XXIV Convegno SISP
Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010
Sezioni e Panels
12. STUDI EUROPEI
Fabio Franchino e Simona Piattoni
12.1 Polity europea e cambiamento in tempi di crisi: rappresentanza, processi decisionali e cittadinanza
Chairs: Marco Brunazzo e Sabrina Cavatorto
Abstract:
Nel decennio critico per la prospettiva del grande cambiamento costituzionale che la Convenzione europea aveva avuto l'ambizione di lanciare si è comunque assistito, anche considerando i risultati del Trattato di Lisbona, ad un certo dinamismo della polity europea. Il panel proposto intende far emergere quei fattori di cambiamento che, pur nella stasi del rilancio istituzionale, sono risultati osservabili al livello della rappresentanza politica europea, dei processi decisionali comunitari, della cittadinanza e delle politiche sociali UE. Si accettano paper che approfondiscano, mediante ricerche empiriche, il ruolo delle elite politiche, dei partiti e dei parlamenti nella polity multi-livello; il processo di riconfigurazione dei diritti di cittadinanza; le variazioni del decision making comunitario nella strutturazione a pilastri delle competenze UE.
English version
During that critical decade for the prospect of a constitutional 'great transformation' of the European Union that the Constitutional Convention had ambitiously inaugurated and considering the non-trivial results of the Lisbon Treaty, we can say that we have lately witnessed a substantial dynamism of the European polity. This panel aims at unveiling those factors of change that, during a period of institutional stasis, are nevertheless observable in the realm of European political representation, decision-making processes, and citizenship and social policies. We solicit papers that, building on empirical research, deepen the role of political elites, parties and parliaments in the multi-level polity; investigate the process of reconfiguration of citizenship rights; and chart the variation of decision-making as triggered by the restructuring of the 'pillars' of EU competences.
Papers
12.1.1. In Brussels but Thinking of Home: Assessing the Impact of MEPs' Individual Attitudes on their Voting Behaviour
Stefano Braghiroli
Abstract: The proposed paper aims at identifying the role played by the national party delegations on MEPs' individual parliamentary loyalty and their capacity to influence MEPs' voting choices in highly salient votes. The analysis registers the impact of MEPs’ individual institutional attachment (role cognition, representation styles, parliamentary activism) and assesses whether they make any difference in terms of parliamentary loyalty, therefore reducing the influence of NPDs’ interferences on MEPs’ legislative activity. The analysis of MEPs’ individual roll-call vote records provides the empirical basis for the assessment of the determinants of MEPs’ parliamentary loyalty, while the set of independent variables is constituted by survey-based measures. Our findings suggest that MEPs’ degree of institutional attachment is a consistent predictor of parliamentary loyalty, only for individual defections, while it becomes irrelevant when we consider party-driven defections. Our findings suggest that, while MEPs’ parliamentary loyalty is conditional and depends from their degree of attachment, nationally-oriented defections in contentious votes are consequence of NPDs’ capacity to control MEPs’ re-election, and more in general, of the resource imbalance between the two principals in terms of control tools and allocation capacity.
12.1.2.
The European Parliament after Lisbon: Political Groups Policy Position and Coherence
Edoardo Bressanelli
Abstract: This paper focuses on the policy position and the ideological coherence of the political Groups in the VIIth European Parliament. It seeks, therefore, to provide an answer to the following questions: what is the boundedness of the political families represented in the EU elected chamber? How – and in what issues – are they differentiated? By measuring the policy preferences of the national parties aggregating in the parliamentary Groups, it also addresses the important issue of their cohesion. How sparse and heterogeneous are their constituent member parties? More than fifty years after the European Parliament started its institutional journey, these question are all the more valid after the entry into force of the Treaty of Lisbon and the further expansion of the European Parliament legislative powers. They trigger important implications both for the smooth funtioning of EU parliamentary politics and the prospects of a EU democracy based upon transnational political parties. The empirical analysis presented in the paper will be based on two new recent data sources: the coding of the election manifestos issued by the national parties for the European Parliament elections (Euromanifesto Project, University of Mannheim) and the self-placement of political parties in a policy space (EUProfiler, EUI). By testing the construct and the hypothesis validity of these novel data, this paper also pursues a methodological scope and seeks to contribute to the literature on the measurement of the policy preferences of European-level partisan actors.
12.1.3.
La sinistra alternativa alla sfida della polity europea. Il Partito della Sinistra Europea e i suoi rapporti con i partiti nazionali
Enrico Calossi
Abstract: Il primo maggio 2004 nasceva a Roma il Partito della Sinistra Europea. Con questo atto anche i partiti comunisti e della sinistra alternativa europea si dotavano di una struttura di coordinamento a livello Europeo che andava aldilà della mera rappresentanza istituzionale all’interno del Parlamento Europeo tramite i Gruppi politici. In questo modo, inoltre, la Sinistra Europea mirava a colmare il suo ritardo organizzativo rispetto alle altre famiglie politiche storiche (Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi) che già in precedenza si erano dotate di strutture sovranazionali ed europee.
