XXIV Convegno SISP

Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010

Sezioni e Panels

10. REGIONALISMO E POLITICHE LOCALI
Gianfranco Baldini e Valeria Fargion

10.1 Il cambiamento politico-istituzionale nelle regioni

Chairs: Brunetta Baldi, Filippo Tronconi

Discussants: Gianfranco Baldini, Brunetta Baldi e Renata Lizzi

Abstract: Nell’ultimo ventennio, in Italia come in altri paesi europei, abbiamo assistito ad un crescente rafforzamento del livello di governo regionale. Le riforme e i processi di decentramento avviati nel nostro paese nella seconda metà degli anni ’90 hanno marcato una nuova fase nel processo di sviluppo politico-istituzionale delle Regioni. Questo panel si propone come sede di confronto tra studiosi che vogliano indagare, a livello teorico ed empirico, il cambiamento politico-istituzionale sperimentato dalle Regioni italiane a dieci anni di distanza dall’approvazione delle riforme “federaliste”. In particolare, saranno privilegiati contributi che abbiano per oggetto le seguenti dimensioni: 1) la nuova autonomia statutaria; 2) i sistemi elettorali ed i sistemi partitici regionali; 3) il federalismo fiscale; 4) la classe politica regionale. Il panel, pur focalizzandosi prevalentemente sul caso italiano, è aperto a studi comparati che possano aiutare ad interpretare meglio i recenti sviluppi del nostro regionalismo.

Papers

10.1.1. Scarica il paper in pdfIl federalismo fiscale in Italia ed in Spagna a confronto: innovazioni normative e nuove prospettive

Esther Bueno Gallardo

Abstract: Il paper, in primo luogo, esaminerà il sistema di finanziamento delle regioni in Italia dopo la modifica attuata nel Titolo V della Costituzione nel 2001, ponendo particolare attenzione sia nei principi che ispirano il finanziamento regionale sia nelle risorse delle quali dispongono le cosiddette regioni “a statuto ordinario” per poter far fronte alla soddisfazione delle necessità comuni (essenzialmente, compartecipazioni, tributi propri, e fondo di perequazione). Si rifletterà pure sul contenuto della Legge Delega 5 maggio 2009 n. 42, per l’attuazione del art. 119 della Costituzione italiana, e la materializzazione che sulla stessa si realizza del principio costituzionale di coordinamento statale. In secondo luogo, sarà oggetto di studio lo sviluppo che dei principi costituzionali del finanziamento regionale e del sistema di risorse delle “Comunidades Autónomas“ di regime generale, stabilito nell’art. 157.1 della Costituzione spagnola, attuano in Spagna la Legge Organica 22 settembre 1980 n. 8, di Finanziamento delle “Comunidades Autónomas” (LOFCA), modificata dalla Legge Organica 18 dicembre 2009 n. 3, e la cosiddetta “Legge di Cessione di Tributi”, di recente approvazione (Legge 18 dicembre 2009 n. 22). In conclusione, verrà realizzato un confronto tra i “modelli di finanziamento” vigenti in Italia ed in Spagna facendo spicco nelle somiglianze e le differenze esistenti tra di essi e ponendo speciale enfasi nelle carenze individuate nell’applicazione dei rispettivi sistemi e le loro possibili linee di evoluzione.

10.1.2. Scarica il paper in pdfDecentramento e Competizione Partitica. Un’analisi degli atteggiamenti dei partiti nazionali sulla devoluzione.

Linda Basile

Abstract: Le riforme regionaliste, che hanno progressivamente plasmato le polities contemporanee, possono essere interpretate come il risultato di scelte di policy mediate dai partiti politici nell’ambito della dialettica parlamentare. Finora, tuttavia, la letteratura prevalente sul regionalismo ha dedicato scarsa attenzione allo studio degli atteggiamenti dei partiti politici verso la devoluzione. Pertanto, questo paper si propone di analizzare il rapporto tra partiti nazionali e regionalizzazione, partendo da una serie di domande di ricerca: vi è una convergenza dei partiti politici in favore del decentramento, oppure quest’ultimo rappresenta una nuova dimensione di scontro politico? E ancora: le posizioni partitiche sulla redistribuzione del potere territoriale sono influenzate dalle divisioni (es. destra-sinistra) che tradizionalmente strutturano la competizione partitica in Europa occidentale? Quale ratio induce i leader politici, a livello centrale, a promuovere un trasferimento di potere verso il basso?
L’analisi delle posizioni partitiche sul decentramento viene inquadrata, nel presente lavoro, all’interno del paradigma post-funzionalista sviluppato da Marks et al. (2008), che distingue tra “pressioni funzionali” e “pressioni identitarie” alla regionalizzazione. Queste ultime si riferiscono ai fattori politici che si fanno fautori di una mediazione tra le pressioni funzionali alla redistribuzione di competenze e risorse verso il basso e l’effettiva implementazione delle riforme decentraliste.
Il paper si propone la verifica di una serie di ipotesi, utilizzando un disegno di ricerca statistico. In particolare, l’obiettivo di questo lavoro è quello di capire se, e in che misura, il tema della devoluzione può essere sussunto all’interno delle tradizionali dimensioni del conflitto politico, quali le tradizionali fratture socio-politiche, il continuum destra-sinistra o la dimensione di “new politics”, interprete della trasformazione della cultura politica in senso post-materialista.
Ipotesi alternative incluse nell’analisi, riguardano il ruolo del contesto nazionale e la partecipazione dei partiti al governo centrale nella definizione degli atteggiamenti partitici sulla devoluzione. Tale ricerca, pertanto, cercherà di costituire un valido e consapevole apporto all’attuale letteratura sul decentramento in Europa occidentale, focalizzandosi sul ruolo del “centro” e dei suoi attori politici nello sviluppo delle tendenze regionaliste.

