XXIV Convegno SISP

Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010

Sezioni e Panels

5. COMUNICAZIONE POLITICA
Francesco Amoretti e Donatella Campus

5.1 Fare le pulci alla disciplina: riflessioni critiche sulla teoria e sul metodo nei campi di studio della comunicazione politica

Chairs: Rolando Marini

Discussants: Sara Bentivegna, Franca Roncarolo

Abstract: Il panel vuole articolare una riflessione critica, il più possibile spietata, sui paradigmi, sulle teorie e sul metodo nei vari campi di studio della comunicazione politica, anche in considerazione del fatto che, geneticamente, tali campi hanno sempre costituito un terreno contiguo e spesso sovrapposto a quello della più ampia communication research. La consapevolezza critica rispetto alle teorie e agli approcci empirici si è faticosamente sviluppata nella comunità scientifica italiana degli studiosi di comunicazione politica, che troppo spesso hanno preferito usare “ricette” preconfezionate e sulla loro base “cucinare” indagini dai presupposti mai abbastanza messi in discussione.

Papers

5.1.1. Dalla stanza dei bottoni alla stanza di casa. I limiti dell’etnografia della produzione e del consumo di comunicazione politica

Federico Boni

5.1.2. Le pretese teoriche e la fallacia empirica delle teorie degli effetti a lungo termine

Rolando Marini

5.1.3. Scarica il paper in pdfMapping the e-research in Political Communication

Rosanna De Rosa, Valentina Reda, Tommaso Ederoclite

Abstract: Da strumento di ricerca il web - ed internet più in generale - costituiscono oggi un oggetto di ricerca per sé. Come già accaduto per la radio, la stampa e la televisione, le scienze sociali iniziano ad interrogarsi sugli effetti dei media digitali, sulle logiche che li governano, sulle dinamiche che essi innescano. Parallelamente, le stesse domande affollano i reports e gli studi di think tanks, agenzie di consulenza e di comunicazione al fine però di definire come utilizzare o piegare il mezzo ad esigenze specifiche. In questo contesto è chiaro che anche per la comunicazione politica si registra uno specifico interesse tanto più che il web costituisce uno spazio pubblico particolamente interessante per veicolare messaggi politici e/o operare strategicamente per finalità di consenso elettorale. Ad iniziative politiche web-based seguono quindi percorsi di ricerca finalizzati a comprendere se e in che direzione il web ha modificato le aspettative di voto, influenzato i processi elettorali, contribuito alla selezione della leadership. Tuttavia, data la loro giovane età, gli internet studies non godono ancora di uno strumentario concettuale e metodologico condiviso. Approcci di ricerca deboli, metodologie e strumenti di analisi micro-tailored non rispondono adeguatamente alle esigenze di comparazione ed accumulazione tipici delle scienze sociali, e fondamentali nella ricerca politologica.
Con questo lavoro si intende avviare un ragionamento sull’opportunità di inserire nella research agenda della scienza politica italiana l’individuazione di adeguati strumenti per rafforzare lo studio e l’analisi della politica on-line. Come prima azione, si propone una mappatura della ricerca sulla politica on-line a partire dalla produzione scientifica più recente, al fine di individuare approcci, metodologie ed elementi di criticità come utili spunti di riflessione. La ricerca è di tipo esplorativo.

5.1.4. La comunicazione politica come fenomeno sociale: il contributo dell’etnometodologia

Enrico Caniglia

Abstract: Il paper illustra e discute il contributo dell’approccio etnometodologico allo studio della comunicazione politica. In particolare, vengono messi in evidenza i vantaggi che tale approccio può offrire rispetto alla communication research o alla tradizione degli studi simbolici e linguistici della politica: 1) la possibilità di investigare fenomeni che sono sempre più trascurati dal mainstream degli studi di comunicazione politica, come ad esempio i comizi; 2) la capacità di condurre ricerche empiriche dettagliate in modo del tutto alternativo alle sempre più “preconfezionate” analisi del contenuto; 3) last but not least, la possibilità di assumere la comunicazione politica come fenomeno valevole di essere studiato di per sé e non solo come semplice materiale empirico utile per verificare ipotesi teoriche di tipo politologico o sociologico. In sintesi, l’etnometodologia permette di superare il modello Shannon-Weaver (presupposto non discusso di molte ricerche in comunicazione politica), e di focalizzare l’attenzione del ricercatore non solo sugli effetti della comunicazione politica, ma anche sui suoi aspetti costituivi.

5.1.5. Sondaggi e analisi della popolarità dei governi e dei leader

Paolo Natale

5.1.6. Libertà di informazione: misurare cosa, misurare come. Freedom House e Reporters Sans Frontieres a confront

Diego Giannone

5.1.7. Quale comunicazione politica. Una riflessione sugli indicatori del clima d’opinione nell’analisi del contenuto

Marinella Belluati

5.2 Dall’analisi del linguaggio politico alla politolinguistica critica

Chairs: Lorella Cedroni

Discussants: Lorella Cedroni e Michael Schäfer

Abstract: Panel promosso dalla Società Europea di Cultura di Venezia.
La politolinguistica è un campo nuovo di analisi in campo politologico e funge da cerniera tra ambiti disciplinari diversi, dalla linguistica alla scienza politica, dall’analisi del linguaggio politico alla comunicazione politica ed elettorale. Il panel si propone di saggiare la validità delle varie metodologie utilizzate attraverso alcuni studi di caso e una più completa individuazione del campo di analisi, unendo competenze differenti, sviluppate in ambito europeo. Le applicazioni della politolinguistica si concentreranno prevalentemente su alcuni topoi utilizzati nelle campagne elettorali e nei discorsi politici. In tali contesti l`uso di alcune forme di linguaggio politico produce effetti non solo sulla politica simbolica, ma anche sulla formulazione delle proposte politiche da sottoporre ai cittadini incidendo sui comportamenti elettorali. Il panel è in lingua inglese.