L’anno precedente, il regolamento 2004/2003 aveva finalmente stabilito i criteri per il riconoscimento ufficiale da parte del PE dei Partiti Politici a Livello Europeo e soprattutto ne aveva fissato i termini per il loro finanziamento. Dunque, oltre agli incentivi politico-simbolici, anche i nuovi incentivi materiali avevano stimolato i partiti della sinistra alternativa ad accelerare il loro processo di coordinamento.
L’obiettivo primario del partito fu sin da subito quello di fornire ai partiti comunisti e della sinistra alternativa un forte strumento sovranazionale a livello Europeo che supplisse al vuoto che si trascinava dal 1991 con lo scioglimento degli strumenti organizzativi legati alla vecchia Unione Sovietica.
Oggi, a distanza di 6 anni, la Sinistra Europea non è riuscita ad affiliare molti più partiti nazionali di quelli accolti già al momento della sua fondazione o negli anni immediatamente successivi. Attualmente i partiti membri sono 23 (dei quali 5 esterni all’Unione Europea) più 11 partiti osservatori. Inoltre i partiti nazionali aderenti alla SE provengono solo da 14 stati membri dell’Unione (in alcuni paesi aderiscono più di un partito). Ancora più decisamente solo 16 deputati europei su 35 del Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) appartengono a partiti nazionali che aderiscono alla SE.
Evidentemente si può affermare che l’obiettivo di rappresentare la maggior parte dei partiti comunisti e della sinistra alternativa, se non è del tutto fallito, è comunque ancora lontano dall’essere raggiunto. Questa incapacità può essere anche considerata come una sorta di paradosso: tutti i partiti nazionali della sinistra alternativa si dichiarano internazionalisti ma poi per la gran parte rifiutano di coordinarsi istituzionalmente a livello della polity Europea.
Ciò significa che, al di là dell’apparente vicinanza ideologica e terminologica, tra i diversi partiti nazionali esistono delle profonde differenze. Il paper analizza i programmi elettorali dei partiti nazionali e le posizioni politiche del Partito della Sinistra Europea (espresse in dichiarazioni comuni, atti congressuali, piattaforme elettorali) per definire i punti di contatto e di lontananza tra le posizioni politiche della SE e dei partiti nazionali.
In particolare sono state delineate 7 issues che, per la loro rilevanza, possono spiegare meglio le relazioni tra l’attore europeo e i partiti nazionali membri del Gruppo GUE-NGL. Esse sono: a) il lavoro e l’economia, b) i diritti civili, c) l’ambiente, d) le relazioni internazionali e la pace, e) l’idea di Europa, f) le strategie delle alleanze e i rapporti con gli altri partiti nazionali, g) le radici della sinistra europea e il giudizio sull’esperienza sovietica.
In base all’analisi di queste issues sono stati enucleate diverse “sottofamiglie” di partiti nazionali che sono caratterizzate da un certo grado di coerenza interna. Esse sono: i partiti membri della Sinistra Europea, i partiti Osservatori, i membri della Nordic Green Left Association (NGLA), i partiti comunisti “ortodossi”, i partiti anticapitalisti e, un gruppo di partiti difficilmente inquadrabili, definibili come “cani sciolti”.
È indubbiamente curioso come il giudizio sull’esperienza sovietica, a più di vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, continui a giocare un ruolo rilevante nelle relazioni tra i diversi partiti nazionali. Ma ancora di più lo è il fatto che la comune opposizione al trattato di Lisbona (che caratterizza tutti questi partiti) in realtà si declina in maniera diversa quando si va ad investigare la natura di quell’opposizione. Per alcuni partiti (in primis i membri della SE) dire NO a Lisbona significava dire SI’ ad un’Europa che fosse però qualitativamente diversa da quella strutturatasi fino ad oggi. Per altri partiti (sostanzialmente i partiti “ortodossi” esterni alla SE e quelli della NGLA) dire NO a Lisbona significava esprimere l’opposizione tout court a tutto il processo di integrazione.
Difficilmente però appare ipotizzabile che la sinistra alternativa europea, che storicamente ha rappresentato il quarto o quinto gruppo al Parlamento Europeo e che oggi presenta al suo interno partiti in forte crescita e ben strutturati, come la Linke tedesca o il Blocco di Sinistra portoghese, accanto ad altri in forte crisi (su tutti la sinistra Italiana) possa rinunciare alla sfida della costruzione di un soggetto di livello Europeo. Le sfide che deriveranno dall’applicazione del Trattato di Lisbona disegnano un’Europa che rafforzerà le sue competenze e che concederà nuovi incentivi e possibilità sia ai Gruppi parlamentari sia ai Partiti a Livello Europeo. La Sinistra Europea deve comprendere meglio i limiti e i punti di forza delle relazioni dei suoi partiti nazionali per essere in grado di giocare un proprio ruolo all’interno della nuova Europa di Lisbona.
