XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Sezioni e Panels
6. Partecipazione e Movimenti Sociali
Donatella Della Porta e Gianni Piazza
6.1 Movimenti studenteschi e giovanili: una prospettiva storica e transnazionale
Chairs: Donatella Della Porta e Gianni Piazza
Discussants: Francesca Forno
Abstract: Sebbene gli studenti e i giovani attivisti abbiano svolto un ruolo prominente in molti movimenti sociali, le ricerche nelle scienze politiche e sociali sui significati e le caratteristiche della loro partecipazione è ancora poco sistematica. Anche se gli studi sui movimenti studenteschi hanno una posizione rilevante nello sviluppo delle teorie sui movimenti sociali, molte ricerche si sono infatti focalizzate su pochi casi (specialmente sul movimento studentesco del ’68), mentre le più recenti proteste hanno ricevuto minore attenzione. In questo panel intendiamo ospitare contributi teorici ed empirici che riflettano sulle spiegazioni che le scienze politiche e sociali danno dei movimenti studenteschi e giovanili del passato (dalla disponibilità biografica all’emergere di nuovi codici, dal conflitto generazionale a quello sociale), come pure sul loro uso potenziale per la comprensione delle più recenti ondate di proteste nelle scuole e nelle università in Italia, Grecia, Francia e altrove.
Papers
6.1.1.
Onde corte: soggettività post-politica e movimenti studenteschi
Loris Caruso e Alberta Giorgi
Abstract: Gli eventi di protesta definiti complessivamente come “Onda” hanno avuto luogo nell'autunno 2008 e continuano, sia pure in forma mutata, nella primavera 2009. Il nucleo degli attivisti è composto da studenti universitari e da lavoratori in vario modo connessi con l'Università. Tuttavia, durante le mobilitazioni, le proteste connesse con il mondo dell'istruzione più in generale (scuole primarie e superiori), hanno giocato un ruolo molto importante. Il testo si concentra sulle proteste universitarie, e ne discute i diversi aspetti a partire da una serie di interviste rivolte agli attivisti dell'Onda milanese, in particolare studenti, precari della ricerca e lavoratori tecnico-amministrativi. Nello specifico, i fuochi di interesse sono due: da un lato, ci interessava ricostruire le proteste, i repertori di azione e le retoriche utilizzate dagli attivisti; dall'altro, a partire dal caso milanese, abbiamo proposto una generalizzazione di alcune questioni che le proteste dell'Onda pongono in relazione agli eventi conflittuali più in generale. Dall'analisi del materiale documentario e dalle interviste, emergono alcuni elementi interessanti. In primo luogo, lo stretto legame che gli eventi di protesta hanno con una logica di emergenza e di evento. In altre parole, gli attori non sembrano avere un attivismo di lungo periodo, ma concentrano la partecipazione in luoghi e tempi definiti. Il secondo elemento rilevante riguarda il rapporto con la politica. Gli attivisti svolgono un'attività definita in termini politici, tuttavia esprimono una grande distanza dai partiti e dalle forme istituzionalizzate della politica, pur riconoscendo l'importanza di forme organizzate e mediate di partecipazione. Quindi, dalle interviste non emerge un rifiuto della politica, ma una richiesta di ridefinizione delle forme di partecipazione alla vita democratica. L'analisi mette in evidenza, inoltre, l'intrecciarsi di diverse dimensioni territoriali, in cui si articolano le istanze locali in una prospettiva nazionale e, in alcuni casi, internazionale. Allo stesso modo, la periodizzazione temporale combina l'intelaiatura temporale nazionale con gli eventi locali. In una prima parte, prettamente descrittiva, verranno presentati la struttura temporale degli eventi di protesta, i soggetti coinvolti e i repertori di azione utilizzati. La seconda parte si concentra sui frame degli attori, evidenziandone linguaggi e riferimenti culturali. Infine, il paper affronta il rapporto che la protesta dell'Onda ha con la politica e le forme tradizionali e istituzionalizzate di partecipazione. In particolare, la proposta analitica attiene all'applicabilità di alcune categorie del pensiero di Gramsci alle forme di protesta contemporanee, interrogandosi sugli interrogativi teorici che solleva per l'analisi della sfera politica e della partecipazione pubblica e politica.
6.1.2.
L’Onda Anomala sotto il vulcano: l’auto-ricerca del movimento universitario 2008 a Catania
Gianni Piazza
Abstract: In questo paper verranno presentati i risultati, ancorché parziali, di un’auto-ricerca svolta da un gruppo di ricercatori e studenti della Facoltà di Scienze Politiche di Catania (Gruppo di Studio "Partecipazione politica e movimenti sociali"), che hanno preso parte al movimento – mediaticamente conosciuto come Onda Anomala – contro i provvedimenti legislativi del Governo Berlusconi in materia di istruzione e università nel 2008/09. L‘obiettivo era quello di indagare il movimento attraverso gli strumenti analitici e metodologici delle scienze politiche e sociali, per meglio conoscere scopi, preferenze, interessi, domande ed opinioni della base dei partecipanti, oltre la ristretta cerchia dei leader e degli attivisti più impegnati. La ricerca si è articolata in due fasi. Nella prima è stato elaborato un questionario, composto per circa la metà da domande a risposte aperte, che è stato somministrato ai partecipanti ad una manifestazione tenutasi a Catania il 14 novembre 2008, durante la fase alta della mobilitazione universitaria; i risultati raccolti ed elaborati riguardano le cinque sezioni in cui era suddiviso il questionario; 1) dati socio-grafici; 2) schemi interpretativi (motivazioni, obiettivi, cause e responsabili, soluzioni alternative e tematiche); 3) capitale sociale, identità e reti (partecipazione individuale e/o di gruppo); 4) repertori d’azione e capacità decisionale; 5) fonti di informazione e posizioni politiche. Nella seconda fase della ricerca, sono stati effettuati nella primavera del 2009 due focus group - uno con gli attivisti e i leader, l’altro con semplici partecipanti alla mobilitazione - per integrare l’analisi quantitativa con informazioni qualitative che rilevassero anche le cause della smobilitazione e le eventuali prospettive del movimento.
6.1.3.
