Elenco Sezioni

 

ELENCO SEZIONI:

Sezione 1. Qualità della democrazia e Cambiamenti di Regime (Quality of democracy and Regime Change). Chairs: Fulvio Venturino,  Andrea Cassani 

 

Sezione 2. Teoria Politica (Political Theory). Chairs: Alessandro Campi, Antonio Floridia

 

Sezione 3. Politica Comparata (Comparative Politics). Chairs: Gianfranco Baldini, Elisabetta De Giorgi

 

Sezione 4. Sistema Politico Italiano (Italian Political System). Chairs: Francesco Raniolo, Filippo Tronconi

 

Sezione 5. Comunicazione Politica (Political Communication). Chairs: Giuliano Bobba, Claudia Padovani

 

Sezione 6. Partecipazione e Movimenti Sociali (Participation and Social Movements). Chairs: Manuela Caiani, Alberta Giorgi 

 

Sezione 7. Amministrazione e Politiche Pubbliche (Administration and Public Policy). Chairs: Maria Stella Righettini, Federico Toth

 

Sezione 8. Relazioni Internazionali (International Relations). Chairs: Vittorio Emanuele Parsi, Carla Monteleone

 

Sezione 9. Elezioni e Comportamento di Voto (Elections and Voting Behaviour). Chairs: Paolo Bellucci, Alessandro Chiaramonte

 

Sezione 10. Studi regionali e politiche locali (Regional Studies and Local Policies). Chairs: Mattia Casula, Patrizia Messina

 

Sezione 11. Metodologia della ricerca (Research Methodology). Chairs: Luigi Curini, Vincenzo Memoli

 

Sezione 12. Politica e politiche dell’Unione Europea (Politics and policies of the European Union). Chairs: Roberto Di Quirico, Mattia Guidi

 

Sezione 13. Politica ed Energia (Politics and Energy) Chairs: Gabriele Natalizia, Gianluca Passarelli

 

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Sezione 1. Qualità della democrazia e Cambiamenti di Regime (Quality of democracy and Regime Change)

Chairs: Fulvio Venturino, Andrea Cassani 

Nata dalla collaborazione degli Standing Group Qualità della Democrazia e Cambiamenti di Regime Politico, questa sezione accoglie panel rivolti all‘analisi dei cambiamenti istituzionali che sia le democrazie più consolidate, sia le autocrazie, sia i cosiddetti regimi ibridi hanno recentemente sperimentato o stanno sperimentando. I panel dovranno cercare di mantenere un equilibrio tra un approccio alla ricerca di tipo empirico-comparato (sia esso qualitativo o quantitativo) e di tipo teorico-normativo. Se vi è la massima apertura allo studio di paesi appartenenti ad aree geografiche tra loro diverse, la sezione privilegia invece proposte di panel focalizzate su fenomeni politici contemporanei (con riferimento cioè al periodo post-Guerra Fredda e, in particolar modo, al XXI secolo), la cui analisi potrà comunque beneficiare anche di uno “sguardo al passato”, ove opportuno. In questa cornice, proponiamo un elenco non esaustivo di temi sui quali le proposte di panel indirizzate a questa sezione del Convegno SISP potrebbero orientarsi.

La prima linea di ricerca è legata al concetto stesso di “qualità della democrazia” e alla misurazione delle dimensioni di cui tale nozione si compone: qualità dei risultati (vale a dire, il soddisfacimento delle aspettative dei cittadini e la responsiveness); qualità dei contenuti (ovvero il godimento da parte dei cittadini delle libertà civili e politiche e dell’uguaglianza politica); qualità procedurale (rule of law, partecipazione, competizione, accountability orizzontale e verticale). Questa sezione accoglierà con favore sia proposte tese a utilizzare l’analisi qualitativa per valutare il rendimento democratico di specifici sistemi politici, sia proposte mirate a innovare e/o integrare il quadro teorico ideato da Leonardo Morlino mediante l’identificazione di nuove dimensioni qualitative della democrazia, sia proposte volte a produrre nuovi dati.

La seconda linea di ricerca rivolge l’attenzione ai regimi non democratici, un universo eterogeneo che comprende varie forme di autocrazia (es. regimi militari, a partito unico o egemone, ereditari, personalisti) e i cosiddetti regimi ibridi. Saranno accolte proposte di panel che cercano di analizzare il funzionamento dei regimi non democratici, il loro cambiamento, la loro sopravvivenza, il loro fallimento e, in quest’ultimo caso, il loro futuro. A tal riguardo, uno spazio speciale sarà riservato a panel che si propongono di affrontare il tema della democratizzazione, sia per quel che riguarda le sue possibili determinanti, sia per quel che riguarda il ruolo dei vari attori protagonisti di questi processi di cambiamento politico, sia per quel che riguarda gli aspetti più strettamente istituzionali.

La terza linea di ricerca guarda alla performance dei regimi politici, democratici e non democratici, e alle conseguenze che i cambiamenti di regime politico potrebbero avere in tal senso. Con performance dei regimi politici, in questo caso, si fa soprattutto riferimento alla capacità dei regimi politici di produrre risultati desiderabili per i cittadini. Le variabili dipendenti includono quindi lo sviluppo socio-economico, il welfare, l’efficienza burocratica, la lotta alla corruzione, e la sicurezza.