12.1.4.
L’Euroscetticismo a Parole: Lega Nord e Rifondazione Comunista tra Proclami e Comportamento Istituzionale
Nicolò Conti e Elisabetta De Giorgi
Abstract: In tempi recenti il problema degli atteggiamenti partitici verso l’Europa ha ricevuto un’accresciuta attenzione da parte della letteratura. Le ragioni sono da ricercare nella crisi di consenso verso l’UE, ben testimoniata dall’esito negativo di alcuni referendum in alcuni degli stati membri, così come nei successi elettorali di alcune formazioni marcatamente euroscettiche. I partiti radicali a forte connotazione euroscettica sono anche quelli più intensamente mobilitati ogni qual volta l’UE diventi una issue al centro della competizione politica. In questo paper, prendiamo in esame i casi di due partiti italiani collocati alle estremità dello spettro politico, Lega Nord e Rifondazione comunista. Malgrado le diverse vicende elettorali e un livello di consenso che si muove in direzione opposta per i due partiti nel tempo, si tratta di due formazioni che meglio di altre sono risultate in grado di raccogliere il voto di protesta. Nonostante i tratti radicali dell’ideologia e di alcune posizioni programmatiche, si tratta di due formazioni che, in ragione della loro natura non confinata ai tratti tipici dell’ideologia di estrema destra e di estrema sinistra, oltre che in ragione delle strategie di alleanza condotte dai partiti maggiori, hanno partecipato a più riprese (o hanno offerto un appoggio esterno) al governo. Ci troviamo, quindi, di fronte a due casi che offrono un’opportunità rara di studio della misura in cui l’incumbency al governo influenzi gli atteggiamenti partitici verso l’UE di partiti dagli orientamenti marcatamente euroscettici.
Nostro obiettivo è capire se la partecipazione al governo (o a una maggioranza parlamentare) rende il comportamento istituzionale dei partiti più pragmatico e meno di principio, quindi anche più orientato al compromesso sui temi dell’UE. Il paper presenta un’analisi del discorso politico e delle dichiarazioni programmatiche sull’UE di Lega Nord e Rifondazione comunista - indirizzati principalmente ai rank and file di partito e all’elettorato – affiancata da un’analisi del voto in parlamento sulle leggi connesse a temi comunitari. I risultati permettono una stima del livello di congruenza che intercorre tra le posizioni programmatiche dichiarate da questi partiti e il loro comportamento su analoghi temi all’interno delle istituzioni e la comprensione dei meccanismi attraverso i quali i partiti traducono i loro principi sull’Europa in azioni politiche e comportamenti istituzionali.
12.1.5.
Le relazioni pericolose: Parlamento europeo e Parlamenti nazionali nel nuovo assetto di Lisbona
Milena Bigatto
Abstract: 'No integration without representation' è il titolo dell'ultimo capitolo di un libro sull'evoluzione del Parlamento europeo (PE che ben evoca la necessità condivisa di trovare una soluzione al deficit democratico dell'UE, rafforzando in primo luogo la rappresentanza dei cittadini. Fin dagli anni Ottanta il problema del deficit democratico di cui soffre il sistema politico europeo è stato al centro di riflessioni e azioni politiche che hanno portato il PE ad assumere un ruolo di colegislatore e (parzialmente) controllore degli esecutivi e del bilancio comunitario. Tuttavia il deficit democratico di rappresentanza non coincide con il deficit dei poteri del PE, ma investe l'intero sistema e quindi riguarda anche tutte le altre istituzioni coinvolte nei processi di rappresentanza, tra cui assumono particolare rilevanza i Parlamenti nazionali (PN). Il PE e i PN condividono infatti, la rappresentanza dei cittadini e la legittimità del sistema europeo: il primo poiché eletto direttamente a rappresentare i cittadini nel policy making del sistema; i secondi, anch'essi eletti direttamente dai cittadini, poiché legittimano i governi nazionali rappresentati al Consiglio Europeo e al Consiglio dell'UE.
I PN sono stati inseriti all'interno del sistema europeo attraverso modifiche ai trattati, azioni di coordinamento ed informazione da parte delle istituzioni europee stesse e, con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, hanno formalmente acquisito poteri all'interno dei processi decisionali dell'UE. Le relazioni interparlamentari (tra PE e PN) e tra i PN e l'organo che detiene l'iniziativa legislativa, la Commissione , acquisiscono, quindi, da un lato una nuova rilevanza empirica relativa al mutamento delle relazioni interistituzionali ed efficacia del policy making e dall'altro, una rilevanza normativa in merito alle forme e modalità di espressione della rappresentanza democratica nel sistema. Che tipo di relazione esiste tra il PE e i PN? Qual'è il ruolo dei PN nel sistema europeo secondo i nuovi provvedimenti adottati? Si può davvero parlare di un “multilevel parliamentary field” (Crum, Fossum 2009) o piuttosto la relazione tra queste istituzioni si configura come un network informativo o strategico?
