Sections and Panels

Section 13. Genere, Politica e Politiche -sezione temporanea- (Gender, Politics and Policies -temporary section-)

Chairs: Claudia Padovani, Giovanna Vingelli

L’anno 2015 offre alla comunità scientifica l’occasione per riflettere sulle forme e i contenuti della conoscenza sviluppati, anche e soprattutto nell’ambito degli studi sulla politica, a partire da una prospettiva consapevole delle differenze e le disuguaglianze di genere. Alle celebrazioni per i vent’anni trascorsi dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne dell’ONU, svoltasi a Pechino nel 1995, si accompagna la necessità di valutare i progressi fatti, tanto nell’articolazione di politiche attente alle diverse esigenze di società plurali, quanto nella costruzione di saperi capaci di assumere le differenze, a partire dalle differenze di genere, come elemento centrale dei fenomeni socio-politici. Nell’anno in corso, molteplici saranno dunque le occasioni, internazionali e nazionali, per ‘fare il punto’: sulle prospettive teoriche e pratiche degli studi di genere e degli approcci di ispirazione femminista. In questo contesto la sezione temporanea su ‘Genere, Politica e Politiche’ che si apre al Convegno SISP 2015 risponde all’esigenza di porre un’attenzione sistematica alla pluralità di riflessioni sul rapporto fra questioni di genere e dinamiche politiche, che in questi anni hanno coinvolto studiose e studiosi italiani. In continuità con le riflessioni sul rapporto fra genere e politica avviate all’interno di specifiche sezioni tematiche della SISP in anni passati (in particolare quelle sulla partecipazione e sulla comunicazione politica), in occasione del Convegno 2015 si intende dare rilevanza alla produzione scientifica che utilizza una prospettiva di genere nell’ambito delle scienze della politica, in prospettiva multi-disciplinare, multi-attore e multi-livello. Inoltre, si propone di avviare una riflessione sulla rilevanza di una prospettiva attenta al genere all’interno dei dipartimenti universitari, dei corsi di laurea, dei progetti di ricerca di scienze politiche, anche in funzione di una iniziale ricognizione di quanto in questi anni si è mosso e si muove nell’Università italiana. Il rapporto fra genere, politica e politiche implica e richiede una riflessione su più piani, sui quali invitiamo proposte di paper individuali e di panel: * il piano degli approcci epistemologici e metodologici che chiamano a: una ridefinizione in prospettiva di genere di concetti fondanti delle discipline politologiche quali autorità, potere, stato ma anche identità, culture e diritti; la riflessione sulle implicazioni metodologiche derivanti dal ripensare assunti teorici e porre domande di ricerca che mettono in discussione ambiti di studio ’consolidati’ delle scienze politiche; il riconoscimento dell’interdisciplinarietà necessaria per leggere i fenomeni politici attraverso la lente del genere; nuovi approcci e metodologie di indagine che leggono il genere come non riducibile al dualismo donne-uomini (LGBT Studies, Queer Studies, ecc.); * il piano dei contenuti, attraverso i quali letture di genere vengono proposte in relazione a: temi e problemi propri della teorica politica o delle relazioni internazionali; l’impatto del gender mainstreaming sulle politiche pubbliche, dal livello locale a quello delle istituzioni europee e internazionali; le forme della partecipazione politica segnate da identità e prospettive di genere; le trasformazioni della comunicazione politica in contesti di sviluppo tecnologico rapido e persistenti divari e crescenti ineguaglianze che segnalano persistenti forme di discriminazione e stereotipi di genere; le dinamiche differenze-disuguaglianze-cittadinanza, in un’ottica di intersezionalità, a partire da riflessioni sulle dinamiche migratorie e sui processi di transculturazione; problematiche specifiche quali, ad esempio, le manifestazioni di violenza cui le donne sono esposte in maniera particolare, dall’ambito famigliare alle situazioni di guerra; i conflitti e le dinamiche di genere nell'area del Mediterraneo e in altri contesti regionali. * il piano delle pratiche della ricerca e dell’insegnamento: la prospettiva di genere nella scienza politica in Italia e il confronto con altri paesi e ambiti associativi internazionali; il contributo delle scienziate e degli scienziati della politica alla costituzione di centri di studio e attività di ricerca sulle questioni di genere nelle università italiane; l’esigenza di sviluppare competenze specifiche anche in risposta all’accento posto su queste questioni dalle istituzioni europee nel finanziamento di progetti e nell’attivazione di percorsi di alta formazione; le collaborazioni scientifiche possibili e la possibilità di dare vita ad un ‘gender-in-academia network’ nell’ambito della SISP.
 

