XXIV Convegno SISP
Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010
Sezioni e Panels
11. METODOLOGIA DELLA RICERCA
Roberto Cartocci e Pierangelo Isernia
11.1 La qualità della deliberazione
Chairs: Rodolfo Lewanski e Luigi Pellizzoni
Abstract:
La democrazia deliberativa costituisce un’area di riflessione e di indagine in forte crescita nella scienza politica, e che ha trovato numerosi tentativi di applicazione anche in Italia. La teoria deliberativa peraltro si fonda su presupposti piuttosto ‘esigenti’ per quanto riguarda le condizioni dell’interazione discorsiva, presupposti la cui praticabilità va verificata. Inoltre il legame tra arene deliberative e istituzioni e processi della democrazia rappresentativa costituisce un punto tanto importante quanto delicato e controverso.
In questo senso sono di particolare rilevanza approcci e strumenti che definiscano, esaminino e valutino la qualità sia dei processi nel loro insieme sia di specifici aspetti quali le interazioni dialogico-discorsive e la capacità deliberativa. La letteratura disponibile sul tema è ancora piuttosto scarna e prevalentemente focalizzata sull’interazione discorsiva, dove sono stati formulati approcci solo parzialmente confrontabili. Se poi si estende lo sguardo dai discorsi alle arene deliberative e, più in là, ai contesti politici la questione di cosa sia e come si misuri la qualità della deliberazione si fa ancora più intricata.
Il panel intende pertanto discutere aspetti connessi alla qualità dei processi deliberativi, quali: Come definire la qualità dialogico-deliberativa nei suoi diversi risvolti? Come rilevare, analizzare e valutare tali aspetti? Quali fattori interni (fra cui: le modalità di strutturazione e gestione di eventi e processi, il ruolo svolto da figure ‘neutre’ e da esperti) ed esterni influiscono sulla qualità? Quali implicazioni ed effetti hanno le esperienze deliberative sui processi decisionali e più in generale sulle dinamiche di policy e di politics ?
Il panel è aperto a contributi sia di natura teorica sia di carattere empirico, nonché a riflessioni basate su analisi secondarie e di carattere comparativo.
Gli interessati sono pregati di inviare una breve descrizione del loro paper entro il 30 Maggio.
Papers
11.1.1. Power and arguments in GJMs settings
Massimiliano Andretta
Abstract: In this paper I would like to handle the question of the power of the arguments in Global Justice Movements (GJMs) decision-making. To approach this question I propose to consider three correlated dimensions of decision making: power, preferences, and values.
When decisions have to be made, preferences can be aggregated or transformed (Dewey 1927, Elster 1986, Knight and Johnson 1994), but it can also be eliminated or juxtaposed. In principle none of these ways to treat preferences is incompatible with some democratic standards: juxtaposition emerges when preferences happen to be similar from the very beginning, and unanimity is the outcome; aggregation is achieved by voting or bargaining, and elimination can be achieved through some procedures (for instance delegation). Deliberative theorists claim that deliberation, by transforming preferences through rational arguments in open communication, works much better than the simple aggregation, provided that no preference is previously eliminated by the discussion and opinions are not disregarded (or acknowledged) on a different ground than rationality and the common good (inter alia Mansbridge 1980, Habermas 1987, Barber 1984, Fishkin 1991, Dryzek 2000).
This rises the question of what kind of power is used over/in communicative processes when decisions must be taken.
One of the question this paper would like to answer is, then, to what extent the observed GJMs’ groups have succeeded in eliminating some of the obstacles that impede a deliberative communication.
When (and if) we have discovered that a space for deliberative communication is there, we still need to know what is the nature of the “arguments” that produce consensus on a given option. In other words, which kind of argument is the “best argument”? Only by accepting Habermas’ conception of deliberative communication (1987), one could be confident that when an argument appeals to a kind of universalistic reason, this will be able to produce consensus. Others argue that this type of reason is just a myth, since it is not always possible “to achieve general rational consensus on a given normative order” (Pellizzoni 2001: 68).
