XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Sezioni e Panels
4. Sistema Politico Italiano
Carlo Guarnieri e Luca Verzichelli
4.1 La Qualità dello Stato in Italia: regole, capacità e adattamento
Chairs: Marco Almagisti e Daniela Piana
Discussants: Leonardo Morlino e Gianfranco Poggi
Abstract:
Negli ultimi anni si è assistito ad un revival dell'attenzione di sociologi e politologi per lo Stato e per la burocrazia pubblica. Nonostante l'emergere di nuove forme di governance, che hanno messo seriamente in discussione la attualità di una modalità di governo improntata ad una logica di controllo dell'azione collettiva di tipo gerarchico, nondimeno l'esistenza delle burocrazie pubbliche continua ad apparire come una condizione necessaria – ancorché non sia più sufficiente – alla possibilità di controllare il territorio e alla gestione pacifica dei conflitti sociali ed economici. Una funzione tradizionalmente deputata allo Stato.
Parlare di Stato quando si tratta del sistema politico italiano senza prestare il fianco ad approcci valutativi e a toni critici è difficile, ma non impossibile. Lungi da rappresentare un unicum, il n+1 nel panorama della politica comparata, la difficoltà di sviluppare processi di State building, cui l'Italia è andata soggetta in passato insieme con altre democrazie europee, si riflette in dinamiche di adattamento che non sempre hanno dato luogo a risposte strutturali funzionali e adeguate al bisogno di processing di domande e pretese di beni e servizi. Riportare l'attenzione del politologo sullo Stato oggi significa chiedersi secondo quali regole esso funzioni nei diversi settori nei quali si esplica l'azione pubblica, con quali capacità amministrative esso riesca a muoversi sul territorio – soprattutto a livello locale – secondo quali logiche di apprendimento/sovversione istituzionale/maquillage le burocrazie pubbliche abbiano reagito ai cambiamenti dell'ambiente esterno (o degli ambienti esterni) con i quali si interfacciano.
Il panel intende incoraggiare una riflessione cross sector su regole, capacità e modalità di adattamento dello Stato italiano in diversi settori di policy, tutti cruciali per la efficacia e la efficienza di un sistema di governance democratico di qualità.
Papers
4.1.1.
La costruzione delle capacità amministrative
Alessandro Natalini
Abstract: Il capacity building è un processo di cambiamento amministrativo e istituzionale caratterizzato da un rapporto di interazione tra un soggetto esterno ed uno interno. All'interno di questo tipo di processi il paper analizza la rilevanza del loro oggetto, cioè della specifica capacità che si intende “costruire” o sviluppare. In particolare, si apprezza l'influenza della sua specificabilità e del volume delle transazioni generate. Lo scopo è quello di valutare se e in che misura queste variabili incidono sulla scelta di realizzare interventi di cambiamento ad influenza esogena, sulla modalità con cui questi interventi sono posti in essere e sui loro esiti. L'analisi empirica è realizzata su quattro casi di capacity building scelti nelle materie della gestione delle risorse idriche e della formazione professionale in cui lo Stato italiano ha maggiormente interagito con le autonomie territoriali per costruire nuova capacità amministrativa e istituzionale.
4.1.2.
La trasformazione dei rapporti centro-periferia
Maria Stella Righettini
Abstract: Si può raffigurare il lungo cammino delle politiche di riforma amministrativa in Italia a partire dai primi anni ’90 come il passaggio da un sistema amministrativo piramidale-anarchico, ad un sistema pluralistico- eterodiretto. Da un regime in cui i governi regionali e locali pur controllati dal centro attraverso un rigido sistema di controlli giuridico-amministrativi, godevano di una sostanziale anarchia finanziaria e di spesa, siamo passati ad un regime in cui il centro riconosce pari dignità giuridico amministrativa alle autonomie territoriali e funzionali ma le imbriglia condizionando in modo significativo le strategie e le scelte di politica di bilancio e fiscale. Dopo l’approvazione delle leggi per elezione diretta degli esecutivi l’incongruenza tra l’accresciuta responsabilità democratica dei governi regionali e locali e la crescente difficoltà di questi ultimi di acquisire una maggiore autonomia fiscale e finanziaria apre nuovi interrogativi sulle dinamiche, sulle potenzialità e i limiti, del nuovo sistema di relazioni tra stato centrale ed amministrazioni locali. Nelle attuali condizioni di “autonomia condizionata” cosa possiamo intendere per rendimento dei governo regionali e locali? Quali sono le dimensioni dell’attività amministrativa e dei processi di policy più rilevanti per garantire un buon livello di rendimento? Il paper propone una rilettura critica del quadro analitico fornito a suo tempo da Putnam sul rendimento amministrativo e propone un quadro analitico e alcuni indicatori macro per la ricerca empirica sulla qualità dei processi di governo a livello regionale e locale.
