XXIV Convegno SISP
Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010
Sezioni e Panels
9. ELEZIONI E COMPORTAMENTO DI VOTO
Gianni Riccamboni e Alessandro Chiaramonte
9.1 Il Sistema 2008 alla prova delle elezioni regionali
Chairs: Aldo Di Virgilio
Discussants: Musella, Tronconi, Caciagli
Abstract:
Panel promosso dallo Standing Group “Trasformazioni dei partiti italiani in prospettiva comparata”.
Alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, per la seconda volta in 15 anni, quasi tutti i partiti italiani hanno cambiato denominazione e simbolo. Il risultato di quelle elezioni ha prodotto una drastica trasformazione della rappresentanza parlamentare e del sistema dei partiti come conseguenza della riduzione della frammentazione, del ritorno sulla scena di partiti di dimensione medio-grande (ossia in grado di superare il 30% dei voti e di concentrare su di sé l’80% dei seggi parlamentari), del passaggio da coalizioni pre-elettorali massimamente estese a coalizioni pre-elettorali strette e selettive, della presenza di un piccolo, ma stabile partito di centro.
L’obiettivo del panel è indagare se e in che misura tali trasformazioni si sono consolidate e hanno messo radici a livello territoriale. Fare il punto sui partiti e sul sistema 2008 attraverso un’analisi del voto regionale dovrebbe fornire alcune risposte significative a riguardo. Le elezioni regionali a cui si fa riferimento sono sia le elezioni del marzo 2010, che hanno interessato 13 delle 15 regioni a statuto ordinario, sia le elezioni regionali che, tra aprile 2008 e febbraio 2009, hanno interessato le sei regioni a statuto speciale e l’Abruzzo.
Sono attesi contributi che prendano in esame il voto regionale adottando come unità d’analisi singoli partiti o gruppi di partiti e che analizzino aspetti relativi sia alla strategia di competizione (alleanze pre-elettorali; campagna elettorale e comunicazione; selezione dei candidati; andamento della competizione intra-partitica), sia all’andamento del voto e ai suoi esiti (analisi territoriale del voto; confronti del voto regionale con il voto regionale precedente e con le elezioni politiche 2008; presenza istituzionale, d’assemblea e di governo su scala regionale). Sono attesi altresì contributi che prendano in esame il voto regionale in una prospettiva sistemica (strategie di competizione e i comunicazione, livelli di partecipazione, voto per il presidente e voto per il consiglio, personalizzazione) e specifici aspetti di carattere tecnico e normativo del “federalismo elettorale” (nuovi sistemi elettorali regionali, contenzioso elettorale, attribuzione dei seggi aggiuntivi, passaggio di comuni da una regione all’altra, e così via).
Papers
9.1.1. Il voto di preferenza alle elezioni regionali: quanto, dove, come e perché
Alessandro Chiaramonte
Abstract: Nelle elezioni regionali del 2010 il tasso di voti di preferenza espressi è rimasto sostanzialmente ai livelli – già molto elevati – registrati nella tornata elettorale di cinque anni prima. Si conferma il noto divario Nord-Sud, ma è necessario chiedersi se, accanto al prevalere al Sud di canali individuali nella mobilitazione per il voto, esso dipenda anche da altri fattori: magari la disponibilità di un numero superiore di candidati con ragionevoli aspettative di elezione. Più in generale, vale la pena interrogarsi sull’esistenza di condizioni facilitanti l’utilizzo del voto di preferenza; ad esempio: la dimensione della provincia conta? E la forza relativa dei partiti? Infine: si possono scorgere strategie di candidatura adottate dai partiti per sfruttare al meglio l’opportunità, ovvero il vincolo, del voto di preferenza? Queste sono le domande principali alle quali il paper qui presentato tenta di fornire una risposta.
9.1.2.
L’offerta elettorale nelle elezioni regionali 2010: il ritorno alle alleanze catch all?
Riccardo Scintu
Abstract: Le elezioni regionali del 2010 sono state il primo banco di prova per la solidità della nuova struttura del sistema partitico, conseguenza dell’esito delle elezioni politiche del 2008. La semplificazione dell’assetto parlamentare, che ha comportato la possibilità di formare il primo governo sostanzialmente bipartitico della Seconda Repubblica, potrebbe aver spinto i partiti maggiori a definire un modello di formazione delle coalizioni pre-elettorali orientato alla riduzione del numero di alleati e alla governabilità, che potrebbe essersi ripercosso sulle decisioni strategiche alla vigilia delle elezioni regionali. Esse vengono indette in un momento differente rispetto alle precedenti elezioni del 2005: pur trattandosi di due appuntamenti importanti per le coalizioni principali del sistema politico - vista la gran quantità di aventi diritto chiamati al voto (oltre 40 milioni di cittadini) - le elezioni 2005 rappresentavano un preliminare confronto tra le due fazioni, in vista delle imminenti elezioni politiche del 2006; le elezioni 2010 - utili a stabilire la tenuta dei partiti di governo nella competizione elettorale - non hanno avuto consistenti ripercussioni sulla situazione politica nazionale, poiché il governo è retto da una forte maggioranza, e le prossime elezioni dovrebbero avere luogo tra tre anni. Appare interessante, dunque, confrontare le strategie di alleanza dei partiti maggiori a livello aggregato e a livello regionale rispetto alle precedenti elezioni del 2008, e nel limite del possibile - considerati i continui party merge e party split messi in atto durante questo quinquennio - rispetto alle elezioni regionali 2005, in modo da definire se effettivamente le elezioni del 2008 abbiano modificato le strategie di alleanza. Il paper propone, oltre a un’indagine sulla struttura delle coalizioni di ogni regione, un’interpretazione delle scelte strategiche dei partiti maggiori, e la definizione delle conseguenze derivanti da tali scelte. Il confronto tra la struttura delle coalizioni nelle precedenti elezioni del 2005 e 2008 e quella delle elezioni 2010 permetterà infine di elaborare un giudizio riguardo alle dinamiche di ristrutturazione (o consolidamento) del sistema politico italiano.