Il paper ripercorre brevemente l'evoluzione del ruolo dei PN nel sistema europeo e le nuove disposizioni del Trattato di Lisbona con particolare attenzione alle prime e recentissime azioni intraprese dai parlamenti nazionali. Attraverso l'analisi di documenti ufficiali e i primi dati quantitativi relativi all'attività dei PN secondo quanto previsto dalla nuova normativa, il paper esplora in particolare le relazioni tra PE e PN e Commissione e PN. Vengono esaminate le ipotesi che le relazioni tra gli attori si stiano configurando seguendo un modello interparlamentare tipico di sistemi federali, oppure di network informativo o piuttosto di un vero e proprio sistema di rappresentanza parlamentare multilivello.
12.1.6.
From pillars to regimes: EU policy making after Lisbon
Marco Brunazzo e Pierpaolo Settembri
Abstract: The Treaty of Lisbon is rightly commended for two beneficial innovations. In the first place, it has done much to simplify the basic legislative procedures of the Union and to apply them to an ever greater range of policy areas. In the second place, it has done away with the former so-called “pillar” structure.
Recalling the origin and functioning of the pillars since the adoption of the Maastricht Treaty and sketching out a map of EU policy-making introduced by the Lisbon Treaty, the article argues that the various clusters of rules and actors that are involved in policy-making are better understood as “regimes” rather than described through the traditional concepts of competences, procedures or pillars.
12.1.7.
Lisbona e dintorni: i parlamenti nazionali e le riforme istituzionali UE
Sabrina Cavatorto
Abstract: Il paper si interroga sul ruolo dei parlamenti degli stati membri nelle history making decisions dell'UE, cioè quelle che attengono alle meta-regole istituzionali. In particolare, la ricerca ricostruisce la partecipazione dei parlamentari nazionali e la tematizzazione politica nel processo di ratifica del Trattato di Lisbona in prospettiva comparata, sia fra stati membri, sia rispetto ad altri processi di riforma istituzionale, pre e post-Maastricht.
Dal punto di vista descrittivo, il paper intende porre in luce l'emergere di differenze fra i paesi e nel tempo. Inoltre, dal punto di vista esplicativo, le differenze rilevate confermano le ipotesi correnti in letteratura che pongono al centro le variabili nazionali (tipo di governo, relazioni governo-parlamento, posizione dei partiti sull'integrazione europea, sostegno dell'opinione pubblica, oltre alla data di accesso alla CEE/UE) oppure emergono nuove combinazioni causali?
Il paper fornisce prime risposte al riguardo conducendo in particolare uno studio su Italia, Gran Bretagna e Francia. Il quadro comparato si avvale tuttavia di un'analisi secondaria estesa ai 27 stati membri che utilizza dati prodotti nel 2008 dalla Conferenza degli organi specializzati negli affari comunitari ed europei dei Parlamenti dell'UE (COSAC) relativamente al coinvolgimento delle istituzioni parlamentari nel processo di ratifica del trattato di Lisbona.
12.1.8.
What’s for Sale? An analysis of the Immigration Policy Agendas of EU Institutions. Revisiting the Venue-Shopping Hypothesis
Marcello Carammia
Abstract: An established account of European integration in immigration policy, the ‘venue-shopping’ metaphor has been proposed in the late 1990s to explain the emergence of an EU level for policy-making in immigration as the outcome of efforts by security officials to circumvent domestic constraints to their goal of controlling immigration. This explanation has proven effective in accounting for the timing (early 1980s), form (intergovernmentalism) and content (security-oriented) of EU policy-making on immigration. In the last decade, however, the EU immigration policy process has changed radically. While member states have long been in control of decision-making, EU institutions have gradually gained full involvement in the process. On the other hand, scholars have started questioning the idea of a fully ‘securitarian’ Common Immigration Policy, pointing to the emergence of ‘liberal’ EU policies.
Rather than proposing a new theory, this paper builds on the venue-shopping account to explain the impact of changes to the EU institutional framework, and shows how the activation of new venues for policy-making opens opportunities for substantive policy change. The empirical analysis of the immigration policy agendas of the Council of Minister (Justice and Home Affairs, General Affairs, Employment and Social Affairs: 1995-2009), European Council (1975-2009), Commission (1975-2009), and European Parliament (1979-2009) shows that competing goals are now pursued by EU institutions. The broader scope of the EU migration agenda is consistent with more competitive and less predictable policy-making in immigration. The findings suggest that, far from becoming a fully pro-immigrant setting, the EU policy process seems to be assuming the characters of ‘common’ domestic processes, with multiple venues providing potential for competing policy goals.