In this paper I aim at distinguishing different types of “convincing arguments” according to different decisional settings. My point of departure is that the type of convincing arguments can vary according to the types of preferences and values that participants hold in a discussion.
Empirical evidence will be provided by data generated by an innovative comparative observation methodology of 12 GJM groups in six countries (Italy, Germany, France, Spain, UK and Switzerland), through which the Demos project (http://demos.iue.it/) research groups collected both qualitative and quantitative information of decision making settings, and controversy dealing.
11.1.2. Criteri concettuali, standard valutativi e condizioni empiriche della deliberazione nel caso di deliberative Polling Europeo (Europolis 2009)
Irena Fiket
Abstract: Gli studi empirici sulla deliberazione nella maggior parte dei casi partono da una definizione di deliberazione che evidenzia i benefici che nella specifica ricerca vengono sottoposti a validazione empirica. In questo senso, la ricerca sulla deliberazione sì è maggiormente concentrata sui benefici di essa (Mendelberg, 2002). Nello stesso tempo, al concetto di qualità della deliberazione non è stata finora dedicata sufficiente attenzione (Goodin, 2005; Steiner, 2003, 2010) e, di conseguenza, la ricerca sulla deliberazione ha spesso trattato il processo deliberativo come variabile dicotomica sulla base dell'assunto che le arene pubbliche, a prescindere dalla forma e dalla modalità del loro svolgimento, generano deliberazione. Questa confusione nella ricerca sulla deliberazione è ancora più evidente se consideriamo il fatto che la qualità della deliberazione potrebbe essere misurata sia in termini di benefici attesi, sia in termini di qualità del processo stesso.
Nel tentativo di analizzare il fenomeno deliberativo, senza perdere di vista né il processo in sé, né i benefici che esso comporta, ma inserendolo in una cornice che permetta un'analisi comprensiva del fenomeno, questo articolo adotta la distinzione tra i criteri concettuali, gli standard di valutazione e le condizioni empiriche nell'analisi dei processi deliberativi (Thomson, 2008). Il caso empirico in esame è rappresentato dal Deliberative Polling europeo (Europolis) che si è svolto a Brussels nel maggio 2009. L'articolo sarà diviso in tre parti. La prima discuterà i criteri concettuali sui quali si baseranno gli standard valutativi. In particolare saranno presi in considerazione due tipi diversi di standard: da un lato, il DQI (deliberative quality index) (Steiner et al, 2009, 2010) con cui si misurerà la qualità della deliberazione del processo e, dall'altro, l’output della deliberazione
misurato sulla base dell'aumento dell'informazione e considerando i cambiamenti degli atteggiamenti. La terza parte analizzerà le condizioni empiriche della deliberazione nel caso esaminato.
11.1.3. Il punto sul bilancio partecipativo in Italia
Gianluca Antonucci e Mara Maretti
Abstract: La prima esperienza di bilancio partecipativo in Italia risale al 1993. Il Comune di Grottammare sperimenta nel suo territorio tale modalità di condividere con i cittadini le scelte di bilancio dell'Ente. Da allora diversi Enti locali (in particolare amministrazioni comunali) hanno sviluppato tale metodologia partecipativa. Ad oggi è possibile fare il punto di tale "sperimentazione" attraverso la ricostruzione delle esperienze più significative a livello nazionale. Il contributo si propone così di illustrare i risultati di una indagine che, attraverso la consultazione di testimoni chiave, mira a individuare punti di forza, punti di debolezza opportunità e pericoli dell'impatto - relativamente alcune dimensioni di analisi: amministrativa-gestionale, politica, sociale ed economica - di tali tecniche sul territorio.
11.1.4. La valutazione dei processi deliberativi: rappresentatività, legittimità e funzionalità. L'evidenza di alcuni casi toscani
Ugo Dall'Olio e Leonardo Dovigo
Abstract: È nostra intenzione presentare un paper di carattere empirico sulla valutazione di processi partecipativi realizzati in Toscana grazie al sostegno economico dell'Autorità per la partecipazione del Consiglio Regionale della Regione Toscana. Il paper in questione analizzerà due processi partecipativi concentrandosi su tre diversi aspetti: rappresentatività, legittimità e funzionalità del processo.