Il profilo dell’Onda. Identità, valori, appartenenze
Edoardo Novelli
Abstract: Il paper presenta i risultati di una ricerca sui partecipanti al movimento dell’Onda condotta dall’area di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi di Roma Tre e promossa dal Dipartimento Comunicazione e Spettacolo assieme al collegio didattico di scienze e tecnologie delle arti, della musica e dello spettacolo. La rilevazione si è svolta nel corso dell’Assemblea di Ateneo di Roma Tre, tenutasi martedì 28 ottobre nell’aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, alla quale erano presenti oltre mille studenti. La ricerca è stata effettuata tramite un questionario di 26 domande chiuse, alcune delle quali prevedevano più quesiti e risposte, compilato da oltre 600 studenti. La ricerca è dunque da intendersi come rappresentativa del movimento romano dell’onda. L’analisi dei questionari, realizzata assieme a un gruppo di studenti all’interno delle attività didattiche alternative promosse dallo stesso movimento, quali ad esempio le lezioni all’aperto, ha portato all’elaborazione della ricerca Il Profilo dell’Onda. Obiettivo principale all’origine della ricerca era una maggiore conoscenza di un movimento che, sorto all’improvviso, sembrava discostarsi profondamente da analoghi movimenti del passato, presentando molti elementi di originalità, ma che l’ampia trattazione riservatagli dai principali organi di informazione tendeva invece a presentare secondo cliché e categorie interpretative tradizionali. Cinque gli ambiti indagati dalla ricerca. In primo luogo un profilo dei protagonisti che ha unito aspetti socio demografici - quali l’età, il sesso, il luogo di residenza, con chi vivono -, con alcuni tratti universitari - il livello di frequenza, la facoltà di appartenenza, l’anno di iscrizione -, e aspetti relativi il rapporto con il mondo del lavoro - in che grado si mantengono, quanti lavorano, che tipologia di lavori svolgono, quanto questi lavori sono regolari. Il secondo aspetto indagato sono stati i consumi di comunicazione. Quanto sono informati, quali i principali canali d’informazione utilizzati e i comportamenti di consumo abituali, ripartiti fra i principali media disponibili. Nonché i generi televisivi più visti. Il terzo aspetto è stato quello valoriale, con la compilazione di una classifica dei valori ritenuti più importanti, che ha visto posizionarsi al primo posto la famiglia e all’ultimo la religione. Una classifica nel complesso fortemente sbilanciata verso la dimensione individuale e privata a discapito di quella sociale e collettiva. L’autocollocazione sugli assi sinistra-destra, innovazione-tradizione, pubblico-privato, libertà-regole, assieme all’iscrizione ad organizzazioni politiche e al comportamento di voto alle elezioni politiche 2008, hanno permesso di rilevare l’area delle appartenenze dei protagonisti del movimento.
6.1.4. L’Onda calling. Sovversione e autoproduzione del discorso pubblico mediatico nel movimento studentesco italiano dell’autunno 2008
Stefania Milan e Lorenzo Zamponi
Abstract: L’articolo analizza la relazione a doppio senso tra i movimenti sociali e i media in senso lato. Prendiamo come caso di studio la cosiddetta “Onda” di mobilitazioni studentesche che ha caratterizzato l'Italia nell'autunno 2008. Queste mobilitazioni sono state caratterizzate da un’insolita ampiezza dello spettro di attori sociali coinvolti (dai genitori dei bambini degli asili ai dottorati ai professori universitari), dalla grande presenza di giovani tecnologicamente alfabetizzati le cui interazioni sociali sono mediate dalla tecnologia, e dall'uso inedito per quantità di blog e social network durate la protesta. Il nostro obiettivo è indagare le relazioni tra il movimento e le sue rappresentazioni sia nei media mainstream che in quelli autoprodotti. Analizziamo i messaggi e le dinamiche della loro produzione, prendendo in considerazione anche le infrastrutture tecniche utilizzate, quale indice del radicamento degli attivisti nella tradizione del mediattivismo. Allo stesso modo ci interessa rilevare alcuni degli aspetti inconsci racchiusi nei messaggi prodotti, come il frequente riferimento all'università nella sua forma istituzionale. Il paper è composto da sei sezioni. Nella prima definiamo il nostro oggetto di studio, l'Onda, descrivendolo brevemente e tratteggiando una linea interpretativa che lo considera un generatore di simboli. La seconda fornisce una breve rassegna della letteratura sul rapporto tra media e movimenti, mentre nella terza riportiamo i tratti caratteristici, secondo la letteratura in materia, dell'autoproduzione di informazione da parte dei movimenti (i cosiddetti “media alternativi”). Nella quarta sezione accenniamo alle questioni metodologiche ed epistemologiche legate al nostro triplice ruolo di ricercatori, attivisti e giornalisti, per poi passare, nelle sezioni 5 e 6, ai due casi di studio: l'Università degli studi di Padova e l'Istituto Universitario Europeo, analizzati sia nel rapporto tra movimenti e media mainstream che nel processo di autoproduzione dell'informazione. Nell'analisi ci concentriamo su alcuni tratti a nostro parere fondamentali: la capacità del movimento di sfidare le rappresentazioni mediatiche dominanti solo vincendo la competizione della notiziabilità; il processo di battesimo del movimento, che è in grado di generare simboli ma deve fare i conti con la logica dei media mainstream; l'inedita rappresentazione del movimento in riferimento all'istituzione universitaria, in passato rifiutata; l'emergere di una nuova generazione di attivisti non alfabetizzati al mediattivismo ma ai nuovi strumenti tecnologici commerciali.
6.1.5.