10.1.3. Scarica il paper in pdfItalian Regions as `Policy Laboratories'

Fabrizio De Francesco

Abstract: The American doctrine have long argued on conditions of 'laboratory of democracy'. The reason for such attention is based on the posit that a federal system encourages policy experimentation among the states. Lower level authorities are excepted to implement creative strategies, providing efficient models. Accordingly, there is a clear link between federalism and policy learning. Reviewing literature on federalism and policy diffusion, this paper aims to assess whether the recent regional devolution of legislative power as well as administrative decentralisation could trigger policy learning and diffusion. The paper identifies specific policy areas in which fast emulation of best practice could be expected.

10.2 Regione e sanità

Chairs: Valeria Fargion

Discussants: Franca Maino, Valeria Fargion

Abstract: Nel contesto italiano parlare oggi di regioni significa in primo luogo parlare di sanità e spesso di disavanzi sanitari. Come noto, questo settore assorbe la gran parte dei bilanci regionali, oltre a rappresentare in molti territori una rilevante fonte di attivazione economica, per la presenza in questo ambito di una pletora di fornitori privati. Risulta quindi di grande interesse approfondire quali siano le tendenze in atto per quanto riguarda in particolare tre aspetti: la capacità di regolazione delle regioni, le effettive modalità di governance dei sistemi sanitari e le dinamiche del rapporto pubblico-privato. Ma se è vero che nel caso italiano il fulcro decisionale delle politiche sanitarie appare quello regionale, per inquadrare adeguatamente i processi di convergenza/divergenza tra i diversi modelli di regolazione non può essere trascurata la natura multi-livello dei sistemi sanitari regionali e quindi il ruolo giocato dal Governo centrale, dalle singole Aziende Sanitarie/Ospedaliere e dagli enti locali presenti sul territorio.
Il panel intende gettar luce sul complesso intreccio di questi fattori, invitando a presentare papers che affrontino in questa chiave l’analisi di singoli casi regionali e/o locali in modo da offrire un contributo anche al dibattito in corso sul profilo attuale della cittadinanza sociale nel welfare state italiano e sui possibili scenari connessi alla attuazione della legge delega sul federalismo fiscale.

Papers

10.2.1. Scarica il paper in pdfTra “mito” e realtà. La governace della sanità toscana

Stefania Profeti

Abstract: Nel variegato panorama dei sistemi sanitari delle regioni italiane, la Toscana è reputata da oltre un decennio un caso di eccellenza. La Regione può infatti vantare numerosi riconoscimenti nella letteratura specialistica di settore oltre ad aver ottenuto, anche di recente, importanti apprezzamenti da parte di autorevoli rappresentanti del governo nazionale.
Il marchio distintivo della sanità toscana, nonché obiettivo politico del governo regionale da dieci anni a questa parte, è quello di coniugare un modello sanitario a carattere fortemente pubblico e universalista, finanziato tramite la fiscalità generale senza ticket aggiuntivi, con due requisiti che raramente, nella vulgata, sono associati alla gestione pubblica dei servizi alla persona: efficienza economica, e qualità delle prestazioni. Una sfida, specie quella orientata al pareggio di bilancio, portata avanti con determinazione negli ultimi dieci anni grazie anche alla forte continuità politica dell'assessorato che, partendo da una strategia di progressiva de-ospedalizzazione, ha avviato un percorso di controllo e di contenimento della spesa tramite la predisposizione di un poderoso sistema di monitoraggio delle aziende e di un sistema puntuale di regole volte a definire l'appropriatezza delle prestazioni.
La tenuta del modello, tuttavia, è sempre più sfidata da una serie di fattori quali l'invecchiamento demografico, il correlato aumento delle cronicità e il conseguente incremento dei costi e delle potenziali liste d'attesa che, sommati alla continua contrazione delle risorse finanziarie messe a disposizione alle regioni dal governo nazionale, rischiano di minare le fondamenta del sistema, erodendone peraltro la legittimità percepita. Per dare una risposta alle nuove esigenze mantenendo saldi i principi di fondo del SSR, negli ultimi cinque anni la Regione Toscana ha elaborato una serie di innovazioni organizzative volte, da un lato, a razionalizzare ulteriormente la spesa per tutte le funzioni accessorie di carattere tecnico-amministrativo tramite il loro accentramento in capo ad autonomi enti di area vasta (Estav) e, dall'altro, a potenziare il ruolo delle strutture e degli attori del territorio nel trattamento delle non acuzie, nella presa in carico del paziente e nell'erogazione continua delle prestazioni, con un rafforzamento della dimensione domiciliare per il trattamento di cronicità e non autosufficienza.
Queste linee di intervento, se da un lato sono presentate dalla Regione come un tentativo di evitare gli sprechi e di ridar voce al territorio e ai suoi cittadini a partire da un più attivo coinvolgimento dei Comuni e dei loro sindaci, non possono però non fare i conti con problemi che affondano le loro radici nell’eredità del passato, nella complessità delle reti di attori (istituzionali e non) coinvolti nella politica sanitaria, e nell'incontro-scontro tra le distinte razionalità che sembrano guidare gli attori coinvolti nel decision-making. Il paper - che attinge dai primi risultati di uno studio di caso realizzato nell'ambito di una più ampia ricerca comparata - cerca proprio di far luce su quest'ultimo punto, ricostruendo le più recenti strategie regionali in materia di riorganizzazione del sistema sanitario, evidenziandone i punti di forza e di debolezza, e analizzando i principali nodi critici che - a tutt'oggi - sembrano non favorire le condizioni per una loro effettiva entrata a regime.

