XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Paper Room

7. Amministrazione e Politiche Pubbliche

7.2. Strategie e strumenti di politica pubblica: i rapporti multilivello
Chairs: Giliberto Capano
Discussants: Andrea Lippi

7.2.1. I livelli di governance nella tertiary education: strumenti e strategie nel caso neozelandese

Damiano De Rosa

Abstract

Nel paper proposto verranno presi in considerazione i cambiamenti a livello di governance e di politiche che hanno portato a una differenziazione e moltiplicazione degli attori e stakeholders coinvolti nella tertiary education neozelandese. Una specifica attenzione verrà posta sulla peculiare informalità e sul basso tasso di coercitività che hanno caratterizzato un processo di cambiamento, quello neozelandese appunto, che ha portato a risultati radicali in un lasso di tempo relativamente breve. La metodologia che verrà utilizzata sarà quella dell'analisi densa dei processi di riforma del sistema di tertiary education e dell'uso di interviste in profondità realizzate recentemente in Nuova Zelanda, nonché di content analysis relativa a riviste specialistiche del settore. Lo scopo del paper è quello di far luce su un caso tanto negletto, per la sua collocazione periferica in termini sociopolitici, quanto decisivo e centrale per affrontare al meglio la tematica del policy change e del cambiamento della governance in un settore molto importante quale quello della tertiary/higher education. Un caso che ha costitutito un laboratorio, in termini di pratiche e di strumenti di policy e che ha anticipato molti degli scenari poi divenuti di strettissima attualità particolarmente nel mondo anglosassone. Un laboratorio che ha mostrato come in dieci anni un sistema di governance centralizzato e statalista, tale da far parlare della Nuova Zelanda come della Scandinavia del Pacifico, sia divenuto la culla di un esperimento di pluralismo estremamente avanzato, che si è espresso sia nella nuova e moderna declinazione delle idee afferenti al mercato, sia in un marcato decentramento e organizzazione su più livelli di tutto il sistema di governance. Tutto questo ha portato ad uno dei cambiamenti più profondi tra tutti quelli conosciuti nell'occidente in diversi campi delle politiche pubbliche. La volontà con cui nasce questo paper è quella di indagare in particolare il settore della tertiary education, sia perchè la Nuova Zelanda è studiata molto per le riforme inerenti al neomanagerialismo aziendale e poco per l'impatto delle stesse idee sulla tertiary education; sia per la sua importanza dovuta ai cambiamenti strutturali sperimentati dalla governance degli istituti che si è trovata a confrontarsi con una realtà sempre più ricca, policentrica e, soprattutto, multilivello.

7.2.2. Scarica il paper in pdf Il governo delle acque in Italia: dalla pianificazione territoriale al water management

Federica Rainaldi

Abstract

Le trasformazioni che negli ultimi vent’anni hanno interessato le strategie di governo e di policy making in Italia non hanno risparmiato il settore del governo delle acque. Dalla lungimirante “legge 183” sulla difesa del suolo, che nel 1989 ha introdotto per la prima volta la logica della gestione integrata attraverso i bacini idrografici, queste trasformazioni hanno raggiunto l’apice sotto la spinta della nuova Direttiva Quadro sulle Acque. Nell’ambito del panel sui rapporti multilivello e sulle strategie e gli strumenti di policy, ci concentreremo su due particolari sfide che la Direttiva pone per l’Italia. Da un lato, il rafforzamento della gestione integrata basata sui distretti idrografici e sul superamento, dunque, dei tradizionali confini amministrativi; dall’altro, la necessità di ripensare gli strumenti di pianificazione attraverso la logica del management e della vision strategica. Il paper, concentrandosi sul caso del bacino del Po, intende sviluppare una riflessione su questi due temi. Attraverso l’evoluzione della strategia italiana nel governo delle acque, dalla legge del 1989 al decreto ambientale del 2006, intendiamo approfondire il rapporto esistente in Italia tra pianificazione, gestione e governo delle acque. In particolare ci proponiamo di affrontare la questione della trasformazione degli strumenti di policy (dalla pianificazione tradizionale agli accordi volontari, al River Basin Management Plan), mostrando come il policy style nazionale influenzi l’utilizzo e l’efficacia dei nuovi strumenti. Il secondo tema affrontato sarà poi quello del carattere integrato della gestione delle acque a livello territoriale. Il decreto ambientale che attua la Direttiva sembra infatti andare, secondo molti, in controtendenza, in direzione di una nuova centralizzazione e frammentazione delle competenze. Il paper analizzerà quindi questa dinamica e le sue cause e cercherà di delineare una mappa dei rapporti multilivello nella nuova politica di governo delle acque.