9.1.3. Il PD
Terenzio Fava
Abstract: Alle elezioni politiche dell’aprile 2008 il Partito Democratico, nato solo pochi mesi prima, decide di presentarsi stabilendo alleanze solo con l’Italia dei Valori e con i radicali, rompendo con la sinistra radicale e, invocando, per questo un voto utile, i cui effetti si dimostrano, poi, tutt’altro che positivi. Uno degli obiettivi che il partito si propone preventivamente è quello di riuscire ad estendere il proprio bacino elettorale oltre i confini della zona rossa (fatto che non si verifica), adottando, per questo, strategie particolari nella scelta dei candidati da eleggere in parlamento (che innescano non pochi conflitti con il territorio). La presentazione di personaggi, la cui storia è, anche, piuttosto lontana da quella del centrosinistra rientra nella logica che guarda all’allargamento dell’elettorato tra gruppi sociali e in territori dove solitamente il centrosinistra presenta una certa debolezza. I risultati delle elezioni non sono positivi, vista la vittoria del centrodestra, anche se, poi, vi è un leggero miglioramento rispetto ai consensi conseguiti dall’Ulivo alle precedenti politiche. Dopo il 2008 il partito incorre in altre (pesanti) sconfitte, in particolare alle Europee del 2009, quando i suoi consensi scendono abbondantemente al di sotto del 30%, e alle Regionali del 2010 quando viene sconfitto in modo non indolore in regioni come il Piemonte, il Lazio, la Campania e la Calabria, oltre che in Lombardia e nel Veneto. Confermando di fatto la debolezza del 2009. Trovandosi, sempre più rinchiuso nella cosiddetta zona rossa, dove, tra l’altro, avanza in modo, anche importante, la Lega Nord. Dimostrando una certa mancanza di chiarezza (già precedentemente manifestata) nelle strategie politico-elettorali.
Di fronte a questo sintetico quadro l’obiettivo del paper è trattare il caso del Partito Democratico, focalizzando l’attenzione, in primo luogo, ma non solo, sulle diverse elezioni (politiche, regionali ed europee) che si tengono tra il 2005 e il 2010 al fine di far luce su aspetti quali la: a) l’analisi territoriale del voto, b) la scelta e le logiche guida delle alleanze elettorali, c) la selezione delle candidature, d) il voto di preferenza e la competizione interpartitica , e) le strategie, la comunicazione e i temi della campagna elettorale, f) il rapporto centro-periferia, g) il partito nel territorio, le correnti, i gruppi e le oligarchie locali, h) il partito nelle istituzioni e nei sistemi politici regionali.
9.1.4. L’Italia dei Valori dopo le elezioni regionali 2010: consolidamento istituzionale e territoriale di un partito personale
Carlo Baccetti
Abstract: Le elezioni regionali del 2010 hanno segnato un nuovo successo elettorale dell’Italia dei Valori, dopo il risultato già molto positivo delle politiche del 2008. Le elezioni regionali hanno affermato che l’IdV è una componente consolidata del nuovo sistema partitico uscito dalla ristrutturazione del 2008.
Partendo dall’analisi del risultato del 2010 (confrontato col voto per regione del 2008) la mia comunicazione cerca di rispondere a queste due domande:
1) Quale spazio sta occupando il partito di Antonio Di Pietro nel panorama partitico, in riferimento soprattutto allo schieramento di opposizione? Qual è la “linea guida” del rapporto con l’alleato/concorrente PD? E ancora, come l’IdV sta cercando di occupare lo spazio politico lasciato sguarnito dal declino delle formazioni della sinistra radicale e dei Verdi? Qual è l’atteggiamento nei confronti dei “grillini” e di altri movimenti dell’“antipolitica”?
2) Quali sono le caratteristiche più rilevanti dell’IdV sotto il profilo organizzativo? In particolare per quanto riguarda i criteri di selezione delle candidature per le assemblee elettive e delle candidature alle cariche dirigenziali? Qual è la pratica di democrazia interna del partito nato per combattere “la casta”?
A queste domande cercherò di rispondere analizzando la strategia dell’IdV alle elezioni regionali (alleanze; temi prevalenti nella campagna elettorale; candidature e competizione per il voto di preferenza) e, dopo il voto, le scelte che caratterizzano la presenza nelle istituzioni regionali e nei sistemi partitici regionali; e la discussione che si è aperta in seno al partito in diversi contesti regionali. L’ipotesi che intendo verificare è se l’Italia dei Valori stia evolvendo dal modello di “partito personale” verso un modello di “partito in franchising”, con rilevanti differenze tra una regione e l’altra.
