suoi molteplici aspetti e che si avvalgono di una pluralità di metodi e approcci teorici. La comunicazione politica è in uno stato di continua evoluzione e si intreccia con le dinamiche e con la crisi della democrazia rappresentativa. Sono, pertanto, benvenuti sia contributi che offrano spunti di riflessione sugli ambiti di indagine più tradizionali sia contributi che rendano conto dei nuovi fenomeni di
frammentazione, decentralizzazione  e dis/re-intermediazione della comunicazione politica a livello locale, nazionale e internazionale. I panel proposti possono essere riconducibili alle seguenti aree di indagine e ricerca: la comunicazione politico-istituzionale; la comunicazione elettorale; i media e la partecipazione politica; la globalizzazione della comunicazione politica; gli effetti dei media sui cittadini e sull’opinione pubblica; il nesso tra sistemi politici e sistemi dei media; i rapporti tra politica e giornalismo; l’influenza dei network sociali; la riflessione sui metodi e le tecniche di raccolta e trattamento dei dati; la retorica e le narrazioni della politica; la personalizzazione; la popolarizzazione e la celebrizzazione della politica; i nuovi media e le nuove forme di azione politica; fenomeni come fake news e filter bubbles. I panel possono essere focalizzati su questi temi, ma la sezione è disposta a prendere in considerazione anche eventuali proposte su altri argomenti relativi all’ambito della comunicazione politica. I panels possono presentare contributi sia di taglio teorico sia di analisi empirica. Dal punto di vista metodologico, sono accolti approcci di ricerca di tipo sia qualitativo sia quantitativo nonché contributi basati su disegni di ricerca mixed- methods. Inoltre, sono particolarmente incoraggiate le proposte di panels che presentano una prospettiva comparata.

Friday 13th September 2019
  Donato Valli - Aula B 09.00-10.45
  Studium 6 - Aula 6-C4 09.00-10.45, 11.15-13.00, 14.00-15.45
Saturday 14th September 2019
  Studium 6 - Aula 4-C2 09.00-10.45
  Studium 6 - Aula 7-A1 09.00-10.45
  Studium 6 - Aula 4-C2 11.15-13.00
  Studium 6 - Aula 7-A1 11.15-13.00

 

Panel 5.1 Collapse. Interrelated political agenda between mainstream and digital media


The abundance of communication typical of the current media ecosystem stems from the transformations introduced by the internet and social media, as regards the production, distribution and consumption of information, and by the interconnections between mass media logic and networked media logic. Thus, contemporary political communication has been facing today a context characterized by the association of a high choice media environment, with the fragmentation and multiplication of the means of consuming information. In developing simultaneously, these traits produce an effect of centrifugal diversification, making the communicative sphere more “sensitive”.
Hence, the dissonant elements singled out by many scholars in relation to the public sphere do not necessarily lead to the disappearance of a public agenda or to its simply being replaced by an idea of multiplied agendas, fragmented and unconnected with one another. Rather, the transformations of the public sphere by dissonant and more sensitive means than a multiplicity of non-institutionalized actors points to the need to contextualize the idea of public agenda in an information environment shaped by the behavior of political actors as well as media actors and ordinary citizens, which have reciprocal influences on all sets of actors.
The panel aims to explore the public agenda as an interrelated public agenda, the result of the inevitable transformations of the contemporary media ecosystem, highlighting the different forms of interrelation between media convergences and divergences.
The panel aims to discuss academic work based on:
a) case studies about online and offline building of public agenda (transmedia analysis of agendas, hashtag studies, specific communication actions of leaders and parties, meme studies, etc.);
b) research adopting a range of research methods and techniques about media environment (e.g., big-data analysis, opinion polls, visual studies, etc.).
To this end, we welcome papers that focus on analyses that relate the different media spaces (in a direct or indirect way) and different social actors of political communication, particularly from a perspective employing mixed-methods approaches.
5.1 Collapse. Interrelated political agenda between mainstream and digital media

Chairs: Sara Bentivegna, Giovanni Boccia Artieri

Discussants: Luigi Ceccarini

Understanding Inauthentic Coordinated Link Sharing Behaviour on Facebook in the Run-up of 2018 and 2019 European Italian Elections
Fabio Giglietto, Nicola Righetti, Giada Marino
AbstractOver the last few years, Facebook has taken a number of actions to fight “coordinated inauthentic behaviour” marking a shift of focus fighting misinformation from content to pattern of users activity. In this preliminary study, we unveil possible coordinated and inauthentic Facebook networks active in spreading political news in Italy during the months before the 2018 Italian general election and the 2019 European election. The analyses revealed several coordinated and inauthentic networks involved in “Inauthentic Coordinated Link Sharing Behaviour”. The paper provides a broad analysis and description of many characteristics of these networks along with a method for their detection ready to be applied in other national contexts.

Linguaggi d’odio e parole ostili come specchio della realtà politica contemporanea
Rossella Rega
AbstractIl rapporto tra politici e cittadini è essenzialmente mediato dai linguaggi e, sebbene l’approccio edelmaniano abbia avuto scarsa fortuna tra i politologi, è indubbio che siano soprattutto i linguaggi della politica, gli stili e le forme comunicative adottate dai soggetti politici ciò di cui i cittadini fanno esperienza. Ma dinanzi all'affermarsi di linguaggi basati sul turpiloquio, il machismo e gli insulti reciproci cosa resta della comunicazione politica? Intesa come comunicazione adeguata a rendere i cittadini informati sulla vita pubblica (Blumler 2018). Tra le conseguenze di questo imbarbarimento dei linguaggi politici, infatti, quella di alimentare sentimenti negativi nei cittadini, ostacolando lo sviluppo del discorso pubblico (Herbst 2010; Papacharissi 2004). Nei social media, in particolare, caratterizzati da assenza di gatekeeper, interazione diretta con i followers e logica della viralità (Engesser et al. 2016), la diffusione di messaggi ostili sembra trovare terreno fertile. All’interno di queste piattaforme il peggioramento della retorica politica ha raggiunto livelli tali da portare a uno sdoganamento di modalità di comunicazione considerate da un'ampia letteratura esemplificative di una retorica incivile (ostilità, sarcasmo, frasi incendiarie, insulti, volgarità) (Gervais 2016; Coe et al. 2014; Stryker et al. 2016). Mettendo in relazione filoni di ricerca differenti (linguaggi politici, metafore, inciviltà politica, negative campaigning) il contributo esamina i linguaggi di attacco dei leader intesi nell’accezione più ampia di stili comunicativi negative adottati dai leader nelle piattaforme digitali. Tenendo insieme “materia e modo, messaggio e pacchetto, argomentazione e rituale” (Pels 2003), lo stile comunicativo è qui definito sulla base di 6 dimensioni rilevate dall’esame di elementi testuali e visuali del post/messaggio (contenuto, funzione, target/referente, frame, stile retorico, storytelling),. Attraverso un approccio qualitativo e interpretativo, vengono ripercorsi esempi tratti dall’uso dei social da parte dei leader (Politiche 2018, Europee 2019, governo giallo-verde) e individuati i principali linguaggi/stili negative (della derisione, dell’odio, della diffamazione, dell’insulto). Lontani dall’idea molto popolare negli Stati Uniti di “richiamare” alla moderazione e all’uso di linguaggi più civili, l’obiettivo è invece di rifare il punto su come stiano cambiando i linguaggi della comunicazione politica nel contesto dell’every day politics e di pesarne le conseguenze sullo sviluppo della sfera pubblica.

Non-political messages in EU election campaign on social media. How new spaces of political communication influence subjects, content and form of political communication.
Olgierd Annusewicz
AbstractPolitical senders in search of receivers not only explore new spaces for political communication such as social media or non-political magazines, websites or telecasts but they also have to adjust it to fit new channels. The aim of the paper is to analyze the content of political communication in social media during the election campaign to the European Parliament. The content will be analyzed in terms of the topics discussed, the essence of content and its form. The basis for the qualitative analysis will be the results of the study of content published on Twitter, Facebook and Instagram by selected successful candidates to the European Parliament. They will be additionally subjected to a comparative analysis, the aim of which will be an attempt to answer the question about differences in messages published in "new" and "old" media. At the time of submitting this proposal, the study is underway. Preliminary observations allow the assumption of significant differences between communication in the classical media space and new media. While the "old" media is dominated by messages about purely political issues, we can observe a significant share of non-political information broadcasted by political senders in social media - about the private life of candidates, their observations regarding areas politically not related. Voters following politicians on social media are also recipients of comments on sport, culture or art. In addition, it should be pointed out that the specificity of individual media enforces changes in the form of transmitted content, which (among others) are shortened, simplified, and to a large extent use the iconic message.

Salvini’s images on Facebook: a visual framing analysis
Roberto Mincigrucci, Marco Mazzoni
AbstractAccording to the work of Kane and Patapan (2012), today’s political leaders face with a “paradox” that affects contemporary democratic leadership: on the one hand, they have to appear as strong statesmen, in possession of particular skills that gave them the authority to rule the people. On the other hand, they are allowed to rule by the people, they are subjected to people approval, and for that reason they have to appear similar and intimate with common people. Such paradox is certainly accentuated in our era which is increasingly characterised by the media and by a corresponding increase of the so called "anti-political sentiment" (Campus 2006; Boswell and Corbett 2015), namely a strong decline of trust in and popularity of political leaders. Through this study, we analyse how the Italian Deputy Prime Minister, Matteo Salvini aims to solve the aforementioned paradox. The main goal of our study is to answer to the follow question: “what kind of leadership is improved by Salvini in order to maintain his high consensus?”. Many studies focused on politicians’ leadership style are based on the message that they diffuse thorough discourses and declaration. In our study, we will deal with the phenomenon by a different point of view, analyzing the pictures that Salvini publishes on his personal Facebook profile. Previous studies demonstrate that images are more memorable, garner more attention, and stimulate more emotive responses than other types of messages (Munoz and Towner 2017). However, we know little on how leaders utilize images in “self-presentation” on social media sites. Our main hypothesis is that Salvini faces the “paradox of democratic leader” thorough a strategic use of his “political body”. In particular, he is able in mixing the features of a “super leader” with the ones of an “ordinary person”, appearing as authentic and normal as possible. Our methodology implies a deductive qualitative content analysis based on Munoz and Towner (2017) framework that proposes two kinds of visual frames: the “Ideal Candidate” and the “Populist Campaigner”. The study is focused on Salvini. However, we will compare his Facebook pictures with the ones of other politicians who have a populist style and similar political views from different countries. The aim is to verify if Salvini’s communication presents common or different features with these other right-wing populist leaders.

“We need to be heard by as many people as possible!” The visibility practices of Southern European grassroots organisations after the digital revolution
Diego Ceccobelli
AbstractThis paper focuses on the visibility practices of Southern European grassroots organisations. By applying a media as practice approach, I ground my theoretical foundations on the notion of constitutive entanglement, which is based on the idea that each practice is inextricably composed of three defining pillars: the social, the material and the symbolic. Drawing from this theoretical framework, the article aims at answering the following three research questions: What are the main traits that characterise the visibility practices of grassroots political actors in Southern European countries?; Do extraordinary events alter the visibility practices performed in ordinary times, and if so, how? Are there any differences across countries? Data comprise 45 qualitative interviews conducted with some of the main Greek, Italian and Spanish grassroots organisations that are engaged in two contentious issues: political corruption and temporary employment. By using a new method for data collection, namely “media practices maps interviews”, I shape my arguments by combining three different analytical elements: media devices, media services and media-related actions. The article’s findings denote that: i) Southern European activists make use of an assorted array of media-related devices, services and actions; ii) it is precisely during ordinary times that political actors learn how to conceive and perform visibility practices, thus understanding how to put them in practice during extraordinary events; iii) activists of Southern European countries are reacting differently to digital media innovations.