Papers

5.2.1. A comparative assessment of Voting Advice Applications (VAAs) in Europe: Purposes, Methodology, and Effects on Voters’ Behaviour

Lorella Cedroni e Diego Garzia

Abstract: Voting Advice Applications (VAAs) are becoming a widespread feature of electoral campaigns in Europe, thus attracting a growing interest from journalists, commentators, and – more recently – political scientists. With this paper, we attempt to provide a comparative assessment of the most popular VAAs in Europe based on the available literature. Our three-fold focus is on (a) the major purposes underlying their creation; (b) the methodology employed in their realization; and (c) the ways in which VAA-usage has been found to affect voters’ political cognition and electoral behavior. The findings reported in this study demonstrate quite clearly that VAAs have become ‘more than toys’ to European electorates – thus legitimating the rising concerns among academics and practitioners over the consistency and reliability of the advice provided to growing number of users all around the Continent.

5.2.2. Lo studio del linguaggio politico attraverso i dibattiti parlamentari. Strategie di indagine a partire da un caso empirico

Giorgia Bulli e Cornelia Ilie

Abstract: La retorica e lo stile del linguaggio dei soggetti politici italiani sono al centro dell’attenzione di commenti giornalistici e politici, che ne evidenziano sempre più spesso la natura anti-politica e populista. Tali giudizi vengono però frequentemente espressi sulla base di valutazioni di tipo impressionistico. La scienza politica italiana sembra ancora parzialmente riluttante ad un serio confronto con quelle discipline, dalla filosofia alla linguistica, che rappresentano gli imprescindibili ambiti di analisi per una corretta interpretazione del linguaggio politico e dei suoi significati.
Si deve inoltre rilevare una evidente tendenza della scienza politica italiana a concentrare lo studio del linguaggio politico privilegiandone la dimensione elettorale. L’attenzione residuale dedicata al linguaggio politico prodotto in altre sedi, prima tra tutte quella parlamentare, non rende giustizia alle funzioni simboliche e legittimanti proprie, oltre a quella persuasiva, del linguaggio politico.
Attraverso l’analisi del dibattito parlamentare sulla proposta di legge relativa all’introduzione dell’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali (ottobre 2009), e della relativa copertura mediatica su stampa e televisione, il presente paper si propone: a) di offrire una panoramica sui diversi metodi di analisi e delle relative potenzialità nello studio di questo genere di linguaggio politico; b) di mostrare la rilevanza in termini simbolici e di costruzione della realtà politica del genere parlamentare del discorso politico; c) di evidenziare la non trascurabile influenza del linguaggio politico sulla strutturazione delle differenti posizioni dei partiti politici su temi sensibili come quello della discriminazione sessuale e del razzismo.

5.2.3. Sul “Petit dictionnaire pour une politique de la culture”: analisi morfologica e concettuale

Damiaan Meuwissen e Davide Cadeddu

Abstract: Uno dei segnali di crisi di una società può essere la mancanza di accordo sul significato delle parole. Questa era la percezione del filosofo della politica Umberto Campagnolo ancora alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, dopo che la conclusione della seconda guerra mondiale aveva posto e lasciato sul tappeto una «questione internazionale» irrisolta. La soluzione poteva essere trovata soprattutto attraverso le armi del diritto, ma, secondo Campagnolo, fondatore nel 1950 della Société européenne de culture, occorreva una nuova «dottrina», che, facendo coincidere azione politica e riflessione filosofica, ispirasse un impegno etico personale vissuto come responsabilità storica.
Estraendo da una pluralità di propri saggi, apparsi sulla rivista internazionale «Comprendre», asserzioni e brani adeguati a definire particolari concetti e argomenti, l’autore ritenne utile pubblicare un piccolo dizionario che, pur privo di funzione definitoria e contraddistinto da una struttura ‘a mosaico’ e aperta, mostrasse i pregi dell’opera sistematica attraverso la sua coerenza interna.
Attraverso l’analisi morfologica e concettuale il paper si propone di enucleare alcune prassi politiche sub specie culturale nella convinzione che esse si realizzino primariamente attraverso il dialogo e le parole.

