Sezioni e Panel Convegno SISP 2018

ELENCO SEZIONI:

Sezione 1. Democrazia e democratizzazioni (Democracy and democratization). Chairs: Daniela Piana, Francesco Raniolo

Sezione 2. Teoria Politica (Political Theory). Chairs: Alessandro Campi, Antonio Floridia

Sezione 3. Politica Comparata (Comparative Politics). Chairs: Gianfranco Baldini, Federico Russo

Sezione 4. Sistema Politica Italiano (Italian Political System). Chairs: Alessandro Chiaramonte, Filippo Tronconi

Sezione 5. Comunicazione Politica (Political Communication). Chairs: Donatella Campus, Luigi Ceccarini

Sezione 6. Partecipazione e Movimenti Sociali (Participation and Social Movements). Chairs: Lorenzo Mosca, Gianni Piazza

Sezione 7. Amministrazione e Politiche Pubbliche (Administration and Public Policy). Chairs: Maria Stella Righettini, Federico Toth

Sezione 8. Relazioni Internazionali (International Relations). Chairs: Fulvio Attinà, Carla Monteleone

Sezione 9. Elezioni e Comportamento di Voto (Elections and Voting Behaviour). Chairs: Paolo Bellucci, Antonella Seddone

Sezione 10. Studi regionali e politiche locali (Regional Studies and Local Policies). Chairs: Patrizia Messina, Chair: Stefania Profeti

Sezione 11. Metodologia della ricerca (Research Methodology). Chairs: Luigi Curini, Vincenzo Memoli

Sezione 12. Politica e politiche dell’Unione Europea (Politics and policies of the European Union). Chairs: Nicolò Conti, Roberto Di Quirico

Sezione 13. (Mal)governo e qualità della classe politica. Chairs: Rosita Di Peri, Valentina Pazé

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Sezione 1. Democrazia e democratizzazioni (Democracy and democratization)

Chairs: Daniela Piana, Francesco Raniolo

Questa sezione si propone di accogliere i panel incentrati sullo studio della democrazia e dei processi di democratizzazione in corso o conclusi, nelle varie aree del mondo. In questa cornice, sono state individuate alcune tematiche fondamentali sulle quali orientare l’attenzione degli studiosi interessati ad avanzare proposte di panel in occasione del Convegno SISP 2017. Ciascuna di queste tematiche presuppone un’analisi comparata che tenga debitamente in conto i diversi fattori interni e internazionali, di tipo strutturale o congiunturale, coercitivo o spontaneo, che hanno condizionato il regime democratico e le varie fasi del suo sviluppo. Segnatamente, e senza pretesa di essere esaustivi, indichiamo tre ambiti di ricerca tra quelli che ci sembrano più rilevanti empiricamente e teoricamente.

Il primo tema è legato ancora agli esiti negativi del processo di democratizzazione e all’emergenza di regimi alternativi alla democrazia – si pensi in particolare alla diffusione dei cosiddetti regimi ibridi – in tutte quelle aree nelle quali è mancata la maggior parte delle condizioni favorevoli all’instaurazione democratica. Del resto, la ricerca sul campo ha individuato alcuni elementi critici che tendono a caratterizzare le democrazie fragili o appena instaurate, favorendo il rischio di involuzioni e/o interruzioni del processo democratico. Nell’ambito di questa tematica, la letteratura politologica ha individuato un fattore cruciale nella presenza/assenza di un precedente processo di consolidamento dello Stato, evidenziando i rischi di fallimento democratico laddove i governi nazionali, sfidati da attori sub-statali di varia natura (gruppi terroristici, minoranze etniche, organizzazioni criminali) stentano a monopolizzare la forza su tutto il territorio e a garantire la stabilità e il controllo dei confini. Così come una certa attenzione hanno attirato i fattori culturali e nello specifico le condizioni di eterogeneità e divisione della comunità politica. Infine, c’è anche un ulteriore aspetto che attiene all’esportazione (magari tramite l’intervento militare) di un modello di regime politico maggiormente idoneo a favorire la stabilità e la pace democratica nelle regioni dove la democrazia non riesce a svilupparsi spontaneamente. In quest’ultimo caso, non vanno trascurati tutti quegli “effetti perversi” sovente associati a tali processi di democratizzazione esterna.

Il secondo ambito tematico attiene all’analisi empirica della democrazia a livello generale, con riferimento alla sua evoluzione, alla qualità democratica e alla crisi del modello liberaldemocratico occidentale. In particolare, il tema della crisi democratica può essere declinato in diversi modi: da un lato, la letteratura più recente si è soffermata sulla perdita di legittimità delle democrazie avanzate, individuando una serie di nessi causali ricorrenti che consentono di operare delle generalizzazioni di piccolo o medio raggio. In questo modo, ritornando su tematiche e questioni in parte affrontate nel dibattito sulla razionalità dei sistemi di governo democratici degli anni ’70, un altro aspetto cruciale, emerso in questi ultimi anni a causa dei ripetuti attentati terroristici che hanno colpito i paesi occidentali, è legato al rapporto tra democrazia e sicurezza. Tale legame può essere inteso sia in termini di percezione da parte della società civile della capacità dei governi di tutelare l’ordine pubblico e l’incolumità fisica dei propri cittadini, sia come trade-off tra libertà (individuale) e sicurezza (collettiva) e, in questo senso, si ripropone il tema dei limiti della/alla democrazia.