4.1.3.
Behind Public Sector Efficiency: culture and institutions
Pietro Tommasino, Raffaella Giordano e Marco Casiraghi
Abstract: Behind Public Sector Efficiency: the role of culture and institutions": "Despite the common institutional framework, public sector efficiency (PSE) varies significantly over the Italian territory. In this paper we compute objective measures of PSE in the provision of several public services for the 103 Italian provinces. We then study the determinants of efficiency. In particular, we investigate the importance of a widespread civic culture and of decentralized service provision. While the former has a strong positive effect on PSE, the latter appears to be efficiency-enhancing only in areas where PSE is already at satisfactory levels.
4.1.4.
Da amministrati a cittadini: la customer satisfaction nelle pubbliche amministrazioni italiane
Maurizio Cerruto e Chiara Facello
Abstract: Il processo di trasformazione e modernizzazione delle amministrazioni pubbliche è stato guidato negli ultimi anni dalla necessità di migliorare la soddisfazione dei cittadini relativamente ai servizi offerti. L’esigenza non è soltanto quella di avere servizi di qualità, ma di recuperare la fiducia stessa dei cittadini dando nuova legittimazione sociale all’azione pubblica. Nell’ottica del miglioramento delle capacità di ascolto dei bisogni e di valutazione della qualità percepita da parte dei cittadini uno degli strumenti più utilizzati è la customer satisfaction, uno strumento entrato ormai nella cassetta degli attrezzi di tutte le amministrazioni, grazie all’ondata di riforme che, sotto l’etichetta di New Public Management, ha caratterizzato l’ultimo ventennio.
In questo quadro, il paper mira ad analizzare come (e se) è cambiato il rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni. In particolare saranno trattati i seguenti punti: dallo Stato gestore alla Stato valutatore, il difficile percorso dell’Italia verso un sistema efficiente ed efficace; da una cultura amministrativa “orientata al procedimento” ad una cultura amministrativa “orientata ai risultati”, come le pubbliche amministrazioni hanno risposto a questa sfida; dal cittadino-utente al cittadino-cliente, il ruolo della customer satisfaction nelle pubbliche amministrazioni italiane.
4.1.5.
Media, giustizia e politica. L’Italia in chiave comparata
Ramona Coman, Cristina Dallara e Daniela Piana
Abstract: The paper represents a first tentative exploration aiming at providing an overview of frames used by judicial actors, policy makers, and media in speaking about judicial actions. Our first "exercise" is realized on a hot case of political corruption featured by local institutions in Italy, “gli appalti di Napoli”. It dates to December 2008 and it represents an extreme exemplification of a judicial institution (the public prosecutor office of Napoli) engaged in moralizing and introducing new public ethical principles in social life by mean of prosecuting the case. It will first frame the topic and the research question, then it will deploys the methodology of the research. As we are confronted with a fairly complex topic, we will develop our general arguments with a case-study methodology, which has the advantage to allow us to improve in a second stage the framework and to approach a comparative investigation.
This article aims at sketching out the research design of a project on judicial activism in Southern Europe. We selected as first empirical field two countries, Italy and Romania. The project rationale is drawn from the empirical evidence we all three have collected by mean of our previous researches. By focusing of institutional and policy changes featured by European judicial systems in the last three decades, we uncovered few key trends of change, all of them being directly or indirectly associated with a change in the way judicial and political actors conceive the role that adjudication should perform in a society.
This results, which seem to be confirmed both in new European member States and in old Western democracies, point out the unquestionable importance of ideas and social representations in the macro phenomena that are labelled by scholars with “judicialization of politics”, “expansion of judiciary”, “judicial activism”, “political jurisprudence”.
In this paper – and in the project in which the paper should be framed – we are not much concerned by the “objective” side of judicial activisme (what judicial activism objectively is). Rather, we are interested in understanding to what extent actors involved in judicial policies and in socio-legal processes are shifting more or less intentionally toward a frame in which judicial functions perform a different role than the one they were supposed to perform in the past. Put more briefly and in more explicit terms, judges, policy makers and citizens do represent judicial systems as “activist institutions” or rather they still stick to the traditional, liberal vision of a judicial system that is not involved in producing social norms and values?
4.1.6.
