XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Paper Room

8. Relazioni Internazionali

8.5. Cooperazione internazionale: utopia e realtà
Chairs: Michele Chiaruzzi
Discussants: Alessandro Colombo

8.5.1. Scarica il paper in pdf Sicurezza e cooperazione nel sistema internazionale. Il
 multilateralismo si rafforza ma anche il minilateralismo cresce

Fulvio Attinà

Abstract

La sicurezza multilaterale è un’esperienza nuova delle relazioni internazionali. La sua formazione appartiene a un processo di lunga durata delle istituzioni internazionali che, dopo la seconda guerra mondiale, ha assunto la forma delle operazioni di pace. Il paper, dopo aver analizzato il multilateralismo come pratica delle relazioni economico-commerciali e delle relazioni di sicurezza nel sistema mondiale contemporaneo, analizza i dati delle trasformazioni delle operazioni di pace degli ultimi venti anni e arriva alla conclusione che, come avviene nelle relazioni commerciali, anche nel campo della sicurezza il multilateralismo è sempre più affiancato dal minilateralismo.

8.5.2. “Alla ricerca del Beneficiario”. Per una Storia della Cooperazione Internazionale negli ultimi due decenni

Igor Pellicciari

Abstract

Dalla fine della seconda guerra mondiale - e quindi per un periodo piuttosto lungo da potere oramai essere considerato un trend storico consolidato – le relazioni internazionali hanno visto aumentare esponenzialmente il ruolo delle politiche degli aiuti e di assistenza nel definire i rapporti bilaterali e multi-laterali tra Stati. Rispetto allo schema tradizionale ottocentesco “guerra-commercio” ispirato largamente alla dottrina della Ragion di Stato che ha ispirato le relazioni tra soggetti statuali e le conseguenti idee di sovranità , si e’ aggiunta una dimensione dell’ ”aiuto ” – che e’ diventato nuovo strumento di obbligazione politica a livello internazionale. Le spese pubbliche rivolte a attivare e gestire gli aiuti e le assistenze, nonché le strutture amministrative attivate per gestirle sono cresciute esponenzialmente in questi sessant’anni, senza mai subire reali flessioni. Gli attori si sono istituzionalizzati, le politiche si sono consolidate, le dinamiche relazionali incanalate su binari che possono oramai essere riconducibili a modelli descrittivi . In sostanza, essere in prima linea degli aiuti nelle zone di interesse geopolitico – si tratti di scenari post-comunisti o post-bellici – e’ diventato per un soggetto internazionale uno degli interessi politici primari, a tal punto che i Donatori hanno set di interessi complessivi quasi superiori ai Beneficiari. Se questa crescita di importanza, cioè di risorse, attori e di interessi mobilitati - e’ oramai un dato assodato tra gli addetti al settore – pur tuttavia questo aspetto ha faticato a farsi strada ad essere analizzato nel contesto della ricerca scientifica – in particolare europea ed italiana. Non che siano mancati gli studi sulla cooperazione internazionale (definizione molto dubbia e piuttosto vaga – ma oramai assodatasi- per fare riferimento alle politiche internazionali di aiuto ed assistenza) ; ma essi sono stati il piu’ delle volte orientati a concentrarsi sulla dimensione dei valori che ispirano l’azione di aiuto; piuttosto che sulle implicazioni politiche ed organizzative , sulla efficienza ed efficacia, dell’aiuto stesso. Eppure, in particolare dopo il conflitto in Bosnia ed Erzegovina della prima metà degli anni ‘90 e lo scenario unico nel suo genere che ne e’ seguito – che ha segnato per molti versi un punto di svolta nelle relazioni tra Donatori e Beneficiari cosi come delle molteplicità di azioni lanciate - vi e’ stato una nuova spinta a sdoganare questi argomenti come oggetto di studio legittimo per le varie scienze sociali. La storiografia non e’ stata oggettivamente in prima fila di questa nuova apertura di interesse. Relegata ad alcuni approfondimenti episodici, nascosti tra i vicoli della storia delle relazioni internazionali, la Cooperazione Internazionale non e’ mai stata oggetto centrale di un studio storico self-standing. Il paper prende spunto dall’analisi del caso del conflitto bosniaco fino agli accordi di Dayton (1992-1995) e dell’articolato scenario post-bellico che ne è seguito (1995-2000) nonché dalla molteplicità di modelli e politiche di aiuto ed assistenza che ivi si sono riversati, per rilanciare una serie di considerazioni di metodo sulla legittimità e finanche necessità del trattare la Cooperazione Internazionale come oggetto centrale di studio storiografico.

8.5.3. I dilemmi dell'accountability nella cooperazione nord-sud

Lorenzo Fioramonti

Abstract

Il paper analizza la cooperazione allo sviluppo tra paesi industrializzati e paesi poveri, con un focus particolare sul tema dell'accountability degli operatori del settore, dalle agenzie di sviluppo bilaterali a quelle multilaterali, fino ad arrivare alle organizzazioni non governative. Il tema dell'accountability è piuttosto rilevante perché pone l'accento sulle asimmetrie di potere, i conflitti di interesse e la compatibilità o meno degli obiettivi di lungo termine con le azioni realizzate nell’immediato. Suffragando la trattazione teorica con dati empirici relativi alle politiche e alle riforme che hanno interessato la cooperazione nord-sud nell'ultimo decennio, il paper mette in luce alcuni nodi cruciali non sufficientemente esaminati dalla letteratura ed offre degli spunti per avviare nuove ricerche nel settore.

