XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Paper Room

8. Relazioni Internazionali

8.2. A scuola da Waltz. Prospettive della teoria politica internazionale waltziana nell’anniversario di “Man, the State, and War
Chairs: Francesco Moro e Michele Testoni
Discussants: Marco Cesa

8.2.1. Stati, sistema internazionale e civiltà: una prospettiva weberiana

Antonio Cerella

Abstract

Il presente paper analizza il mutamento nel warfare che si è verificato nell'ultimo ventennio alla luce del cambiamento nel sistema internazionale. La prima parte del lavoro è dedicata all'inquadramento storico ed empirico dei fenomeni belligeni asimmetrici: l'emergere del terrorismo internazionale, del fondamentalismo religioso e della guerra civile come paradigmi violenti della contemporaneità. Fenomeni di questo tipo, su di una tale scala di diffusione globale, risulteranno analizzati soltanto a condizione di essere intesi nel proprio modo di essere ed evolversi. Proprio in riferimento a questa impostazione, il nostro tentativo sarà quello di elaborare un framework teorico che possa combinare i vari livelli analitici (macro, meso e micro) al fine di proporre una euristica della trasformazione nella sfera politica internazionale e dei suoi effetti su quella domestica in riferimento a legittimità, legalità e religione. Il problema del fondamentalismo e del terrorismo (soprattutto di matrice religiosa), infatti, si apre su di un “territorio concettuale” vastissimo. Nel secolo della “razionalizzazione compiuta”, il “reincantamento religioso” del mondo cui stiamo assistendo si scontra con molti dei concetti classici sviluppati dalla politologia, dalla sociologia e dalle scienze giuridiche. Secolarizzazione, sovranità e legittimità sono soltanto alcuni dei key concepts dalla cui lettura il reale non appare più facilmente decifrabile. A ciò si aggiungono i problemi di riconcettualizzazione e di “stiramento concettuale” cui, naturalmente, si espongono fenomeni di questo tipo (terrorismo, fondamentalismo, violenza religiosa, ecc.) data l'ampiezza geografica e culturale nella quale tali termini dovrebbero “viaggiare”. E, sopratutto, le teorie della secolarizzazione che, sotto l'influenza esercitata dal capolavoro weberiano Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus (1904), relegavano questo processo nel solo ambito occidentale sono state messe in discussione da una duplice inversione: il ritorno religioso proprio in quell'ethos dal quale era partito il processo di svuotamento religioso, ovvero in Occidente; e il crollo del muro di Berlino che ha prodotto, per la prima volta, un'integrazione politico-economica e cultural-religiosa, veramente globale. Riteniamo, infatti, che nella interazione fra il cambiamento nel sistema internazionale e il processo di integrazione tecnico-economica mondiale cui stiamo assistendo, si possa individuare il punto nodale attraverso il quale queste due macro dimensioni politiche mutando, mutino le sfere di legittimità e legalità sia domestica che internazionale. In questo nostro lavoro ci è sembrato d'obbligo partire da uno dei padri fondatori dello studio sui rapporti fra religione, società e politica come Max Weber. La seconda parte del presente scritto è, pertanto, dedicata alla rivisitazione del sistema weberiano, soprattutto in riferimento ai problemi di razionalizzazione, secolarizzazione e, per esprimerci con Weber, di “disincantamento del mondo”. Scopo di questa rivisitazione è riscoprirne la validità euristica proprio in riferimento a quest'ultima religious resurgence. La parte conclusiva è dedicata alla rielaborazione del modello neorealista di Waltz e di quello a “civiltà” proposto da Huntington per sottoporli al vaglio critico. Armati di questo inquadramento teorico si cercherà, in conclusione, di mettere in relazione il nostro framework con lo sviluppo e la diffusione dei fenomeni violenti asimmetrici.

8.2.2. Structure and Process in International Politics

Davide Fiammenghi

Abstract

This article undertakes to provide an examination of one of the most puzzling issues in international relation scholarship: the link between power and security. By providing a theoretical framework for the discussion of this complicated matter the article shows that the power-security dichotomy is related with the balancing-bandwagoning dichotomy familiar in the study of alliances. The article suggests that the relation between the relative power of a state and the security it experiences may be non-linear. This should explain the discordant hypotheses of defensive and offensive realist about the best way to obtain security. In the second section the structural analysis is completed with a recognition of the process variables. The main thesis here is that the subsidy that the hegemon should pay to its rivals must be sufficient to solve a repeated prisoner's dilemma. By providing subsidies, the hegemon can at times bypass structural constraints and prevent its rivals from pooling their efforts.