 

Panel 5.2 Media e politica nella democrazia post-rappresentativa (I)


Negli ultimi due decenni, molti studiosi hanno parlato dell'emergenza della politica post-rappresentativa (Keane 2013, De Blasio e Sorice 2018, Ceccarini e Diamanti 2018). La (presunta?) crisi della rappresentanza (o almeno di quella attraverso i corpi intermedi) può essere facilmente interpretata come un deficit di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni politiche. In questo clima di sfiducia, crescono le richieste di forme più partecipative di democrazia e tendenze verso un approccio critico (Norris 1999) e monitorante verso la politica da parte dei cittadini (Rosanvallon 2006), oltre a reazioni che spingono verso la richiesta di nuove forme di rappresentanza: dalle forme di rappresentanza occasionale all'iper-rappresentanza, dalla "rappresentanza diretta" espresso da alcuni populismi fino a forme di attivismo creativo e individualizzato. La mancanza di fiducia nelle istituzioni politiche genera tre aree di risposta da parte dei cittadini: a) apatia sociale; b) la richiesta di un controllo più accurato sulle istituzioni rappresentative (la democrazia sanzionatoria); c) la richiesta di nuove forme di partecipazione (dalla cittadinanza attiva alle diverse forme di innovazione democratica fino all'emergere di nuovi partiti "populisti").
Dopo le elezioni politiche del 2018, l'Italia costituisce un interessante esempio evolutivo di democrazia post-rappresentativa; questo sta provocando un cambiamento radicale nello scenario politico, una profonda trasformazione nella logica della comunicazione politica (l'era di Berlusconi sembra paradossalmente molto lontana) e uno sviluppo diffusivo di forme nuove e individualizzate (Micheletti 2003) di partecipazione politica.
Il panel intende evidenziare la radicale trasformazione dello scenario politico italiano ed europeo riconducibile da una parte alle istanze di depoliticizzazione e dall'altra all'insorgenza della politica post-rappresentativa. In questo quadro, la comunicazione politica costituisce un importante elemento sia per la connessione delle esperienze di rappresentanza diffusa sia per il supporto che può fornire alle diverse forme di ri-politicizzaione.
Per discutere di questi argomenti, proposte di paper che si concentrano sull'analisi delle relazioni tra uso dei media, partecipazione politica e coinvolgimento dei cittadini, in particolare se basati su un approccio multidisciplinare e comparativo, sono i benvenuti.
5.2a Media e politica nella democrazia post-rappresentativa

Chairs: Luigi Ceccarini, Emiliana De Blasio, Michele Sorice

Discussants: Giovanni Boccia Artieri, Emiliana De Blasio

Epideictic rhetoric of political tweets - how the post-representative democracy changes the form and topics of political communication.
Olgierd Annusewicz
AbstractChange of channels used by politicians in processes of political communication influenced both the content and form of messages. Also tabloidization, infotainment and personalization of policy influenced the appearance of changes in the content communicated by political broadcasters. Politainment becomes one of the key features of post-representative democracies and one of its manifestations is the use of Twitter as a tool in political campaign. The tool although has a significant impact on the communication because senders who want to be popular in this channel have to adjust their messages to its demands. The aim of the paper is to analyze the rhetoric of tweets posted by politicians during campaign before EU elections of 2019. The qualitative analysis of political messages posted by selected leading candidates from polish political scene shall allow examining epideictic character of political tweets and characterize epideictic style of political rhetoric in social media.

Il concetto di “ignoranza politica” nell’ecosistema digitale
Jacopo Marchetti
AbstractDall'ascesa di Internet ai giorni nostri la catena di fornitura dei contenuti è totalmente cambiata grazie all’emergere di nuove piattaforme di ecosistemi digitali, come il 3.0 web. Se fino a qualche decennio fa la concorrenza nel "mercato delle idee” era limitata a pochi attori e il modo di fornire contenuti al consumatore era spesso mediato da “forti” istituzioni - ad esempio, corpi politici o partiti radicati sul territorio che controllavano e diffondevano informazioni alla cittadinanza - ai nostri giorni questa realtà è stata rapidamente distorta. Tra le molte conseguenze - alcune delle quali ben note a livello mediatico, ma materia di studio non ancora del tutto chiara per la comunità scientifica (ad esempio, il problema delle “fake news” e della misinformazione) - la più sostanziale è forse legata al fenomeno dell’ignoranza. Infatti l’aumento delle fonti di informazioni, da un lato, ha condotto ad un incremento del pluralismo informativo che, per certi versi, ha richiesto un alto livello di attivismo da parte dell’utente mentre, per altri, ha generato fenomeni come quello delle “filter bubbles”. Per questi motivi, si intende discutere le carenze e le virtù che coinvolgono i processi di formazione dell’opinione pubblica e quelli di partecipazione democratica partendo dalle riflessioni di un recente saggio di Ilya Somin sul concetto "ignoranza politica". Secondo Somin non solo il valore del voto, ma soprattutto quello di impiegare il tempo e gli sforzi per esprimere un voto ben informato, viene incredibilmente sottostiamo da parte degli elettori in quanto i costi superano di gran lunga le attese generate dallo stesso sistema politico. Molto spesso infatti gli elettori prendono scorciatoie quando votano e si basano su informazioni inesatte quando prendono decisioni sui politici; gli schieramenti sono molto polarizzati e le ideologie giocano un ruolo determinante nel filtrare la lettura dei contenuti. In questa proposta si cercherà di mostrare come nel "mercato delle idee" si verifica approssimativamente lo stesso: se da un lato, i costi di immettere le informazioni sul mercato delle idee sono molto bassi, dall’altro ciascun consumatore sottovaluta il fatto di essere, allo stesso tempo, anche un produttore di conoscenza dal momento che, attraverso il suo account, genera costantemente informazioni e contenuti. Con il risultato che gli utenti tendono a minimizzare il loro ruolo di produttori. D'altro canto, come osserva Somin per quanto riguarda i mercati elettorali, anche nel mercato delle idee particolari credenze forti possono influenzare la massimizzazione dell'utilità individuale indipendentemente dal loro contenuto di "verità" e questo è ciò che impedisce agli utenti di sprecare tempo (e denaro) per le informazioni. I consumatori si trovano in questo modo intrappolati in una costante inerzia e incapaci di confrontare “offerte tariffarie” alternative e di calcolare cosa convenga loro. Come risultato, le persone hanno costantemente accesso a contenuti che spesso riflettono un aggregato di opinioni già confezionate. Questo fatto contribuisce a polarizzare il campo in fazioni che non hanno alcun incentivo a convergere anche perché i costi della discussione sono praticamente nulli. E comporta gravi ripercussioni sulle decisioni politiche, oltre che profonde distorsioni pregiudiziali (bias) all'interno dei mercati stessi. In sostanza, prendendo atto di queste considerazioni, si vuole riflettere su che tipo di misure, a livello di policy, possono essere intraprese nel valutare gli incentivi legati alla limitazione di tali fenomeni, prendendo atto del fatto che sia diventato sempre più difficile controllare la conoscenza nel mercato delle idee - compito che oggi tanto la politica quanto il mercato faticano ad assolvere in quanto veicoli della diffusione di idee che non solo essi hanno creato, ma che sono esterne alle loro rispettive sfere di azione e sono invece create e veicolate da altri mezzi (come i blog, i social networks, le enciclopedie libere).

La forma dell’acqua. La constituency communication della Lega fra governo e parlamento
Rosanna De Rosa, Gennaro Grasso
AbstractLa forma dell’acqua. La constituency communication della Lega fra governo e parlamento L’ottimo posizionamento della Lega nelle elezioni politiche del 2018 è stato quasi esclusivamente attribuito alla strategia di comunicazione di Luca Morisi, social media strategist della Lega a capo di un team di esperti. La combinazione di social media, computational propaganda, e negative campaign si è rivelata tanto fatale per gli avversari politici quanto vantaggiosa per il partito di Salvini. Eppure la ‘Bestia’ – come è stata denominata – ad un’analisi più approfondita della Constituency Communication della Lega, appare molto meno sofisticata della stategia messa a punto dal M5S. L’obiettivo di questo paper è di evidenziare gli aspetti salienti della comunicazione social dei parlamentari leghisti, alla luce delle variabili socio-demografiche e politico-istituzionali già utilizzate nell’analisi del M5S (De Rosa 2017), nel tentativo di comparare e soprattutto far emergere in maniera più netta eventuali specificità. La nostra ipotesi è che la constituency communication degli eletti leghisti sia ancora saldamente ancorata ai valori delle identità territoriali e della tradizione e che stenti a farsi discorso nazionale. All’interno di questo frame intendiamo verificare anche quanto sia forte il grado di personalizzazione del partito e se emergano forme di leadership concorrenti oltre quella di Salvini. Si metteranno a confronto i dati empirici raccolti in due diversi periodi con elementi di comparazione con il M5S.

Pratiche di ri-politicizzazione generazionale. Il caso italiano all'indomani delle elezioni politiche 2018.
Mattia Zunino
AbstractNegli ultimi vent’anni il processo di depoliticizzazione è emerso come uno dei trend di maggiore rilevanza all’interno del contesto delle democrazie occidentali. La sfiducia nei tradizionali corpi intermedi (anzitutto i partiti politici, ma anche sindacati e altre tradizionali organizzazioni politiche) e la crisi di credibilità verso le istituzioni rappresentative, sensibilmente acuiti all’indomani della crisi economica del 2008, hanno determinato l’emergere di nuove domande popolari. Le giovani generazioni si sono trovate particolarmente esposte alle conseguenze dei processi sopra descritti. Da una parte prive di una socializzazione politica forte sviluppata all’interno delle tradizionali famiglie del ventesimo secolo, dall’altra prive di una stabilità economico- lavorativa, hanno subito una forte precarizzazione delle loro vite in misura significativamente maggiore delle generazioni precedenti, con la conseguente crescita di sfiducia verso le quelle istituzioni e quei soggetti collettivi che avrebbero dovuto dar loro protezione o sicurezza. Oltre all’opzione “exit” rappresentata dall’apatia sociale e alla richiesta di una sempre maggiore democrazia sanzionatoria (Rosanvallon 2006), emerge una nuova area di domande di partecipazione: questa è composta da una parte dalla presenza sempre più rilevante di processi di innovazioni democratiche e dall’altra, di un complesso sistema di forme alternative di partecipazione, spesso di tipo occasionale o legate a cause specifiche, o ancora inquadrabili nelle pratiche della cosiddetta “partecipazione creativa” (Keane 2013; Ceccarini e Diamanti 2018; De Blasio 2019; Sorice 2019). Questo paper si propone di illustrare queste nuove tipologie di attivismo e partecipazione con particolare riguardo al contesto giovanile italiano all’indomani delle elezioni politiche del 2018.

 

Panel 5.2 Media e politica nella democrazia post-rappresentativa (II)


Negli ultimi due decenni, molti studiosi hanno parlato dell'emergenza della politica post-rappresentativa (Keane 2013, De Blasio e Sorice 2018, Ceccarini e Diamanti 2018). La (presunta?) crisi della rappresentanza (o almeno di quella attraverso i corpi intermedi) può essere facilmente interpretata come un deficit di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni politiche. In questo clima di sfiducia, crescono le richieste di forme più partecipative di democrazia e tendenze verso un approccio critico (Norris 1999) e monitorante verso la politica da parte dei cittadini (Rosanvallon 2006), oltre a reazioni che spingono verso la richiesta di nuove forme di rappresentanza: dalle forme di rappresentanza occasionale all'iper-rappresentanza, dalla "rappresentanza diretta" espresso da alcuni populismi fino a forme di attivismo creativo e individualizzato. La mancanza di fiducia nelle istituzioni politiche genera tre aree di risposta da parte dei cittadini: a) apatia sociale; b) la richiesta di un controllo più accurato sulle istituzioni rappresentative (la democrazia sanzionatoria); c) la richiesta di nuove forme di partecipazione (dalla cittadinanza attiva alle diverse forme di innovazione democratica fino all'emergere di nuovi partiti "populisti").
Dopo le elezioni politiche del 2018, l'Italia costituisce un interessante esempio evolutivo di democrazia post-rappresentativa; questo sta provocando un cambiamento radicale nello scenario politico, una profonda trasformazione nella logica della comunicazione politica (l'era di Berlusconi sembra paradossalmente molto lontana) e uno sviluppo diffusivo di forme nuove e individualizzate (Micheletti 2003) di partecipazione politica.
Il panel intende evidenziare la radicale trasformazione dello scenario politico italiano ed europeo riconducibile da una parte alle istanze di depoliticizzazione e dall'altra all'insorgenza della politica post-rappresentativa. In questo quadro, la comunicazione politica costituisce un importante elemento sia per la connessione delle esperienze di rappresentanza diffusa sia per il supporto che può fornire alle diverse forme di ri-politicizzaione.
Per discutere di questi argomenti, proposte di paper che si concentrano sull'analisi delle relazioni tra uso dei media, partecipazione politica e coinvolgimento dei cittadini, in particolare se basati su un approccio multidisciplinare e comparativo, sono i benvenuti.
5.2b Media e politica nella democrazia post-rappresentativa

