XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Sezioni e Panels

2. Teoria Politica
Giorgio Fedel e Paolo Martelli

2.1 Fatti e principi

Chairs: Antonella Besussi

Discussants: Valeria Ottonelli

Abstract: Se una teoria politica normativa deve rivendicare non solo l’adeguatezza teorica dei suoi principi, ma anche la loro rilevanza pratica si tratta di verificare se sia possibile distinguere diverse funzioni pratiche attraverso diversi approcci ai fatti per ragionare su quali fatti debbano essere considerati rilevanti e su quali vantaggi /svantaggi siano connessi alla possibilità di sospendere considerazioni fattuali. Più specificamente, poi, si discuterà se i principi di giustizia debbano rispondere ai fatti, prendendo spunto da un recente e importante contributo di Gerald Cohen, che ha duramente criticato Rawls e il costruttivismo, aprendo un nuovo dibattito sulla forma adeguata di una teoria politica normativa, e in particolare sulla rilevanza cruciale che devono /non devono assumere vincoli di fattibilità per valutarne il valore. Devono i principi essere considerati come “carichi di fatti”? Una risposta affermativa implicherà anche che i vincoli fattuali devono essere considerati costitutivi delle proposte normative stesse o l’eccessiva preoccupazione nei confronti dei fatti sbilancia eccessivamente la filosofia politica verso le scienze sociali? Deve una buona concezione della giustizia definire le linee- guida cui si dovrebbero ispirare le politiche di una società equa?

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2.1.1. Eguaglianze economiche, l’importanza dei fatti

Enrico Biale

Abstract: Uno dei più importanti e, al tempo stesso, problematici obiettivi di ogni concezione liberal-egualitaria della giustizia consiste nel trovare un giusto equilibrio tra l’eguaglianza di opportunità dovuta a tutti i cittadini e la necessità di garantire loro anche la possibilità di perseguire i propri interessi legittimi (Nagel, 1994).
Le principali soluzioni a questo problema si sono basate su un’attenta analisi della realtà, intese come vincolo ma anche come elemento costitutivo delle proposte normative (principi carichi di fatti). Negli ultimi anni si sono sviluppate diverse proposte critiche nei confronti di questa impostazione che, ritenendola più consona alle scienze sociali che alla teoria normativa, hanno sostenuto come l’eccessiva attenzione nei confronti dei fatti avrebbe impedito di fornire una buona definizione dei principi di giustizia.
Una strategia possibile per rigettare queste obiezioni è quella di mettere in luce la necessità da parte di una buona concezione della giustizia di definire le lineeguida a cui si dovrebbero ispirare le politiche di una società equa.
Dopo aver brevemente analizzato tali prospettive vorrei focalizzare la mia attenzione sulla giustificazione delle ineguaglianze economiche, mostrando come l’attenzione rivolta ai fatti non sia giustificabile solo facendo riferimento alla necessità di fornire delle lineeguida efficaci per le politiche pubbliche, ma sia legata al rispetto di una serie di valori (eguale rispetto, pubblicità, inclusività) che sono costitutivi di una buona concezione egualitaria della giustizia.

2.1.2. Scarica il paper in pdfPrescrizione e valutazione: due diverse prospettive sulla questione fatti e principi?

Francesca Pasquali

Abstract: Il paper che vorrei presentare parte dall’assunto che la filosofia politica aspira a rivendicare, non soltanto l’adeguatezza teorica dei propri principi, ma anche la loro rilevanza pratica. Il paper intende interrogarsi sulla possibilità di distinguere due funzioni pratiche proprie della filosofia politica: la prescrizione di corsi di azione da intraprendere o di stati di cose da realizzare, da un lato, e la valutazione di stati di cose osservabili, dall’altro. L’ipotesi è che prescrivere e valutare implichino due approcci diversi rispetto ai fatti e che la rilevanza di principi prescrittivi, da un lato, e di standard valutativi, dall’altro, sia da considerare da due prospettive differenti. Da un punto di vista prescrittivo, i fatti si presentano come ostacoli, come vincoli che si oppongono alla realizzazione di stati di cose desiderabili, mentre, da un punto di vista valutativo, i fatti costituiscono l’oggetto di indagine. Di conseguenza, nel primo caso, è necessario domandarsi quanto, nell’elaborare principi prescrittivi che mirano ad essere rilevanti sul piano pratico, la filosofia politica debba tenere conto dei fatti e, dunque, di vincoli di praticabilità. A questo proposito è necessario distinguere tra differenti tipologie di fatti – fatti fisici, fatti politici necessari, fatti politici contingenti – e ragionare su quali fatti la filosofia politica debba riconoscere come rilevanti e su quali vantaggi o svantaggi possa trarre dal sospendere considerazioni fattuali di un tipo piuttosto che di un altro. Anche nel caso della valutazione si tratterà di capire cosa renda uno standard valutativo rilevante in termini pratici. Il nodo da esaminare riguarda la distanza che la filosofia deve mantenere rispetto ai fatti per valutarli in modo appropriato. Tuttavia, questo punto richiede una maggiore articolazione: non si tratta soltanto di capire se la filosofia politica debba sviluppare i propri modelli valutativi assumendo una prospettiva interna o esterna rispetto alle circostanze politiche che intende valutare, ma anche di verificare se l’elaborazione di standard valutativi praticamente rilevanti richieda di tenere presente considerazioni di praticabilità, considerazioni di carattere fattuale.