10.2.2. Il mercato preso sul serio? Nascita ed evoluzione dei quasi-mercati dei servizi sanitari in Lombardia

Stefano Neri

Abstract: Nella seconda metà degli anni novanta la Lombardia ha avviato un esperimento di costruzione di un mercato o quasi-mercato all’interno del proprio Servizio Sanitario Regionale, che presenta tratti di forte originalità nel panorama italiano e, per molti versi, anche in ambito internazionale. Dopo una prima fase “rivoluzionaria” (1996-2002), il modello lombardo ha conosciuto un momento di “revisione” (2002-2003) per poi consolidarsi nella sua forma attuale, caratterizzata dalla difficile compresenza di spinte alla privatizzazione del sistema e di vincoli tali da rendere attualmente impossibile tale opzione. Il paper intende ricostruire e analizzare questa esperienza peculiare, identificando le condizioni che ne hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo, le ragioni che hanno portato alla revisione del modello e alla sua configurazione presente. A questo riguardo verranno evidenziate le condizioni strutturali dell’offerta , con la presenza di soggetti privati in grado di erogare prestazioni di alta specialità su larga scala, le coalizioni di attori pubblici e privati che hanno di volta in volta sostenuto le scelte organizzative e regolative del governo regionale, il radicamento di tali scelte nella tradizione amministrativa della Regione, il ruolo giocato dalle idee proprie degli esponenti principali del centro-destra lombardo. Tali elementi possono fornire un contributo alla spiegazione non solo dell’esperienza del quasi-mercato ma anche di altri tratti tipici del sistema sanitario lombardo, quali la forma assunta dal rapporto tra assistenza territoriale e ospedaliera o il ruolo di rilievo assunto, sul piano sostanziale e simbolico, dalla mobilità attiva extraregionale.

10.2.3. Scarica il paper in pdfMutamenti e persistenze nei sistemi sanitari meridionali: i casi di Sicilia e Puglia

L. Azzolina, A. Lattarulo, O. Romano ed E. Pavolini

Abstract: paper presenta i primi risultati di uno studio che ha riguardato vari sistemi regionali in Italia e si concentra su un’analisi comparata fra alcuni dei principali SSR del Sud Italia: Puglia e Sicilia.
In particolare l’analisi comparata dei due modelli regionali si concentra innanzitutto sulle caratteristiche e sui cambiamenti nel tempo (ultimo decennio) intervenuti sia nella capacità programmatoria e di regolazione degli assessorati regionali, che nelle principali scelte di policy. La seconda parte del saggio è volta a ricostruire, sempre in ottica comparata fra le due regioni, le modalità e la capacità gestionali delle Aziende sanitarie che operano nei territori, nonché la qualità e le caratteristiche nella fase di implementazione delle principali politiche poste in agenda dall’ente decisore regionale.
L’obiettivo di fondo del lavoro è contribuire ad una riflessione più generale, rispetto a quella specifica relativa alle politiche sanitarie, da un lato, in relazione ai mutamenti nei modelli di interazione fra ‘centro’ nazionale e ‘periferia’ regionale, dall’altro, sui tratti assunti dai processi di aziendalizzazione (in sanità), concentrandosi su quanto sta accadendo in Sud Italia.