Panel 13.1 Genere e partecipazione




Chairs: Giovanna Vingelli

Partecipazione politica delle donne e strategie di rete. Dai salotti, all'associazionismo al web
Rossella BUFANO (rossella.bufano@unisalento.it)
AbstractIl contributo vuole mettere in luce l’integrazione tra pratica politica delle donne e l’uso della Rete (mail, social media, ecc.) e, in particolare, come questa rafforzi la modalità d’azione tipicamente femminile, specialmente in Italia, che è un’azione soprattutto extraistituzionale e che ha la sua forza nella capacità di fare rete. A eccezione dell’ultima formazione di governo, che è al 50% femminile, infatti, l’Italia si distingue per una bassissima percentuale di donne negli organi politici (posizionandosi intorno al 70esimo posto per vari anni nel World Gender Gap Report). Vari studi hanno rilevato che le italiane, sebbene, partecipino in misura minore alle attività politiche tradizionali (campaign-oriented) attuate principalmente attraverso i partiti e i meccanismi elettorali, sono inclini a impegnarsi in attività cause-oriented o attivismo di protesta, cioè nelle forme di partecipazione politica non convenzionale (petizioni, dimostrazioni, ecc.), che possono influenzare l’agenda politica senza ricorrere agli organismi istituzionali come i partiti. In realtà questa modalità di partecipazione politica connota la storia politica delle donne che sin dall’Ottocento in Italia operano essenzialmente attraverso forme extraparlamentari e extragovernative e fino al 1945 senza poter esercitare il voto. La forza di questa attività è rappresentata dalla rete che le donne sono riuscite a mettere in campo, dando vita ad associazioni e periodici femminili, fino alle proteste di piazza degli anni 70 del Novecento che sono state determinanti per l’ottenimento di diritti quali l’aborto, il divorzio, la riforma del diritto di famiglia. Internet, che negli anni Novanta del secolo scorso è stato salutato come potenziale strumento di rivoluzione della democrazia (si veda in particolare Rodotà), se ha deluso le aspettative, si è confermato come un utile strumento di partecipazione e di rete politica. Facendo riferimento ad alcune esperienze concrete di azioni politiche femminili (dalla presentazione di proposte di legge a livello nazionale e regionale agli Stati generali delle donne) si vuole evidenziare come questa capacità di fare rete trova uno strumento innovativo in Internet. Attraverso il quale si può lavorare meglio sulla percezione dell’efficacia politica delle donne, cioè della loro capacità di influire e modificare le istituzioni e favorirne una più consistente partecipazione politica.

Il riequilibrio di genere tra nuovi diritti e sistemi elettorali
Michela FELICETTI (michela.felicetti@uniecampus.it)
AbstractL’equilibrio di genere nelle forme della partecipazione politica rappresenta un diritto fondamentale e costituzionale, eppure la sua piena attuazione è stata ostacolata o rimossa. Tuttavia, in tempi recenti, la legge italiana al livello comunale, regionale , nazionale ed europea introduce delle disposizioni tese ad una maggiore realizzabilità della partecipazione politica femminile. Quanto questa partecipazione diverrà effettivamente paritaria dipende dai partiti che agiscono come gate keeper o facilitatori del processo della rappresentanza politica. Con questo scopo sarà analizzata la legge della regione Campania e la doppia preferenza di genere da essa introdotta, la legge parlamentare che ha esteso il sistema della doppia preferenza a tutti i comuni oltre una certa soglia di popolazione e la nuova legge elettorale per il parlamento italiano con cui i capilista dello stesso genere non possono superare il sessanta per cento del totale. Infine la legge europea che prevede, per il futuro, la metà dei candidati di ciascun genere per lista e l’alternanza per i primi due nominativi della lista.

