XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Sezioni e Panels
5. Comunicazione Politica
Francesco Amoretti e Donatella Campus
5.1 Media (old & new) and political citizenship
Chairs: Gianpietro Mazzoleni
Discussants: Donatella Campus
Abstract: Vis à vis the change of the media environments in the post-modern political contexts, to what extent the traditional definitions of citizenship and civic culture need to be redifined? The panel addresses the implications for theory and research with a cross-national perspective.
Papers
5.1.1.
Redefining ethnic citizenship models and public debates on Islam in Austria, Germany and Switzerland
Marc Helbling
Abstract: The paper explores debates regarding Islam and Muslim immigration in Austria, Germany, and Switzerland. To get a full picture of these debates we are interested in which issues dominate the debates, which actors participate, which positions are taken, and which arguments are mobilized. Exploring three countries with an ethnic model of citizenship allows us to control for important cultural factors and to focus on three other explanatory variables: the dominant model of political participation, the relationship between the state and church/Islam, and the strength of right-wing populism. To test our arguments, we rely on a new dataset based on content analyses of quality newspapers from 1998 to 2007 that enables us to go beyond existing studies that concentrate on state activities or on mass-level attitudes. We demonstrate that above all the relationship between the state and church/Islam, thus issue-specific opportunity structures, influence the debates to a great extent.
5.1.2.
Rethinking Politics and Reality TV – Big Brother UK and the Rhetoric of Citizenship
Valentina Cardo
Abstract: In the UK, Big Brother has been both blamed for an alleged crisis of democracy and celebrated as a socially cohesive force. Political scientists, who are concerned with the investigation of the links between politics and the mass media, have traditionally focussed on and celebrated news and current affairs programmes and ignored or criticised popular culture. In this paper I claim that Big Brother UK forces us to rethink the relationship between politics and the mass media. A critical analysis of the content of the programme shows that Big Brother UK articulates political ideas, beliefs and values. I argue that this complicates the traditional distinction between what counts as ‘politics’ and what is ‘mere entertainment’, as it is spelt out in the UK Public Service Broadcasting rationale. By employing a political theory approach to the study of Big Brother I explore what type of ‘politics’ the programme articulates. I argue that, despite its expressly non-political nature, Big Brother provides examples of what it means to be a good citizen, what it means to be represented and to meaningfully participate in decision making practices. I claim that the discursive themes that emerge from such investigation conceptually qualify citizenship. This new way of communicating citizenship raises important questions about the role that television entertainment plays in relation to modern forms of political participation that political scientists can no longer afford to ignore.
5.1.3.
Ancora Berlusconate! Gaffes o nuove forme della partecipazione politica?
Paolo Mancini
Abstract: Quelli che molti hanno definito gaffes, epifenomeni o incidenti di percorso di Silvio Berlusconi in effetti rappresentano nuove forme della partecipazione politica che implicano la morte della politica così come è stata vissuta nel corso degli ultimi due secoli. Attraverso l’analisi di alcuni casi eclatanti che hanno coinvolto il nostro Presidente del Consiglio si dimostrerà come in effetti questi casi esemplifichino: 1) nuove modalità di costruzione delle identità sociali che sostituiscono le identità organizzate dei partiti di massa; 2) la sovrapposizione tra consumismo e politica, tra vita quotidiana e politica, 3) il ruolo sempre più importante della televisione nel determinare le forme dell’immaginario sociale e della cittadinanza politica.
5.1.4. Internet as new mean for civic activity in contemporary Russia
Maria Pipenko
Abstract: Considering citizenship strictly connected to the development of western democracies, that is as a three-dimensional concept involving a civil, a political and a social element, this paper is focused on the role of internet for the expression of some civil rights, like the freedom of opinion and the right to obtain justice, in contemporary Russia. In particular, it describes different events which show several ways in which Russian bloggers express their civic position by using Internet options, doing it sometimes in fun yet criminal style. This is particulary meaningful in a country that, in western terms, cannot be considered a fully developed democracy and in which citizens normally are politically passive and not used to really affect political decisions and judicial actions.
Evolutionally, it describes how the Internet has changed the behavior of usually politically passive users of Russian cyberspace. There several cyber events might be presented: the first ( and the only) Internet conference with President Putin which occurred in Summer 2006, a cyber war with Estonia in April-May 2007, a cyber war with distributors of Biologically Active Addings in October 2007, a cyber war with Georgia during the military actions in Summer 2008. I will also analyze how in situation of total lack of attention of politicians to the population everyday problems and the level of state corruption, blogs are the only way to catch an eye of authorities and make them act, when usual means do not work. It all proves that with the help of Internet tools, average users can become a significant power, having an ability to influence different events that must be really important in the country of “so –called democracy.
5.2 Diritti di cittadinanza e nuovi ambienti digitali
Chairs: Francesco Amoretti e Claudia Padovani
Discussants: Stefano Rodotà
Abstract:
Con l’avvento e la diffusione delle tecnologie di informazione e comunicazione, si aprono nuove opportunità nella pratica della democrazia ma emergono anche nuove sfide.
Da più parti si sottolinea la potenzialità partecipativa offerta da sistemi di scambio di informazioni e dati che operano secondo modalità reticolari, orizzontali e interattive in un ambiente in cui il giornalismo civico,il networking sociale e l’utilizzo dei blog sono percepiti come forme innovative di partecipazione democratica. D’altra parte, però, i principi di pluralismo, indipendenza e partecipazione si confrontano sempre più con pratiche diffuse di sorveglianza e controllo delle comunicazioni e con forme di regolamentazione che tendono a privilegiare gli aspetti della sicurezza del sistema, rispetto alla inviolabilità di diritti fondamentali dei cittadini.
E mentre la campagna elettorale e l’attuale organizzazione della nuova amministrazione negli Stati Uniti hanno sfruttato e sfruttano abilmente il potenziale di mobilitazione offerto dalle piattaforme digitali, il discorso pubblico e gli esperimenti della cosiddetta “democrazia elettronica” mostrano gravi carenze: le pre-condizioni di un processo democratico “di qualità” trovano poco spazio nel discorso politico; le ancora troppo diffuse situazioni di divario nell’accesso e nella competenza di utilizzo delle tecnologie non favoriscono un esercizio della cittadinanza che promuova, al tempo stesso, libertà di espressione, pari opportunità, partecipazione. Nè le riflessioni sul rapporto fra tutela dei diritti fondamentali e trasformazioni degli ambienti digitali, sembrano porsi seriamente il problema della crescita democratica delle società contemporanee.
Riteniamo che una riflessione teoricamente fondata su come si debbano ripensare le condizioni per l’esercizio dei diritti di cittadinanza nel contesto mediatico della convergenza tecnologica, nella compresenza e integrazione fra vecchi e nuovi media, debba ancora essere compiutamente affrontata. E che questa possa avvenire a partire da alcune domande, fra le quali:
• Come ripensare il ruolo di media, ICTs e processi di comunicazione nel promuovere “democrazie di qualità”?
• Quali sono i vincoli che ostacolano e quali le condizioni che favoriscono la realizzazione, nel contesto digitale, dei principi di pluralismo, libertà di espressione e accesso alle informazioni, così cruciali per l’empowerment dei cittadini e la partecipazione democratica?
• Quanto incidono, sulle prospettive della cittadinanza, nodi problematici quali l’affermarsi di pratiche di sorveglianza diffusa, il persistere di divari digitali, le trasformazioni dei processi di governance spinte o promosse dall’evoluzione digitale?
• Come pensare la promozione e la tutela dei diritti umani e dei diritti di cittadinanza, in un contesto in cui sempre più sono la tecnologia e i suoi codici e condizionare l’affermazione e l’esercizio della legge?