10.2.4. Scarica il paper in pdfIl diritto alla salute tra federalismo e politiche di sviluppo dei servizi e-health

Gianpasquale Preite

Abstract: Il diritto alla salute si configura come una fattispecie quanto mai eterogenea, che comprende istanze di natura medica, etica, politica, economica e ambientale. L’eguaglianza e l’imparzialità di trattamento sanciti dalla costituzione devono, dunque, confrontarsi con la necessità di selezionare priorità sanitarie e di allocare le risorse disponibili, anche in considerazione della difficoltà economica di rispondere a tutti i bisogni sanitari.
Nell’ultimo decennio la politica sanitaria italiana, al pari di tutte le altre politiche pubbliche, è stata profondamente modificata da riforme amministrative e costituzionali, in direzione di un federalismo fiscale che ha reso possibile l’introduzione di nuovi modelli organizzativi a dimensione regionale, e modifiche nella titolarità delle responsabilità amministrative e politiche, con effetti sulla qualità dei servizi sanitari e sul contenimento dei costi. Parallelamente, anche il rapporto tra sanità, cittadino e impresa ha subito un sostanziale cambiamento derivante da due fenomeni concomitanti: da un lato è cresciuta la domanda di servizi complessi e tecnologicamente avanzati; dall’altro lato è emerso il riconoscimento della strumentalità aziendale come criterio di riferimento per superare il modello organizzativo burocratico e legittimare i principi di efficienza, efficacia ed economicità auspicati dal federalismo, ritenuti indispensabili per misurare l’attività delle regioni e per garantire la competitività del sistema sanitario.
Alla luce di queste premesse e partendo dall’evoluzione dei servizi e-health, il presente contributo si propone di analizzare l’organizzazione delle strutture sanitarie nell’ambito della più generale questione relativa alla qualità e alla sicurezza dei servizi sanitari digitali. Infatti, attraverso l’impiego di tecnologie integrate (ICTs) a supporto dei processi decisionali e di controllo (Clinical Decision Support System, Health Technology Assessment, Clinical Data Repository, Electronic Medical Record), è possibile sostenere il passaggio da una prospettiva di gestione degli eventi sfavorevoli a una prospettiva di gestione del rischio, contenimento dei costi e riduzione del contenzioso; in altri termini il passaggio da un sistema esclusivamente reattivo (gestione della non conformità, gestione delle emergenze ecc.) a un sistema prevalentemente pro-attivo e preventivo (a titolo esemplificativo, si pensi al vantaggio economico e giuridico, di tracciare e certificare dati e informazioni sui pazienti e sui servizi erogati dalle strutture, in modo che gli stessi risultino accessibili da qualsiasi struttura autorizzata, protetti contro accessi non autorizzati, perdita e/o diffusione illecita, errori sulla refertazione, somministrazione di farmaci, terapie, prescrizioni di varia natura, ecc.).
La prospettiva assunta si propone, pertanto, di evidenziare modalità di funzionamento di un modello sanitario in grado di generare economie di scala e ricadute positive sul processo di attuazione del federalismo fiscale, oltre che maggiori garanzie per i pazienti, gli operatori sanitari e la stessa struttura organizzativa.

10.3 Etnoregioni in Europa: attori, dinamiche e trasformazioni nella politicizzazione delle identità substatali

Chairs: Carlo Pala, Adriano Cirulli

Discussants: Mario Caciagli

Abstract: Nonostante le importanti elaborazioni di Lipset e Rokkan sulle fratture e gli studi di Rokkan e Urwin sulla realtà del regionalismo in Europa, fino alla fine degli anni ’80 la scienza politica si è occupata con poca continuità delle mobilitazioni che si sono sviluppate nelle regioni lungo il conflitto centro-periferia. Negli ultimi 2 decenni i fenomeni di territorializzazione della politica, includenti l’etnoregionalismo e i nazionalismi periferici, hanno acquisito una notevole importanza nelle scienze sociali euroee. A rendere problematico questo settore di studi contribuisce anche una certa dose di confusione terminologica, (Connor 1994), con una forte connotazione valoriale, riguardo ai termini scientifici da usare (nazione, etnia, regione, etnoregionalismo, etnonazionalismo).
Nella realtà socio-politica europea attuale il fenomeno dell’etnoregionalismo è molto rilevante, complesso e variegato, richiamando l’attenzione degli studiosi, e richiedendo l’affinamento degli strumenti conoscitivi da utilizzare. Ci sono diversi contesti di mobilittazione territoriale periferica che non hano estinto completamente il loro cleavage, sebbene riducendone la capacità conflittuale col centro (come la Galizia e la Sardegna). In altri casi, invece, per una particolare articolazione di fattori politici, sociali e culturali, le mobilitazioni periferiche mettono in discussione, con sempre maggiore insistenza, la propria collocazione all’interno degli stati nazionali (per es. Catalogna, Fiandre e Scozia).
Lo scopo del panel è quello di costruire un momento di dibattito e confronto sui diversi casi di mobilitaizoni etnoregionaliste in Europa, cercando di seguire una prospettiva comparativa. Il panel mira a ricostruire il vario panorama delle regioni in cui è attivo un conflitto di tipo etnoregionale col centro.
Il panel intende ospitare contributi - provenienti da diversi settori scientifici e che seguono diversi approcci - in particolare, ma non solo, relativi a:
1. Analisi diacroniche delle specifiche mobilitazioni etnoregionaliste in Europa, con una particolare attenzione alla ricostruzione delle principali fasi storiche nell’evoluzione di queste mobilitazioni.
2. Analisi focalizzate sulla situazione attuale delle mobilitazioni etnoregionaliste, cercando di definire gli attori della mobilitazione attivi lungo tale conflitto, nelle loro diverse dimensioni (partiti etnoregionalisti, movimenti etnonazionalisti, sindacati regionali, associazionismo, attori culturali).
3. L’interaizone tra la dimensione prettamente politica e quelle pre- o proto-politiche delle mobilitazioni etnoregionaliste (nazionalismo politico e nazionalismo culturale). La dimensione culturale della mobilitazione etnoregionalista/etnonazionalista può anche non ridursi solamente all’aspetto linguistico, ma toccare altri aspetti, dal ricorso storico di un passato indipendente all’uso del folclore, della musica o dello sport in chiave politica.
4. Il rapporto col centro, in grado al continuum accettazione/non accettazione della mobilitazione da parte del centro. Le reazioni del centro alle rivendicazioni delle periferie territoriali, e gli effetti delle mobilitazioni periferiche sui sistemi politici e gli assetti istituzionali statali
5. La dimensione internazionale delle mobilitazioni etnoregionaliste, in particolare rispetto al ruolo delle “diaspore”, al processo di integrazione europea, e allo sviluppo di reti internazionali di attori sociali e politici etnoregionalisti.