Il terzo tema è quello della trasformazione della democrazia e della sua sostenibilità. In primo luogo, la questione della “sostenibilità democratica” si pone a seguito delle pressioni migratorie e della ridefinizione delle comunità politiche (questione che è speculare a quella evidenziata per i sistemi in via di democratizzazione accennata prima). Sebbene idealmente e storicamente la democrazia si sia fondata sul riconoscimento dell’individuo e sulla tutela dei suoi diritti, è innegabile che tale riconoscimento sia avvenuto prevalentemente nell’ambito di comunità politiche relativamente coese e omogenee. Anche dove le comunità “autoctone” e “nazionali” si sono mostrate più aperte, come è avvenuto in Francia e Gran Bretagna per effetto dell’integrazione crescente di individui e classi sociali che provenivano dai territori coloniali emancipati, il riconoscimento dei diritti civili è stato spesso collegato all’accettazione di un determinato modello di comunità (si pensi alla cosiddetta “assimilazione” che ha caratterizzato il caso francese). Oggi, tuttavia, il nesso immediato tra diritti e “assimilazione” nella comunità nazionale non appare più così praticabile, sia a causa della dimensione che il fenomeno migratorio sta assumendo, sia a causa delle conseguenze che esso sta producendo sul piano politico in quasi tutti i paesi occidentali, come dimostra la crescita di partiti e movimenti euroscettici, xenofobi e ultranazionalisti. In secondo luogo, la “sostenibilità” consegue all’impatto della crisi economica, oramai di medio-lungo periodo (2008), sul funzionamento delle democrazie mature e, nello specifico, sulle svariate dimensioni (procedurali, di risultato e di contenuto o, se si vuole, formali e sostanziali) che contraddistinguono le democrazie rappresentative e la loro qualità.

Muovendo da questo framework, le proposte di panel relative alle tre tematiche discusse possono riguardare tanto i contributi di carattere teorico quanto le ricerche qualitative e quantitative di tipo prevalentemente empirico.

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Sezione 2. Teoria Politica (Political Theory)

Chairs: Alessandro Campi, Antonio Floridia

Nel ripercorre nel 2011 la sua biografia accademica, Sartori scriveva: «la scienza politica ha lasciato cadere la relazione tra teoria e pratica, e si è concentrata unicamente sulla relazione tra teoria e ricerca (…) la teoria si è atrofizzata e trasformata nel semplice disegno di ricerca, la ricerca stessa è diventata un fine in sé, la domanda ‘scienza per cosa?’ è stata ignorata e, alla fine, poco è rimasto al di là della operazionalizzazione, della quantificazione o del trattamento statistico di una mole perennemente crescente di dati». Nel testo Sartori si riferiva agli Stati Uniti, ma sembra la fotografia dell’Italia odierna dove la riflessione teorica sulla politica appare sempre più schiacciata tra una scienza politica ossessivamente empirica e una filosofia politica puramente speculativa.

Nella convinzione che elaborazione teorico-concettuale e indagine empirica si sostengano e arricchiscano vicendevolmente, scopo di questa Sezione è provare a sollecitare una riflessione (critica) attorno ai fondamenti, agli assunti e ai principali temi della scienza politica contemporanea. In particolare, ma non esclusivamente, sono benvenute tutte quelle proposte che intendano mettere in discussione gli approcci epistemologici e metodologici prevalenti nella disciplina. Esiste una scienza politica o all’interno della disciplina è possibile individuare (e far convivere) approcci di ricerca diversi, anche se non necessariamente alternativi l’uno all’altro?

Allo stesso tempo, si sollecitano contributi sui concetti fondamentali della scienza politica, a partire da tematiche che, pur restando centrali, non sembrano suscitare più il dovuto interesse o l’attenzione dei ricercatori: dal concetto stesso di “politica”, comprese le sue più recenti mutazioni, a quello di “sovranità”, soprattutto se collegato alle trasformazioni della democrazia e della teoria democratica; dal tema a sua volta classico del “potere” a tutta una serie di parole-chiave o di termini  (“consenso”, “obbedienza”, “partiti”, “conflitto”, “partecipazione”, “pluralismo”, “ordine”, “legittimità”,  etc. ) che sono al cuore degli studi di scienza politica ma che spesso vengono dati per presupposti e non più indagati nei loro diversi significati dal punto di vista, appunto, teorico (anche alla luce delle profonde trasformazioni storiche nel frattempo intervenute).

In questo quadro, assume un ruolo centrale una rinnovata riflessione teorica sul concetto stesso di democrazia, sui diversi “modelli” che la qualificano (“rappresentativa”, “diretta”, “plebiscitaria”, “deliberativa”, “partecipativa”) e sulle relazioni, differenze o sovrapposizioni, che si possono individuare tra queste diverse idee o concezioni. Obiettivo dovrebbe essere quello di attrezzare adeguatamente una strumentazione teorica in grado di cogliere le trasformazioni delle democrazie contemporanee e di mettere a fuoco la tensione tra dimensione normativa e dimensione empirica che le attraversa. Uno spazio autonomo per la democratic theory può contribuire ad evitare il rischio che la scienza politica, talvolta surrettiziamente, si esaurisca in una classificazione empirica o meramente descrittiva delle forme o dei livelli di democrazia, o che la stessa “crisi della democrazia” divenga una locuzione vuota e sostanzialmente tautologica. Anche su questi temi si sollecitano proposte e interventi.

Dal momento che l’originalità dal punto di vista storico del pensiero politico italiano – un pensiero che non si sovrappone linearmente a ciò che negli ultimi anni è stata chiamata Italian Theory, ma che comunque la comprende – è consistita soprattutto in una riflessione teorica sulla politica, sul potere, sulla società, si sollecitano altresì lavori e contributi dedicati a questa tradizione e ai suoi esponenti più significativi, con particolare riferimento all’arco temporale dall’Ottocento ai giorni nostri.

