XXIV Convegno SISP
Università IUAV di Venezia
16 - 18 settembre 2010
Sezioni e Panels
4. SISTEMA POLITICO ITALIANO
Mauro Calise e Carlo Guarnieri
4.1 Formazione e reclutamento della classe politico–parlamentare
Chairs: Raffaele De Mucci
Abstract:
Il concetto di reclutamento politico rimanda al processo di socializzazione politica e quindi alle modalità di selezione di coloro che ricopriranno ruoli politici e istituzionali.
E’ possibile distinguere almeno due modi prevalenti di accesso e mantenimento della classe politica, sulla base dei concetti di “elezione” e “selezione”, svuotati di contenuto valoriale e ricondotti alla loro radice etimologica: laddove eligere può significare un processo di scelta dal basso, per esempio di tipo elettorale, mentre seligere verrebbe a indicare processi di selezione prevalentemente dall’alto, per esempio per concorso, cooptazione, anzianità, quote, ereditarietà, rotazione.
Nei regimi democratici i processi di selezione e ricambio della classe politico-parlamentare dovrebbero essere scontati, dal momento che questi processi sono teoricamente in mano ai cittadini, attraverso le scelte elettorali. In pratica tuttavia le cose vanno diversamente perché spesso sono di fatto i partiti a condurre il gioco: prima delle elezioni, con la predisposizione del menù di offerta politica (formazione delle liste e delle candidature) più o meno vincolante; dopo le elezioni, con tattiche e strategie di manipolazione dei voti, e quindi del piazzamento degli eletti (ma anche dei non eletti). In tal senso, nella storia del sistema politico italiano, la selezione e il ricambio della classe politica sono stati dominati, o comunque condizionati, da logiche e attori politici, in primo luogo dal sistema dei partiti.
Le stesse logiche e gli stessi attori possono essere alla base del processo di formazione della classe politica. Per lungo tempo i partiti politici hanno rappresentato di fatto i principali attori pubblici intenti alla costruzione della classe politica, attraverso il sistema delle scuole interne. A ciò si aggiunga il rapporto organico tra i partiti, le organizzazioni giovanili e le associazioni universitarie.
La domanda che il panel si propone di affrontare è: come avvengono oggi il reclutamento e la formazione? Sulla base di quali logiche e quali meccanismi si rinnova?
Papers
4.1.1. Le dinamiche di accesso alla classe politico-parlamentare: prospettive nazionale ed europea a confronto
Marzia Basili e Giuliana Urso
Abstract: Secondo la classificazione proposta da Seligman (1971), il modello generale di reclutamento politico può essere descritto attraverso quattro stadi principali: l’eleggibilità, la selezione, l’assegnazione di un ruolo politico e il comportamento assunto nello svolgimento del ruolo stesso. Una tale classificazione permette di individuare l’intero percorso da outsider a membro della classe politico-parlamentare. Il paper indaga, attraverso l’analisi dei singoli passaggi individuati, con un’attenzione particolare alle politiche di selezione e al comportamento politico assunto successivamente all’elezione, le caratteristiche dei giovani parlamentari e la loro eventuale specificità all’interno del più ampio quadro politico-parlamentare. Oggetto di approfondimento è dunque la componente giovanile e le dinamiche di accesso alla classe politico-parlamentare.
Sulla base dei dati forniti dal parlamento italiano e dal parlamento europeo, relativi alle rispettive ultime tornate elettorali, e col supporto di una indagine qualitativa realizzata tra il gennaio 2009 e il luglio 2010 dal Laboratorio di Analisi Politica (Lap) dell’Università Luiss Guido Carli, lo studio tenterà di individuare quelle caratteristiche sociologiche e politiche che appaiono maggiormente influenti ai fini del reclutamento e della carriera dei giovani aspiranti politici.
La doppia prospettiva, nazionale ed europea, permetterà di indagare similarità ovvero differenze tra le due dimensioni.
4.1.2. Autopercezione di ruolo dei parlamentari italiani: primi risultati di un sondaggio
Domenico Fracchiolla
Abstract: Il paper si propone di indagare le esperienze e le modalità di reclutamento e di formazione della classe politico-parlamentare con particolare riguardo ai processi di socializzazione politica e alle forme di selezione di coloro che ricopriranno ruoli politici ed istituzionali. A tal fine il Lap (Laboratorio di Analisi Politica) della Luiss Guido Carli ha predisposto e sottoposto ai parlamentari italiani un questionario volto ad indagare i meccanismi e le logiche attraverso i quali la classe parlamentare si forma e si rinnova.