8.5.4. Scarica il paper in pdf Cina e India: dinamiche di (non) cooperazione

Claudia Astarita

Abstract

L’obiettivo di questo testo consiste nel dimostrare quanto e perchè la progressiva convergenza tra gli interessi politici ed economici di Cina e India non abbia favorito l’approfondimento di dinamiche di cooperazione bilaterale. Partendo dall’equivoco di Bandung (1955), la prima conferenza del Movimento dei Paesi Non Allineati, a seguito della quale le relazioni tra Cina e India furono riassunte nel motto “Indi-Chini Bhai Bhai” (India e Cina sono fratelli), il testo ricostruisce l’evoluzione storica dei rapporti tra i due Paesi mettendo in luce le ragioni per cui, ancora oggi, Pechino e Nuova Delhi continuino a considerarsi dei nemici anzichè dei potenziali alleati. Dopo aver spiegato i motivi per cui gli spettri del passato che da sempre minano la cooperazione tra i due giganti asiatici non solo non sono stati superati ma addirittura sono stati ingigantiti da vicende contemporanee, il testo si sofferma sull’analisi del più recente e progressivo aumento del commercio bilaterale tra le due nazioni per giustificare quanto anche da un punto di vista economico non sia stata creata una base solida su cui costruire un rapporto di collaborazione serio e duraturo. Come la politica, anche l’economia si riduce a uno strumento con cui entrambi i Paesi si limitano a perseguire il rispettivo interesse nazionale. In conclusione, schematizzando nuovamente le ragioni politiche ed economiche che impediscono a Cina e India di modificare in maniera costruttiva il proprio legame esposte nei paragrafi iniziali, il testo riprende alcuni temi già affrontati da Edward H. Carr in Utopia e Realtà come la dinamica del potere nei rapporti tra Stati e la teoria delle “critical junctures” di Kent Calder dimostrandone l’attualità nello spiegare la mancata cooperazione nel caso sino-indiano.

8.5.5. Scarica il paper in pdf Unity and diversity in Latin American visions of regional integration

Gian Luca Gardini

Abstract

Outside Europe, Latin American is the region of the world where integration has the longest tradition and the most sophisticated, although not necessarily successful, record of implementation. However there is a huge gap between the rhetoric of integration and its actual effectiveness and even existence. This is the result of another tension: between unity and diversity within Latin America. The paper concentrates on four schemes: ALCA, ALBA, MERCOSUR and UNASUR. Latin American regionalism today reflects the diversity existing within the continent more than it expresses its unity.

8.5.6. Scarica il paper in pdf Lo strano caso del Brasile di Lula: la cooperazione come reciprocità differita

Emidio Diodato

Abstract

Il Brasile è un attore complesso. La complessità della sua azione internazionale rispecchia la frammentazione interna di un paese che, nonostante stia emergendo come potenza regionale mediante una politica di aiuti finanziari, continua a cercare sostegno all’estero per consolidare le istituzioni democratiche e rafforzare la crescita, contraddistinta com’è da un’iniqua distribuzione della ricchezza a causa di un’alta concentrazione della proprietà e della povertà. Pur se il sistema produttivo è forte e stabile nel settore agricolo e negli agglomerati industriali, il Brasile deve affrontare il problema della sperequazione sociale che è causa di violenza e insicurezza. In questo quadro, la tradizionale cooperazione allo sviluppo, basata sugli aiuti e i grandi obiettivi internazionali di lotta alla povertà, appare superata in Brasile. La maggior parte dei paesi donatori ha dirottato le risorse su altri territori, in particolare su quelli africani. Lo stesso Brasile è impegnato come donatore in Africa. Tuttavia, negli ultimi anni le politiche di cooperazione allo sviluppo verso il Brasile non sono cessate, ma si sono adeguate ai mutamenti in corso, passando da un modello verticale d’aiuti ad un modello più orizzontale di co-sviluppo e reciprocità. Un caso di studio rilevante per capire questa complessa dinamica a-simmetrica è offerto dalla cooperazione italiana degli ultimi cinque/sei anni, sia per la natura e i legami politici degli attori coinvolti, sia per le arene attivate ai diversi livelli di governo. Inquadrando il ragionamento nella cornice teorica proposta da Edward H. Carr nel libro Utopia e realtà (curato da A. Campi), riletto alla luce del dibattito contemporaneo tra razionalismo e costruttivismo, il paper analizza nel dettaglio questo caso di studio. La conclusione è che l’azione cooperativa di cui si tratta possa essere interpretata come un «vantaggio reciproco differito nel tempo», una sorta di do ut des che si perfezionerà in futuro.