Infine, un quarto filone di ricerca, trasversale rispetto ai temi della qualità della democrazia e dei cambiamenti di regime, abbraccia i temi interconnessi della sostenibilità democratica, della crisi del modello liberal-democratico e della autocratizzazione, ovvero di quei processi che portano a uno scivolamento verso la semi-democrazia e/o all’instaurazione (o ritorno) dell’autocrazia. Rientra in questa linea di ricerca lo studio dei fenomeni che possono mettere alla prova il funzionamento e la sopravvivenza stessa delle democrazie contemporanee, tra cui i flussi migratori, l’emergere di movimenti anti-sistema, il terrorismo, la crisi economica. Ugualmente, saranno accolti panel che si propongono di studiare le misure volte alla gestione di tali sfide e quindi anche al rafforzamento e/o rinnovamento della democrazia. Questi temi si intersecano inevitabilmente con quello delle cause dei processi di autocratizzazione e delle modalità attraverso cui essi si sviluppano. Per questo, spazio sarà dato anche a proposte di panel che cercheranno di mettere in luce le possibili connessioni tra deterioramento della qualità della democrazia e transizioni verso l’autocrazia.

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Sezione 2. Teoria Politica (Political Theory)

Chairs: Alessandro Campi, Antonio Floridia

Nel ripercorrere nel 2011 la sua biografia accademica, Sartori scriveva: «la scienza politica ha lasciato cadere la relazione tra teoria e pratica, e si è concentrata unicamente sulla relazione tra teoria e ricerca (…) la teoria si è atrofizzata e trasformata nel semplice disegno di ricerca, la ricerca stessa è diventata un fine in sé, la domanda ‘scienza per cosa?’ è stata ignorata e, alla fine, poco è rimasto al di là della operazionalizzazione, della quantificazione o del trattamento statistico di una mole perennemente crescente di dati». Nel testo Sartori si riferiva agli Stati Uniti, ma sembra la fotografia dell’Italia odierna dove la riflessione teorica sulla politica appare sempre più schiacciata tra una scienza politica ossessivamente empirica e una filosofia politica puramente speculativa.

Nella convinzione che elaborazione teorico-concettuale e indagine empirica si sostengano e arricchiscano vicendevolmente, scopo di questa Sezione è provare a sollecitare una riflessione (critica) attorno ai fondamenti, agli assunti e ai principali temi della scienza politica contemporanea. In particolare, ma non esclusivamente, sono benvenute tutte quelle proposte che intendano mettere in discussione gli approcci epistemologici e metodologici prevalenti nella disciplina. Esiste una scienza politica o all’interno della disciplina è possibile individuare (e far convivere) approcci di ricerca diversi, anche se non necessariamente alternativi l’uno all’altro?

Allo stesso tempo, si sollecitano contributi sui concetti fondamentali della scienza politica, a partire da tematiche che, pur restando centrali, non sembrano suscitare più il dovuto interesse o l’attenzione dei ricercatori: dal concetto stesso di “politica”, comprese le sue più recenti mutazioni, a quello di “sovranità”, soprattutto se collegato alle trasformazioni della democrazia e della teoria democratica; dal tema a sua volta classico del “potere” a tutta una serie di parole-chiave o di termini (“consenso”, “obbedienza”, “partiti”, “conflitto”, “partecipazione”, “pluralismo”, “ordine”, “legittimità”, etc. ) che sono al cuore degli studi di scienza politica ma che spesso vengono dati per presupposti e non più indagati nei loro diversi significati dal punto di vista, appunto, teorico (anche alla luce delle profonde trasformazioni storiche nel frattempo intervenute).

In questo quadro, assume un ruolo centrale una rinnovata riflessione teorica sul concetto stesso di democrazia, sui diversi “modelli” che la qualificano (“rappresentativa”, “diretta”, “plebiscitaria”, “deliberativa”, “partecipativa”) e sulle relazioni, differenze o sovrapposizioni, che si possono individuare tra queste diverse idee o concezioni. Obiettivo dovrebbe essere quello di attrezzare adeguatamente una strumentazione teorica in grado di cogliere le trasformazioni delle democrazie contemporanee e di mettere a fuoco la tensione tra dimensione normativa e dimensione empirica che le attraversa. Uno spazio autonomo per la democratic theory può contribuire ad evitare il rischio che la scienza politica, talvolta surrettiziamente, si esaurisca in una classificazione empirica o meramente descrittiva delle forme o dei livelli di democrazia, o che la stessa “crisi della democrazia” divenga una locuzione vuota e sostanzialmente tautologica. Anche su questi temi si sollecitano proposte e interventi.

Sempre all’interno di questa cornice, una particolare attenzione andrebbe dedicata all’evoluzione della forma-partito e al concetto stesso di partito per come si è radicato nella tradizione politica contemporanea. Oltre a discutere le sue trasformazioni dal punto di vista funzionale e organizzativo, si tratterebbe cioè di riprendere la discussione teorica sul partito come forma, strumento, attore della lotta politica democratica e sui termini con cui oggi si pone, o può essere riproposta, la classica affermazione di Eric. E. Schattschneider: “modern democracy is unthinkable save in terms of the parties” Di particolare rilievo, in tale quadro, si presenta una riflessione teorica sul significato dei modelli ideal-tipici con cui si guarda comunemente alle trasformazioni dei partiti, con una critica all’approccio deterministico con cui, spesso, viene affrontato il tema della correlazione tra i mutamenti sociali e il loro “riflesso” sulla forma e la struttura dei partiti; e una critica alla visione lineare della successione storica dei vari modelli di partito. In particolare, – di fronte all’emergere di nuove classificazioni – ad esempio, il “partito piattaforma” – si tratta di concettualizzare correttamente la connessione causale e funzionale tra le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione e il ruolo e la natura dei partiti e le loro dimensioni organizzative (leadership e membership) e politico-culturali (principi, idee, programmi).

Anche i concetti di “élite”, “oligarchia” e “classe politica”, tornati di attualità nel dibattito politico italiano, meriterebbe di essere sottoposti ad un’opera di ridefinizione concettuale, tenuto anche conto dell’importanza che essi hanno sempre avuto all’interno della tradizione italiana degli studi politici a partire dal primo Novecento (Mosca, Pareto, Michels).