5.3 Nuovo ciclo elettorale ed elezioni intermedie

Chairs: Guido Legnante e Franca Roncarolo

Abstract: Le recenti elezioni regionali hanno segnato una tappa importante nel “nuovo” ciclo elettorale aperto dalle politiche 2008. Si tratta, come noto, di un ciclo che, dopo gli appuntamenti allargati delle europee 2009 e delle regionali 2010, salvo crisi di governo, sino alle prossime elezioni politiche del 2013 presenterà solo tornate limitate quanto al numero di elettori (sebbene relative a contesti politicamente rilevanti, come la città di Milano e Bologna nel 2011).
Questo panel ha l’obiettivo di studiare le premesse, lo svolgimento e gli “effetti” delle campagne elettorali del 2010 esplorandone in particolare gli aspetti che, anche alla luce del risultato elettorale, offrono i più significativi spunti di riflessione sulle campagne elettorali italiane. Invitiamo a presentare sia contributi che approfondiscano (anche in prospettiva comparata) gli elementi di maggior interesse relativi al complesso delle elezioni regionali italiane 2010 sia interventi focalizzati sullo studio di singoli casi regionali o di gruppi particolarmente rilevanti (basti pensare al rilievo che hanno avuto le elezioni di regioni come Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia).
Il panel incoraggia proposte di analisi teorica e soprattutto ricerche empiriche da parte dei gruppi di ricerca impegnati sui terreni: 1) dell’offerta mediale; 2) delle strategie del campaigning da parte degli attori politici; 3) della fruizione-ricezione della campagna da parte dei cittadini, 3) dell’evoluzione e delle caratteristiche dell’opinione pubblica; 4) dell’analisi dei fattori determinanti dei comportamenti di voto.
Fra gli argomenti che suggeriamo vi sono: a) il carattere (“nazionale vs. locale”; “di primo vs. di secondo ordine, etc.) del voto regionale; b) la differenziazione dei sistemi elettorali e le campagne elettorali regionali; c) la personalizzazione a più livelli (candidati alla Presidenza di regione, candidati consiglieri); d) il ruolo della consulenza politica; e) l’agenda delle campagne elettorali; f) l’andamento dell’opinione pubblica; g) le caratteristiche del clima di opinione nazionale e le specificità delle campagne locali; h) le determinanti dell’astensionismo; i) le motivazioni di voto.

Papers

5.3.1. Scarica il paper in pdfLa campagna per le elezioni regionali 2010: offerta informativa e strategie dei partiti

Alessio Cornia

Abstract: In che modo i media italiani hanno rappresentato la campagna per le regionali del 28-29 marzo 2010? L’analisi della copertura fornita dalla stampa e dai principali telegiornali italiani ha dimostrato come anche questa competizione sia stata fortemente nazionalizzata. La “posta in palio” simbolica di questa occasione elettorale – come spesso accade in occasione delle cd. “elezioni di secondo ordine” – è stata infatti “ridefinita” da parte dei leader politici nazionali e dei giornalisti, ed è apparsa legata, più che alla designazione delle persone che governeranno le regioni chiamate al voto, alla definizione degli equilibri politici nazionali. I candidati, i territori, le tematiche e le proposte politiche regionali hanno ottenuto uno spazio molto marginale nella narrazione giornalistica della campagna, narrazione che è apparsa prevalentemente incentrata sulla vicenda dell’esclusione di alcune liste del Pdl dalla competizione e sull’intricata vicenda del regolamento con il quale la Commissione Parlamentare di Vigilanza ha di fatto impedito, interpretando in maniera restrittiva la legge sulla par condicio, la trasmissione dei principali talk show della Rai.
In che modo i leader dei principali partiti italiani sono riusciti a nazionalizzare anche questa campagna? Quali sono le strategie da loro adottate per “influenzare” la percezione della “posta in palio” di questa competizione? Quali sono i temi su cui hanno puntato maggiormente i partiti italiani per mobilitare il proprio elettorato? A queste domande cercheremo di rispondere tramite un’analisi del contenuto effettuata sulla stampa e sui telegiornali italiani (periodo 1 dicembre 2009-27 marzo 2010). Per quanto riguarda la stampa quotidiana abbiamo analizzato tutte le notizie delle edizioni nazionali de Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e il Giornale. Per quanto riguarda i telegiornali sono state prese in considerazione tutte le edizioni (da quelle mattutine a quelle notturne) dei principali notiziari italiani (Rai, Mediaset, La7 e SkyTg24).
A questo (ricco) corpus intendiamo aggiungere l’analisi dell’offerta informativa delle principali trasmissioni d’approfondimento. Sarà infatti interessante osservare come il regolamento varato dalla Vigilanza e la temporanea estensione di questa normativa alle televisioni commerciali (stabilita dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e successivamente annullata da una sentenza del Tar del Lazio) hanno influenzato l’offerta informativa dei principali talk show italiani.

5.3.2. Scarica il paper in pdfQuando il risultato elettorale è scontato…Uno studio sul ruolo dei quotidiani locali durante le elezioni in Umbria

Marco Mazzoni e Antonio Ciaglia

Abstract: Qual è il ruolo dei giornali locali nei mesi precedenti il voto in una regione, l’Umbria, dal risultato elettorale pressoché scontato? E quale effetto hanno le primarie sulla visibilità dei candidati? Questi sono i due principali quesiti a cui la ricerca tenterà di dare una risposta analizzando una regione a forte componente subculturale, contrassegnata storicamente da un voto di appartenenza a sinistra.
Lo scenario della campagna elettorale dello scorso marzo in Umbria, caratterizzato soprattutto dalla decisione di negare il terzo mandato a Maria Rita Lorenzetti, governatore con uno dei più alti indici di gradimento in Italia, ci permette di sottolineare come la stampa locale, non avendo una gran capacità di influenzare le scelte interne ai partiti, tenda a dare maggiore copertura alle questioni political, attinenti agli scontri tra i partiti, alle candidature e alle fibrillazioni che scuotono gli equilibri di partito e di coalizione. E in un simile contesto che si potrà comprendere a fondo anche il ruolo delle primarie organizzate dal principale partito umbro, il Pd. Infatti, la ricerca evidenzierà come le primarie non siano un momento di confronto programmatico tra i candidati, bensì svolgano una missione “pacificatrice”, vale a dire in grado di mettere fine agli scontri interni al partito (e schieramento) vincente.
La ricerca si è concentrata su un’analisi del contenuto dei quattro principali quotidiani umbri (Corriere dell’Umbria, La Nazione Umbria, Il Giornale dell’Umbria, il Messaggero Umbria) nel periodo che va dal 1 dicembre 2009 al 31 marzo 2010. I risultati di tale ricerca inoltre saranno confrontati con quelli di tre sondaggi telefonici eseguiti sempre nel periodo precedente il voto.