Chairs: Luigi Ceccarini, Emiliana De Blasio, Michele Sorice

Discussants: Emiliana De Blasio, Giovanni Boccia Artieri

The Independent Social Network: the new frontier of digital media
Giuliana Sorci
AbstractThis paper is focused on the radical media developed by social movements, according to Downing’s definition of alternative media. The advent of Web 2.0 and the social media marked a cultural and political revolution with the participation of the social movements - using social networks, blogs, websites, and thus building what Castells called a “mass self - communication system”. In particular, the key questions start from the assumption that, facing unprecedented technological development, the radical media are underused by the activists themselves, including also the activists from the hacker community and the techno-radical collectives who implemented them. The research questions focus on whether this represents a structural data or a trend, and how the activists themselves responded to this crisis. In this paper, the results of the research have been analyzed starting from independent social network wanting to protect the privacy of net citizens. They aimed to preserve two kinds of identities: that of net citizens and that of activists of global social movements, (increasingly controlled and monitored through the practices employed by social network such as Facebook and Twitter). Social independent networks such as Lorea.org, Hubzilla, Mastondon.Bida.im, Matrix.org, represent some of the most innovative platforms in Web development. The main feature of these social networks is represented by the fact that they create “Islands in the Web”, that is, the social networks which are external to mainstream commercial circuits, but can be used in a complementary way to Facebook, Twitter, Instagram and so on. Thus, they achieve an effective protection of user privacy and an alternative to capitalist platforms. Therefore I will report the data related to the case study, the Mastodon.bida.im, an independent networking platform (developed last summer by the Bida Collective in Bologna), and its new media practice. From a methodological point of view the research have been used techniques such a, analysis of big data, pages and profiles on the independent social networks, semi-structured qualitative interviews, investigation of the social networks, blogs and Internet.

Quattro scenari (e un cigno nero) nel futuro della democrazia post-rappresentativa
Gabriele Giacomini
AbstractGli scenari, metodo di analisi e di ricerca proprio dei futures studies, sono definibili come descrizioni di situazioni future. Gli scenari devono delineare futuri possibili, catturare una ampia serie di opzioni, stimolare riflessioni sul futuro. In particolare, sono utili quando la “previsione” in senso stretto è non è deterministica, bensì aperta ed indeterminata (Barbieri Masini 2000, Pillkahn 2008). Infatti, mentre le previsioni cercano di identificare i percorsi più probabili e di stimare le incertezze, gli scenari esplorano le diverse situazioni di incertezza: gli scenari non predicono il futuro, ma esplorano molteplici futuri possibili per ampliare la capacità di vedere il futuro, non lavorano sui futuri più probabili ma creano insiemi di futuri possibili (Wilkinson 2009). Grazie queste caratteristiche, il metodo è particolarmente adatto ad affrontare un tema complesso come l’evoluzione della democrazia liberale e rappresentative in rapporto alle tecnologie digitali della comunicazione: non è possibile prevedere in senso stretto il futuro della "democrazia post-rappresentativa" in rapporto ai media, tuttavia può essere utile considerare in maniera sistematica l’ampiezza e l’eterogeneità dei possibili esiti (comunicativi, sociali, politici ed istituzionali). La costruzione degli scenari avverrà attraverso quattro fasi (Cinquegrani 2012): orientamento (si stabilisce l’oggetto di studio e l’orizzonte temporale dell’esercizio), esplorazione (si sviluppa una scansione ambientale e si definiscono le molteplici driving forces che agiscono sul sistema), sistema (si definiscono i livelli di priorità tra le driving forces e l’incrocio fra le maggiori variabili di cambiamento producono i quattro scenari), azione (la descrizione di ciascun scenario porta all’identificazione di possibili strategie di comportamento). In questa analisi verrà condotta un’esplorazione di fatti ed elementi significativi di cambiamento per quanto riguarda il rapporto fra democrazia e digitale negli ultimi quarant’anni (1979-2019). Dalla scansione empirica ambientale emergeranno due principali variabili di cambiamento (driving forces), che possono essere definite da due continuum: “maggiore o minore partecipazione politica (sia convenzionale sia non convenzionale)” e “ricezione o rifiuto del digitale nei processi istituzionali democratici”. Intersecando le due principali variabili identificate si producono quattro scenari (2019-2039): scenario “e-democracy” (maggiore partecipazione alla politica e ricezione del digitale nei processi democratici), scenario “democrazia modello svizzero” (maggiore partecipazione e rifiuto del digitale), scenario “democrazia rappresentativa con e-participation” (minore partecipazione e ricezione del digitale), scenario “democrazia rappresentativa in crisi” (minore partecipazione e rifiuto del digitale). Gli scenari verranno descritti. Un possibile “cigno nero” potrebbe essere l’affermarsi di derive autoritarie, sotto diverse forme che verranno dettagliate in base ai diversi scenari. In conclusione, coerentemente con il metodo dei futures studies, verranno avanzate alcune considerazioni in termini di indirizzi strategici.

Freedom of Speech in Russian Social Media: Between the Devil and the Deep Blue Sea
Ivan Shurgalin
AbstractThe intensive internet expansion raised a question of the possible political application of communication technologies. The Arab spring in 2010-2011 (Shmidi and Shahin, 2017) and winter protests of 2011-2013 in Russia just confirmed the advantages of social media as a means of coordination of civil protest. Some commentators analyzed the repressive censorship applied by authoritarian regimes throughout the globe, others, including myself, argued about the readiness of the oppressing regimes to apply the opposition mobilization tactics (Balatskiy,2016; Bersch et al., 2014; Schroeder,2018; Shirky, 2011). Considering the case of Russia, we should bear in mind a few important predispositions. Today the country’s internet audience of 109M of users enjoy the high level of 4G/LTE internet (65% via The State of LTE, 2018) and smartphone (63.8% via Newzoo, 2018) penetration, what makes social networks an important mean of political communication. But in 1999 when Russia had less than 200 thousand users of dial-up Internet, Vladimir Putin the acting President of Russia strongly supported the necessity of the freedom of speech on the Internet, neglecting the Chinese or Vietnamese model of censorship. According to Anton Nossik, during the meeting with the leaders of Russian IT-industry Putin claimed that “Whenever we’ll have to choose between excessive regulation and protection of online freedom, we’ll definitely opt for freedom” (cited by Nossik, 2014). For almost thirteen years of total freedom, the IT-industry became much stronger, tiny internet population grew up in a giant multimillion audience. We cannot say with certainty, what made Putin change his mind and step on the way of disrupting Internet freedom. Some authors relate it with the Arab Spring, however, it is hard to say that the regimes of Mubarak in Egypt and the Ghaddafi’s dictatorship in Libya had too much in common with Russian hybrid illiberal democracy, nothing to say about deep internal reasons for the revolutions. In fact, the version, presented by another group of commentators, arguing that the winter protests in 2011-2012 scared the Kremlin, and convinced Putin that the significant information support from the outside (namely, the US Department of State et alia), took place. According to the classification of Reporters without borders, partly redeveloped by Warf (2011) the Russian government (via information watchdog “Roskomnadzor”) conducts the policy of a “severe censor” while the Freedom house ranking describes the country’s internet as “not free” (Freedom on the Net, 2018). That means that the Kremlin follows different routes of suppressing online opposition opinions. In the case of social networks, the most remarkable is the number of criminal proceedings on article 282 of the Criminal Code of the Russian Federation. Introduced in 2003 it was aimed at prevention of extremism and terrorism, since 2012 it was used against ordinary people and leaders of opinion who dared to share or comment a slightly controversial online material, making the social media an unsafe place for political or social communication. Basically, article 282 became an instrument of punishment for undesirable speech. In 2018 the number of criminal court proceedings on publishing extremist materials (basically, a like, picture or repost of in “Vkontakte” – Russian leading social media) jumped to five hundred, with approximately 36 users literally go to jail for their online activity. The same year, Roskomnadzor decided to block Telegram – a hybrid of messenger and social media with an increased level of anonymity. The Federal Security Service demanded a copy of encryption keys of all users’ correspondence, in accordance with newly implemented Yarovaya law – a pair of counter-terrorism and separatism bills. However, Telegram administration claimed that it goes against the article 23 of the Constitution, and secondly, that it seems technically impossible due to end-to-end mode of encryption. In his remarkable post Pavel Durov, the founder of Vkontakte and Telegram, claimed that this hostile regulation will only lead to the migration of the Russian users from political neutral Telegram to WhatsApp and Skype, owned by MNCs, regulated by the US law. The official ban on the application usage notwithstanding, it remains quite popular in Russia due to the high penetration of VPN services and internal algorithms of Telegram app. Now let us consider the side of the social media providers policy. For more than a decade, giants Facebook, Twitter, and Google were praised for the opportunities they provide to share thoughts and ideas all over the world. But recent events made the tendency to move in opposite directions. For so-called Russian collusion at the American presidential elections and the rise of alt-right and populist movements contributed to the public request for the regulation of the social media. Then the self-proclaimed Ministries of Truth began to implement their own censorship, based on quite opaque “rules of community”. The banhammer policy obviously did not overlook the Russian segment of the networks, especially Facebook. Numerous cases of both long- and short-term bans have been detected. The post or comment can be either a brand new or three years old; it may contain some politically incorrect or obscene words or just a quote from the Russian classics Pushkin or Bunin. Only in August 2019, two prominent journalists – Oleg Kashin and Maxim Kononenko were temporarily banned by Facebook, due to the breach of the rules of the community. Although both of them are a bit far from the liberal opposition, it is clear that the network’s policy is not targeted against any specific part of the political spectrum: almost every journalist, blogger or activist in Russia experienced the blockage of their pages. At the same time, the internal arbitrage does not seem transparent and normally, leaves the previous decision in power. For Russians that means that Facebook is turning from a safe internet-harbor to a more toxic place for the liberal opposition. Nevertheless, the fight with hate speech, extremism and fake-news, declared by online giants, is always important, just like the prevention of terrorist attacks and violent forms of extremism by Russian federal security service. However, the banhammer of Facebook's censors usually hits the pictures and comments published a long time ago, identified either by volunteers, employees or artificial intelligence. The same things happen with criminal proceeding Russia, where the local prosecutors or civil activist initiate an official investigation of the online (normally “Vkontakte”) publication. The American-owned social media demonstrate the very dangerous tactic of the Russian State, building the foundation of a so-called “Cyber GULAG”, where the decisions are made by anonymous judges. And these decisions hardly can be appealed. That means that the room for a free and safe discussion in Russia is shrinking: you can either choose to be prosecuted by the Russian state for a post in “Vkontakte” or lose your information and be silenced thanks for moderators of Facebook. The existence of Telegram platform still seems like the most effective mean of overcoming the barriers of state and private censorship, remaining neutral to all countries and political forces. References: 1. Balatskiy A. M. (2016) Social Networks in Electoral Management: Problems and Prospects. Vestnik Omskogo Univesiteta 4:12, 167-171 [In Russian] 2. Bersch M, Wallin M. (2014) Internet Censorship and Circumvention: A Briefing Note. American Security Project 3. NewZoo (2018) Top 50 Countries/Markets by Smartphone Users and Penetration, https://newzoo.com/insights/rankings/top-50-countries-by-smartphone-penetration-and-users/ Accessed on 30.08.2019 4. Nossik A. (2014) Russia's First Blogger Reacts to Putin's Internet Crackdown. The New Rebulic, May, 15, 2014. 5. OpenSignal (2018) The State of LTE (February 2018), https://www.opensignal.com/reports/2018/02/state-of-lte Accessed on 30.08.2019 6. Scroeder R. (2018) Media systems, digital media and politics / Social Theory after the Internet. UCL Press. 7. Shirky C. (2011) The Political Power of Social Media: Technology, the Public Sphere, and Political Change. Foreign Affairs 90:1, 28-41 8. Smidi, E., Shahrin S. (2017) Social Media and Social Mobilization in the Middle East: A Survey of Research on the Arab Spring. India Quarterly 73(2), 196–209 9. Warf B. (2011) Geographies of global Internet censorship. GeoJournal 76:1, 1-23

 

Panel 5.3 Italian hybrid campaigns: approcci integrati di ricerca


Acquisita la natura ibrida delle campagne elettorali contemporanee, il cui successo dipende da una proficua integrazione delle strategie di comunicazione digitale e della presenza sui legacy media, emerge con prepotenza la necessità di formulare disegni di ricerca che si dimostrino in grado di restituire la complessità di questa integrazione.
Per quanto attiene al “caso italiano”, le più recenti rilevazioni su scala nazionale (AgCom, CENSIS) hanno ribadito da un lato la persistente centralità del mezzo televisivo nella dieta informativa dei cittadini-elettori, dall’altro l’uso sempre più diffuso di fonti algoritmiche, riportando al centro del dibattito la natura e la responsabilità almeno in parte “editoriale” delle piattaforme di social networking.
Giunti, dunque, a una fase “matura” di applicazione dei paradigmi della digital campaign, gli ultimi appuntamenti elettorali italiani (Politiche e Amministrative 2018, Europee e Regionali 2019) costituiscono occasioni di grande interesse per mettere alla prova strategie innovative di ricerca integrata – tra mainstream e social, come tra emittenti e pubblico – nel campo della comunicazione politica.

