XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Paper Room

7. Amministrazione e Politiche Pubbliche

7.4. Reti di governance e politiche locali
Chairs: Luciano Brancaccio
Discussants: Roberto Salerno e Giulio Citroni

7.4.1. Scarica il paper in pdf Regional territorial politics and intermunicipal cooperation: an equilibrium between government and governance?

Silvia Bolgherini

Abstract

In recent decades western local governments faced several challenges (from NPM to Europeanization, from decentralization trends to globalization) which tested their adaptation capacity to the new social-economic and institutional contexts and often led to deep transformations in competencies, functions and relations among territorial levels. In this effervescent context, intermunicipal cooperation (IMC) has become, in the last decade, an important feature at the local level. Nevertheless these IMC experiences have been often analyzed by emphasizing the bottom-up features and by focusing on the governance processes. This can be overall a limit because the still relevant role of institutional actors and of hierarchical positions risk to be excessively underestimated. In the IMC phenomenon, in fact, government actors and hierarchical elements come back through the regional (where present) institutions. The role of the regions in the regulation, coordination and steering of the cooperation forms can be decisive and represent a back in of the government features in a governance context. Thus the hypothesis in this paper is that in IMC processes a complementarity, more than opposition, is at stack between governance and government. An attempt will be made to show that the success of local and regional territorial policies and reforms, such as the IMC experiences, greatly depend on an efficacious balance between deliberative bodies, participatory modalities and “free choices” of the local actors, on one side, and representative institutions, hierarchic decisions and centralistic guidelines, on the other side. The paper will compare IMC and territorial politics in two European regions: the Italian region Emilia-Romagna and the German Land Brandenburg. On the basis of an empirical research based on primary sources as well as on interviews, an assessment on which kind of equilibrium, if any, has been reached between governance processes and government hierarchies in both regions will be attempted.

7.4.2. Il governo dei rifiuti: soluzioni ibride attraverso livelli e settori di policy. Il caso del termodistruttore Fenice a San Nicola di Melfi

Dario Minervini

Abstract

Le politiche di gestione e smaltimento dei rifiuti hanno acquisito una posizione di primo piano nelle agende istituzionali e sono sempre più spesso al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Le analisi condotte sui processi decisionali che si sviluppano all’interno di queste politiche hanno evidenziato alcune questioni specifiche. Si sono studiati i ricorrenti conflitti fra decisori istituzionali e comunità locali; altre ricerche si sono concentrate sul ruolo dell’expertise tecnico-scientifica nei processi di definizione delle misure d’intervento pubblico; altre ancora sulle relazioni fra attori pubblici e privati nello sviluppo di nuove imprese e professionalità operanti in campo ambientale. Le politiche dei rifiuti, e più in generale quelle ambientali, mostrano anche un'altra specificità: le decisioni seguono processi estremamente complessi, attraversano i vari livelli gerarchici del sistema politico-amministrativo e i differenti settori di politica pubblica, coinvolgono competenze, logiche d’azione e tipologie di attori estremamente eterogenei. L’aspetto ibrido della policy di gestione e smaltimento dei rifiuti è stato indagato in questo studio condotto attraverso i concetti analitici dell’Actor-Network Theory (ANT). La ricerca realizzata riguarda il processo decisionale che ha determinato la costruzione e l’entrata in funzione dell’impianto di termodistruzione Fenice nell’area industriale di San Nicola di Melfi in Basilicata. Questo processo si è sviluppato lungo un iter che ha coinvolto ministeri e istituzioni locali, ha attraversato differenti competenze di settore passando dalle politiche dello sviluppo economico a quelle ambientali. La ricostruzione della vicenda decisionale ha consentito di rilevare i processi di associazione e di traduzione che hanno determinato la soluzione socio-tecnica della termodistruzione dei rifiuti. In particolare l’analisi realizzata ha consentito di tracciare un modello di governance multilivello e multisettoriale all’interno del quale tecnologie, attori, interessi locali e nazionali si associano in coalizioni socio-tecniche contrapposte che esprimono soluzioni alternative per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.