Mutamenti e persistenze nel ruolo del Capo dello Stato nell'era bipolare
Selena Grimaldi
Abstract: Il Capo dello Stato può divenire un’efficace istituzione di controllo nelle democrazie avanzate, in particolare laddove si sia assistito a fenomeni che hanno portato a una chiara dominanza dell’esecutivo rispetto al legislativo. Il fenomeno della presidenzializzazione ha interessato molte democrazie consolidate in Europa e l’Italia non fa eccezione soprattutto in seguito all’implosione del sistema partitico negli anni ’90. Nel nostro paese c’è stato un passaggio verso un assetto maggioritario sia direttamente attraverso la riforma elettorale, sia indirettamente attraverso le ricadute della personalizzazione della politica che hanno rinforzato il ruolo dei leader partitici e del premier. Nella gran parte delle democrazie avanzate lo squilibrio di poteri a favore dell’esecutivo ha portato alla diffusione di una serie di istituzioni che svolgono funzioni di controllo la cui legittimazione non passa attraverso il meccanismo della rappresentanza politica. In questo contesto sembra utile focalizzare l’attenzione su un’istituzione che svolge funzioni di controllo (anche se non solo) conservando una propria legittimità politica seppur proveniente da un’elezione indiretta quale il Capo dello Stato.
In Italia, il Presidente della Repubblica diversamente dalle previsioni ha continuato a svolgere un ruolo importante in merito allo snodo fiduciario parlamento-governo difendendo con forza le sue attribuzioni costituzionali nel nuovo assetto maggioritario, in ciò agevolato dalla particolare debolezza dei partiti durante la transizione. Le funzioni di controllo da parte dei Presidenti si riferiscono da un lato a poteri consolidati, nel senso di costituzionalmente previsti e di fatto esercitati nella prassi, come: il rinvio delle leggi e di rifiuto della promulgazione di decreti legge, il potere di nomina dei ministri (soprattutto al fine di sollecitare od ostacolare talune nomine), il potere di scioglimento anticipato delle Camere (laddove sia frutto di un reale processo di co-decisione tra governo e Capo dello Stato); dall’altro a forme nuove di influenza e controllo quali la moral suasion. Inoltre, in una società mediatizzata anche le esternazioni presidenziali possano talvolta leggersi come un potere di controllo, sebbene non possiedano la forza di una vera e propria sanzione di tipo legale. Tali critiche presidenziali tuttavia possono essere assimilate a una sanzione politica, che potrebbe innescare l’attivazione di altre “accountability”: quella elettorale che i cittadini esercitano tramite il voto o quelle (orizzontali) di altre istituzioni, come il monitoraggio esercitato dal Parlamento attraverso le interrogazioni o le commissioni di inchiesta.
Scopo di questo contributo è ricostruire la mappa dei controlli effettivi esercitati dal Capo dello Stato sul governo ipotizzando da un lato che l’esecutivo a partire dagli anni ‘90 tenda a limitare le funzioni di controllo del Presidente, rivendicando la priorità degli organi di indirizzo in quanto legittimati direttamente, e dall’altro che l’istituzione presidenziale resista a questi tentativi di limitazione e confinamento attraverso una rimodulazione e, in taluni casi, di un vero e proprio enlargement dei propri poteri di controllo.
4.2 Policy-making e agenda-setting in Italia
Chairs: Enrico Borghetto e Marcello Carammia
Abstract:
Come varia l’attenzione nel circuito politico decisionale italiano? Quali fattori intervengono nel contribuire all’avanzamento di una issue rispetto ad un’altra nell’agenda governativa? Lo studio delle politiche pubbliche nel nostro paese non ha ancora dedicato un’attenzione sistematica alle dinamiche di formazione dell’agenda politica. I sistemi politici elaborano un vasto ventaglio di questioni in contemporanea, ma solo una piccola parte di queste viene considerata ai più alti livelli nello stesso momento. Sono queste ultime le issue che, approssimandosi al vertice dell’agenda politica, hanno maggiori probabilità di tramutarsi in decisione. In molti casi non è l’informazione disponibile ai policy-makers ad essere deficitaria, quanto piuttosto la loro capacità di gestire la varietà e molteplicità di richieste d’intervento o attenzione che proviene dall’ambiente esterno, a prescindere dall’urgenza che viene loro attribuita dai singoli promotori. La letteratura in materia ha evidenziato che tali “inefficienze” nel processo decisionale sono inerenti a ogni sistema politico e possono essere ricondotte a diversi ordini di fattori, tra cui i più importanti sono la resistenza opposta da ostacoli istituzionali e i limiti cognitivi dei decisori politici. D’altro canto un punto centrale dei più recenti studi sull’agenda-setting è che le istituzioni rappresentano da un lato dei vincoli che tendono a ostacolare il cambiamento, dall’altro opportunità a disposizione di imprenditori di policy che desiderino generare attenzione attorno ad una proposta e promuoverne l’adozione. Numerosi studi condotti sul caso statunitense e replicati in parte su casi europei hanno mostrato che lunghi periodi contraddistinti da stasi o da minimi cambiamenti incrementali delle politiche sono intervallati da brevi ma intense spinte innovatrici. Proprio queste ultime, a lungo considerate in letteratura come dei casi devianti, sono spesso responsabili dei cambiamenti più rilevanti delle coordinate di policy.