Particolare attenzione si vorrebbe inoltre riservare a panel che, in punto di teoria o di realizzazione empirica, sappiano valorizzare (oltre a discuterle criticamente) le crescenti – e a tutt’oggi ancor poco sfruttate – possibilità di integrazione della scienza politica con altre discipline ad essa più o meno contigue: dalle scienze cognitive alla psicologia sociale, dalla biologia all’economia politica ecc. Ma si sollecitano anche proposte finalizzate ad approfondire in che misura lo studio scientifico della politica possa arricchirsi dal confronto – sul piano metodologico e dei contenuti – con tutte quelle discipline che hanno a loro volta la politica come oggetto esclusivo o primario di interesse (Storia delle dottrine politiche, Filosofia politica, Sociologia politica, Storia politica ecc.).

Infine, nella Sezione si vorrebbero promuovere panel interessati a ripercorrere il percorso teorico-scientifico di alcuni dei padri o esponenti di punta della disciplina scomparsi nel corso degli ultimi anni (Robert Dahl, Juan J. Linz, Kenneth Waltz, Maurice Duverger, Giovanni Sartori. Peter Mair). i cui lavori continuano a rappresentare punti di partenza imprescindibili per l’analisi delle democrazie, dei regimi non democratici, degli equilibri internazionali, dei sistemi di partito, ecc. La storia della Scienza politica e degli autori che ne hanno segnato il cammino è anch’essa utile per arricchirne e prospettive dal punto di vista teorico e della ricerca.

 

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Sezione 3. Politica Comparata (Comparative Politics)

Chairs: Gianfranco Baldini, Federico Russo

La sezione accoglie e sollecita proposte di panel incentrate sia sui temi tradizionali della comparazione (classificazione dei regimi politici; processi di democratizzazione; crisi e/o trasformazioni delle democrazie; istituzioni politiche comparate; formazione, composizione e attività di governi e parlamenti; partiti e sistemi di partito; gruppi d’interesse; culture politiche; élite politiche e leadership) sia su qualsiasi altro tema di scienza politica trattato con metodo comparato sincronico e/o diacronico.

La scienza politica contemporanea dibatte vigorosamente su come i fattori materiali e quelli culturali stiano contribuendo a cambiare il carattere della politica contemporanea. In questo quadro, saranno particolarmente gradite proposte di panel dedicati ad approfondire cause e conseguenze delle sfide alla democrazia emerse nel corso dell’ultimo decennio, come ad esempio il rinnovato vigore del populismo, l’ascesa del concetto di democrazia illiberale e il rischio di deconsolidamento democratico. Rimanendo nel campo dei temi tradizionali, sono sollecitati contributi sia teorici che empirici relativi in particolare a:

  • la crisi/trasformazione delle democrazie rappresentative;
  • i rapporti tra l’Unione Europea e i sistemi politici nazionali, sia in un’ottica di multilevel governance sia in prospettiva intergovernativa;
  • i mutamenti che hanno interessato i partiti (organizzazione, funzioni, programmi, leadership) e i sistemi di partito di fronte alle sfide lanciate dal fenomeno “populista”, dal declino dei vecchi cleavages e dall’avvento nuovi attori politici;
  • la formazione, le competenze, il reclutamento delle classi politiche nelle democrazie contemporanee, nelle quali il “party-based professionalism” sembra sfidato dalle tecnocrazie e da varie tipologie di “outsiders”;
  • la formazione, la composizione, i programmi e l’azione degli esecutivi;
  • la trasformazione del ruolo e delle dinamiche di funzionamento delle assemblee rappresentative;
  • il rapporto tra gli attori del sistema politico e in particolare tra partiti e gruppi d’interesse;
  • il rapporto tra politica e amministrazione;
  • il ruolo specifico dei gruppi d’interesse e/o dei movimenti sociali nei sistemi democratici guardando alla loro funzione rappresentativa, alle risorse di cui dispongono e alla capacita d’influenza nel policy making.

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Sezione 4. Sistema Politica Italiano (Italian Political System)

Chairs: Alessandro Chiaramonte, Filippo Tronconi

La sezione ospita proposte di panel inerenti qualunque aspetto del sistema politico italiano, anche analizzato in prospettiva comparata o diacronica.

Senza voler restringere il campo delle proposte, ma come esempi di temi attorno ai quali potrebbero aggregarsi vari contributi, ricordiamo lo studio della dinamica degli attori istituzionali, le trasformazioni del sistema partitico e della forma partito in tempi di personalizzazione della politica, le trasformazioni dell’arena elettorale e di quella legislativa, le politiche pubbliche, l’amministrazione pubblica a livello centrale e periferico, la vicenda delle riforme istituzionali, il ruolo gruppi di interesse, i mutamenti nell’opinione pubblica e nel comportamento elettorale, le innovazioni nella comunicazione e nel marketing politico ed elettorale, la politica locale e regionale, il processo di federalizzazione dello stato (o piuttosto la sua fine) e le conseguenze sul decision making ai vari livelli.

Nell’anno elettorale, sono particolarmente benvenute proposte che analizzino le trasformazioni della rappresentanza politica scaturite dal voto, sia nell’arena elettorale che in quella istituzionale.

La sezione è aperta sia a panel tradizionali, organizzati secondo le regole del congresso SISP, sia a una o più tavole rotonde, basate su contributi più snelli e dialoghi tra studiosi, amministratori pubblici ed opinion makers, al fine di confrontare, a beneficio dei soci SISP, opinioni e domande di ricerca che emergono nel corso del dibattito pubblico con il patrimonio di conoscenze accumulato nella nostra disciplina.