5.3.3. Scarica il paper in pdfLombardia 2010: la campagna elettorale sui quotidiani locali

Paolo Carelli e Elisabetta Locatelli

Abstract: Le elezioni regionali, per la loro natura di consultazione “intermedia”, rappresentano un oggetto di studio privilegiato per cogliere la relazione tra la dimensione nazionale e quella locale delle campagne elettorali nei singoli territori interessati. La copertura mediatica delle stesse, in particolare, sembra essere in grado di coglierne le dinamiche che influiscono e s’intersecano sia con il panorama politico nazionale, sia con le istanze locali, contribuendo a costruire più competizioni all’interno della stessa campagna: da quella dei Candidati presidenti a quella dei Candidati consiglieri ristretta alle singole circoscrizioni, da quella degli esponenti politici di livello nazionale che spendono la propria immagine sul territorio interessato a quella dei partiti politici per il riposizionamento e l’incremento del bacino elettorale.
Nell’ambito delle elezioni regionali del 2010 in Lombardia, l’analisi condotta intende restituire un quadro del monitoraggio effettuato su otto quotidiani locali di altrettante province (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Varese) con l’obiettivo di individuare una serie di aspetti quali la rilevanza assegnata alla competizione nel suo insieme, l’accento sulle candidature circoscrizionali, i temi trattati con maggiore enfasi, la natura degli eventi elettorali “coperti”.

5.3.4. Quando il voto di appartenenza conta

Paolo Mancini

Abstract: Il paper, sulla base dei risultati di quattro tornate di sondaggio svolte in Umbria prima e dopo la campagna elettorale per le amministrative 2010, discute il tema delle dinamiche di opinione in una regione ancora caratterizzata da radicata appartenenza subculturale. Emerge chiaramente che a fronte di un iniziale livello di visibilità assolutamente basso il candidato della sinistra riesce facilmente ad imporsi sul competitore di destra quasi esclusivamente grazie alla mobilitazione partitica e di appartenenza. Ciò avviene anche in contrapposizione ad un dibattito sui mass media incentrato su figure di possibili candidati diversi che, anch’essi risultano penalizzati dalle dinamiche più squisitamente partitiche. Pur in presenza di una mercato elettorale che appare sempre di più destrutturarsi rispetto al passato, l’Umbria dimostra una persistenza di un’appartenenza scollegata dai meccanismi propri di una socializzazione incentrata sul ruolo preponderante dei massa media.

5.3.5. Voto personale e preferenza. I risultati di un sondaggio

Ugo Carlone

Abstract: Il paper che si propone ha l'obiettivo di analizzare il voto di preferenza nelle ultime elezioni regionali 2010. In particolare, verranno proposti i risultati di un sondaggio condotto dall'Università di Perugia - Dipartimento Istituzioni e Società, nel quale è stato chiesto ad un campione di elettori umbri se avessero espresso il voto di preferenza in occasione delle ultime elezioni regionali e la motivazione dell'indicazione del candidato scelto.
Le domande erano inserite in una più ampia survey mirata ad osservare diversi aspetti della campagna elettorale e del voto. Perciò, compatibilmente con i dati a disposizione, sarà possibile incrociare le risposte di tali quesiti con altre variabili, riferite al campione, desunte dal questionario proposto, in particolare: abitudini di fruizione mediale e modalità di informazione; giudizio sui problemi di cui il governo regionale dovrà occuparsi; conoscenza delle vicende politiche umbre e dei candidati presidente; continuità/discontinuità del voto allo schieramento/lista; lista e schieramento votato; momento di decisione del voto; genere, età, istruzione, professione, titolo di studio.
L'obiettivo è quello di riuscire ad identificare quali caratteristiche dell'elettorato si associano maggiormente alla propensione ad esprimere il voto di preferenza e alle motivazioni per cui esso è stato espresso.

5.3.6. Elezioni regionali 2010. Coesistenza e scontro fra personalizzazione nazionale e territoriale

Fortunato Musella

Abstract: La rilevanza assunta dalla leadership locale ha subito un’accelerazione nel nostro paese nel corso degli anni novanta. Per quanto riguarda il livello intermedio, le riforme costituzionali hanno insistito sul fattore personale con una nuova definizione dell’assetto istituzionale e delle regole elettorali. La legge 1/1999 ha introdotto l’investitura diretta del presidente di regione, cui possono essere rivolte preferenze in modo disgiunto rispetto alla coalizione. Allo stesso tempo, mantenuto intatto il sistema del voto di preferenza, i candidati al consiglio raccolgono ampie quote di consenso, soprattutto nelle regioni meridionali. Lo sviluppo dei due tipi di personalizzazione sembrava costituire una delle leve più importanti per attribuire maggiore autonomia alle elezioni regionali, considerate in genere consultazioni di secondo ordine. Tuttavia la personalizzazione territoriale deve fare i conti, come le ultime consultazioni sembrano mostrare, con la capacità dei leader nazionali di concentrare il dibattito pubblico sulle sfide nazionali più che sui temi locali. Trasformando le elezioni regionali in un test per il governo, se non in un referendum con oggetto il Cavaliere. Le elezioni regionali del 2010, che chiudono il primo decennio presidenziale nelle regioni italiane, si presentano come un’occasione di bilancio. Se le elezioni regionali dopo le riforme si sono caratterizzate per a) l’enfasi su una nuova autonomia e differenziazione dei sistemi e delle campagne elettorali regionali; b) maggiore centralità dei candidati alla presidenza sull’arena elettorale, e crescente capacità dei nuovi leader di attrarre consensi; c) irriducibile ascesa del voto di preferenza rivolto ai candidati al consiglio, su ognuno di questi punti, alla luce delle più recenti tendenze elettorali, si presenteranno alcuni elementi di riflessione – e cautela.