Obiettivo del panel è quello di valorizzare, combinando in modo ottimale gli aspetti metodologici e sostantivi, contributi di ricerca che interconnettano oggetti di studio, piani tematici e pratiche differenziate di analisi del materiale empirico, tra cui:
- lo spazio della politica entro le nuove diete informative degli italiani (es. survey, focus group, intervista in profondità, analisi etnografica delle interazioni online);
- il ruolo delle piattaforme di social networking nelle pratiche di partecipazione politica e di orientamento al voto, tra online e offline (es. le statistiche social, anche in un’ottica diacronica);
- la conversazione politica tra mainstream e social media: virtù e limiti dell’approccio second screen (es. mixed methods volti a indagare le dimensioni dell’informazioni, della condivisione, dell’influenza e dell’engagement);
- le modalità di tematizzazione e framing delle forze politiche in campagna elettorale (es. strategie miste di analisi del contenuto: qualitativa, come inchiesta, automatizzata).
5.3 Italian hybrid campaigns: approcci integrati di ricerca

Chairs: Maria Paola Faggiano, Carmelo Lombardo, Christian Ruggiero

Discussants: Raffaella Gallo, Roberto Mincigrucci

A spatial theory of reading newspapers
Luigi Curini
AbstractWe apply the most recent development in the empirical spatial theory of voting to the reader’s choice with respect to newspapers. We assumes that ideological proximity to a specific newspaper affects the choice made by a consumer to read that newspaper. Newspapers will then compete among themselves to maximize their respective readership by finding an optimal placement in the ideological space. By doing this, we can estimate the ideological slant that would be chosen if newspapers maximized their own profits in an interdependent environment wherein their payoffs is affected by also what other newspapers will do, and compare these profit-maximizing points with newspapers’ actual choices. We then empirically apply our model to the Italian case. We show that Italian newspapers appear largely to behave as theoretically expected, with minor exceptions. We also illustrate how the “ideological force” behind such conclusion must be sought in the competition among newspapers with respect to those subset of readers that can be identified as assiduous ones (i.e., their core readers), while the role played by infrequent/sporadic newspaper readers is much less relevant in this respect.

ElectionMood.it: Social big data e meccanismi di funzionamento dell’opinione pubblica digitale. Dalla par condicio 2.0 al racconto dell'epopea governativa gialloverde.
Ugo Esposito, Luca Massidda
AbstractWeb Crawling e Social Intelligence: nuovi strumenti di analisi per lo studio della comunicazione politica. Rispetto alle tecniche di ricerca tradizionali, l’analisi della Rete offre un notevole vantaggio: la spontaneità. Soprattutto sui social network, predisposizioni interne (atteggiamenti) e azioni (comportamento) tendono a risentire meno di determinati limiti sociali e quindi a coincidere. Tutto quello che viene pubblicato dagli utenti, spesso con superficialità e senza pensare alle conseguenze, offre una mole di dati immensa che si presta a molteplici tipologie di analisi al fine di indagare determinati scenari, sociali e di mercato. Ma oltre ad una metodologia di ricerca è necessario fornire un senso a questa mole indistinta di dati e trasformali quindi in informazioni fruibili e pertinenti. È per raggiungere questo obiettivo che entrano in scena specifici strumenti di Crawling e Data Intelligence che, gestiti da team di analisti, permettono di acquisire e lavorare i contenuti web e social al fine di fornire molteplici letture analitiche a seconda degli obiettivi dell’indagine. Le campagne elettorali quindi per noi sono ibride in quanto si innestano all’interno di un sistema sempre più ibrido dal punto di vista mediale che rischia di creare un’opinione pubblica digitale sostitutiva dell’opinione pubblica tout court. Pensiamo che mondo online e offline non siano separati e che non vadano contrapposti virtuale e reale o costruito e veritiero ma che si tratti di universi che si contaminano a vicenda e i cui confini sono sempre più labili. Il mondo online è reale e ha effetti diretti sulle nostre vite. Ed Essendo reale si presta quindi ad analisi che, affiancandosi ai metodi tradizionale di ricerca sociale, focalizziamo sulla rete grazie alle tecnologie di Data Mining e Web Intelligence. I social big data sono rappresentati dall'immensa mole di informazioni destrutturate costituita da post, tweet e altri contenuti generati spontaneamente da ognuno di noi, ogni giorno sulla rete. Immagazzinare questi dati e fornire loro una chiave di lettura permette di acquisire la conoscenza di determinati scenari, anche sociali. I social network, essendo mezzi personali, sfuggono da ogni controllo e misurazione ufficiale, ma attraverso il progetto di ricerca ElectionMood si fornisce un contributo interpretativo in tal senso, monitorando intanto l’agenda dei media on line sui social e cercando di capire che spazio, rispetto alle logiche editoriali e di marketing, decidono di dare ai temi collegati alla campagna elettorale rispetto alla loro pianificazione complessiva. Si parte da questo dato per realizzare un’analisi verticale sulla comunicazione politica social, il sentiment e le preferenze del pubblico dei giornali on line e le logiche di propagazione delle notizie. Mentre tutti gli esperti affermano che quella del 2018 è stata in Italia la prima vera campagna politica giocata lato social (anche se su questo è possibile nutrire più di un dubbio), qualcuno comincia ad interrogarsi dei pesi e della copertura che i social danno alle varie forze politiche. ElectionMood nasce nell’ambito del progetto EuroMood, una vasta ricerca di respiro internazionale mirata all’analisi dei contenuti editoriali online e del mood dei cittadini europei espresso in merito ad essi. EUROMOOD è attivo da ottobre 2017, ha raccolto ad oggi 5,5 milioni di post | 785 milioni di interazioni. La base dati rappresentata da EUROMOOD permetterebbe di avere un punto di partenza sul quale declinare il modello di analisi relativo all’Italia anche sugli altri Paesi della Comunità Europe al fine di indagare la narrazione del populismo e la relativa contro-narrazione. In occasione delle elezioni politiche di Camera e Senato, a partire dal novembre 2017, è stata eseguita un’analisi sui social big data generati dagli account Facebook delle maggiori testate di informazione italiane. Una mole di dati che è stata lavorata tramite gli strumenti di data intelligence del Gruppo EPOKA, nata in ambito universitario ormai 14 anni fa e ormai caratterizzatasi come la prima piattaforma italiana in questo ambito utilizzata da istituti di ricerca nazionali e internazionali e primarie società di consulenza in ambiti più disparati, permettendo di rappresentare le dimensioni e i rapporti di forza della par condicio 2.0, nonché il mood e l’interesse espresso dal pubblico online in merito a figure politiche, partiti e temi di campagna elettorale. La ricerca rappresenta anche l’occasione per verificare la predittività del modello utilizzato al fine di anticipare i risultati delle urne. Dinamica che ha visto un’effettiva corrispondenza tra lo studio delle interazioni generate dal pubblico online e i reali risultati delle elezioni politiche 2018, con le percentuale di voti dei primi 4 partiti che hanno presentato uno scarto minimo rispetto alle previsioni generate da ElectionMood. Metodologia e numeri 45 testate giornalistiche italiane | 1,2M di post | 216M di interazioni Il modello analitico strutturato per il progetto prende in considerazione: - gli articoli postati ora per ora dalle testate giornalistiche nei propri canali social; - la reazione del pubblico alle diverse notizie. Come tutte le rilevazioni fondate sul monitoraggio delle conversazioni online, il progetto non si basa su un campione costruito in modo rappresentativo della popolazione italiana, ma fotografa lo stato d’animo degli italiani che frequentano la rete senza una segmentazione per età, genere, collocazione geografica etc. L’algoritmo utilizzato per l’analisi dei dati utilizza l’intelligenza artificiale per misurare e valutare la reazione del pubblico alle notizie prendendo in considerazione vari elementi estrapolati dalle conversazioni nei social come il volume di engagement, la sua rapidità di crescita e decrescita, il “mood” dei commenti postati. Sottende al crawling un modello di topic discovery che suggerisce ai ricercatori nuovi argomenti che nascono in Rete e che possono entrare nel flusso di monitoraggio, modificando i pesi dell’agenda mediale e politica. In collaborazione con l’Università della Tuscia abbiamo integrato alla nostra base dati, ulteriori fonti di rilevazione e focalizzato il periodo sull’arco della campagna elettorale (25 aprile - 30 maggio) per intercettare il panel politico populista e quello europeista. 117 profili social monitorati 51 testate giornalistiche | 66 account politici 235K post pubblicati 17,3M di interazioni generate Domande In arrivo un monopolio dell’informazione social? Partiamo da un punto: i social network nascono per le persone, non per le aziende. Anzi, i social network sono persone. Una caratteristica che fin dagli inizi ha contraddistinto questi spazi come luoghi in cui scegliere, produrre e fruire un’informazione libera. Ma è ancora così? Per una prima risposta possiamo ragionare su 2 eventi recenti, analizzando da un lato il nuovo algoritmo del feed di Facebook e gli accordi commerciali tra Facebook e i principali gruppi editoriali mondiali.

L'European Elections Monitoring Center: obiettivi, struttura, metodologie e risultati dell'analisi della campagna elettorale delle Europee 2019.
Edoardo Novelli, Melissa Stolfi
AbstractIl paper si basa sull’esperienza dell’European Elections Monitoring Center, progetto di ricerca internazionale sviluppato dall'Università di Roma Tre con il supporto Parlamento europeo, in occasione della campagna elettorale per le elezioni europee del 2019. La ricerca ha coinvolto 28 unità di ricerca universitarie nazionali (oltre cento ricercatori appartenenti a circa 50 università e centri di ricerca) che hanno monitorato e analizzato i materiali elettorali (manifesti, spot politici e contenuti dei social media) prodotti nelle quattro settimane precedenti il voto da trecento partiti politici nelle 28 nazioni europee chiamate al voto. Coerentemente con l’attenzione agli aspetti metodologici su cui si concentra il panel, il paper intende documentare un progetto di ricerca che si segnala per l’approccio fortemente comparativo, l’integrazione fra strumenti on line e offline e l’utilizzo di una metodologia di analisi qualitativa e quantitativa. L’unicità del progetto è risieduta nella sua capacità di rivolgere lo sguardo alle diverse strategie di campagna che si sviluppano in contesti caratterizzati da culture politiche estremamente differenti. La natura “di fatto” comparata della campagna elettorale è stata tenuta in particolare considerazione sin dalla formazione di un gruppo di ricerca internazionale permanente, articolato in 28 unità locali nazionali. La fruizione simultanea dei materiali elettorali prodotti nei diversi Stati membri dell’Unione, ma anche e soprattutto la possibilità di “leggere” un dato derivante dall’analisi condotta dalle stesse unità locali sui materiali prodotti dai partiti politici della propria nazione, ha consentito di limitare quegli “errori” interpretativi dovuti a un’analisi condotta da soggetti che spesso non hanno adeguata conoscenza e familiarità con le specificità dei domestic contexts. Al contempo, la natura “partecipata” della rilevazione ha reso necessaria la realizzazione di un periodo di learning by doing che fosse in grado di mettere a punto un’interpretazione quanto più univoca degli strumenti di rilevazione da parte dei ricercatori coinvolti, che quindi non avesse effetti distorsivi sui risultati aggregati. Oltre alla “ibridazione” registrata nel coinvolgimento di diverse unità di ricerca, che restituisce l’effettiva complessità di natura culturale, politica e sociale delle elezioni europee, il progetto ben si allinea alla natura ibrida delle campagne elettorali contemporanee in relazione sia alla diversità delle unità sottoposte all’analisi e raccolte dall’EEMC (poster, press advertising, political commercials e social contents) sia alle strategie miste e differenziate di analisi del materiale empirico. Nel primo caso, il riferimento è alla capacità del progetto di porre l’attenzione sulla diversità degli “ambienti mediali” e alla transmedialità dei contenuti utilizzati dalle forze politiche in occasione delle Elezione Europee 2019. Nel secondo caso, l’integrazione è riscontrabile nella definizione di differenti codebok di rilevazione sviluppati in maniera condivisa, e nell’utilizzo integrato di tecniche di rilevazione automatizzata (soprattutto per i contenuti prodotti dai 193 account Facebook monitorati e analizzati mediante uno strumento informatizzato), statistica e qualitativa (come dimostrato dalla costruzione semi-strutturata del codebook di analisi). L’approccio integrato si riflette nei risultati ottenuti, che vedono, da un lato, un dato “quantitativo” aggregato che permette di fotografare l’andamento generale della campagna per le elezioni europee; e, dall’altro, un dato qualitativo che dà l’opportunità di indagare le diversità culturali e politiche che caratterizzano i 28 Paesi membri dell’UE e che si riflettono nelle strategie di campagna e nei materiali elettorali prodotti dalle forze politiche in campo. Una ricerca che, fra i suoi risultati, ha contribuito a diffondere all’interno della comunità scientifica europea pratiche e metodologie di studio e di analisi tanto della comunicazione politica quanto delle campagne elettorali.