Movimenti giovanili e mobilitazioni contro la precarietà del lavoro in Italia
Alice Mattoni
Abstract: Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata attraversata da numerose proteste contro la precarietà, che hanno interessato diversi settori lavorativi, tra cui quello dell’istruzione pubblica, della comunicazione e dei servizi alla persona. Nonostante queste proteste abbiano contribuito a sollevare uno tra i più scottanti problemi sociali che interessano la società Italiana contemporanea, la letteratura sulle mobilitazioni dei lavoratori precari è ancora molto limitata in ambito accademico. Sebbene i termini “precarietà” e “lavoratori precari” siano oggi di uso comune, al contrario di quanto avveniva alla fine degli anni Novanta, ancora scarsa è la conoscenza del modo in cui questi lavoratori costruiscono le loro lotte, intessono alleanze con altri attori politici e cercano riconoscimento nella sfera pubblica. La mancanza di letteratura sulla questione sembra ancora più rilevante se si pensa che molte delle mobilitazioni contro la precarietà hanno coinvolto le generazioni più giovani di attiviste e attiviste. A partire da una ricerca empirica comparativa riguardante cinque tipi di mobilitazioni contro la precarietà avvenute in Italia dal 2001 al 2006, questo saggio si propone di esplorare i processi di identità collettiva attivati nel corso delle proteste contro la precarietà, con lo scopo di inquadrare i tratti maggiormente salienti delle nuove generazioni di attiviste/i precari. L’analisi discute tre questioni rilevanti per approfondire la comprensione dei movimenti giovanili nelle società contemporanee, di cui le mobilitazioni contro la precarietà sono un esempio significativo. In primo luogo, le nuove connotazioni assunte dal concetto di movimento giovanile alla luce delle recenti trasformazioni del mercato del lavoro in Italia, che hanno aumentato la precarietà in entrata, colpendo in questo modo soprattutto coloro che si affacciano per la prima volta al mondo lavorativo. Non è un caso, infatti, se molte delle mobilitazioni studentesche avvenute negli ultimi anni in Italia, ma anche in Francia e Spagna, hanno assunto tra le loro istanze di protesta proprio la precarietà. In secondo luogo, le narrazioni e i discorsi intorno al tema della precarietà elaborati in occasione delle mobilitazioni sembrano supportare l’idea che alcune delle esperienze positive, tra cui la partecipazione politica attiva e diretta, vissute nel corso della gioventù, spesso caratterizzata dalla presenza di occupazione a tempo determinato, possano e debbano essere prolungate anche nell’età più matura grazie a misure di sostegno al reddito, più che a rassicurazioni inerenti al posto di lavoro a tempo indeterminato. In terzo luogo, le pratiche di movimento e le pratiche mediali elaborate in occasioni delle mobilitazioni che si presentano come pratiche ibride, in grado di sintetizzare innovazione e tradizione, richiamandosi alla cultura del ‘do it yourself’ e dell’azione diretta. Una caratteristica, questa, che i movimenti giovanili Italiani mobilitati contro la precarietà hanno in comune con i movimenti per una globalizzazione dal basso, anch’essi caratterizzati da una forte, anche se non esclusiva, componente giovanile in molti paesi europei e a livello transnazionale. La ricostruzione analitica dei processi di identità collettiva è stata elaborata a partire da una metodologia qualitativa ispirata da una epistemologia costruttivista riguardante le realtà sociali. I dati per la ricerca sono stati ottenuti triangolando tre diverse fonti: interviste in profondità semi-strutturate; testi mediali prodotti dagli attivisti; documenti ufficiali prodotti nel corso delle mobilitazioni.
6.1.6.
Movimenti studenteschi e transizione democratica: il caso portoghese
Guya Accornero
Abstract: Alla vigilia della rivoluzione portoghese del 1974, gli studenti, soprattutto universitari, arrivarono a rappresentare la categoria sociale più colpita dalla repressione, con un numero di detenzioni pari quasi alla metà del numero totale di arresti. Oltre a ciò, da un analisi della Polizia Politica (PIDE) del 1973, emergeva che la maggior parte degli assistenti universitari e dei giovani professori erano stati attivisti studenteschi, così come i principali leader dei più attivi movimenti di fine regime, come quello dei banchieri. Il movimento studentesco parve poi scomparire all’indomani della rivoluzione: in realtà, durante il Processo Revolucionário em Curso (1974-1976), gli studenti continuarono a essere coinvolti in iniziative del tutto simili a quelle intraprese negli ultimi anni del regime, ma ora sotto l’egida delle nuove istituzioni. Performance apertamente conflittuali sotto l’Estado Novo, come la realizzazione di campagne di alfabetizzazione nelle zone rurali, divenivano così per i governi rivoluzionari importanti strumenti di legittimazione. Alla luce di queste considerazioni, il paper si propone di mettere in relazione le caratteristiche del movimento studentesco con le dinamiche che contraddistinsero la caduta della dittatura e il processo di transizione, soprattutto esaminando i meccanismi di diffusione, orizzontale e verticale, ad altri settori della società. A questo scopo, cercheremo di elaborare una “tipologia” degli studenti attivi alla fine del regime, tenendo in considerazione elementi come la classe sociale, l’area geografica di provenienza (del Portogallo e delle colonie), il sesso, il luogo dell’arresto, il tipo di reato e di pena. Questo studio si svolgerà soprattutto su un piano quantitativo, attraverso l’analisi di una base di dati da noi formulata che comprende 1068 casi, ossia la quasi totalità degli studenti arrestati fra il 1956 e il 1974, studiati attraverso i registri delle detenzioni effettuate dalla Polizia Politica (PIDE). L’analisi qualitativa avrà invece come base le testimonianze dirette di ex-attivisti studenteschi, disponibili in raccolte d’interviste e autobiografie. Lo scopo principale sarà quindi di evidenziare il ruolo svolto dai movimenti studenteschi nel cambiamento politico e sociale, soprattutto durante speciali congiunture critiche, anche attraverso spunti comparativi con il vicino caso spagnolo.
6.2 Oltre partiti ed elezioni: una nuova destra radicale europea?
Chairs: Manuela Caiani e Giorgia Bulli
Discussants: Riccardo Marchi e Lorenzo Mosca
Abstract:
Negli ultimi anni, in Europa, come altrove, si è assistito ad una crescita dell’estremismo di destra. Questo sia per quanto riguarda la politica istituzionale, nella forma di un crescente successo elettorale dei partiti di estrema destra e della loro capacità di reclutamento di nuove leve, ma anche nel numero e intensità di azioni (violente e non) ad opera di gruppi e attivisti di estrema destra (es. Bundesamt für Verfassungsschutz). Tuttavia, l’attenzione della ricerca scientifica sull’argomento si è per ora concentrata per lo più su partiti ed elezioni. A livello aggregato, macro cause (per esempio, crisi economiche, ondate di immigrati, ecc.) sono state individuate per rendere conto del successo elettorale dei partiti di estrema destra; mentre a livello individuale sono state citate caratteristiche psicologiche e socio-demografiche dei (potenziali) attivisti ed elettori. Inoltre, la ricerca sulla violenza di estrema destra ha teso spesso a sottolineare le caratteristiche patologiche, quando non irrazionali, di queste forme di comportamento (della Porta 2005). Questo tipo di approccio lascia inesplorate cruciali questioni come i meccanismi causali (a livello micro e meso) che intervengono fra macro-condizioni e macro effetti, così come la costruzione simbolica (e la comunicazione) della realtà esterna e le dinamiche di gruppo che intensificano e radicalizzano l’attivismo politico. Maggiore attenzione a questi meccanismi è (esplicitamenteo o implicitamente) data nella ricerca sui movimenti sociali. L’estrema destra odierna si presenta infatti come un panorama molto variegato (per l’Italia si parla di “destra plurale”) in cui convivono diversi tipi di gruppi (oltre a partiti politici, movimenti politici, associazioni culturali, gruppi sub-culturali skinhead, ecc.) e attraversato da profonde trasformazioni che riguardano tanto le tematiche affrontate, quanto le sue forme organizzative (maggior approccio internazionale?) che comunicative (nuovi strumenti di comunicazione utilizzati?) a livello nazionale e transnazionale.