RAPPRESENTATIVITA': confronto delle variabili socio demografiche con l'universo di riferimento e confronto tra la rappresentatività statistica e quella degli interessi “in gioco”.
LEGITTIMITA': analisi del ruolo e della qualità dell'informazione; analisi del ruolo dell'Amministrazione pubblica e del gestore del processo.
FUNZIONALITA': verifica delle ipotesi principali della teoria deliberativa sul mutamento delle preferenze e sul cambiamento di opinione a seguito della partecipazione ad un momento deliberativo; analisi del grado di soddisfazione e di condivisione degli output prodotti dal processo.
Gli strumenti di indagine saranno i questionari pre e post evento, l'osservazione diretta, l'analisi del materiale informativo, i report dei gestori del processo, i report dei tirocinanti (progetto Irpet-Autorità) osservatori diretti dei processi.
11.1.5. Democracy in Hard Times: Does Deliberation Affect True Believers?
Pierangelo Isernia, David Sanders e Kaat Smets
Abstract: Most of the literature on citizens and politics starts with Converse (1964) to either confirm his gloomy picture about the degree of constraint of the public (the ‘minimalist’ view, e.g. Zaller, 1992) or revise it upward (e.g. Sniderman. Brody and Tetlock., 1991). Much less attention has been devoted to those, admittedly few, who fulfill the high standards of democratic theory in terms of information, motivation and interest to politics. And what we know is not always reassuring. The enthusiastic view is represented by the deliberative democrats: deliberation is a colossal counter-factual experiment to provide some glimpse of a hypothetical public, one much more engaged with and better informed about politics than citizens in their natural surroundings actually are (Luskin, Fishkin and Jowell, 2002: 458). Others, however question the ‘exalted status’ informed citizens might have (Kuklinski and Peyton, 2007: 49). While most of the public is both uninformed and their attitudes toward public issues flip around, the knowledgeable few often fail to hold accurate beliefs, and they devote most of their mental energies to maintaining their attitudes, often unreasonably (Kuklinsky and Peyton, 2007: 50). This, of course, is quite worrisome for both the standard (i.e., elitist) view of democracy and for the deliberative one, that makes of information, knowledge, thought and deliberation the seminal difference in explaining citizens’ democratic performances. What is the correct picture of the public? This paper, using the EuroPolis deliberative poll dataset and an experimental design, compares those who had strong and intense beliefs at the beginning with those who had much weaker prior beliefs, before and after the event, on two issues, climate change, and immigration.
11.1.6.
La qualità della deliberazione nella giuria dei cittadini
Noemi Podestà e Alberto Chiari
Abstract: Nel presente contributo proponiamo un modello per la valutazione della qualità della deliberazione messo a punto partendo dai due modi prevalenti di concettualizzare il processo deliberativo nell’ambito delle scienze politiche: i modelli elaborati da Habermas e da Dewey. Da un lato il modello idealtipico del discorso di Habermas pone attenzione alle dinamiche della comunicazione e
dell’argomentazione. Dall’altro il modello della practical inquiry di Dewey che sostanzialmente, vede la deliberazione come un’indagine orientata alla diagnosi e all’intervento in situazioni problematiche (per incertezza o per ambiguità). Il modello proposto cerca di coniugare quindi sia una valutazione della qualità del discorso sia una valutazione dell’apprendimento cognitivo. Il contributo si suddivide in due parti. Nella prima parte verrà discussa l’idea di qualità della deliberazione declinata al particolare strumento della giuria, nella seconda parte verranno presentati i risultati dei questionari, volti a rilevare la qualità della deliberazione, somministrati durante alcuni esperimenti realizzati di recente in Italia.