Spitzencandidaten chi! Il tentativo di personalizzazione delle elezioni europee 2019
Marinella Belluati
AbstractLa leaderizzazione della politica rappresenta un fenomeno da tempo analizzato dal dibattito accademico (Cavalli, 1992; Roncarolo, 2008; Calise 2016; Ventura, 2019). Morfologia propria dei sistemi elettorali di tipo maggioritario, le ricerche hanno messo in luce che negli ultimi anni la personalizzazione del leader rappresenti sia la causa che l’effetto della crescita di ostilità verso i soggetti tradizionali della politica rappresentativa come partiti e gruppi dirigenti (Itanes 2013). In questo solco, nel 2014 il Parlamento Europeo ha sperimentato per la prima volta nel 2014, in un sistema elettorale che però rimane proporzionale, la figura dello spitzenkandidaten, ovvero la proposta di un leader di coalizione che in caso di maggioranza verrà proposto a capo della Commissione Europea. Le elezioni europee vengono da sempre considerate di second order (Reif and Schmitt, 1980) o di second- rate (de Vreese et al., 2007; Nielsen and Franklin, 2016 ) ovvero di minor valore e interesse per media, politica ed opinione pubblica. All’interno di questo quadro viene la proposta europea di puntare su un processo di personalizzazione della campagna elettorale, come suggerisce il Trattato di Lisbona e recepisce una raccomandazione del 2012. Nel 2014 vengono invitati tutti i gruppi politici europei a scegliere un leader di coalizione introducendo un elemento di personalizzazione all’interno del dibattito elettorale costituito dalla figura dello spitzencandidaten nel tentativo di raggiungere, almeno, tre obiettivi (Bolt 2014, 2015; Penalver García and Priestley, 2015). Il primo è di ridurre il deficit democratico persistente nei confronti delle istituzioni europee (Belluati, 2018) e di superare le resistenze nazionali; il secondo di contenere la disaffezione elettorale e contrastare il tasso di astensionismo; il terzo di inserire nel dibattito elettorale europeo un elemento di politicizzazione purtroppo grande assente (Bellamy and Castiglione, 2003). L’esito nel 2014 è stato piuttosto deludente (Bartolini and Hix, 2006; Westlake, 2016; Tilindyte, 2019) in termini di visibilità e non ha portato nessun effettivo vantaggio elettorale né tantomeno ha modificato il sentiment della campagna (Belluati, 2016). Il tentativo viene replicato anche nel 2019, con esiti, percepiti, ancora peggiori almeno in termini di visibilità mediatica e di mobilitazione politica. Il presente contributo intende analizzare i punti di forza e di debolezza della proposta del leader europeo (Dinan, 2015) integrando tre diversi focus di osservazione. Il primo è l’elaborazione del progetto dal punto di vista istituzionale analizzando i materiali preparatori della campagna e il punto di vista di comunicatori istituzionali e di alcuni addetti alla comunicazione di gruppi politici europei raccolti attraverso interviste qualitative. Il secondo intende discutere i risultati di uno sguardo comparativo sulla presenza degli spitzenkandidaten nel dibattito pubblico in alcuni paesi europei attraverso indicatori di visibilità e salienza ricavati dal confronto del coverage di alcuni quotidiani. Infine si intende analizzare la performance, in termini di analisi del discorso e di engagement, del faccia a faccia dei candidati svoltosi il 15 maggio. Rifrimenti Bibliografici Bartolini S., Hix S., 2006, Should the Union be ‘politicised’ ? Prospects and Risks in Politics: The Right or the Wrong Sort of Medicine for the EU?, in “Notre Europe Policy Paper”; 2006/19. Bellamy R. and Castiglione D., 2003, Legitimizing the Euro-“Polity” and its “Regime”: the Normative Turn in EU Studies, in “European Journal of Political Theory”, vol. 2, pp. 7-34. Belluati M., 2016, Signs of Europeanization? The 2014 EU election in European newspapers in “Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza Politica”, vol. 46, pp 131-150 Belluati M., 2018, Euroscepticism and the Public Sphere in Guido Levi e Daniela Preda (eds) Euroscepticisms Resistance and Opposition to the European Community/European Union, Bologna, Il Mulino, pp. 61-74 Calise M., 2016, La democrazia del leader, Bari, Laterza; Cavalli L., 1992, Governo del leader e regime dei partiti, Bologna, Il Mulino de Vreese, C. H. – Lauf, E. – Peter, J. (2007), The Media and European Parliament Elections: Second-Rate Coverage of a Second-Order Event?, in: W. van der Brug – C. van der Eijk (eds), European Elections and Domestic Politics: Lessons from the Past and Scenarios for the Future, Notre Dame, Indiana, University of Notre Dame Press. Dinan D., 2015, Governance and Institutions: The Year of the Spitzenkandidaten, in “Journal of Common Market Studies”, Vol. 53, pp. 93-107. Hobolt S.B., 2014, A Vote for the president? The role of Spitzenkandidaten in the 2014 European Parliament elections, in “Journal of European Public Policy”, Vol. 21(10), pp. 1528-1540. Hobolt S.B., 2015, Does personalisation increase turnout? Spitzenkandidaten in the 2014 European Parliament elections, in “European Union Politics”, Vol. 16(3), p. 350. Itanes 2013, Voto Amaro. Disincanto e crisi economica nelle elezioni del 2013, Bologna, Il Mulino. McCormick J., 2015, European Union Politics, London, Macmillan International; Nielsen J.H., Franklin M.N., 2016, The Eurosceptic 2014 European Parliament Elections: Second Order or Second Rate?, Berlin, Springer; Penalver García N. and Priestley J., 2015, The Making of a European President, Palgrave Macmillan; Reif K. and Schmitt H., 1980, Nine second-order national elections.A conceptual framework for the analysis of European election results, European Journal of Political Research, vol. 8, pp. 3-44 3 Roncarolo F., 2008, Leader e media: campagna permanente e trasformazioni della politica in Italia, Roma, Guerini; Tilindyte L., 2019, Election of the President of the European Commission Understanding the Spitzenkandidaten process, European Parliamentary Research Service Members' Research Service PE 630.264 – April 2019. Vauchez A., 2016, Democratizing Europe, Springer; Ventura S., 2019, I leader e le loro storie. Narrazione, comunicazione politica e crisi della democrazia, Bologna, Il Mulino; Westlake M., 2016, Chronicle of an election foretold: the longer-term trends leading to the 'Spitzenkandidaten' procedure and the election of Jean-Claude Juncker as European Commission President, LEQS paper No 102/2016.

 

Panel 5.4 Narratives of Europe by left- and right-wing populist parties. New topics for old conflicts in contemporary political communication and discourse. (I)


The conflict with the European Union is one of the defining features of both left-wing and right-wing populist forces across Europe. Whether in government or in opposition, populist parties oppose supranational integration for a number of heterogeneous (but often interlinked) factors: to take back sovereignty at national level; to oppose the neoliberal-oriented and prolonged austerity therapy which marks the European political economy; to foster neo-nationalist projects by resorting to a strong sense of national identity vis-à-vis European integration. The case of the current Italian government, for instance, represents a formidable mix of all the above-mentioned elements. On the one hand, the populist executive formed by the Five Star Movement and The League entered in open conflict with European institutions, and signally the Commission, with respect to government budget and deficit (or, the extent of fiscal austerity); on the other, The League resorts also to a strongly nationalist and anti-immigration discourse (‘Italians first!’) which, not without ambiguity and contradictions, put the question of national identity and sovereignty on top of the political agenda.
Given the extent of socio-economic crisis across European countries, and the crisis of political legitimation of European institutions, it is likely that in the next few years the conflict between populist forces/parties and the EU will intensify and accrue as a continent-wide political cleavage. In this framework, while consistent bodies of literature enquired key aspects of populism (i.e. history and theory of populism, internal organization of populist parties and electoral performances, populist discourse), the question of the populist narratives of ‘Europe’ remains often overlooked.
The panel proposal, thus, aims at shedding light on the discursive strategies through which populist parties ‘construct’ and define the European Union at domestic level and vis-à-vis the EU itself. In particular, we would encourage analysis of the frames, topics and communication style of populist political discourse especially after the 2008 crisis onwards. Potential research topics could be:
- General characteristics of the narratives of the EU in populist discourse;
- Comparative analysis of populist parties in relation to the EU;
- Differences/similarities of the narratives of Europe in left-wing and right-wing populism;
- Populists from outsiders to government force: the same old story(telling)?
- Narratives of the nexus neoliberalism/austerity, the European Union, and populist forces;
- Narratives of specific events, i.e. the already-mentioned struggle between the Italian government and the EU over budget deficit – but other topics could include immigration, foreign relations, religious issues, etc.
- More theoretical analysis of populist discourse;
- Specific research approaches to populism as Critical Discourse Analysis, Cultural Political Economy, and potential empirical application;
- Examples of potential research projects concerning populist narratives and the European Union. ¬
5.4a Narratives of Europe by left- and right-wing populist parties. New topics for old conflicts in contemporary political communication and discourse.

Chairs: Adriano Cozzolino, Diego Giannone

Discussants: Mauro Santaniello

The construction of Europe in right-wing populist parties in Italy and Spain. Towards a common eurosceptic framework in Southern Europe?
Adriano Cozzolino, Rosa Schioppa
AbstractIn the last years, the European space is increasingly characterised by the confrontation between pro-European parties, prominently from centre-left and centre-right wing positions, and the rise of euroskeptic forces and parties, also in this case from both the left and the right. The European Union (EU) will probably become, in the next few years, the principle political cleavage in the old continent, side-lining with, or even superseding the tradition left-right cleavage. While literature on populism and euroscepticism has extensively tackle the rise, discourse and organization of populist parties, along with the historical and socio-economic conditions in which these forces emerge as leading actors at domestic level, the discursive elements of the construction of Europe in right-populism are still under-explored, especially in comparative perspective. The paper therefore aims to fill this gap by looking at the construction of Europe in two right-wing populist parties, the first is the Italian The League, the second is the Spanish Vox. By exploring the electoral manifestos for the European Parliament elections (2019), the research will explored how populists ‘construct’ the EU and differences and similarities between these parties. The methodology, eventually, is Critical Discourse Analysis.