9.1.5. Le limitazioni all’elettorato passivo nelle elezioni regionali tra omissioni legislative e prassi discutibili
Giovanni Tarli Barbieri
Abstract: Il contributo analizzerà uno degli aspetti della legislazione elettorale che riveste una importanza centrale anche nell’ottica del principio democratico.
Le numerose problematiche sottese alle limitazioni all’elettorato passivo ed agli istituti relativi (ineleggibilità, incompatibilità, incandidabilità) saranno analizzate con particolare riferimento alla prassi relativa alle elezioni del 2005, anche alla luce del riparto delle competenze legislative in materia tra Stato e Regioni.
Verranno analizzate, oltre a problematiche di carattere generale (il rapporto tra ineleggibilità e candidabilità), le questioni politicamente più rilevanti quali: il limite dei due mandati per i candidati Presidenti risultati eletti, l’incompatibilità tra mandato parlamentare e carica di consigliere regionale, l’incompatibilità tra consigliere e assessore.
Un ultimo cenno sarà dedicato all’applicazione degli istituti nelle Regioni a statuto speciale.
9.1.6. Tra continuità e cambiamento. Le alleanze di centrodestra nelle elezioni regionali del Nord Italia.
Ilario Grasso
Abstract: Nel corso degli ultimi quindici anni il sistema di partito italiano è andato più volte incontro a cambiamenti di rilievo. Da una parte, infatti, la semplificazione dell’offerta partitica, insieme all’attestarsi della logica maggioritaria, hanno ridefinito la morfologia delle coalizioni concorrenti. Dall’altra, gli esiti elettorali hanno determinato l’alternanza di diverse maggioranze politiche, sancendo in ultimo un nuovo equilibrio ampiamente guidato dalla coalizione di centrodestra. Eppure le recenti tensioni emerse in seno alla maggioranza di governo hanno riacceso l’attenzione su un terzo aspetto. Ad aver avuto particolare rilevanza nel plasmare l’attuale sistema di partito italiano, infatti, sono stati soprattutto i rapporti conflittuali interni alle stesse coalizioni.
Obiettivo dell’articolo è pertanto quello di esaminare e descrivere i cambiamenti occorsi al sistema di partito italiano facendo particolare riferimento a questo aspetto. Più in particolare, ciò che preme valutare sono i cambiamenti occorsi nel tempo in riferimento al livello di frammentazione della coalizione di centrodestra, a quello di polarizzazione e al consenso elettorale riscosso dai singoli partiti che la compongono. L’indagine verrà svolta facendo riferimento alle ultime tornate elettorali per il rinnovo dei consigli regionali del Nord Italia. Al pari della tenuta delle alleanze e anzi in maniera complementare ad essa, dopotutto, il ruolo avuto dal contesto territoriale appare in costante crescita.
9.1.7.
PDL 2008-2010: successi elettorali e difficile consolidamento di un partito ancora da costruire
Andrea Pritoni
Abstract: Per quanto concerne il Popolo della Libertà, le elezioni che si sono succedute nel triennio 2008-2010 (politiche, europee e regionali) hanno evidenziato una sorta di paradosso: da un lato, la coalizione di centrodestra è continuativamente stata premiata dal consenso popolare; dall’altro lato, proprio il maggiore partito di tale coalizione deve sempre più confrontarsi con due “sfide” di fondamentale importanza per il proprio consolidamento. La prima di queste sfide è esterna e consiste nella crescita elettorale dell’alleato leghista e nelle sue conseguenze (tra cui la “meridionalizzazione” del PDL). La seconda sfida è invece interna e risiede nella (complessa) costruzione di un soggetto partitico-organizzativo di tipo unitario, tra le componenti ex FI ed ex AN.
Focalizzando l’analisi proprio su questi due temi (il rapporto con la Lega al nord e la competizione infrapartitica), il paper cerca dunque di interrogarsi sulle elezioni regionali 2010 da tre punti di vista: (a) per quanto riguarda la fase pre-elettorale: politica delle alleanze e selezione dei candidati; (b) per quanto riguarda il risultato elettorale: analisi diacronica (confronto 2008-2010) e sincronica (confronto PDL-Lega) del voto; (c) per quanto riguarda la fase post-elettorale: presenza (e “peso”) del PDL (e delle sue componenti interne) nelle istituzioni regionali, sia a livello di Consiglio, sia a livello di Giunta.
In quanto maggiore partito del panorama nazionale, nonché baricentro della coalizione al governo, la capacità del PDL di fare fronte alle sfide sopra ricordate e percorrere così la strada del proprio consolidamento, sarà di assoluta importanza per la complessiva “tenuta” del sistema partitico formatosi con le elezioni politiche del 2008.
9.1.8. La Lega Nord – Padania
Gianluca Passarelli
Abstract: Tra il 2008 e il 2010 la Lega Nord – Padania (LN) ha consolidato il suo ruolo nel panorama politico italiano, confermando l’insediamento territoriale nelle aree “storiche” e avanzando in zone ad esse contigue. Dopo la crescita elettorale del 2008 e del 2009, la LN è rimasta un attore rilevante anche nelle consultazioni regionali del 2010. La conquista di due presidenze regionali (Piemonte e Veneto) rappresentano un ulteriore significativo passo della LN nel governo del territorio.