Papers

10.3.1. Les identités “régionales” en Belgique

P. Baudewyns e L. De Winter

Abstract: Les chercheurs se sont penchés sur le problème de l’identification des citoyens aux différentes entités politiques de nature ethno-territoriale dans lesquelles ils vivent ainsi que leur appartenance aux différentes communautés vivant sur ces territoires. Ceci n’est pas seulement le cas dans des pays d’origine récente comme la Belgique avec des identités hybrides suite aux fortes tensions entre le «centre» originel francophone et la «périphérie» flamande pour utiliser la terminologie rokkanienne. Même dans des cas «exemplaires» de la formation d’un Etat-nation, comme la France, on trouve de plus en plus d’échos d‟un «trouble identitaire», qui est même devenu un thème central de la campagne présidentielle de 2007.
D’autre part, depuis la crise autour de Bruxelles-Hal-Vilvorde, la presse flamande n’arrête pas de souligner des différences fondamentales de mentalités et de comportements entre Flamands et Francophones/Wallons, considérées comme tellement grandes qu’elles mettent en cause la capacité des différents «peuples» co-résidant en Belgique de continuer à cohabiter, et que le divorce s’impose. Heureusement, il y a des voix moins simplistes et moins réductrices, tout comme il existe des signes récents de mieux vouloir connaître et même de mieux connaître les Belges vivant de l’autre côté de la frontière linguistique.
Les citoyens se sentent-ils plus proches de leur région ou de leur groupe ethnique que de l’Etat-nation dont ils font partie ? Comment ces identités ethnoterritoriales évoluent-elles dans le temps ? Avec la nationalisation des systèmes de partis (Caramani, 2004), les identités politiques locale et régionale ne sont-elles pas graduellement remplacées par des identifications à des niveaux plus élevés, comme celui de l’Etat ? Et, avec l’ «européanisation»/internationalisation de la prise de décision, les identités nationales ne sont-elles pas en train d’être remplacées elles-mêmes par des identifications à des niveaux européen et/ou mondial ? Ces identités ethnoterritoriales sont-elles mutuellement exclusives, ou, au contraire, se recouvrent-elles au moins partiellement ? Quel est le rapport de l’identité supranationale européenne naissante à ces identités nationales et sub-nationales plus anciennes (Frognier & Duchesne, 1995, 2002) ?
Les enquêtes post-électorales de 1995, de 1999, de 2003 et de 2007 contiennent un nombre de questions déjà utilisées dans les recherches sur les identités en Belgique et à l’étranger. Notre analyse des identités ethnoterritoriales présentera d’abord une analyse descriptive des différentes questions portant sur les identités ethnoterritoriales et de variables connexes, y compris des préférences politico-constitutionnelles en 2007.
Dans la mesure du possible, nous comparerons les résultats les plus récents à ceux obtenus dans le passé. Nous ferons également une comparaison Nord-Sud, étant donné que l’effet de la formulation des questions sur les réponses est souvent tellement grand qu’il faut les «mettre en perspective», c’est-à-dire les interpréter dans un contexte longitudinal ainsi que comparé.

10.3.2. Scarica il paper in pdfJustifications of Centrifugal Regionalism in the European Union: a Comparison between Flanders and Northern Italy

Michel Huysseune

Abstract: Centrifugal tendencies in rich regions of member states of the European Union, questioning the redistributive mechanisms of the nation-states or even its very existence, are once again attracting interest. This interest is reinforced in the present political and economic context where the economic policies of the EU themselves display the problematic nature of solidarity within the EU. However, this interest is not yet matched by a systematic analysis of this phenomenon. There has moreover been little reflection on how these tendencies are embedded in the European context, and how affirmations of centrifugal policies are related to the European construction of identity that proclaims unity in diversity and intends to counter confrontational affirmations of identity.
In my contribution, I intend to analyze the justifications of centrifugal policies in two European regions where this process is very conspicuous, northern Italy and Flanders. These two cases distinguish themselves from other cases of regionalism in Europe by the centrality the rejection of redistributive mechanisms of the central state plays in articulations of regional identities, and by a clear hegemony of an anti-solidarity and anti-redistributionist world vision much weaker in cases such as Scotland and Catalonia. The similarities between the two cases are all the more interesting because of the strong historical and institutional differences between them. In Flanders regionalism is related to a historically embedded tradition of minority mobilization that led to the institution of a regional authority in 1980. All major parties defend an increase of the institutional competencies of the Flemish region, and several of them favour independence. Northern Italy both lacks a tradition of ethnic mobilization and the clear institutional context Flanders can rely on, and secessionist policies have only be proposed by one political actor, the Lega Nord. In recent years, however, the Lega Nord has participated both to the national and regional government, and its proposal for fiscal federalism are increasingly marking the public debate in Italy.
In my comparison of the justifications of centrifugal policies in Flanders and Northern Italy, I will analyze and compare the following dimensions:
- the formulation of regional economic identities and their linkage with articulations of ethnic identities;
- the differentiation of these identities from the significant Other (Walloons and southern Italians, but also non-European immigrants);
- the embedding of regional identities in a European context.
This comparison should allow a better understanding of how justifications of centrifugal policies have originated, and how and in which measure the present political-ideological context enhances or contains the elaboration of such justifications.