5.3.7. La comunicazione della Lega Nord in Lombardia, tra campagna permanente ed elezioni locali.

Marina Villa

Abstract: La Lega Nord si caratterizza per un’attività di comunicazione politica intensa e costante sul territorio lombardo, grazie all’uso di tutti gli strumenti tradizionali e a nuove forme di comunicazione e partecipazione. La comunicazione apparentemente non professionalizzata e spontanea del partito, unita ad una presenza continua e visibile dei militanti sul territorio, pare favorire il contatto quotidiano con gli elettori e un loro coinvolgimento e mobilitazione.
Rispetto a tale attività di comunicazione, le campagne elettorali appaiono come un momento di intensificazione e di concentrazione degli sforzi su un unico obiettivo, più che un momento qualitativamente diverso, sia dal punto di vista dei temi e degli strumenti usati, sia dal punto di vista delle strategie di comunicazione e del coinvolgimento degli elettori.
L’analisi della comunicazione politica della Lega Nord nell’arco di sei mesi in quattro province lombarde in cui la Lega è molto attiva (Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco), permetterà di descrivere in primo luogo la campagna permanente e “sul campo” del partito e dei suoi militanti; in secondo luogo, si punterà l’attenzione sulla comunicazione per le Regionali 2010, con particolare riferimento all’attività di campagna sul campo e online dei candidati al consiglio regionale.

5.3.8. Scarica il paper in pdfDa un’elezione all’altra. Le strategie comunicative dei governi italiani a confronto: 1994-2010

Giuliano Bobba

Abstract: Questo paper intende confrontare in maniera sistematica le strategia comunicative attuate dai governi che si sono susseguiti dal 1994 al 2010. La ricerca mira ad indagare le peculiarità del caso italiano verificando se e in quali forme si sia affermata una nuova modalità di rapporto tra governo e cittadini nella costruzione e gestione del consenso.
Partendo dalla letteratura dedicata a esplorare la relazione tra governing e campaigning, il lavoro si propone di approfondirne l’analisi nel contesto politico nazionale, comparando le strategie attuate dai principali governi alla luce dei risultati degli appuntamenti elettorali intermedi e dei cambiamenti del ciclo politico. In particolare vengono ricostruiti e confrontati indicatori relativi alle seguenti dimensioni: a) l’efficacia parlamentare; b) la comunicazione istituzionale; c) il coverage sulla stampa quotidiana e nei Tg; d) la partecipazione di esponenti del governo a trasmissioni di politainment o di infotainment; e) le principali funzioni dispiegate dal presidente del Consiglio attraverso strategie di going public.

5.3.9. La distanza tra comunicazione politica "narrata" e "materiale"

Mario Rodriguez

Abstract: La riflessione sull’agire politico dei soggetti impegnati nelle elezioni intermedie permette una verifica molto stringente della distanza esistente tra la comunicazione politica nella accezione dei diversi approcci disciplinari e la comunicazione politica intesa come attività consapevolmente svolta dai soggetti che competono nel campo politico per aumentare il proprio consenso o la propria influenza.
Non a caso per focalizzare l’attenzione sull’agire comunicativo consapevole e finalistico degli attori politici sono state utilizzate definizioni diverse da quella di comunicazione politica: marketing politico, campaigning, eccetera.
Queste definizioni però rischiano di sottovalutare la dimensione culturale e circolare (endless game, permanent campaign) e del ruolo della comunicazione nella vita dei soggetti politici organizzati (individuali o collettivi). Rimangono inserite nel filone degli approcci strumentali e trasmissivi della comunicazione e non in quelli rituali e simbolici che paiono più adatti a cogliere il significato che stanno acquisendo le attività di comunicazione consapevole nella spiegazione dell’agire politico da un lato e nel comportamento elettorale dall’altro.
Si porrà l’attenzione quindi sulla necessità di dare dignità disciplinare “all’attività consapevolmente svolta dagli attori che competono nel campo politico”, e si proporranno alcune messe a fuoco di professionalità e competenze che emergono nelle prassi dei soggetti impegnati nelle elezioni intermedie perché maggiormente a riparo o autonome rispetto alla arena mediatica nazionale (macrofenomeni comunicativi) e comunque maggiormente capaci di mettere in evidenza la consistenza “materiale” dell’agire politico (micro fenomeni).

5.3.10. Scarica il paper in pdfIl leader locale. Un bilancio sui percorsi e le strategie di comunicazione dei candidati a sindaco in Italia

Edoardo Novelli

Abstract: Questo paper presenta parte dei risultati di una ricerca condotta sulle candidature e sulle campagne elettorali a sindaco nelle 10 principali città italiane dal 1993 al 2007. Una novità, quella dell’elezione diretta dei sindaci, che irrompe sulla scena politica italiana nel 1993, in seguito alla riforma del sistema elettorale, ed introduce alcuni grandi cambiamenti: la personalizzazione, la perdita di titolarità e di protagonismo dei partiti, il ricorso a personaggi esterni alla politica, la ricerca di nuovi posizionamenti, l’adozione di un linguaggio apolitico e non ideologico. Tutte tendenze oggi conclamate ed estese alla dimensione nazionale.
La ricomposizione del quadro delle candidature è il punto di partenza per alcune preliminari considerazioni sulla tipologia, la provenienza, il profilo dei candidati a sindaco, dalle quali emerge come nel percorso di formazione e costruzione delle leadership la candidatura a sindaco di una grande città non abbia storicamente rappresentato nella seconda Repubblica un punto di partenza o una tappa di un percorso crescente, bensì sovente di arrivo, e come, di conseguenza, la dimensione locale non abbia rappresentato il terreno per sperimentazioni.
L’analisi quindi delle specifiche campagne elettorali (circa 150 i manifesti elettorali raccolti) ha permesso di individuare e confrontare alcuni dei principali posizionamenti adottati, le differenti tipologie delle campagne e di analizzarne l’ambito semantico e linguistico. Documentando come, in alcuni casi, le soluzioni comunicative vincenti, elaborate e sperimentate in ambito comunale, sono poi confluite nelle campagne regionali e nazionali.