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Sezione 5. Political Communication

Chairs: Donatella Campus, Luigi Ceccarini

La sezione invita a proporre panels che trattano la comunicazione politica nei suoi molteplici aspetti e che si avvalgono di una pluralità di metodi e approcci teorici. La comunicazione politica è in uno stato di continua evoluzione e si intreccia con le dinamiche e con la crisi della democrazia rappresentativa. Sono, pertanto, benvenuti sia contributi che offrano spunti di riflessione sugli ambiti di indagine più tradizionali sia contributi che rendano conto dei nuovi fenomeni di frammentazione, decentralizzazione  e dis/re-intermediazione della comunicazione politica a livello locale, nazionale e internazionale. I panel proposti possono essere riconducibili alle seguenti aree di indagine e ricerca: la comunicazione politico-istituzionale; la comunicazione elettorale; i media e la partecipazione politica; la globalizzazione della comunicazione politica; gli effetti dei media sui cittadini e sull’opinione pubblica; il nesso tra sistemi politici e sistemi dei media; i rapporti tra politica e giornalismo; l’influenza dei network sociali; la riflessione sui metodi e le tecniche di raccolta e trattamento dei dati; la retorica e le narrazioni della politica; la personalizzazione; la popolarizzazione e la celebrizzazione della politica; i nuovi media e le nuove forme di azione politica; fenomeni come fake news e filter bubbles. I panel possono essere focalizzati su questi temi, ma la sezione è disposta a prendere in considerazione anche eventuali proposte su altri argomenti relativi all’ambito della comunicazione politica. I panels possono presentare contributi sia di taglio teorico sia di analisi empirica. Dal punto di vista metodologico, sono accolti approcci di ricerca di tipo sia qualitativo sia quantitativo nonché contributi basati su disegni di ricerca mixed-methods. Inoltre, sono particolarmente incoraggiate le proposte di panels che presentano una prospettiva comparata.

 

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Sezione 6. Partecipazione e Movimenti Sociali (Participation and Social Movements)

Chairs: Lorenzo Mosca, Gianni Piazza

The section promotes panels for the study of the transformations of political participation and social movements (new actors, organizations and strategies) in a phase characterized by the financial and economic crisis and the profound changes in the political and social context (the ongoing process of European integration and globalization, digitalization etc.). The economic crisis accelerates the processes of de-democratization at the national level and the detachment of people from traditional party politics, eroding the popular sovereignty and the socio-political foundations for conventional participation and decision-making processes in the mass liberal democracies. If reflections on post-democracy are partly confirmed by empirical evidence, predictions of an inevitable decline of civic engagement are not confirmed. On the contrary, political participation has found new forms of expression and channeling that have revitalized and transformed both the more traditional forms of participation and the more unconventional forms emerged in the sixties-seventies, especially those used by young people and women. Nevertheless, also new forms of non-progressive movements have (re) emerged (as the many right wing populist movements and extremist groups in several European countries as well as at the EU level), which raise the controversial question for scholars about the side effects of ‘bad social capital’ and how to study them. Waves of mobilizations have developed in recent years, both in Western countries (e.g. anti-austerity movements) and in other contexts (e.g. the Arab Spring), showing many elements that were already present in the processes of transnational mobilization of the past (e.g. the global justice movement). A new paradigm of collective action seems to gradually emerge with new forms of communication, multiple identities, different forms of coordination and resource mobilization, alternative practices and experimental democracy inside social movements. In this context, an electoral democracy limited to a ritual of request for electoral consent to delegate the “professional politicians” and/or the so-called “technical” people to manage resources and problems of the state is largely inadequate. The issue of a participatory democracy emerges strongly, especially in times of economic crisis, with the growing importance of the movements that claims to be the true ‘representative’ of citizens’ demands. Indeed, in a period of socio-economic and political crisis, left-wing political-institutional actors are absent or too weak and fragmented, a growing space is left to the mobilizations and protests promoted by populist movements and parties. On the other hand, new urban and territorial movements have emerged, gen­erating alternative discourses, performing new practices, and rethinking new types of relationship with the local state in seeking to answer social demands that neither the market nor the state have responded. In particular, these news mobilizations, claiming the “right to the city”, oppose the continuous commodification of the urban areas, the devastation of the territories and the dismantling of the welfare state system. To investigate not only the nature of the new forms of “resilience” and “resistance” practices, but also how they reflect the social, cultural and political transformations (e.g. their impact on the overall political, and often party systems) becomes therefore essential. The section hosts panels addressing these issues, starting from empirical research that reflect the adequacy of the theoretical and methodological tools until now used to analyze, understand and explain these processes. Panels with a comparative approach and giving a special attention to methodology will be welcome. At the same time, this section aims to host panels with the goal of discussing the relationship between social movements and traditional political actors (i.e. political parties, unions, associations), left wing and right wing social movements, as well as the role of digital technologies in local, national and transnational mobilizations and the outputs of social movements.

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Sezione 7. Amministrazione e Politiche Pubbliche (Administration and Public Policy)

Chairs: Maria Stella Righettini, Federico Toth

Cambiamenti lenti e veloci, innovazione e conservazione. Temi trasversali che possono essere affrontati da molteplici punti di vista e dimensioni: le riforme, il rapporto pubblico-privato, il ruolo della scienza e delle nuove tecnologie, i big data, la sostenibilità sociale e ambientale.