Questo panel accoglie contributi che intendano gettare nuova luce sulla formazione dell’agenda-setting nel contesto politico italiano, concentrandosi tanto sulle cause del cambiamento che su quelle della stabilità. Il panel è aperto sia a lavori che si concentrano su specifiche policies o settori e ne analizzano le dinamiche in prospettiva diacronica, sia a contributi di taglio comparativo che allargano lo spettro d’osservazione a più settori o paesi. Sono benvenuti anche lavori che considerino come e in che misura l’avanzamento dell’integrazione comunitaria influisca sull’agenda politica italiana.
Papers
4.2.1.
Politiche come format: il caso delle riforme “antifannulloni” nella pubblica amministrazione
Eugenio Pizzimenti e Alberto Vannucci
Abstract: Nei sistemi politici esiste un’irriducibile tensione tra la rappresentazione pubblica dei problemi di policy e la natura delle regole che ne incanalano i flussi, rispecchiando le mutevoli caratteristiche della realtà sociale. Soprattutto nel tentativo di immettere specifiche issue all’interno dell’agenda pubblica, politici e policy maker al governo hanno un preciso interesse ad offrire ai cittadini-elettori l'impressione di avere il controllo della situazione e degli eventi, di essere in grado di prevedere condizioni future, affrontare con sicurezza imprevisti, calcolare probabilità relative, anticipare conseguenze di breve e lungo termine delle loro scelte. Di norma però i problemi trattati dalle politiche pubbliche sono per lo più opachi nelle loro cause, incontrollabili nei loro sviluppi, imprevedibili negli effetti. I fenomeni sociali complessi, infatti, si lasciano inquadrare docilmente in schemi induttivi di interpretazioni, basati sull’esperienza passata, soltanto a costo di incorrere occasionalmente in rovinose “sorprese”, eventi di grande portata che di tanto in tanto sconvolgono le precedenti aspettative e vengono razionalizzati solo retrospettivamente. A certe condizioni, infatti, un simile disegno risponde all’interesse dei governanti di rassicurare il pubblico sulla loro volontà e capacità di governare questioni complesse. Si tratta di un processo che risulta in larga misura indipendente dall’efficacia con la quale le politiche attuate conseguono risultati effettivi, limitandosi a fornire rappresentazioni teoriche intuitive, schematiche e riduttive dei nodi problematici e delle loro soluzioni prospettate, all’interno delle quali i destinatari dei processi comunicativi possano trovare nel contempo un capro espiatorio da loro distante e una consolatoria auto-assoluzione per i destinatari del messaggio.
Obiettivo del paper è quello di fornire una cornice interpretativa delle dinamiche di interazione tra simboli, comunicazione pubblica e risposte istituzionali, con particolare riferimento allo studio delle proposte di riforma amministrativa avanzate dall’attuale ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta. Saranno prese inizialmente in esame alcune implicazioni del riconoscimento dell’esistenza, nella realtà politica e sociale, di forme di incertezza radicale, che non si presta cioè ad essere affrontata con i tradizionali modelli decisionali fondati, più o meno esplicitamente, su un’assunzione di razionalità. La drastica semplificazione del quadro interpretativo mediante la rappresentazione del problema collettivo come “format”, ovvero tramite mappe cognitive preconfezionate, può allora costituire una valida strategia di ricerca del consenso da parte dei decisori pubblici. Infine, saranno affrontati nello specifico il caso della politica “anti-fannulloni” e la proposta di riforma della contrattazione del pubblico impiego varata dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. Si tratta di una serie di provvedimenti, adottati o solamente annunciati, che hanno ricoperto notevole salienza pubblica nel primo anno della XVI Legislatura e che meritano, a nostro avviso, di essere analizzati alla luce di un approccio orientato alle politiche.