10.3.3. Scarica il paper in pdfCulture, Value and Social Basis of Northern Italian Centrifugal Regionalism

Roberto Biorcio e Tommaso Vitale

Abstract: The paper focuses on the development of centrifugal regionalism in Northern Italy and on the mobilizations which promoted it. During the ‘80s, only a few number of small regional movements was present in Northern Italy. They had not a relevant consensus and were not considered in political dynamics. It was only at the end of the ‘80s that all these little organisations and lists of candidates were federated into the Lega Lombarda, which was subsequently included, encompassed and federated into the Lega Nord. Between 1989 and 1994 Italy assisted at the affirmation of a northern regionalism stressing the autonomy of the North and denouncing the political class crisis, in a moment in which traditional mass parties had the lower level of legitimization. After the first period of success, Lega Nord’s expansion was limited by the growth of Berlusconi’s party, but after a while it was able to re-affirm its presence claiming against globalization and inventing the myth of Padania, hitting off the invention of an autonomous “Nation”. This new strategy allows to consolidate its roots into a network of militants all over North Italy, but it was not sufficient to growth. So, while the centre-periphery cleavage remained important, keep on claiming for more autonomy, Lega Nord invested into a xenophobic repertoire, emphasising the autochthonous/immigrant cleavage. While its tentative to promote federalism was not successful, the hostility against immigrants and gypsies helps it to enlarge its electoral support. It has re-started to growth and has obtained some relevant symbolic success, as gaining the mayor of Lampedusa, an isle particularly stressed by immigration pressure in the South of Italy. While in the first phase a petite bourgeoisie of small entrepreneurs composed the social basis of Lega Nord, actually also working class, craftsmen and shopkeepers are actively supporting it. It keeps on valuing territorial membership and local culture, but this remains important specially in the valleys. In large town its support is widely linked to an anti-elitist dispute, stressing the value of popular culture, and to a xenophobic register, stressing the criminalization of immigrants to obtain consensus.

10.3.4. Scarica il paper in pdfMinoranze nazionali e mobilitazione politica nello spazio europeo orientale: il ruolo dei fattori esogeni e del supporto esterno nello sviluppo di dimensioni civiche o etniche di rivendicazione