I primi findings dell’indagine permettono di individuare la persistenza del ruolo di centralità dei partiti politici nei fenomeni osservati. I partiti riemergono come un’araba fenice nel sistema politico quali soggetti imprescindibili per il la selezione e formazione della classe politica, oltre che per l’articolazione di interessi diffusi. Per contro, si evidenzia la scarsa presa che esercitano le nuove forme di aggregazione politica che affiancano e sostituiscono i partiti nell’adempimento delle funzioni di socializzazione politica. S’intuisce, latente, una pesante critica all’attuale organizzazione interna dei partiti, così come gestita dagli organi centrali. Inoltre, l’introduzione di un sistema elettorale a collegi uninominali è considerato un efficace strumento per migliorare la selezione della classe parlamentare. E’ evidente, in tal senso, l’accoglimento della richiesta dei cittadini di maggiore prossimità dei rappresentanti politici con il territorio che rappresentano.
In conclusione, si può dunque dedurre che le profonde evoluzioni subite dai partiti italiani negli ultimi 20 anni non sembrano averne esautorato le prerogative principali, confermando il carattere fortemente “partito-centrico” del sistema politico italiano e delle sue logiche di formazione e rinnovamento.
4.2 Where’s the party? Restructuring, organization and membership
Chairs: Aldo Di Virgilio, Duncan McDonnell
Discussants: Massari, Pasquino, Newell
Abstract:
Panel co-sponsored by the Italian Politics Specialist Group of the UK Political Studies Association (PSA)
and the Società Italiana di Scienza Politica (SISP) Standing Group on Italian Party Transformations in Comparative Perspective
Party change and crisis has been a key theme for political science in recent decades, in particular as regards the capacity of European parties to adapt to a series of new structural challenges. Amongst the indicators presented as highlighting party crisis (and, hence, a crisis of representation) is the changed relationship between parties and territory, with membership and grassroots activity having been shown to be in decline across Western Europe. Put simply, the relationship between parties and their members has changed in terms of what parties and their members do within their relationship and how each views the role of the other. In this sense, Italy provides a fascinating case-study of party transformation given the events of the past two decades which have seen enormous and ongoing changes not only in the composition of the party system itself, but also in how new (or reconverted) parties organize at all levels, how they interact with their members and how, more broadly, party culture, leadership and the public significance of the party have been transformed.
The aim of this panel is to examine the above issues primarily in relation to the Italian case. We therefore particularly welcome papers in Italian or English which examine (a) the internal life of parties at grassroots level; (b) the roles and interactions of party elites, elected representatives and activists/members; (c) the involvement (or non-involvement) of members in decision-making and candidate selection processes. Papers may focus on single-party studies or adopt comparative perspectives with other Italian and European parties. Preference will be given to those papers which are based on original and recent empirical research. Those wishing to participate should send abstracts of no more than 300 words to Aldo Di Virgilio and Duncan McDonnell.
Papers
4.2.1.
Concordanza e discordanza tra orientamenti politici dei genitori e dei figli. Alcune implicazioni dall’analisi dei dati Ilfi
Dario Tuorto e Piergiorgio Corbetta
Abstract: Lo studio della relazione tra orientamenti politici dei genitori e dei figli all’interno della famiglia è un tema ampiamente dibattuto nella letteratura sociologica e politologica. Diverse ricerche in periodi diversi (Jennings e Niemi 1974; Percheron e Jennings 1981; Jennings et al. 2001) hanno evidenziato come i tassi di similarità tra le due generazioni variano in base al tratto politico preso in esame. Risultano generalmente più alti nel caso dell’identificazione di partito e dell’autocol¬loca¬zio¬ne sinistra-destra, più deboli su altri tratti politici quali la fiducia nelle istituzioni, la valutazione dei gruppi sociali e la posizione sulle singole issues. Il nostro paper intende focalizzarsi sull’analisi delle concordanze/discordanze di posizione tra coppie di genitori e figli (padri-madri vs figli-figlie) rispetto ad alcune variabili quali la partecipazione elettorale, l’autocollocazione sinistra-destra, il voto, la vicinanza a un partito e fiducia politica (governo e amministrazione comunale). I dati utilizzati sono quelli dell’Indagine longitudinale sulle famiglie italiane (anni di riferimento 2001, 2003, 2005). L’analisi prende inoltre in esame l’impatto sui tassi di trasmissione politica delle principali variabili strutturali quali il sesso, l’età, la zona geopolitica, la classe sociale, il titolo di studio, la religiosità.