12.1.9.
The power of solidarity in EU external relations
Siegfried Schieder
Abstract: Although emotions play an important role in international affairs they have received little attention by international relations and foreign policy scholars. Numerous authors have emphasized this shortcoming for several years now, but there are still only very little systematic study into emotions and even fewer related to empirical studies. This is also true for emotion such as solidarity which can be considered an important emotion because it is closely linked with the notion of trust, and which is a defining factor in how nations and people address the challenges they faced as well as how they relate to one another. The article first examines the analytical link between solidarity and instrumentality and breaks the literature on European solidarity down into three groups: as epiphenomenal, as a tool for rhetorical actors, and as a source of social construction. After developing different approaches to solidarity, the article explains the power of solidarity in EU external relations. The paper compares the foreign policies of France, Italy, Germany and Sweden, since the 1990s, towards the EU’s special relationships with the countries of Africa, the Caribbean and the Pacific (ACP policy) on the one hand and the Central and Eastern European countries on the other (CEEC). The paper argues that French,
Italian, German and Swedish prioritisations in both cases cannot sufficiently be explained by rationalist, interest-based approaches and offer a solidarity supplement to fill in the gaps.
12.1.10. The Agenda-Setting of Hedge Funds
Manuela Moschella
Abstract: Why did the issue of hedge fund regulation enter the formal EU agenda in response to the subprime crisis? Building on existing literature on agenda dynamics in the EU, this paper argues that framing and issue expansion were key in getting the issue into the formal agenda, and that issue expansion does not necessarily imply public mobilization. Going beyond existing scholarship, however, the paper also shows that framing processes are closely associated with the characteristics of the issue for debate and that issue expansion is intimately related to the arrangements governing the specific issue domain. In other words, whereas framing and issue expansion are traditionally conceived as a strategic choice or as the outcome of an exogenous event, this paper shows that framing may also be shaped by the nature of the issue at stake and that issue expansion may result from the unintended consequences of previous governance choices.
12.1.11. The Myth of Donor Coordination: The European Commission, Member States and EU Foreign Aid Policies
Maurizio Carbone
Abstract: Over the past decade, donor coordination has received significant attention in global debates on international development. This paper looks at the impact on the ground of the collective commitment to complementarity and division of labour made by the European Commission and EU's Member States in the mid-2000s. Against conventional widsom, it is suggested that greater donor coordination does not necessarily mean better and faster aid; in fact, we may have entered a phase of coordination fatigue. Based on evidence from four countries in sub-Saharan Africa, it is concluded that in their aid coordination efforts, European donors are trapped by rhetoric rather than genuinely looking for aid effectiveness itself.
12.1.12.
Euregions and european policy management 2014-2020: The European Groups of Territorial Cooperation (EGTC) in comparative perspective
Daniel Spizzo
Abstract: Seven Euroregions in the EU have recently adopted the juridical status of the EGTC. Different interesting considerations can be drawn from a comparison among them. This could be stimulating especially if we are interested in promoting such an institutional device for the management of the future macroarea policies and INTERREG programmes for the period 2014-2020.
We could assume two different analytical standpoints. The first one, which should be considered as based strictly on a dynamical analysis. It looks at the prominent characteristics of the historical process that has stimulated the creation of different EGTC. The second perspective is strictly structural and is mainly concentrated on the fixed properties that define their identity, size and functions. We will approach these two dimensions separately.
Thus, if we compare the recent processes of EGTC creation that started for the most in 2006, with the old and historical Euroregions that already began to be institutionalised in the fifties, there are essentially three facts that should be underlined. First, old institutionalised Euregions (essentially those of “Old Europe”) have made no concrete attempt to transform themselves in an EGTC. That means that strongly institutionalised structures for cross-border cooperation demonstrated a very feeble interest for this new structure. Furthermore we can also say that the implementation of EGTC is mostly limited to areas where no such strong Euregional structures are present.
Secondly, in this institution-building process, a key role - after 2006 - is played primarily by public authorities. We don’t notice a relevant bottom-up participation of private entrepreneurs, non-governmental pressure groups, citizen’s associations, etc. On the contrary, the whole process after 2006 is strongly dominated by governmental actors (municipalities, regions and even nation-states) that adopt a top-down institution-building approach.
The third point is that the creation of EGTC has not yet been a priority in the political agenda of leading parties and governments throughout Europe. Only one country in the EU, paradoxically considered by many as a strong centralised one, has shown a favourable and concrete commitment towards the institutionalisation of EGTC: the French Republic. French institutions are among the founding members of four new EGTC and three of them have established their seat in France (Lille, Toulouse and Dunkerque). The French law on EGTC probably sets more simplified requirements for the creation of EGTC as the national rules of other EU member states.