La parentesi del 1995 – 1999 è ormai lontana, posto che la LN è rimasta un’alleata stabile della coalizione di centro-destra, sia a livello nazionale che regionale. Inoltre, il potere di coalizione e ricatto, sostenuto e sostenibile grazie ad una cospicua messe di consensi, ha consentito alla Lega di ottenere, per la prima volta, due candidature cruciali per la competizione regionale proprio nelle due regioni dove ha vinto la presidenza di Giunta.
La campagna elettorale della LN nel 2010 è stata veicolata da temi “nazionali”, dalle issues ricorrenti nel discorso politica leghista: dall’immigrazione, alla sicurezza, ma anche alla crisi economica, alla difesa delle identità locali e dei territori. In ciascuna regione, evidentemente, l’enfasi è stata posta su policies più circoscritte, ma con attenzione particolare a distinguere tra il discorso adottato in regioni contendibili, in quelle in cui era probabile la sconfitta e, infine, laddove la LN era forza di governo uscente.
L’analisi del voto proposta nel paper prevede una comparazione diacronica tra le elezioni regionali del 2010 con le omologhe svoltesi un lustro prima, nonché con i risultati emersi dalle urne alle politiche del 2008. È infatti rilevante porre in evidenza eventuali cambiamento nell’assetto e nella struttura del sistema partitico anche in ragione di scelte operate dalla LN tra il 2008 e il 2010. Le elezioni politiche del 2008 hanno generato una profonda ristrutturazione dell’offerta elettorale e, conseguentemente, della rappresentanza parlamentare. Con significativi effetti anche, in taluni casi, sulla politica delle alleanze tra i partiti delle coalizioni di centro-destra e centro-sinistra.
La LN, contrariamente agli altri partiti rilevanti del sistema, non ha mutato né il nome né il simbolo, benché lo abbia adattato, con riferimenti espliciti alla regione chiamata al voto. L’analisi territoriale della distribuzione del consenso promette di porre in evidenza altresì continuità e differenze nell’insediamento della LN, sia nell’arco del tempo tra consultazioni omogenee, m a anche in virtù della diversa posta in palio, dell’offerta elettorale e di vincoli e opportunità istituzionali.
In particolare, per la consultazione regionale del 2010 è cruciale affrontare le dinamiche sottese alla competizione interna al partito evidenziata sia dal processo decisionale relativo alla selezione delle candidature, e una volta definite le stesse, nei meccanismi di lotta per la conquista di un seggio, attraverso il voto di preferenza (evidentemente nelle regioni ove questa opzione era presente). La ricognizione sistematica del numero di eletti consente di dar conto della variazione quantitativa della presenza della LN nelle istituzioni regionali, ossia del party in public office.
In sintesi il contributo intende verificare se il ruolo del partito nel sistema partitico regionale ha subito dei cambiamenti e se questi si sono eventualmente consolidati nel tempo e nello “spazio”. Le unità di analisi sono infatti le 13 regioni, e relative consultazioni, a statuto ordinario chiamante al voto nel 2010 nonché quelle a statuto speciale (più l’Abruzzo) in cui le elezioni si sono svolte nel biennio 2008 - 2009.
9.1.9. Le procedure di ripartizione dei seggi nelle elezioni regionali del 2010. Un confronto
Nicola D’Amelio
Abstract: Il processo di legislazione regionale conseguito alla legge costituzionale 1/1999 ha prodotto (e sta producendo) un’interessante ed articolato scenario nel campo dei sistemi elettorali, in particolare su uno dei più importati tra i suoi componenti: l’algoritmo di trasformazione dei voti in seggi.
A pochi mesi dalle elezioni del Marzo 2010, proviamo a sviluppare una riflessione su come hanno operato i diversi modelli, da quelli che ancora derivano dalla disciplina “statale”, a quelli che hanno introdotto le più radicali innovazioni.
Il confronto riguarderà:
• la conservazione/abolizione delle liste regionali (“listini”)
• l’attribuzione del premio di maggioranza fisso o variabile
• la prioritaria assegnazione dei seggi (livello regionale o circoscrizionale)
• le garanzia sulla rappresentanza territoriale in rapporto alla popolazione delle circoscrizioni.
L’abolizione dei “listini” non intacca l’essenza della competizione tra i candidati alla presidenza, che resta maggioritaria a turno unico in tutte le regioni. I premi di maggioranza, generalmente assegnati solo se le coalizioni vincenti non abbiano già raggiunto o superato determinate soglie dopo un primo riparto proporzionale dei seggi, possono consistere in un numero preciso di consiglieri oppure in un numero variabile, dipendente dalla percentuale di seggi a cui si vuol portare la maggioranza consiliare.
Una prima, importante distinzione, va rilevata tra modelli che adottano un algoritmo di ripartizione bottom up, ossia con prioritaria ripartizione nelle circoscrizione e successive compensazioni a livello regionale, da quelli top down, dove l’assegnazione dei seggi avviene, in primo luogo, sul piano regionale.