4.2.2. Che cosa è un partito politico? Il partito come network
Laura Sartori e Paolo Parigi
Abstract: Studiare i partiti politici è da sempre al centro dell’attenzione di sociologi e scienziati politici. A partire dai lavori di Michels e Weber a cavallo tra 800 e 900, dagli anni 50 in poi si sono via via differenziati due approcci che hanno privilegiato aspetti diversi. Da un lato, la sociologia politica si è concentrata sulle origini sociali e sulla strutturazione dei partiti nelle democrazie occidentali puntando sul concetto di cleavage (Lipset e Rokkan, Mair e Bartolini). Dall’altro lato, la scienza politica ha privilegiato lo studio di aspetti organizzativi, guardando al partito come unità di un ampio party system, di cui si sono studiati aspetti quali la competizione interpartitica e l’efficienza (Duverger, Sartori). L’obiettivo di questo lavoro è proporre una nuova prospettiva analitica nella quale si integrano questi due approcci. La nostra ipotesi interpreta il partito come un network di relazioni individuali che, da un lato, riflettono ancora i tradizionali cleavages nazionali e che, dall’altro, si danno una specifica forma di organizzazione. Per verificare questa ipotesi, abbiamo preso in considerazione le proposte di legge nella Camera dei Deputati nella VI legislatura, utilizzando tecniche di network analysis per l’analisi empirica.
4.2.3. L’impatto del finanziamento pubblico sulle organizzazioni di partito: il caso italiano
Eugenio Pizzimenti e Piero Ignazi
Abstract: Il finanziamento della politica, in generale, e dei partiti politici, in particolare, rappresenta un terreno di indagine estremamente scivoloso. La progressiva introduzione di forme di finanziamento pubblico ai partiti politici è stata generalmente descritta come un passaggio-chiave nell’evoluzione delle relazioni tra attori politici, Stato e cittadini. Il dibattito intorno alla questione ha posto a confronto numerose posizioni ed è stato affrontato attraverso differenti lenti prospettiche, ciascuna rivolta a mettere in luce aspetti specifici del rapporto tra denaro, politica e partiti. Da un lato, i detrattori del finanziamento pubblico hanno sollevato soprattutto perplessità legate alla qualità di una democrazia in cui i principali soggetti della regolazione politica e della legislazione hanno la possibilità di deliberare stanziamenti di risorse a loro stesso favore Dall’altro, a favore dei contributi pubblici all’attività dei partiti politici si sono schierati coloro che, identificando i partiti come gli attori-chiave delle democrazie contemporanee, reputano auspicabile un intervento diretto da parte dello Stato volto a sostenerne l’azione; inoltre, il finanziamento pubblico è auspicato da quanti sollevano l’irrisolta questione dello scarto esistente tra il diritto alla partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita politica e le profonde differenze (economiche, culturali, di status) esistenti nelle possibilità reali di accesso ad essa.
Fino ad oggi, la maggior parte degli studi sulla questione del finanziamento pubblico della politica e dei partiti si è focalizzata sulla dimensione sistemica del problema. Una minore attenzione è stata nel complesso rivolta agli impatti che il finanziamento pubblico è in grado di produrre sulla struttura organizzativa dei partiti. Numerose domande di ricerca sono rimaste per molti aspetti inevase: è possibile individuare e indagare empiricamente una qualche relazione diretta tra forme di finanziamento e specifiche scelte organizzative dei partiti? Se sì, quali aspetti dell’organizzazione sono maggiormente interessati? È riscontrabile una qualche varianza di segno simile nelle scelte organizzative di partiti operanti in un medesimo contesto? Il presente lavoro si propone di cominciare a rispondere a queste domande, attraverso uno studio incentrato sul caso italiano. L’obiettivo è quello di indagare come partiti provenienti da tradizioni organizzative differenti regolamentino, al loro interno, la disciplina della dimensione patrimoniale-finanziaria, alla luce di due ipotesi di ricerca: (1) la forte dipendenza dei partiti dalle risorse pubbliche; (2) la tendenza, comune alle organizzazioni partitiche delle democrazie occidentali, all’accentramento e alla verticalizzazione del potere.