Dal momento che l’originalità dal punto di vista storico del pensiero politico italiano – un pensiero che non si sovrappone linearmente a ciò che negli ultimi anni è stata chiamata Italian Theory, ma che comunque la comprende – è consistita soprattutto in una riflessione teorica sulla politica, sul potere, sulla società, si sollecitano altresì lavori e contributi dedicati a questa tradizione e ai suoi esponenti più significativi, con particolare riferimento all’arco temporale dall’Ottocento ai giorni nostri.

Particolare attenzione si vorrebbe inoltre riservare a panel che, in punto di teoria o di realizzazione empirica, sappiano valorizzare (oltre a discuterle criticamente) le crescenti – e a tutt’oggi ancor poco sfruttate – possibilità di integrazione della scienza politica con altre discipline ad essa più o meno contigue: dalle scienze cognitive alla psicologia sociale, dalla biologia all’economia politica ecc. Ma si sollecitano anche proposte finalizzate ad approfondire in che misura lo studio scientifico della politica possa arricchirsi dal confronto – sul piano metodologico e dei contenuti – con tutte quelle discipline che hanno a loro volta la politica come oggetto esclusivo o primario di interesse (Storia delle dottrine politiche, Filosofia politica, Sociologia politica, Storia politica ecc.). Infine, nella Sezione si vorrebbero promuovere panel interessati a ripercorrere il percorso teorico-scientifico di alcuni dei padri o esponenti di punta della disciplina scomparsi nel corso degli ultimi anni (Theodore J. Lowi, Robert Dahl, Juan J. Linz, Kenneth Waltz, Maurice Duverger, Giovanni Sartori, Peter Mair). i cui lavori continuano a rappresentare punti di partenza imprescindibili per l’analisi delle democrazie, dei regimi non democratici, degli equilibri internazionali, dei sistemi di partito, ecc. La storia della Scienza politica e degli autori che ne hanno segnato il cammino è anch’essa utile per arricchirne e prospettive dal punto di vista teorico e della ricerca.

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Sezione 3. Politica Comparata (Comparative Politics)

Chairs: Gianfranco Baldini, Elisabetta De Giorgi

La sezione accoglie e sollecita proposte di panel incentrate sia sui temi tradizionali della comparazione (classificazione dei regimi politici; processi di democratizzazione; crisi e/o trasformazioni delle democrazie; istituzioni politiche comparate; formazione, composizione e attività di governi e parlamenti; partiti e sistemi di partito; gruppi d’interesse; culture politiche; élite politiche e leadership) sia su qualsiasi altro tema di scienza politica trattato con metodo comparato sincronico e/o diacronico.

La scienza politica contemporanea dibatte vigorosamente su come i fattori materiali e quelli culturali stiano contribuendo a cambiare il carattere della politica contemporanea. In questo quadro, saranno particolarmente gradite proposte di panel dedicati ad approfondire cause e conseguenze delle sfide alla democrazia emerse nel corso dell’ultimo decennio, come ad esempio il rinnovato vigore del populismo, l’ascesa del concetto di democrazia illiberale e il rischio di deconsolidamento democratico. Rimanendo nel campo dei temi tradizionali, sono sollecitati contributi sia teorici che empirici relativi in particolare a:

  • la crisi/trasformazione delle democrazie rappresentative;

  • i rapporti tra l’Unione Europea e i sistemi politici nazionali, sia in un’ottica di multilevel governance sia in prospettiva intergovernativa;

  • i mutamenti che hanno interessato i partiti (organizzazione, funzioni, programmi, leadership) e i sistemi di partito di fronte alle sfide lanciate dal fenomeno “populista”, dal declino dei vecchi cleavages e dall’avvento nuovi attori politici;

  • la formazione, le competenze, il reclutamento delle classi politiche nelle democrazie contemporanee, nelle quali il “party-based professionalism” sembra sfidato dalle tecnocrazie e da varie tipologie di “outsiders”;

  • la formazione, la composizione, i programmi e l’azione degli esecutivi;

  • la trasformazione del ruolo e delle dinamiche di funzionamento delle assemblee rappresentative;

  • il rapporto tra gli attori del sistema politico e in particolare tra partiti e gruppi d’interesse;

  • il rapporto tra politica e amministrazione;

  • il ruolo specifico dei gruppi d’interesse e/o dei movimenti sociali nei sistemi democratici guardando alla loro funzione rappresentativa, alle risorse di cui dispongono e alla capacita d’influenza nel policy making.

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Sezione 4. Sistema Politico Italiano (Italian Political System)

Chairs: Francesco Raniolo, Filippo Tronconi

La sezione ospita proposte di panel inerenti qualunque aspetto del sistema politico italiano, anche analizzato in prospettiva comparata o diacronica. Senza voler restringere il campo delle proposte, ma come esempi di temi attorno ai quali potrebbero aggregarsi vari contributi, ricordiamo lo studio della dinamica degli attori istituzionali, le trasformazioni del sistema partitico e della forma partito in tempi di personalizzazione della politica, le trasformazioni dell’arena elettorale e di quella legislativa, le politiche pubbliche, l’amministrazione pubblica a livello centrale e periferico, la vicenda delle riforme istituzionali, il ruolo gruppi di interesse, i mutamenti nell’opinione pubblica e nel comportamento elettorale, le innovazioni nella comunicazione e nel marketing politico ed elettorale, la politica locale e regionale, il processo di federalizzazione dello stato (o piuttosto la sua fine) e le conseguenze sul decision making ai vari livelli. Nell’anno di numerose consultazioni elettorali a livello regionale e comunale, sono particolarmente benvenute proposte che analizzino i riflessi di tali elezioni e le trasformazioni della rappresentanza politica a livello nazionale o in prospettiva multilivello. La sezione è aperta sia a panel tradizionali, organizzati secondo le regole del congresso SISP, sia a una o più tavole rotonde, basate su contributi più snelli e dialoghi tra studiosi, amministratori pubblici ed opinion makers, al fine di confrontare, a beneficio dei soci SISP, opinioni e domande di ricerca che emergono nel corso del dibattito pubblico con il patrimonio di conoscenze accumulato nella nostra disciplina.