L’obiettivo di questo panel è quindi esplorare il fenomeno dell’estrema destra odierna in Europa, attraverso una riflessione approfondita sui cambiamenti dai quali essa è attualmente attraversata e sulle conseguenti nuove sfide che essa pone. In particolare si invitano paper che investighino le seguenti aree tematiche/linee guida del panel:
(a) Estrema destra non partitica (es. gruppi sub-culturali, movimenti sociali giovanili)
(b) Europeizzazione/trans-nazionalizzazione dell’estrema destra partitica e non
(c) Estrema destra e nuove forme di comunicazione politica (Internet, Blogs, ecc.).
Papers
6.2.1. Il ciber-odio in Spagna. Spazio di propaganda e strumento di mobilitazione dei gruppi estremisti iberici
Linda Parenti
Abstract: Internet è diventato anche in Spagna uno strumento privilegiato per la propaganda e la diffusione dell’odio. La rete non è l’unico strumento di comunicazione utilizzato da organizzazioni estremiste di destra, tuttavia Internet comprende propaganda, dibattito, distribuzione di musica, video o altra mercanzia, reti di relazioni con gruppi internazionali razzisti e antisemiti dell’estrema destra.
Le pagine web e i forum in Internet sono ormai diventati una costante in Spagna così come in altri paesi europei, alcuni con più di dieci anni di presenza nella rete. Gruppi ultras, organizzazioni neo-naziste e antisemite, nostalgici del franchismo si danno appuntamento online in alcuni casi per organizzare poi azioni concrete (nel 2006 è avvenuto in Spagna il primo caso di condanna di un sito web di estrema destra).
In Spagna, i gruppi estremisti fino al 1997 erano solo strumento di diffusione di informazioni spesso prese da siti web di fama internazionale come Stromfront o ‘i cavalieri del Ku Klux Klan’, ma in alcuni anni questi website hanno moltiplicato la loro presenza. Oggi si possono contare centinaia di siti Internet riconducibili ad organizzazioni neonaziste o a gruppi skinhead e che si definiscono parte di una stessa comunità nazi. Si tratta di una costellazione di lingua ispanica che ha reti con il mondo dell’estremismo di destra internazionale.
L’elemento più interessante è il processo di organizzazione che il neonazismo riesce a sviluppare dalla rete. In questo senso le organizzazioni dai loro siti danno consigli organizzativi e per azioni da compiere offline.
Focalizzandosi sul caso delle organizzazioni estremiste spagnole ed effettuando una content analysis dei siti web di un campione di organizzazioni, questo paper intende esplorare la natura dell’estrema destra spagnola nella rete, concentrandosi sulla dimensione comunicativa e organizzativa dell’utilizzo del web da parte di questi gruppi. Particolare attenzione verrà posta sul ruolo di Internet nel processo di costruzione identitaria dei gruppi estremisti, così come nella capacità di usare la rete per la propria mobilitazione e le strategie d’azione.
6.2.2. La Destra Radicale Portoghese fra idee antiche, evoluzioni recenti e nuove strategie
Riccardo Marchi
Abstract: La Destra Radicale Portoghese ha subito, negli ultimi venti anni, cambiamenti profondi. La destra radicale “storica”, proveniente dal Salazarismo e portatrice del mito multirazziale dell’Impero lusitano, è stata sostituita da una nuova destra radicale, caratterizzata da un pensiero profondamente etno-nazionalista.
Due attori politici, in particolare, hanno prodotto questo cambiamento: il Movimento de Acção Nacional (MAN: 1985-1991) e il Partido Nacional Renovador (PNR: 1999, attualmente attivo). Mentre il MAN, in quanto movimento, ha introdotto in Portogallo il discorso politico e lo stile militante tipici delle destre più estreme e “gruppuscolari” dell’Occidente, il PNR, in quanto partito, ha preferito mutuare strategie propagandistiche ed elettorali dai partiti nazional-populisti europei di maggior successo.
Essi hanno così guadagnato un’attenzione mediatica, spesso non corrispondente al loro reale peso sociale e politico. La sovraesposizione della violenza attribuita al MAN e il tenore apertamente xenofobo della propaganda ufficiale del PNR hanno conquistato il centro del dibattito pubblico, non traducendosi, tuttavia, in incremento significativo né di militanza né di seguito elettorale.
Le vicissitudini giudiziarie dei dirigenti più esposti ma anche l’inattesa solidarietà da parte di intellettuali di rilievo, in nome della libertà di espressione, stanno attualmente contribuendo ad un cambiamento di strategia da parte del PNR, i cui risultati in termini elettorali, soprattutto a livello locale, non è ancora facile prevedere.
Il paper si propone di analizzare la dinamica della destra radicale portoghese degli ultimi venti anni e presentarne le possibili evoluzioni.
6.2.3. L’estrema destra in Europa, tra annunci e comportamento di voto
Nicolò Conti
Abstract: Numerosi studi dimostrano come l’euroscetticismo sia diventato uno dei pilastri ideologici dell’estrema destra. Si tratta di un tema che ha assunto particolare salienza nell’ambito del discorso pubblico di questa area politica, tanto da farne il principale schieramento dall’euroscetticismo assoluto. Il paper si propone di analizzare gli atteggiamenti sull’UE dell’estrema destra, prendendo in esame il livello di congruenza tra le dichiarazioni programmatiche di questa famiglia partitica e il comportamento di voto dei suoi europarlamentari, un approccio che permette di descrivere il problema nelle sue diverse articolazioni, dal discorso politico del party central office all’azione politica del party in public office.