Il lavoro ha un taglio diacronico-comparato e si focalizza sulle organizzazioni di quattro partiti: PDS-DS; PPI-DL; FI; AN. A questo scopo faremo ricorso all’analisi della storia ufficiale dei quattro partiti, in particolare dei loro bilanci e dei loro statuti. Il lasso temporale considerato dall’analisi copre il decennio 1994-2004. Nel primo paragrafo sarà brevemente descritta l’evoluzione della normativa in materia di finanziamento pubblico, in Italia; nel secondo paragrafo sarà invece fornita una ricostruzione sintetica dell’evoluzione dei bilanci dei partiti considerati, con particolare attenzione al rapporto tra la quota proveniente dal finanziamento pubblico e le entrate provenienti da altre fonti; nel terzo paragrafo si darà conto dei principali mutamenti organizzativi sperimentati dai quattro partiti; nelle conclusioni saranno proposti alcuni spunti per un successivo approfondimento dei temi affrontati.
4.2.4. La trasformazione dei partiti politici
Rosa Mulé
Abstract: La domanda che il paper si pone è la seguente: quale ipotesi sulle trasformazioni dei partiti politici è compatibile con la realtà italiana? Per rispondere a questo interrogativo, il lavoro analizza i risultati delle recenti ricerche sui delegati ai congressi dei principali partiti politici italiani, sottolineando tre aspetti: 1) somiglianze e differenze con i risultati delle rilevazioni condotte negli anni Settanta in Italia; 2) mutamenti nella cultura politica, una variabile spesso trascurata nella letteratura incentrata sui cambiamenti dei partiti; 3) ampliamento della democrazia infrapartitica (come previsto dalla tesi del ‘partito-cartello’) mediante una maggiore apertura del processo di selezione dei candidati. Nelle conclusioni il paper getta luce sulle peculiarità del caso italiano in prospettiva comparata.
4.2.5. Dimensioni della cultura politica degli italiani tra i delegati ai congressi di partito
Paola Bordandini e Roberto Cartocci
Abstract: Sulla cultura politica dei cittadini e dei partiti italiani esiste una vasta letteratura, in gran parte accumulata mediante sondaggi condotti negli ultimi decenni. Questo articolo esplora il problema in una prospettiva diversa: si basa sui dati raccolti tra i delegati ai congressi dei partiti che si sono svolti in Italia dal 2004 al 2009. Due gli obiettivi dell’articolo. Innanzitutto ricostruire le dimensioni salienti della cultura politica dei delegati mediante un’analisi fattoriale. Sono così stati individuati due fattori: l’indice TOC (Tradizione, Ordine e Capitale) e l’indice FEI (Fiducia, Europa e Immigrazione). La collocazione dei diversi partiti sullo spazio della cultura politica definito dai due fattori consente di mettere in evidenza i punti di forza e di debolezza delle coalizioni formate negli ultimi 15 anni. In secondo luogo – posta la nota indeterminatezza delle categorie sinistra-destra – si è controllato empiricamente in che misura i contenuti della cultura politica condizionano la posizione degli attori politici sul segmento orientato. Sulla base di due equazioni di regressione, l’analisi ha fatto emergere che i fattori TOC e FEI spiegano congiuntamente oltre i 2/3 delle varianze delle due variabili che rilevano la collocazione sul segmento orientato dei delegati e dei loro partiti. Si è potuto così interpretare i significati latenti attribuiti dai delegati italiani al segmento orientato lungo il quale si sono collocati e hanno collocato il loro partito.
4.2.6. I nuovi partiti italiani e la selezione dei candidati
Aldo Di Virgilio e Daniela Giannetti
Abstract: La selezione dei candidati costituisce una delle più importanti attività svolte dai partiti nei sistemi democratici. Le trasformazioni organizzative dei partiti e la riforma delle regole elettorali hanno determinato un rinnovato interesse per la questione della democrazia infra-partitica. Con riferimento alla selezione dei candidati al parlamento nazionale, il paper indaga tre aspetti: (a) le regole formali fissate dagli statuti dei partiti e i loro cambiamenti recenti; (b) il funzionamento di tali regole nella pratica; (c) gli atteggiamenti sulla democrazia interna espressi dai quadri di partito.
Dopo una sintetica ricognizione sui recenti sviluppi della letteratura sull’argomento, il lavoro si sofferma, in successione, sui tre aspetti menzionati: analisi comparata degli statuti; pratiche prevalenti, alla luce dell’influenza delle regole elettorali e dei processi negoziali inerenti la formazione di coalizioni pre-elettorali; analisi degli atteggiamenti dei quadri. Per esaminare quest’ultimo aspetto vengono utilizzati dati di sondaggio, alla luce di alcune ipotesi in grado di dar conto delle affinità e differenze esistenti tra i diversi partiti. I dati derivano da una ricerca sui delegati di partito condotta nei congressi nazionali dei partiti italiani nel periodo 2004-2010.