4.2.2. Un’analisi diacronica dei processi di agenda building nelle campagne elettorali televisive.
Maria Grazia Gallo
Abstract: Nell’articolo vengono presentati i risultati di un lavoro empirico di ricerca che si è proposto di analizzare, in una prospettiva diacronica (1994-2006), il contributo del medium televisivo nei processi di selezione e determinazione delle issues in quel sensibile contesto rappresentato dalle campagne elettorali. A partire dalla classificazione delle issues utilizzata in letteratura (Mancini, 1995) sono state ricostruite e comparate l’agenda del mezzo televisivo e quella politica. Come interagiscono le due agende? Il processo di definizione è unidirezionale, oppure si pone come processo bidirezionale, di continue negoziazioni tra il sistema dei media e il sistema politico? La priorità delle macro categorie tematiche rimane la stessa nelle diverse campagne elettorali, oppure varia? Se registra un mutamento quali sono, e che natura hanno, le variabili intervenienti?
I principali risultati danno conto di un continuo processo di negoziazione dell’agenda, processo entro il quale la funzione del medium televisivo appare ridimensionata a beneficio di un frame più articolato di interazioni agonistiche. Variabili di natura politica e mediatica contribuiscono al mutamento dell’agenda arricchita di nuove sottocategorie tematiche che suggeriscono una convergenza tra party logic e media logic, concetti che si è tentato di ridefinire alla luce delle trasformazioni evidenziate.
4.2.3. Negative campaigning as a competitive strategy. The emphasis on political corruption in the Italian Legislative arena from 1946 to 1994
Luigi Curini e Paolo Martelli
Abstract: Within a one-dimensional spatial framework we propose a new typology of competitive issues, introducing the possibility for parties to invest in negative campaigning. Then we focus on electoral campaigns where parties interact strategically, making known alleged insufficiencies of the rival concerning commonly shared values. We present a simple model, and deduce that parties’ incentive to “attack” each other grows up with parties’ proximity on the left-right space. We test our hypothesis on the Italian case, focusing on the emphasis placed by the Communist Party on political corruption issues during the government investiture debates that span the post-war period until 1994, when the traditional party system abruptly collapsed. The results are consistent with our theoretical analysis. In particular it can be argued that the judicial investigations into political corruption of the early 90s, that are generally supposed to be a major cause of the demise of the party system, could have been overcome with no such consequences under different spatial relations between government parties and the main opposition party.
4.2.4.
Governo e opposizione in Italia tra continuità e mutamento
Elisabetta De Giorgi e Francesco Marangoni
Abstract: La fase iniziale della XVI legislatura ha presentato alcuni elementi di forte innovazione nelle prassi della forma di governo parlamentare italiana. In primo luogo, l’uscita di scena della sinistra radicale e la drastica semplificazione del quadro partitico hanno contribuito a rafforzare il ruolo “avversariale” dei due schieramenti parlamentari. In secondo luogo, si deve considerare il percorso di semplificazione intrapreso all’interno delle stesse coalizioni, con il varo di un partito a vocazione maggioritaria sia nel centro sinistra (PD) sia nel centro destra (PDL). Infine, sono meritevoli di attenzione le strategie adottate dalle leadership parlamentari delle due formazioni, con i rinnovati tentativi di rafforzare il ruolo legislativo dell’esecutivo e la “razionalizzazione” del parlamentarismo, attraverso proposte di modifica sostanziale dei regolamenti parlamentari da un lato e la formazione del primo vero governo ombra monopartitico del paese, dall’altro.
Quindici anni dopo le elezioni del 1994, che hanno chiuso un lungo periodo di storia politica italiana e ne hanno aperto uno nuovo, molti sono stati i mutamenti importanti, ma altrettanto significativi sono stati, a nostro avviso, gli elementi di continuità che si sono progressivamente delineati. Se nel panorama dei partiti e delle coalizioni abbiamo assistito a numerosi cambiamenti, il carattere bipolare della competizione si è nel contempo andato consolidando (anche per effetto delle modifiche dei sistemi elettorali) e si è rafforzato il ruolo aggregante e di guida dei due partiti maggiori di centro-destra e di centro-sinistra. Strettamente connesso a questi sviluppi è stato anche l’emergere del governo come centro istituzionale del sistema politico. Nel quadro di questo sviluppo il governo attualmente in carica presenta più di un motivo di interesse: anzitutto la conformazione della compagine governativa, la sua struttura e le sue modalità di funzionamento.
Obiettivo di questa analisi sarà, pertanto, quello di esaminare la formazione, composizione e struttura del governo, il suo programma, l’iniziativa legislativa nel suo complesso e quella delle sue diverse componenti, il rendimento di questa iniziativa e il confronto governo-opposizione nell’arena parlamentare, proponendo dei confronti con i precedenti governi sia di centro-destra che di centro-sinistra per meglio fare risaltare continuità e mutamento.