2.1.3. Vincoli fattuali sui principi normativi

Michele Bocchiola e Federico Zuolo

Abstract: Lo scopo di questo intervento è quello di abbozzare delle linee guida per l’elaborazione di una teoria politica di carattere normativo, attraverso l’analisi del rapporto tra vincoli fattuali e principi normativi. Nel dibattito analitico contemporaneo sono rintracciabili due modelli principali di teoria normativa. Il primo modello si concentra prioritariamente sulla giustificazione dei principi primi di giustizia, quali che siano le circostanze e i soggetti a cui vengono applicati. In sostanza, questo modello delinea una concezione di giustizia che prescinde dai vincoli fattuali. Il secondo modello intende rintracciare i principi di giustizia a partire dalle pratiche sociali, cioè da quei comportamenti collettivi ripetuti stabilmente nel tempo.
In questo saggio sosteniamo che, se da un lato la “giustizia senza fatti” fornisce un criterio di validità generale, questa concezione rischia di giungere a delle prescrizioni vuote, dall’altro la “giustizia dai fatti” rischia di essere troppo legata allo status quo. In entrambi i casi, anche se per opposti motivi, la teoria normativa sembra perdere la propria capacità di guidare opportunamente ciò che è giusto fare e come è giusto pensare ciò che è giusto fare. Distinguendo tra giustificazione, applicazione e realizzazione è possibile individuare una prospettiva che permetta di risolvere i problemi delle due precedenti concezioni.
Il livello della giustificazione riguarda le considerazioni di natura teorica a sostegno di un principio normativo. Il livello dell’applicazione riguarda le considerazioni di natura fattuale che individuano l’ambito in cui un principio viene considerato valido. Il livello della realizzazione riguarda la combinazione delle considerazioni teoriche e dei vincoli fattuali che prospetta l’effettiva messa in pratica dei principi. Ricollocando così i vincoli fattuali nel loro giusto posto è possibile onorare la prescrittività dei principi normativi senza giungere a principi vuoti o conservatori.

2.2 Sorte, libertà, responsabilità: teorie, pratiche, dilemmi

Chairs: Paolo Martelli

Discussants: Beatrice Magni

Abstract: Associare la nozione di responsabilità sia all’impegno volontario e cognitivo degli individui, sia alle loro competenze normative significa assumere a riferimento l’idea di individuo in quanto padrone delle sue scelte, e in grado di orientare il suo comportamento in conformità, o in disaccordo, con un sistema di norme e di regole. Responsabilità e libertà sembrano così vincolate alle scelte informate degli individui (o alla loro capacità, in linea di principio, di fare tali scelte), al punto che sistemi penali e politici, religiosi o morali nei quali la responsabilità venga invece impegnata anche su terreni definiti dalla contingenza, sotto forma di sorte e di circostanze particolari, appaiono irrazionali.
È possibile valutare una prestazione come morale nonostante il peso della sorte? Quanto contano gli elementi non scelti — tratti del carattere, ragioni e motivi contingenti, effetti imprevisti — quando gli individui si trovano a scegliere? Quali problemi pone la gestione del rischio, con l’aumentare del grado di responsabilità, individuale e/o collettiva? Una volta assicurate alle persone uguali opportunità, e compensati gli effetti di sorte avversa, le persone saranno responsabili delle conseguenze delle loro azioni? Secondo quali criteri e modalità dovranno assumerne i costi? Nel passaggio alle pratiche, la varietà di sistemi di welfare permette, in questo senso, comparazioni, sia tra diversi paesi (lo si può osservare nel caso delle assicurazioni sanitarie), sia all’interno di un paese, quando diverse gestioni del rischio sono realizzate secondo modalità differenti.