4.2.7. Organizzazione e partecipazione nei partiti italiani. La prospettiva dei delegati
Francesco Raniolo
Abstract: Gli ultimi quindici anni sono stati anni di crisi e di transizione del sistema politico italiano e di destrutturazione dei protagonisti della vita politica repubblicana: i partiti. Organizzazioni fortemente radicati nella società, e in alcuni casi “mastodontiche”, essi si sono alleggeriti e hanno assunto caratteristiche improntate a “legami deboli”. Tanto nel rapporto con la società e il territorio, quanto nella loro articolazione interna e nei rapporti con le istituzioni. In questo quadro, l’articolo si pone l’obiettivo di analizzare alcuni aspetti dell’organizzazione e della partecipazione interna, attraverso i dati della ricerca sui delegati congressuali dei partiti italiani condotta dal 2004 dall’Osservatorio italiano sulle trasformazioni dei partiti. In particolare, l’articolo analizzerà i dati attinenti ai mutamenti dei partiti in termini di: impegno e partecipazione interna; capitale sociale e reti di relazione; organizzazione e funzionamento organizzativo (risorse in gioco, personalizzazione della vita interna, grado di coesione interna).
4.2.8. Personal Parties and Failed Fusions: The Case of the PDL
Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell
Abstract: Created suddenly in November 2007 and officially inaugurated in 2009, the Popolo della Libertà (PDL) was the product of a merger between a personal, populist party (Forza Italia) and a more traditional, former far right party (Alleanza Nazionale). Given the very public deterioration in the relationship between the official co-founders of the PDL in the first half of 2010 (i.e. Silvio Berlusconi and Gianfranco Fini), not to mention the different organizational and ideological histories of the FI and AN, it is worth questioning at this point how, and to what extent, this merger has indeed functioned, particularly beyond national elite level. In this paper, we firstly discuss what types of parties FI and AN were, before considering what type of party the PDL has been to date. Based on interviews with party members and institutional representatives of the PDL at all levels, we seek to understand how such figures view their new party, its leader and the relationship between the FI and AN components of the party. This leads to the conclusions that (1) although with some superficial differences, the PDL remains a personal party whose lifespan, for many of its representatives and members, is inextricably linked to the political life of Berlusconi; (2) in addition to not having brought any electoral benefits, the fusion between FI and AN appears to have largely failed at grassroots level.
4.2.9.
Choosing the Leader: The Italian Democratic Party at Polls, 2007 and 2009
Antonella Seddone e Fulvio Venturino
Abstract: Scholars often consider primary elections damaging for parties because of the social and political distinctiveness of the selectorate, usually choosing candidates unpalatable for the median voter in general elections. Primaries “divisiveness” could also demobilize activists and supporters exhibiting internal divisions among leaders. These problems have been usually addressed correlating selectorate distinctiveness and primaries divisiveness with candidates performances in the following general elections
In this paper we deal with the internal consequences of the leader selections organized by the Italian Democratic Party in 2007 and 2009. To this aim, the paper is organized in three parts. First, we present a short depiction of the rules, candidates, and results of the two elections. Second, we use individual-level data to contrast voters’ sociographic and political characteristics in primary and 2008 general elections. Third, we exploit again survey data referred to primary elections to contrast attitudes of the winners’ and losers’ supporters.
4.2.10.
PD 2007/2009. Analisi della fase genetica di un partito (con alcune considerazioni di ordine teorico sulle dinamiche di trasformazione dei partiti)
Luciano M. Fasano
Abstract: Fra il 2007 e il 2009, il Partito Democratico ha avuto modo di sperimentare per ben due volte l’elezione diretta del segretario nazionale e del gruppo dirigente centrale del partito, attraverso una consultazione elettorale estesa ai propri elettori. L’evoluzione della “fase genetica” (Panebianco, 1982) di questo partito ben si presta ad essere analizzata come caso di trasformazione partitica, per quel che riguarda i meccanismi di ingresso nel quadro politico attivo, le forme della partecipazione, le modalità di adesione, le caratteristiche della cultura politica, e così via. Il percorso accidentato che ha contraddistinto le origini del PD, caratterizzato da basso grado di istituzionalizzazione, basso grado di sistematicità, scarsa autonomia dall’ambiente esterno, rende conto di una “fase genetica” del tutto inefficace, che ha inibito le leadership (troppe nell’arco di soli due anni) rispetto all’esercizio di quel ruolo di costruzione valoriale che esse dovrebbero avere nel momento costituente, impedendo al tempo stesso che il processo di istituzionalizzazione producesse una compiuta incorporazione di valori e scopi per come elaborati all’atto di fondazione. Difficoltà simili furono ravvisate nella “fase genetica” del Pci-PdS (Bellucci, Maraffi, Segatti, 1990). A dimostrazione di due cose: 1) che nel caso di partiti che si costituiscono per “fusione” o “riconversione” da altri partiti, forte è la path dependency dalla storia organizzativa e dall’esperienza di militanza del personale politico di cui si compone il quadro attivo del nuovo partito; 2) che le dinamiche relative alla “fase genetica” di un partito non sono così lineari come si potrebbe desumere da alcune ipotesi interpretative standard di ordine teorico. Attraverso l’analisi di dati relativi a due sondaggi condotti rispettivamente nel 2007 e nel 2009 sulla platea dei delegati dell’Assemblea nazionale del PD, si cercherà di ricostruire la “fase genetica” di questo partito e di avanzare nuove ipotesi teorico-interpretative sulle dinamiche che caratterizzano i partiti allo stato nascente.
