XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Paper Room
5. Comunicazione Politica
5.5. La campagna elettorale e le elezioni europee (2009)
Chairs: Guido Legnante e Franca Roncarolo
Discussants: Gianfranco Baldini e Giorgio Grossi, Daniele Albertazzi e Carlo Marletti
5.5.1.
I Partiti Politici e le Elezioni del Parlamento Europeo. Un'Analisi Comparata dei Programmi Elettorali nell'Europa Allargata
Edoardo Bressanelli
Mentre numerosi contributi di ricerca hanno investigato il comportamento degli elettori e le performance dei partiti in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, la nostra conoscenza della loro proposta elettorale rimane piuttosto vaga. Si è in genere ritenuto che – essendo le elezioni europee notoriamente di “secondo ordine” - le agende elettorali dei partiti riflettessero divisioni e priorità nazionali (Reif, Schmitt, 1980). D'altra parte, il Parlamento Europeo è rimasto per lungo tempo una mera camera di consultazione, con scarsi poteri di influenza sulla legislazione comunitaria e controllo dell'esecutivo. Per i partiti nazionali, la mobilitazione dell'elettorato non poteva che esprimersi su issues nazionali. Altrove, si è invece argomentato che le elezioni europee sono sì incentrate su tematiche europee ma, a discapito dell'effettiva rappresentanza dei cittadini dell'Unione, si focalizzano sui grandi temi costituzionali, come la riforma dei Trattati, dove però il Parlamento Europeo ha poteri assai limitati (Mair, 2000). Elaborando i dati di codifica dei programmi elettorali per le elezioni europee raccolti dall'EuroManifesto Project dell'Università di Mannheim, questo lavoro si propone - attraverso una rigorosa analisi empirica del loro contenuto - di fornire un preliminare riscontro alle tesi avanzate in letteratura. Ci si concentrerà, in particolare, sui seguenti interrogativi: quanto, e come, si parla di Unione Europea nei programmi elettorali dei partiti europei e, in particolare, di quelli italiani? Dalle prime elezioni dirette ad oggi, si sono registrati cambiamenti nella 'salienza' elettorale della CE/UE? Esistono differenze significative tra i programmi dei partiti della 'Vecchia Europa' e quelli dei nuovi Stati Membri, entrati nell'Unione nel 2004?
5.5.2.
Le posizioni programmatiche dei partiti italiani in occasione delle elezioni europee
Nicolò Conti e Vincenzo Memoli
La natura di secondo ordine delle elezioni europee è nota. Questa particolare natura dello scrutinio prevede, in occasione della campagna elettorale, una mescolanza, ma più spesso una prevalenza, di issue relative alla sfera domestica a quelle specifiche dell’arena europea. In tal senso, l’Italia non fa eccezione. Tuttavia, in occasione del voto europeo, i partiti italiani sono molto attivi nell’elaborazione di piattaforme programmatiche proprie, alquanto articolate sotto il profilo delle posizioni sull’UE e sul processo di integrazione. Da queste piattaforme emerge una visione di Europa differenziata sotto il profilo dei giudizi e delle preferenze, con elementi di analogia e di diversità rispetto al posizionamento delle famiglie partitiche europee sugli stessi temi. Il paper si propone di descrivere in maniera approfondita le preferenze dei partiti italiani su una serie di dimensioni specifiche del processo di integrazione europea, accompagnando all’analisi del 2009, un’analisi diacronica che metta in luce l’evoluzione di tali preferenze nel tempo. Inoltre, lo studio si propone di spiegare le posizioni partitiche prendendo in esame le principali teorie emerse dalla ricerca comparata, per concludere con una valutazione della collocazione del caso italiano rispetto ai principali pattern pan-europei.
5.5.3.
La campagna per le elezioni europee così come riportata dai giornali televisivi
Stefano Mosti e Juan Canseco
La tendenza manifesta nei paesi membri dell’UE è quella di considerare le elezioni europee come un appuntamento importante per testare la popolarità del governo nazionale in carica. Un’analisi sistematica delle informazioni veicolate dai media aiuterà a capire quale sia stata l’immagine dell’Europa presentata alla cittadinanza, e a quale dimensione sia stata data maggiore enfasi, se a quella europea o a quella nazionale. L’analisi del contenuto è uno strumento fondamentale che ci aiuterà a determinare la natura della copertura che i giornali TV hanno fatto della campagna politica per le elezioni europee. Il corpus di analisi ha incluso tutti i telegiornali di day-time e prime-time delle reti nazionali durante mesi della campagna politica per le elezioni europee (marzo, aprile, maggio e la prima settimana di giugno). Tutte le notizie che coinvolgevano le istituzioni o i temi europei sono state analizzate attraverso una scheda di rilevazione contenente le seguenti varabili: 1) Frames: si tratta dei quadri esplicativi attraverso cui la notizia è selezionata, interpretata e spiegata. In altre parole, al di là dello specifico tema a cui si riferisce la notizia, il framing isola le modalità di costruzione dell’evento attraverso cornici di senso desumibili dal dato testuale. 2) Le dimensioni dell’Europa: si tratta dei contesti di riferimento a cui è ascrivibile l’azione comunitaria così come presentata dal racconto giornalistico. Le dimensioni individuate sono l’Europa politica, l’Europa economica, l’Europa sociale e l’Europa dell’innovazione e della ricerca. 3) I focus tematici: ci si riferisce qui agli elementi che vengono maggiormente enfatizzati all’interno della costruzione giornalistica della notizia in termini di fatti, valori o progetti. 4) Azione democratica: si tratta delle modalità attraverso cui l’azione dell’Unione Europa viene rappresentata in termini di rapporto con i cittadini e legittimità dell’azione istituzionale. I tipi di azione individuati includono i processi di consultazione, partecipazione, decisione e amministrazione. Per ultimo, l’analisi quantitativa servirà a determinare quale sia stato il peso dato dalle testate giornalistiche televisive alle tematiche europee durante questi mesi di campagna per le elezioni europee.