Andrea Carteny e Simona Mameli

Abstract: Esistono in letteratura differenti scuole di pensiero che definiscono in modo diverso l’identità collettiva collegata all’etnicità, essenzialmente riconducibili a due macro-filoni: da un lato quello primordialista, che riconosce l’identità etnica come un dato e non una scelta; dall’altro, quello costruttivista, che ritiene l’identità etnica artificiale, il prodotto di un processo di costruzione più che qualcosa di naturale ed eterno, e quindi, mutabile, frammentabile, distruttibile.
Parimenti, il concetto di nazione può avere un’accezione “volontaristica”, nel qual caso si riferisce ad una comunità politica che si riconosce in un “pensiero comune, in un diritto comune e in un fine comune”, come sosteneva Giuseppe Mazzini, oppure una “naturalistica”, che muovendo dal pensiero di filosofi come Johann Gottfried Herder e August Ludwig von Schlözer, riconosce l’unità della comunità in base alla comunanza di lingua e nazione, per ragioni dettate tanto da ragioni mistiche che da presunte “eredità naturali”. In questa concezione la specificità del gruppo viene esaltata proprio in quanto immune da contaminazioni esterne, e dunque in grado di perpetuarsi nel tempo.
Il nazionalismo, inteso come ideologia politica connessa al concetto di nazione, può assumere due forme differenti, a seconda che prevalga l’interpretazione primordialista piuttosto che quella costruttivista. Quando il sentimento di appartenenza è di tipo civico, l’identità è percepita come una costruzione: i cittadini condividono un senso di fedeltà nei confronti delle istituzioni, che a sua volta si traduce in un senso di appartenenza comune. In questo senso, chiunque decida di riconoscere fedeltà allo stato ed alle sue istituzioni, teoricamente, diviene parte della comune identità civica che anima lo stato stesso. A sua volta, peraltro, il nazionalismo civico potrebbe evolvere nel tempo in un senso di comune identità culturale (lingua, storia ecc).
Il nazionalismo etnico si basa invece sul senso di appartenenza al sangue e al suolo, e adotta un approccio essenzialmente primordialista: solo chi è nato all’interno del gruppo può essere parte della nazione, e l’appartenenza non può né essere acquisita, né mutare nel tempo. Mentre il nazionalismo civico cerca di costruire un’identità politica che trascenda le particolarità etniche, linguistiche, religiose dei cittadini, il nazionalismo etnico non ammette tali distinzioni, e impone, per contro, la propria identità alle istituzioni stesse.
Lo spazio geografico che il nazionalismo etnico rivendica può essere interno ad uno Stato o contiguo a più Paesi. E’ in questo senso più opportuno definire etno-regione lo spazio territoriale interessato dalla mobilitazione.
La fine della Guerra Fredda ha comportato, nell’Europa Orientale e Balcanica, mutamenti radicali su almeno tre macro livelli: l’economia, il sistema politico e le modalità con le quali i cittadini si relazionavano alla società, ovvero, il processo di transizione verso una nuova identità e un nuovo concetto di partecipazione del cittadino entro le istituzioni. Mentre le società occidentali contemporanee hanno costruito nel tempo delle identità multiple, ovvero non ruotanti intorno ad un singolo asse (poiché un cittadino può essere allo stesso tempo membro di una nazione, membro di un gruppo sociale, di un partito politico ecc), dopo il crollo del comunismo, nei Paesi dell’Est Europa ha prevalso in generale l’incertezza e l’insicurezza, e i bisogni individuali di definire la realtà circostante e quindi sé stessi hanno condotto alla definizione di un’identità fondata su un unico e stabile criterio, quello dell’appartenenza ad un dato gruppo etno-nazionale.
Lo Stato post-comunista, in particolare, tese a svilupparsi seguendo un modello centralista di “Stato Nazione” dove spesso le minoranze, sulla scia degli insegnamenti del romanticismo tedesco, venivano spesso percepite come sleali e pericolose, e quindi più o meno discriminate.
Di qui è derivato un fenomeno ricorrente di mobilitazione etnica finalizzata al raggiungimento di forme di autogoverno delle minoranze etno-nazionali interne agli Stati che hanno trovato forme diverse di accomodamento a seconda dei casi. Il successo o il fallimento di tali rivendicazioni, il loro assumere carattere pacifico anziché violento, l’attribuzione di una connotazione etnica piuttosto che civica all’appartenenza di gruppo sono variabili che sono state influenzate nel tempo da molteplici fattori endogeni ed esogeni.
Il presente paper si interroga nello specifico sul ruolo degli agenti esogeni – diaspore piuttosto che Stati terzi o organismi internazionali – nel favorire specifiche dinamiche di mobilitazione politica delle minoranze nazionali in Europa Orientale, analizzando in particolare due casi studio che hanno seguito percorsi differenti:
la minoranza albanese kosovara in Serbia, la cui mobilitazione, attraversando la guerra civile, un conflitto internazionale ed un decennio di amministrazione delle Nazioni Unite ha condotto alla proclamazione unilaterale di indipendenza e quindi alla disgregazione di uno Stato Nazionale e alla creazione di una nuova entità statale (etno-nazionale)
la minoranza ungherese in Romania, in particolare la comunità seclera (“sicula”, dei székelyek) delle province di Harghita e Covasna (e in parte Mures), che di fronte al fallimento di soluzioni di “autonomia culturale” rilancia la richiesta di forme di riconoscimento regionale (etno-territoriale) in sincronia con la ritrovata diplomazia del doppio passaporto per le comunità ungheresi fuori dai confini della madrepatria proposta dal nuovo governo di Budapest.

10.3.5. Which legitimacy/ies for which political communities in federal Belgium?

Marie-Hélène Schrobiltgen

Abstract: Researches about nationalism in mainly focused on Flemish ethnoregionalism, while a smaller part of literature dedicated to Walloon ethnoregionalism qualified it as a reaction to Flemish ethnoregionalism. However in these last years a new configuration (both in discourses and initiatives) is merging in minority (overlapping) political communities: “Communauté française”, Walloon Regio and the Regio of Brussels-capital.
My paper aims at studying the initiatives and political discourses of three kinds of actors (editors, political actors and intellectuals) since the last communautarian crisis in 2007. I assume that discourses as well as initiatives mobilize two different types of legitimacy: one ethnoregionalist and the other republican (in the sense of J. Habermas, 2000).
In the first conception of legitimacy, the identity is the core concept: a civic link results from a feeling of belonging to an ethnic community (W. Connor 1994). This ethnic community is constructed on the basis of shared values and cultural traditions. In this approach it is argued that the political community and the ethnic community generally coincide (M. Walzer, 1997; Taylor, 1997).
The second conception of legitimacy considers the existence of a common public sphere as the heart of a political community. Deliberative practices create a civic link and legitimate the political community. In this view, the public sphere and communities (both political and ethnic) are formed together (J. Habermas, 1997; P. Dahlgren, 2002) and if there is identification to a community, this last one is understood as constructed (J. Lacroix, 2004).
In a first part, I will explain the two conceptions of legitimacy that I use in my research. In a second part, I will analyze how these conceptions are the bases of the actors’ discourses in the three political communities. Finally, I will propose tools that enable to understand the new configuration as competitive discourses mobilized by different actors and not as two exclusives “blocks”, Flemish against Walloon.