7.2.3. Scarica il paper in pdf Le politiche urbane. Aspetti del policy-making contemporaneo e tradizioni di analisi

Francesca Gelli

Abstract

Il campo di studio delle politiche urbane tiene assieme almeno due filoni o tradizioni di analisi, entrambi fonte di contributi piuttosto rilevanti per la scienza politica, sul piano teorico ed empirico, con alcuni intrecci evidenti. Uno ha per oggetto lo studio delle politiche per le città, ovvero dei programmi di intervento pubblico (ad esempio, di iniziativa nazionale o comunitaria, in Europa, di iniziativa federale negli USA) messi a punto per il trattamento di importanti problemi urbani. L’altro assume come oggetto privilegiato di analisi le politiche delle città, assumendo la città come “ambiente politico e di politiche”, ovvero luogo di produzione di beni collettivi attraverso processi di interazione sociale. Le analisi orientate alle politiche per le città discutono tipicamente di strumenti, logiche, strategie, attori dell’azione pubblica e di efficacia dell’intervento dello Stato, con attenzione all’implementazione locale e ad una prospettiva spiccatamente multilivello e multiattoriale. Complessivamente si dispone di una massa critica di ricerche empiriche e riflessioni teoriche sull’evoluzione delle strategie di politica pubblica per l’intervento sulle/nelle città, con la delineazione di un settore specifico e specializzato nell’ambito dei policy studies, a fronte dei quali è possibile interrogarsi più in generale sul possibile apporto originale alla definizione e sviluppo dell’analisi delle politiche pubbliche. Lo studio delle politiche delle città interessa in questa nostra riflessione soprattutto per una parte, e cioè nei termini in cui ha condotto, in particolare nella scienza politica, ad analisi del “processo politico urbano”, privilegiando uno sguardo “micro” al contesto “locale”, attento più che agli obiettivi ed intenzionalità di intervento, agli effetti che si generano e alle interdipendenze che si producono tra attori in ambito urbano. In questo senso infatti la città è stata assunta come ambiente analitico ideale per osservare l’intreccio di politica e politiche, dando luogo ad importanti contributi di teoria politica (e, nella misura in cui il focus è stato sulla produzione interattiva delle politiche, anche come apporto alla definizione dell’approccio di politiche). In definitiva, le politiche urbane offrono un punto di vista al locale come costruzione di interazioni di attori da un lato alimentando, dall’altro mettendo in crisi la logica dei “rapporti multilivello”, per come circolante in alcune declinazioni in voga della governance multilivello. A partire da testi instauratori, più o meno noti, che si inscrivono nella tradizione, di matrice americana, di analisi delle politiche urbane, si proporrà una chiarificazione dei due filoni interpretativi proposti, aprendo una panoramica alle esperienze europee (di policy design e di policy analysis, nel campo delle politiche urbane).

7.2.4. Scarica il paper in pdf Riforme del decentramento e ordini politici locali: Napoli e Marsiglia a confronto

Vittorio Martone

Abstract

Con riferimento al tema del decentramento amministrativo nelle grandi città europee, l’oggetto del paper è il confronto tra le riforme del decentramento urbano di Napoli e Marsiglia. Approfondendo le dinamiche di implementazione si intende dimostrare come l’impatto delle riforme sia dipeso dalle circostanze della loro elaborazione (decision making), dalla loro articolazione – più o meno riuscita – con i contesti locali (ordini politici), dalle modalità attraverso le quali gli attori interessati si rapportano e mettono in pratica la nuova cornice istituzionale. Il frame teorico principale afferisce alla sociologia politica dell’azione pubblica (Lascoumes e Le Galès 2007), che si pone all’incrocio tra i due chiavi analitiche (Musselin 2005): quella politologica della policy analysis classica e quello sociologica della sociologia dell’azione organizzata. In primo luogo, formulare politiche vuol dire realizzare la “strumentazione dell’azione pubblica” (Lascoumes e Le Galès 2004), ovvero la costruzione del significato sociale dei problemi collettivi; in secondo luogo, l’implementazione delle politiche consiste nell’adattamento dei programmi in specifici “ordini politici locali” (Crozier e Thoenig 1975), composti dagli attori che vi intervengono, dai meccanismi ricorrenti nelle loro interazioni e dalle regole indigene che possono orientarne il comportamento (Reynaud 1993). Le riflessioni partono da un’analisi empirica condotta in entrambe le città, adottando come riferimento metodologico un approccio definizionale e diacronico (Vlassopoulou 2000); il confronto è operato attraverso una griglia di lettura a tre livelli: il quadro normativo; i tratti sistemici degli ordini politici locali; le pratiche di implementazione. Quanto emerge, è che, sia a Napoli che a Marsiglia, la formulazione e la messa in opera delle politiche si situa in complesse strategie di attori che interpretano le norme e tendono ad appropriarsene; eppure, se da un lato l’introduzione delle riforme non comporta un adeguamento ai mutamenti normativi, dall’altro essa ingenera un mutamento nella politica (politics), come rielaborazione delle fonti e delle forme di potere.