7.4.3. La governance nei Piani di Zona: modelli e relazioni emergenti

Emanuele Polizzi

Abstract

La legge 328/2000 costituisce, nella storia delle politiche pubbliche italiane, uno dei tentativi più ampi e impegnativi di riforma complessiva del sistema di organizzazione dei servizi sociali. L’introduzione dei Piani di Zona, come forma sistematica di programmazione partecipata degli interventi e del sistema locale di risposte ai bisogni, pone le amministrazioni locali di fronte ad una sfida di innovazione non solo delle politiche ma anche del tipo di relazioni esistenti tra attori pubblici e attori privati che operano nel campo sociale. In gioco, vi è la declinazione a livello locale del concetto costituzionale di sussidiarietà e più in generale la possibilità di far diventare la governance locale un’occasione di ampliamento o di impoverimento della qualità democratica delle politiche. Attraverso la presentazione di alcuni esiti di una ricerca empirica svolte sui Piani di Zona della Provincia di Milano, il paper segnalerà alcuni modelli emergenti di governance delle politiche sociali a livello locale e alcune tracce di esiti, sia in termini di innovazione delle politiche attivate, sia in termini di trasformazione dei rapporto tra istituzioni pubbliche e terzo settore. L’indagine empirica verte su una ricognizione sui 21 documenti di Piano prodotti dalle amministrazioni di distretto e su un’analisi qualitativa svolta sul processo programmatorio di alcuni casi studio.

7.4.4. Reti di politiche pubbliche e "corpi intermediari" a Napoli

Alain Faure

Abstract

Con un approccio comparativo in Francia e in Italia e partendo da una recente ricerca sulle élite politiche a Napoli, l'autore vuole mettere in discussione il ruolo dei "corpi intermediari" nella strutturazione delle reti di politiche pubbliche in entrambi i paesi, dagli anni 90 in poi. L'analisi parte da tre conclusioni convergenti sul rapporto tra politics e policies al livello locale: una presidenzializzazione dei sistemi territoriali, una crisi della mediazione al cuore delle arene categoriali e una professionalizzazione dei mandati politici locali. In questo contesto, il caso di Napoli sembra essere esemplare, nel senso che condensa le contraddizioni di questi tre sviluppi. Esso consente a sua volta di identificare le opportunità di cambiamento dell’"ordine locale" (gli “anni d'oro” del bassolinismo e l’impulso delle nuove politiche pubbliche regionali) e le situazioni di stallo politico e di disincanto (la crisi dei rifiuti, l’affare Romeo). La comunicazione punterà in particolare su due tensioni rivelatrici che le reti di governance integrano con difficoltà: da un lato l’articolazione crescente tra i livelli del processo decisionale pubblico (municipalità, comune, provincia, regione), e dall’altro la crisi di fiducia degli elettori nella conduzione politica (qualunque sia il profilo degli eletti o degli assessori e il livello della decisione in questione). L’analisi di queste tensioni può gettare una nuova luce sui classici interrogativi delle scienze politiche sulle teorie dello stato e della rappresentanza.