5.5.4.
Campagna elettorale per le europee 2009: la visibilità femminile nei programmi Rai
Monia Azzalini
Negli ultimi dieci anni, la rappresentanza femminile italiana al parlamento europeo è cresciuta dal 19% del 1999 all’attuale 25%, secondo i risultati ancora provvisori del 18 giugno, in attesa della tornata costitutiva. Molto lentamente il divario di genere, derivato dalla storica esclusione delle donne dalla sfera politica, anche in un paese come l’Italia ufficialmente senza quote, si sta riducendo, a partire dalle candidature. Le donne aspiranti a un seggio a Strasburgo erano infatti quest’anno il 32%, forse non casualmente una percentuale vicina a un terzo degli 828 candidati complessivi, una quota che rispetta per approssimazione la tacita regola dei due terzi contenuta in un disegno di legge mai approvato dal parlamento italiano eppure prassi ormai in vigore in molti gruppi/partiti italiani alle varie tornate elettorali. Una regola che forse aiuta ma non garantisce grandi successi elettorali alle donne che perdono parecchi punti nel passaggio dalle candidature all’elezione; evidentemente per qualche ragione che si annida nel voto ma probabilmente anche nel sistema di formazione delle liste e delle ripartizione dei seggi. E la televisione? Che ruolo ha giocato? Ha contribuito a dare alle donne -in politica sempre sotto-rappresentate dal piccolo schermo- un po’ di visibilità? I dati elaborati dall’Osservatorio di Pavia consentiranno di conoscere il grado di rappresentanza femminile negli spazi televisivi della politica durante la campagna elettorale, di interrogare alcuni meccanismi della politica attraverso l’analisi della comunicazione per i diversi generi televisivi, per rete e per coalizione o partito politico; infine qualche approfondimento sui temi nell’agenda delle donne politiche che hanno avuto maggiore visibilità nel periodo considerato potrà concorrere a comprendere meglio quali sono i meccanismi che agevolano la visibilità delle politiche in TV.
5.5.5.
Political campaign, government approval and EU elections
Paolo Bellucci, Diego Garzia e Martino Rubal Maseda
Whether EU elections are best seen by citizens as secondary elections or truly European ones is a matter of scholarly debate. This paper tests the second-order (or mid-term) hypothesis in the 2009 elections by analysing the impact of government approval and visibility on the electoral outcome of incumbent governments. The timing of the EU election within the national election-cycle contributes to the framing of the political contest and exerts an influence on citizens' political behavior.
5.5.6.
Il governo Berlusconi tra campagna permanente e voto europeo: indizi di un nuovo corso politico?
Giuliano Bobba
Coniata nei primi anni ’80 da Sidney Blumenthal in riferimento al caso statunitense, l’espressione “campagna permanente” designa l’affermarsi di una nuova modalità di relazione tra governo e cittadini nella costruzione e gestione del consenso. In particolare questa teoria spiega come durante l’intero mandato l’azione di governo punti a coniugare in un unico processo l’attuazione di politiche pubbliche e la realizzazione di strategie comunicative, al fine di definire un clima d’opinione favorevole alla riconferma dell’incumbent. Per quanto riguarda il caso italiano, la campagna permanente si è invece sviluppata in maniera peculiare, amplificando il ricorso sistematico a pratiche di promozione e di controllo dell’opinione, senza che queste fossero connesse alla realizzazione del programma di governo. Strutturata in questo modo la campagna permanente italiana ha comportato, negli ultimi due cicli elettorali, la costruzione di un clima di opinione contrario al governo in carica ed ha finito per avere dei risultati opposti rispetto a quelli attesi: invece di incrementare la credibilità del governo ha contribuito a delegittimarlo, invece di favorire la stabilità con la conferma dell’incumbent, ha facilitato l’alternanza premiando il challenger. A partire dal 2008, tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato. I primi dati relativi all’azione del nuovo governo Berlusconi (IV) mostrano un consenso intorno all’esecutivo mai registrato in precedenza che non è stato intaccato dai primi test elettorali, ma ne è semmai uscito rinforzato. Partendo da queste considerazioni e concentrandosi sull’appuntamento elettorale europeo, il paper si propone di verificare se l’attuale idillio tra Berlusconi e gli elettori debba considerarsi frutto di una situazione contingente, oppure se si fondi su basi nuove che coniugano un’efficace azione di governo ad un’altrettanto valida campagna comunicativa. In questa prospettiva il lavoro intende concentrarsi sulla ricostruzione dell’azione dei primi dodici mesi di governo (provvedimenti di legge e campagne di comunicazione); sulle strategie di going public e di news management attuate da Berlusconi (dall’emergenza rifiuti a Napoli all’emergenza terremoto all’Aquila); sulla modalità di conduzione della campagna elettorale europea da parte del Pdl, approfondendo la relazione tra governing e campaigning nel contesto politico nazionale.