Papers

2.2.1. Scarica il paper in pdfSorte e moral agency

Adele Lebano

Abstract: È possibile valutare una prestazione come morale nonostante il peso della sorte? A partire dalle critiche di Bernard Williams e Thomas Nagel alla prospettiva kantiana, in cui sorte e contingenza non devono poter valere quando si discuta della moral agency individuale, si esaminerà la rilevanza di quegli elementi che, ponendosi fuori dal controllo dell’agente morale razionale, rendono problematica l’attribuzione di responsabilità individuale. Quanto contano gli elementi non scelti—tratti del carattere, ragioni e motivi contingenti, effetti imprevisti—quando gli individui si trovano a scegliere?

2.2.2. Eguaglianza delle opportunità, sorte e responsabilità

Nicola Riva

Abstract: Secondo un'idea che gode oggi di un certo consenso, qualora fosse effettivamente garantita l'eguaglianza delle opportunità, le persone non potrebbero legittimamente aspettarsi dallo Stato compensazioni per le conseguenze prevedibili delle loro scelte, ma solo per quelle dovute alla cattiva sorte. Chi argomenta ciò si richiama spesso all'idea di responsabilità individuale. L'intervento distinguerà due diverse concezioni della responsabilità - l'una forte e esigente, l'altra più debole - considerando le implicazioni dell'una e dell'altra per quanto riguarda le politiche pubbliche. La tesi che si intende sostenere è che, mentre nessuna concezione della moralità pubblica può prescindere dalla concezione debole della responsabilità, la concezione forte non è sostenibile e le sue implicazioni pertanto irragionevoli.

2.2.3. Responsabilità, rischio e scelte individuali

Dario Luciano Merlo

Abstract: La tensione tra sorte e responsabilità riguarda sia le condizioni di imputabilità dell’agire individuale, sia il modo di concepire il ruolo che lo Stato dovrebbe assumere rispetto alla sorte. Più in particolare se, in contesti moderni, la sorte sembra essere diventata un vincolo per l’agire pubblico, ci si potrebbe chiedere che cosa rimanga della responsabilità individuale, da sempre nucleo del pensiero liberale, quando le azioni e gli sforzi dei singoli non garantiscono da soli la certezza del risultato, rendendo di conseguenza instabile il binomio libertà-responsabilità. È corretto offrire a chi sbaglia, o viene sopraffatto da eventi imprevedibili, una «seconda chance», oppure l’attitudine al rischio rimane una componente fondamentale delle preferenze degli individui, un’attitudine che evita inutili sprechi di risorse e tentativi di azzardo morale?

2.3 Il posto dei valori in un mondo di fatti

Chairs: Franco Rositi

Abstract: Nelle nostre descrizioni del mondo della politica e delle politiche, riconosciamo un condizionamento bidirezionale tra fatti e valori: la percezione dei fatti da parte degli attori condiziona i loro valori ma, allo stesso tempo, i loro valori condizionano la loro percezione dei fatti. Questo rapporto tra fatti e valori si può esaminare sia in chiave analitica sia in chiave empirica. In chiave analitica, l’oggetto di indagine è il modo in cui i valori sopravvengono sulle proprietà naturali. Quali valori sopravvengono direttamente sui fatti naturali, e quali su altri valori? Può essere coerente descrivere alcuni valori in termini “puramente empirici”? In chiave empirica lo scopo diventa il chiarimento, nella spiegazione del comportamento, dei meccanismi di interazione tra credenze fattuali e orientamenti di valori. In particolare, come possiamo distinguere e categorizzare i diversi modi in cui i giudizi valoriali condizionano le credenze fattuali, e come possiamo valutare il grado di importanza di tali condizionamenti nella spiegazione complessiva del comportamento?

Papers

2.3.1. Descrizione, valutazione, e neutralità dal punto di vista valutativo

Ian Carter

2.3.2. L'uso del concetto di 'valore': compiacimento o passe-par-tout?

Alessandro Pizzorno