Al centro dell’attenzione resta ancora il problema della rappresentanza territoriale. Tutti i modelli conservano la suddivisione in circoscrizioni che rispecchiano i confini delle province, alle quali si assegnano, sul piano teorico, tanti seggi in proporzione alla popolazione residente. Ma solo alcuni di questi riescono poi a soddisfare la disposizione legislativa. In molti casi, soprattutto dove rimane in vigore il meccanismo di “ricaduta” previsto dalla legge 108/1968, tale esigenza non viene rispettata. Il risultato della piena rappresentanza territoriale sconta, tuttavia, una lieve accentuazione della disproporzionalità nel rapporto voti/seggi delle liste nelle singole circoscrizioni, rispetto a quanto sarebbe accaduto con il vecchio sistema.
Analizzando i rapporti voti/seggi, si evidenzia, inoltre, l’incidenza dei coefficienti di disproporzionalità nei diversi territori. Analogamente, anche per i partiti verrà analizzato il rendimento in un’ottica comparativa.
Alcune considerazioni, infine, riguarderanno il livello di complessità dei vari sistemi rispetto alle possibili strategie adottabili da parte degli attori in competizione.
9.1.10. L'UDC e il centro
Maurizio Cerruto e Daniela Napoli
Abstract: Il paper si concentrerà sul caso dell’UDC, sulle sue caratteristiche e sulle sue trasformazioni, a partire dalla fase genetica e di consolidamento tra il 2002 e il 2005, fino allo “sganciamento” dalla tutela di Berlusconi voluto da Casini ed alla evoluzione in forza autonoma di centro. In particolare, si guarderà alla organizzazione (iscritti, strutture organizzative, leadership, risorse finanziarie), alla cultura politica (valori e programmi di partito, comunanze e differenze rispetto alla DC e agli altri partiti di centro) ed alle strategie competitive (alleanze pre-elettorali, selezione dei candidati, campagna elettorale, competizione intra-partitica).
A partire da queste dimensioni si procederà ad un’analisi ecologico-elettorale: si partirà dall’esito delle elezioni regionali 2010, confrontandolo con le elezioni regionali precedenti e con le politiche del 2008 e si procederà ad una analisi territoriale del voto, al fine di verificare la tenuta della ipotesi della “meridionalizzazione” che contrassegna la struttura organizzativa e l’elettorato del partito.
9.1.11. Sinistra radicale in bilico: il voto regionale dopo la débâcle
Mimmo Fruncillo
Abstract: Alle elezioni del 2008, La Sinistra l’Arcobaleno non riesce a superare la soglia del 4%. Un esito che decreta l’esclusione dalle assemblee parlamentari di forze politiche che rappresentano un pezzo importante della storia politica italiana. Un risultato sorprendente e inatteso in quanto la Sinistra L’Arcobaleno perde quasi i tre quarti dei tre milioni e novecentomila voti ottenuti assieme dal Prc, il Pdci e i Verdi solo due anni prima, alle politiche del 2006. La pessima performance viene attribuita a diverse ragioni. Per un verso viene collegata alla scelta strategica del Pd di competere con lo schieramento del centrodestra senza l’apporto della Sinistra, salvo, poi, provare ad attrarne l’elettorato attraverso il richiamo al cosiddetto «voto utile». Per un altro è stata attribuita alla defezione di un consistente numero di cittadini delusi dalle politiche del governo Prodi e, più in generale, dalla debole coesione dell’Unione emersa con grande evidenza anche per i comportamenti assunti da esponenti della Sinistra.
Quali che siano le radici di questa debacle, sicuramente l’analisi delle successive consultazioni elettorali può fornire utili elementi a chiarire se essa sia stata solo una defaillance temporanea ed episodica, dovuta ad una cattiva campagna di comunicazione o ad una configurazione non convincente dell’offerta elettorale, oppure se abbia rappresentato una rottura con il passato e, quindi, abbia inaugurato una nuova fase politica «senza più sinistra», con l’elettorato di questa parte politica destinato ad essere assorbito da forze politiche nuove (Idv) o che magari guardano maggiormente al centro (Pd).
Dopo le elezioni del 2008, i gruppi dirigenti dei partiti che danno vita alla Sinistra L’Arcobaleno si trovano ad affrontare alcune importanti questioni. In primo luogo si tratta di ridefinire il tipo di rapporto da intrattenere con il Pd e con le altre forze politiche di centrosinistra; in secondo luogo si deve necessariamente decidere se trasformare il cartello elettorale della SA in un’alleanza stabile o addirittura in un soggetto partitico. In ordine a tali questioni sembrano affiorare dinamiche di segno diverso. Una parte del contributo che viene proposto sarà dunque, dedicata alla ricostruzione delle scelte compiute dai gruppi dirigenti di Prc, Pdci e Verdi e che conducono progressivamente alla definizione dell’articolata proposta elettorale della Sinistra nelle regioni chiamate al voto nel 2010.
9.1.12. La subcultura rossa e il ricambio della classe politica regionale umbra
Giovanni Barbieri e Marco Damiani
Abstract: Com’è noto, i partiti di sinistra hanno sempre ottenuto, in Umbria come nelle altre regioni della “cintura rossa”, risultati elettorali di rilievo, generati dalla presenza di una peculiare subcultura politica territoriale.