11.1.7. L'incerta qualità della deliberazione nelle sperimentazioni istituzionali
Anna Carola Freschi
Abstract: Il crescente interesse delle istituzioni verso la sperimentazione di dispositivi deliberativi che includano i cittadini e si colleghino a diversi livelli ai processi decisionali, e lo sviluppo di politiche pubbliche di sostegno, anche finanziario, di tali pratiche suggeriscono una riflessione accurata sui caratteri e sui risultati delle sperimentazioni.
Molta della ricerca empirica condotta sul tema ha teso a valutare la qualità deliberativa delle sperimentazioni concentrando l’attenzione su due elementi che costituirebbero anche le leve d’azione per correggere i limiti della democrazia rappresentativa: a) la capacità di includere e rappresentare il punto di vista del ‘cittadino comune’, interlocutore privilegiato di queste sperimentazioni nella misura in cui egli sia mediamente poco attrezzato sul piano politico; b) la capacità di accrescere o generare conoscenza in grado di indurre una trasformazione delle preferenze preesistenti grazie a pratiche discorsive favorite da specifiche condizioni di funzionamento (setting) delle nuove arene. La valutazione della qualità tende a concentrarsi su alcuni caratteri di chi delibera (raramente tenendo conto dei profili politici), sulla documentazione di riferimento (la qualità dell’informazione), sull’analisi dei processi discorsivi all’interno delle nuove arene, su come hanno funzionato nella situazione concreta le metodologie adottate.
Con questo contributo, basato sull’analisi secondaria della letteratura relativa alla ricerca empirica e su alcuni approfondimenti sul caso italiano, si propone innanzitutto una critica dei parametri prevalenti usati nella valutazione della qualità deliberativa delle sperimentazioni, derivati dai suddetti elementi. Una riflessione critica su questi aspetti mette in evidenza i limiti forti delle sperimentazioni sotto il profilo micro. Tuttavia, un’analisi solo ‘interna’ non restituisce un quadro accurato delle criticità principali delle esperienze deliberative, che invece risultano evidenti quando si presti maggiore attenzione al contesto politico-comunicazionale delle sperimentazioni, per esempio a come tale contesto incida su agenda, dispositivi deliberativi, caratteri della partecipazione, suoi esiti. La contestualizzazione appare dunque un’operazione necessaria per la corretta valutazione della qualità deliberativa di queste esperienze.
Se l’analisi della qualità deliberativa delle nuove arene risulta in sé complessivamente dubbia, e se quindi la loro rilevanza viene in qualche modo ridimensionata e ricondotta ad una funzione maieutica, creativa ed espressiva, diventa importante capire cosa renderebbe le nuove arene speciali rispetto ad altre, aspetto decisivo perché il loro uso istituzionale possa essere preferito all’interlocuzione con soggetti politici organizzati o auto-organizzati o ad analisi specialistiche di vario tipo. In definitiva, la fonte di legittimazione di questa differenza e preferenza finisce per essere la tecnica partecipativo-deliberativa, un campo specialistico in cui si producono inevitabilmente nuove asimmetrie fra cittadini, professionisti e committenti.
Dati i problemi di inclusione e autenticità che sistematicamente affliggono la deliberazione a livello micro e macro, per i caratteri del contesto e dell’agire politico-comunicativo, nelle conclusioni si ripropone quindi il problema del fondamento delle nuove arene e della loro specificità rispetto ad altri contesti della deliberazione, istituzionali e non istituzionali. In effetti, una visione della deliberazione come processo caratterizzato dal suo elemento dinamico-processuale (continuità, diffusione e apertura, plasticità/multidistorsività), più che dal suo momento statico (‘definizione’ delle preferenze condivise), non sembra potersi conciliare in modo coerente con pratiche frammentate, proceduralizzate, selettive e circoscritte.
11.1.8.