If we pass now to our structural approach, there are three other dimensions that are relevant: 1) the nature of the European identity of the EGTC (polycentric vs. monocentric); 2) the size of the EGTC crossborder areas (small vs. big size; regional vs. local partners) and 3) the functions of the EGTC (strategic and/or implementative functions).
Concerning our first dimension, we can say that the great majority of EGTCs created after 2006 has a polycentric identity. There are only two EGTC that evoke, starting from their official name, a monocentric identity. It’s the case of the EGTC Amphictyony - here the members chose the name in order to recall the unifying role of the Amphictyonic League of neighbouring cities of Ancient Greece - and for the EGTC Duero-Douro. In the last case the name of the Douro River is used as an unique identifying marker for a wide cross-border area between Spain and Portugal.
In the other five remaining cases, already from the names, we find a polycentric identity. In the case of the EGTC Ister-Granum, Karst-Bodva and Pyrénées-Méditerranée we notice two identification main area. In the remaining even three (Eurométropole Lille-Kortrijk-Tournai and West Vlaanderen/Flandre-Dunkerque-Cote d’Opale). The European identity of these EGTCs is not based exclusively on one identifying marker, but recalls already in the official name the complex polycentric reality that is typical for each cross-border areas. The properties of the concepts used for the identification refer to different geographical markers (i.e. names of mountains, seas, rivers, etc.) or to city names or historical regions. What we can subsume is that in the case of polycentric identities there is a strong interest of the members to structure their EGTC keeping in mind the complexity of their cross-border territory. For example, in the case of the EGTC Pyrénées-Méditerranée a mountain area and a maritime area defend their own specificities at their euregional level.
Other stimulating observations can be drawn from an analysis that looks mainly at the size of the EGTC. Only two EGCT could be considered great-sized: Amphictiony and the EGTG Pyrénées-Méditerranée: The remaining ones should be placed in the category of medium sized crossborder institutions, approximately of the same territorial extension of the great majority of Euregions. If we look at the size of their members, we can distinguish essentially two categories of EGTC: a first category (with three of them) that is primarily dominated by local governments (municipalities or associations of local governments) (Amphictyony, Douro, Ister Granum and Karst Bodva) and a second category (collecting the remaining ones) where it is possible to notice a more complex multilevel structure dominated by regional governments (Lille Kortrijk Tournai, Pyrénées-Méditerranée, West-Vlaanderen/Flandre-Dunkerque-Côte d’Opale).
Finally, if we consider the characteristics of functions (Metis 2009) specified by statute in the different EGTC there are three institutions that have mainly coordination and strategical functions (Lille Kortrijk Tournai, Amphictyony, West-Vlaanderen/Flandre-Dunkerque-Côte d’Opale), while the remaining also have implementation powers. In this latter case further research should be done to define the degree of financial autonomy that has been decentralised to these new institutions in order to allow them to fulfil their policy mission. In this case, in fact, all budgetary dispositions are of great importance to understand the real capacity to implement their policies.
As a provisional conclusion, we may affirm that there has been an interesting process of europeanisation of the process of institution-building for cross-border policy management which has involved some specific areas in Europe. In this paper we will sort out the most prominent factors that stand behind this stimulating process.
12.2 La politica di contrasto alla criminalità organizzata dell’Unione Europea tra Stoccolma e Lisbona
Chairs: Francesca Longo e Felia Allum
Abstract:
Dopo la creazione dell’Area di libertà, sicurezza e giustizia (ALSG) e dei suoi programmi pluriennali, l'Unione europea ha moltiplicato le sue iniziative relative alla politica di contrasto alla criminalità organizzata, che è diventata una tra le priorità dell’agenda politica. I programmi di Tampere e dell'Aia hanno contribuito allo sviluppo di strategie per combattere il crimine organizzato, incoraggiando la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, così come il ravvicinamento delle legislazioni penale nazionali degli Stati Membri. Il più recente programma pluriennale, il programma di Stoccolma, rivede l’approccio d ei programmi di Tampere e dell'Aia aggiornandoli e arricchendoli di nuovi spunti di azione. Insieme con la nuova impostazione istituzionali introdotte dal Trattato di Lisbona, il programma di Stoccolma mira alla piena realizzazione dell’ALSG e ad un riequilibrio tra il miglioramento delle misure di sicurezza e la salvaguardia dei diritti individuali.