These are not just words – A cultural political economy perspective on the construction of ‘Europe’ in Italy’s right-wing populism
Daniela Caterina
AbstractThe endurance of crisis phenomena has severely subverted the balance of power within and between the member states of the European Union (EU). More than ten years after the onset of such a crisis spiral, a Gramscian perspective on the present politico-economic situation preserves, I argue, key potentialities to make sense of its complexities and ambiguities. Ongoing hegemony struggles at different but highly interconnected levels have namely unleashed a heated renegotiation of the balance between consensus and coercion. In this context, no analysis of the present Europe-wide quest for consensus can afford to neglect the populist wave in European politics. This study focuses on the Italian case, which is quite striking in this respect. Here the rebalancing of consensual and coercive elements under the populist government of Lega Nord (LN) and 5-Star Movement has added to the progressive shift of the country from a widely acknowledged ‘EUphoric’ stance to one of bold opposition. The reference to Europe is key for Italy’s right-wing populists because it allows them to distinguish themselves concerning a broad range of debated issues in economic and fiscal policy, security and migration policy, labour and social policy – just to mention some of the most controversial ones. Any alternative “other” in the construction of their populist narrative (‘vs austerity’, ‘vs refugees’ etc.) would never be so encompassing as the reference to Europe allows. In the light of this, in this paper I argue that such a populist narrative of Europe can hardly be discarded as a mere rhetorical exercise by the LN leader Salvini and his colleagues. The complexity of the reference to Europe in Italy’s right-wing populist discourse rather suggests that such a narrative represents a key part of the hegemony project advanced by these political forces. The discursive element is in fact a valuable entry-point but also urges not to detach the analysis of any populist narrative of Europe from its extra-discursive politico-economic embedding featuring a complex interplay also of agential and structural selectivities. True to these core arguments, this work adopts a cultural political economy theoretical perspective as developed by Bob Jessop and Ngai-Ling Sum. The empirical study of the narrative of Europe concentrates on the timespan of the electoral campaign preceding the 2019 European Parliament election and, methodologically, draws on Fairclough’s critical discourse analysis approach.

Political parties, the radical right and religious communication: An analysis of parties' Facebook posts and election manifestos in seven Western European countries
Jakob Schwörer, Xavier Romero Vidal
AbstractPolitical scientists have strongly focused on the religiosity of voters and its effects on electoral behaviour. However, religious stances of political parties have largely been neglected. Yet, some scholars argue that religion is on the rise again due to the success of populist radical right parties, which use religious references as a campaigning strategy and present themselves as defenders of Christianity against a Muslim threat. Conducting a dictionary-based quantitative content analysis of election manifestos and Facebook posts of 36 political parties in seven Western European countries, this study provides evidence that populist radical right parties frame Islam in a more negative way than other party groups while presenting Christianity in a more positive tone. However, while Islam is a salient issue for the radical right, Christianity is not addressed frequently. Thus, we do not find that religion is a core discursive strategy in party communication for radical right parties

 

Panel 5.4 Narratives of Europe by left- and right-wing populist parties. New topics for old conflicts in contemporary political communication and discourse. (II)


The conflict with the European Union is one of the defining features of both left-wing and right-wing populist forces across Europe. Whether in government or in opposition, populist parties oppose supranational integration for a number of heterogeneous (but often interlinked) factors: to take back sovereignty at national level; to oppose the neoliberal-oriented and prolonged austerity therapy which marks the European political economy; to foster neo-nationalist projects by resorting to a strong sense of national identity vis-à-vis European integration. The case of the current Italian government, for instance, represents a formidable mix of all the above-mentioned elements. On the one hand, the populist executive formed by the Five Star Movement and The League entered in open conflict with European institutions, and signally the Commission, with respect to government budget and deficit (or, the extent of fiscal austerity); on the other, The League resorts also to a strongly nationalist and anti-immigration discourse (‘Italians first!’) which, not without ambiguity and contradictions, put the question of national identity and sovereignty on top of the political agenda.
Given the extent of socio-economic crisis across European countries, and the crisis of political legitimation of European institutions, it is likely that in the next few years the conflict between populist forces/parties and the EU will intensify and accrue as a continent-wide political cleavage. In this framework, while consistent bodies of literature enquired key aspects of populism (i.e. history and theory of populism, internal organization of populist parties and electoral performances, populist discourse), the question of the populist narratives of ‘Europe’ remains often overlooked.
The panel proposal, thus, aims at shedding light on the discursive strategies through which populist parties ‘construct’ and define the European Union at domestic level and vis-à-vis the EU itself. In particular, we would encourage analysis of the frames, topics and communication style of populist political discourse especially after the 2008 crisis onwards. Potential research topics could be:
- General characteristics of the narratives of the EU in populist discourse;
- Comparative analysis of populist parties in relation to the EU;
- Differences/similarities of the narratives of Europe in left-wing and right-wing populism;
- Populists from outsiders to government force: the same old story(telling)?
- Narratives of the nexus neoliberalism/austerity, the European Union, and populist forces;
- Narratives of specific events, i.e. the already-mentioned struggle between the Italian government and the EU over budget deficit – but other topics could include immigration, foreign relations, religious issues, etc.
- More theoretical analysis of populist discourse;
- Specific research approaches to populism as Critical Discourse Analysis, Cultural Political Economy, and potential empirical application;
- Examples of potential research projects concerning populist narratives and the European Union. ¬
5.4b Narratives of Europe by left- and right-wing populist parties. New topics for old conflicts in contemporary political communication and discourse.

Chairs: Adriano Cozzolino, Diego Giannone

Discussants: Adriano Cozzolino

Bavarian Betrayal: Revival of the Western betrayal discourse in relation to Germany’s role in enabling democratic backsliding in Hungary
Dániel Kovarek
AbstractMuch ink has been spilled to scrutinize how democratic backsliding in European Union member states, like Poland, Hungary and Romania, has undermined checks and balances, the rule of law, as well as judicial and academic freedom, but little research has been done on how EU’s response to illiberal policies (or lack thereof) has transformed citizens’ perceptions about European-level political actors and other EU-member countries. The article explores a contemporary political discourse on how the European Union, and more specifically, German political actors enable de-democratization in Hungary by refraining from formal and informal sanctions against the increasingly authoritarian Prime Minister Viktor Orbán and his Fidesz party. The study conducts a qualitative text analysis of Hungarian media and labels the emerging discourse as ’Bavarian betrayal’, as a reference to the close ties between Fidesz and CSU, EPP’s Manfred Weber, as well as the overwhelming influence of Southern German, mainly Bavarian, industry on Hungarian policy-making and legislation. The article also underlines the striking parallel to historic variants of the ’Western betrayal’ discourse, a common theme in many Central-Eastern European countries’ collective memory, arguing that at some point of their past – mostly before or after WWII – Western powers sacrificed their sovereignty or democratic institutional arrangement for the sake of their own benefits. It does so by scrutinizing three case studies: about the role of German automobile manufacturers in countenancing de-democratization; about Deutsche Telekom’s role in tearing down press freedom; and lastly, on EPP’s inactivity in the context of CEU’s expulsion from Hungary. The study reveals how the Bavarian betrayal, as a frame of interpretation, prevails in discourses embraced by far-right, moderate and radical leftist, as well as centrist actors alike, having created an unprecedented consensus within the otherwise fragmented and ideologically divided opposition. Analysis of newspaper articles, MP/MEP statements and political speeches is accompanied by scrutiny of survey data from Eurobarometer waves, assessing the quantifiable effect of the perceived betrayal on the European Parliament’s and Germany’s image among respondents opposing the government. Findings forewarn the EU of losing even its most ardent supporters, if Fidesz’s authoritarian measures are left without response from EPP’s and Germany’ side.

Gli interventi populisti di destra al Parlamento europeo: un'analisi linguistica in italiano e tedesco
Silvia Sommella
AbstractIl presente studio intende analizzare da una prospettiva contrastiva nella lingua italiana e nella lingua tedesca la concettualizzazione dell’Europa negli interventi al Parlamento europeo di due dei maggiori partiti populisti di destra in Italia e in Germania: la Lega, rappresentata dal gruppo parlamentare Europa delle Nazioni e delle Libertà, e l’AfD, rappresentata dal gruppo parlamentare Europa della Libertà e della Democrazia Diretta. Tale ricerca prende in considerazione gli interventi politici a partire dal 2018, anno che ha visto il successo elettorale della Lega, con la formazione del governo Lega-Movimento Cinque Stelle, e in cui l’AfD ha ottenuto consensi in Baviera, entrando per la prima volta nel Parlamento locale. Sulla base del quadro teorico della metafora concettuale (Lakoff/Johnson 1980), si intendono individuare scelte lessicali e domini semantici utilizzati intorno al discorso sull’Europa. A tale scopo il metodo si basa sulla “metaphor identification procedure” (MIP) del Pragglejaz Group (2007) e sull’uso del Software AntConc per l’individuazione di determinate co-occorrenze e scelte lessicali attraverso parole chiave come ad esempio “Unione Europea”, “Europa”, “EU”. Punti centrali degli interventi selezionati, che presentano un chiaro focus sull’Europa, sono la questione del fallimento dell’UE e il bisogno di un cambiamento, il quale si rispecchia nella concettualizzazione dell’Europa come una fortezza, per cui sarebbe necessario ridefinire i confini e tenere ben salda l’idea di Stato-nazione come un contenitore. In tempi recenti, con il sempre maggiore successo dei partiti populisti, si assiste a un aumento di sfiducia nei confronti dell’Europa, la quale viene rappresentata attraverso un’immagine fortemente negativa (Passarelli/Tuorto 2018), laddove l’apertura dei confini viene percepita come una minaccia al benessere del paese (Schwӧrer 2016). Tali partiti tendono ad ottenere una certa influenza attraverso la loro contrapposizione all’UE (Anselmi/Blokker/Urbinati 2018) e sulla base di determinate strategie retoriche. La presente analisi parte dall’assunto che la metafora concettuale sia in grado di evocare dei frames, strutture cognitive, che influenzano il comportamento e la ricezione delle persone. Sulla base degli interventi analizzati, obiettivo ultimo sarà, dunque, quello di individuare analogie e differenze nel tipo di messaggio veicolato dai due partiti populisti di destra e il tipo di ricezione che ne consegue.

Populist Identities and Security Threats - Gradual Securitization in the Hungarian Political Discourse
Peter Visnovitz
AbstractThis proposed paper explores the interaction between populist identity politics and security discourses, arguing that populist legitimacy in more reliant on the construction of continuous external threats than on the specific category of the people and the elite. The argument about the central role of a continuous security discourse is made through an alternative conceptualization of securitization processes within the framework of securitization theory. Building on an externalist view of the actor-audience relationship in the Copenhagen School’s securitization concept (Stritzel 2007), as well as on the persistent, long-term quality of securitization conceptualized by the Paris School (Bigo 2002), a case is made for understanding securitization as a gradually evolving process that is being created, re-created and re-aligned over time within a political discourse. The gradual evolution of a security discourse is described by consecutive securitizing moves in time, and by a chain of issues framed as existential threats, semantically connect to each other. The paper argues that this gradual evolution of security makes it possible for populists to continuously adapt the definition of their “us”-group (the people) and their “them”-group (the elite) to the local political context. It also allows them to maintain an ideological flexibility, making it possible for populist regimes in power to identify themselves with the threatened people even if they are in a de-facto and de-jure elite position. The empirical case of political discourse about immigration in Hungary between 2014 and 2018 will be presented to illustrate the model in practice. The paper argues that the securitization of immigration in Hungary was not based on a single speech act: instead, a number of speech acts over the period of years built up a continuously changing security discourse that maintained the perception of an existential threat, and thereby solidified the populist regime's position within the threatened "us-group" of the "Hungarian people". The evolution of this security discourse will be presented through the analysis of Hungarian political documents, speeches and media texts, including a series of government letters and government-distributed surveys, so-called “national consultations”, which I argue represented different elements of a securitizing chain. The paper proposes to show how a number of interconnected threat issues present in these national consultations contributed to the development of a gradually evolving securitization process, which became a key element of a threat-based populist campaign discourse contributing largely to the incumbent regime’s election victory in Hungary in 2018.

 

Panel 5.5 Network media logic e campagne elettorali (I)


Le campagne elettorali sono cambiate radicalmente nell’ultima decade. Gli attori politici, infatti, hanno dovuto adattare le loro strategie ai differenti ecosistemi mediali. I principali cambiamenti mostrano come la ‘networked media logic’ sia alla base del cambio di paradigma della comunicazione, che si traduce nell’ibridazione tra legacy media (stampa e tv), personal media (social media e instant messaging) e face-to-face (rallies ed eventi sul territorio). Le seguenti tendenze segnano l’evoluzione della comunicazione elettorale contemporanea:

(i) l’intermediazione diretta tra attori politici ed elettori attraverso i social media;
(ii) la personalizzazione del flusso di comunicazione, sia nella direzione della sua leaderizzazione, sia della micro-targettizzazione dei pubblici frammentati, per sfruttare le echo chambers e le fanbase a fini di propaganda;
(iii) l’emozionalizzazione come conseguenza dell’innovazione tecnologica, ma anche come progressiva emancipazione delle scienze sociali dal paradigma della razionalità calcolista.