Donne migranti e partecipazione. Una ricerca sulle associazioni
Sabrina GAROFALO (sabrina.garofalo83@gmail.com)
AbstractCon questa proposta si intende condividere i risultati di una ricerca che ha avuto come oggetto la partecipazione delle donne migranti alle associazioni, e s’inquadra nell’analisi generale dei percorsi delle donne migranti nei paesi di accoglienza, sulla base della constatazione dell’incremento del fenomeno associativo sia in Italia che in Francia. La ricerca ha preso le mosse da un semplice interrogativo: qual è il ruolo delle associazioni per le donne migranti? Tra la Sicilia e il Nord Pas de Calais sono state raccolte informazioni sulle singole associazioni mediante interviste semi-strutturate a rappresentanti, responsabili e, soprattutto, donne partecipanti alla vita associativa. L’ascolto delle voci degli attori coinvolti ha permesso una conoscenza completa, non solo descrittiva, delle attività e dei fini delle realtà associative, consentendo altresì di cogliere l’importanza che le donne stesse attribuiscono alla partecipazione e alla presenza delle associazioni nella loro quotidianità. A partire dalla consapevolezza della complessità dei vissuti e delle diverse esperienze che vengono attraversate da queste donne, è possibile rintracciare una intersezione tra le traiettorie individuali e quelle di gruppo, tra dinamiche che, pur essendo prima di tutto individuali, possono diventare attraverso le associazioni anche collettive, e che rappresentano una nuova forma di partecipazione politica e di proposta di modelli alternativi di progettazione sociale e politica.

Donne, Politica e Istituzioni. La presenza delle donne in Parlamento
Luisa MIRABELLI (luisa.mirabelli@unical.it)
AbstractLe riflessioni riportate in questo paper sono estrapolate da uno studio socio-grafico più ampio, condotto sul ceto politico parlamentare italiano al fine di delinearne i caratteri socio-grafici principali (genere, età, titolo di studio, occupazione professionale e gruppo politico di appartenenza), così da poter ricostruire l’identikit del politico medio. Si tratta di considerazioni frutto di analisi e di elaborazioni effettuate su dati raccolti mediante un lavoro di ricerca, il cui asse temporale, piuttosto lungo, va dal 1948 sino a giungere ai nostri giorni. Si parte dunque, dal crollo della monarchia e il costituirsi della nostra Repubblica sino a giungere all’attuale legislatura, la diciassettesima (avviata nel 2013), passando attraverso importanti fatti-eventi storici che come vedremo hanno influenzato la rappresentanza politica di genere all’interno delle nostre istituzioni politiche e in particolar modo nelle istituzioni elettive. Infatti, dopo averne tracciato un identikit generale, abbiamo analizzato i dati inerenti ad una delle più importanti variabili socio-anagrafiche degli eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, ossia il genere. Ciò ha significato studiare la presenza delle donne in Parlamento partendo dalla loro prima presenza nei seggi a seguito della loro storica assenza, dunque dal 1948 (grazie al suffragio universale), per poi seguirne gli sviluppi e le tappe storiche sino a giungere ai nostri giorni. Tuttavia prima di presentare i dati dell’attuale legislatura, che rompono e sfatano definitivamente la declassificazione storica del nostro paese con riferimento al genere, ne abbiamo anche studiato opportuni confronti con gli altri paesi Europei. L’oggetto della mia indagine è dunque costituito dai componenti e dalle componenti del Parlamento italiano, ossia gli eletti dal 1948 ad oggi. Ai fini di una migliore comprensione delle novità con riferimento al genere nella nuova classe politica parlamentare, si è deciso di operare una semplificazione spezzando le analisi effettuate in due parti: la prima, concerne il periodo storico che precede l’attuale classe politica parlamentare e che va dal 1948 al 2008, ossia dalla prima alla sedicesima legislatura; la seconda invece, è quella che concerne i fatti politici e storiografici propri della diciassettesima legislatura (2013), esaminati ed illustrati effettuando opportuni confronti ed analisi con le prime tre legislature che l’hanno immediatamente preceduta (la quattordicesima legislatura, la quindicesima e la sedicesima). Con riferimento alla prima parte, si prende in esame una popolazione complessivamente costituita da 15.420 parlamentari, di cui 10.397 Deputati e 5.023 Senatori, eletti in misura maggiore, nel corso delle due Repubbliche, nelle regioni del Centro e del Nord-Ovest. Con riferimento invece alla seconda parte, si ha una popolazione di 4000 parlamentari circa, di cui 2560 deputati e 1318 senatori, eletti in misura maggiore nelle regioni Nord-Ovest e del Sud-Italia. I risultati raggiunti hanno evidenziato che, dalla prima alla sedicesima legislatura, la nostra classe politica parlamentare, caratterizzata da un’età media compresa principalmente tra i 50-60 anni, le cui categorie professionale più rappresentate nei due rami del parlamento sono state le professioni liberali e giuridiche e quelle di docenza e i cui titoli di studio maggiormente posseduto dagli eletti sono stati quelli medio alti, è sempre stata storicamente caratterizzata dal prevalere del genere maschile. E’ vero che dalla prima alla sedicesima legislatura, si osserva un incremento della presenza femminile in Parlamento. Tuttavia, essa è rimasta però ancora assai debole se paragonata a quella degli uomini e lo è ancora di più se la si confronta con il suo equivalente nei diversi parlamenti europei e più in generale con la situazione internazionale. Tant’è vero che gli studiosi (Carboni 1997), erano soliti parlare per il nostro paese di vecchia élite politica che necessitava di un rinnovamento interno. Un’avvisaglia di ciò, sembra che si sia avuta nel 94’, allorquando sulla scia del successo elettorale di Silvio Berlusconi, non solo sono entrate e divenute prevalenti in Parlamento nuove professioni quali quelle imprenditoriali, ma soprattutto vi è stato un primo significativo ingresso di donne in Parlamento. Si parlò allora di collasso della vecchia élite politica travolta dagli scandali di Tangentopoli e dalle inchieste di Mani Pulite. Tale collasso, sembra essersi verificato ulteriormente con l’avvio della nuova attuale legislatura, la diciassettesima, dove ci troviamo di fronte ad una classe politica parlamentare che presenta rispetto a tutte quella che l’hanno preceduta l’età media degli eletti più bassa, il maggior numero di giovani, ma soprattutto il maggior numero di donne presenti in Parlamento. Si potrebbe dunque concludere, che la diciassettesima legislatura abbia avuto quel turnover dell’élite politica tanto auspicato da diversi autori tra cui Carboni (2007), ma soprattutto che abbia avuto un ricambio innovativo con riferimento alla variabile genere, tanto da portare il nostro Parlamento tra i primi posti in Europa e da condurci a sperare in un nuovo futuro per le donne in politica.