Partecipanti e non partecipanti. Limiti di rappresentatività in pratiche di democrazia deliberativa
Francesco Olmastroni
Abstract: Rispetto alle precedenti esperienze di democrazia deliberativa con procedura di autoselezione, gli ultimi esperimenti condotti a livello italiano ed europeo si sono contraddistinti per il considerevole sforzo nell’incrementare la rappresentatività del campione dei partecipanti rispetto alla popolazione di riferimento. Campionamento e reclutamento hanno perciò assunto una valenza sempre più significativa per la riuscita di una pratica deliberativa, rafforzando la validità dei risultati ottenuti durante l’intero processo dialogico-deliberativo. Malgrado la scrupolosa attenzione durante la selezione dei partecipanti e l’adozione di sistemi di controllo basati sulle principali variabili socio-demografiche, si può evidenziare tuttavia come coloro che decidono di partecipare ad un esperimento di democrazia deliberativa mostrano delle peculiarità che li contraddistinguono rispetto a coloro che decidono di non prendere parte all’evento, condizionando gli stessi esiti qualitativi dell’esperimento.
Il paper proposto intende esaminare le caratteristiche dei partecipanti a due deliberative poll rispettivamente svoltisi in Italia (la Consultazione dei Cittadini di Torino) e in Europa (Europolis) tra il 2007 ed il 2009. Dopo avere individuato le principali caratteristiche dei partecipanti ed averle contrapposte con quelle dei non partecipanti tramite strumenti di statistica descrittiva e l’utilizzo della tecnica dell’analisi discriminante, il paper propone l’applicazione di un modello sperimentale che permette l’individuazione e l’impiego di un campione ipotetico ampiamente rappresentativo della popolazione di riferimento su cui replicare i risultati dell’evento. Obiettivo del paper è esaminare le principali divergenze negli atteggiamenti antecedenti e successivi all’evento deliberativo nel campione reale, composto dai partecipanti effettivi, ed in quello ipotetico, costituito invece da casi virtuali stratificati sulla base delle caratteristiche socio-demografiche e socio-politiche dei non partecipanti.
11.2 European and national identity: sources and consequences
Chairs: Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni
Abstract:
The topic of National and European identity is at the crossroads of many research programs based on individual level data. Scholars have began to question the empirical validity of macro-historical theories claiming the existence of typologies of nations, such as civic vs ethnic or cultural nations. Others have analyzed to what extent European citizens may develop a dual identification with their nations and Europe and at the same time have explored under which circumstances the two identities collide or blend. Others again have examined the social and political determinants of the level of local, regional ,national and European attachment. Those perspectives look at the national and European identity as dependent variables. Others, on the contrary, consider the consequences of the meanings of national and European identity or of the level of attachment on a number of attitudes, such as support for the European integration, opinion on foreign policy issue or use of force or attitudes towards immigrants.
Students interested in the topic of national and European identity considered in both perspectives are invited to apply to the panel. Paper on microlevel data are expected.
Papers
11.2.1. "I am eurosceptic what do I vote?" An analysis of the relationship between support for Europe and political cue
Pasqualina Smaldore
Abstract: The question of the support for European Union and Euroscepticim and how to measure them are increasingly the object of political debate in the member state of the European Union. Discontent of public opinion can be manifested in different ways. The vote for a political party which is considered against Europe could be one expression of this feeling of dissent. The literature on public support for European Union often suggests that political elites and public attitudes towards European Union are linked. Scholars have developed different hypothesis in order to verify if the position taken by the public opinion is similar to that taken by their preferred parties. However, their results are still very controversial. In this paper a systematic model, taking into account the traditional hypothesis of the Political Motivation Theory is tested. In particular, position of the parties along the left-right continuum, position taken by parties within the national context and the party traditional attitude towards Europe is performed to assess which kind of relationship there is between political parties and public opinion in their feeling towards Europe. Data from Eurobarometer survey has been used and the analyzed in three different countries: France, Italy and Great Britain. Characteristics of the national political context, as well as characteristics of individual parties are found to condition the influence of political parties on mass opinion. The results suggests that the potential impact of the political orientation is limited by the different national context: people attitudes are strongly influenced by the country in which they live. These findings could be a good point of departure to assess the implications of the national context in political parties and public opinion relationship.