Questo panel intende discutere contribuiti teorici ed empirici che focalizzino la ricerca sui processi e sulle dinamiche più innovative delle strategie elettorali. Sono ritenuti d’interesse paper sulle elezioni di prim’ordine (Politiche), ma anche di second’ordine (Amministrative ed Europee). È possibile discutere indagini di caso e in ottica comparata. Particolare attenzione potrà essere riservata alle ricerche sulla campagna elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo del 26 Maggio 2019. Più specificamente, il panel intende concentrarsi sui seguenti filoni di analisi:

- strategie comunicative e di mobilitazione di leader e partiti che evidenzino le interdipendenze tra media, web e territorio, anche declinate in relazione a singoli aspetti specifici;
- strategie digitali per l’attivismo e la mobilitazione, con particolare riferimento alle modalità di interconnessione tra online e offline (uso di piattaforme per la mobilitazione, database degli elettori, strategie ‘data driven’, ecc.);
- strategie per la produzione di engagement su social network e piattaforme di instant messaging, anche attraverso l’uso delle immagini (frame emotivi, negativizzazione, popolarizzazione, intimizzazione, populismo comunicativo);
- strategie di risposta dei pubblici alle strategie comunicative degli attori politici sui social network (meme, re-framing etc.).
5.5a Network media logic e campagne elettorali

Chairs: Roberta Bracciale, Cristopher Cepernich

Discussants: Giuliano Bobba

La comunicazione politica, l’insidia delle fake news nell’era dei populismi e della disintermediazione
Francesco Pira
AbstractLa manipolazione dell’opinione pubblica attraverso le piattaforme social sta emergendo come una criticità che minaccia la vita pubblica. I dati pubblicati dall’Oxford Internet Institute nel 2018, evidenziano come in 30 paesi sui 48 oggetto dell’indagine, agenzie governative, partiti politici stanno sfruttando le piattaforme social per alterare l’ambiente informativo, veicolare disinformazione e fake news, per promuove scetticismo e sfiducia con l’obiettivo di polarizzare i processi di formazione del voto, alimentare derive populiste e minare i processi democratici di partecipazione politica. In un tale contesto sociale e politico la verità oggettiva diventa secondaria nei confronti di una comunicazione politica centrata sull’emotivismo, che sfrutta il potere dell’algoritmo per modificare la percezione del reale, alterare i bias cognitivi in base ai quali gli individui definiscono il frame culturale di riferimento e attribuiscono veridicità ai contenuti a cui vengono esposti. Si realizza così una manipolazione che ha effetti profondi sui modelli culturali e cognitivi degli individui distorcendo i meccanismi di costruzione della fiducia e credibilità. La polarizzazione dell’opinione pubblica che ne deriva ingenera violenza e paura e cristallizza opinioni e posizioni rendendo difficile l’opera di debucking e di ricostruzione della credibilità basata sulla ricerca della verità oggettiva. Le strategie di comunicazione appiano sempre più focalizzate sulla ricerca ossessiva del consenso elettorale e sulla gestione del potere tesa a indebolire i meccanismi di tutela della partecipazione democratica. La scena politica e le nuove dinamiche indotte dai processi di digitalizzazione della società stanno conducendo ad un ribaltamento della nozione di potere così come teorizzata da Foucault, il quale sosteneva che esso non si concentra in una sola istituzione. Il potere nella sua visione opera ad ogni livello dell’interazione sociale, in tutte le istituzioni sociali e attraverso ciascun individuo. Si assiste ad un ribaltamento del paradigma della relazione tra potere e conoscenza e della loro correlazione che li rafforza a vicenda. Nella società digitale la costruzione di potere non è più frutto della conoscenza che crea credibilità e autorevolezza. Siamo di fronte ad una progressiva perdita di credibilità di istituzioni e fonti ufficiali di informazione e conoscenza (giornalismo, scuola, informazione scientifica, chiesa), che ha aperto il campo all’affermazione di “nuovi soggetti inaspettati indesiderati, assai diversi da quelli che tradizionalmente agivano in tali contesti, come i partiti tradizionali e media mainstream.” (Gili & Maddalena: 2018, p. 9) E’ questo il caso dei movimenti politici come “tea party (Stai Uniti), Manif pour tous (Francia), Podemos (Spagna), o il M5S (Italia), pur assai diversi fra loro per storia e orientamenti, ma accomunati dal carattere di movimenti «antisistema», hanno dimostrato di potersi giovare dei nuovi media per produrre messaggi non contemplati dalle élite istruite ed ai pensieri dominanti, vedendo crescere il loro seguito e la loro incidenza sociale.” (ibidem, p. 9). La politica sfrutta la disintermediazione per una costruzione del potere fondato sull’annullamento del processo di costruzione della conoscenza per lasciare spazio alla polarizzazione e ad una opinione pubblica fondata sulla misinformation. Morozov (2013, p. 139), sostiene che la politica opera sul paradigma del compromesso essa non è perfetta, alcuni cittadini potranno restare delusi. Invece il clima di ricerca perenne del consenso, la trasformazione in atto nella società liquida (Bauman) ha trasformato i cittadini in consumatori che acquistano attraverso il voto un ticket per un servizio che pretendono ritagliato sulle proprie esigenze, senza compromessi, e questo sta producendo con tutta evidenza una devianza pericolosa nel campo della politica. I dati che emergono dall’indagine IPSOS MORI (2018) condotta in 27 paesi evidenzia come vi sia a livello globale una falsa percezione da parte degli individui sull’impatto che le notizie false, post-verità e i filtri dei motori di ricerca e dei social network hanno sulle proprie vite e su quelle degli altri. Il 65% pensa che le altre persone vivano in una bolla su Internet, per lo più in cerca di opinioni con le quali sono già d'accordo, ma solo il 34% afferma di vivere in una propria “bolla”, il 63% è fiducioso di poter identificare notizie false, ma solo il 41% pensa che gli altri siano in grado di farlo; il 58% pensa di essere meglio della media nell’individuare notizie false, solo il 28% pensa di non essere in grado di individuarle; il 60% pensa che le altre persone non si preoccupano più dei fatti, credono solo quello che vogliono, il 59% pensa di avere una migliore comprensione delle realtà sociali come i tassi di criminalità rispetto alla persona media, solo il 29% pensa di no. Agcom (Osservatorio sulla disinformazione online, 2019) evidenzia come nel semestre che ha seguito lo svolgimento delle elezioni politiche in Italia “la disinformazione ha interessato l’8% dei contenuti informativi online prodotti mensilmente lo scorso anno e ha riguardato soprattutto argomenti di cronaca e politica (nel 53% dei casi) e notizie di carattere scientifico (18% dei contenuti di disinformazione). Un del fenomeno che si sta ampliando in modo esponenziale, un esempio lampante è la campagna elettorale del Parlamento europeo in pieno svolgimento, che risulta essere nel mirino dell'industria delle notizie false. Google ha annunciato che solo in Italia nei primi tre mesi dell'anno sono stati bloccati 11.717 account che hanno fornito informazioni false sulla loro identità; annunci falsi pubblicati o notizie false diffuse. In tutta l'Unione europea, Google ha agito ben 79.503 volte, bloccando un account falso uno ogni 120 secondi. L'attività di Facebook e Twitter, che fornisce dati aggregati, risulta da questo punto di vista più nebulosa. Il social network creato da Mark Zuckerberg è finito nel bersaglio nel 2018 dopo lo scoppio dello scandalo di Cambridge Analytica, che rivelava come i dati di oltre 87 milioni di utenti fossero utilizzati a loro insaputa per guidare il voto delle elezioni presidenziali americane e risultato del referendum sulla Brexit - ha bloccato circa 600 mila annunci pubblicitari nell'Unione europea. Twitter, dove secondo uno studio recente le notizie false si propagano due volte più velocemente delle notizie reali, non pubblica dati specifici sull'UE. Globalmente, afferma di aver eseguito 53 milioni di account. Come già richiamato in altri lavori la modernizzazione ha portato al prevalere della democrazia dell’economia sulla democrazia della cultura trasformandola in mercato industrializzato di massa della cultura, sottraendo perciò strumenti per l’interpretazione e riducendo sempre di più lo spazio per la creazione di una cultura collettiva a favore di un consumismo “culturale”(Bauman, 2015). Gli individui si rifugiano nelle echo chambers, gruppi e ambienti dove si incontrano solo con altri individui che sono tendenzialmente già allineati sulle stesse opinioni, la de-ideoligizzazione della società ha indotto le persone a ricercare nuovi punti di riferimento. Così il proliferare delle cascate informative, la facilità con cui fake news vengono rilanciate attraverso il web e persistono negli ambienti digitali è la dimostrazione di quanto possa essere difficile identificarle e di quanto sia più difficile smascherare la misinformation , perché confonde il margine tra fatto e opinione. Il risultato è che il pubblico riceve un’informazione e, anche se questa non corrisponde alla realtà dei fatti, se è coerente con l’idea che l’individuo si è fatto, la condivide. La società digitalizzata dunque rappresenta l’ambiente che ha consentito l’accelerazione di un fenomeno che accompagna la storia, la costruzione e veicolazione delle fake news come strumento di conquista e gestione del potere che si innesta in un processo di mutazione del concetto stesso di verità. Come sostengono Gili e Maddalena.(2018, p.7) “[…] nel corso del Novecento sono profondamente mutati i concetti di «verità» e di «riferimento alla realtà», cioè di quei concetti che, per quanto al centro di profonde trasformazioni, avevano sempre conosciuto un reciproco richiamo in modo tale da costituire un argine contro le azioni e i progetti manipolatori I processi di disintermediazione che hanno condotto gli individui a vivere all’interno delle cosiddette “bubble”(Parisier, 2011), nelle quali sono in connessione con persone che la pensano come loro o che sono d’accordo con il proprio punto di vista, rappresentano il terreno ideale per costruire strutture di inganno e manipolazione all’interno di un quadro di apparente credibilità. Del resto “credibilità e fiducia sono le condizioni fondamentali di qualsiasi rapporto di influenza, consapevole o inconsapevole.” (Gili, 2005, p. 71) e all’interno di questi ambienti “chiusi”, che si fondano sul principio “ti credo perché la pensi come me”, è facile che si realizzino effetti manipolatori. Nell’era della post verità la politica e il movimentismo che ha assunto un ruolo predominante sulla scena politica europea stanno cavalcando l’onda della risposta emotiva alimentata da sfiducia e paura. Prevalgono gli slogan preconfezionati. La razionalità dei fini prevale sull’insieme di interessi e valori e si adottano strategie atte a penetrare nell’opinione pubblica per conquistare consenso in chiave elettorale. Nel linguaggio politico appannaggio dei populismi la verità assume un’importanza secondaria ed i media diventano strumenti per governare il potere.

Online campaigning and social bot-like users: Gamification and engagement patterns in the 2019 EP election campaign
Maurizio Tesconi, Francesco Grisolia
AbstractIn the last years social media have become a fundamental environment for opinion-making processes both for citizens as news source (Newman, Fletcher et al., 2017) and as a reference point for mainstream media (Broersma & Graham, 2012; von Nordheim, Boczek, & Koppers, 2018) as well as decisive arenas for political communication. Indeed, several studies highlight that social media can affect citizens’ political and voting behaviours (Jones, Bond et al., 2017; Ceron, Curini, Iacus, & Porro, 2014). Due to its public nature, and being a platform designed for news sharing rather than pure entertainment (Jungherr, 2016; Maireder & Ausserhofer, 2014) Twitter seems particularly suited for the observation of such processes of political communication. However, the circulation of information on the Twittersphere can be influenced by the presence of social bots, automated and possibly coordinated accounts (botnets) able to post content and interact with and mimic human users (Ferrara, Varol et al., 2016; Stella, Ferrara & De Domenico, 2018). Most importantly, social botnets have been proven to affect election campaigns and their outcomes (Bovet & Makse, 2019). Gamification, that is the use of video-game elements in non game systems (Deterding et al., 2011) can also affect the dynamics of online political campaigning and participation, promoting a higher degree of participation by social media users. In our study we focus on the Twitter activity of Matteo Salvini, former Italian Interior Minister and leader of the Lega party, who is known to be extremely active on Twitter and other social media platforms. Our analyses confirm his online predominance and shed light on a peculiar group of Salvini’s supporters, which we label devotees for their commitment and intense retweeting activity.