5.5.7.
La campagna che non c’è! Le elezioni europee sui media italiani
Marinella Belluati
Le elezioni europee sono in genere un pretesto per continuare a discutere di questioni nazionali e sempre di più un test di popolarità per il governo in carica; e questo rappresenta un tratto comune a buona parte degli stati membri ormai assodato dalla letteratura. La scadenza elettorale del 2009 ha offerto l’occasione per tornare a riflettere sui mutamenti in atto e fornire indicazioni in merito ai possibili scenari futuri. Partendo dai dati di monitoraggio del coverage della campagna europea sui media tradizionali (stampa e tv) e sul web, dati raccolti dall’Osservatorio sulla Comunicazione Politica di Torino, è possibile tracciare alcune evidenze. 1) Della campagna elettorale europea si è trovata scarsa traccia tanto nel discorso politico che sui media, nonostante le istituzioni europee abbiano investito molto nella creazione di eventi e nelle campagne di comunicazione. 2) Il web si è invece rivelato uno spazio di discussione più pieno e reattivo che forse non ha inciso sull’elettorato, ma ha contribuito a stimolare l’identità europea soprattutto tra i giovani. 3) I temi dell’Europa sono stati praticamente assenti e l’agenda è invasa dal gossip pre elettorale, mentre l’arena della competizione è stata spartita sostanzialmente da Berlusconi e Franceschini i due principali leader di schieramento. Al di là di alcuni risultati, per altro attesi, i dati raccolti mostrano anche altro: nonostante il deficit informativo in campagna elettorale, il processo di costruzione della sfera pubblica europea sta andando avanti.
5.5.8.
La vittoria del gossip senza scandalo politico. Le elezioni europee viste dal buco della serratura
Marco Mazzoni, Anna Sfardini e Sergio Splendore
Politica, visibilità e gossip. Questo sembra essere stato il mix al centro della campagna elettorale 2009. Le stesse foto, gli stessi titoli, gli stessi interpreti hanno capeggiato sia i quotidiani nazionali, sia i settimanali del pettegolezzo (a tal punto da richiamare anche l’attenzione della stampa estera). E’ per questo che il paper si propone di studiare la copertura informativa data ad uno dei temi più dibattuti durante la scorsa campagna, ossia l’ondata di interesse mediatico suscitato dalla partecipazione del Presidente del Consiglio e candidato per il Partito della Libertà Silvio Berlusconi a una festa di compleanno di una sua conoscente diciottenne. L’analisi della copertura mediatica della notizia permette in primo luogo di fotografare la sensibilità politica, mediale e sociale nei confronti di un fatto di costume e le sue connessioni con l’andamento e i risultati della campagna elettorale (Thompson 2000): se, da un lato, la notizia ha magnetizzato l’opinione pubblica e l’agenda dei media, dall’altro, è rimasta ‘imprigionata’ nel frame del gossip senza divenire minaccia concreta di scandalo per il suo protagonista. La copertura informativa è stata analizzata attraverso tre diversi luoghi di produzione: tre quotidiani italiani a tiratura nazionale (Il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Giornale), settimanali di costume (Oggi, Gente, Novella 2000, Chi.) e una selezione di articoli apparsi su i più importanti giornali internazionali (selezionati attraverso il sito del Ministero degli Esteri). Il paper discute e propone tre differenti frame per comprendere come la notizia e i suoi successivi approfondimenti siano stati incorniciati: quello del gossip, quello dello scandalo e quello del giornalismo investigativo. Attraverso la discussione di questi tre modelli discorsivi, il paper fornirà nuove valutazioni per cogliere le logiche attraverso cui l’infotainment e il politainment oggi agiscono sull’informazione politica italiana, arrivando a suggerire che nel contesto socio-politico nostrano l’informazione non riesce a raggiungere la gravità e la consistenza necessarie per pretendere azioni politiche evidenti. C’è tuttavia un altro aspetto che la ricerca desidererà porre all’attenzione del dibattito sulla campagna elettorale appena trascorsa: l’innalzamento – chiaro il collegamento con quanto sostenuto da Mazzoleni e Sfardini (2009) – del valore informativo del gossip, che si erge a “notizia” soprattutto per gli spazi di rilievo che gli vengono dedicati.