Per rispondere a queste domande è importante favorire un confronto fra tradizioni disciplinari distinte: teorie della democrazia, riflessioni sui diritti di cittadinanza e sui diritti fondamentali nella società della conoscenza, studi sul ruolo dei media nella comunicazione e nella partecipazione politica. Sono pertanto auspicabili contributi di carattere teorico e/o empirico che, da prospettive diverse, affrontino il nesso fra nuovi ambienti digitali ed esercizio dei diritti di cittadinanza, e contribuiscano a chiarire quali siano le sfide centrali per l’analisi critica e quali le possibili direzioni di ricerca.
Papers
5.2.1.
Sicurezza pubblica e cittadinanza in rete
Gianpasquale Preite
Abstract: L’utilizzo di internet su scala globale, le specificità funzionali dei nuovi media e la diffusione delle ICTs aprono nuovi scenari di riflessione che coinvolgono modelli sociali, politici ed economici con effetti sulla sicurezza pubblica, sulle forme di partecipazione democratica e sulla tutela della sfera privata.
Se da un lato lo scambio di conoscenza diviene strategico per la gestione del cambiamento, dall’altro è necessario ripensare le condizioni per definire il valore dell’informazione digitale e valutare le aspettative giuridiche, i diritti fondamentali, i diritti di cittadinanza in rapporto a sistemi di governo, pratiche di sorveglianza e nuovi dispositivi di controllo.
Si tratta di una prospettiva di particolare rilevanza se analizzata in termini di sicurezza pubblica, nel cui ordine rientrano la riprogettazione di categorie repressive e la contestuale rivisitazione degli strumenti di tutela legittimati dall’evoluzione del terrorismo internazionale che rappresenta un fattore di accelerazione per lo sviluppo di sistemi ICTs altamente integrati finalizzati a supportare l’azione dei governi e delle autorità nazionali e internazionali nella lotta alla criminalità ed al terrorismo.
In particolare, le attuali esigenze di protezione, sicurezza e prevenzione risultano perseguibili solo attraverso tecniche e dispositivi di controllo in rete che superano i limiti delle tradizionali metodologie di riconoscimento ed in cui il bilanciamento tra sicurezza e privacy richiede la ricerca di un equilibrio dinamico tra esigenze contrapposte.
Con queste premesse l’obiettivo della ricerca è quello analizzare le condizioni per la realizzazione del bilanciamento sicurezza/privacy nella società della conoscenza, in una prospettiva di compatibilità con le garanzie e i diritti dell’era digitale. In particolare, il contributo si propone di presentare un’analisi ricognitiva che dal diritto di habeas corpus della tradizionale cultura giuridica europea, perviene alla garanzia di habeas data, attraverso il processo di autodeterminazione informativa in rete.
5.2.2. Nuovi media e privatizzazione della sfera pubblica
Carlo Formenti
Abstract: Il tema della progressiva erosione del confine fra pubblico e privato - un fenomeno le cui origini vengono fatte coincidere, da autori come Sennett e Habermas, con quelle (ottocentesche) della moderna sfera pubblica borghese – è oggi sempre più al centro dell’attenzione, soprattutto per merito dei teorici della postdemocrazia, i quali, sia pure con accenti diversi (“catastrofici” in Colin Crouch, “euforici” in Derrick De Kerckhove), concordano in merito all’accelerazione che i media elettronici in generale e i nuovi media digitali in particolare sembrano avere impresso al processo di “privatizzazione” della politica. Prendendo le mosse da questo dibattito teorico, l’intervento si propone di analizzare criticamente le ragioni del radicale ridimensionamento che stanno subendo le aspettative di “democratizzazione” (intesa come estensione delle opportunità di partecipazione dal basso dei cittadini alla definizione dell’agenda politica e dei processi decisionali) alimentate dalla “rivoluzione digitale” degli anni Novanta. L’effetto politico delle trasformazioni tecnologiche e culturali legate al diffondersi delle cosiddette tecnologie del Web 2.0 (come blog e social network) sembra essere, paradossalmente, quello di alimentare nuove forme di “cyber populismo”, trasferendo nelle mani di ristrette élite emergenti il ruolo di orientare l’opinione pubblica.
5.2.3.
Dall'appartenenza materiale all'appartenenza virtuale? La cittadinanza elettronica tra processi di costituzionalizzazione della rete e dinamiche di esclusione globale
Francesco Amoretti e Enrico Gargiulo
Abstract: La vicenda della cittadinanza moderna evidenzia in maniera efficace le tensioni e le contraddizioni che caratterizzano la storia del sistema capitalistico. In particolare, essa riflette quella tensione tra universalismo e particolarismo che ha contraddistinto e che continua a contraddistinguere tale sistema sul piano economico, politico e sociale. Infatti, l’incremento del catalogo dei diritti attribuiti ad alcune categorie di soggetti, nonostante il messaggio emancipatorio associato a tale incremento, non ha significato l’estensione di questi stessi diritti ad altre categorie di soggetti.
Le recenti versioni in chiave elettronica della cittadinanza (e-citizenship) pongono nuovi interrogativi, e nuove sfide, circa le opportunità di emancipazione che le tecnologie digitali sembrano offrire. Quella “terribile livellatrice” che è la cittadinanza – per usare l’espressione di Hannah Arendt – nella sua versione elettronica sembrerebbe infatti garantire, su scala mondiale, nuove opportunità di partecipazione politica, la piena titolarità di vecchi e di nuovi diritti nonché l’inedita possibilità di esercitarli concretamente. Ma le tensioni che hanno caratterizzato la “vecchia” cittadinanza tendono adesso a ripresentarsi nuovamente: diseguaglianze economiche ed esclusione sociale minano alla base l’azione livellatrice della cittadinanza elettronica; parimenti, questa stessa azione sembra generare, direttamente o indirettamente, nuove modalità di diseguaglianza e di esclusione.
Obiettivo del paper è analizzare – da una prospettiva sistemica e non stato-centrica, nonché da una visione di lungo periodo – la cittadinanza elettronica nei suoi significati e nelle sue trasformazioni. Queste trasformazioni, in analogia con la vicenda della “vecchia” cittadinanza, evidenziano alcune tensioni che sono nuove soltanto nella forma: il processo di costituzionalizzazione della rete sembrerebbe garantire un livellamento delle disuguaglianze, divenendo quasi un preludio all’universalizzazione dei diritti. Tuttavia, le asimmetrie del potere politico ed economico – come, ad esempio, quelle relative alla gestione delle infrastrutture tecnologiche legate al concreto funzionamento di Internet – rendono il cammino universalistico dei diritti di cittadinanza elettronica un percorso, di fatto, drammaticamente particolaristico.
5.2.4.
Investigating Human Rights in the Digital Age. Mapping fundamental rights in Internet Governance debates
Francesca Musiani e Elena Pavan e Claudia Padovani
Abstract: In this paper, we address “human rights in the digital age” as a master frame, one that builds on the convergence of two distinct but interconnected strands: a more traditional one (yet never articulated from a juridical point of view) focused on the “right to communicate/communication rights” concept and a more recent one that focuses on new ICTs. By adopting a constructivist approach that recognizes the role of discoursive interaction in the production of norms in the international context, we investigate the recent evolution of human rights related frames. We do this, by focusing on Internet Governance (IG) debates: an interesting space of discursive interactions that, from a predominantly technical debate, has evolved so as to include issues concerning the social consequences of technical developments. Human and communication rights have been recognized as relevant in this context, yet they do not seem to be adequately articulated. Given its growing relevance in the global policy landscape, the IG domain provides a fruitful case study.