4.2.5. Dyadic representation in the Italian Parliament
Federico Russo
Abstract: Dyadic representation has received limited attention in European countries, where party discipline hinder the capacity of parliamentarians to perform constituency service through legislative activities. This paper analyses the constituency focus of Italian deputies through the study of parliamentary questioning. Non legislative activities such as questions offer a precious opportunity to look at the role of individual parliamentarians even where, as in the European case, parties enforce a strict voting discipline. This paper tests for the presence of dyadic representation across different policy domains. Looking at parliamentary questions with a territorial focus we learn that
some parliamentarians do play the role of “constituency servant” even in a context which is not expected to reward this choice. Who are them? What kind of incentives can lead them to spend time
performing constituency related activities? Which policy domains offer more opportunities for dyadic representation?
4.2.6. Agenda politica e produzione legislativa. Un’analisi diacronica della distribuzione del cambiamento legislativo tra i diversi settori di policy (1987-2008)
Francesco Zucchini
Abstract: L’obbiettivo di questo paper è valutare la produzione legislativa nel periodo compreso fra il 1987 e auspicabilmente il 2008. Per realizzarlo l’autore si impegna a rispondere ad una batteria di quesiti specifici. Qual è stata l’intensità e la rilevanza del mutamento legislativo? Come si è distribuito fra i diversi settori di policy? E’ ravvisabile un incremento delle leggi tese a riforme strutturali? Quanto permane della legislazione microdistributiva tipica della prima repubblica (Di Palma 1978; Cotta 1996)? Come erano scritte le leggi sul finire della prima repubblica e come sono scritte oggi? La tradizionale ampiezza delle maggioranze a sostegno della produzione legislativa si è conservata nel tempo ? A quale rapporto fra governo e parlamento alludono le caratteristiche della produzione legislativa ? Come si distribuisce la produzione legislativa nel corso della vita di una legislatura ? Per classificare le leggi in aree di policy verrà utilizzato un codebook adottato da un importante gruppo di ricerca internazionale del quale l’autore è membro, così da rendere possibili anche alcune comparazioni “qualitative” con la produzione legislativa di altre importanti democrazie europee (Baumgartner F., C. Green-Pedersen & B. D. Jones 2006)
4.2.7. Interparty Conflict Management and Coalition agreements. A Comparative Analysis of Belgium, Italy and The Netherlands
Catherine Moury
Abstract: In this article, we compared the management of major interparty disputes in post- and in pre-electoral coalitions . We present empirical findings on the characteristics of coalition agreement and on inter-party conflict during the life time of governments in Italy, Belgium, and the Netherlands. Given higher transactions costs associated with the drafting of pre-electoral coalition agreements and given the weak institutionalization of coalition agreements, we expected the role of the coalition agreements to be weaker in Italy than in Belgium and the Netherlands. We observed that, in Italy, coalition agreements are less precise than in the Low countries, that the anticipated conflicts resulted less often in a decision, and that, in result, commitment to the coalition agreement is lower. But we also show that coalition agreements have a substantive role to play in this country: they are as long and as complete than in Belgium and in the Netherlands, they anticipate controversy and at least a majority of conflicts over deals included in the coalition agreement resulted in decisions pretty much in line with the initial deals. This contradicts the skeptical view that making coalition agreements in this country is merely window dressing and that deals over policy are trivial to coalition governance.
4.3 Populism in Italy: Historical, Contemporary and Comparative Perspectives
Chairs: Daniele Albertazzi e Duncan Mc Donnell
Discussants: Marco Tarchi e Annarita Criscitiello
Abstract: In recent years, populist parties across Western Europe have achieved their best ever results, taking up or consolidating positions in regional and national parliaments in some countries and entering governments at all levels in others. Of all Western European states, however, populism has enjoyed its greatest electoral success in Italy. Indeed, despite commentators having prophesized their demise on more than one occasion, 2008 saw the return of a Berlusconi-led government, including the Lega Nord. This panel has three key inter-related aims: (1) to investigate the long and short-term structures and agency which have given rise to the success of populism in Italy over the last two decades; (2) to examine in detail populist actors and parties in terms of party organization, electoral strategies and fortunes, political communication, ideology and relations with other parties; (3) to consider Italian populism and Italian populist parties within the wider European context. We therefore welcome papers, both in Italian and in English, which discuss Italian populism over time, both from theoretical and empirical perspectives. Those wishing to participate should send abstracts of no more than 300 words to Duncan Mc Donnell.