Negli ultimi anni, però, le trasformazioni socio-economiche dell’Italia di mezzo sembrerebbero aver favorito un processo di “scongelamento” della subcultura rossa, resosi soprattutto evidente nelle ultime elezioni europee, che hanno visto prevalere per la prima volta, in Umbria, il Popolo delle libertà. Possibili mutamenti possono essere avvenuti anche riguardo al tasso di ricambio e alla composizione sociografica della classe politica regionale.
Attraverso un’analisi dei risultati delle prossime elezioni regionali, che verranno confrontati con gli esiti dei precedenti appuntamenti elettorali, si cercherà di rilevare se l’ipotesi dello “scongelamento” della subcultura possa essere confermata o se, all’opposto, prevalga, in Umbria, l’idea della stabilità e della continuità politica. Si ricostruiranno, inoltre, i “tipi” di consigliere regionale che si succedono nel corso delle legislature e la portata del turnover umbro.
Chairs: Lorenzo De Sio, Antonio Floridia
Discussants: Carlo Baccetti, Mario Quaranta
Abstract: Il caso toscano è di grande interesse per capire i mutamenti della cultura politica in Italia a quindici anni dalla crisi del sistema partitico della Prima Repubblica. Il panel presenta i primi risultati di una ricerca commissionata dalla Regione Toscana e condotta dal CISE – Centro Italiano Studi Elettorali (Università di Firenze) utilizzando un approccio che combina tecniche quantitative (CATI) e qualitative (interviste in profondità a cittadini). I primi elementi che emergono dall’analisi sembrano suggerire un cambiamento nel rapporto tra cittadini e partiti, a fronte di una permanenza degli orientamenti valoriali di fondo dei cittadini toscani.
Papers
9.2.1.
Le conseguenze della precarietà lavorativa sugli orientamenti politici
Pasquale Colloca, Piergiorgio Corbetta e Nicoletta Cavazza
Abstract: Lo studio della relazione tra la posizione nel mercato del lavoro e gli orientamenti politici costituisce da sempre un oggetto di studio molto dibattuto nelle scienze sociali. Di recente, numerosi sociologi e politologi hanno evidenziato come, tra le tradizionali variabili socio-demografiche, la classe sociale sia – anche in Italia – una di quelle che ha perso negli ultimi anni buona parte della sua capacità esplicativa in ambito politico. Ciò è relazionato anche al fatto che gli stessi cleavages politici classici, come quelli di tipo ideologico, hanno perso valore esplicativo, in relazione alla crescita dell’importanza svolta da motivazioni più contingenti ed individuali, come ad esempio quelle di tipo economico.
Allo stesso tempo, la crescente dualizzazione del mercato del lavoro ha assunto rilevanti dimensioni strutturali, e molti studi confermano che la precarietà lavorativa è una condizione sociale in grado di orientare sempre di più il modo di vivere delle persone nella quotidianità, con la crescita di un sentimento di insicurezza che si espande in aree sociali prima del tutto esenti. A ciò si aggiunge la recente crisi economica, che ha gettato nella precarietà lavorativa anche una quota non trascurabile di settori sociali prima garantiti.
Queste trasformazioni hanno effetti sulla consapevolezza dei cittadini, con delle significative conseguenze anche sullo stesso modo in cui essi vedono e si rapportano con la politica? Nonostante le scienze sociali (sociologia, scienza politica e psicologia sociale) non abbiano mancato di sottolineare le conseguenze politiche che possono seguire da uno stato di disoccupazione, molto limitata è la conoscenza empirica delle conseguenze che differenti livelli di precarietà lavorativa possono suscitare sugli atteggiamenti politici dei cittadini.
Partendo da queste considerazioni, tramite l’utilizzo di dati di survey raccolti nell’arco dell’ultimo anno su campioni di cittadini dove consistente è l’area della precarietà, cercheremo di rispondere ad alcune domande. Innanzitutto: quali conseguenze ha la precarietà lavorativa sugli orientamenti politici? E poi: quali sono i meccanismi in grado di “intervenire” su questa relazione, modificandone l’esito? La capacità esplicativa della precarietà lavorativa è riconducibile a quella delle tradizionali variabili legate alla collocazione professionale, oppure è da considerarsi ad esse “aggiuntiva”?
Questo studio assume particolare rilevanza per due principali motivi: 1) perchè tale questione è stata scarsamente indagata nel contesto italiano, nel quale essa assume una rilevanza fondamentale in relazione alla crescita costante della precarietà lavorativa; 2) perché si cercherà di valutare l’impatto politico dell’attuale crisi economica, approfittando dell’occasione di uno studio in vitro del fenomeno sociale nel suo realizzarsi.
9.2.2.
Le “subculture” politiche territoriali: tramonto, sopravvivenza, o trasformazione?
Antonio Floridia
Abstract: La categoria di “subcultura politica territoriale” ha rappresentato, per decenni, una chiave interpretativa decisiva per comprendere alcune caratteristiche essenziali del sistema politico italiano del Dopoguerra. Il paper si propone di riflettere su un interrogativo che non ha ancora ricevuto risposte univoche: la fine del sistema politico che ha caratterizzato l’Italia repubblicana, fino alla cesura degli anni 1989-1994, segna anche l’epilogo storico di uno dei suoi tratti essenziali, ossia la presenza nel nostro paese di due grandi subculture politiche territoriali, quella cattolica (“bianca”) e quella comunista (“rossa”)?