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Sezione 5. Comunicazione Politica (Political Communication)

Chairs: Giuliano Bobba, Claudia Padovani

La sezione invita a proporre panels che trattano la comunicazione politica nei suoi molteplici aspetti e che si avvalgono di una pluralità di metodi e approcci teorici. La comunicazione politica è in uno stato di continua evoluzione e si intreccia con le dinamiche e con la crisi della democrazia rappresentativa. Sono, pertanto, benvenuti sia contributi che offrano spunti di riflessione sugli ambiti di indagine più tradizionali sia contributi che rendano conto dei nuovi fenomeni di frammentazione, decentralizzazione  e dis/re-intermediazione della comunicazione politica a livello locale, nazionale e internazionale. I panel proposti possono essere riconducibili alle seguenti aree di indagine e ricerca: la comunicazione politico-istituzionale; la comunicazione elettorale; i media e la partecipazione politica; la globalizzazione della comunicazione politica; gli effetti dei media sui cittadini e sull’opinione pubblica; il nesso tra sistemi politici e sistemi dei media; i rapporti tra politica e giornalismo; l’influenza dei network sociali; la riflessione sui metodi e le tecniche di raccolta e trattamento dei dati; la retorica e le narrazioni della politica; la personalizzazione; la popolarizzazione e la celebrizzazione della politica; i nuovi media e le nuove forme di azione politica; fenomeni come fake news e filter bubbles. I panel possono essere focalizzati su questi temi, ma la sezione è disposta a prendere in considerazione anche eventuali proposte su altri argomenti relativi all’ambito della comunicazione politica. I panels possono presentare contributi sia di taglio teorico sia di analisi empirica. Dal punto di vista metodologico, sono accolti approcci di ricerca di tipo sia qualitativo sia quantitativo nonché contributi basati su disegni di ricerca mixed-methods. Inoltre, sono particolarmente incoraggiate le proposte di panels che presentano una prospettiva comparata.

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Sezione 6. Partecipazione e Movimenti Sociali (Participation and Social Movements)

Chairs: Gianni Piazza, Massimiliano Andretta

The section promotes panels for the study of the transformations of political participation and social movements (new actors, organizations and strategies) in a phase characterized by the financial and economic crisis and the profound changes in the political and social context (the ongoing process of European integration and globalization, digitalization etc.). The economic crisis accelerates the processes of de-democratization at the national level and the detachment of people from traditional party politics, eroding the popular sovereignty and the socio-political foundations for conventional participation and decision-making processes in the mass liberal democracies.

If reflections on post-democracy are partly confirmed by empirical evidence, the predictions of an inevitable decline of civic engagement are refuted. In fact, political participation has found new forms of expression and channeling that have revitalized and transformed both the more traditional forms of participation and the more unconventional forms emerged in the sixties-seventies, especially those used by young people and women. Nevertheless, also new forms of non-progressive movements have (re) emerged (as the many right wing populist movements and extremist groups in several European countries as well as at the EU level), which raise the controversial question for scholars about the side effects of ‘bad social capital’ and how to study them. Waves of mobilizations have developed in recent years, both in Western countries (e.g. anti austerity movements) and in other contexts (e.g. the Arab Spring), showing many elements that were already present in the processes of transnational mobilization of the past (e.g. the global justice movement). A new paradigm of collective action seems to gradually emerge with new forms of communication, multiple identities, different forms of coordination and resource mobilization, alternative practices and experimental democracy inside social movements.

In this context, an electoral democracy limited to a ritual of request for electoral consent to delegate the “professional politicians” and/or the so-called “technical” people to manage resources and problems of the state is largely inadequate. The issue of a participatory democracy emerges strongly, especially in times of economic crisis, with the growing importance of the movements that claims to be the true ‘representative’ of citizens’ demands. Indeed, in a period of socio-economic and political crisis, left-wing political-institutional actors are absent or too weak and fragmented, and a growing space is left to the mobilizations and protests promoted by populist movements and parties. On the other hand, new urban and territorial movements have emerged, generating alternative discourses, performing new practices, and rethinking new types of relationship with the local state in seeking to answer social demands that neither the market nor the state have responded. In particular, these new mobilizations, claiming the “right to the city” and the right to the “commons”, oppose the continuous commodification of both urban and rural areas, the devastation of the territories and the dismantling of the welfare state system. To investigate not only the nature of the new forms of “resilience” and “resistance” practices, but also how they reflect the social, cultural and political transformations (e.g. their impact on the overall political, and often party systems) becomes therefore essential. Moreover, mobilizations against or in solidarity with migrants and on migration policies occur also together with the protests and struggles of resident migrants for their labor and life conditions.

The section hosts panels addressing these issues, starting from empirical research that reflect the adequacy of the theoretical and methodological tools until now used to analyze, understand and explain these processes. Panels with a comparative approach and giving a special attention to methodology will be welcome. At the same time, this section aims to host panels with the goal of discussing the relationship between social movements and traditional political actors (i.e. political parties, unions, associations), left wing and right wing social movements, as well as the role of digital technologies in local, national and transnational mobilizations and the outputs of social movements.