The paper is structured in three parts: the first one offers reflections from a literature review centred around the notino of human rights in the digital context; then a historical review of how these issues have been dealt with in the context of the Internet Governnce Forum (2006-2009) is offered. Finally, through lexicon-content analysis techniques on ten selected documents, we show how the ten-years old idea of a Bill of Rights for the Internet does not reflect the articulation of the broader human rights discourse: some crucial issues remain marginalized while others are still addressed mostly in terms of principles, and not as fundamental rights (e.g. gender, environment, peace, development).
In our concludine remarks, by referring to the above mentioned analytic framework, we discuss two specific themes, deemed as promising for future analyses and political action: Freedom of Expression (a central, controversial theme with a long history) and Access to communication/Digital Divide (a more recent theme, also crucial, for which the controversy is more on definitions than on substance).
5.2.5. Partecipazione e logica democratica delle comunità di creazione online: Partecipazione come ecosistema?
Mayo Fuster
Abstract: Online creation communities (OCCs) constitute forms of collective action based on virtual environments. OCCs are an interesting collective action form from two points of view. OCC are interesting from the point of view of constituting spaces for civic engagement in the dissemination of alternative information and for participation in the public space which could contribute to enriching public discussion in a representative democracy. And, OCCs are also interesting from the point of view of citizen engagement in the provision of public goods and services based on a commons approach, that is provision of public goods not necessarily linked to the state or other conventional political institutions. However, it is needed a critical analysis of the democratic quality of these forms. The tendency to a strong participation inequality is characteristic of most OCCs. Several profiles of participation are distinguished: A very low percentage of committed participants who usually account for a disproportionately large amount of the content; a low percentage of participants that make very small contributions; and, finally, a largest presence of individuals that do not participate. This is known as 90/9/1 law. In order to better understand the 90/9/1 law I will look to the organizational logic of the participation in OCCs. Participation in OCCs seems to loose the dichotomic character based on the criteria of partecipating or not participating. Instead, a conception of participation as an eco-system seems better characterising participation in OCCs. In synthesis, participation is understood as an eco-system in six senses. 1) What is important is that the system is open to participation, but it is not expected that everybody participate and contribute equally; 2) Participation has multiple forms and degrees which are integrated: a critical mass of active developers is essential to initiate the project and maintain the content; weak cooperation enriches the system and facilitates reaching larger fields of information resources; and lurker or non-participants provide value as audience or though unintended participation that improve the system; 3) Participation is decentralized and asynchronous; 4) Participation is in public; 5) Participation is autonomous in the sense that each person decides which level of commitment they want to adopt and on what aspects they want to contribute. 6) Participation is volunteering. Participation is not only deliberation but implementation. The paper will combine results of a statistical web analysis of 50 cases and results from two case studies (Wikipedia and Social Forums). To conclude I will reflect on these emerging features of the organizational logic characteristic of OCCs concerning what they suggests in term of pre-conditions for a democratic organizing and how reshape the dimensions of democratic quality.
5.2.6.
Patrimonio e persona nello spazio cibernetico
Mauro Santaniello
Abstract: Diritti patrimoniali e diritti fondamentali, ossia i due pilastri di quell’impianto di diritti soggettivi assoluti eretto su una matrice liberal-democratica con la dichiarazione universale dei diritti umani, sono da più di un decennio in rotta di collisione nel ciberspazio. L’espansione delle norme a tutela dei primi entra sempre più spesso in attrito con gli spazi di garanzia assicurati ai secondi, ed in alcuni significativi casi, diritti di proprietà e diritti della persona sono diventati tecnicamente inconciliabili. L’espansione delle tutele legali al patrimonio avviene inoltre in maniera asimmetrica, a beneficio esclusivo dei soggetti proprietari di parti considerevoli della cultura contemporanea, e misconoscendo sistematicamente i diritti patrimoniali di milioni di produttori di conoscenza.
Nel lavoro che si propone, questa tesi viene argomentata e discussa ricorrendo a tre casi empirici esemplificativi di altrettante tendenze attualmente riscontrabili negli spazi della rete: a) l’articolazione legale delle licenze d’uso del software proprietario, che esemplifica la tendenza ad accordare garanzie giuridiche ai diritti patrimoniali anche quando questi sono in contrasto con i diritti della persona; b) la parabola economica di YouTube, che illustra la reale natura dei rapporti di produzione occultati dall’ideologia del Web 2.0; c) le direzioni imboccate dallo sviluppo tecnologico di Google che, promuovendo di fatto un ritorno al mainframe, sintetizza pressoché tutti gli aspetti di quella controrivoluzione che dal 1995 ad oggi ha stravolto i tratti politico-costituzionali della Rete.
5.2.7.
Per una tipologia delle politiche pubbliche europee per la cittadinanza elettronica
Tommaso Ederoclite
Abstract: Il paper ha come oggetto di analisi i processi di formazione delle politiche pubbliche europee attivati dalla Commissione Europea per lo sviluppo, la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza nella società dell’informazione.
A partire dalla documentazione programmatica, strategica e legislativa della Dirigenza Generale per la Società dell’Informazione e la Comunicazione (DG INFSO) nel periodo che comprende la V (Prodi, 1999/2004) e la VI (Barroso, 2004/2009) Legislatura europea, si proverà ad identificare le variabili utili per la costruzione di una tipologia delle politiche pubbliche europee per la cittadinanza elettronica.
A tal fine, l’analisi sarà rivolta a) al processo costitutivo europeo delle pratiche per la promozione della partecipazione dei cittadini alle attività amministrative attraverso le ICTs; b) al ruolo distributivo che hanno avuto le politiche pubbliche per la cittadinanza elettronica nel definire linee di finanziamento specifiche a supporto degli interventi nelle regioni d’Europa; c) alla funzione regolativa che dette policy hanno provato a svolgere nel sistema europeo di governance complessa.
5.3 Processi di disintermediazione e nuovi media
Chairs: Lorenzo Mosca e Cristian Vaccari
Discussants: Sara Bentivegna e Giorgio Grossi
Abstract:
I processi di disintermediazione favoriti dai nuovi media permettono la produzione di flussi informativi autonomi, che aggirano il gatekeeping sia degli attori politici, sia dei media tradizionali. Se i giornalisti mantengono una rilevante funzione di filtro fra la società e la sfera pubblica mediatizzata, essi sono sfidati, da un lato, dalla proliferazione di mezzi di comunicazione alternativa soprattutto online (webradio, portali, blog, forum, ma anche telestreet etc.), dall'altro, dalla possibilità di auto-rappresentazione degli attori politici e sociali che i nuovi media mettono in campo, anche attraverso la diffusione di strumenti per il social networking (FaceBook, MySpace, Twitter, etc.). A loro volta, questi spazi consentono ad attori estranei alla sfera politica istituzionale di organizzarsi autonomamente e, in alcuni casi, di partecipare incisivamente alla vita pubblica. Come cambia quindi il funzionamento della sfera pubblica e della comunicazione politica? Come muta il rapporto fra emittenti e riceventi laddove si verificano fenomeni di disintermediazione? A quali condizioni si possono aprire spazi concreti di partecipazione per attori esterni alla sfera istituzionale? Quali strategie sono attuate dagli attori politici per sfruttare queste opportunità e in quale misura essi sono interessati a farlo?
Nel corso dell'ultimo decennio la letteratura scientifica sul tema ha proceduto ad analisi comparative della presenza online di partiti politici e sindacati, istituzioni rappresentative, individui e gruppi della società civile o di questi diversi attori contemporaneamente. Lo strumento che in molti di questi casi è stato utilizzato per la rilevazione dei dati è il codebook per l'analisi dei siti web. In altri casi si è proceduto invece ad interessanti analisi di tipo qualitativo che hanno però mostrato il limite di focalizzarsi su singoli studi di caso.