La segregazione di genere nel campo della ricerca
Barbara SARACINO (barbara.saracino@gmail.com)
AbstractLe donne sono in numero maggiore tra gli iscritti all’università, tra i laureati e in molti paesi anche tra i dottori di ricerca, ma laureate e specializzate entrano con più difficoltà degli uomini nel mondo del lavoro e soprattutto accedono di meno alle professioni legate alla ricerca. Il paper intende presentare una raccolta ragionata e un’analisi secondaria dei dati e delle informazioni provenienti dalle più autorevoli fonti nazionali e internazionali, utili per comprendere lo stato e i cambiamenti dei rapporti di genere nel mondo della scienza in Italia e all’estero. Attraverso i dati e le informazioni disponibili è possibile chiaramente identificare due tipi di segregazione di genere che agiscono separatamente, ma anche congiuntamente: la segregazione orizzontale e quella verticale. Rispetto al campo scientifico, per segregazione orizzontale si intende la concentrazione di donne e uomini in specifiche aree disciplinari e settori di ricerca. La sotto rappresentazione delle donne nei più alti livelli occupazionali (per reddito, stabilità e prestigio) nel mondo dell’istruzione e della ricerca è invece definita come segregazione verticale e comprende il cosiddetto glass ceiling (soffitto di cristallo): la presenza di barriere visibili o invisibili che ostacolano il raggiungimento delle donne di posizioni apicali. Nel mondo scientifico, e non solo, oltre ai fenomeni della segregazione orizzontale e verticale è individuabile anche il cosiddetto sticky floor (pavimento appiccicoso): l’insieme delle forze che tendono a trattenere le donne nei settori occupazionali e disciplinari considerati femminili e ai più bassi livelli della piramide organizzativa. Nonostante la situazione appaia favorevole per le nuove generazioni di ricercatrici, il gender gap continua ad essere rilevante, se comparato con l’incremento della percentuale delle studentesse e delle laureate, ma anche delle donne che lavorano in altri settori occupazionali e in altre professioni altamente qualificate. La domanda intorno a cui ruoterà il paper è: il pavimento della scienza è più appiccicoso di altri?