6.2.4. In cerca di un'altra Europa. I tentativi di coordinamento organizzativo dell'estrema destra tra velleità e insuccessi
Marco Tarchi
Abstract: Per la sua configurazione ideologica (contrassegnata dalla salienza degli elementi nazionalisti) e strutturale (caratterizzata nella maggior parte dei casi da precarietà e fluidità), l’estrema destra europea ha sempre incontrato molte difficoltà nei reiterati tentativi di costituire una rete di collegamento operativo a livello europeo. Tuttavia non ha mai voluto rinunciarvi, essendo un’idea astratta e mitizzata di Europa come crogiolo di civiltà e potenza “terza” rispetto ai due grandi imperi materialisti, Usa e Urss, da sempre uno dei cardini della cultura politica dei partiti e movimenti che le hanno dato voce. Lo scenario creatosi dopo il 1989 ha per un verso rafforzato in queste formazioni politiche l’aspirazione ad incarnare l’Europa autoctona ed “autentica” in contrasto con le tendenze cosmopolite del processo di globalizzazione, ma dall’altro le ha poste di fronte alla difficoltà di conciliare le mentalità e le esigenze espresse dai gruppi sviluppatisi nei paesi dell’Est e quelle rappresentate dai soggetti già da tempo operanti nell’area dell’Unione Europea. È andato così rafforzandosi la frattura, già esistente tra due famiglie in parte riconducibili alla stessa matrice: un’estrema destra “nazional-rivoluzionaria” ed una “destra radicale populista”, ciascuna delle quali ha cercato e cerca di costituire proprie forme di coordinamento sovranazionale.
Il paper mira a ricostruire questi tentativi di coordinamento, con particolare riferimento alle dinamiche degli ultimi due decenni, tenendo anche conto delle prospettive aperte dal successo riscosso da alcuni partiti gravitanti in questa area politica nelle elezioni europee del 2009.
6.3 Elezioni primarie: partecipazione popolare o controllo dei partiti?
Chairs: Silvia Bolgherini e Francesca Gelli
Discussants: Gianfranco Pasquino e Carlo Fusaro
Abstract:
Le elezioni primarie sono oramai, da qualche anno a questa parte, un fenomeno politico in voga e di successo nel nostro paese. Esaltate come simbolo della nuova politica e della voglia di partecipazione della popolazione alla cosa pubblica e alla selezione dei rappresentanti – il numero degli elettori votanti è stato quasi sempre molto maggiore delle attese – le primarie potrebbero essere la prova che l’apatia e l’alienazione politiche sono meno diffuse di quanto si creda.
Allo stesso tempo, tuttavia, le primarie sono state criticate come ennesime occasioni di gestione partitica e di mobilitazione dall’alto. Il loro successo, dunque, non sarebbe solo il frutto di una reale e spontanea partecipazione, ma anche di una “chiamata alle armi” messa in atto dalle forze politiche, spesso per nascondere problemi interni alla classe dirigente e per risolvere conflitti di leadership, e, comunque, per continuare ad esercitare un controllo sul processo di selezione e reclutamento del personale politico.
In questo panel si intende dare spazio a ricerche e a studi che analizzino aspetti delle elezioni primarie legati a questa contrapposizione tra democratizzazione della selezione e controllo partitico della medesima, tra partecipazione e mobilitazione, tra cui, ad esempio: a) a quale tipo e forma di partecipazione danno luogo le primarie, sia dalla prospettiva dell’elettorato che da quella dei partiti e delle elite politiche?; b) in che senso e in che termini le primarie sono state strumenti contro l’anti-politica o, invece, espressione di anti-politica?; c) qual è stato il ruolo specifico della società civile nelle vicende legate alle elezioni primarie e come si è espresso?; d) in che modo le primarie gettano luce sulle divisioni, sui conflitti, sulle contraddizioni che i partiti stanno vivendo, offrendo uno spaccato sulla vita interna dell’organizzazione partitica e consentendo di osservare da vicino i partiti in azione (in situazioni quali le decisioni sulle candidature, le logiche e i calcoli di competizione elettorale); e) e quanto possono costituire un’esperienza privilegiata per capire come e se i partiti stanno cambiando e ridefinendo il rapporto con gli elettori (anche confrontandosi con le crescenti istanze di “responsiveness e accountability”)?; f) che cosa le esperienze di elezioni primarie hanno sedimentato, nelle varie e differenti occasioni in cui si sono prodotte, in termini di cultura politica, di apprendimento di partecipazione e di senso di appartenenza, rispetto alla società civile ma anche in riferimento alla classe politica?; g) quali opportunità e quali criticità derivano dalla non ancora definita istituzionalizzazione e regolamentazione di questa pratica, sia rispetto all’apertura alla partecipazione sia rispetto al ruolo dei partiti?; h) come si studiano le primarie, a fronte delle peculiarità che presentano, in quanto processi elettorali e fenomeni politici? Lo studio delle elezioni primarie richiede/può portare ad innovazioni nelle metodologie di indagine della scienza politica (nel campo degli studi elettorali e della partecipazione politica)?
Papers
6.3.1.
Movimenti collettivi contro partiti: la lotta per le primarie negli Usa. Una lezione per capire il caso delle primarie in Italia
Giuseppe Gangemi
Abstract: Parte Prima: gli USA
1821-1865: le primarie di partito dopo la riforma del suffragio e l’aumento delle cariche elettive
1865-1885: la critica al party despotism (partitocrazia)
1885-1915: il movimento per le direct primaries, il ruolo delle Corti Costituzionali statali e delle leggi di iniziativa popolare
Una proposta per mettere ordine nel campo semantico delle primarie: caucuses, primaries, direct primaries, open direct primaries, closed direct primaries, partisan direct primaries, nonpartisan direct primaries, second ballot (!), etc.
Il rapporto tra movimento per le primarie, Civil Service Reform Movement, National Short Ballot Movement e Populist Party.
Parte seconda: l’Italia
Considerazioni sul caso delle primarie in Italia, a partire da: 1) le mancate primarie di Venezia nel 2005, le primarie Pugliesi del 2005, le primarie di Belluno, Chioggia e Mira nel 2007; 2) i “plebisciti di partito” del 2005 e del 2007, altrimenti dette “primarie di Prodi” e “primarie di Veltroni”.
Conclusioni:
Il concetto di pubblico in Walter Lippmann e la nuova frontiera della democrazia americana
La spirale del silenzio di Elizabeth Noelle-Neumann, una allieva di Paul F. Lazarsfeld
Il concetto di pubblico in John Dewey e il tema delle politiche
La petizione alla base della distinzione, di Daniel J. Elazar, tra primarie e plebiscito.