Il panel s’interroga su quali siano le sfide della complessità che le comunità, ai vari livelli – locale, nazionale e sovranazionale – devono affrontare attraverso il governo delle politiche e delle amministrazioni per fornire risposte credibili a opportunità, domande e problemi. La capacità di creare e valutare l’impatto sui beneficiari delle politiche e dei servizi sta diventando il nuovo metro di giudizio dell’intervento pubblico. Identificare e testare soluzioni innovative, implementarne e valutarne l’efficacia rispetto a bisogni vecchi e nuovi è ormai la sfida su cui si misura il successo e il fallimento delle politiche in un’era di cambiamenti globali. Un’attenzione crescente va al rapporto tra policy takers and policy makers, agli impatti – non sempre positivi – dell’azione di governo, alle potenzialità e ai limiti di nuove idee, strumenti, strategie e sistemi di governance.

La sezione invita a proporre panel, workshop e tavole rotonde su temi che, seppure tradizionali e di main stream, possano essere trattati con tecniche e da punti di vista innovativi. La sezione invita a riflettere su continuità e innovazione anche all’interno della policy analysis, rispetto sia alle grandi sfide poste, ad esempio, dai big data e dall’uso delle nuove tecnologie nella ricerca, sia alla capacità di mettere alla prova metodi e paradigmi consolidati.

 

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Sezione 8. Relazioni Internazionali (International Relations)

Chairs: Fulvio Attinà, Carla Monteleone

Events in international politics have severely challenged some of the main features of the global political system that were set up after World War II, highlighting its ongoing transformation. The growing presence of the so-called rising powers and a new US Administration have made more apparent challenges to existing main institutions, coalitions and norms, while non-state actors and transnational problems have gained more prominence. The section aims at taking stock and enriching knowledge regarding the transformation of the global system and invites panels and papers that explore from a theoretical perspective and/or with empirical analyses this transformation, looking at continuities and changes in and of the global political system, and their implications. This section particularly welcomes panels and papers debating continuities and changes in:

– the structure of the system and dynamics of change, including the rise of new cleavages, worldwide processes and de-globalization, and regional fragmentations;

– organizational institutions, including their reform, the rise of minilateral solutions and the growth of competing regional alternatives;

– actors, with attention to the rise of non-state actors and the reaction of states, but also to the importance of variations in their domestic political systems;

– roles, status and identities, notably of traditional and rising powers, but also of middle powers;

– norms, rules, practices, role of ideologies and religion;

– cooperation, foreign policy and diplomacy;

– competition, armed conflicts, use of force and security cultures (including the use of specific weapons, such as nuclear and chemical weapons), coalitions, military alliances and defense pacts;

– global problems and global policies, and the governance of the ‘new normal’ in world affairs, with particular – but not exclusive – attention to migration, the environment, democracy and human rights, transnational organized crime, health and peace operations;

The section will also welcome panels and papers dealing with theoretical and methodological challenges in the study of change in IR, with attention to concepts such as anarchy, power, sovereignty, security, authority and legitimacy.

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Sezione 9. Elezioni e Comportamento di Voto (Elections and Voting Behaviour)

Chairs: Paolo Bellucci, Antonella Seddone

Contemporary democracies are in turmoil. The legitimacy of political elites and of political institutions is eroded by growing popular distrust and dissatisfaction with politics. Distrust is questioning the very principle of political representation. Although public opinion criticisms tend to target all elites and institutions, political parties are framed as the main ‘culprit’ and are blamed for their inability to meet citizens’ demands. Thus, they are no longer recognized as mediators in the relationship between citizens and politics and as instruments of political participation.

Comparative research has highlighted the predominance of the party in central office, and especially in public office, at the expense of the party on the ground. Party dis-intermediation has opened up a ‘representation vacuum’, sustaining new political actors promoting populist and antiparty claims. On the other hand, demands for more direct involvement of citizens in the decision-making processes are voiced. New digital media have provided novel means for citizens to express their demands, offering spaces for direct and continuous interaction between leaders and citizens. Political leaders too have taken advantage of such opportunities, overtly exploiting new media. And yet, by prioritizing personalization dynamics, these processes could become detrimental for the collective and organizational dimension of political parties.

In sum, the role of political parties is questioned. Parties are increasingly perceived as obsolete organizations, unable to meet citizens’ demands/needs and ineffective once in government, as supranational economic-financial forces tarnish their clout. The role played by the European Union has often reinforced this view. Parties struggle both to incorporate, interpret and aggregate societal demands, and to enact effective policies when in power, with profound implications in political support and responsiveness.

It would be misleading to interpret these phenomena merely as transient effects of societal transformations driven by the ‘failures’ of globalization and global neoliberalism. Instead, they should be read as the result of a long-term process, whose effects (and causes) are more systemic and structural than it would appear.

The results of recent general elections across Europe (e.g. Germany, France) confirm these patterns. In France, mainstream parties lost to Macron’s personalized movement as the only force able to contain populist and radical parties’ support; whilst in Germany ‘traditional’ parties were again forced into a Grand Coalition. The 2018 Italian general election could offer further insights. Expectations are for the strengthening of a tri-polar dynamics and ensuing difficulties to form a viable government. Beyond that, parties face further challenges: the 5 Star Movement is confronted with the difficult task of addressing its ideological, strategical and organizational ambiguities; mainstream parties are constrained by declining consensus and coalition building traps.

