Sections and Panels

Section 5. Comunicazione politica (Political Communication)

Chairs: Sara Bentivegna, Donatella Campus

La sezione invita a proporre panels su un ampio ventaglio di temi che trattano la comunicazione politica nei sui molteplici aspetti e che si avvalgono di una pluralità di metodi e approcci teorici. La comunicazione politica è in uno stato di rapida evoluzione. Sono, pertanto, benvenuti sia contributi che offrano spunti di riflessione sugli ambiti di indagine più tradizionali sia contributi che rendano conto dei nuovi fenomeni di frammentazione e decentralizzazione della comunicazione politica a livello locale, nazionale e internazionale. I panel proposti possono essere riconducibili alle seguenti aree di indagine e ricerca: la comunicazione politico-istituzionale; la comunicazione elettorale; i media e la partecipazione politica; la globalizzazione della comunicazione politica; gli effetti dei media sui cittadini e sull’opinione pubblica; il nesso tra sistemi politici e sistemi dei media; i rapporti tra politica e giornalismo; l’influenza dei network sociali; la riflessione sui metodi e le tecniche di raccolta e trattamento dei dati; la retorica e le narrazioni della politica; la personalizzazione della politica e la celebrity politics; la popolarizzazione della politica; nuovi media e nuove forme di azione politica. I panel possono essere focalizzati su questi temi, ma la sezione è disposta a prendere in considerazione anche eventuali proposte su altri argomenti relativi all’ambito della comunicazione politica. I panel possono comprendere contributi sia di taglio teorico sia di analisi empirica. Sono particolarmente ben accolte le proposte di panel che presentano una prospettiva comparata.
 

Panel 5.1 L'innovazione democratica fra comunicazione e design istituzionale


Il panel intende studiare le relazioni fra comunicazione, piattaforme partecipative e innovazione democratica. In particolare, si cercherà di discutere funzioni sociali e architetture comunicative dell’innovazione democratica, intesa sia come “design istituzionale” sia come spazi pubblici. Le esperienze dei movimenti per la giustizia globale, alcune forme di “democrazia collaborativa” in ambito locale, le esperienze di amministrazione condivisa hanno – in forme e modi diversi – evidenziato la natura fortemente discorsiva delle forme di democrazia deliberativa e partecipativa (della Porta 2011; 2013; della Porta, Mosca 2003; della Porta, Rucht 2013; Sorice 2014); dall’altra parte, il web 2.0 e l’organizzazione sociale (oltre che tecnologica) delle piattaforme di partecipazione stanno contribuendo a un profondo ripensamento sia della comunicazione dei soggetti politici (Bentivegna 2014) sia della stessa organizzazione dei corpi intermedi. Che ruolo hanno i media (“vecchi” e “nuovi”) nei processi di innovazione democratica? Come possono i social media integrarsi con le istanze di partecipazione politica? Che ruolo assumono i processi della democrazia digitale per i corpi intermedi, costretti a ripensare se stessi e le loro forme organizzative? Sono ancora valide le categorie fin qui adottate per studiare le relazioni fra i diversi attori della sfera pubblica? Può la comunicazione politica favorire lo sviluppo di processi decisionali di tipo endogeno? Sono ancora validi i paradigmi usati per studiare le relazioni fra media e democrazia? Quali relazioni esistono fra comunicazione politica e design istituzionale?

Chairs: Michele Sorice

Discussants: Francesco Amoretti

A social interactive democracy: the Italian Parelon experience
Dario Quattromani (dario.quattromani@uniroma3.it)
AbstractAs Warren and Pearse introduced their Designing Deliberative Democracy in 2008, “[c]ompeting arguments over the sources of political disengagement are accompanied by alternative prescriptions for democratic renewal”. Political parties are often considered the main ones to blame for having enlarged the democratic deficit, affecting political institutions with the same malaise. In Italy, attempting to reduce the increasing distance between politics, institutions and citizens, a few parties began to develop digital platforms whereby their electors could (try to) take part in the decision-making process.The most remarkable instruments designed until now, amongst the Italian political forces, have been those ones adopted from the Five Stars MoVement, whose core ideas lead to the development of a direct democracy that would substitute the actual representative form.Besides the previous digital platforms developed by the M5S, the focus of this paper will be the recently released Electronic Parliament Online (PARELON), a project that originated inside Grillo’s movement, then continued outside with no political logo, open to every (national and international) party or institution willing to work with it. The aim is triple: by means of a theoretical approach, it will be observed if and where various models of democracy are considered in this platform; later, methodologically, it will be made a comparison with some other civic platforms, in order to eventually underline significant differences between them; finally, through an empirical analysis of the project, it will be tested how the participatory process is intended to produce “legislation from below”, and what degree of legitimacy could reach such a “liquid deliberation”

Innovazione democratica e comunicazione: la sfida della partecipazione
Emiliana De Blasio (edeblasio@luiss.it)
AbstractGli ultimi vent’anni hanno visto un marcato incremento nella crisi di credibilità della politica e, segnatamente, dei partiti politici “tradizionali”, nonché l’accentuazione drammatica del deficit nelle forme della rappresentanza politica. Al tempo stesso, tuttavia, si affermano nuove forme di partecipazione e di impegno civile, che costituiscono forme di contrasto all’apatia sociale. Accanto alle pratiche ormai consolidate del civic engagement e della cittadinanza attiva, si sono sviluppate forme molto diversificate di impegno nella tutela dei commons e pratiche di tipo politico più o meno organizzate, capaci persino di mettere in crisi le stesse tradizionali definizioni di “partecipazione politica”. Le piattaforme per la partecipazione democratica costituiscono un esempio (molto ampio e discontinuo nelle loro forme e architetture) di come le tecnologie della comunicazione possano coniugarsi con le pratiche deliberative. Open government, digital governance, e-voting, e-participation, democrazia digitale, on-line deliberation sono solo alcune delle espressioni divenute popolari e spesso semplicisticamente sovrapposte o confuse. L’interesse intorno a questi temi ha costretto gli studiosi a una ricognizione (tutt’altro che conclusa) sul concetto di innovazione democratica.A partire proprio dalla discussione sulla cornice teorica dell’innovazione democratica, questo paper cerca di mettere in luce alcuni snodi importanti: a) la necessità di ridefinire gli approcci scientifici alla partecipazione politica; b) il ruolo della comunicazione e dei media nei processi di innovazione democratica; c) i meccanismi di “engagement” attivati dalle piattaforme di partecipazione; d) le relazioni fra design istituzionale e partecipazione dei cittadini. Tali snodi verranno discussi a partire dalle prime risultanze empiriche di una ricerca internazionale (Italia, Francia, UK, Spagna) sulle piattaforme partecipative e i processi di innovazione politica.