10.3.6. Scarica il paper in pdfThe three circles of nationalism: Constitutional preferences, national identity and electoral behaviour in Catalonia

Ivan Serrano Balaguer

Abstract: A reasonable starting  hypothesis could expect the existence of a strong relation between support to independence, feelings of exclusive identity and vote for nationalist parties. According to this 'congruence hypothesis' these three particular positions could be represented as almost perfectly overlapping spheres -the three circles of nationalism. However, different studies have suggested that such a clear relation does not exist. Rather to the contrary, complex and multifaceted relations are the norm. Furthermore, in the case of Catalonia constitutional preferences have been usually approached by a fourth grade scale of self-government ('region', 'autonomous community', 'state within a federal Spain' and 'independent state'), but relatively little work has addressed them in terms of support or opposition to an independence referendum. The paper will present some evidence on the relation between national identity and electoral behaviour with regard to constitutional preferences in both dimensions, the four-grade scale of self-government and the referendum question. Based on the results of this twofold analysis a number of issues will be discussed, from the extent to which the 'hypothesis of congruence' is a useful tool to interpret the Catalan case to the limits of well stablished contributions such those emphasizing the importance of the so-called 'dual identities' to explain varying levels of support to different constitutional options. This complementary approach can contribute to understand why, far from fulfilling certain expectations of a non-conflictive accommodation within a decentralised state, the question of self-government has remained an important element in the political agenda of Catalan and Spanish politics.

10.3.7. Scarica il paper in pdfLa istituzionalizzazione del nazionalismo corso: Traiettoria e limiti

Christophe Roux

Abstract: Se la Francia costituisce la culla europea dello stato nazionale, questo non significa che le mobilitazioni etnoregionaliste non abbiano luogo in quel paese. In questo contesto il caso della Corsica si contraddistingue per il fatto che nel periodo contemporaneo ha utilizzato sin dall'inizio forme essenzialmente non convenzionali di azione politica lasciando un ampio spazio all'uso della violenza politica. Questa configurazione politica è stata quella che ha caratterizzato la situazione politica dell'isola dagli anni'70 con uno scenario riconducibile a quello che succedeva nell'Irlanda del nord o nei Paesi baschi. La politica elettorale sembrava un aspetto solo accessorio di una lotta dominata dal repertorio radicale dell'azione politica. Ora gli ultimissimi anni sembrano aver modificato questa tendenza con una importanza crescente di una politica elettorale simbolizzata dai risultati storici delle elezioni regionali del 2010 (peso inedito del nazionalismo corso nel suo insieme e dominazione dei nazionalisti moderati che rifiutano la violenza politica). Questo paper propone di inquadrare tale evoluzione cercando di spiegare la dinamica osservata e di sottolineare i possibili limiti di questa evoluzione.

10.3.8. Scarica il paper in pdfTowards a Consistent Language for the French Basque Country? Actors, Processes and Outcomes

J.-B. Harguindeguy e X. Itcaina

Abstract: This paper focuses on the progressive constitution of a consistent language policy in the French Basque Country (Iparralde). By so doing, it questions the way French Basque ethnolinguistic movements emerged and have consolidated since the Second World War. According to our hypothesis, the rise of this policy was favoured by a combination of endogenous and exogenous variables. Namely, the new institutional capacities reached after the decentralisation, the new relation with central state services, the constitution of stable territorial coalitions between civil society and local representatives, the new repertoire of collective action of activists – more peaceful – and the rise of cross-border relations between French and Spanish actors combined to favour the institutionalisation of a regional language policy in Iparralde.

10.3.9. Ethnoregionalism in France: a comparison between Alsace et Brittany

Romain Pasquier

Abstract: On the basis of a comparative study of two regions, Alsace and Brittany this paper tries to explore the evolution of regionalism in France on a long period. French regionalization process is the result of a combination of top down and bottom up sociopolitical dynamics. Compared with other European countries, French regionalism presents some specific characteristics :
A weakness of regionalist parties : in France regional and nationalist parties have very few electoral impact (except in Corsica since the 1990s).
A segmentation of regional issues along cultural, political and economical divides. Since, the end of the nineteenth century. Regionalist mobilizations have been rather segmented, meaning centred on a unique claim ( be it cultural, economical or political).
A traditional power of the central administration as regarding regional issues. Contrary to other European States, the French central administration some developed regional planning policies which influenced the orientation of French regionalization process.
These remarks induce two perspectives for research :
(1) First in order to analyse ethnoregionalism in France, it is necessary to adopt a broad definition of regionalism. French regionalism can not be reduced to formal organisation as political parties defending regional political autonomy in electoral competition as it is the case in Spain, Italy or United Kingdom for example. In addition, French regionalism develops in a broader regional frame in which the coalitions at stake tend to defend defending specific regional interests as economical development or regional language.
(2) Secondly in order to evaluate the actual influence of regionalism on the French territorial governance, it is important to study on a long period the varied cycles and the differentiated nature of regionalist mobilizations in France
So in this paper, I will identify three waves of regionalism from the end of the 19th century to the beginning of the 1980s. They had specific characteristics and they structured varied regional models of collective action in France. To conclude, I hypothesize that a fourth wave of regionalism is emerging in France which is linked to the dynamics of decentralization and European integration.