In particolare, è giusto sostenere che la “subcultura rossa” sia semplicemente tramontata? Sulla base dei risultati dell’indagine CISE sulla Toscana, il paper riflette sulle trasformazioni della cultura politica dei cittadini toscani, affermando come sia necessario uscire da una rigida dicotomia (“epilogo” o “sopravvivenza”) e risulti opportuno il ricorso ad altre categorie interpretative: articolazione, adattamento, trasformazione, riemersione.
9.2.3.
La partecipazione politica
Erika Cellini
Abstract: Nel dibattito sul presente e sul futuro della subcultura politica rossa in Toscana sembra centrale porre l’attenzione sull’analisi della tendenza alla partecipazione politica dei cittadini. L’appartenenza a una subcultura orientata al sostegno di una forza politica di opposizione è infatti almeno in parte la spiegazione che si è data in letteratura al livello costante di mobilitazione e di partecipazione politica (in particolare elettorale) dei toscani.
L’intervento che proponiamo mira pertanto a capire che cosa stia succedendo oggi alla tendenza alla partecipazione dei toscani e a dare indicazioni su come valutare la salute della subcultura politica rossa. Sulla base dei risultati emersi dalla rilevazione sul campione di cittadini toscani, l’intervento prenderà in esame alcune forme di partecipazione politica convenzionale e non convenzionale.
In particolare, saranno affrontate due forme di partecipazione politica. Poiché in Toscana nel corso della seconda metà del Novecento i partiti del centrosinistra sono stati un punto di riferimento per gli elettori, verrà affrontato il tema dell’iscrizione a un partito e del rapporto dei simpatizzanti con i partiti del centrosinistra nati dalla dissoluzione del Partito Comunista. Inoltre, a partire dalla constatazione che la percentuale dei votanti sugli aventi diritto al voto è sempre stata in questa Regione più elevata rispetto alla media nazionale, sarà analizzata la partecipazione alle elezioni.
I primi elementi che emergono dall’indagine indicano che i toscani stanno riformulando il loro rapporto con la politica e in particolare con i partiti. Se infatti regge la partecipazione elettorale, l’iscrizione a un partito diminuisce rispetto al passato. Così come muta rispetto al passato la composizione socio-culturale degli iscritti. D’altra parte il coinvolgimento in attività a carattere sociale sembra indicare una persistente voglia di partecipazione dei toscani.
9.2.4.
La dimensione civica della partecipazione
Rosa Di Gioia, Lucia Fagnini e Valentina Pappalardo
Abstract: Partendo dal presupposto di una crescente disaffezione generale dalla politica, l'analisi si è incentrata sulle caratteristiche della partecipazione sociale e civica dei cittadini toscani rispetto al coinvolgimento politico e all'impegno nelle attività di partito. Se, infatti, appaiono sempre più diffuse manifestazioni di distacco dalle istituzioni e dalla partecipazione elettorale, tuttavia rimangono quantitativamente rilevanti le esperienze di partecipazione alla vita pubblica sia in ambito associazionistico che attraverso nuove forme più individualizzate ed estemporanee di volontariato e di attivazione civica. Questo permette di mettere in dubbio l'ipotesi di una crescente apatia e di un generalizzato disinteresse nei confronti della vita pubblica da parte dei cittadini, spingendo invece ad indagare se la dimensione civica della partecipazione e quella politica, tradizionalmente legata ai partiti, vadano ancora oggi di pari passo e in quali forme esse si relazionino.
L'analisi si è concentrata pertanto sulle modalità con cui si realizza la partecipazione civica, analizzando le caratteristiche del campione toscano in relazione sia al coinvolgimento in attività di volontariato in senso stretto, sia all'attivazione dei cittadini rispetto ai problemi concreti del territorio attraverso l’adesione a iniziative collegate alla vita nel proprio quartiere o connesse a problematiche ambientali.
Emerge, anche attraverso l'analisi delle motivazioni, che la disaffezione dalla politica non ha a che vedere necessariamente con l'apatia e che la cittadinanza attiva chiede risposte concrete alla politica: a fronte del senso di inefficacia e di sfiducia nei confronti della classe politica come anche dei nuovi strumenti di democrazia partecipativa, che caratterizzano senza grandi distinzioni di età i giovani come gli anziani, emerge il desiderio di contribuire in modo concreto e fattivo alla vita pubblica, attraverso pratiche che tendono però a discostarsi dalle tradizionali modalità collettive di partito, con l'affermarsi di forme di attivismo più privatistiche, spontanee e meno vincolanti.
9.2.5.
La fiducia nelle istituzioni
Rosa Di Gioia e Valentina Pappalardo
Abstract: La sfiducia nella classe politica e nelle istituzioni costituisce oggi un fenomeno diffuso tanto nelle democrazie consolidate quanto in quelle in via di consolidamento, con implicazioni problematiche riguardo alla qualità della democrazia, soprattutto nei termini della c.d. “disaffezione democratica”. Il caso italiano è di particolare interesse, in quanto – in base a indagini comparate – il tasso di sfiducia italiano nei confronti delle istituzioni è il più elevato dell’Occidente e avvicina il nostro paese ai sistemi politici dell’Europa Orientale, piuttosto che alle democrazie consolidate. Inoltre, studi recenti mostrano un’ ‘espansione’ di tale disaffezione non solo nei confronti delle istituzioni politiche, ma anche della socialità diffusa.