4.2.11.
National, Confederal, Regional, Interlocal? Rescaling Political Parties in the Canton of Glarus, Switzerland
Sean Mueller
Abstract: Glarus is one of 26 cantons making up the Swiss federation. Self-rule for education and police, shared rule for agriculture and traffic: the Swiss cantons are auto-financed, statelike entities. Consequently, Swiss parties are said to be “vertically integrated” but with a generally high autonomy of the cantonal branches (Thorlakson 2009). This paper proposes to test this proposition by extending it to the local level of one canton: Glarus.
What scale for intra-party authority, in Switzerland? Are parties nationalised, or
confederations of cantonal parties? Or do the local branches wield more influence than
previously thought? How are cantonal parties organised internally; where is the chief locus of candidate selection for this important regional level? The elections to the cantonal parliament of Glarus (Landrat) of 30 May 2010 provide a unique yet generalizable context to tackle these questions. The elections were noteworthy because the seats in the Landrat had been reduced from 80 to 60, and the previously over 70 sub-cantonal entities now form just three communes, overlapping with the three new (previously 14) multi-member constituencies for Glarus’s “free list” electoral system (Reynolds 2005). How did the parties internal organisations respond to this rescaling exercise? Also, for the first time the moderately right-wing BDP participated at the polls, under pressures to confirm its 10% of the legislative seats originally won under a different party label. Rescaling of electoral districts, communal mergers and more parties competing for less seats are hypothesisedto have lead to a greater "cantonalisation” of the parties, that is centralisation at the expense of local autonomy, thereby a) confirming Thorlakson’s confederal typology between and b) informing of the unitary character within cantonal parties.
4.2.12. From group membership to party leadership The changing determinants of partisan attachment in Italy, 1975-2008
Diego Garzia
Abstract: This paper investigates the effects of the deep transformations undergone by Italian parties during the 1990s transition on their relationship with the electorate. Attention will be devoted in particular to the changing content of individuals’ partisan attachment, which we hypothesize to have shifted from a mere reflection of previous social and ideological identities to the result of individual attitudes towards parties and partisan objects. The main objective of this analysis is to show the nowadays prominent part played by voters’ attitudes towards one of these ‘objects’ – party leaders – in determining psychological attachments with the parties. This contention is based on the increasing influence of leaders in shaping communication strategies and appeal of their parties (as exemplified by the widespread practice of featuring the leader’s name in the party symbol), but also the growing tendency among voters to evaluate politics in personal rather than partisan terms. Our research hypotheses will be tested through an intra-country, inter-temporal comparison. Data comes from ITANES surveys held between 1975 and 2008. By means of logistic regression analysis, it is shown the constantly growing (and by 2008 preeminent) part played by leader evaluations in shaping individuals’ feelings of closeness to parties, as compared to other determinants of partisan attachment.
4.3 I piatti della bilancia. Magistratura e sistema politico in Italia
Chairs: Andrea Lollini, Daniela Piana
Discussants: Carlo Guarnieri
Papers
4.3.1.
Profili costituzionali e ordinamento giudiziario: il ruolo del CSM
Francesca Biondi
4.3.2.
La responsabilità disciplinare dei magistrati: l'impatto della riforma del 2006 sull'attività della sezione disciplinare del Csm
Daniela Cavallini
4.3.3.
La confisca dei proventi illeciti in Italia tra efficacia e rispetto dei diritti costituzionali
Barbara Vettori
4.3.4.