6.3.2.
Primary elections and chief executive selection. A comparison of France, Italy and United States of America.
Antonino Castaldo
Abstract: In the last decades primary elections has been increasingly used by political parties as method of candidate selections. In this research I focus my attention on three cases that show many differences from a political-institutional point of view: a parliamentary system with strong political parties (Italy); a presidential system with weak parties (USA) and a semi-presidential system with political parties of medium strength (France). The main goal of this research is to understand how the same instrument (primary elections) works in political and institutional systems showing a large degree of variety. Moreover, what kind of factors can explain resemblance and differences in the use of primary elections by the three cases analyzed? I split the primary election process in two phases (offer and outcomes), focusing my attention on the most prominent actors (elite, membership, electorate) and factors (political factors, formal-structural factors and electability/viability) involved in the process. The analysis shows that the political-institutional features of the three cases are less important than expected. It is in the type of relations among intra-party actors that we need to look at if we want to understand how and why the same instrument is used in such different ways in the three cases considered.
6.3.3.
Elezioni primarie, per la selezione delle candidature alle cariche elettive, e dinamiche interne ai partiti e alle alleanze partitiche: ipotesi e riflessioni
Antonino Anastasi
Abstract: La selezione delle candidature alle cariche elettive è tradizionalmente un compito di pertinenza delle organizzazioni dei partiti. Sebbene non sia un argomento tenuto in grande considerazione nella ricerca politologica, tuttavia c’è chi sostiene che questo tipo di attività istituzionale (la selezione dei candidati) – per le sue conseguenze sul sistema rappresentativo e sulla stessa stabilità democratrica – non potrà non avere un impatto diretto sul funzionamento del sistema politico.
In virtù di questo o di analoghi punti di vista, ci sembra utile per lo sviluppo della ricerca cercare di esplorare le conseguenze sulla vita dei partiti e sulle dinamiche di rapporti interni alle coalizioni derivanti da o connesse con l’operazione di scelta delle candidature alle cariche elettive mediante lo strumento delle primarie dirette. Sotto questo profilo, il punto di riferimento empirico di questo paper è costituito dalle ricerche (in aumento in questi ultimi anni in Italia ) che hanno come oggetto l’esperienza di elezioni primarie per scegliere il candidato alla carica di sindaco ( oppure di presidente di provincia o di regione) da parte di singoli partiti o di alleanze di partiti.
Partendo dalla esperienza di ricerca realizzata personalmente a Palermo e da altre analoghe esperienza realizzate in altri contesti italiani, il paper si focalizza intorno a tre aspetti della relazione partiti/selezione delle candidature, mediante elezioni primarie, osservata sia nel corso del processo di realizzazione della policy sia nella fase successiva alla conlusione del processo stesso. Innanzituto proverò a ragionare su alcune ipotesi interpretative circa le possibili dinamiche negoziali e/o conflittuali che si producono nei partiti e tra partiti alleati nella fase in itinere del processi di messa in operadelle primarie, tenendo conto dei dati empirici disponibili. Cercheremo di capire, cioè, fino a qual punto le procedure della primaria in atto agevolano i partiti ad assolvere il loro compito di individuazione delle candidature, aiutandoli a ripianare e smussare divisioni e tensioni competitive tra personale politico e gruppi interni a un partito e quando invece, un’operazione cruciale per la vita politica e la funzione rappresentativa può diventare una occasione di resa dei conti tra logiche e razionalità diverse e inconcialiabili. Il secondo aspetto che si intende mettere in luce dati ed esperienze circa il tipo di mobilitazione popolare che i partiti sono in grado di suscitare e il tipo di cittadinanza democratica che gli stessi attori partitici sono interessati ad attivare alla luce di esperienze di realizzazione del processo elettorale primario. Cercherò, infine, di ragionare sulla seguente questione: se è vero che le elezioni vere e proprie (cioè a dire i processi in cui si esercita la sovranità popolare) nelle democrazie rappresentative si prefiggano, tra i loro scopi istituzionali, di definire e di (ri)strutturare i rapporti tra le forze politiche (sistemi di alleanze e strutturazione del rapporto maggioranza/opposizione) e di istituzionalizzare e ritualizzare i confltti tra ideologie e opposti programmi di governo nell’ambito del sistema politico (inteso come arena democratica), cosa può succedere con la celebrazione di primarie, se si trasforma l’organizzazione di partiti e/o l’alleanza tra partiti in una arena competitiva mediante la chiamata alle urne di un elettorato popolare (seppure di una stessa un’area politica)? Ci sembra utile, in altri termini, capire se le conseguenze in termini di contrasti e conflitti interni ai partiti o tra partiti alleati cusati dalle elezioni vere e proprie siano paragonibili alle turbolenze e ai conflitti causati dall’uso delle primarie come strumento dei partiti e delle coalizioni per designare i loro candidati interni.
6.3.4.
La partecipazione elettorale nelle primarie comunali del 2009
Fulvio Venturino
Abstract: Nei cinque anni compresi fra il 2004 ed il 2008 si sono complessivamente tenute 115 primarie comunali per la scelta dei candidati sindaci. Il ricorso a questa pratica è in larghissima parte da imputarsi all’iniziativa della coalizione del centro-sinistra e – dal 2007 − del Partito Democratico.
Nel solo autunno-inverno 2008-2009 si sono tenute in Italia oltre 170 primarie per la scelta dei candidati sindaci in vista delle elezioni comunali previste per il giugno del 2009. La crescita esponenziale del ricorso alle primarie è in parte dovuto al grande numero di amministrazioni comunali – oltre 4.000 – per cui è prevista la scadenza elettorale. Ma è anche una conseguenza della istituzionalizzazione delle primarie all’interno del centro-sinistra e del Partito Democratico, e in misura minore dell’allargamento del ricorso alle primarie da parte dei movimenti civici.
Questo paper fornisce una descrizione della diffusione delle primarie comunali del ciclo elettorale del 2009 per ciò che concerne:
• i promotori: coalizione di centro-sinistra; Partito Democratico; liste civiche
• la distribuzione geografica: comuni inferiori, superiori e capoluoghi; regioni; zone geo-politiche.