Se le analisi appena richiamate si concentrano prevalentemente sul livello organizzativo (meso), nella ricerca sul livello individuale (micro) il ricorso a inchieste campionarie è stato episodico e spesso privo di alcuna capacità di generalizzazione. Questo perché i sondaggi effettuati fino ad oggi hanno sovente oscillato fra studi rappresentativi dell'intera popolazione – in cui solo un numero molto ridotto di indicatori era focalizzato sull'uso di internet – e sondaggi su campioni auto-selezionati di utenti internet con batterie anche molto articolate di indicatori su consumo e produzione di informazione online. Inoltre, in letteratura sono assenti ricerche longitudinali sugli utenti.
Questo panel intende raccogliere contributi che abbiano ad oggetto processi di disintermediazione favoriti dall’uso dei nuovi media sia a livello individuale sia a livello organizzativo. Sono particolarmente benvenute proposte che incrocino il dato quantitativo con quello qualitativo e che interpretino i risultati della ricerca alla luce di fattori di contesto, istituendo un collegamento fra ambiente online ed offline.
Papers
5.3.1. Mediatizzare per disintermediare: il parlamento italiano alla prova tecnologica
Rosanna De Rosa
Abstract: Il paper propone un'analisi istituzionale del parlamento italiano con l'obiettivo di comprendere se e come le sue funzioni stanno cambiando in ragione dell'introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei processi decisionali. Integrando la prospettiva macro (qual è l'impatto delle nuove tecnologie sul Parlamento nel suo insieme) alla prospettiva micro (come i parlamentari usano le Icts per comunicare con i media e con il proprio elettorato), si cercheranno di evidenziare i processi attraverso i quali il parlamento italiano risponde alla sfida tecnologica. In tale contesto, si analizzeranno in particolare: a) i processi di mediatizzazione grazie ai quali il Parlamento prova ad incidere sul suo assetto istituzionale ed a ritagliarsi uno spazio riservato di visibilità, b) l’utilizzo dei nuovi media come strategia per rinegoziare la centralità dell’istituzione nell’arena politica, c) la constituency communication come funzione istituzionale non accessoria della democrazia complessa.
5.3.2. Towards a Virtual Constituency? Comparative dimensions of MEPs online and offline constituency orientations
Jordanka Tomkova
Abstract: Little is known about ways through which members’ of the European Parliament (MEPs) incorporate Internet usage in their constituency work, but even less so is known the extent to which Internet usage affects the latter. Given that the constituency function (of MEPs) is primarily a communicative one, the principal question in the proposed paper is the extent to which MEPs exploit on-line platforms in their constituency work. And if so, how? Does the Internet platform enable MEPs to communicate differently and more directly with their constituents than they would via traditional media? In other words, is it conceivable that some conventional (offline) communicative aspects pertaining to constituency work are being entirely shifted online and new forms of MEP-public/ constituency outreach are thereby facilitated? Or, alternatively, is Margolis and Resnick’s (2001) politics as usual (null) hypothesis valid – does MEPs’ use of the Internet simply emulate political communicative behaviour that MEPs already conduct offline?
To answer the above questions, unlike most approaches in Internet studies which tend to focus on online dimensions exclusively, the proposed paper takes an online–offline comparative approach. It measures and compares two dimensions of MEPs’ constituency outreach – i) explanation of political positions and ii) promotion of casework - both online and offline. Data used for the paper are supplied by the author’s recently conducted (2009) on-line survey of MEPs (2004-2009 session, N=159), website(s) coding and 21 interviews with MEPs. In addition to the concluding findings emerging from the survey, the paper equally tests the extent to which theoretical constructs from the offline world can be effectively applied to observe online behaviour.
5.3.3. The paradox of ‘‘the autonomisation of discourse diffusion’’: the case of the Internet use by French political parties
Gersende Blanchard
Abstract: The aim of this contribution is to assess what can be identified as a paradox of autonomous information diffusion in the context of online communication by French political parties. The use of the Internet enables entities, including political parties, to publicise directly their own messages, bypassing the journalists’ mediation and functions traditionally assumed by information mass media. Consequently, information can be diffuse directly by its source. However, the analysis of ten French political parties’ websites demonstrates that the majority of them reproduce information initially produced and edited by traditional mass media. While interviews of political parties’ webmasters indicate that the Internet should be an opportunity to bypass gate-keeping practices, the content of some French parties’ websites appears as a paradox. In reference to Daniel Dayan and Elihu Katz and their analysis of “disintermediation” process (Dayan & Katz, 1993), the presence of this kind of content on parties’ websites can be identified as a phenomenon of “re-intermediation” process, political parties assuming a selection function in addition to the one already undertaken by journalists. Such a situation illustrates the overlap of mediations rather than their disappearance. Moreover we notice the redefinition of the role of traditional information mediators.
The purpose of this contribution is to demonstrate that mediations have become more complex; new types of actors, mastering new models of delivering and diffusing political information, have managed to make their way in the field of political communication. The questions of political communication evolution and the characteristics of the public sphere are raised.
5.3.4. La propaganda negativa e il web. Il caso americano
Marco Morini
Abstract: Le ultime presidenziali hanno evidenziato e confermato due caratteristiche essenziali delle campagne elettorali statunitensi recenti: il negative campaigning come tecnica di propaganda e l’utilizzo dei nuovi media come mezzo privilegiato di comunicazione e mobilitazione elettorale.
Questo lavoro propone una classificazione organica della propaganda negativa e della struttura delle campagne elettorali in genere. Evidenziando, in particolare, l’emergere di una nuova tipologia di propaganda negativa, forgiatasi attraverso il sostanziale anonimato garantito dal web.
La crescente importanza di internet come canale di comunicazione politica porta a ipotizzare l’esistenza di campagne elettorali a doppia struttura: una campagna “aperta”, ufficiale; e una faccia nascosta, preposta alla diffusione degli attacchi più virulenti. Inoltre, nella campagna nascosta, il candidato può non essere il committente della propaganda e sfruttare l’azione di gruppi indipendenti o di singoli utenti del web.
Sotto questo aspetto, approfondiremo il caso estremo di negative campaigning, cioè quella che definiamo calunnia elettorale.
Attraverso la Rete si possono infatti lanciare anonime campagne di attacchi personali, alle quali è difficile controbattere efficacemente, stante la sostanziale anarchia del web.
La nostra opinione è che il mudslinging leda le fondamenta del dibattito democratico.
Nello specifico abbiamo analizzato il caso “Obama è musulmano”, osservando come una semplice calunnia, seppur basata su elementi reali di possibile suggestione, possa influenzare una quota di elettorato non marginale.
Tuttavia, dimostreremo come è proprio quando la calunnia emerge da internet e si propaga ai media tradizionali ed al grande pubblico che trova la sua fine. Messa di fronte alla verifica del proprio contenuto, il messaggio non regge e il caso si sgonfia.
5.3.5. La comunicazione politica cross-mediale. Il caso YouDem
Francesco Ruscelli
Abstract: Il progetto YouDem del Partito Democratico rappresenta un originale esempio di sperimentazione di un sistema di comunicazione politica fondato sul principio della cross-medialità: tale principio - nell’applicazione che ne ha fatto questo partito politico - si basa sull’utilizzo congiunto e complementare di più strumenti di comunicazione; un canale TV satellitare, un portale internet che utilizza oltre a blog, forum, etc anche strumenti per il Social networking on-line - come Facebook, Twitter, Flickr, YouTube, etc. - e di Social bookmarking - che consentono di condividere notizie -, su una social TV, su una webradio, oltre che su un quotidiano in carta stampata.