Design istituzionale e politiche di governance delle reti: il caso dell’Unione Europea
Mauro Santaniello (msantaniello@unisa.it)
AbstractNelle strategie dell'Unione Europea Internet rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere innovazione, crescita economica, democrazia e diritti umani. In questo scenario, le istituzioni comunitarie sono sempre più spesso chiamate ad affrontare complessi problemi di policy relativi alla governance delle reti: dalla gestione dei protocolli e delle risorse critiche di Internet alla cybersecurity, dalla sorveglianza elettronica ai diritti di proprietà intellettuale, dalla dipendenza tecnologica alla tutela dei consumatori, dal controllo delle infrastrutture di telecomunicazione ai rapporti tra autorità pubbliche e regimi di regolazione privati. Il paper presenta un'analisi dei principali documenti prodotti in questo ambito di policy dalle istituzioni comunitarie che hanno funzioni legislative ed esecutive, evidenziando gli elementi di convergenza e differenziazione tra le politiche elaborate dalla Commissione, dal Parlamento e dal Consiglio dell'Unione Europea. L'obiettivo è quello di indagare, in chiave comparata, la relazione tra le politiche di Internet Governance e le articolazioni dell'architettura istituzionale europea.

Democratic innovation and the urban quality of democracy
Elena De Nictolis (edenictolis@luiss.it)
AbstractMany democracies are facing increasing malaises (Geissel 2008 and 2012). The hypotheses that democratic innovations are a “cure” for democractic malaises is the starting point of this paper. In the conclusion, some proposal for the rethinking of the analysis of the dimension of participation in the analytical framework (Morlino 2011) for the assessment of democracy will be drawn. In the Italian context, we can see the raise of democratic innovations (Geissel 2012, Smith 2009) at the urban level and the assessment of this experiences can be considered as a great challenges. In particular, collaborative governance of urban commons experiments conducted in Italy (Iaione 2014) are taken in consideration. As Gelli and Morlino stated, legitimacy and responsiveness of local government is a crucial asset; as this would affect the democratic quality, how it is possible to empirically determine the effects that ensue, this becomes a question that still remains open. There are empirical evidence and studies but implications on the quality of local democracy aren’t treated (Gelli and Morlino 2010). The concept of quality of democracy is an extremely complex concept, and the problem of assessing the quality of democracy at the local level is a crucial topic for democratic theory, not yet dealt with the existing literature. The aim of this paper is to introduce and conceptualize the concept of quality of democracy at the urban level, focusing on the concept of urban quality of democracy (Della Porta 2006) and stressing on the key properties of the concept of urban quality of democracy, connecting it with the topic of democratic innovations: is representative democracy the notion to which democratic innovation refers to and, if yes, to which specific dimension or sub-dimension? The final question of the paper is: can collaborative governance of urban commons (Iaione 2015) be defined as democratic innovation? And can we consider it as the lever for the raise of form of collaborative democracy at the urban level? Is it possible to assess the impact of these kind of democratic innovations on the urban quality of democracy? Collaboration is one of the constitutive dimensions of the open government model (Sorice 2014, De Blasio 2014) and public-private.civic partnership (Iaione 2014) are the central tool for a model of collaborative democracy at the urban level, but what are the characteristics and effect on the representative democracy of this innovation?

 

Panel 5.2 Azione collettiva e azione connettiva: (e-)partecipazione e società civile al tempo della Rete


Il panel intende discutere contributi che affrontano, sotto profili differenti, il ruolo della Rete nell’ambito della partecipazione politica e del coinvolgimento civico dei cittadini. Le possibilità offerte dalla tecnologia Web 2.0, pur con tutti i limiti e le implicazioni che la letteratura sul tema ha messo in evidenza, favoriscono il prendere parte dei cittadini nella comunità politica. Questo avviene attraverso l’informazione, la discussione, l’azione orientata a trasmettere la domanda e gli orientamenti sociali, fino alla protesta. Le risorse tecnologiche offrono, infatti, modalità nuove per l’attivismo dei cittadini; sia convenzionali che non convenzionali. L’intreccio tra dimensione online e offline sta alla base di queste formule di impegno “individualizzato” praticate dai cosiddetti e-citizens. In questa cornice, tra web e territorio, la Rete si presta ad “usi” differenti dove il singolo cittadino, a seconda del proprio grado di abilità, coinvolgimento, e creatività, ma anche in base ai diversi momenti della vita politica e sociale del contesto (campagna elettorale, fasi di mobilitazione e cicli di protesta ecc.) ne personalizza le modalità di utilizzo. Emerge di conseguenza un quadro partecipativo complesso e frammentato, in uno scenario che è sempre più dinamico e mutevole, non solo sotto il profilo politico e culturale. La tecnologia è, infatti, capace di rinnovarsi in modo sostanziale, continuamente e velocemente, configurandosi come una finestra di opportunità per l’impegno civico e politico. Saranno discussi quei paper che affrontano tematiche legate al rapporto tra cittadini e politica, nel quadro delle nuove tecnologie, attraverso riflessioni di varia natura: a) di tipo generale, teorico e metodologico, sulla tema dell’impegno on/offline; b) centrate su casi di studio locali, nazionali o sviluppati in chiave comparativa che abbiano come oggetto campagne di opinione online, partiti web based, movimenti e organizzazioni di monitoraggio civico che ricorrono principalmente allo strumento della Rete; c) che adottano diversi metodi e tecniche di indagine: da quella sui big data al sondaggio di opinione, alla ricerca qualitativa sull’e-activism o l’analisi del contenuto sui social media… Il panel sarà organizzato in modo da offrire un percorso organico di confronto tra le presentazioni dei paper, dove i vari studiosi, pur concentrandosi su questioni specifiche, e abbracciando prospettive disciplinari e approcci di ricerca differenti, saranno accomunati dall’attenzione per l’analisi delle forme di partecipazione politica e impegno civico dei cittadini al tempo di Internet.