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Sezione 7. Amministrazione e Politiche Pubbliche (Administration and Public Policy)

Chairs: Maria Stella Righettini, Federico Toth

La sezione invita a presentare panel su condizioni che favoriscono o inibiscono l’innovazione e l’apprendimento nelle democrazie. L’invito è a trattare temi trasversali che possono essere affrontati da molteplici punti di vista e dimensioni: le riforme, il rapporto pubblico-privato, il ruolo della scienza e delle nuove tecnologie, la valutazione, i diritti umani, il ruolo degli esperti, i big data, la sostenibilità sociale e ambientale anche alla luce di Agenda2030 e delle implicazioni sulle agende di policy.
La sezione s’interroga su quali siano le sfide della complessità che i governi e le comunità, ai vari livelli – locale, nazionale e sovranazionale – devono affrontare attraverso il governo delle politiche e delle amministrazioni per fornire risposte credibili a opportunità, domande e bisogni. La capacità di programmare, implementare efficacemente e valutare l’impatto sui beneficiari delle politiche e dei servizi sta diventando il nuovo metro di giudizio dell’intervento pubblico.
Identificare e testare soluzioni innovative, implementarne e valutarne l’efficacia rispetto a bisogni vecchi e nuovi è ormai la sfida su cui si misura il successo e il fallimento delle politiche in un’era di cambiamenti globali, come la crisi climatica, e la trasformazione di consolidati equilibri geopolitici. Un’attenzione crescente va al rapporto tra policy takers e policy makers, agli impatti – non sempre positivi dell’azione di governo, alle potenzialità e ai limiti di nuove idee, strumenti, strategie e sistemi di governance e all'emergere di nuove forme di coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali.
In che modo trasversalità, coordinamento e coerenza di policy rappresentano nuove sfide teoriche e metodologiche.
La sezione invita a proporre panel, workshop e tavole rotonde su temi che, seppure tradizionali e di main stream, possano essere trattati con tecniche e da punti di vista innovativi. La sezione invita a riflettere su continuità e innovazione anche all’interno della policy analysis, rispetto sia alle grandi sfide poste, ad esempio, dai big data e dall’uso dell’artificial intelligence (AI) nella ricerca, sia agli stimoli provenienti da nuovi approcci, come la behavioural public policy e l’approccio sperimentale alla pubblica amministrazione che arricchiscono metodi e paradigmi più consolidati.

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Sezione 8. Relazioni Internazionali (International Relations)

Chairs: Vittorio Emanuele Parsi, Carla Monteleone

Events in international politics have severely challenged some of the features of the global political system that were set up after World War II, highlighting its ongoing transformation. At a time when non-state actors and transnational problems have gained prominence, a new US Administration, the growing activism of states once called rising powers, and the newly-found assertiveness of some middle powers at the regional level have all made challenges to the existing institutions, coalitions, and norms more apparent. The section aims at taking stock and enriching knowledge regarding the transformation of the global political system and invites panels and papers that explore from a theoretical perspective and/or with empirical analyses this transformation, looking at continuities and changes in and of the global political system, and their implications. This section particularly welcomes panels and papers debating continuities and changes in:

– the structure of the system and dynamics of change, including the rise of new cleavages, worldwide processes and de-globalization, and regional fragmentations;

– organizational institutions, including their reform, the rise of minilateral solutions and the growth of competing regional alternatives;

– actors, with attention to the rise of non-state actors and the reaction of states, but also to the interplay between domestic political systems and the international political system;

– roles, status, and identities, notably of traditional and rising powers, but also of middle powers;

– norms, rules, practices, the role of ideologies and religion;

– cooperation, foreign policy, and diplomacy;

– competition, armed conflicts, use of force and security cultures (including the use of specific weapons, such as nuclear and chemical weapons), coalitions, military alliances, and defense pacts;

– global problems and policies, and the governance of the ‘new normal’ in world affairs, with particular – but not exclusive – attention to democracy and human rights, migration, the environment, transnational organized crime, health, and peace operations;

-regional dynamics.

The section will also welcome panels and papers dealing with theoretical and methodological challenges in the study of change in IR, with attention to concepts such as anarchy, power, sovereignty, security, authority, and legitimacy. 

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Sezione 9. Elezioni e Comportamento di Voto (Elections and Voting Behaviour)

Chairs: Paolo Bellucci, Alessandro Chiaramonte

Contemporary democracies are in turmoil. The legitimacy of political elites and of political institutions has been eroding by growing popular distrust and dissatisfaction with politics. Distrust is questioning the very principle of political representation. Although public opinion criticisms tend to target all elites and institutions, political parties are framed as the main ‘culprit’ and are blamed for their inability to meet citizens’ demands. Thus, they are no longer recognized as mediators in the relationship between citizens and politics and as instruments of political participation.

Comparative research has highlighted the predominance of the party in central office, and especially in public office, at the expense of the party on the ground. Party dis-intermediation has opened up a ‘representation vacuum’, sustaining new political actors promoting populist and antiparty claims. On the other hand, demands for more direct involvement of citizens in the decision-making processes are voiced. New digital media have provided novel means for citizens to express their demands, offering spaces for direct and continuous interaction between leaders and citizens.

Political leaders too have taken advantage of such opportunities, overtly exploiting new media. And yet, by prioritizing personalization dynamics, these processes could become detrimental for the collective and organizational dimension of political parties. In sum, the role of political parties is questioned. Parties are increasingly perceived as obsolete organizations, unable to meet citizens’ demands/needs and ineffective once in government, as supranational economic-financial forces tarnish their clout. The role played by the European Union has often reinforced this view.

Parties struggle both to incorporate, interpret and aggregate societal demands, and to enact effective policies when in power, with profound implications in political support and responsiveness. It would be misleading to interpret these phenomena merely as transient effects of societal transformations driven by the ‘failures’ of globalization and global neoliberalism. Instead, they should be read as the result of a long-term process, whose effects (and causes) are more systemic and structural than it would appear.