Un approccio cross mediale di questo tipo consente al PD oltre ad un utilizzo della rete nella sua dimensione verticale anche la compresenza di un flusso comunicativo orizzontale interattivo che sfruttando l’opportunità dell’uploading di contenuti video resa possibile dai nuovi media ha nella nuova figura dell’utente-militante uno degli elementi più interessanti di caratterizzazione e novità politica rispetto al passato; l’aumento della produzione di flussi informativi autonomi consente, inoltre, al PD di implementare la funzione di disintermediazione della comunicazione garantendo al partito un proprio autonomo flusso comunicativo di informazioni e di messaggi politici in grado limitare ulteriormente l’effetto di intermediazione giornalistica operato dai media tradizionali.
Nell’affrontare le caratteristiche generali della comunicazione politica cross-mediale di questo partito e concentrandoci in modo specifico sul caso YouDem cercheremo di comprendere come sia nato questo progetto, se vi siano stati o meno modelli ispiratori, come funzioni e quali ne siano le caratteristiche e le utenze, nonché l’utilizzo che sta avendo e le prospettive future del progetto stesso.
5.3.6. Il repertorio di comunicazione dei centri sociali attraverso le applicazioni del web 2.0
Alice Mattoni e Matteo Cernison
Abstract: La diffusione delle cosiddette applicazioni del Web 2.0, come i servizi di “social networking” Facebook e Myspace e i portali come Flickr e Youtube, è spesso considerata un elemento in grado di influire sulla capacità dei movimenti sociali di diffondere informazioni senza ricorrere ai media tradizionali e sull’abilità di rafforzare la rete di comunicazione tra gli attivisti. L'articolo presenta uno studio preliminare sul modo in cui un campione di centri sociali utilizza le applicazioni del Web 2.0. Numerose ricerche empiriche si concentrano sull’interazione tra una particolare tipologia di attore sociale e uno specifico servizio Web 2.0, ma sono ancora rari gli studi che comparano l’utilizzo di diverse applicazioni Web 2.0 da parte della stessa tipologia di attore. L’articolo si propone di colmare questo vuoto, attraverso una mappatura preliminare del repertorio di comunicazione online di un campione di centri sociali italiani.
La prima parte discute la rilevanza di questo genere di studi comparativi per approfondire alcuni concetti emergenti negli studi di comunicazione politica, come quello di ‘disinteremediazione‘ e ‘repertorio di comunicazione’. La seconda parte considera le scelte metodologiche necessarie per affrontare studi comparativi focalizzati non tanto un singolo studio di caso, ma sulla ricostruzione analitica del repertorio di comunicazione online. L’intento è di comprendere le diverse strategie comunicative utilizzate dagli attori politici e i diversi effetti sui processi di disintermediazione, derivanti sia dalla struttura specifica dell’applicazione Web 2.0 osservata, sia dalle scelte dell’attore politico in questione. Le conclusioni presentano un modello preliminare di repertorio di comunicazione basato sul Web 2.0.
5.3.7. I social media fra partecipazione e networked individualism
Giovanna Mascheroni
Abstract: A cavallo fra il 2008 e il 2009 abbiamo assistito all’imporsi del fenomeno dei social network anche in Italia, dove gli iscritti a Facebook sono cresciuti dai 250.000 circa del gennaio 2008 agli oltre 9 milioni e mezzo dell’aprile successivo. Non stupisce, quindi, che in occasione della campagna per le Europee, la presenza online di partiti e candidati sia stata massiccia anche nei social media. La potenzialità del web 2.0 quale rimedio alla disaffezione giovanile per la politica è un topos ricorrente nel dibattito scientifico e giornalistico (Loader 2007). Tuttavia gli usi dei social media come risorse per la partecipazione politica giovanile sono ancora un tema poco esplorato. Il paper discute i risultati di uno studio a carattere esplorativo, che ha combinato l’analisi della comunicazione politica istituzionale (siti, blog, profili e gruppi di fandom politico in Facebook, canali YouTube) con una prima e parziale esplorazione dei significati attribuiti alle pratiche comunicative top-down e a quelle “dal basso” nella cultura giovanile contemporanea. Due sono le tendenze emerse dai focus group: da un lato il web 2.0 si conferma uno strumento per mobilitare solo chi possiede già un interesse verso la politica (Couldry et al. 2007). Dall’altro, le pratiche di partecipazione online si collocano all’interno di mutamenti sociali più ampi, come l’emergere di un nuovo modello di socialità - il networked individualism di Castells (2001) – e l’affermazione di pratiche di cittadinanza che hanno al centro l’identità e gli stili di vita, come nel consumerismo politico (Micheletti et al. 2003; Ward 2008).
5.3.8. Elections, Society and Cyber-Political culture: Use of new technologies during the 2008 Spanish General Election
Monica Poletti e Víctor Sampedro
Abstract: In this paper we analyze the increasing importance of new technologies in the Spanish political context, during the general election of 2008. Our aim is to document present changes and future trends of cyber political culture in Spain and more generally in Southern European countries. The perspective is bottom up: we compare uses, motivations and perceptions that several groups of citizens hold about ICT innovative trends and of their political, electoral and democratic impact. People were selected on the dimensions of age, political ideology and activism profile, and two discussion groups were organized for each dimension, for a total of six. We explore whether a generational digital divide exists, or whether ideological self-positioning and partisan or social activism make a difference. The resulting picture is a complex one, in which traditional differences among groups blur, no clear difference between technophobes and technophiles can be drawn, and pro-democratic tones are used together with harsh criticism of the use that political parties make of ICT.
5.4 Arena mediale e visibilità degli attori sociali
Chairs: Carlo Sorrentino
Discussants: Franca Roncarolo e Rolando Marini
Abstract:
L’idea al centro del workshop è quella di analizzare e riflettere sull’arena mediale come “luogo” di costruzione negoziale della visibilità e dello standing degli attori politici e di quelli sociali che assumono un ruolo pubblico, con particolare riferimento agli attori non tradizionali, come i movimenti e i gruppi di pressione.
I processi di accesso all’arena dei grandi media informativi determinano trasformazioni dell’agenda pubblica, con l’ingresso di nuovi temi o con il cambiamento dei frames di temi preesistenti.
Qual è la permeabilità dei sistemi dell’informazione al protagonismo dei movimenti e dei gruppi di pressione? Quali ne sono i fattori di facilitazione o di ostacolo? Quale ruolo svolge il news management da parte delle organizzazioni più attrezzate? Quale ruolo hanno gli eventi e gli pseudo-eventi?
Papers
5.4.1. La pluralizzazione dell’arena mediale nella sfera pubblica europea: un confronto tra i giornali di Francia, Germania e Italia
Rolando Marini
Abstract: Oggetto del presente studio è la visibilità degli attori politici e sociali nella stampa “di qualità” di Francia, Germania e Italia. I temi pre-selezionati sono tre: immigrazione, carovita ed energia. Il periodo campione è giugno – novembre 2008; le testate sono due per paese.
Le differenze tra i paesi evidenziano non soltanto le diversità storiche e strutturali dei rispettivi sistemi dell’informazione, ma anche differenti esiti dei processi di legittimazione socio-politica degli attori non partitici. Lo stesso modo di costruire i frames dei temi mostra tali differenze.
I risultati testimoniano anche un rapporto peculiare che in ciascun paese si determina tra sfera politica, sistema dell’informazione e opinione pubblica.
5.4.2.