Chairs: Luigi Ceccarini

Discussants: Giovanni Boccia Artieri

Partecipazione politica e piattaforme digitali: un’analisi comparativa
Donatella Selva (dselva@luiss.it)
AbstractNell’ambito di una ridefinizione dell’idea di cittadinanza in un contesto di crisi e sfiducia, si è aperto lo spazio per una riflessione sulle opportunità e i limiti dei media digitali come spazi di partecipazione dei cittadini e sulle possibilità quindi di forme di cittadinanza digitale ancora non del tutto esplorate. Alcune piattaforme italiane e internazionali sono state scelte come casi di studio per un’analisi che integra aspetti tecnologici, culturali e socio-politici, combinando approcci teorici diversi, con l’obiettivo di valutate le relazioni tra le strutture di opportunità della partecipazione on line e le effettive forme di cittadinanza digitale. Tra gli aspetti tecno-culturali sono stati presi in considerazione: il design e le caratteristiche più propriamente architetturali delle piattaforme;  i diversi usi da parte degli utenti;  le modalità di organizzazione dei contenuti. Tra gli aspetti socio-politici sono stati analizzati invece: la proprietà della piattaforma e del codice sottostante;  le politiche di accesso e di partecipazione;  il modello di business; la sua governance, in particolare l’organizzazione del potere decisionale, la presenza o meno di figure intermediarie nei processi comunicativi (facilitatori e/o mediatori) e di meccanismi di network gatekeeping.Emerge un quadro in cui la configurazione delle piattaforme si integra con le modalità organizzative per dare vita a diversi modelli di democrazia e di cittadinanza digitale: per ciò che riguarda le strutture di opportunità dell’e-participation, le piattaforme analizzate offrono esempi diversificati di partecipazione così come diversi livelli di intermediazione negli scambi comunicativi (sia di tipo tecnologico che umano) che si traducono in una distribuzione disomogenea del potere e degli argomenti. Inoltre vengono sollevate questioni riguardanti la politica e l’economia dei media digitali, che costituiscono parte integrante dello studio dei processi della comunicazione politica.

La battaglia dei dati aperti: uno studio di caso sul movimento Open Data in Sicilia
Giuseppe Reale (gius.reale@unict.it), Davide Arcidiacono (davideluca.arcidiacono@unicatt.it)
AbstractLa crescita del Web e della comunicazione digitale ha rappresentato un’opportunità centrale per l’associazionismo e i movimenti sociali, proprio nel momento in cui si ridimensiona e riconfigura il ruolo dell’autorità statale nello scenario globale (Sassen, 1996; Ohmae, 1999, Ascoli e Ranci, 2003). La rete ha ampliato e potenziato gli “spazi” di aggregazione e discussione politica a disposizione della società civile (Higgott et al., 2000; Price, 2003; Fung, Wright, 2003; Della Porta, 2005) favorendo la formazione di organizzazioni fluide, spesso non gerarchiche e non autoritarie, che sviluppano nuovi “tessuti connettivi” tra virtuale e reale, tra distanza e prossimità. Tali formazioni possono orientarsi sul duplice fronte: delineare un processo di resistenza che mira a ridefinirne finalità e repertori d’azione (una nuova globalizzazione o una nuova organizzazione dello stato e dell’amministrazione, ecc.) (Lang, Hines 1993; Starr e Adams 2003); oppure, orientarsi al rafforzamento delle spinte alla deregolazione in un’ottica secondo la quale è agli attori non statali, anche in forma organizzata, che spetta stabilire migliori condizioni per il benessere comune (Sally, 2001; Wolf, 2004), coerentemente ai principi della cosiddetta “società degli individui” (Livolsi, 2006) ma anche secondo la prospettiva della “azione collettiva individualizzata” (Michelletti, 2003). Ne consegue un nuovo protagonismo della società civile (Ambrosini, 2005) che promuove l’empowerment del cittadino (Paci, 2005; Arcidiacono, 2013) e il suo interesse per forme di democrazia partecipativa/deliberativa. L’esigenza di coinvolgimento dal basso del cittadino risponde anche a nuove esigenze di una pubblica amministrazione in profonda trasformazione e alla ricerca di nuovi paradigmi: la necessità di programmare e gestire interventi e politiche sempre più specifiche anche in forma collaborativa e di co-costruzione con gli utenti stessi, la volontà di superare la logica stigmatizzante della dipendenza assistenziale e dell’autoreferenzialità con le logiche dell’attivazione, nonché la valorizzazione di reti e capitali sociali esistenti come risorsa necessaria a garantire efficacia e sostenibilità nel tempo di tali azioni, ma anche al fine di dare ai cittadini gli strumenti per lo svolgimento di un nuovo ruolo di garanzia, controllo e valutazione nella gestione della cosa pubblica.In questo senso, un tema particolarmente attuale, ancora di frontiera in Italia, riguarda gli Open Data definiti dalla Open Knowledge Foundation come i “dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti” e visti come strumento essenziale per attuare non soltanto monitoraggi e valutazioni di programmi e politiche pubbliche dal basso, ma anche come preziosa materia prima per sviluppare e co-produrre servizi pubblici digitali (smart services) e generare processi di innovazione sociale. Il tema della trasparenza e dell’accessibilità on line a documenti, informazioni e dati prodotti dalle amministrazioni pubbliche, si inserisce all’interno dei processi di trasformazione fin qui descritti e rappresenta un osservatorio interessante in quanto la mobilitazione dei cittadini su questo tema mette al centro proprio il ruolo politico della rete, che è al contempo fine e strumento di tale azione: da un lato, infatti, considera il web come un principio generatore di un rinnovato impulso alla partecipazione; dall’altro è anche uno strumento di azione e organizzazione del movimento, coerentemente con il concetto di openness che ha animato il movimento, e l’etica, hacker (Levy 1984, Paccagnella 2010), e che può a ragione considerarsi il progenitore dell’attivismo in rete.Il lavoro che si intende presentare si concentra essenzialmente sull’analisi di un caso di studio, in una realtà locale specifica, ovvero la genesi e l’evoluzione del movimento Open Data Sicilia che ha coagulato online l’interesse di più di 600 cittadini siciliani (e non), nel breve arco temporale di circa 12 mesi, aggregando nuclei provenienti dalle diverse province dell’isola. Il network creato tende sempre più a proiettarsi verso l’esterno attraverso collaborazioni e scambi con altre realtà territoriali, con altre community nate online su tematiche affini ma anche coinvolgendo associazioni tradizionali che operano soprattutto offline. Si analizzerà la nascita e lo sviluppo di questa community attraverso un approccio quali-quantitativo (Trobia, 2005), che mette insieme le informazioni rilevate attraverso tecniche etnografiche e di osservazione partecipante applicate a tutti i momenti di aggregazione “fisica” degli aderenti al movimento, ma anche di tipo net-nografico (Kozinets 2002; 2010) che attinge ai dati rilevabili delle piattaforme utilizzate (Facebook, Twitter, Nabble, WordPress) del movimento al fine di ricostruirne anche quantitativamente le dinamiche di crescita dell’interesse, dell’adesione e della partecipazione, e al contempo analizzando il contenuto dei testi della mailing list (canale utilizzato dai membri più attivi) e dei diversi contenuti veicolati attraverso i social per mettere in evidenza temi, risorse e azioni che si sviluppano tra online e offline. La nascita, lo sviluppo, le azioni proposte e i recenti ( e conflittuali) tentativi di istituzionalizzazione dal gruppo Open Data Sicilia (ODS) rappresentano un’interessante punto di osservazione delle opportunità e delle dinamiche di azione collettiva (single-issue) e dell’e-participation, che attingono (e valorizzano) le diverse competenze tecniche, a carattere multidisciplinare, dei suoi aderenti in molti casi con profili professional, con un elevato livello di istruzione e con una forte alfabetizzazione informatica che si muovono all’interno di community professionali attive in rete e il cui grado di influenza e mobilitazione si basa sui criteri della web-reputation. La loro strategia combina impegno civico, attività di sensibilizzazione, lobbying istituzionale ed iniziative di monitoraggio sull’attività delle Pubbliche Amministrazioni locali. Le relazioni e azioni del movimento si sviluppano con una forte sinergia e integrazione tra online ed offline con l’obiettivo di favorire un’ampia diffusione e condivisione delle azioni promosse anche al fine dimostrativo di testimoniare le potenzialità di riutilizzo dei dati prodotti dalle P.A.