L’obiettivo del panel è di aggiornare la conoscenza sugli sviluppi politici ed istituzionali della politica di contrasto alla criminalità organizzata dell’Unione Europea alla luce del nuovo programma quadriennale sul tema, il programma di Stoccolma, e del nuovo Trattato di Lisbona. In particolare, saranno benvenuti papers che abbiano l’obiettivo di verificare le implicazioni che le nuove strategie e i nuovi processi decisionali hanno, o potranno avere, sulle decisioni di policy e sul contributo che l’UNione Europea potrà dare in tale politica a livello globale. I papers potranno trattare i seguenti argomenti:
1. Le nuove priorità della politica di giustizia e affari interni dopo la strategia di Stoccolma.
2. Giustizia e affari interni e protezione dei diritti umani nella Strategia di Stoccolma.
3. L'equilibrio tra sicurezza e diritti individuali nel quadro del programma di Stoccolma
4. Il “policy process” nel campo della giustizia e degli affari interni nel Trattato di Lisbona.
5. Teoria, pratica e implicazioni politiche nell’area di libertà sicurezza e giustizia dopo Lisbona.
6. Implicazioni per gli iniziative UE contro la criminalità organizzata
7. Impatto del programma di Stoccolma sulle strategie locali contro la criminalità organizzata
Il panel è sponsorizzato dallo standing group sull’Unione europea della SISP e dallo standing group on organised crime dell’ECPR
English version
Since the creation of the Area of Freedom, Security and Justice (AFSJ) and its multi- annual programmes, the European Union has multiplied its initiatives in the field of organised crime, which it has come to consider as one of its outmost priorities. Both the Tampere and the Hague Programmes contributed to the development of strategies to tackle organised crime by encouraging judicial and police cooperation in criminal matters, as well as the approximation of Member States’ national criminal legislations. The most recent multi- annual Programme, also known as the Stockholm Programme, constitutes a reinforcement of the Tampere and Hague approach to organised crime. Together with the new institutional setting introduced by the Lisbon Treaty, the Stockholm Programme hopes to bring the AFSJ closer to completion by reaching a correct balance between the improvement of security measures and the safeguarding of individual rights.
The objective of this panel is to update knowledge on political and institutional development of the EU policy to tackle organised crime, in the new framework of the Stockholm Programme and the Lisbon Treaty, by encouraging papers aiming to verify policy implications in this area. Moreover, the impact of the new policy of the EU contribution to the struggle against organised crime on a global level will be evaluated.
In particular, we look forward to receiving paper proposals from junior as well as established scholars to address the following issues:
1. The new priorities in the JHA after the Stockholm strategy
2. JHA and the protection of Human Rights in the Stockholm strategy
3. The balance between security and individual’s rights in the framework of the Stockholm Programme
4. The new JHA policy process in the Lisbon Treaty
5. Theory, practice and political implications in the AFSJ after Lisbon
6. Implications for the EU anti- organised crime initiatives
7. Impact of the Stockholm Programme on local anti- organised crime strategies
This panel is sponsored by the SISP Standing group on European Union and the ECPR Standing group on Organised Crime.
Papers
12.2.1. A EU common anti- organized crime policy in the making? An analysis of the evolution of the Area of Freedom, Security and Justice and its internal dynamics
Felia Allum e Helena Charrapico
Abstract: This paper proposes to discuss the possible development of a common EU anti-organized crime policy, within the framework of the Area of Freedom, Security and Justice. By analyzing how this Area has evolved since its creation in 1999, and by looking at how the different policies within it have come to develop, this paper attempts to identify particular policy trends. It also wishes to discuss how these general trends may impact on the policy area of organized crime. Although the construction of common policies is usually analyzed through the theoretical lenses of Europeanization, this paper considers this framework to be insufficient to explain the different steps leading to the Lisbon Treaty and to the Stockholm Programme. Instead, it proposes that the evolution of the Area of Freedom, Security and Justice has often taken place through a spillover mechanism among the different policies that compose this specific Area. Migration policy, in particular, has often been understood as having suffered a negative impact due to the spillover of meaning, which has been established between illegal immigration, organized crime and terrorism. Given the recent creation of the EU migration and asylum common policies, could this spillover have an impact on the future development of the EU’s anti- organized crime initiatives?
12.2.2. Vittima o minaccia? Terroristi e migranti negli Stati Uniti ed in Spagna
Andrea Carla
Abstract: Il mio paper fa una analisi comparata di come gli attentati terroristici dell’11 Settembre 2001 e 11 Marzo 2004 commessi negli Stati Uniti ed in Spagna dal network terrorista internazionale Al-Qaeda hanno influenzato la politica di migrazione nei due paesi. In questo studio esamino sia gli sviluppi istituzionali sia i cambi nelle politiche e nelle leggi sulla migrazione. La mia ricerca risponde alle seguenti domande: in quale misura ed in quali forme la popolazione migrante è rapresentata come un pericolo ed è associata alla minaccia terrorista? E che cosa rivela la risposta agli attentati terroristici riguardo alla comprensione dei problemi di migrazione negli Stati Uniti ed in Spagna?