11.2.2. Innumeracy about immigrants: sources, consequences and remedies in comparative perspective
Pierangelo Isernia
Abstract: In this paper I explore the well-established tendency of public opinion, in both Europe and the United States, to estimate a larger than true proportion of immigrant minorities in the general population. In doing so, my paper addresses three issues. First, I report the available data on this minority innumeracy problem in a comparative perspective. Second, I discuss the possible sources of this bias, using the comparative data in the Transatlantic Trend Survey on Immigration. Finally, the paper explores the extent to which this innumeracy problem can be addressed by greater information and deliberation, using the data of the EuroPolis experiment. In the conclusion, I discuss the wider normative and political implications of innumeracy in explaining support and opposition toward immigrants.
11.2.3. L'italia agli italiani. Identità nazionale e ostilità verso gli immigrati
Danilo Di Mauro
Abstract: Il repentino passaggio dell’Italia a paese destinatario di forza lavoro immigrata ha rivelato una crescente ostilità dell’opinione pubblica italiana nei confronti della presenza straniera. Sui temi dell’immigrazione gli italiani mostrano una scarsa conoscenza delle dimensioni del fenomeno e soprattutto una preoccupazione maggiore rispetto agli altri paesi europei. Questo articolo ha l’obbiettivo di indagare le cause degli atteggiamenti dell’opinione pubblica italiana verso l’immigrazione, con particolare riferimento all’identità nazionale. Tale elemento, spesso tralasciato in letteratura, sarà testato accanto alla percezione della minaccia alla sicurezza e di quella economica al fine di verificare quali fattori inaspriscono l’avversione verso gli immigrati. Le principali fonti per l’analisi dei dati sono rappresentate dagli Eurobarometri, dai Transatlantic Tred on Immigration e dalla recente inchiesta condotta nell’ambito del progetto Europolis. Nel paragrafo conclusivo, infine, verrà definito il contributo teorico della ricerca nell’ambito degli studi sull’identità nazionale.
11.2.4.
Le conseguenze dell’identificazione con l’Europa: il ruolo dell’identità europea nella spiegazione del sostegno e degli altri orientamenti verso l’Europa
Paolo Bellucci e Fabio Serricchio
11.2.5.
Tha role of regional context on individual Europen attachment
Marc Swyngedouw e Cristiano Vezzoni
11.2.6.
Identità nazionale europea di italiani e sloveni: un test dell'"ingroup project model"
Simona Guglielmi
Abstract: L’articolo affronta il tema del rapporto tra identità nazionale ed identità europea a partire dai dati di una indagine campionaria realizzata in Friuli Venezia Giulia e in Slovenia. L’analisi empirica presenta una applicazione dell’Ingroup Projection Model (IPM), modello proposto da alcuni psicologi sociali per far luce sui meccanismi cognitivi sottostanti all’emergere del pregiudizio tra gruppi di differente nazionalità (Waldzus e Mummendey, 2003,2004; Waldzus et al. 2005) e finora testato esclusivamente in ambito sperimentale. L’applicazione di tale modello allo studio delle identità nazionale ed europea di sloveni e italiani consente di superare una visione semplicistica delle identità duali, valorizzando il fatto che la percezione individuale della doppia appartenenza nazionale/europea si forma in un contesto in cui la specificità del proprio gruppo nazionale può essere percepita solo sulla base del confronto con altri specifici gruppi nazionali appartenenti all’Europa. I risultati ottenuti consentono, da un lato, di mettere in discussione l’ipotesi che atteggiamenti positivi verso altri gruppi nazionali siano necessariamente favorita da identificazioni di tipo duale, dall’altro di dimostrare che il sentirsi “italiano” o “sloveno” non solo si definisce all’interno di una cornice europea nella quale si rimarcano differenze e somiglianze tra i diversi gruppi nazionali, ma anche che è proprio la particolare rappresentazione della categoria di Europa (varietà interna vs. omogeneità) a rendere possibile o meno eventuali appartenenze multiple.