Twitter come nuova opportunità di engagement. Analisi del question time #matteorisponde
Rossella Rega (rossella.rega@uniroma1.it), Fabio Giglietto (fabio.giglietto@uniurb.it)
AbstractInternet e social media stanno trasformando le modalità di interazione tra politici e cittadini,garantendo, almeno in linea teorica, la possibilità per i primi di comunicare direttamente con i cittadini, sollecitandone coinvolgimento e partecipazione; per i secondi, l’occasione di intervenire nei flussi di discussione politica online, dando visibilità alle proprie rivendicazioni e richieste.All'interno di questo scenario, il paper focalizza l’attenzione sul ruolo di un evento di “question-answer” (mediato da Internet) tra leader e cittadini: il “matteorisponde” del 23 aprile 2014, in cui ilpremier Renzi ha risposto in diretta a una selezione di domande pervenute attraverso Twitter.L’evento si presta ad essere analizzato da una duplice prospettiva: come una forma di comunicazione disintermediata da parte del leader (disintermediazione dall’alto), che ricorre al microblog per rispondere in prima persona e in tempo reale alle domande dei cittadini; come un’occasione per osservare il processo di partecipazione dal basso (disintermediazione dal basso), la presa di parola da parte di studenti, gruppi di pressione, movimenti e singoli cittadini, che, sfruttando la piattaforma e il momento di attenzione loro concesso da Renzi, hanno espresso pubblicamente i propri dubbi e interrogativi, condiviso preoccupazioni e manifestato critiche.Lo studio mira ad individuare: a) le principali issues sollevate dai cittadini che hanno preso parte al #matteorisponde; b) i temi che hanno trovato risposta da parte del premier e quelli scartati nonostante il loro peso nel corpus.Da Twitter è stato acquisito un dataset contenente i tweet (tot=12.818) pubblicati il 23 Aprile 2014e contenenti l’hashtag #matteorisponde, sul quale è stata eseguita un’analisi testuale volta aidentificare le parole-chiave. Sono stati quindi selezionati solo tweet originali e reply (tot=6.999) ed è stata realizzata un’analisi del contenuto dei contributi compresi nell’orario dell’evento live, fra le13.45 e le 15.00 (tot=4.215), mirata a individuare per ciascun tweet: autore, temi, sottotemi e frame.L'analisi testuale dell'intero corpus ha evidenziato il ruolo svolto da gruppi di pressione e attorigrassroot nel determinare l'agenda del Q&A attraverso campagne di Retweet su specifici temi(diritto allo studio; finanziamenti ricerca scientifica; trasparenza graduatorie dei concorsi PA, etc.).Un’analisi del contenuto più mirata di tweet originali e reply, ha quindi evidenziato la centralità dei cittadini (86%) rispetto agli altri soggetti intervenuti nell’evento, e la rilevanza del lavoro, delle questioni fiscali e della legalità rispetto ad altre issues.

New media and social media’s role in the future of democracy
Nicole Ruskell (nsruskell1@sheffield.ac.uk)
AbstractStarting with Obama’s ground breaking grass-roots campaign in 2008, worldwide elections are now supported by social media. Today, governments social media for communicating to the public and Twitter and Facebook accounts are a necessity for both mainstream politicians and political hopefuls. But new advancements in technology are not only expanding the power of social media’s affect on politics, but are also involving citizens in political debate like never before.The biggest role of Internet technology in the future of democracy lies in the creative new media platforms that are developing at a rapid speed. Cutting-edge methods of new media reporting such as Reddit, Snapchat, Immersive, Instagram, Periscope and custom-made designs are changing the way stories are told, involving the reader like never before. By engaging the normally non-interested and non-readers in current events, the audience of political discussion has grown. With videos, pictures and interactive media, a person who would not read a news article is now immediately informed. I hypothesise this has changed the political landscape by creating an increasingly informed and politically involved working class which will challenge the established system of the ruling ‘political class’ and lead to a more representative democracy. E-citizen case study: The widespread use of social media has proven essential for Italy’s grass-roots political movement, Movimento Cinque Stelle (M5S). This is an excellent example of how quickly a political movement can be created by the use of new media. I would like to analyse M5S’s remarkable rise in popularity, gaining 25% of the vote in 2013, all while limited solely to Internet based communication. By utilising the latest technology available, including creating an ‘App’ for members, M5S may be the most technologically based political party today.