Per capire la reazione dei due stati agli attentati terroristici porto avanti una indagine di tipo qualitativo che da una parte analizza come i discorsi politici sostenuti da Washington e Madrid hanno rappresentato gli attachi e la minaccia terroristica, e dall’altra prende in considerazione il contesto storico-politico riguardo a questioni di migrazione nei due paesi. Analizzando i discorsi rilasciati dai capi di governo dei due paesi, documenti governativi come il rapporto finale delle Commissioni nazionali che hanno investigato sugli attentati terroristici, e interviste condotte con dei rappresentati di associazioni di migranti, politici, e funzionari delle agenzie statali che si occupano di migrazione la mia ricerca mostra il modo diverso in cui le politiche di migrazione in Spagna e negli Stati Uniti sono state influenzate da preoccupazioni di sicurezza nazionale e porta alla luce le contingenze politiche dietro alla reazione di Washington e Madrid agli attentati terroristici.
12.2.3. Multi-level European justice system: some proposals
Carlo Rossetti
Abstract: This paper proposes to discuss the possible development of a common EU anti-organized crime policy, within the framework of the Area of Freedom, Security and Justice. By analyzing how this Area has evolved since its creation in 1999, and by looking at how the different policies within it have come to develop, this paper attempts to identify particular policy trends. It also wishes to discuss how these general trends may impact on the policy area of organized crime. Although the construction of common policies is usually analyzed through the theoretical lenses of Europeanization, this paper considers this framework to be insufficient to explain the different steps leading to the Lisbon Treaty and to the Stockholm Programme. Instead, it proposes that the evolution of the Area of Freedom, Security and Justice has often taken place through a spillover mechanism among the different policies that compose this specific Area. Migration policy, in particular, has often been understood as having suffered a negative impact due to the spillover of meaning, which has been established between illegal immigration, organized crime and terrorism. Given the recent creation of the EU migration and asylum common policies, could this spillover have an impact on the future development of the EU’s anti- organized crime initiatives?
12.2.4. L’UE e il ravvicinamento del diritto penale nel settore della criminalità organizzata: indizi di un’approssimazione en trompe l’œil
Francesco Calderoni
Abstract: The presentation discusses the impact of the EU policy of approximation of criminal law in the sector of organized crime.
It presents an analysis of the level of approximation of national criminal legislation among the 27 EU Member States. The analysis compares the national legislation of the Member States with the requirements of the 2008 Framework Decision on the Fight against Organised Crime at the moment of its entry into force. The results show that EU Member States have a high level of compliance with the requirements of the Framework Decision. This confirms the criticisms about the broadness and vagueness of the EU policy of approximation of criminal law in the sector of organized crime.
The presentation concludes discussing the possible evolutions of the EU policy on organized crime after the entry into force of the Treaty of Lisbon and the adoption of the Stockholm Programme
12.2.5. La lotta contro la criminalità organizzata nell’UE del dopo Lisbona : un cambiamento di modello ?
Maria Cesoni
Abstract: Questo intervento, basato su due ricerche terminate ed una riflessione prospettiva, mira ad analizzare lo sviluppo delle politiche criminali europee ed a metterne in evidenza alcuni rilevanti problemi politico-giuridici.
Il dispositivo destinato a lottare contro la criminalità organizzata nell’ambito dell’Unione europea ha orientato fortemente le politiche criminali europee ed ha costituito il substrato di un primo nucleo di « diritto penale europeo ». Questo tipo di approccio ha posto dei seri problemi di natura politica e giuridica. Da un lato, in effetti, la legittimità politica di un dispositivo penale creato dal potere esecutivo è discutibile, ed il principio di legalità – che sorregge ed inquadra il diritto penale negli Stati di diritto – è stato totalmente ignorato a livello europeo. Dall’altro, basato sul paradigma dell’efficacia, il modello di diritto penale (in senso lato) messo in atto nell’Unione europea è stato configurato come un diritto di eccezione.
L’entrata in vigore del trattato di Lisbona e la messa in opera del programma di Stoccolma potrebbero essere l’occasione per modificare l’approccio europeo, riconducendolo nei limiti di dispositivi di diritto comune, fondati sul paradigma del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Dal punto di vista formale, in effetti, la nuova procedura di codecisione permette, infine, al Parlamento europeo di contribuire alla definizione delle politiche criminali. Dal punto di vista sostanziale, l’attribuzione di un valore giuridico vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dovrebbe rendere indiscutibile la necessità di mantenere la lotta contro la criminalità grave ed organizzata nel’ambito del rispetto dei diritti fondamentali, come affermato nel programma di Stoccolma.
Tuttavia, un tale sviluppo è reso incerto dall’inquadramento della lotta contro la criminalità grave ed organizzata nell’ambito delle politiche di sicurezza – o di ordine pubblico – e dall’affermazione costante della priorità dell’attuazione dei principi di disponibilità, di interoperabilità e di efficacia.