L’investitura del leader: il discorso politico nel media event
Enrico Caniglia
Abstract: All’interno dell’arena politica mediale, il media event è ormai tra i pochi spazi pubblici in cui è possibile realizzare alcuni importanti riti simbolici della politica, come l’investitura del leader. Gli studi tradizionali hanno evidenziato il suo aspetto di pseudo evento, con i suoi annessi effetti simbolici. Poco spazio è stato riservato all’elemento centrale dei media event, l’oratoria e il discorso del leader investito. Attraverso un approccio mutuato all’etnometodologia, il paper vuol evidenziare come il discorso del leader non è solo un pronunciamento unilaterale e meramente funzionale alla teatralità dell’evento, ma sia al contrario una sorta di comunicazione dialogica che lancia o arricchisce il flusso della campagna permanente. A questo scopo, l’analisi si concentrerà sul discorso di investitura di Obama e sul discorso di Silvio Berlusconi al primo Convegno del Pdl, trasmesso in diretta da una televisione nazionale.
5.4.3. La ricerca della visibilità attraverso culture di comunicazione politica diversificate: movimenti e partiti in Siria, Palestina e Giordania.
Enrico de Angelis
Abstract: LLe recenti trasformazioni nella comunicazione politica araba hanno portato a delineare “sistemi di comunicazione politica” al cui interno convivono molteplici “culture della comunicazione politica”, nella definizione di Blumler e Gurevitch, con identità riconoscibili e distinte l’una dall’altra.
La profondità e la qualità delle differenze tra le culture professionali giornalistiche, tra le modalità di relazione tra giornalisti e politici, nelle concezioni del ruolo della politica e della stampa, nella vocazione globale, regionale o locale espressa dalle varie testate, dipingono un’arena mediale difficilmente riconducibile a un solo linguaggio o modello di comunicazione politica.
L’intreccio tra il processo di modernizzazione così come è stato vissuto dalle realtà arabe e l’impatto della globalizzazione dei media che, in seguito all’avvento dei media transnazionali arabi, ha acquisito in quest’area una rilevanza maggiore che altrove, ha portato alla formazione di sistemi di comunicazione politica caratterizzati da forti discrasie e contraddizioni.
Il paper intende analizzare le strategie di visibilità e di negoziazione del significato adottate da movimenti e da partiti costretti a muoversi in un ambiente le cui coordinate di orientamento cambiano radicalmente a seconda dei media utilizzati, se di tipo nazionale, regionale o internazionale, se espressione dei governi non democratici arabi o di imprenditori privati, prendendo in esame il caso di Siria, Giordania e Palestina, al cui interno le liberalizzazioni mediatiche hanno raggiunto uno stadio più avanzato e dove l’arena mediatica internazionale svolge un ruolo particolarmente rilevante.
5.4.4. Open source, età della fibra e Commons nel caso 'Pirate Bay' e Partito dei Pirati
Alessandro Cozzutto
Abstract: L’avvento dell’età della fibra, seguìto all’adozione di massa delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sembra configurare, all’interno del sistema-mondo, l’emergere di relazioni politiche, economiche e socioculturali completamente nuove e potenzialmente liberatrici, nel lungo percorso che dal linguaggio binario porta alla rivoluzione open source e al “Web 2.0”.
Il lavoro analizza il persistere invece di precise dinamiche relazionali, sorte in età moderna, nel passaggio da tecnica a tecnologia, nella sostituzione della piramide con la rete nella rappresentazione simbolica dei rapporti di potere. Potere inteso come triplice appropriazione e mobilitazione: dei rapporti di forza, dei rapporti di conoscenza e del pregiudizio.
L'analisi si concentra particolarmente sul concetto di “Commons”, quale nuova moneta di scambio nelle relazioni non solo economiche, ma anche politiche e soprattutto sociali, degli attori che cooperano e competono nello spazio intonso del world wide web.
Nell'età della fibra cui giungono le società che convertono i propri sistemi produttivi in sistemi basati sullo scambio delle informazioni, l'iperinflazione delle stesse obbliga alla trasformazione della massa informe di dati, che attraversano il pianeta globalizzato, in nuovi elaborati modelli imprenditoriali e sistemi di conoscenza.
Nella trasformazione, nelle resistenze e delle nuove categorie associate alla versione digitale del sistema storico capitalista, si aprono nuove interessanti prospettive per le scienze sociali nel loro complesso.
L'articolo si concentra in particolare sul recente caso del partito svedese dei 'pirati', in grado di ottenere un seggio alle elezioni europee del Giugno 2009, grazie a un lungo lavoro di sensibilizzazione, intorno alle tematiche del libero accesso alla conoscenza, ma anche grazie all'onda emotiva generata in Svezia dalla condanna in primo grado dei gestori del sito 'piratebay.org'.
5.4.5. La Chiesa nel dibattito pubblico
Rita Marchetti
Abstract: Il paper che si intende presentare analizza la copertura giornalistica delle dichiarazioni dei maggiori esponenti del mondo cattolico italiano sui principali quotidiani nazionali. In particolare, sono stati esaminati gli articoli che riprendono le prolusioni del cardinal Bagnasco, in occasione delle assemblee generali della Conferenza Episcopale Italiana.
Superato il riconoscimento in uno specifico partito di riferimento, la Chiesa cattolica diventa un attore autonomo che agisce e si esprime all’interno dell’arena mediale. La costruzione della sua visibilità passa attraverso un processo negoziale tra media e strutture informative ecclesiali (uffici stampa e quant’altro) sempre più organizzate.
Dallo studio emerge che la presenza della Chiesa nei media è pressoché costante, con picchi di presenza in occasione di casi particolarmente controversi. Nei suoi pronunciamenti si appella a quei valori universalistici che costituiscono un sostrato diffuso nella società italiana, tanto da far convergere verso le sue posizioni anche personaggi di area apertamente laica. L’obiettivo sembra essere quello di costruire un modo di pensare di lungo periodo e quanto più diffuso possibile.
5.4.6.
Tocca a noi! Giovani e nuove forme di comunicazione politica
Sara Minucci
Abstract: Dal 18 novembre 2008 il canale televisivo ‘all music’ Mtv Italia ha lanciato la campagna “Tocca a noi. Le cose non vanno cambiamole ora” con l’obiettivo di promuove l’attivazione e la partecipazione dei giovani italiani alla vita politica. Il progetto prevede l’elaborazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare ad opera di studenti e ricercatori universitari su un tema selezionato dai giovanissimi spettatori di Mtv. Questi partecipano alla definizione dei contenuti attraverso interventi sul blog dedicato all’iniziativa aperto sul sito www.mtv.it. Alla fine del processo, la proposta di legge sarà presentata in Parlamento per chiederne l’approvazione.
Coniugando le potenzialità di influenza del mezzo televisivo (sono in campo i canali in chiaro e via satellite di Mtv Italia) con le possibilità di mobilitazione favorite dalla rete, la campagna “Tocca a noi” si impone come un case-study privilegiato nel quadro degli studi sull’agenda setting, poiché si configura nei fatti come un’azione di condizionamento dell’agenda politica.
Questo lavoro si inserisce nella prospettiva dell’agenda building, ipotizzando che una strategia di questo tipo possa dimostrarsi un nuovo efficace strumento di comunicazione politica per un pubblico fortemente targettizzato sul segmento sociale giovanile che, come è noto, rappresenta l’utenza principale sia dei canali ‘all music’ sia della rete Internet.
5.5 La campagna elettorale e le elezioni europee (2009)
Chairs: Guido Legnante e Franca Roncarolo
Discussants: Gianfranco Baldini e Giorgio Grossi, Daniele Albertazzi e Carlo Marletti
Abstract:
Questo panel è aperto a contributi sulla campagna elettorale e le elezioni europee del giugno 2009. Il voto europeo del 2009 costituisce un’occasione di riflessione sulle campagne elettorali italiane e in prospettiva comparata. La natura “di secondo ordine” delle elezioni europee suggerisce che a seconda del diverso momento del ciclo elettorale in cui esse hanno luogo, governi e opposizioni dei paesi al voto possano mettere in atto strategie elettorali differenti. Un altro oggetto di riflessione può essere costituito dallo svilupparsi delle diverse agende politiche nelle campagne elettorali, più o meno centrate su temi domestici oppure europei o internazionali. Infine, questo panel è aperto anche ad analisi dedicate allo studio degli “effetti” della campagna sul clima di opinione prima e sul risultato elettorale poi.