5.4 Scandals and the spectacle of politics

Chairs: Donatella Campus, Gianpietro Mazzoleni

Discussants: Gianpietro Mazzoleni

Abstract: The panel intends to explore the new developments of political communication in terms of spectacularization and popolarization. In particular, the panel will investigate the issue of celebrity politics and scandals. We are interested in papers who deal with media coverage of sexual and corruption scandals, but also with analyses of public opinion’ reactions.

Papers

5.4.1. "Opposite hysterics". Veronica, Noemi, Patrizia and the Italian media system on the verge of nervous breakdown

Christopher Cepernich

5.4.2. Celebrity Obama

Marco Morini

5.4.3. Intimate Politics: the media and the reporting of politicians' marital infidelity in Seven Advanced Industrial Democracies

James Stayner

5.4.4. Men, women and scandal in British political TV-fiction

Liesbet Van Zooneen

5.5 La politica online fuori dalla rete: attori, processi, meccanismi

Chairs: Lorenzo Mosca

Abstract: L'avvento dei media digitali ha generato una nuova dimensione della politica sulla cui reale efficacia gli studiosi si interrogano da almeno un decennio. Se gli attori della politica hanno guardato alle opportunità offerte dai new media con diversi gradi di interesse, gli ultimi anni offrono diversi esempi (dall'elezione di Obama al fenomeno Grillo) di come la dimensione online dei processi politici abbia prodotto risultati concreti fuori dalla rete.
La politica online --pur nella sua immaterialità-- può infatti esercitare una serie di effetti "tangibili" quali influenzare l'opinione pubblica, attrarre l'attenzione dei mass media, generare forme di mobilitazione sociale offline dei cittadini. È quindi necessario verificare in che misura e attraverso quali meccanismi questi processi si verificano e quali variabili li condizionano. Come cambia, dunque, il funzionamento della sfera pubblica e della comunicazione politica in seguito all'avvento dei media digitali? Quali le conseguenze per la comunicazione e l'organizzazione degli attori politici istituzionali ed extra-istituzionali? Quanto e in che modo i flussi di comunicazione politica generati in rete sono utilizzati da chi fa informazione politica? Quali attori assumono una funzione di mediazione nella porzione di sfera pubblica dischiusa dai nuovi media? E a quali condizioni i processi che hanno luogo online tracimano fuori dalla rete?
A questi quesiti si intende dare una risposta raccogliendo contributi di taglio teorico ed empirico che adottino una pluralità di tecniche di ricerca volte in particolare a mettere in relazione la dimensione offline e quella online dei processi politici.

Papers

5.5.1. Scarica il paper in pdfLa sfera pubblica nell’epoca della Rete: dinamiche di publicness e forme di dis-intermediation

Giorgio Grossi

Abstract: Le trasformazioni della sfera pubblica nelle società post-moderne sono sempre più interconnesse con la crescente pervasività di Internet sia nei flussi di comunicazione politica che nelle pratiche discorsive di pubblicizzazione di issue, valori ed appartenenze. Sebbene in questo campo di azione sociale l’intreccio tra on-line ed off-line sia sempre stato evidente ed interdipendente, oggi tende ad assumere delle modalità di interrelazione più ambivalenti: accanto a spinte verso la ri-politicizzazione della sfera pubblica elettronica dal basso, si manifestano tendenze verso la disintermediazione delle pratiche discorsive nella sfera pubblica mediata tradizionale, cosicchè la frammentazione sociale sembra rafforzata dal diverso funzionamento della publicness tra on-line ed off-line.

5.5.2. I giornalisti online e i loro lettori: verso una redazione partecipata?

Sergio Splendore

Abstract: Partendo da una classica prospettiva di sociologia degli emittenti, in questo paper si presentano i risultati preliminari di una ricerca effettuata attraverso 25 interviste in profondità con giornalisti che lavorano nelle redazioni online, sia per testate che hanno anche un corrispettivo cartaceo sia per testate che distribuiscono informazione solo nel contesto online.
La ricerca si è concentrata sulle pratiche giornalistiche con esplicito riferimento all’uso della rete e dei suoi strumenti nelle fasi tipiche del lavoro giornalistico: dalla ricerca delle fonti, passando alla loro verifica, fino ad arrivare all’adattamento del package della notizia a seconda del canale attraverso cui essa viene distrubita (Facebook, Twitter, commento al video, etc.).
In questo paper si prendono sì in considerazione le dinamiche del prosumer (Jenkins 2004) ma al fine di comprendere i tipi di influenza che esse esercitano nelle redazioni e nelle pratiche e routine quotidiane dei giornalisti. Per quanto questa ricerca non si sia concentrata specificamente sull’informazione politica, abbracciando i più diversi formati della notizia, si cerca di mettere in luce come le linee editoriali delle diverse testate analizzate siano ormai negoziate quotidinamente con i proprio lettori, formando in taluni casi delle vere e proprie redazioni partecipate.