 

Panel 13.2 Through the looking glass: women’s rights twenty years after Beijing


The year 2015 marks the twentieth anniversary since the Fourth World Conference on Women, held in Beijing in 1995, where the international community committed itself to a number of objectives. Today is the time for critical reviews of the achievements and for the elaboration of forward looking strategies, capable of implementing gender norms - of equality, access, inclusion and participation - that are widely acknowledged but seldom realized. The panel contributes to both evaluation and innovative thinking, through the analyses of different policy domains where gender equality and women's rights are core to societal transformations.

Chairs: Donatella Loprieno

Discussants: Giovanna Vingelli

Cultural defense, young women from ethnic minorities and the dangerous double moral standard
Mariuca CONSTANTIN (mariuca.constantin@gmail.com)*
* This work was supported by the project "Excellence academic routes in the doctoral and postdoctoral research - READ" co-funded from the European Social Fund through the Development of Human Resources Operational Programme 2007-2013, contract no. POSDRU/159/1.5/S/137926

AbstractThis paper explores the relation between law and minority customs that oppose the law, with a special focus on traditions affecting girls and young women. I argue that, in multicultural societies, the youngest members of some communities are exposed to a double level of standards: the first consists of the moral customs of the ethnical group and the second is the general legal framework. When these two levels of moral regulations are in conflict, the result is a multicultural jurisprudence where, in most cases, the mechanism of the cultural defense in employed. The question that arises is: how to protect the ethnical and cultural identity from assimilation while at the same time ensuring the legal protection of human rights, without any gender or ethnic discrimination? In seeking an answer to this challenge, my analysis is based on the theory of the cultural defense and on researching the Romanian criminal law jurisprudence derived from the practice of “early marriages” in traditional Roma communities. From a feminist and liberal approach, I demonstrate that, in these cases, if the Romanian judge uses the mechanism of the cultural defense in order to guarantee the preservation of the cultural identity, not only such a verdict strengthens a stereotype related to the community itself, but it indirectly legitimates the custom, with profound implications in terms of personal autonomy and gender equality in both private and public spheres. The solution I propose is that in cases where tradition and law are in conflict, both should be transcended by the protection of a core set of human rights. I enunciate and define these rights as a means of completing those policies which are defective in preventing the abuse of cultural defense on young women and children. I especially insist on the right to a cultural identity, redefined as a right to choose a cultural identity.

L’Italia nel regime globale per i diritti delle donne: il caso CEDAW
Alessia Donà (alessia.dona@soc.unitn.it)
AbstractMolte studiose sono concordi nel sostenere che a livello globale sia emerso un regime per la promozione dei diritti delle donne (Merry 2003; Kardam 2004). A partire dalla metà degli anni Settanta infatti, le Nazioni Unite si sono rese protagoniste di una serie di iniziative come il dichiarare il 1975 l’anno internazionale della donna, l’ organizzare tre conferenze internazionali sulla condizione delle donne nel corso del decennio successivo 1975-1985 (1975 Città del Messico, 1980 Copenaghen, 1985 Nairobi) per arrivare infine all’ adozione della Piattaforma di Azione di Pechino nel 1995. Tra i documenti approvati durante questo periodo il più rilevante per i contenuti e la valenza legale è certamente la Convenzione a favore dell’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW, approvata nel 1979 e in vigore dal 1981), il primo strumento di tutela internazionale a definire la discriminazione contro le donne come violazione dei diritti umani e da allora divenuto uno dei pilastri che compongono il cosiddetto ‘human rights global strong promotional regime’ (Donnelly 2013). Nonostante la sua rilevanza, poche sono ad oggi le ricerche che si sono occupate di investigare i contenuti e gli effetti domestici sugli Stati Parte di quella che potremmo definire l’Universal Bill of Women’s Rights. Infatti solo recentemente alcune studiose hanno iniziato a colmare tale lacuna per quanto riguarda il processo di costruzione della CEDAW e su come le norme internazionali possono essere tradotte in efficaci norme domestiche alla luce di alcuni casi studio (Zwingel 2005). Anche per il nostro paese si è iniziato recentemente ad esplorare le ricadute della Convenzione (Degani 2010). Il presente paper intende continuare questo filone di ricerca, cercando di studiare il caso italiano secondo una prospettiva comparata per capire se e come la partecipazione alla Convenzione abbia sollecitato processi di cambiamento o meno. Il paper dunque farà il punto circa quali sono state le risposte degli Stati Parte (ad oggi 189) alla Convenzione secondo le ricerche disponibili. All’interno di questa panoramica verrà poi inserito il caso dell’Italia per capire se vi siano somiglianze o differenze con altri paesi. Verrà dunque esaminata la relazione pluridecennale (dal 1985) tra l’Italia e il comitato Cedaw, l’organo responsabile del monitoraggio della convenzione attraverso il sistema di analisi di rapporti nazionali periodici e di raccolta di denunce individuali; e si cercherà di tracciare quali siano le dinamiche nazionali attorno alla CEDAW. Come obiettivo più generale, il paper vuole capire attraverso quali processi le norme internazionali possano contribuire a rafforzare i diritti delle donne dentro gli Stati.