 

Panel 5.3 Political Communication, Campaigning and Professionalization in the Digital Era


What are the typical trends of political communication in the Digital Age? What are the key features of a digital campaign? The main topic of this proposal is the analysis of the transformation of political communication and campaigning as the result of media systems digitalization. In other words, this panel will focus on the impact new digital media have on forms and practices of political communication and organization, on new campaigning tools and techniques and on the emergence of new skills for professionals. Contributions to this Panel should address the question whether – and to what extent – digital campaigns have brought about a new phase of political communication. Although the focus will mainly be on the Italian context, comparative perspective will also be welcomed. Contributions on the following broad topic areas will be particularly welcome: (a) studies concerning the mediatization of political systems in the Digital Age; (b) studies concerning the evolution of digital campaigning and government communication. In particular, theoretical and empirical analysis on the new forms of communication and campaigning: data-driven and strategies, disintermediation of communications between citizens and political actors, social networking for political communication and for organization of political participation (especially for mobilization of volunteers); (c) studies concerning professionalization, political consultants and their roles in election campaigns. For instance, “war room” in the context of electoral campaigns; (d) studies focusing on political marketing, campaigning, strategies and tactics in electoral campaigns (presentation of case studies on the application of microtargeting operational techniques and scientific mobilization of volunteers in door-to-door campaigns). Official languages of the panel: English and Italian.

Chairs: Chris Cepernich, Ralph Negrine

Discussants: Franca Roncarolo, Sara Bentivegna

Fast Politics: nuova comunicazione, nuovi consulenti?
Marco M. Cacciotto (marco.cacciotto@unimi.it)
AbstractNel corso della storia il mezzo di comunicazione utilizzato e il suo costo hanno influenzato la natura dell’attività politica, che non può prescindere dalla comunicazione. Ad ogni trasformazione nella società dall’avvento di nuovi mezzi di comunicazione è emersa la necessità di professionisti che, in grado di comprenderne funzionamento e linguaggio, affiancassero i politici per spiegargli le regole del mezzo e adattarne la comunicazione. Prima la radio, poi la televisione e infine internet e i media digitali, hanno quindi rappresentato l’occasione di emersione per nuove figure professionali e una evoluzione del mestiere. L’era della televisione ha segnato il successo del consulente generalista e poi l’emergere di una serie di figure professionali specialistiche (pollster, campaign manager, ecc.). L’era digitale, allo stesso modo, richiede un ripensamento del modo di fare (e comunicare) politica e l’ingresso di nuove competenze e figure professionali nell’industria della consulenza politica. Le elezioni presidenziali del 2012 negli Stati Uniti hanno probabilmente segnato l’ingresso in una nuova era della consulenza politica (e della comunicazione politica) che può essere definita della “Fast Politics”, che ha tra le varie caratteristiche: notizie 24 ore su 24, trasmissione istantanea dei messaggi, uso della gran mole di dati prodotti dai cittadini attraverso i media digitali per classificare meglio gli elettori e personalizzare la comunicazione (micro e nano targeting), campagne incentrate sui candidati che diventano brand e protagonisti di un intreccio narrativo (storytelling e politica pop), trasmissione istantanea dei messaggi, ma allo stessi tempo riduzione della soglia di attenzione e della pazienza dei cittadini. La politica deve essere in grado di adeguare i suoi ritmi a una società e a un progresso tecnologico che girano a velocità crescente. Per vincere le elezioni e governare è necessario comprendere questa costante accelerazione delle trasformazioni e delle aspettative per rispondere in modo nuovo ed efficace alle richieste dei cittadini/elettori.

Are populist leaders populist on Facebook?
Diego Ceccobelli (diego.ceccobelli@sns.it), Alessandro Albertini (alessandro.albertini90@gmail.com)
AbstractThe aim of this paper is to investigate how the main political leaders of Western Europe communicated on Facebook throughout the time period from September 2012 to October 2014. In order to evaluate the political communication on Facebook at the supranational level in a comparative perspective, the Facebook pages of the main political leaders of the European Union will be analyzed as well. More in details, in this paper a qualitative and quantitative analysis of all the posts (or a sample of the posts) published on the official Facebook pages of 67 different political leaders (corresponding on 16 different countries) will be conducted.To conduct this analysis, a Facebook application called “Netvizz” has been used. Thanks to Netvizz, it has been possible to automatically download all the posts published in the Facebook pages of the leaders under consideration. More specifically, 40.963 posts have been found out. Among these 40.963 posts, approximately 11.349 posts have been manually coded and analyzed. At first, this paper will give a general picture of whether and how the main political leaders of Western Europe are using a social media with more than 1.4 billion active users on a monthly based such as Facebook.Secondly, this paper will specifically show whether and how populist and non-populist leaders communicate in a different way on Facebook. For answering this research question, the paper will run different analyses in order to assess whether on Facebook populist leaders: i) are more followed than their corresponding parties; ii) are the most active ones; iii) personalize more their communication; iv) pivot their communication around personal or policy issues; v) share more posts with a negative rhetoric aim; vi) popularize more their communication; vii) disseminate more populist messages; vii) publish the most liked and shared posts.