5.5.3. Rappresentazione e partecipazione nelle sfere pubbliche online: il caso di beppegrillo.it

Maria Francesca Murru

Abstract: Il paper intende indagare il modo in cui le nuove forme di interazione e coinvolgimento consentite dalle applicazioni partecipative e interattive della rete contribuiscono a modellare le pratiche dell'azione e della partecipazione politica. Punto di partenza dell’analisi è un modello culturale di sfera pubblica (Benhabib 1992), pensata come un reticolo di agorà che nidificano le une sulle altre all’interno di una dimensione politica più generale che, sulla scia di Alexander e Jacobs (1998), può essere definita come “putativa” in quanto esistente solo nella misura in cui viene interpellata dalle piccole sfere pubbliche che in essa proliferano secondo logiche di assimilazione e/o differenziazione. Le culture civiche (Dalhgren 2009), intese come un circuito di sei dimensioni reciprocamente interdipendenti – identità, valori, pratiche, luoghi, informazioni, fiducia – possono essere considerate come le soglie lungo le quali si dispiega l’infinito processo di mediazione culturale che dà luogo alla sfera pubblica reticolare. Osservato da questa prospettiva, il web costituisce un luogo di elaborazione e maturazione delle culture civiche, potenzialmente capace di incidere sui processi comunicativi che le costituiscono e conseguentemente sulla natura democratica del loro contributo politico. Le tecnologie digitali della comunicazione e in modo particolare le applicazioni che ruotano attorno al web 2.0 sembrerebbero infatti incentivare la proliferazione di pubblici nella misura in cui abbassano drasticamente i costi di produzione e distribuzione dei contenuti, facilitando in tal modo quei processi di riflessività e performatività che sono all’origine di un’identità politica compiuta (Dayan 2005).
Lo scopo del presente contributo coincide con l’approfondimento e la verifica di tale ipotesi teorica mediante l’analisi empirica di beppegrillo.it, il celebre blog curato dal comico italiano Beppe Grillo attorno al quale si è sviluppato un movimento politico altamente articolato ed eterogeneo, capace di promuovere incursioni sempre più frequenti nella politica istituzionale. L’indagine metterà a fuoco la morfologia delle specifiche culture civiche che hanno preso forma tramite il blog, soffermandosi in particolare sulle elaborazioni identitarie e le nuove forme di intermediazione politica e informativa in esso proposte. Più nello specifico, l’analisi si focalizzerà su due processi di mediazione culturale e comunicativa. Il primo ha a che fare con la proposta comunicativa e civica formulata dal comico nel suo blog. Mediante l’analisi critica del discorso (Jørgensen and Phillips 2002; Fairclough 1995), si indagherà il modo in cui in esso si modella una specifica cultura civica che, all’interno della sfera pubblica generale, appare nella forma di un “obvious public” (Dayan 2005). Ci si soffermerà in particolare sul modo in cui il blog agisce da piattaforma per la messa in atto di specifici generi discorsivi, intesi come una peculiare modalità di relazione tra narratore, pubblico e oggetto della narrazione.
Il secondo processo di mediazione indagato chiama in causa i processi mediante cui la proposta comunicativa e civica di Beppe Grillo è stata recepita e valorizzata dal suo pubblico di riferimento. Verranno presentati i risultati di un corpus di interviste qualitative realizzate su lettori del blog e attivisti dei meet up ( i movimenti politici locali ispirati da Beppe Grillo). L’analisi si soffermerà non solo sulla morfologia culturale del terreno di ricezione della proposta di Grillo, ma anche sulla eventualità che in esso possa prendere piede un processo evolutivo che trasformi un “catalyzed public” (Dayan 2005), ancora dipendente dal processo di mediazione del blog, in un pubblico capace di compiere e alimentare in maniera autonoma delle performance all’interno della più ampia sfera pubblica nazionale.
In conclusione, il paper cercherà di dimostrare come, dal punto di vista della sfera pubblica più generale, il blog di Beppe Grillo sia stato particolarmente efficace nel garantire una democratizzazione attraverso i media (Wasko-Mosco 1992) nella misura in cui ha offerto un’occasione di rappresentanza pubblica a gruppi sociali e istanze politiche altrimenti destinate a rimanere inespresse, ma sia stato al contempo del tutto incapace di realizzare una democratizzazione interna ai processi comunicativi lasciando inattualizzate le potenzialità partecipative e interattive che sono tipiche del milieu digitale.

5.5.4. Il movimento dei Grillini tra Meetup, Meta-organizzazione e democrazia del monitoraggio: dall'antipolitica alla meso-politica

