XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Paper Room
9. Elezioni e Comportamento di Voto
9.2. Giovani, politica e voto
Chairs: Dario Tuorto e Cristiano Vezzoni
Discussants: Ferruccio Biolcati Rinaldi e Piergiorgio Corbetta
9.2.1. Orientamenti valoriali e comportamento elettorale dei giovani: analisi di un modello causale con variabili latenti
Luca Sabatini
Mostrare la relazione che intercorre fra un determinato set di orientamenti valoriali ed il comportamento elettorale delle giovani generazioni è l’obiettivo di questo articolo che, muovendo i primi passi attraverso la letteratura presente in materia, cerca di illustrare i risultati di una ricerca effettuata su un gruppo di 400 giovani a ridosso delle elezioni politiche 2008, attraverso una serie di analisi riassunte, in ultima istanza, da un modello causale con variabili latenti. Lo schema seguito all’interno di questo articolo, quindi, raccogliendo le indicazioni emerse da recenti ricerche in ambito politologico, cercherà di studiare gli effetti delle propensioni/contrarietà in rapporto al pregiudizio nei confronti degli immigrati, all’autoritarismo (misurato attraverso tre diversi indicatori) e alla dominanza sociale, rispetto al comportamento di voto, mostrando le differenze “valoriali” che esistono negli elettorati di PD e PDL nonché i diversi legami che si stabiliscono fra gli stessi all’interno del modello teorico ipotizzato.
9.2.2.
La partecipazione invisibile. L'impegno di una generazione esclusa
Simona Gozzo
La generazione “flessibile” è costituita dai giovani della “società del rischio” (anni Ottanta-Duemila), adattatisi ad una flessibilità che, da economica, è diventata esistenziale abbracciando i diversi aspetti della vita sociale e lavorativa. Si iniziano a distinguere, in letteratura, almeno due sub-generazioni politiche appartenenti all’insieme individuato: la generazione “invisibile” o “generazione del rischio” degli anni Ottanta e Novanta e quella dei figli del disincanto, i “fratelli minori”, nati in questa realtà e forse per questo dotati di maggiore capacità di adattamento. Sembra, infatti, che le nuovissime generazioni mostrino dei caratteri che si potrebbero definire di “adattamento”, contro quelli di “rifiuto” della generazione invisibile. L’obiettivo principale del lavoro è quello di cogliere la genesi del coinvolgimento civico e politico delle nuove generazioni politiche, rapportandolo a quello delle altre generazioni in modo da rilevarne omogeneità e difformità. Si evidenziano – in proposito – le diverse sfumature che può assumere la partecipazione, distinguendo i profili di coinvolgimento sulla base di concetti ed indicatori adoperati in letteratura. L’analisi delle diverse prospettive teoriche sottese alle tipologie di coinvolgimento permette di risalire a specifiche definizioni di partecipazione che si basano su assunti differenti, così da scindere tra partecipazione civica, orientata alla campagna ed orientata alla difesa di una causa; partecipazione invisibile e partecipazione manifesta; partecipazione istituzionale e non; partecipazione strumentale e simbolico-espressiva. Si valuterà quali di questi criteri permettono di spiegare meglio la variabilità dei comportamenti sul piano intergenerazionale, in modo da ricostruire i diversi profili di coinvolgimento. Verranno prese in considerazione, inoltre, cause e motivazioni delle scelte al fine di ricostruire la genesi del dis-orientamento o ri-orientamento della partecipazione dei giovani. La questione ha assunto crescente rilevanza a seguito dell’incremento del disinteresse verso la partecipazione politica, particolarmente evidente tra le nuove generazioni. Il lavoro proposto intende, infine, ricostruire le dinamiche relazionali politicamente significative utilizzando dati di survey rilevati su base nazionale, considerando anche l’incidenza - sulla dinamica emergente - di fattori contestuali quali l’inserimento in specifiche reti di attivazione/mobilitazione da parte del singolo e l’influenza che può assumere, in tal senso, un “ambiente” differenziato sul piano delle opinioni e della tipologia dei soggetti con cui ci si confronta. L’attenzione si soffermerà non solo sulla partecipazione attiva ad associazioni ed organizzazioni, ma anche sulla minore o maggiore propensione a discutere di argomenti politicamente significativi, sulla competenza dei soggetti con cui ci si confronta e sulla presenza di relazioni che siano caratterizzate prevalentemente da legami “forti” (diretti e profondi, riconducibili prioritariamente al contesto familiare) o anche da legami “deboli”.
9.2.3.
Le radici familiari del voto: trasformazioni negli ultimi trent'anni
Piergiorgio Corbetta
Lo studio della relazione fra l’orientamento politico dell’individuo e quello della sua famiglia d’origine ha subito alterne vicende nella sociologia politica. Fino a quando si è pensato che l’identificazione politica, cioè a dire una preferenza politica stabile e costante verso un partito, fosse un orientamento di tipo affettivo, formatosi nei primi anni dell’età adulta e venutosi poi a radicare nella profondità della sfera emotiva, si è anche pensato che fosse importante nella sua costruzione l’orientamento politico della famiglia d’origine, e molte furono le ricerche condotte sulla trasmissione familiare della cultura politica (fra gli altri, Hyman 1959, Jennings e Niemi 1974). Successivamente, da quando si è invece cominciato a pensare che l’identificazione politica sia un qualche cosa di meno stabile e più mutevole, esposto agli eventi della contemporaneità e reattivo agli atteggiamenti degli individui su specifiche tematiche politiche, è venuto anche meno, da parte degli studiosi, ogni interesse verso la socializzazione politica familiare. Approfittando del fatto che la domanda la domanda sul voto del padre è stata posta nelle inchieste campionarie del 1968, 1972, 1996, 2001 e 2006 (inchieste Itanes e precedenti), in questo paper cercherò di analizzare il cambiamento nella relazione fra gli orientamenti politici dei padri e dei figli intervenuta negli ultimi quarant’anni. Nell’ipotesi generale dell’individualizzazione del voto e dell’indebolimento della sua relazione con tutte le variabili ascritte, ci aspettiamo un calo generalizzato nel tempo della relazione fra voto del padre e voto del figlio. Si tratta di una tendenza attesa dovunque nelle democrazie occidentali. Nella situazione italiana si aggiunge la trasformazione nel tempo dell’«offerta» politica: la discontinuità che si è venuta a creare fra partiti della «prima» e della «seconda» Repubblica, non può non avere spezzato anche legami affettivi che univano gli elettori a sigle, formazioni, simboli poi scomparsi. In questo quadro – che è tuttavia da dimostrare – mi chiederò anche se il cambiamento della relazione fra orientamento politico dei padri e dei figli ha investito in egual misura tutte le aree partitiche (sinistra, centro e destra), oppure ha colpito alcune parti politiche in misura maggiore di altre.