E’ in tale contesto che si colloca l’intervento da noi proposto. L’obiettivo del lavoro è stato quello di rilevare, sulla base delle caratteristiche del campione toscano di riferimento, il sentimento di fiducia nelle istituzioni, riflettendo, in particolar modo, sulla loro legittimazione e capacità di rispondere con efficacia alle domande dei cittadini.
Dalle analisi – anche in prospettiva comparata con dati ITANES relativi all’Italia nel suo complesso – emerge che gli intervistati toscani presentano pattern di livelli di fiducia simili a quelli nazionali, ma con alcune significative differenze. Da un lato, livelli di fiducia lievemente superiori a quelli del campione nazionale sulle principali istituzioni politiche, ma inferiori riguardo alla Chiesa (e in calo diacronico); dall’altro, una differenziazione tra percezione dei partiti a livello locale e nazionale. L’interpretazione complessiva è tuttavia di una indubbia problematicità del rapporto tra cittadini e istituzioni, e della capacità di queste ultime di promuovere identità collettive significative.
9.2.6.
Una cultura politica strutturata? Modelli di voto in Toscana e nel resto d’Italia
Lorenzo De Sio
Abstract: Il paper si pone l’obiettivo di accertare e mostrare eventuali differenze tra Toscana e resto d’Italia in termini di modelli di comportamento di voto. L’analisi si basa su un modello di voto dicotomico tra grandi aree politiche (centrosinistra e centrodestra) in base a variabili territoriali, sociodemografiche e atteggiamenti politici (modello a stadi), stimato rispettivamente sulla Toscana (dati RT/CISE 2008), e su Nord e Sud d’Italia (con esclusione delle regioni della tradizionale “zona rossa”; dati ITANES 2008).
Il dato più rilevante che emerge dalle analisi sembra essere quello di una maggior strutturazione della cultura politica toscana rispetto alle altre aree (tenendo sotto controllo la divisione in regioni). Nel campione toscano appaiono meno rilevanti le differenze territoriali (tra province, e tra comuni capoluogo e non capoluogo), così come alcuni effetti dovuti alla condizione professionale. Inoltre l’analisi a stadi mostra come anche alcuni effetti territoriali sono interpretabili in chiave di atteggiamenti politici individuali, in misura maggiore rispetto al resto d’Italia.
Per approfondire la struttura degli atteggiamenti politici rilevanti per le scelte di voto nel campione toscano, questi ultimi vengono infine sottoposti a un’analisi fattoriale che mette in evidenza un buon livello di strutturazione, fondato su due dimensioni principali. Da un lato una dimensione di appartenenza complessiva, lungo l’asse della fiducia/ostilità nei confronti delle istituzioni e della classe politica toscana; dall’altro una dimensione più chiaramente valoriale, lungo un asse che può essere interpretato in chiave di concezioni alternative (partecipativa vs. gerarchica) del rapporto tra cittadini e istituzioni.
9.2.7.
Gli scenari futuri: i giovani e la politica
Graziana Corica
Abstract: In tempi di antipolitica e di partiti “leggeri”, il binomio giovani – subcultura politica può apparire un ossimoro, quasi una provocazione: infatti, se il sistema subculturale, in quanto tale, necessita di stabilità, fiducia, continuità e militanza, l’approccio alla politica dei “giovani” sembra, invece, basarsi su instabilità, disimpegno, rifiuto delle forme codificate di partecipazione politica e forte propensione verso la dimensione individuale. La fragilità espressa dall’universo giovanile provoca ed è provocata, in un continuo gioco di specchi, da un profondo indebolimento della politica “tradizionale”, ancorata a partiti che richiedevano attivismo e adesioni totalizzanti, ma anche, soprattutto in sistemi locali subculturali, ad istituzioni “satelliti” parallele al partito, diffuse in ogni settore della società, dallo sport alla cultura.
I riflessi di questi cambiamenti nella sfera politica emergono anche in una terra rossa come la Toscana. Già da qualche decennio l’assetto subculturale in Toscana è soggetto a processi di profonda trasformazione, relativi a dimensioni socio-economiche e alla sfera politica lato sensu. Le trasformazioni della struttura e dell’organizzazione del partito “principe” si sono tradotte in mutamenti che hanno fatto venire meno il telos, cioè la speranza di una società migliore, e hanno messo in discussione la tenuta della cultura politica locale.
L’eredità, o in una prospettiva più ottimista, la continuità del sistema politico toscano sembra concentrarsi su due dimensioni tipiche delle subculture politiche territoriali, ovvero la vicinanza e il voto al partito espressione della subcultura e il consenso legato alle attività del “buon” governo locale. La dimensione partitico - elettorale e la dimensione relativa al governo locale appaiono, dunque, gli indicatori privilegiati per analizzare le trasformazioni del sistema politico toscano. Le due dimensioni saranno indagate, attraverso analisi quantitative e qualitative, in una prospettiva comparativa tra popolazione giovanile e adulta nel tentativo di cogliere gli elementi di criticità e rottura tra i due mondi nel panorama subculturale.