Against this background, this section aims to address issues related to electoral behavior and public opinion from different perspectives:

 

The relationship between citizens and politics:

  • Issue and leader voting, considering (a) the role of short-term factors in the vote choices, in contrast to (b) long-term factors such as social ties and political allegiances
  • The role of social media, understood as (a) communication arenas for parties and leaders, (b) new environments for interaction and construction of citizens’ opinions; (c) new arenas for political participation
  • The success of populist movements/parties and citizens’ populist attitudes, clarifying (a) the systemic conditions that favor the growth of consensus for populist movements/parties; (b) the socio-political determinants that may explain the support to populist parties at individual level; (c) citizens’ support for populist issues and dynamics of issue ownership
  • Euroscepticism and the change of public opinion towards Europe, discussing (a) the role played by EU in defining domestic agenda; (b) parties’ and leaders’ strategies; (c) citizens opinions; (b) dynamics of politicization
  • The role of opinion polls in defining (a) parties’ and leaders’ strategies; (b) citizens’ voting behavior, taking into account problems relating to accuracy and effective detection of changes in citizens’ opinions; (c) new methods and tools for investigating citizens’ opinions.

 

Electoral rules, election campaign and elections:

  • Election management, meant as the set of actions and practices related to the organization of elections (from procedural to logistic aspects)
  • The politics of electoral system, identifying (a) the strategic incentives determining intra-party and inter-party competitive dynamics as well as individual candidate strategies; (b) the implication in the aftermath of elections
  • The nature and change of election campaigns, considering (a) the role played by new media and mainstream media; (b) visibility and tonality of leaders in media coverage and its potential impact on voting behavior and leader evaluations
  • Methods of candidates’ and leaders’ selection and their consequences at party level (intra-party conflict, personalization), at parliamentary level (parliamentary cohesion, responsiveness), and on representation (characteristics of selected elites and potential renewal)
  • Beyond voting behavior, understanding the determinants of abstention
  • Voting dynamics and results of the 2018 Italian general elections
  • Regional and local elections
  • Government approval and the electoral cycle, the effects of the economic crisis on citizens’ electoral strategies, economic voting between reward and punishment

 

Party organizations and their changes:

  • Party disintermediation and the organizational changes boosting a direct relationship between leaders and voters/citizens
  • Ideological change, by investigating (a) the relevance of left and right categories; (b) populism as a (thin) ideology; (c) policy mood
  • Reform of parties’ public funding and its impact at organizational level
  • Party membership and its changes (multispeed membership, intra-party democracy, participation and activism)
  • Party elites and renewal
  • Personalization of politics and its consequences at organizational and electoral level

 

The suggested lines of research are indicative. Alternative or original thematic proposals are equally welcome. Comparative as well as single-case studies are also welcome, emphasizing that all proposals must be anchored to solid methodological and theoretical perspectives. Papers can be submitted in English or Italian.

 

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Sezione 10. Studi regionali e politiche locali (Regional Studies and Local Policies)

Chairs: Patrizia Messina, Stefania Profeti

A partire dagli anni Novanta la politica locale ha acquistato una nuova centralità e gli attori politici regionali e locali sono tornati protagonisti. Le Regioni e gli Enti locali sono divenuti la sede privilegiata di riforme e innovazioni istituzionali, in termini di decentramento politico e di rinnovamento dell’apparato amministrativo; un cambiamento che, oltre alle istituzioni, ha riguardato la società locale e l’economia del territorio. I livelli di governo subnazionale rappresentano l’ancoraggio più consistente della politica alla società, il luogo più dinamico di sperimentazione della governance innovativa e di attivazione di nuovi canali di partecipazione democratica.

I temi della sezione si pongono in sinergia con le attività dello Standing Group SISP omonimo. La sezione intende sollecitare proposte di panels che affrontino, in prospettiva nazionale e/o comparata, il ruolo assunto dalle Regioni e dai governi locali nei processi di cambiamento attualmente in corso sia sul versante dei sistemi politico-istituzionali, sia sul versante della competizione elettorale, sia su quello della produzione di politiche pubbliche che abbiano ricadute sui territori, anche nella prospettiva europea multilivello, con una specifica attenzione al ruolo delle università come attori strategici dello sviluppo regionale (terza missione).

1) Sul primo versante si sollecitano panels che abbiano ad oggetto le dinamiche di sviluppo politico-istituzionale. Nel caso italiano, ad esempio, le recenti riforme di riordino territoriale (in primo luogo la legge Delrio, ma anche l’esito del referendum costituzionale) hanno messo al centro della trasformazione dei sistemi locali le dinamiche di aggregazione intercomunale e di fusione, soprattutto dei piccoli comuni, e hanno conferito agli Enti di secondo livello, con particolare riguardo a Unioni di comuni, Province, Città metropolitane, un ruolo cruciale per gli sviluppi futuri delle realtà locali. In questo scenario, gli amministratori regionali e locali si trovano sì di fronte a una serie di vincoli, ma dispongono anche di una straordinaria finestra di opportunità, per riconfigurare le relazioni interistituzionali (e di potere) sui rispettivi territori. Siamo dunque di fronte a un nuovo ruolo delle istituzioni, ma anche a un nuovo ruolo della figura del sindaco e, in generale, della classe politica locale, con effetti sulle relazioni intergovernative e sulle dinamiche tra attori dei governi locali.

2) Sul secondo aspetto si incoraggiano contributi e panels sulle dinamiche e gli esiti della competizione elettorale su scala regionale e locale, ad esempio sui cicli di elezioni amministrative più recenti, con particolare attenzione alle grandi città. Più in generale, la (ri)configurazione dell’offerta politica; i rapporti centro-periferia e le eventuali istanze autonomiste o euro-secessioniste; il regionalismo differenziato; le caratteristiche e i temi della campagna elettorale; i meccanismi di selezione delle candidature e di costruzione delle alleanze; i processi di formazione delle giunte e le caratteristiche della classe politica eletta, anche alla luce delle riforme che hanno riguardato i governi locali, sono tutti aspetti sui quali la sezione sollecita proposte.