Who can help me? The Italian MPs and their political advisors
Rossana Sampugnaro (sampugnaro@unict.it)
AbstractPiù di 10 anni fa Legnante (2004) valutava come i parlamentari percepissero il mercato elettorale, quali fossero le loro strategie e quale la rilevanza degli strumenti di comunicazione, evidenziando una visione dell’attore condizionata dai fenomeni di leaderizzazione e da un forte cambiamento della comunicazione politica. In questo lasso di tempo, nonostante gli effetti frenanti del Porcellum (Sampugnaro 2010), i parlamentari evidenziano una più matura consapevolezza rispetto agli strumenti di conoscenza dell’elettorato di riferimento e contestualmente una più elevata attenzione verso la comunicazione politica (specie elettorale). L’indagine su un campione di parlamentari sottolinea la ricerca di competenze inerenti la comunicazione: professionisti e tecnici della comunicazione (media advisors, giornalisti, pubblicitari, fotografi, etc.) sono presenti negli staff personali dei parlamentari sia nella fase della campagna elettorale sia nella fase del mandato parlamentare. Più ricercati nelle elezioni locali (comunali e regionali) che in quelle nazionali, i “consulenti” sono scelti pragmaticamente: più sulla base della conoscenza personale e dei risultati ottenuti in passato che sulla base della loro affinità politica. Anche se all’interno di una visione “cosmetica” dell’intervento del consulente, i dati evidenziano una crescente consapevolezza della necessità di una comunicazione integrata di lungo periodo e di un supporto non limitato alle campagne elettorali.

E-mail messages do not boost electoral participation: Evidence from a Get Out The Vote experiment in an Italian university election
Riccardo Ladini (riccardo.ladini@unitn.it), Cristiano Vezzoni (cristiano.vezzoni@unitn.it)
AbstractMoving from Rosenstone and Hansen’s (1993) theory of electoral mobilization, an impressive strand of research, generally referred to as Get Out The Vote (GOTV) research, has spread during last fifteen years in the US and beyond. Basically, GOTV studies test the impact of a large variety of campaign mobilizing techniques on voter turnout through randomized field experiments.In some countries, among which Italy, an obstacle to the diffusion of GOTV techniques is represented by the impossibility to consult the individual official voting records, due to privacy protection. In order to overcome this issue that applies to all political elections in Italy, a randomized field experiment was carried out in the election of students’ representatives of an Italian university (University of Trento, November 2014). The reference population was therefore composed by all the students of the University of Trento who had the right to vote in that election (n=16.399).The population was randomized in four groups: three of them received an official e-mail from the communication office of the university encouraging them to participate to the election (treatment groups), while the fourth group received no messages (control group).Each treated group received a message with different content (civic duty, neighborhood solidarity, closeness to election) randomly sent either one or five days before the election. Thanks to the collaboration with the University Chancellorship, after the election it was possible to record whether each student voted or not. This individual turnout represents the dependent variable of this study. The first results show no significant effect of institutional mobilizing messages on the turnout, regardless of the content and the time of delivery. At first sight, it seems that low-cost digital campaigns aimed to reach a large number of potential voters through e-mails have no mobilizing effects, at least in an Italian low salience election.From the methodological point

 

Panel 5.4 L'informazione politica negli spazi-pubblici ibridi


La diffusione dei social media ha trasformato l’ecosistema informativo, rinnovando i processi di produzione, distribuzione e consumo delle informazioni. Si è assistito a un rinnovamento delle pratiche e (non di rado) dei ruoli degli attori coinvolti in tali processi, a partire dalla opportunità per soggetti esterni alle élite tradizionali di partecipare alla produzione, costruzione e circolazione delle notizie. Legato a questo processo, è anche la messa in discussione del ruolo dei giornalisti come principali intermediari del discorso pubblico e depositari della completa giurisdizione delle news. Coloro che un tempo semplicemente consumavano informazione diventano cruciali nella sua distribuzione, valorizzazione e produzione di senso. Da questa prospettiva i social media offrono l’opportunità di analizzare sia le attività giornalistiche dal basso, sia le trasformazioni riguardanti i professionisti dell’informazione e le loro modalità di operare all’interno del nuovo ecosistema informativo. Il panel intende sviluppare una discussione riguardante il funzionamento dei cicli di produzione/distribuzione dell’informazione politica nell’attuale ecosistema mediale, la cui cifra distintiva sembra rappresentata dal concetto di ibridazione (tra media, modelli comunicativi, pratiche di consumo). La connotazione infatti dei social media – e di Twitter in particolare – come «spazi pubblici ibridi» ne conferma la loro peculiarità di piattaforme in cui si intersecano e si combinano: modelli comunicativi broadcasting e forme di autocomunicazione di massa (ibridazione comunicativa); notizie prettamente giornalistiche e informazioni prodotte dal cittadino comune (ibridazione informativa); modalità di consumo tradizionale e modalità tipiche dei social media [es. fenomeno della social television]; formati comunicativi mainstream e formati digitali [es. testate giornalistiche che riprendono tweet di attori politici; post dotati di link che rinviano ad articoli e servizi televisivi, etc.] (ibridazione mediale). Sulla base di queste premesse si intende sollecitare contributi di ricerca e riflessioni teoriche che focalizzino l’attenzione su alcune principali dimensioni di analisi: - la trasformazione delle fonti informative, l’emergere di nuovi attori coinvolti nei processi di produzione/distribuzione delle notizie e il problema della loro credibilità/autenticità; - il rinnovamento riguardante i contenuti informativi (le news) e i criteri che ne regolano la loro selezione, gerarchizzazione e visibilità pubblica (valori sostantivi delle news, criteri di notiziabilità, etc.); - il mutamento delle attività giornalistiche in senso stretto, osservando come i professionisti dell’informazione (giornalisti, testate informative, network) integrino i social media (logiche e grammatiche specifiche) nell’attività giornalistica ordinaria; - il ruolo del gradimento, dei feedback e dei commenti alle news per i processi informativi: il monitoraggio quali/quantitativo dei dati (google analytics, Like, etc. ) da parte delle redazioni giornalistiche; - i cambiamenti riguardanti le modalità di consumo delle notizie e la diffusione di nuove forme di partecipazione dei pubblici/utenti (social television; esperienze wiki, etc.) - l’affermarsi di dinamiche collaborative tra i diversi attori e il rinnovamento delle forme di interazione reciproca (giornalisti e politici, giornalisti e cittadini, politici e cittadini, etc.); - l’utilizzo dei social media da parte degli attori politici finalizzato a conquistare posizioni centrali o dettare l’agenda nell’ecosistema informativo. Le proposte di paper, non oltre 300 parole, devono pervenire via e-mail ai due Chairs del panel entro il 20 maggio 2015 e devono contenere: il titolo della relazione; un abstract; il nome, l’istituzione di appartenenza e l’indirizzo e-mail del proponente. ************************************************************ Information Politics in the hybrid public spaces The spread of social media has transformed the informational ecosystem, renewing the processes of production, distribution and consumption of information. There has been a renewal of practices and (often) the roles of the actors involved in these processes. Tied to this, it is also the questioning of the role of journalists as the main intermediaries of public discourse and custodians of the full jurisdiction of the news. Those who once simply consuming news, become crucial in its distribution, development and production. From this perspective, social media offer the opportunity to analyze both the journalistic activities from below (grassroot) and the transformations concerning the professional journalists and how they operate within the new information ecosystem. The panel intends to develop a discussion on the functioning of the cycles production / distribution of information policy in the current media ecosystem, whose distinctive feature seems represented by the concept of hybridization (between media, communication patterns, consumption practices). The panel therefore seeks contribution on the following topics: - The transformation of information sources, the emergence of new actors involved in the production/distribution of news and the issue of their credibility/authenticity; - Renovation on the information content (news) and criteria behind the selection, prioritization and public visibility (nouns of news values, criteria of newsworthiness, etc.); - The change in journalistic activities in the strict sense, observing how information professionals (journalists, informative publications, networks) integrate social media (specific logic and grammar) in the activity journalistic routine; - The role of satisfaction, feedback and comments on the news for information processes: monitoring / quantitative data (google analytics, Amazon, etc.) by the editorial offices; - Changes concerning the consumption of news and dissemination of new forms of participation of the public / users (social television; wiki experiences, etc.) - The emergence of collaborative dynamics between the different actors and the renewal of the forms of mutual interaction (journalists and politicians, journalists and citizens, politicians and citizens, etc.); - The use of social media by political actors aimed to set the agenda in the new ecosystem of information. Proposals for papers, no more than 300 words, must be received by e-mail to the two Chairs of the panel by May 20, 2015 and must include: the title of the paper; an abstract; the name, affiliation and e-mail address of the author/s.