The Quality of Justice in Europe: Conflicts, Dialogue and Politics
Francesco Contini, Davide Carnevali
4.3.5. Produttività ed efficienza degli uffici giudiziari: analisi delle corti d’appello
Maria Raffaella Rancan
4.3.6. La fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario italiano: un’analisi dei dati Eurobarometro
Michele Sapignoli
4.4 1978-2010. La lunga transizione italiana. Spunti per un confronto interdisciplinare
Chairs: Marco Almagisti, Carmine Pinto
Discussants: Leonardo Morlino, Simona Colarizi
Abstract:
Panel promosso dallo standing group SISP “Qualità della democrazia
Questo panel intende favorire un ampio confronto sul processo di trasformazione che la democrazia italiana sta vivendo in questi ultimi tre decenni. Nel Novecento l'Italia attraversa tre transizioni: negli anni Venti dalla democrazia al fascismo, negli anni Quaranta dal fascismo alla democrazia e dagli anni Novanta ad oggi da un assetto democratico ad un altro. Considerata la maggior plasticità della democrazia rispetto ad altri regimi, la transizione "da democrazia a democrazia", ossia da un tipo di democrazia ad un altro, costituisce un fenomeno abbastanza raro, che rende il caso italiano peculiarmente degno di interesse (Gangemi, 1997; Morlino, 1998; Grilli di Cortona, 2007; Cotta, Verzichelli, 2008; Almagisti, 2009; Castagna, in preparazione). In particolare, la "lunga transizione" che il nostro Paese sta attraversando sembra caratterizzarsi per alcuni tratti peculiari: a. il permanere di una certa indeterminatezza del punto d'approdo (il passaggio da una democrazia consensuale ad una maggioritaria, tentato negli anni Novanta, sembra tradursi in una configurazione più composita: una legge elettorale con accentuati tratti proporzionali, cui si accompagna il presidenzialismo "de facto" di Silvio Berlusconi); b. il riemergere di elementi di lungo periodo (la frattura centro-periferia, che alimenta il dibattito sul federalismo e i successi politici della Lega Nord; la crisi dei partiti storici e dei loro sistemi di mediazione fra istituzioni e società [locali]). Entrambi gli elementi, sembrano evidenziare come all'assetto consensuale e l'ancoraggio partitico che hanno garantito il consolidamento democratico in Italia (negli anni Quaranta e Cinquanta) e che sono stati messi in discussione negli anni Settanta non sia subentrato un assetto politico altrettanto consolidato. Tale condizione dovrebbe indurre una maggiore riflessione sulle strategie dei principali attori politici italiani - e sulle evoluzioni delle culture politiche italiane - degli ultimi decenni. Per questi motivi, riteniamo che un confronto fra le analisi della scienza politica e della storia contemporanea possa rivelarsi peculiarmente fecondo.
In particolare lungo alcune linee di ricerca meritevoli di essere approfondite:
1) Le influenze internazionali. L'Italia è l'unico paese del mondo occidentale che vede il sistema politico destrutturarsi totalmente con la crisi del '92-'94. Solo nei paesi latinoamericani (e ovviamente in termini diversi nell'Europa dell'est) avviene un processo simile. Questo colloca le radici della crisi in una storia di lungo periodo del sistema politico e individua negli anni Settanta-Ottanta la conclusione di un ciclo iniziato nel dopoguerra. Allo stesso tempo avvicina (ovviamente solo sotto alcuni aspetti) il sistema politico italiano ad alcuni modelli partitici più fragili e fortemente condizionati dalle linee della Guerra Fredda. Pertanto l'intreccio nazionale internazionale è un punto di partenza decisivo, anche se solo nel definire la premessa, visti i nostri obiettivi, dello scenario che avvia e determina la crisi italiana.
2) Le influenze dei media. Le caratteristiche della crisi del '93 sono originali. Nel nostro paese il peso di forze mediatiche ed economiche è sproporzionato rispetto agli
altri paesi e assegna ruoli decisivi a forze esterne al sistema politico. Ne abbiamo esempi con il conflitto ultradecennale fra Berlusconi e il Gruppo Espresso-Repubblica e con l’irrisolta questione del conflitto di interessi dello stesso Berlusconi.). Questo implica una discontinuità con la storia dell'Italia repubblicana e, per alcuni aspetti anche quella dell'Italia liberale. Vengono capovolte gerarchie tradizionali nel rapporto tra sistema politico e forze sociali. Alcuni questi soggetti diventano protagonisti assumendo la leadership o comunque condizionando partiti e coalizioni.