The results of recent general elections across Europe (e.g. Germany, France, Italy) have indeed shown a declining consensus for mainstream parties and a rising support for challenger parties, confirming these patterns. Moreover, we are witnessing a decrease in previous traditional loyalties and alignments and growing levels of electoral volatility, which seems to prompt a process of de-institutionalization in the party systems. This not only means that electoral outcomes are increasingly unpredictable, but also that patterns of government are more uncertain and unstable

Against this background, this section aims to address issues related to electoral behavior and public opinion from different perspectives:

The relationship between citizens and politics:

  • Issue and leader voting, considering (a) the role of short-term factors in the vote choices, in contrast to (b) long-term factors such as social ties and political allegiances
  • The role of social media, understood as (a) communication arenas for parties and leaders, (b) new environments for interaction and construction of citizens’ opinions; (c) new arenas for political participation
  • The success of populist movements/parties and citizens’ populist attitudes, clarifying (a) the systemic conditions that favor the growth of consensus for populist movements/parties; (b) the socio-political determinants that may explain the support to populist parties at individual level; (c) citizens’ support for populist issues and dynamics of issue ownership
  • Euroscepticism and the change of public opinion towards Europe, discussing (a) the role played by EU in defining domestic agenda; (b) parties’ and leaders’ strategies; (c) citizens opinions; (b) dynamics of politicization
  • The role of opinion polls in defining (a) parties’ and leaders’ strategies; (b) citizens’ voting behavior, taking into account problems relating to accuracy and effective detection of changes in citizens’ opinions; (c) new methods and tools for investigating citizens’ opinions.

Electoral rules, election campaign and elections:

  • Election management, meant as the set of actions and practices related to the organization of elections (from procedural to logistic aspects)
  • The politics of electoral system, identifying (a) the strategic incentives determining intra-party and inter-party competitive dynamics as well as individual candidate strategies; (b) the implication in the aftermath of elections
  • The nature and change of election campaigns, considering (a) the role played by new media and mainstream media; (b) visibility and tonality of leaders in media coverage and its potential impact on voting behavior and leader evaluations
  • Methods of candidates’ and leaders’ selection and their consequences at party level (intra-party conflict, personalization), at parliamentary level (parliamentary cohesion, responsiveness), and on representation (characteristics of selected elites and potential renewal)
  • Beyond voting behavior, understanding the determinants of abstention
  • Voting dynamics and results of the 2020 regional and local elections in Italy
  • Regional and local elections in comparative perspective
  • Government approval and the electoral cycle, the effects of the economic crisis on citizens’ electoral strategies, economic voting between reward and punishment

Party organizations and their changes: 

  • Party disintermediation and the organizational changes boosting a direct relationship between leaders and voters/citizens
  • Ideological change, by investigating (a) the relevance of left and right categories; (b) populism as a (thin) ideology; (c) policy mood
  • Reform of parties’ public funding and its impact at organizational level
  • Party membership and its changes (multispeed membership, intra-party democracy, participation and activism)
  • Party elites and renewal
  • Personalization of politics and its consequences at organizational and electoral level

The suggested lines of research are indicative. Alternative or original thematic proposals are equally welcome. Comparative as well as single-case studies are also welcome, emphasizing that all proposals must be anchored to solid methodological and theoretical perspectives. Papers can be submitted in English or Italian. 

 

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Sezione 10. Studi regionali e politiche locali (Regional Studies and Local Policies)

Chairs: Mattia Casula, Patrizia Messina

A partire dagli anni Novanta la politica locale ha acquistato una nuova centralità e gli attori politici regionali e locali sono tornati protagonisti. Le Regioni e gli Enti locali sono divenuti la sede privilegiata di riforme e innovazioni istituzionali, in termini di decentramento politico e di rinnovamento dell’apparato amministrativo; un cambiamento che, oltre alle istituzioni, ha riguardato la società locale e l’economia del territorio. I livelli di governo subnazionale rappresentano l’ancoraggio più consistente della politica alla società, il luogo più dinamico di sperimentazione della governance innovativa e di attivazione di nuovi canali di partecipazione democratica.

I temi della sezione si pongono in sinergia con le attività dello Standing Group SISP omonimo. La sezione intende sollecitare proposte di panels che affrontino, in prospettiva nazionale e/o comparata, il ruolo assunto dalle Regioni e dai governi locali nei processi di cambiamento attualmente in corso sia sul versante dei sistemi politico-istituzionali, sia sul versante della competizione elettorale, sia su quello della produzione di politiche pubbliche che abbiano ricadute sui territori, anche nella prospettiva europea multilivello, con una specifica attenzione al ruolo delle università come attori strategici dello sviluppo regionale (terza missione).

1) Sul primo versante si sollecitano panels che abbiano ad oggetto le dinamiche di sviluppo politico-istituzionale. Nel caso italiano, ad esempio, le recenti riforme di riordino territoriale (in primo luogo la legge Delrio, ma anche l’esito del referendum costituzionale) hanno messo al centro della trasformazione dei sistemi locali le dinamiche di aggregazione intercomunale e di fusione, soprattutto dei piccoli comuni, e hanno conferito agli Enti di secondo livello, con particolare riguardo a Unioni di comuni, Province, Città metropolitane, un ruolo cruciale per gli sviluppi futuri delle realtà locali. In questo scenario, gli amministratori regionali e locali si trovano sì di fronte a una serie di vincoli, ma dispongono anche di una straordinaria finestra di opportunità, per riconfigurare le relazioni interistituzionali (e di potere) sui rispettivi territori. Siamo dunque di fronte a un nuovo ruolo delle istituzioni, ma anche a un nuovo ruolo della figura del sindaco e, in generale, della classe politica locale, con effetti sulle relazioni intergovernative e sulle dinamiche tra attori dei governi locali.