Il panel incoraggia proposte di analisi teorica e soprattutto ricerche empiriche da parte dei gruppi di ricerca impegnati sul terreno dell’offerta mediale e della sua fruizione-ricezione da parte dei cittadini.
Papers
5.5.1.
I Partiti Politici e le Elezioni del Parlamento Europeo. Un'Analisi Comparata dei Programmi Elettorali nell'Europa Allargata
Edoardo Bressanelli
Abstract: Mentre numerosi contributi di ricerca hanno investigato il comportamento degli elettori e le performance dei partiti in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, la nostra conoscenza della loro proposta elettorale rimane piuttosto vaga. Si è in genere ritenuto che – essendo le elezioni europee notoriamente di “secondo ordine” - le agende elettorali dei partiti riflettessero divisioni e priorità nazionali (Reif, Schmitt, 1980). D'altra parte, il Parlamento Europeo è rimasto per lungo tempo una mera camera di consultazione, con scarsi poteri di influenza sulla legislazione comunitaria e controllo dell'esecutivo. Per i partiti nazionali, la mobilitazione dell'elettorato non poteva che esprimersi su issues nazionali. Altrove, si è invece argomentato che le elezioni europee sono sì incentrate su tematiche europee ma, a discapito dell'effettiva rappresentanza dei cittadini dell'Unione, si focalizzano sui grandi temi costituzionali, come la riforma dei Trattati, dove però il Parlamento Europeo ha poteri assai limitati (Mair, 2000).
Elaborando i dati di codifica dei programmi elettorali per le elezioni europee raccolti dall'EuroManifesto Project dell'Università di Mannheim, questo lavoro si propone - attraverso una rigorosa analisi empirica del loro contenuto - di fornire un preliminare riscontro alle tesi avanzate in letteratura. Ci si concentrerà, in particolare, sui seguenti interrogativi: quanto, e come, si parla di Unione Europea nei programmi elettorali dei partiti europei e, in particolare, di quelli italiani? Dalle prime elezioni dirette ad oggi, si sono registrati cambiamenti nella 'salienza' elettorale della CE/UE? Esistono differenze significative tra i programmi dei partiti della 'Vecchia Europa' e quelli dei nuovi Stati Membri, entrati nell'Unione nel 2004?
5.5.2.
Le posizioni programmatiche dei partiti italiani in occasione delle elezioni europee
Nicolò Conti e Vincenzo Memoli
Abstract: La natura di secondo ordine delle elezioni europee è nota. Questa particolare natura dello scrutinio prevede, in occasione della campagna elettorale, una mescolanza, ma più spesso una prevalenza, di issue relative alla sfera domestica a quelle specifiche dell’arena europea. In tal senso, l’Italia non fa eccezione. Tuttavia, in occasione del voto europeo, i partiti italiani sono molto attivi nell’elaborazione di piattaforme programmatiche proprie, alquanto articolate sotto il profilo delle posizioni sull’UE e sul processo di integrazione. Da queste piattaforme emerge una visione di Europa differenziata sotto il profilo dei giudizi e delle preferenze, con elementi di analogia e di diversità rispetto al posizionamento delle famiglie partitiche europee sugli stessi temi. Il paper si propone di descrivere in maniera approfondita le preferenze dei partiti italiani su una serie di dimensioni specifiche del processo di integrazione europea, accompagnando all’analisi del 2009, un’analisi diacronica che metta in luce l’evoluzione di tali preferenze nel tempo. Inoltre, lo studio si propone di spiegare le posizioni partitiche prendendo in esame le principali teorie emerse dalla ricerca comparata, per concludere con una valutazione della collocazione del caso italiano rispetto ai principali pattern pan-europei.
5.5.3.
La campagna per le elezioni europee così come riportata dai giornali televisivi
Stefano Mosti e Juan Canseco
Abstract: La tendenza manifesta nei paesi membri dell’UE è quella di considerare le elezioni europee come un appuntamento importante per testare la popolarità del governo nazionale in carica. Un’analisi sistematica delle informazioni veicolate dai media aiuterà a capire quale sia stata l’immagine dell’Europa presentata alla cittadinanza, e a quale dimensione sia stata data maggiore enfasi, se a quella europea o a quella nazionale. L’analisi del contenuto è uno strumento fondamentale che ci aiuterà a determinare la natura della copertura che i giornali TV hanno fatto della campagna politica per le elezioni europee. Il corpus di analisi ha incluso tutti i telegiornali di day-time e prime-time delle reti nazionali durante mesi della campagna politica per le elezioni europee (marzo, aprile, maggio e la prima settimana di giugno). Tutte le notizie che coinvolgevano le istituzioni o i temi europei sono state analizzate attraverso una scheda di rilevazione contenente le seguenti varabili: 1) Frames: si tratta dei quadri esplicativi attraverso cui la notizia è selezionata, interpretata e spiegata. In altre parole, al di là dello specifico tema a cui si riferisce la notizia, il framing isola le modalità di costruzione dell’evento attraverso cornici di senso desumibili dal dato testuale. 2) Le dimensioni dell’Europa: si tratta dei contesti di riferimento a cui è ascrivibile l’azione comunitaria così come presentata dal racconto giornalistico. Le dimensioni individuate sono l’Europa politica, l’Europa economica, l’Europa sociale e l’Europa dell’innovazione e della ricerca. 3) I focus tematici: ci si riferisce qui agli elementi che vengono maggiormente enfatizzati all’interno della costruzione giornalistica della notizia in termini di fatti, valori o progetti. 4) Azione democratica: si tratta delle modalità attraverso cui l’azione dell’Unione Europa viene rappresentata in termini di rapporto con i cittadini e legittimità dell’azione istituzionale. I tipi di azione individuati includono i processi di consultazione, partecipazione, decisione e amministrazione. Per ultimo, l’analisi quantitativa servirà a determinare quale sia stato il peso dato dalle testate giornalistiche televisive alle tematiche europee durante questi mesi di campagna per le elezioni europee.
5.5.4.
Campagna elettorale per le europee 2009: la visibilità femminile nei programmi Rai
Monia Azzalini
Abstract: Negli ultimi dieci anni, la rappresentanza femminile italiana al parlamento europeo è cresciuta dal 19% del 1999 all’attuale 25%, secondo i risultati ancora provvisori del 18 giugno, in attesa della tornata costitutiva. Molto lentamente il divario di genere, derivato dalla storica esclusione delle donne dalla sfera politica, anche in un paese come l’Italia ufficialmente senza quote, si sta riducendo, a partire dalle candidature. Le donne aspiranti a un seggio a Strasburgo erano infatti quest’anno il 32%, forse non casualmente una percentuale vicina a un terzo degli 828 candidati complessivi, una quota che rispetta per approssimazione la tacita regola dei due terzi contenuta in un disegno di legge mai approvato dal parlamento italiano eppure prassi ormai in vigore in molti gruppi/partiti italiani alle varie tornate elettorali. Una regola che forse aiuta ma non garantisce grandi successi elettorali alle donne che perdono parecchi punti nel passaggio dalle candidature all’elezione; evidentemente per qualche ragione che si annida nel voto ma probabilmente anche nel sistema di formazione delle liste e delle ripartizione dei seggi. E la televisione? Che ruolo ha giocato? Ha contribuito a dare alle donne -in politica sempre sotto-rappresentate dal piccolo schermo- un po’ di visibilità? I dati elaborati dall’Osservatorio di Pavia consentiranno di conoscere il grado di rappresentanza femminile negli spazi televisivi della politica durante la campagna elettorale, di interrogare alcuni meccanismi della politica attraverso l’analisi della comunicazione per i diversi generi televisivi, per rete e per coalizione o partito politico; infine qualche approfondimento sui temi nell’agenda delle donne politiche che hanno avuto maggiore visibilità nel periodo considerato potrà concorrere a comprendere meglio quali sono i meccanismi che agevolano la visibilità delle politiche in TV.