Chairs: Fabio Giglietto, Rossella Rega

When news go online. A cross-media analysis of editorial logics and consumers’ feedbacks in the printed, online and Facebook version of the Italian newspaper La Repubblica.
Alice Pulvirenti (alice.pulvirenti@unimi.it), Francesca Arcostanzo (francesca.arcostanzo@unimi.it)
AbstractSeveral scholars in the realm of mediatization theory have recently suggested a new conceptualization which takes into account both the structuring role of the media as institutions of cultural production, as well as the reflexivity of media logics reproduced in - and reshaped through - social interactions (Altheide 2013; Hjarvard 2008; Jensen 2013).If considered in light of the increasing hybridization of news contents, from their printed form to their spread out in the world of social networks, this renewed theoretical perspective opens up a space for two main RQs:• does the switching of contents from offline to online/social media platforms contribute to the popularization of media logics?• do the specific affordances characterizing an online platform affect the way users engage with contents?Our hypothesis is that the strategic evaluation of online platforms’ affordances do “popularize” editorial logics, with soft news growing prevalence as we move towards the social network edition of a news and that this, in turns, would be reflected in the way users reproduce typical media frames and logics in comments.We address our RQs performing a cross-media analysis of the printed, online and Facebook version of the Italian newspaper La Repubblica, ranked as the 1st newspaper website in Italy.A mixed methods approach is used in order to investigate:• the editorial logics underlying the selection and framing of contents classified by format (link, video, picture, text) and topic;• the relationship between the news general frame, whether hard or soft , and a more or less high level of readers’ engagement (in terms of comments, shares, likes);• reflexivity of media logics in users’ feedbacks through a case study on a small set ofarticles taken from the online edition and shared on the Facebook fan page, whose threads are qualitatively analyzed through an ethnographic content analysis.

Mediatization revised. Politicians’ Twitter accounts, media reports and the actual parliamentary business
Paola Bonesu (paola.bonesu@gmail.com), Gabriele Lami (gabriele.lami.k@gmail.com), Sergio Splendore (sergio.splendore@unimi.it)
AbstractThis paper analyses three different spheres and their interactions: the policy agenda, the media agenda and the politicians’ agenda. The process of agenda setting is typically analyzed as the interaction among the media agenda, the public agenda and the policy agenda (Rogers and Dearing 1988). The hybrid system that shapes the contemporary political communication environment (Chadwick 2013) has enhanced the methodological instruments aimed to monitor and analyze patterns of these interactions. Scholars have been using Twitter as context to monitor the public agenda (Bruns and Stieglitz 2013; Ceron, Curini and Porro 2014; Giglietto and Selva 2014). This paper goes back to consider only political and media actors. The aim is to detect reciprocal influences regarding issues ownership between media and politics (here considered as politicians’ public debate via Twitter and politicians’ parliamentary activities).The starting point is the content produced by the Italian politicians’ Twitter accounts. From January 1st to May 31st 2015 we have collected about 330.000 tweets produced by Italian deputies, senators and Government members. From those tweets we’ve been able to identify the most debated issues on a daily basis. We have therefore extracted the “politicians’ Twitter agenda”. We’ve tried then to track that group of issues within both the media agenda and the parliamentary activity during the same period. To set the media agenda during such a long period of time, we have monitored the most important Italian news providers’ Twitter accounts (@repubblicait, @Corriereit, @fattoquotidiano, @sole24ore, @RaiNews and @SkyTG24). The reliability of using Twitter media accounts as a source to monitor the media agenda is a matter of methodological issue. Nonetheless, production studies show that each news published by a news website is also posted at least once on this social network. Twitter is therefore a representative mirror of what the website is dealing with. To monitor what is going on at parliamentary level we have considered Camera, Senato and the Committees’ activities (law proposals and decree laws with their related discussions and all the questions, motions, resolutions with their connected replies and debates).This research suggests that the process of agenda building is ambivalent. Mediatization (Strömbäck 2008; Schulz 2004) is considered as the increasing influence of media logic on political logic. This research from one side reinforces the mediatization framework because it verifies how the process of agenda building appears to be in favor of the media. At the same time it also suggests that the process of policymaking is independent from the media and occasionally connected to what politicians discuss online.

