XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Paper Room
7. Amministrazione e Politiche Pubbliche
7.1. Innovare in tempi di crisi: le politiche di contrasto ai nuovi rischi sociali
Chairs: Elisabetta Gualmini
Discussants: Chiara Sebastiani, Giliberto Capano e Patrik Vesan
7.1.1. I nuovi rischi per le famiglie con figli. E' possibile conciliare famiglia e lavoro in Italia?
Alessia Donà
I cosiddetti “nuovi rischi sociali” propri di un contesto post-industirale sollecitano i governi nazionali ad un ripensamento dei consolidati programmi di politica sociale. Nel paper proposto si vuole indagare la situazione delle donne che lavorano, le quali risultano esposte al rischio dell’esclusione dopo la nascita dei figli. Infatti le donne con bambini sono una delle categorie più vulnerabili, vieppiù in un contesto come quello del nostro paese, caratterizzato da una debolmente sviluppata politica per la famiglia e da una cultura di impresa poco o punto favorevole alla valorizzazione delle donne sul posto di lavoro. Tali fattori spiegano la scarsa presenza di donne sul mercato del lavoro italiano, alla luce di un confronto con gli altri paesi europei. Cosa si sta facendo per fornire una adeguata protezione alle donne madri che lavorano? Quali sono gli strumenti che possono aiutare le donne a conciliare la famiglia e il lavoro? E quali sono gli attori e le istituzioni che possono intervenire in materia? Il paper affronta tali interrogativi e si propone di valutare l’efficacia degli strumenti ad oggi adottati nel settore della conciliazione per comprendere fino a che punto il nostro welfare state si stia attrezzando per rispondere alla sfida dei nuovi rischi sociali.
7.1.2. Come cambiano le politiche pubbliche
Rosa Mulé
Per comprendere perché, come e quando i governi democratici riescano a rispondere alle sfide create dall’emergere di nuovi rischi sociali è necessario affrontare il tema del policy change, il mutamento delle politiche pubbliche nei sistemi di welfare state. La letteratura recente ha offerto importanti contributi all’analisi della stabilità delle politiche pubbliche, soprattutto grazie alla diffusione della scuola neoistituzionalista. Tale prospettiva enfatizza il ruolo della path-dependence, peraltro tipica di tutte le organizzazioni, che ostacola il policy change a causa di ‘forze inamovibili’ all’interno delle istituzioni (Pierson). Questo paper presenta una prospettiva diametralmente opposta. Le ‘forze inamovibili’, pur presenti, non sono sufficienti a spiegare perché a volte le politiche pubbliche effettivamente cambino, quali siano gli attori coinvolti e le variabili più significative del cambiamento. Occorre andare oltre i fattori che mantengono-difendono la stabilità delle politiche per individuare le strategie e le alleanze tra attori che conducono al mutamento. A questo proposito sembrano utili le analisi di Sabel e Scharpf volte a individuare le microfondamenta del policy change. Le domande chiave che orientano il contributo gettano luce su due punti: 1) i vincoli organizzativi e i veto points, entro i quali si articolano i giochi incrociati e strategici degli attori organizzativi; 2) la natura dello scambio politico che contribuisce al mutamento di policy.
7.1.3. New Social Risks and Labour Market Reforms in Italy and the UK: Convergence for Different Reasons?
Elisabetta Gualmini
It is well known that Italy and the UK belong to two very different welfare regime ‘families’: the former a classically ‘Bismarckian’ system of social protection, the latter with ‘Beveridgean' social security arrangements. Moreover, the policymaking context is also very different in the two cases: Italy has a degree of corporatist policy-making and unstable and divided governments, whereas in the UK trade unions are largely excluded from policy processes, and governments are strong and cohesive. In spite of these differences, labour market policies in the two countries have tended to converge over the last decade and a half. Italy has embarked on the privatization and decentralization of its job centres, incorporated a ‘workfare’ logic into the allocation of unemployment support, and introduced a range of flexible employment contracts. In the UK, recent reforms have introduced a statutory minimum wage, enhanced trade union participation in the workplace, and improved the rights of temporary workers. In sum, from very different starting points the two countries have been moving closet together in labour market and welfare policy. A plausible hypothesis to explain this puzzle is that the initiatives at the European level – notably the European Employment Strategy – have provided a push for all EU countries to converge on a ‘flexicurity’ model. However, the UK’s Euroskeptic traditions and focus on experiences in the Anglo-Saxon world mean that EU initiatives have had limited impact there. So the puzzle in part remains: why the convergence? In this paper we examine comparatively the recent experience of the two countries and seek explanations for this convergence. We expect to find that European initiatives have been perhaps less important than the nationally generated impetus for change, and a less than systematic ‘borrowing’ of policy ideas from other countries in line with the political convenience of governing majorities.