Papers
4.3.1.
Populisti al Potere: L'esperienza della Lega Nord nel IV governo Berlusconi
Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell
Abstract: Contraddicendo ciò che è stato scritto da molti studiosi (ovvero che i partiti populisti siano per natura inadatti a permanere al governo, e che quando ciò accada, finiscano per esercitare un’influenza limitata sulle politiche di un’alleanza), la Lega Nord è ora non solo alla sua terza esperienza ‘a Roma’, ma esercita ‘issue ownership’ su temi cruciali per i suoi elettori come l’immigrazione e le riforme federali. Peraltro, da alcuni anni sembra addirittura essersi giovata dell’esperienza governativa in termini elettorali. Facendo leva su un’organizzazione di partito capillare e mantenendo vivo un dialogo costante con i militanti grazie a metodi che qualcuno (troppo frettolosamente) aveva giudicato superati (come i gazebo, l’assemblea, la manifestazione di piazza e la scuola di partito), la Lega Nord continua a crescere e ad esercitare un ruolo di assoluto rilievo nell’attuale coalizione governativa senza perdere i suoi tratti populisti. Muovendosi all’interno di una discussione di queste considerazioni, il paper si concentra in modo particolare su due temi:
1. Le politiche promosse dalla Lega Nord nell’ultimo anno, e se queste riflettano o meno le promesse fatte in campagna elettorale. In altre parole, il paper si interroga sul fatto che ci sia stato o meno un ‘effetto di moderazione’ sulle politiche promosse dal partito a causa dell’esperienza governativa.
2. Come sia stata comunicata l’esperienza di governo ai militanti e i simpatizzanti del partito e fino a che punto la Lega abbia avuto successo nel fare sì che la sua versione degli eventi fosse accettata dalla ‘base’. Partendo da quest’analisi, proveremo a valutare l’importanza delle strategie di comunicazione per la sopravvivenza e il successo di questo partito.
4.3.2.
Il Populismo Nelle Democrazie Contemporanee: Il “Front National” Di Le Pen E La “Lega Nord” Di Bossi A Confronto
Sara Gentile
Abstract: I movimenti e i partiti populisti sono diventati nell’ultimo scorcio del ‘900 e rimangono a tutt’oggi un fenomeno emergente nelle democrazie contemporanee, di portata tale da indurre ad analizzarne cause, caratteristiche ed incidenza politica. Alle radici del populismo possiamo distinguere varie cause legate alla “crisi della modernità” da cui sono toccate le democrazie attuali (le post-democrazie secondo Crouch) e che agiscono su piani e livelli diversi: economico, socio-culturale, della cultura politica e politico in senso stretto. Partendo dalla costruzione di un paradigma teorico dentro cui situare i movimenti populisti, analizzo il populismo nelle sue caratteristiche protestatarie (l’antipolitca) ed identitarie (il mito dell’etnos), con attenzione alle categorie dell’universo pupulista, alla centralità del concetto di “popolo” nelle sue varie accezioni, alla presenza di una leadership carismatica o di un forte potere personale. L’analisi da me fatta verte innanzitutto su un caso di studio che ritengo, per varie ragioni, paradigmatico: il “Front National” di Jean Marie Le Pen, messo a confronto con la “Lega Nord” di Bossi che rappresenta un esempio significativo di populismo nella realtà italiana, anche alla luce delle ultime vicende politiche ed elettorali. Dei due partiti populisti vengono analizzate la nascita, lo sviluppo, la durata nel tempo, le strategie politiche, l’aspetto organizzativo e la forte “attitudine mobilitante”, il legame con il territorio, la costruzione di una forte leadership, le strategie comunicative e simboliche che ripropongono la ritualità, la dimensione olistica e la struttura militante dei vecchi partiti di classe. Di essi i due partiti in questione hanno occupato un ampio spazio elettorale, stravolgendo la geografia politica tradizionale e penetrando, Le Pen per la Francia, già dagli anni ’90, Bossi per l’Italia, in regioni e fasce di elettorato che prima appartenevano“naturaliter” alla sinistra.
4.3.3.
