XXV Convegno SISP
Università degli Studi di Palermo – Dipartimento di Studi su Politica, Diritto e Società “Gaetano Mosca”
8 - 10 settembre 2011
Paper Room
8. RELAZIONI INTERNAZIONALI
8.4. L’international systems change: il mutamento degli attori e le sue implicazioni/International systems change: the change of the main actors and its implications
Chairs: Roberto Castaldi
Discussants: Marco Pinfari
8.4.1.
Il passaggio dal sistema europeo al sistema mondiale e il mutamento delle unità del sistema internazionale
Roberto Castaldi
Il passaggio dal sistema europeo al sistema mondiale degli Stati, avvenuto tra la seconda metà del XIX secolo e manifestatosi pienamente con la Seconda Guerra Mondiale, ha comportato non solo un ampliamento del sistema, ma anche delle dimensioni minime necessarie alle unità del sistema per essere attori rilevanti. L’invenzione del termine “super-potenze” segnala questa trasformazione. Sebbene l’attenzione della letteratura dopo il 1945 si sia concentrata sul mutamento di polarità e sul funzionamento del sistema bipolare, è il mutamento delle unità di sistema che comporta le maggiori trasformazioni di lungo periodo. Per analizzare tali processi di mutamento di lungo periodo del sistema internazionale è opportuno ipotizzare un quadro teorico in grado di considerare gli aspetti politici, economici, e ideali/culturali - sottolineati rispettivamente dalle tradizioni realista, liberale e marxista, e costruttivista – e le loro interazioni reciproche. I dati economici mostrano la necessità di mercati sempre più ampi per poter beneficiare pienamente della produttività del sistema industriale. Gli studi storici mostrano il legame profondo, sebbene di lungo periodo, tra risorse economiche e potere politico-militare. L’approccio costruttivista può aiutare a spiegare l’incompleto riconoscimento e la scarsa attenzione dedicata al mutamento del sistema internazionale e delle sue unità rilevanti, e quindi la lentezza dei processi di adeguamento alla nuova situazione. La fine del sistema bipolare e l’emergere di un sistema multipolare caratterizzato principalmente dall’ascesa di potenze di dimensioni continentali come la Cina e l’India, incomparabilmente più grandi degli Stati nazionali europei che costituivano le grandi potenze del sistema internazionale precedente la seconda guerra mondiale. Tale nuova situazione costituisce, anche e soprattutto da una prospettiva realista, la condizione di possibilità per i processi di integrazione regionale, in cui gli Stati membri mettono in comune significative quote di sovranità, sviluppatisi in varie aree del mondo, ed in particolare in Europa.
8.4.2.
La breve e la lunga durata nella spiegazione del cambiamento politico mondiale
Fulvio Attinà
Dalla seconda guerra mondiale alla fine degli anni Sessanta, i principali problemi politici ed economici mondiali sono stati affrontati con gli schemi e i modelli preferiti dagli Stati Uniti e dai suoi alleati ed essi hanno guidato le organizzazioni e i regimi internazionali che hanno prodotto e dato esecuzione alle principali politiche mondiali. Dall’inizio degli anni Settanta, sono cresciute le divergenze tra i governi della coalizione dominante e si sono manifestate forti aspettative di cambiamento della struttura di governo mondiale. Dalla fine del secolo scorso, siamo entrati in una fase difficile da definire. Se si rafforzano le solidarietà tra gli stati che formano gruppi che sostengono differenti agende di soluzione dei problemi mondiali, si possono formare coalizioni stabili che dovrebbero entrare in competizione fra loro per trasformare la struttura di governo del sistema mondiale. Non è chiaro, però, se le solidarietà economiche oppure quelle culturali contano di più nella formazione delle coalizioni dei nostri giorni. Le solidarietà economiche sono condizionate da persistenti contrasti sulle politiche economiche interne ed internazionali; quelle culturali sono condizionate da differenze nei principi e nelle pratiche dei regimi politici interni. Per rispondere a questi interrogativi, non bastano le spiegazioni congiunturali e di breve periodo ai quali si affidano molti scienziati politici contemporanei. I soggetti politici, infatti, operano lungo percorsi che essi stessi hanno disegnato nel passato. A livello mondiale, bisogna riconoscere che da quasi cinque secoli è in atto un processo di sviluppo di istituzioni politiche che hanno impatto sull’intero sistema mondiale e lo standardizzano e governano sotto la leadership della coalizione che controlla quelle istituzioni. Sulla base delle ricerche di lungo periodo, la scienza politica deve ridiscutere i suoi approcci all’analisi del cambiamento internazionale, porre attenzione alle relazioni della politica con l’economia e con gli altri settori dell’ambiente mondiale, e deve soprattutto intensificare l’analisi delle istituzioni politiche globali tenendo in conto tanto la dimensione della continuità – ovvero il peso del passato e delle strutture – quanto la dimensione dell’innovazione che i soggetti politici sono in grado di sviluppare grazie alla loro capacità di scelta guidata dall’esperienza e dall’apprendimento.
8.4.3.
Globalizzazione immaginaria, le sirene del pensiero analogico
Marco Mayer e Elena Zacchetti
Il paper si propone di affrontare due domande: a) perché gran parte della letteratura e del dibattito pubblico hanno erroneamente previsto che la globalizzazione avrebbe prodotto il declino del ruolo degli Stati nella politica internazionale? b) perché non si è compreso che i processi di globalizzazione avrebbero favorito un nuovo assetto multipolare della politica internazionale? Una delle ragioni che spiegano la miopia predittiva è - a nostro avviso - la seguente. Le scienze sociali hanno prevalentemente analizzato i processi di globalizzazione per analogia estendendo automaticamente al mondo globale termini, concetti e teorie abitualmente utilizzate in arene più limitate. L’irrompere dei processi di globalizzazione ha spinto ad aggiungere l’aggettivo globale a termini largamente utilizzati, quali, ad esempio, mercato, libertà, sicurezza, dando per scontato che mercato globale, sicurezza globale, libertà globale avessero lo stesso significato che connota questi termini in più ridotti ambiti spaziali, in diversi contesti storici, in singoli domini disciplinari. Pensare per analogia costituisce una preziosa scorciatoia per orientarsi nella vita quotidiana risparmiando un’infinità di calcoli di carattere logico-deduttivo e costituisce una potente forza per immaginare ipotesi innovative e nuove scoperte scientifiche. Le opportunità generate dalle operazioni mentali di tipo analogico non devono tuttavia mettere in ombra la debole “tenuta” di questa modalità di pensiero che si regge su similitudini ipotetiche ad alto margine di errore. I processi di globalizzazione sono stati una naturale fonte di ispirazione per il pensiero analogico e metaforico. Esso si condensa in una letteratura ricca di spunti e congetture, ma è indispensabile identificare le rappresentazioni inconsistenti e le immagini depistanti. E’ quanto ci proponiamo di fare con l’avvertenza che - data la sua rilevanza - l’attenzione sarà prevalentemente dedicata al versante economico e sociale. Questo lavoro si inserisce in un più ampio progetto di ricerca che stiamo conducendo sui processi di globalizzazione: La Rivincita degli Stati. Il paradosso della globalizzazione multipolare. L’ambito temporale della ricerca è il periodo 1991-2009. Le unità di analisi sono le interrelazioni tra i paesi G20 e le relazioni con i maggiori attori non governativi.