Damien Lanfrey

Abstract: Nati nell'estate del 2005 da una costola del blog di Beppe Grillo e mossi i primi passi tra le strutture virtuali di Meetup.com, gli Amici di Beppe Grillo sono solo recentemente emersi all'attenzione politica e mediatica in Italia grazie ad al loro successo alle Elezioni Regionali nel 2010. Questo successo, però, è il risultato di un lavoro di informazione e socializzazione durato 5 anni, solo parzialmente legato alla incisiva presenza di Beppe Grillo e lungi dall'avere avuto un percorso lineare.
Questo studio presenta una selezione di risultati di un lavoro sugli Amici di Beppe Grillo iniziato nel 2006 mirato a comprendere le forme organizzative da questi sviluppate e la loro particolare relazione con le tecnologie di informazione e comunicazione, il Web in primis. I Grillini, come vengono spesso chiamati, rappresentano molto di più di una contemporanea aggregazione di individui connessi tra loro in e tramite la Rete: presentano invece i tratti una meta-organizzazione (o organizzazione radicalmente decentralizzata) la cui struttura è formata da un insieme di micro-organizzazioni largamente eterogenee nelle loro manifestazioni e scelte e solo parzialmente coordinate da un gruppo centrale. L’innovazione organizzativa dei Grillini, pur non senza difficoltà, come evidenziato da un difficile coordinamento nazionale, è rappresentata non tanto da un “democratismo radicale” à la Indymedia, quanto da un continuo tentativo di coesistenza tra configurazioni più tradizionali basate su rappresentanza territoriale ed altre più fluide principalmente legate ad un confronto tematico. Il loro repertorio organizzativo “ibrido” è rappresentato dalla possibilità di comportarsi come rete di cittadini, per esempio nel coordinare un evento nazionale, come organizzazione federata, il cui obiettivo è una più tradizionale rappresentanza politica, o come meta-struttura, con il principale scopo di internalizzare l’ambiente informativo circostante.
A livello politico, l'attività dei Grillini è più consistente di un’antipolitica agenda di protesta ad ogni costo: il loro impegno può essere riassunto come insieme di attività di monitoraggio, informazione e catalizzazione di cittadinanza. Più che un movimento politico, sono quindi un complesso intermediario tra cittadini e attori politici tradizionali che usa la tecnologia non semplicemente per distribuire più informazione, ma in una sua espressione più innovativa per avanzare una “politica della tecnologia”: il loro contributo più significativo, infatti, può essere considerato l’approcciare i cittadini alla tecnologia costruendo numerosi punti di collegamento tra le strutture digitali del Web e i problemi reali della città. Così facendo, i Grillini diventano esperti di cittadinanza e coinvolgimento, suggerendo alla società civile nuove modalità di partecipazione attiva attraverso mercati, punti di incontro e piattaforme virtuali.

5.5.5. Attivismo digitale e partecipazione politica. Un focus sul “Popolo viola”

Rossana Sampugnaro

Abstract: Le nuove forme di partecipazione on-line rendono necessaria una rivisitazione della classica divisione tra partecipazione visibile e partecipazione invisibile. Le comunità virtuali in rete rimangono a lungo sotto la soglia della visibilità pubblica in senso tradizionale, consentita dall’attenzione di giornali e televisioni, pur costituendo uno spazio rilevante di confronto e trasmissione delle informazioni. In molti casi questo prelude al passaggio all’attivismo digitale (raccolta di firme, invio di e-mail, etc.) che, oltre a ricostituire in rete modalità tipiche di partecipazione alla vita politica, segna la nascita di nuove forme di azione fino a pervenire, talvolta, a forme tradizionali di attivazione politica. In questo paper il rapporto tra forme della partecipazione è esplorato effettuando un focus sui partecipanti al Popolo Viola.

5.5.6. Scarica il paper in pdfPolitica tradizionale, partecipazione non Convenzionale e social networking

Valentina Citati

Abstract: Prima ancora dell’avvento di Internet e delle tecnologie digitali, la destabilizzazione delle istituzioni politiche tradizionali ha fatto sì che la politica iniziasse a manifestarsi in ambiti e contesti diversi, attraverso nuove forme e con nuovi protagonisti (‘life-politics’ secondo Giddens; ‘sub-politics’ secondo Beck). Quindi anche le modalità di partecipazione cambiano, si adattano all’individualismo crescente, si legano non più alle ideologie ma alle narrazioni individuali e si sostanziano in network fluidi e flessibili.
Quale il contributo di Internet in generale e delle nuove piattaforme sociali in crescente diffusione nell’ambito di queste trasformazioni? Come usano, se lo fanno, le tecnologie 2.0 partiti e nuovi movimenti sociali? Fino a che punto sono simili nelle strategie organizzative e di mobilitazione implementate? In cosa differiscono? E i cittadini, giovani in particolare, come si relazionano con tale offerta? Quali modalità partecipative attuano, se lo fanno?
Per tentare di rispondere a questi quesiti e situarli nel contesto politico italiano si è scelto così di selezionare tre casi di studio che fossero esemplificativi di queste diverse modalità di uso politico delle applicazioni del web 2.0 in generale e di Facebook in particolare: la campagna online per le primarie del Partito Democratico di Pierluigi Bersani, la manifestazione del 5 dicembre 2009 del NoBday e la campagna web di Emma Bonino per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010.
L’analisi e il confronto dei tre casi prescelti si propone di verificare tre ipotesi di ricerca: 1) partiti/candidati adottano una strategia web 1.5, coniugando controllo centralizzato della comunicazione e della decisione strategica da un lato e mobilitazione localizzata (Facebook e piattaforme sociali) dall’altro. Il controllo rimane centralizzato e le possibilità di interazione degli utenti sono gestite alla fonte e limitate a forme di interazione con il mezzo piuttosto che con il candidato/politico; 2) i movimenti, e in particolare i nuovi movimenti sociali, utilizzano queste piattaforme sia a scopi di mobilitazione e diffusione dell’informazione ma anche per creare un’identità di gruppo, quel senso di appartenenza funzionale alla produzione di legami di solidarietà e di fiducia diffusa con/tra i sostenitori. Il controllo centralizzato in questo caso risponde ad esigenze organizzative e di coerenza della propria immagine e messaggio. Le possibilità di interazione sono sicuramente maggiori così come le opportunità di partecipazione e di contributo effettivo degli utenti secondo le logiche dell’intelligenza collettiva e dell’adesione in base alla propria disponibilità di risorse e di tempo; 3) infine, si ipotizzano due profili partecipativi diversi in questi nuovi contesti online: il nuovo militante e la rete di nodi/individui interessati.