“Still Alex from the Block?” Analisi linguistico-semiotica della comunicazione multimediale di Alexandria Ocasio-Cortez.
Alessandra Serra
AbstractAlexandria Ocasio Cortez è attualmente la più giovane congress-woman degli Stati Uniti. Nel 2018 ha compiuto un’impresa giudicata del tutto imprevedibile, conquistando dapprima la candidatura alle primarie del Partito Democratico del Collegio newyorkese di Bronx e Queens, e poi il seggio parlamentare alle spese di un rappresentante Dem locale ben più noto e titolato di lei. Il risultato ha consegnato la Ocasio a una popolarità mondiale, guadagnata anche - e forse soprattutto - in virtù di un modello comunicativo innovativo e di grande incisività, declinato prevalentemente sui media digitali. Donna, giovane, di etnia Latina e Afroamericana, di origini sociali modeste: un cluster di caratteristiche che ben si adatta a una tipologia comunicativa fondata sull’autorappresentazione identitaria in un’ottica di gender e social empowerment. L’analisi impiega un approccio linguistico-semiotico applicato all’ambito dei Media e Cultural Studies ed è finalizzata a tracciare il quadro d’insieme delle pratiche e delle strategie comunicative impiegate dalla Ocasio. L’ indagine sarà circoscritta prevalentemente alla CMC della comunicazione social e sarà focalizzata su tre direttrici principali: 1) le caratteristiche dell’idioletto della Ocasio; 2) la relazione tra i social media utilizzati e la formulazione del messaggio; 3) come questa comunicazione operi una riconfigurazione del ruolo e della funzione del politico come “alias” dell’elettore nell’immaginario collettivo della società contemporanea statunitense e delle sue simbologie. Il risultato dell’analisi ricostruisce i tratti di una modalità espressiva improntata allo storytelling autobiografico, mirata alla rappresentazione (e alla rappresentanza) di una comunità sociale, etnica e politica minoritaria, realizzata attraverso una semiotica tesa a creare un coinvolgimento individuale col destinatario del messaggio in un complesso gioco di interpolazione empatica tra emittente e ricevente. La peculiarità del contesto social offre inoltre una serie di indicatori che segnalano il progressivo adattamento della comunicazione politica in ragione del medium usato e del bacino di utenza coinvolto.

 

Panel 5.5 Network media logic e campagne elettorali (II)


Le campagne elettorali sono cambiate radicalmente nell’ultima decade. Gli attori politici, infatti, hanno dovuto adattare le loro strategie ai differenti ecosistemi mediali. I principali cambiamenti mostrano come la ‘networked media logic’ sia alla base del cambio di paradigma della comunicazione, che si traduce nell’ibridazione tra legacy media (stampa e tv), personal media (social media e instant messaging) e face-to-face (rallies ed eventi sul territorio). Le seguenti tendenze segnano l’evoluzione della comunicazione elettorale contemporanea:

(i) l’intermediazione diretta tra attori politici ed elettori attraverso i social media;
(ii) la personalizzazione del flusso di comunicazione, sia nella direzione della sua leaderizzazione, sia della micro-targettizzazione dei pubblici frammentati, per sfruttare le echo chambers e le fanbase a fini di propaganda;
(iii) l’emozionalizzazione come conseguenza dell’innovazione tecnologica, ma anche come progressiva emancipazione delle scienze sociali dal paradigma della razionalità calcolista.

Questo panel intende discutere contribuiti teorici ed empirici che focalizzino la ricerca sui processi e sulle dinamiche più innovative delle strategie elettorali. Sono ritenuti d’interesse paper sulle elezioni di prim’ordine (Politiche), ma anche di second’ordine (Amministrative ed Europee). È possibile discutere indagini di caso e in ottica comparata. Particolare attenzione potrà essere riservata alle ricerche sulla campagna elettorale per le elezioni del Parlamento Europeo del 26 Maggio 2019. Più specificamente, il panel intende concentrarsi sui seguenti filoni di analisi:

- strategie comunicative e di mobilitazione di leader e partiti che evidenzino le interdipendenze tra media, web e territorio, anche declinate in relazione a singoli aspetti specifici;
- strategie digitali per l’attivismo e la mobilitazione, con particolare riferimento alle modalità di interconnessione tra online e offline (uso di piattaforme per la mobilitazione, database degli elettori, strategie ‘data driven’, ecc.);
- strategie per la produzione di engagement su social network e piattaforme di instant messaging, anche attraverso l’uso delle immagini (frame emotivi, negativizzazione, popolarizzazione, intimizzazione, populismo comunicativo);
- strategie di risposta dei pubblici alle strategie comunicative degli attori politici sui social network (meme, re-framing etc.).
5.5b Network media logic e campagne elettorali

Chairs: Roberta Bracciale, Cristopher Cepernich

Discussants: Michele Sorice

Parties and electoral campaigns: “to buy” pattern and the partnership model in the digital era.
Rossana Sampugnaro
AbstractThe study aims to explore the link between digital platform and grass-root mobilization in post modern electoral campaigns, reflecting critically on new approaches to activate supporters and to “get out the vote”. Concerning the planning and development of the parties' electoral campaigns, many elements of the third age of political communication can be observed (Blumer, Gurevitch, 2001). As highlighted by Norris (2000), postmodern campaign must be of a long-term activity that party organization is not able to implement without external resources. In this phase, parties have outsourced some activities: study of political policies, polls on electorate preferences and planning and implementation of political campaigns . Many of their functions, once performed by their complex unitary organizations, are now carried out from their margins (Sampugnaro, 2015) and often exploited in the digital platform. Other actors perform the same tasks instead of party departments: consultants, think tanks, associations, politics organizations or informal groups, etc. As we will see, the relation between party and these actors can assume different shapes: from top-down relation to peer approach. Reflecting on these elements, it is possible to highlight dissimilar solution that combine levels of central control on campaign and different types of engagement. From “to buy pattern” to “partnership pattern”, the paper analyses the evolution of electoral campaigns (in particular the strategy of mobilization in the digital era) and hypothesises different landings depending from political culture, economic resources and contextual conditions.

Elezioni Europee 2019: a “social order” campaign?
Edoardo Novelli, Melissa Mongiardo
AbstractIl paper si basa sui dati raccolti dall’European Elections Monitoring Center, progetto di ricerca internazionale sviluppato dall'Università di Roma Tre con il supporto Parlamento europeo, in occasione della campagna elettorale per le elezioni europee del 2019. La ricerca ha coinvolto 28 unità di ricerca universitarie nazionali (oltre cento ricercatori appartenenti a circa 50 università e centri di ricerca) che hanno monitorato e analizzato i materiali elettorali (manifesti, spot politici e contenuti dei social media) prodotti nelle quattro settimane precedenti il voto da trecento partiti politici nelle 28 nazioni europee chiamate al voto. Il paper si concentra su dati del monitoraggio degli account Facebook ufficiali dei 200 partiti politici europei più importanti in termini numerici o, quando non disponibili, dei loro leader o principali candidati. In media circa 7 account Facebook per ogni nazione. I materiali prodotti dai partiti sono stati raccolti e analizzati sulla base di un codebook volto a esplorare la dimensione visiva e quella verbale e che ha unito l’analisi qualitativa e quella qualitativa. I documenti elettorali e i dati raccolti nell’archivio e nel data base dell’EEMC, uniti alla particolarità delle elezione europee, consentono sia l’analisi transnazionale e comparativa della diffusione e delle pratiche comunicative promosse dei partiti politici europei tramite i Social Network sia l’analisi del loro impatto sulle forme tradizionali della propaganda e della comunicazione politica. Il paper propone l’analisi dei materiali comunicativi più utilizzati dai partiti europei nelle loro pagine facebook, proponendo da un lato una dettagliata classificazione dei formati più diffusi e utilizzati, web-card, video, selfie, foto, testi, gift, meme, caratterizzati da una rapida evoluzione e una forte contaminazione con stili e modelli provenienti da altri ambienti comunicativi. Dall’altro, l’analisi delle principali strategie comunicative, retoriche e di engagement ad essi connessi: l’uso del negative campaign, il call to action, il ricorso a frame emotivi, le pratiche di gamification, l’uso della condivisione e del reframing, l’interscambio fra on line e off line. Dati che il paper si propone di interpretare sia nella complessità, quale risultato di una evoluzione e di una trasformazione di fatto sovranazionale e uniforme della comunicazione politica, sia alla luce di variabili geopolitiche, le macroaree gografiche dell’Europa e le famiglie politiche europee, al fine di evidenziare la presenza o la resistenza nella comunicazione politica social di distinte culture e tradizioni.

Il Leader che vediamo: la campagna per le Europee 2019 su Instagram
Cesar Giovanni Crisosto, Antonio Martella
AbstractL’adozione dei social media da parte dei leader politici ha dovuto far fronte alla frammentazione delle audience e alle affordances specifiche delle piattaforme tecnologiche, per rispondere alle veloci trasformazioni nella comunicazione politica. All'interno dei social media prevale uno stile comunicativo fortemente personalizzato (Bentivegna, 2015), accompagnato da una spiccata centralità dell’elemento visuale, grazie al sempre più diffuso utilizzo delle immagini (Gupta, 2013). Le stesse affordances delle piattaforme premiano l’utilizzo degli elementi visuali, promuovendo questo tipo di contenuti che generano, quindi, un engagement sostanzialmente più elevato (Elliot 2015). L’accento posto sulla componente visuale ha portato dei cambiamenti strutturali anche nei social media presenti da più tempo tra gli strumenti di campagna elettorale dei leader politici, come Facebook e Twitter (Russmann & Svensson, 2017). Gli studi più recenti, inoltre, hanno evidenziato come l’elemento visuale sia diventato ormai parte fondamentale della comunicazione politica nei social media (Abidin, 2017; Muñoz & Towner, 2017), anche relativamente agli aspetti della personalizzazione, attraverso l’impiego strategico dell’immagine del leader politico (Adam & Maier, 2016). Un caso esemplare è rappresentato dall'uso di Instagram in campagna elettorale che, sulla base delle sue feature, ha ulteriormente contribuito al processo di personalizzazione del messaggio politico promuovendo il ricorso all’immagine del leader come elemento di vetrina nella discussione e presentazione delle issue (Ekman & Widholm, 2017). Nonostante l’utilizzo delle immagini rappresenti ormai una parte importante della comunicazione politica, però, la relazione tra i diversi elementi visuali e l’engagement dei pubblici, è ancora un tema poco approfondito. In questo quadro emergono le seguenti ipotesi: • H.1. Le immagini in cui è chiara la presenza del leader politico, oltre a essere quelle più diffuse nelle timeline, generano un maggior coinvolgimento all'interno della piattaforma. • H.2. I selfie, intesi come fotografie auto-scattate in cui viene raffigurata solo la faccia del leader in primo piano, generano più engagement rispetto alle immagini del leader insieme ad altri individui o alla folla (es. comizi elettorali). Dalle precedenti ipotesi derivano le seguenti domande di ricerca: • RQ1. Quali sono gli elementi tipici della comunicazione visuale dei principali leader politici su Instagram nel contesto della campagna elettorale delle #Europee2019? • RQ2. Quali elementi visuali sono maggiormente collegati agli aspetti della personalizzazione? • RQ3. Quanto influiscono i diversi elementi visuali e la personalizzazione sull’engagement dei pubblici? Metodologia Saranno analizzati gli account Instagram dal 26-04-2019 al 27-05-2019 (periodo di campagna elettorale europee 2019) dei principali leader politici italiani (Salvini, Zingaretti, Di Maio, Meloni, Berlusconi e Fratoianni, Bonino). Le immagini saranno analizzate con l’aiuto di strumenti di deep learning (Google Vision API) per l’identificazione automatizzata degli elementi visuali principali, la presenza del leader politico e il numero di individui presenti nell'immagine. Per ciascun leader, i dati saranno studiati attraverso tecniche di machine learning e di clustering al fine di verificare la relazione tra gli elementi individuati (Breiman, 2001), gli aspetti della personalizzazione e l’engagement generato. Keywords: political leader, personalization, visual framing.