Ideologie del centro-destra e populismo
Carlo Ruzza
Abstract: La letteratura sul populismo ne enfatizza la sua mancanza di specificita’ in quanto ideologia. Viene sottolineato il suo ruolo di ‘ideologia debole’ che si definisce in relazione ad altre ideologie. Partendo da queste caratteristiche, il paper esamina la relazione tra l’ideologia dei maggiori partiti del centro-destra Italiano dopo tangentopoli e i loro tratti populisti. Gli aspetti ideologici vengono documentati attraverso una analisi dei frames presenti nei programmi elettorali. Gli aspetti identificativi del populismo su cui si sofferma l’analisi sono le caratteristiche personali e politiche del leader, il concetto implicito di rappresentanza che si tende ad instaurare tra leader ed elettorato, la funzione del partito e della societa’ civile in relazione al leader e alle norme della democrazia rappresentative, il concetto di popolo che prevale nei different partiti e il simbolismo utilizzato nella loro comunicazione politica. Si mettono in luce e si comparano le varie strategie di acquisizione di legittimita’ politica.
4.3.4.
Populism and the origins of the ‘Second Republic’. A historical institutional perspective
Mark Donovan
Abstract: Silvio Berlusconi’s populism seems to epitomise the role of agency in processes of political change and Berlusconi must be regarded as a major political figure given the significance that the transformation of the Italian party system, to which he has been central, is expected to have for the functioning of other sub-systems in Italy’s polity. If we are to understand the successes and failures of populism in national contexts it is necessary, however, also to consider the role of structure (Albertazzi and McDonnell 2008). From that perspective, and more specifically a historical institutionalist perspective, some scholars have emphasised continuity, rather than change, suggesting that Italian politics have not become truly ‘majoritarian’ given the number of veto points still existing within, in particular, government coalitions (Bull and Rhodes, 2007). Since 2007, party system fragmentation has been sharply reduced, of course, though this may adumbrate the establishment of a predominant party system rather than the consolidation of a non-fragmented, bipolar one.
This paper is an initial attempt to consider Berlusconi’s populism and party system change from the perspective of historical institutionalism. It examines:
* the somewhat discredited notion of “crisis and transition”, in terms of ‘critical junctures’;
* the evolution and then transformation of Italy’s “Cold War” party system and the construction of a new party system in terms of recent attempts to theorise both: a) incremental change and b) political conflict within the historical institutionalist framework;
* the interaction of Berlusconi’s populist agency with structural factors in the construction of a new party system
* the role of defeated and subordinate structural logics and actor strategies in the process of party system change in Italy, aspects which tend to be rationalised out of historical institutional analyses by the post hoc tendency to identify as inevitable that which actually happened.
4.3.5. Comparing radical right party ideology and the voters’ profile and attitudes: a study on the Danish People's Party, the Northern League and the Austrian Freedom Party
Susi Meret
Abstract: The paper is a comparative analysis of the radical right in three countries (Denmark, Italy and Austria) in the light of the breakthrough, consolidation and achievement of political influence of the Dansk Folkeparti, FPÖ and the Lega Nord. The paper wants to encourage a different comparative reading, which can help explain how the radical right has become mainstream in some Western European countries and which similarities and differences characterise these parties in terms of ideology and voter profile. The comparative approach will help to cast light particularly on the similarities and differences that characterise these parties also in relation to the different and vital phases of their development (or party lifecycle) and specifically with reference to their achievement of political influence and responsibilities in government.The analysis is based on qualitative and quantitative material. For the analysis of party ideology an extensive analysis is done on party programmes, party papers and other sources of party literature, whereas national electoral studies (for Denmark and Italy) and international studies - referring to the period going from the mid-1990s until about 2006 - represent the data for the study of the voters’ profile and attitudes.
4.3.6.
Populismo, Leadership e Carisma
Flavio Chiapponi
Abstract: Un dato comune ai contributi che mettono al centro del loro interesse l’emersione e il consolidamento dei partiti e movimenti populisti nelle democrazie contemporanee sembra essere la caratterizzazione della leadership populista come “carismatica”. A partire dalla formulazione weberiana del “carisma” come principio di legittimità dell’autorità, e attingendo ad illustrazioni tratte prevalentemente dal caso italiano, il paper ha l’obiettivo di suggerire un utilizzo più cauto di questo concetto in connessione al populismo. Se, da una parte, il rapporto immediato tra leader e seguaci appare un aspetto che connota i partiti e movimenti populisti; dall’altra la questione della natura “carismatica” della leadership rimane aperta e non può essere ipostatizzata, bensì richiede una verifica rigorosa, attraverso un solido ancoraggio all’empiria.
4.4 I partiti del centro-sinistra: Unioni, Matrimoni e Divorzi
Tavola rotonda
Abstract:
Partecipano: James Newell, Mark Donovan, Mario Caciagli, Mauro Barisione
Modera: Duncan McDonnell
Partecipanti: James Newell, Mark Donovan, Mario Caciagli, Mauro Barisione