New perspectives for mass atrocities’ prevention: reducing gender inequality as a means to reduce the risk of genocide
Serena TIMMONERI (serena.timmoneri@gmail.com)
AbstractUnited Nations produced, during the years, a consistent number of policies aiming at reducing both the risk of mass atrocities and gender inequality. However, these issues have been the object of “separate” interventions and, until now, gender policies were directed to the female population with the primary goal of improving women’s condition worldwide. Oppositely to this trend, and in line with a wide gender literature that proves the correlation between high gender inequality rates and high levels of violence (both interstate and intrastate), this work argues that reducing gender inequality might be one of the possible means to reduce both levels of violence and the risk of mass atrocities. The paper will analyze UN policies on these topics, it will present the existent literature on gender inequality and violence and finally it will explore the correlation between gender inequality and the risk of mass atrocities, in particular genocide. This contribution suggests a new perspective for the prevention of mass atrocities: the elaboration of policies aiming at reducing gender inequality, not just as a means to improve women’s condition, but also as a possible way to reduce both levels of violence (both intrastate and interstate) and the risk of mass atrocities.

Gendering European Communication Governance: The Challenge of Gender Mainstreaming Twenty Years After Beijing
Claudia PADOVANI (claudia.padovani@unipd.it)
AbstractThe paper addresses issues of gender equality and women’s empowerment in the context of European communication governance twenty years after the UN Fourth World Conference on Women, held in Beijing in 1995. The Platform for Action (PfA) adopted on that occasion indicated ‘Women and media’ as one of the critical areas to be addressed in view of promoting gender equality within and across societies. Since then, the Beijing PfA stands as a normative reference for governments, international organizations, media associations and civil society actors to foster gender-aware developments in media structures, content and conduct. Several efforts have recently been made to assess the progress made over the past twenty years; also engaging European institutions like the European Institute for Gender Equality and the Council of Europe, civic and professional organizations like the European Federation of Journalists and academic networks connected to organizations such as the ECREA and IAMCR. Against this background, an effort is made to articulate, for the European context, a research and advocacy agenda with the aim of addressing gender gaps in media and communication governance. Different dimensions - normative, regulatory and contextual; formal and informal processes; multi-actors interactions - will be highlighted and discussed, specifically in relation to Europe 2020 and the Digital Agenda. By connecting the normative dimension of gender equality, with persisting challenges and emerging policy issues in a multilevel context, the aim of the paper is to contribute an analytical framework to monitor and assess contemporary European communication governance from a gender perspective.

 

Round table

Panel 13.3 Che genere di università? Studi europei, esperienze locali, pratiche di ricerca


Il panel è occasione per riflettere sulla rilevanza di una prospettiva attenta al genere all'interno dei dipartimenti universitari, dei corsi di laurea, delle nostre attività di ricerca e confronto accademico. Questo anche in funzione di una ricognizione di quanto in questi anni si muove nell'Università italiana, con particolare attenzione alla realtà della Scienza Politica; e di verificare le condizioni per attivare una rete dedicata a 'gender-in-academia'nell'ambito della SISP.

Partecipano: Emiliana De Blasio (LUISS Guido Carli Roma), Alessia Donà (Università di Trento), Claudia Padovani (Università di Padova), Franca Roncarolo (Università di Torino), Elisabetta Ruspini (Università di Milano Bicocca), Giovanna Vingelli (Università della Calabria).
Tavola Rotonda. Che genere di università?
 
© 2015 Società italiana Scienza Politica   Convegno 2015 - Arcavacata di Rende (Cosenza), 10-11-12 settembre 2015 - segreteria@sisp.it     powered by