Inoltre verranno analizzate alcune variabili relative alle elezioni primarie:
• distanza temporale fra elezioni primarie e comunali
• candidati: numero, genere, partito di appartenenza
• partecipazione elettorale
• competitività
• rendimento elettorale alle comunali: percentuale di candidati primari vincitori alle comunali; percentuale di voti ottenuta dai candidati primari alle comunali; percentuale di voti ottenuta dalle liste collegate ai candidati primari (per i comuni superiori).
6.3.5.
Le primarie bolognesi fra partecipazione e partiti
Antonella Seddone e Marco Valbruzzi
Abstract: Il paper proposto prende in esame le elezioni primarie bolognesi. Il caso di Bologna è esemplare poiché consente di approfondire la riflessione sul (discusso) rapporto che lega partiti e partecipazione alle elezioni primarie. Il ruolo giocato dal Partito Democratico in occasione delle primarie bolognesi ha evidentemente avuto delle ripercussioni a livello partecipativo. Lo scopo di questo lavoro è di rintracciare nelle caratteristiche dei partecipanti i segni dell’influenza esercitata dal partito in occasione di queste primarie.
Attraverso i dati di survey, raccolti mediante exit-poll nel giorno del voto, ricostruiremo la partecipazione politica garantita dai bolognesi a queste primarie. La preliminare distinzione degli orientamenti di voto in caso di un’eventuale sconfitta del candidato prescelto ci permetterà di analizzare le caratteristiche del selectorate bolognese e, soprattutto, di indagarne il rapporto con il partito promotore.
6.3.6.
Le primarie fiorentine: competitività, elettori e strategie
Antonella Seddone, Marco Valbruzzi
Abstract: Il paper proposto prende in considerazione le primarie fiorentine. Seppure le primarie siano ormai entrate a far parte degli strumenti di cui i partiti dispongono per promuovere partecipazione esistono ancora molte perplessità circa l’esito e le conseguenze che queste particolari elezioni possono produrre proprio sui partiti, sulla loro struttura e coesione interna e non di meno sui risultati delle elezioni generali. La competitività registrata e il carattere conflittuale della campagna elettorale condotta dai singoli candidati rendono il caso fiorentino ancor più interessante. Il punto su cui focalizzeremo la nostra analisi sono le strategie dichiarate dagli elettori nell’eventualità di una sconfitta del candidato prescelto. Utilizzeremo dati di survey raccolte mediante exit-poll nel giorno delle elezioni primarie. Differenziando gli atteggiamenti strategico-razionali degli elettori fiorentini cercheremo di ricostruire la partecipazione alle primarie fiorentine.
6.4 Immigrazione e partecipazione
Chairs: Tiziana Caponio e Francesco Tarantino
Discussants: Ilenya Camozzi
Abstract:
Sempre più le scienze sociali si stanno interrogando sul possibile impatto dei flussi migratori sulla vita politica nei contesti di arrivo. Oltre alla forma di partecipazione politica più rilevante, l’espressione del diritto di voto, molte ricerche hanno teso ad esplorare sia la partecipazione diretta di immigrati a movimenti, associazioni, partiti e sindacati, sia le forme di rappresentanza e di deliberazione volte a includere gli immigrati nella governance di alcune politiche, soprattutto su scala locale. La partecipazione politica di alcuni gruppi di immigrati è stata anche affrontata in un’ottica transnazionale, con l’obiettivo di evidenziare forme e intensità di una mobilitazione politica che avviene contemporaneamente nel contesto di arrivo e in quello di partenza. Infine, la ricerca empirica ha esplorato la partecipazione nata in reazione alla presenza crescente di immigrati, analizzando sia i conflitti urbani e le forme di imprenditoria politica contro, che le forme di solidarietà a favore. Nell’ambito di questo panel, saranno particolarmente apprezzati paper che, a partire da ricerche empiriche, esplorino dimensioni teoriche che permettano di mettere in luce il possibile contributo degli studi sulle migrazioni alle principali teorie della partecipazione politica.
E’ possibile presentare paper in inglese, italiano, francese e spagnolo.
Papers
6.4.1. Political Integration of Migrant Associations: a Comparison of Germany and the Netherlands
Elisabeth Musch
Abstract: National governments and administrations are increasingly interested in involving migrants and their associations in processes of policy formulation and implementation of integration policies. The Dutch and the German governments established various bodies of consultation in immigrant integration policies: Both established a consultation structure on issues of immigrant integration in a more general sense. The Dutch government initiated the “National Advisory and Consultation Structure of Minorities Policy” (LAO) already in the 1980s. In 1997 the body received its legal foundation and was renamed into the “National Consultation Structure of Minorities” (LOM). In contrast, the German “Integration Summit” has not been organised before 2006. In addition to consultations on general integration issues, both governments organised dialogue platforms with representatives of Muslim organisations in particular. The Dutch state-Islam consultation was established in 2004 and the German Islam Conference in 2006.
All the four consultation structures have been geared for the political integration of minority groups. Though, their specific shape and process characteristics show significant differences. The Dutch approach, for instance, relies much more on formal legal institutions than the German one. Differences between the two countries can be explained by characteristics of their political systems and by specific historically grown state-society relations.
The paper will show that by involving migrant associations in policymaking processes governments recognise the special interests of immigrants and attribute status to their representatives. Nonetheless, governments set the guidelines and rules of the process. Usually they offer only limited participation to migrant associations.
6.4.2. Migrants as political actors: mobilization and impact
Davide Però
Abstract: In contemporary society policy makers and academics tend to see migrants as passive objects of policy rather than political actors. Public and policy discourse considers migrants in terms of control, management, economic contribution and cost. This paper will instead consider migrants as political subjects and explore their collective civic and political agency. Informed by anthropological and feminist notions of the political that allow for a wider and more complex ranges of political engagements this paper sets out to discuss the policy impact of migrants’ collective practices of citizenship. In articulating this discussion the paper is grounded in extensive ethnographic fieldwork on migrants’ collective action carried out in three urban localities – London, Barcelona and Bologna – around issues of regularisation, recognition and labour rights. The theoretical contribution of the paper consists of outlining an approach to the study of migrants’ engagements which is both ‘committed’ and recognisant of their agency as well as of the context in which it is performed. It also consists of indicating ways of rethinking ideas about ‘impact’ that seem to characterise current social movements theory.
6.4.3. Da Castelvolturno a Rosarno, le rivolte anti-mafia dei migranti: origine e sviluppo dei processi di autorganizzazione e di mobilitazione sociale dei lavoratori clandestini della transumanza agricola meridionale.