3) Sul terzo aspetto si intende focalizzare l’attenzione: sull’accresciuta complessità dei processi decisionali multilivello di area vasta; sugli equilibri tra pubblico e privato; sul nuovo protagonismo delle città, delle regioni e delle autonomie funzionali in numerosi settori di policy; sullo sviluppo urbano sostenibile delle città; sulla produzione di politiche pubbliche ed erogazione dei servizi nel contesto dell’austerity e della progressiva contrazione dei trasferimenti statali. Si sollecitano dunque panels, anche di taglio comparato, che affrontino temi quali: la governance inter-istituzionale e pubblico/privata nei processi di policy-making su scala locale e/o di area vasta e/o regionale, in particolare in settori come il governo del territorio e delle funzioni metropolitane, anche in relazione alla programmazione comunitaria 2014-2020; la realizzazione di infrastrutture; la gestione dei servizi pubblici; le politiche di sviluppo (sostenibile); il welfare (locale); la realizzazione di grandi eventi; l’utilizzo, da parte delle amministrazioni pubbliche, di tecniche innovative di partecipazione pubblica e di consensus-building; la questione metropolitana in Italia e in Europa; la traiettoria del federalismo fiscale e della finanza locale.

4) Sul quarto aspetto, infine, si intende focalizzare l’attenzione sul potenziale ruolo “trasformativo” che detengono le Università nel contesto regionale nel traghettare lo sviluppo regionale e del paese verso un’economia della conoscenza. Se la “terza missione” delle università, genericamente definita come “trasferimento tecnologico”, nell’accezione prevalente del termine, di matrice fordista, tende a favorire gli ambiti disciplinari di ricerca applicata vocati a questo scopo (ingegneria e politecnici), le scienze umane e sociali risultano essere invece penalizzate. Poco indagati e poco riconosciuti come “terza missione” sono, infatti, gli impatti delle ricerche applicate di scienza politica sulle dinamiche di sviluppo regionale: dalla costituzione di spin off, all’impatto di queste ricerche sulle politiche pubbliche e sullo sviluppo regionale. In questa prospettiva si invita a presentare panel che abbiano come focus le Università come attore strategico dello sviluppo regionale; esperienze di “terza missione” universitaria che descrivano l’operato di Università italiane e/o europee in questo ambito, mettendone in luce gli obiettivi (latenti ed espliciti), le criticità e le ricadute ottenute rispetto al contesto regionale e urbano di attuazione; il contributo della scienza politica al trasferimento tecnologico e alla “terza missione” delle università italiane, europee ed extra-UE per lo sviluppo regionale.

La sezione si propone di ospitare gruppi di lavoro che analizzino uno o più di questi aspetti, e che diano spazio a ricerche comparate o a singoli casi.

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Sezione 11. Metodologia della ricerca (Research Methodology)

Chairs: Luigi Curini, Vincenzo Memoli

L’attuale dibattito metodologico in letteratura vive una stagione di straordinaria vivacità, testimoniata dagli sviluppi di tecniche sempre più sofisticate per una più precisa inferenza causale; dalla discussione su potenzialità e limiti del disegno sperimentale e sulla sua traduzione configurativa e Booleana; dalle sfide poste dai Big Data per la ricerca sociale; dalla discussione sul rapporto fra impianto teorico, spesso formale, disegno della ricerca e metodi, fra standard quantitativi e qualitativi, fra diverse nozioni di causalità e il loro retroterra ontologico.

L’obiettivo di questa sezione di studio è favorire la discussione metodologica sulla ricerca teorica ed empirica e sugli usi creativi degli approcci esistenti, sia nella Scienza Politica sia in altre discipline. Lo scopo è richiamare l’attenzione sulle scelte di metodo degli studiosi attraverso uno scambio di idee che parta dalle singole esperienze di ricerca, coniugando panel e paper che condividano prospettive ed approcci diversificati.

Pertanto si invitano a presentare proposte di panel che affrontino le diverse fasi del processo di ricerca (dalla dimensione teorica ed epistemologica del disegno della ricerca; agli studi comparati; alle tecniche di analisi statistica dei dati). A tal fine, promuoviamo anche la partecipazione di candidati al dottorato e la discussione di ricerche in corso allo scopo di fornire elementi di riflessione sui lavori in itinere.

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Sezione 12. Politica e politiche dell’Unione Europea (Politics and policies of the European Union)

Chairs: Nicolò Conti, Roberto Di Quirico

L’Unione europea attraversa una fase protratta di crisi, culminata nelle recenti spinte verso una sua possibile disgregazione. La Brexit rappresenta un aspetto macroscopico del fenomeno, che trova una sponda più ampia nella crescente assertività e nel successo dei movimenti anti-europei, ormai diffusi in numerosi contesti nazionali e nel circuito della rappresentanza a livello comunitario.  La crisi di popolarità dell’UE e delle sue politiche attraversa una fase decisiva in quanto si associa ad altre sfide, in larga misura di derivazione esterna, che ne aumentano la portata. Tali sfide richiederebbero risposte forti da parte dell’Europa che stenta invece a imporsi, tra queste la crisi migratoria, gli strascichi della crisi economico-finanziaria, i conflitti ai confini dell’UE che potrebbero minacciarne la sicurezza.