5.5.5.
Political campaign, government approval and EU elections
Paolo Bellucci, Diego Garzia e Martino Rubal Maseda
Abstract: Whether EU elections are best seen by citizens as secondary elections or truly European ones is a matter of scholarly debate. This paper tests the second-order (or mid-term) hypothesis in the 2009 elections by analysing the impact of government approval and visibility on the electoral outcome of incumbent governments. The timing of the EU election within the national election-cycle contributes to the framing of the political contest and exerts an influence on citizens' political behavior.
5.5.6.
Il governo Berlusconi tra campagna permanente e voto europeo: indizi di un nuovo corso politico?
Giuliano Bobba
Abstract: Coniata nei primi anni ’80 da Sidney Blumenthal in riferimento al caso statunitense, l’espressione “campagna permanente” designa l’affermarsi di una nuova modalità di relazione tra governo e cittadini nella costruzione e gestione del consenso. In particolare questa teoria spiega come durante l’intero mandato l’azione di governo punti a coniugare in un unico processo l’attuazione di politiche pubbliche e la realizzazione di strategie comunicative, al fine di definire un clima d’opinione favorevole alla riconferma dell’incumbent.
Per quanto riguarda il caso italiano, la campagna permanente si è invece sviluppata in maniera peculiare, amplificando il ricorso sistematico a pratiche di promozione e di controllo dell’opinione, senza che queste fossero connesse alla realizzazione del programma di governo. Strutturata in questo modo la campagna permanente italiana ha comportato, negli ultimi due cicli elettorali, la costruzione di un clima di opinione contrario al governo in carica ed ha finito per avere dei risultati opposti rispetto a quelli attesi: invece di incrementare la credibilità del governo ha contribuito a delegittimarlo, invece di favorire la stabilità con la conferma dell’incumbent, ha facilitato l’alternanza premiando il challenger.
A partire dal 2008, tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato. I primi dati relativi all’azione del nuovo governo Berlusconi (IV) mostrano un consenso intorno all’esecutivo mai registrato in precedenza che non è stato intaccato dai primi test elettorali, ma ne è semmai uscito rinforzato.
Partendo da queste considerazioni e concentrandosi sull’appuntamento elettorale europeo, il paper si propone di verificare se l’attuale idillio tra Berlusconi e gli elettori debba considerarsi frutto di una situazione contingente, oppure se si fondi su basi nuove che coniugano un’efficace azione di governo ad un’altrettanto valida campagna comunicativa. In questa prospettiva il lavoro intende concentrarsi sulla ricostruzione dell’azione dei primi dodici mesi di governo (provvedimenti di legge e campagne di comunicazione); sulle strategie di going public e di news management attuate da Berlusconi (dall’emergenza rifiuti a Napoli all’emergenza terremoto all’Aquila); sulla modalità di conduzione della campagna elettorale europea da parte del Pdl, approfondendo la relazione tra governing e campaigning nel contesto politico nazionale.
5.5.7.
La campagna che non c’è! Le elezioni europee sui media italiani
Marinella Belluati
Abstract: Le elezioni europee sono in genere un pretesto per continuare a discutere di questioni nazionali e sempre di più un test di popolarità per il governo in carica; e questo rappresenta un tratto comune a buona parte degli stati membri ormai assodato dalla letteratura. La scadenza elettorale del 2009 ha offerto l’occasione per tornare a riflettere sui mutamenti in atto e fornire indicazioni in merito ai possibili scenari futuri. Partendo dai dati di monitoraggio del coverage della campagna europea sui media tradizionali (stampa e tv) e sul web, dati raccolti dall’Osservatorio sulla Comunicazione Politica di Torino, è possibile tracciare alcune evidenze. 1) Della campagna elettorale europea si è trovata scarsa traccia tanto nel discorso politico che sui media, nonostante le istituzioni europee abbiano investito molto nella creazione di eventi e nelle campagne di comunicazione. 2) Il web si è invece rivelato uno spazio di discussione più pieno e reattivo che forse non ha inciso sull’elettorato, ma ha contribuito a stimolare l’identità europea soprattutto tra i giovani. 3) I temi dell’Europa sono stati praticamente assenti e l’agenda è invasa dal gossip pre elettorale, mentre l’arena della competizione è stata spartita sostanzialmente da Berlusconi e Franceschini i due principali leader di schieramento.
Al di là di alcuni risultati, per altro attesi, i dati raccolti mostrano anche altro: nonostante il deficit informativo in campagna elettorale, il processo di costruzione della sfera pubblica europea sta andando avanti.
5.5.8.
La vittoria del gossip senza scandalo politico. Le elezioni europee viste dal buco della serratura
Marco Mazzoni, Anna Sfardini e Sergio Splendore
Abstract: Politica, visibilità e gossip. Questo sembra essere stato il mix al centro della campagna elettorale 2009. Le stesse foto, gli stessi titoli, gli stessi interpreti hanno capeggiato sia i quotidiani nazionali, sia i settimanali del pettegolezzo (a tal punto da richiamare anche l’attenzione della stampa estera). E’ per questo che il paper si propone di studiare la copertura informativa data ad uno dei temi più dibattuti durante la scorsa campagna, ossia l’ondata di interesse mediatico suscitato dalla partecipazione del Presidente del Consiglio e candidato per il Partito della Libertà Silvio Berlusconi a una festa di compleanno di una sua conoscente diciottenne.
L’analisi della copertura mediatica della notizia permette in primo luogo di fotografare la sensibilità politica, mediale e sociale nei confronti di un fatto di costume e le sue connessioni con l’andamento e i risultati della campagna elettorale (Thompson 2000): se, da un lato, la notizia ha magnetizzato l’opinione pubblica e l’agenda dei media, dall’altro, è rimasta ‘imprigionata’ nel frame del gossip senza divenire minaccia concreta di scandalo per il suo protagonista.
La copertura informativa è stata analizzata attraverso tre diversi luoghi di produzione: tre quotidiani italiani a tiratura nazionale (Il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Giornale), settimanali di costume (Oggi, Gente, Novella 2000, Chi.) e una selezione di articoli apparsi su i più importanti giornali internazionali (selezionati attraverso il sito del Ministero degli Esteri). Il paper discute e propone tre differenti frame per comprendere come la notizia e i suoi successivi approfondimenti siano stati incorniciati: quello del gossip, quello dello scandalo e quello del giornalismo investigativo. Attraverso la discussione di questi tre modelli discorsivi, il paper fornirà nuove valutazioni per cogliere le logiche attraverso cui l’infotainment e il politainment oggi agiscono sull’informazione politica italiana, arrivando a suggerire che nel contesto socio-politico nostrano l’informazione non riesce a raggiungere la gravità e la consistenza necessarie per pretendere azioni politiche evidenti. C’è tuttavia un altro aspetto che la ricerca desidererà porre all’attenzione del dibattito sulla campagna elettorale appena trascorsa: l’innalzamento – chiaro il collegamento con quanto sostenuto da Mazzoleni e Sfardini (2009) – del valore informativo del gossip, che si erge a “notizia” soprattutto per gli spazi di rilievo che gli vengono dedicati.