Francesco Caruso
Abstract: L’abstract si propone di focalizzare, attraverso la presentazione dei primi risultati di un lavoro di ricerca sul campo, i processi di autorganizzazione e mobilitazione sociale che investono le comunità migranti coinvolte nel circuito transumante dello sfruttamento della manodopera clandestina nell'agricoltura del mezzogiorno.
Dietro l'apparente fiammata incontrollata di rabbia che ha caratterizzato le rivolte di Castelvolturno del 18 settembre 2008 e di Rosarno del 12 dicembre 2008, allorquando centinaia di migranti scesero in piazza poco dopo le sparatorie che uccisero e ferirono alcuni di loro, la relazione si propone di mostrare come questi episodi non sono stati incontrollati eventi "tumultuosi", ma le punte più visibili di processi embrionali di mobilitazione sociale che coinvolgono in prima persona una parte rilevante di quelle migliaia di migranti impiegati nelle raccolte agricole di Cassibile, Rosarno,
Castelvolturno, Cerignola, San Nicola Varco.Alla forzata condizione di illegalità che ostruisce l'accesso agli strumenti tradizionali della partecipazione e della tutela dei diritti, si è risposto attraverso lo sviluppo informale di un processo di networking per la condivisione di pratiche e saperi, in primo luogo per l'acquisizione del "diritto ad avere diritti": questo è il fulcro del "Movimento dei Migranti di Caserta". La presente relazione si propone di analizzare la natura e
l'evoluzione di questo movimento che ha progressivamente perso la caratterizzazione territoriale, fino a configurarsi come strumento privilegiato di raccordo per quella moltitudine di soggetti migranti che lavorano a nero nell'agricoltura nel meridione: costituitosi come un network autocentrato nelle comunità d'origine, coadiuvate da alcune organizzazioni di volontariato presenti sul territorio casertano, si è sviluppato nel tempo come un sistema di rete particolarmente denso
che, nella capacità di produzione di vertenze sociali per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza - a partire da mobilitazioni specifiche per l'allargamento degli interstizi giuridici
presenti nelle legislazioni in materia di immigrazione - ha interconnesso e coinvolto diverse migliaia di migranti (4.200 per il solo 2007) protagonisti della "transumanza agricola meridionale".
Non è un caso che le rivolte di Castelvolturno e di Rosarno, le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie negli ultimi anni, hanno avuto come protagonisti gli stessi soggetti sia a Castelvolturno che a Rosarno: una volta acquisita fiducia nella mobilitazione come grimaldello per il riconoscimento dei propri diritti, hanno utilizzato le medesime risorse mobilitative come
strumenti di autodifesa contro le violenze della malavita. L'obiettivo di questo lavoro, che si muove lungo le coordinate delle teorie dei network migratori e il resource model approach dei movimenti sociali, è approfondire la tesi dell’autonomia delle migrazioni all'interno di un nesso costitutivo tra movimento sociale dei migranti e sfruttamento del lavoro vivo, ponendo in primo piano le lotte dei migranti come percorsi di resistenza e pratiche conflittuali innovative.
6.4.4. Best practice of integrating immigrants: formal and informal channels of political participation
Fiorella Dell'Olio
Abstract: The paper will focus on the political dimension of integration and present a comparative analysis of immigrants’ integration in the UK and Italy. It will look at the relationship between socio-economic conditions and political participation of first-second generation of migrants in the UK and Italy and the meaning of engagement and disengagement of immigrants into/from the political system. It will investigate the extent to which the lack of political integration affects immigrants’ civic and social integration. It will question at what stage immigrants are regarded as fully-fledged members of the political community and the granting (or not) of political rights at the local administrative level and what are the opportunities for less formal political participation, such as through consultative structures for immigrants. As Italy and the UK differ remarkably in relation to granting political rights and consultative bodies, theoretical consideration will be drawn on this matter. Referring to other European countries which have adopted formal or informal channels of political participation it will be weighed the extent to which their policies have led to beneficial socio-economic and cultural results.
6.4.5. Institutional Opportunities vs. Discursive Opportunities: An Analysis of Migrants’ Political Participation in European Cities
Manlio Cinalli e Marco Giusti
Abstract: The idea that the political context sets the parameters within which political participation and mobilisation of groups and movements occur is quite common. This holds as well for the political participation of migrants’ organisations. However, previous work has stressed the impact of the institutionalised political system, largely overlooking more cultural and symbolic contextual aspects. In addition, previous work has looked at the role of political opportunities for explaining collective action, focusing much less on how they influence individual participation and behaviour of migrants. This paper focuses on the following European cities: Budapest, Geneva, London, Lyon, Madrid, Milan, Oslo and Zurich. We engage with the systematic analysis of a set of “opportunity structures” including the two strands of institutional opportunities and discursive opportunities, for the political participation of migrants at the individual level. To what extent does the political context influences individual participation and not only collective action? If there is an impact, how can we disentangle the institutional from the discursive aspects of that context? What are the implications in terms of policy making?
Using data from the analysis of a large number of political indicators and from systematic coding of local newspapers, we examine the impact of the two strands of opportunities on the political participation of migrants in our selected cities. We start with the analysis of the impact of institutional opportunities, focusing in particular on main political arrangements in the field of migration and ethnic relations. Afterwards, we combine this first strand of more classic opportunities with the analysis of “discursive opportunities.” This second strand of opportunities provides migrants with public visibility and political legitimacy to act as political actors. That is, we explore the hypothesis that the political participation of migrants varies according to the prevailing discourse conveyed in the public domain and the opportunities stemming from them in terms of public visibility and political legitimacy of certain actors, identities, and issues. Overall, we aim to identify variations across cities and across ethnic groups in the institutional and discursive context so as to explain differences in the political participation of migrants. Large recourse is made to statistical treatment of data, including regression techniques and multivariate analysis.
6.4.6. Pro-immigrant political mobilisation in Portugal and Italy: the role of civil society
Sonia Pires
Abstract: Few studies consider the role of immigrants as political actors. Despite the blindness of researchers and politicians, Portugal and Italy have witnessed the presence of immigrants and immigrant organisations in their public sphere. In this research, we found out that the type of civil society in host countries has an influential role in the position of actors in social movements and political mobilisation tissues. With a cross-national comparison, we present the results of this line of reasoning.