Nei confronti di queste fondamentali sfide – rispetto alle quali i cittadini misurano la capacità dell’Europa di dare risposte ai problemi e di creare valore aggiunto a paragone della capacità di reazione dei singoli stati – l’UE si mostra spesso paralizzata dai veti incrociati dei governi nazionali, divisi sulle priorità e le modalità di azione. La governance europea è stata architettata per funzionare, strutturalmente, attraverso la pratica del consenso, questo la espone al potere di veto dei diversi attori e dei molteplici interessi rappresentati nel processo decisionale comunitario. L’Europa a 28 (presto a 27) costituisce il culmine di un percorso volontario di aggregazione tra stati, senza termini di paragone nel resto del mondo, a testimonianza della sua unicità e successo. Tuttavia, l’allargamento a un così elevato numero di paesi, alcuni dei quali in sempre più marcata contrapposizione con le istituzioni europee,  ha anche messo a nudo le divisioni tra le molte istanze all’interno dell’UE. Con la sua espansione, la conflittualità politica nell’UE è aumentata esponenzialmente e  gli accordi, sempre più all’insegna di un minimo comune denominatore “al ribasso”, ne rivelano le divisioni interne e l’incapacità di generare risposte all’altezza delle sfide più pressanti. Tutto questo avviene in presenza di un impianto normativo che vincola significativamente la capacità di azione degli stati e rimanda al livello comunitario le principali scelte in materie sensibili, quale il controllo sulle politiche macroeconomiche nazionali.

I partiti sovranisti e populisti capitalizzano sulle inefficienze del sistema comunitario, spingendo l’UE al centro della competizione politica e della protesta. L’euroscetticismo costituisce ormai una dimensione di conflitto molto rilevante all’interno del sistema politico, in alcuni paesi ha contribuito alla nascita e all’affermazione di forze anti-sistema portatrici di un progetto massimalista. Il loro successo minaccia la tenuta stessa del progetto di integrazione, i partiti tradizionali sono investiti dall’onda d’urto di queste forze antagoniste e perdono consensi a loro favore, talvolta si dividono al loro interno tra la linea di fedeltà all’Europa e una linea più critica, rivolta a intercettare il consenso indirizzato alle forze euroscettiche. Lo stato di tensione generale e lo stallo dell’UE risultano così acuiti dal clima di diffidenza e di scontento che le forze euroscettiche alimentano, mettendo costantemente a nudo le inefficienze del sistema decisionale comunitario e i costi del vincolo esterno. La mobilitazione contro l’Europa si è fatta particolarmente tenace ed è culminata in una diffusa opposizione che si traduce, sempre più di frequente, in esiti elettorali che accrescono l’effetto di delegittimazione dell’UE.

L’obiettivo principale di questa sezione è quello di analizzare e fornire interpretazioni, sotto molteplici angolature, circa l’origine, l’evoluzione e gli esiti  delle diverse e convergenti crisi dell’UE e, al tempo stesso, le opportunità che le stesse crisi aprono per il processo di integrazione. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sono graditi contributi che esplorino:

–           l’adeguatezza delle teorie generali rispetto alla configurazione e al funzionamento dell’UE, tenuto conto del contesto attuale caratterizzato da spinte verso la disintegrazione;

–           il funzionamento della governance comunitaria nei suoi diversi aspetti istituzionali, di processo, di policy, analizzati nella prospettiva  dell’attuale congiuntura critica;

–           l’impatto dell’UE sulla politica e le politiche a livello nazionale nell’odierno scenario di ripresa dalla crisi;

–           le conseguenze dei nuovi equilibri internazionali e della politica estera americana dell’era Trump sulla collocazione dell’Europa nel contesto mondiale;

–           le modalità di realizzazione e le conseguenze della Brexit per il futuro dell’integrazione europea;

–           le rappresentazioni mediatiche dell’UE e il loro impatto sulla percezione che i cittadini-elettori hanno dell’Unione europea.

 

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Sezione 13. (Mal)governo e qualità della classe politica

Chairs: Rosita Di Peri, Valentina Pazé

Il tema della qualità delle classi dirigenti è da sempre al centro dell’attenzione della scienza politica, che si è in particolare interrogata sul ruolo della classe politica nei regimi democratici, sulla sua natura, sulle diverse modalità di selezione e circolazione delle élites. All’opposto la riflessione sulla persistenza degli autoritarismi porta in genere a trascurare lo studio delle classi dirigenti in tali contesti.

Se l’affermarsi del paradigma della legittimità legale-razionale sembrava avere relegato in secondo piano il fattore personale – peraltro recuperato da Weber nella riflessione sulla democrazia plebiscitaria – il problema della formazione delle classi dirigenti si ripresenta oggi con particolare forza, tanto in regimi democratici quanto in regimi autoritari. In un contesto in cui populismo e tecnocrazia si affermano come paradigmi opposti – ma in realtà profondamente sinergici – le democrazie consolidate affrontano una fase che sembra caratterizzarsi per un drastico peggioramento della qualità del ceto parlamentare, che si riverbera sulla qualità scadente della legislazione e sul conseguente aumento del margine di discrezionalità – se non di arbitrio – del potere giudiziario. Sembra inoltre essersi esaurita la capacità dei partiti di svolgere la funzione di formazione del personale politico che, in altri tempi, era loro propria. D’altra parte nei contesti autoritari si assiste ad un ripiegamento sulla dimensione procedurale, che contribuisce ad allontanare l’attenzione dal profilo delle classi dirigenti e dal loro ruolo all’interno dei sistemi.

La sezione accoglie panel che affrontino i temi sollevati sia da una prospettiva analitico-concettuale sia a partire da ricerche empiriche. Tra gli interrogativi che si intendono approfondire c’è quello dei criteri per “misurare” la qualità della classe politica, mai come oggi confusi e indeterminati. La competenza? L’onestà? Il carisma? La capacità di esercitare un ruolo di mediazione sociale?

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