2) Sul secondo aspetto si incoraggiano contributi e panels sulle dinamiche e gli esiti della competizione elettorale su scala regionale e locale, ad esempio sui cicli di elezioni amministrative più recenti, con particolare attenzione alle grandi città. Più in generale, la (ri)configurazione dell’offerta politica; i rapporti centro-periferia e le eventuali istanze autonomiste o euro-secessioniste; il regionalismo differenziato; le caratteristiche e i temi della campagna elettorale; i meccanismi di selezione delle candidature e di costruzione delle alleanze; i processi di formazione delle giunte e le caratteristiche della classe politica eletta, anche alla luce delle riforme che hanno riguardato i governi locali, sono tutti aspetti sui quali la sezione sollecita proposte.

3) Sul terzo aspetto si intende focalizzare l’attenzione: sull’accresciuta complessità dei processi decisionali multilivello di area vasta; sugli equilibri tra pubblico e privato; sul nuovo protagonismo delle città, delle regioni e delle autonomie funzionali in numerosi settori di policy; sullo sviluppo urbano sostenibile delle città; sulla produzione di politiche pubbliche ed erogazione dei servizi nel contesto dell’austerity e della progressiva contrazione dei trasferimenti statali. Si sollecitano dunque panels, anche di taglio comparato, che affrontino temi quali: la governance inter istituzionale e pubblico/privata nei processi di policy-making su scala locale e/o di area vasta e/o regionale, in particolare in settori come il governo del territorio e delle funzioni metropolitane, anche in relazione alla programmazione comunitaria 2014-2020; la realizzazione di infrastrutture; la gestione dei servizi pubblici; le politiche di sviluppo (sostenibile); il welfare (locale); la realizzazione di grandi eventi; l’utilizzo, da parte delle amministrazioni pubbliche, di tecniche innovative di partecipazione pubblica e di consensus-building; la questione metropolitana in Italia e in Europa; la traiettoria del federalismo fiscale e della finanza locale.

4) Sul quarto aspetto, infine, si intende focalizzare l’attenzione sul potenziale ruolo “trasformativo” che detengono le Università nel contesto urbano e regionale nel traghettare lo sviluppo locale verso un’economia della conoscenza, in particolare all’interno delle politiche regionali di ricerca e sviluppo. In questa prospettiva si invita a presentare panel che abbiano come focus l’Università come attore strategico dello sviluppo locale, in particolare all’interno dello sviluppo urbano (Università e città) e delle politiche regionali di innovazione; esperienze di “terza missione” universitaria che descrivano l’operato di Università italiane e/o europee in questo ambito, mettendone in luce gli obiettivi (latenti ed espliciti), le criticità e le ricadute ottenute rispetto al contesto regionale e urbano di attuazione; il contributo della scienza politica al trasferimento tecnologico e alla “terza missione” delle università italiane, europee ed extra-UE per lo sviluppo urbano e regionale.

La sezione si propone di ospitare gruppi di lavoro che analizzino uno o più di questi aspetti, e che diano spazio a ricerche comparate o a singoli casi.

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Sezione 11. Metodologia della ricerca (Research Methodology)

Chairs: Luigi Curini, Vincenzo Memoli

L’attuale dibattito metodologico in letteratura vive una stagione di straordinaria vivacità, testimoniata dagli sviluppi di tecniche sempre più sofisticate per una più precisa inferenza causale; dalla discussione su potenzialità e limiti del disegno sperimentale e sulla sua traduzione configurativa e Booleana; dalle sfide poste dai Big Data per la ricerca sociale; dalla discussione sul rapporto fra impianto teorico, spesso formale, disegno della ricerca e metodi, fra standard quantitativi e qualitativi, fra diverse nozioni di causalità e il loro retroterra ontologico.

L’obiettivo di questa sezione di studio è favorire la discussione metodologica sulla ricerca teorica ed empirica e sugli usi creativi degli approcci esistenti, sia nella Scienza Politica sia in altre discipline. Lo scopo è richiamare l’attenzione sulle scelte di metodo degli studiosi attraverso uno scambio di idee che parta dalle singole esperienze di ricerca, coniugando panel e paper che condividano prospettive ed approcci diversificati.

Pertanto si invitano a presentare proposte di panel che affrontino le diverse fasi del processo di ricerca (dalla dimensione teorica ed epistemologica del disegno della ricerca; agli studi comparati; alle tecniche di analisi statistica dei dati). A tal fine, promuoviamo anche la partecipazione di candidati al dottorato e la discussione di ricerche in corso allo scopo di fornire elementi di riflessione sui lavori in itinere.

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Sezione 12. Politica e politiche dell’Unione Europea (Politics and policies of the European Union)

Chairs: Roberto Di Quirico, Mattia Guidi

L’Unione Europea attraversa una fase prolungata di crisi, culminata nelle recenti spinte verso una sua possibile disgregazione. La Brexit rappresenta un aspetto macroscopico del fenomeno, che trova una sponda più ampia nella crescente assertività e nel successo dei movimenti euroscettici, ormai diffusi in numerosi contesti nazionali e nel circuito della rappresentanza a livello UE. La crisi di popolarità dell’UE e delle sue politiche attraversa una fase decisiva in quanto si associa ad altre sfide, in larga misura di derivazione esterna, che ne aumentano la portata. Molte di queste sfide − tra cui la crisi migratoria, gli strascichi della crisi economico-finanziaria, il conflitto libico − richiederebbero risposte europee che invece stentano ad arrivare.