3) Il cambiamento politico istituzionale. Riguarda tutta l’impalcatura della Repubblica. Il sistema elettorale facilita e accelera il cambiamento. Il sistema uninominale consente l’affermazione di questi nuovi protagonisti e, allo stesso tempo, fotografa i nuovi rapporti di forza. Inoltre consente a tutte le forze residuali nate dalla frammentazione del ’92-’94 di giocare una funzione nell’equilibrio delle coalizioni sproporzionata al peso effettivo. Allo stesso tempo questo meccanismo si ribalta sullo scenario locale, dove è sempre meno verticalizzato il rapporto centro periferia. Il ruolo dei vertici istituzionali cambia per il centro sinistra e, in termini diversi, per la Lega Nord. Infatti sindaci e presidenti di regione riescono ad avere un ruolo politico e mediatico completamente diverso rispetto alla Prima Repubblica che tocca il suo apice nella seconda metà degli anni Novanta.
4) I partiti, le coalizioni e le culture politiche. Alcuni profili si delineano già nella fase decisiva ’93-’94. Il centro destra riesce a raccogliere la gran parte del voto e dei dirigenti del vecchio centro sinistra, trasformandone profilo politico ed ideologico e costruendo una inedita alleanza con la Lega e AN. La leadership di Berlusconi diventa il principale elemento di rottura rispetto ai processi consolidati dei vecchi partiti (anche se resta aperto il tema politico e culturale dell’eredità di Craxi e del craxismo). Le caratteristiche del centro destra sono legate a questa particolare combinazione tra l’ancoraggio territoriale della Lega, la forza carismatica di Berlusconi e la reazione del vecchio centro sinistra al ’93. Il centro sinistra somma elementi pregressi della sinistra cattolica, post comunista e radicale, proponendo una forza composita che nelle varie evoluzioni (Progressisti – Ulivo - Partito Democratico) mantiene evidente il profilo assunto nel ’93-’94 (rifiuto della socialdemocrazia, alleanza con le forze “rivoluzionarie” del 93). Le radici culturali di questo processo sono profonde. Possiamo rintracciare, per il centro destra la questione socialista e quella del vecchio mondo democristiano centrista e doroteo, ostili al compromesso storico, “modernizzanti negli anni Ottanta e grandi sconfitti nel 93”, ma anche le linee che dal “berlinguerismo” degli anni ’80 formano uno dei nuclei del nuovo centro sinistra (questione morale, neopacifismo). Ed altri fenomeni che intersecano l’evoluzione delle diverse culture politiche, quali la personalizzazione (da Craxi a Berlusconi) e la crescita della funzione dei governi locali.
5) Il ruolo della magistratura. L'ordinamento giudiziario italiano nato con la transizione dal fascismo alla Repubblica si è mantenuto nel suo assetto formale sostanzialmente inalterato, quand'anche si debba annoverare fra i cambiamenti le riforme del sistema di nomina dei membri del Consiglio superiore della magistratura e le modalità di progressione di carriera. Tuttavia, il legislatore non ha fatto che enfatizzare alcune potenzialità organizzative ed istituzionali lasciate aperte dal costituente. Ciò nonostante, le prassi di amministrazione della giustizia cui oggi assistiamo su tutto il territorio nazionale registrano un significativo scollamento fra l'iniziale intento del costituente e le forme organizzative messe in atto negli uffici giudiziari. Osservando le evoluzioni intercorse nell'ambito della governance giudiziaria - del sistema e degli uffici - è possibile interrogarsi su due questioni cruciali per la vita politica del paese così come per le scienze sociali: il gap fra struttura - fissa - e funzione - adattiva e le relazioni di continuità/discontuinità che caratterizzano un sistema politico che ci è modificato lasciando invariate le norme costituzionali. I problemi oggi caratterizzanti la magistratura italiana sono dunque legati ad una crisi di un modello di governance? ad una progressiva disfunzionalità del sistema o ad una più generale crisi nella democrazia?
Papers
4.4.1. Le influenze internazionali
Marco Gervasoni
4.4.2. Le influenze dei media
Francesco Amoretti
4.4.3. Il cambiamento politico istituzionale
Carmine Pinto
4.4.4. I partiti, le coalizioni, le culture politiche
Marco Almagisti
4.4.5. Il ruolo della magistratura
Daniela Piana
4.5 Whatever happened to the party?
Tavola rotonda
Discussants: Duncan McDonnell
Partecipanti: Luciano Bardi, Mauro Calise, Piero Ignazi, James Newell