7.4.5. La struttura dell'élite civica torinese

Silvano Belligni, Stefania Ravazzi, Roberto Salerno

Abstract

La coalizione di governance che si è consolidata a Torino tra gli anni novanta e il primo decennio del secolo è espressione di un insieme di interessi volti alla crescita economica in un quadro di competizione interurbana. Questa coalizione, in cui convergono il mondo degli affari, il settore non-profit e il potere pubblico, ha espresso un «gruppo di governo» pubblico-privato relativamente ristretto e stabile, eterogeneo nella composizione ed equilibrato nelle sue componenti fondamentali: una élite di poco più di un centinaio di persone, con un limitato ricambio interno, di varia estrazione ideologica (liberale, cattolica e marxista) ma omologata da frequentazioni e giochi ripetuti. Questo gruppo ha centralizzato il potere nella comunità e modellato il policy-making elaborando e (parzialmente) implementando un dinamico progetto di sviluppo urbano. Per caratteristiche socio-anagrafiche, culturali e strutturali questo gruppo non si approssima né ai modelli elitisti dell’inner circle e della power elite, né a quello pluralista dell’hollow core. Non è né un “cerchio interno” di persone che, cumulando incarichi direttivi in comitati di rilevanza strategica, sono in grado di centralizzare i flussi di informazione e di monopolizzare l’influenza politica; né una “élite del potere” in cui i notabili dell’economia hanno un ruolo preminente rispetto alla political agency; né, infine, un “nucleo vuoto” ai margini del quale si dispone una molteplicità di organizzazioni di interesse, unicamente interessate al proprio settore di policy, i cui interessi convergono sullo status quo e che danno luogo a accordi contingenti in presenza di un ruolo debole della politica. Più verosimile appare l’ipotesi del “cerchio centrale” (central circle) risultante dal parziale concorso interattivo di sottogruppi funzionalmente differenziati, di cui fanno parte stabilmente i rappresentanti di un’ampia gamma di organizzazioni sia pubbliche che private, i quali usano la loro influenza e le loro risorse per promuovere compromessi e accordi distributivi. Più probabilmente, il caso dell’élite torinese costituisce una fattispecie (“élite distribuita”) che non trova riscontri pertinenti nella letteratura.

7.4.6. Configurazioni di potere e politiche pubbliche: un confronto tra Napoli e Perugia

Luciano Brancaccio e Marco Damiani

Abstract

Il paper mira a mettere in luce i nessi tra configurazioni di potere locale ed esiti delle politiche pubbliche, in due contesti urbani di differenti dimensioni e caratteristiche: Napoli e Perugia. Attraverso l’analisi di network abbiamo messo in rilievo, nei due casi, i circuiti di aggregazione della classe politica e le relazioni con gli ambienti economici, sociali, culturali. Abbiamo poi analizzato gli stili di governo delle amministrazioni locali, attraverso la ricostruzione di alcuni processi decisionali. La letteratura comparata sulla urban governance fa ampio ricorso ai modelli formali per cercare di fissare le caratteristiche regolative dei sistemi locali. E tuttavia spesso questi idealtipi appaiono troppo astratti e generali (il modello dello stato, del mercato, corporativo, dirigista, pluralista, partecipativo etc.), facendo perdere all’analisi realismo e precisione. In questo senso la network analysis, se utilizzata in modo non eccessivamente formalistico, può conferire una maggiore capacità descrittiva e interpretativa. Il paper si propone, dunque, anche di mostrare la produttività analitica dell’approccio di rete negli studi comparati di governance urbana.

7.4.7. Il network nell’analisi del processo decisionale

Fortunata Piselli

Abstract

Il paper si propone di mettere in luce il contributo e la produttività analitica della network analysis nello studio dei processi decisionali. Si propone, inoltre, di dimostrare che i metodi di formalizzazione grafica, per una più esatta e completa interpretazione, devono essere integrati dall’analisi qualitativa. Nel quadro di una più vasta ricerca condotta sulle politiche locali in sei capoluoghi di regione, in questa sede prenderò in esame i processi decisionali relativi alla produzione di beni collettivi locali (BCL) in due comuni: Torino e Bari. Le consigliature di riferimento sono le seconde dopo l’introduzione del nuovo sistema elettorale con l’elezione diretta del sindaco: rispettivamente quelle del 1999-2004 per Bari e del 2001-2006 per Torino. Consigliature in cui, dopo la prima “stagione dei sindaci”, si è ridimensionato il forte protagonismo dei governi municipali e della società civile, e si è assistito a una nuova centralizzazione del potere politico e a una ripresa di influenza del sistema dei partiti a livello decentrato. Analizzerò i network degli attori che hanno partecipato al processo decisionale per avere informazioni su tre punti chiave: la leadership, cioè gli attori che hanno promosso e condotto a termine le varie policies; il numero e il tipo di attori coinvolti e quindi il grado di apertura e affollamento del processo decisionale; le modalità in cui quest’ultimo si è svolto, ovvero il suo carattere cooperativo o conflittuale. L’obiettivo, attraverso una analisi comparativa, è quello di ricostruire la “visione di governo” complessiva e il policy style dell’esecutivo nei due comuni in esame.