8.2.3. Scarica il paper in pdf Taking Waltz beyond Waltz: Socialization as an Intervening Variable in Structural Realism

Andrea Locatelli e Pier Domenico Tortola

Abstract

Rationalism, pessimism and indeterminacy are three central characteristics of Waltz's structural realism. Not surprisingly, they are also the aspects that most often come under attack by scholars aiming to either criticize or improve on Waltz's ideas. Standing out in the former group, constructivists, inspired by Alexander Wendt, advocate a minimal reading of anarchy, where the latter can engender conflict and cooperation alike, depending of what states 'make of it.' Attempts to improve on Waltz's theory, on the other hand, usually concentrate on solving the indeterminacy problem by formulating theories that should explain political outcomes more accurately while retaining most of structural realism's parsimony. Neoclassical realism is probably the most significant among these developments. Combining acknowledgement of the limits of neorealism with the recognition of the value and richness of this paradigm, this paper aims to reconcile the above theoretical positions (structural realism, constructivism, neoclassical realism) building on the work of Waltz himself. To do so we isolate Waltz's idea of 'socialization'--one of the 'transmission belts' between structure and political outcomes--and turn this concept from a constant factor into an intervening and relational variable which moves along a quantitative (high/low) as well as a qualitative (conflictual/cooperative) dimension. We then place this variable at the center of an enriched version of structural realism, where patterns of foreign policy behavior change according to the degree and type of socialization between groups of states: in the presence of high and cooperative socialization, positive perceptions and friendly behavior prevail; high and conflictual socialization, on the other hand, encourages enmity and mutually aggressive behavior; low socialization, finally, leads to higher systemic uncertainty and to cautious and defensive foreign policies. To assess the empirical validity of our theoretical claims, we conduct a brief analysis of some recent international politics situations in the light of the three behavioral categories described above.

8.2.4. Il concetto di equilibrio di potenza. Sistema e politica d’equilibrio nell’Italia del Quattrocento

Salvatore Sberna

Abstract

L'equilibrio di potenza ricorre sovente come idea nella letteratura e nel pensiero politico moderno e contemporaneo. Nella teoria delle relazioni internazionali questo può essere considerato un concetto cardine nello studio delle relazioni interstatali, oggetto di numerose definizioni e tentativi di operazionalizzazione a seconda degli approcci, e di non pochi 'stiramenti'. Quest'analisi vuole quindi restituire un'autonomia analitica al concetto, a partire dalla distinzione tra 'balance of power' e 'balancing', tra l'esito sistemico (output) e il comportamento dell'attore (input). Caso studio è il sistema degli stati regionali italiani del Quattrocento, con un approfondimento sulla genesi, i meccanismi di conservazione e di crisi di tale sistema. Una spiegazione sistemica della bilancia italiana confuta così il mito personalistico dell'equilibrio - vizio da 'prima immagine' (Waltz, 1959) - perché opera del genio di un principe illuminato, e insieme quello internazionalista della pace di Lodi, trattato stipulato dalle maggiori potenze regionali nel 1454 e da alcuni considerato il prototipo dei sistemi di sicurezza collettiva.

8.2.5. Developing Waltzean alliance theory: immediate and permissive causes in the evolution of post-bipolar NATO

Michele Testoni

Abstract

Kenneth Waltz is by far the most influential IR scholar of the last 30 years. Waltz’s ideas have broadened and deepened the capacity of the discipline to discern world affairs as well as the methodological awareness to construct a proper theory of international politics. Even the critics recognize Neo-realism as the leading approach in IR theory, and the need to confront with it. This is the very case of international alliances, particularly in regard to NATO’s unexpected persistence after the end of the Cold War and its subsequent changes: as the vanishing of bipolarity did not bring about a traditional multipolar system, Neo-realism has been blamed for determinism and ineffectiveness in the study of international events. The paper aims to offer a richer analysis of the evolution of post-bipolar NATO by recovering some of Waltz’s insights about the implications of the “third image” upon State action. Since Neo-realism’s main focus is not behavior (i.e. foreign policy), but repetitive systemic outcomes determined by a given distribution of power resources (i.e. international politics), it will be argued that the post-1989 international environment did not alter the essence of NATO, which remains an imbalanced alliance. That is, the structure of transatlantic relations has not changed since the onset of the Cold War: a rigid alignment (even during unipolarity) allowing flexible strategies and, due to such an asymmetry, generating a wide bargaining space in which member States struggle to advance their foreign policy interests. A situation that has often turned to provoke dangerous contradictions for the coherence of NATO itself, like in the 2003 Iraqi war. To say it in proper Waltzean terms, if (uni)polarity represents the “permissive cause” for NATO resilience in today’s international system, intra-alliance competition constitutes the “immediate cause” to explain the Alliance’s political and strategic developments. Especially, in our case, during the last 20 years. Therefore, the paper argues that the Waltzean approach maintains intact all its power as a theory of international politics concerned in the analysis of repetitive and non-intentional results produced at the systemic level by structural dynamics. Besides, the paper aspires to a further development in designing the mutual and conflictual relationship between “third” and “second image” factors in alliance theory, particularly in the case of NATO’s recent evolution.