Condividere e commentare: un’indagine sulle nuove modalità di fruizione dell’informazione.
Cristina Chianale (cristina.chianale@gmail.com)
AbstractLa diffusione dei social media ha portato con sé diversi cambiamenti nelle modalità di consumo e diffusione delle notizie da parte dei cittadini e l’interattività è ormai considerata una delle caratteristiche più importanti ed evidenti dei nuovi media (Boczkowski, 2002; Chung, 2007; Deuze e Dimoudi, 2002; McMillan, 2002). La condivisione e il commento di news stanno diventando, negli ultimi anni, una delle forme più popolari di partecipazione dei cittadini (Boczkowsi e Mitchelstein, 2011; Diakopoulos e Naaman, 2011; Weber, 2014) strettamente connesse con un potenziale e crescente coinvolgimento delle audience nella sfera pubblica (Bucy e Gregson, 2001; Hardy e Scheufele, 2005; Robinson, 2006; Ruiz et al, 2011; Shah et al., 2005). Questo paper, che si inserisce all’interno di un più ampio lavoro sulle modalità di interazione e partecipazione online dei cittadini, si pone come obiettivo quello di indagare le nuove modalità di fruizione dell’informazione attraverso un’analisi delle condivisioni e dei commenti alle news pubblicate nella versione on line dei quotidiani Repubblica e Corriere della Sera nei mesi di gennaio e febbraio 2015. L’obiettivo primario sarà quello di focalizzarmi sui temi maggiormente discussi e commentati in rete basandomi sull’ipotesi che esistano due tipi di gap tematici:- Quello tra gli articoli più condivisi e più commentati- Quello tra gli articoli più condivisi su Facebook e su TwitterQuesto gap tematico riguarda, in special modo, la tendenza a condividere maggiormente news legate ai cosiddetti “non public affairs”, tendenza che sarebbe motivata dalla preferenza degli utenti a stare lontani da temi cosiddetti “controversi”. Al contrario ci sarebbe una propensione maggiore al commento delle public affairs news, complice il fatto di poterlo fare anche in forma totalmente anonima. Lo stesso gap sarebbe evidente anche tra le condivisioni sulle piattaforme social Facebook e Twitter: secondo una ricerca condotta dal Pew Research Center, infatti, gli utenti di Facebook sarebbero maggiormente propensi alla condivisione di soft news rispetto al pubblico di Twitter, più incline ad utilizzare la piattaforma per leggere e condividere news politiche.

Social media, notiziabilità ed engagement: il caso Fanpage nel sistema informativo ibrido
Francesco Marrazzo (f.marrazzo@agcom.it)
AbstractNell’attuale sistema informativo – caratterizzato dall’ibridazione dei format di comunicazione e diconsumo (Chadwick 2013), dal radicale mutamento delle modalità di distribuzione delle informazioni (Mazzoli 2013), del modo di informarsi da parte dei cittadini (Giglietto et al. 2014) e, di conseguenza, delle dinamiche di formazione della sfera pubblica (Habermas 1962; Jedlowski 2011; CENSIS 2013; Smith et al. 2014; Hampton et al. 2014) – i canoni di notiziabilità (Wolf 1995), propri dei media mainstream e delle più innovative realtà di giornalismo “nativo digitale” (Anderson et al. 2012; Mitchell 2014), sono sempre più orientati dalle logiche e dalle grammatiche dei nuovi gatekeeper globali Facebook e Twitter. Gli algoritmi alla base dell’home page o della news feed dei social network citati caratterizzano sempre più, in particolare per i più giovani (CENSIS 2015), la ricerca e la disponibilità di informazioni a carattere politico e non (Mitchell et al. 2013). In taluni casi, editori e redazioni giornalistiche (in particolari quelle tradizionali) non fanno altro che subire i filtri dei social media, mentre in altri casi – e qui parliamo soprattutto di realtà editoriali “native digitali” a forte connotazione territoriale – assistiamo ad una notevole capacità, da parte degli attori tradizionali del sistema dell’informazione (giornalisti in primo luogo),di adattarsi e sfruttare i nuovi meccanismi di produzione di senso tipici del rapporto tra (giovani)consumatori di contenuti online e intermediari dell’informazione (De Nardis 2014). In particolare, ilpresente paper intende esaminare le nuove dinamiche del complesso rapporto tra editori, giornalisti, social media e cittadini, tramite un case study riguardante una realtà informativa italiana, quale Fanpage, fortemente radicata sul territorio napoletano. Riprendendo la tradizione di ricerca sul newsmaking degli anni ’70 (Altheide 1976), attraverso interviste a testimoni qualificati e attività di ricerca desk e sul campo di stampo qualitativo (Losito 2009), saranno analizzati gli aspetti relativi all’integrazione dei social media nell’attività quotidiana dei professionisti dell’informazione. In particolare si farà riferimento alla sempre maggiore importanza dei feedback provenienti dai dati sul consumo online (analytics, like, retweet, ecc.) nella selezione e nel confezionamento delle notizie da parte delle redazioni giornalistiche. L’obiettivo dell’analisi sarà quello di mettere in evidenza rischi e opportunità del “sistema informativo ibrido” per le realtà editoriali “native digitali”, con specifico riferimento alle possibili tensioni intercorrenti tra: la ricerca della qualità e dell’attendibilità dell’informazione proposta; l’emergere di nuovi canoni di notiziabilità improntati a logiche e dinamiche di consumo tipiche dei più noti social networks; il “disperato” inseguimento (Ang 1991) del pubblico giovanile tramite tecniche di engagement. Tramite il case study Fanpage, sarà possibile proporre una nuova tipologia dei professionisti dell’informazione, che, lungi dal muoversi lungo il classico asse neutrali-partecipanti (McQuail 1992; Mazzoleni 2004), metter in primo piano, come fattore discriminante, il rapporto tra giornalisti e nuovi strumenti (ovvero modalità di diffusione e reperimento) dell’informazione politica.

 
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