Nei confronti di queste fondamentali sfide − rispetto alle quali i cittadini misurano la capacità dell’Europa di dare risposte ai problemi e di creare valore aggiunto rispetto alla capacità di reazione dei singoli stati − l’UE si mostra spesso paralizzata da veti incrociati dei governi nazionali, divisi sulle priorità e le modalità di azione. La governance europea è stata architettata per funzionare, strutturalmente, attraverso la pratica del consenso; questo la espone al potere di veto dei diversi attori e dei molteplici interessi rappresentati nel processo decisionale UE. L’Europa a 27 costituisce il culmine di un percorso volontario di aggregazione tra stati, senza termini di paragone nel resto del mondo, a testimonianza della sua unicità e successo. Tuttavia, l’allargamento a un così elevato numero di paesi, alcuni dei quali in sempre più marcata contrapposizione con le istituzioni europee, ha anche messo a nudo le divisioni tra le molte istanze all’interno dell’UE. Con la sua espansione, la conflittualità politica nell’UE è aumentata esponenzialmente. Tutto questo avviene in presenza di un impianto normativo che vincola significativamente la capacità di azione degli stati e delega al livello UE le principali scelte in materie sensibili, quale il controllo sulle politiche macroeconomiche nazionali.

I partiti nazionalisti e populisti capitalizzano sulle inefficienze del sistema politico dell’Unione, spingendo quest’ultima al centro della competizione politica e della protesta. L’euroscetticismo costituisce ormai una dimensione di conflitto molto rilevante all’interno del sistema politico, e in molti paesi ha contribuito alla nascita e all’affermazione di forze anti-sistema portatrici di un progetto massimalista. I partiti tradizionali sono investiti dall’onda d’urto di queste forze antagoniste e perdono consensi a loro favore. Talvolta si dividono al loro interno tra la linea di fedeltà all’Europa e una linea più critica, rivolta a intercettare il consenso indirizzato alle forze euroscettiche. Lo stato di tensione generale e lo stallo dell’UE risultano così acuiti dal clima di diffidenza e di scontento che le forze euroscettiche alimentano, mettendo costantemente a nudo le inefficienze del sistema decisionale Europeo e i costi del vincolo esterno. La mobilitazione contro l’Europa si è fatta particolarmente tenace ed è culminata in una diffusa opposizione che si traduce, sempre più di frequente, in esiti elettorali che accrescono l’effetto di delegittimazione dell’UE.

L’obiettivo principale di questa sezione è quello di analizzare e fornire spiegazioni e interpretazioni, sotto molteplici angolature, che riguardino da un lato l’origine, l’evoluzione e gli esiti delle diverse e convergenti crisi dell’UE e, dall’altro, le opportunità che le stesse crisi aprono per il processo di integrazione. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sono graditi contributi che esplorino:

  • l’adeguatezza delle teorie generali dell’integrazione europea rispetto alla configurazione e al funzionamento dell’UE, tenuto conto del contesto attuale caratterizzato da spinte verso la disintegrazione;

  • il funzionamento della governance UE nei suoi diversi aspetti istituzionali, di processo e di policy;

  • l’impatto dell’UE sulla politica e le politiche a livello nazionale nell’odierno scenario di crisi;

  • le conseguenze dei nuovi equilibri internazionali e della politica estera americana dell’era Trump sulla collocazione dell’Europa nel contesto mondiale;

  • le modalità di realizzazione e le conseguenze della Brexit per il futuro dell’integrazione europea;

  • le rappresentazioni mediatiche dell’UE e il loro impatto sulla percezione che i cittadini-elettori hanno dell’Unione Europea.

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Sezione 13. Politica ed Energia (Politics and Energy)

Chairs: Gabriele Natalizia, Gianluca Passarelli

La relazione tra politica ed energia è divenuta intensa sin dai tempi della prima rivoluzione industriale. Il controllo di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas), o la facilità di accesso ad essi sia in termini di prossimità geografica che di capacità economiche, si è progressivamente attestato tra le variabili cruciali per l’ascesa e il declino degli Stati. Il loro possesso, infatti, genera ricadute immediate sul funzionamento dei sistemi produttivi nazionali – sia nella loro componente privata che pubblica – che sullo sviluppo sociale – soprattutto nei confronti di sfere intimamente connesse alla qualità della vita come quella dei trasporti e della salute. Le risorse energetiche, inoltre, si intersecano con la sicurezza interna ed esterna degli Stati in misura tanto significativa da aver favorito la diffusione del ritornello riduzionista sulle “guerre per il petrolio (o per il gas)”, che tanto spazio ha trovato a margine dei principali eventi internazionali dell’ultimo mezzo secolo.

Se la scarsità delle risorse e la competizione che essa contribuisce a esasperare/innescare ha fatto dell’energia una dimensione tradizionalmente frequentata dagli esperti di Relazioni internazionali, è stata successivamente presa in considerazione come variabile anche negli studi di Politica comparata. In particolare, i lavori sui cambiamenti di regime hanno portato alla luce il rapporto tra il fallimento dei processi di democratizzazione o il consolidamento dell’autoritarismo e la presenza di una sovrabbondanza di combustibili fossili all’interno di un Paese, che prende i contorni di una vera e propria “maledizione”. Più di recente, anche negli studi sulla partecipazione politica e i movimenti sociali si sta sviluppando un nuovo filone di ricerca sulla energy democracy, così come il tema sta assumendo sempre maggior rilievo nell’ambito delle politiche pubbliche e dei gruppi di pressione, poiché si sovrappone con alcune scelte strategiche compiute dagli Stati e con il dilemma energie fossili/energie rinnovabili con il quale essi sono chiamati a confrontarsi in questa fase storica. A differenza del passato, infine, le fonti energetiche stanno facendo gradualmente ingresso anche negli studi elettorali e sui partiti a causa di una serie di fenomeni – come il global warming o i Fridays for future – che hanno rivivificato quella frattura materialismo/post-materialismo già apparsa in Occidente nella fase finale del XX secolo.
Pertanto, la Sezione 13 “Politica ed Energia” è trasversale ai diversi ambiti della Scienza politica, oltre a essere aperta a momenti di incontro interdisciplinari o volti a facilitare il dialogo tra quanti investigano la dimensione energetica da una prospettiva accademica e i professionisti del settore.

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