XXIII Convegno SISP

Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11

Paper Room

6. Partecipazione e Movimenti Sociali

6.1. Movimenti studenteschi e giovanili: una prospettiva storica e transnazionale
Chairs: Donatella Della Porta e Gianni Piazza
Discussants: Francesca Forno

6.1.1. Scarica il paper in pdf Onde corte: soggettività post-politica e movimenti studenteschi

Loris Caruso e Alberta Giorgi

Abstract

Gli eventi di protesta definiti complessivamente come “Onda” hanno avuto luogo nell'autunno 2008 e continuano, sia pure in forma mutata, nella primavera 2009. Il nucleo degli attivisti è composto da studenti universitari e da lavoratori in vario modo connessi con l'Università. Tuttavia, durante le mobilitazioni, le proteste connesse con il mondo dell'istruzione più in generale (scuole primarie e superiori), hanno giocato un ruolo molto importante. Il testo si concentra sulle proteste universitarie, e ne discute i diversi aspetti a partire da una serie di interviste rivolte agli attivisti dell'Onda milanese, in particolare studenti, precari della ricerca e lavoratori tecnico-amministrativi. Nello specifico, i fuochi di interesse sono due: da un lato, ci interessava ricostruire le proteste, i repertori di azione e le retoriche utilizzate dagli attivisti; dall'altro, a partire dal caso milanese, abbiamo proposto una generalizzazione di alcune questioni che le proteste dell'Onda pongono in relazione agli eventi conflittuali più in generale. Dall'analisi del materiale documentario e dalle interviste, emergono alcuni elementi interessanti. In primo luogo, lo stretto legame che gli eventi di protesta hanno con una logica di emergenza e di evento. In altre parole, gli attori non sembrano avere un attivismo di lungo periodo, ma concentrano la partecipazione in luoghi e tempi definiti. Il secondo elemento rilevante riguarda il rapporto con la politica. Gli attivisti svolgono un'attività definita in termini politici, tuttavia esprimono una grande distanza dai partiti e dalle forme istituzionalizzate della politica, pur riconoscendo l'importanza di forme organizzate e mediate di partecipazione. Quindi, dalle interviste non emerge un rifiuto della politica, ma una richiesta di ridefinizione delle forme di partecipazione alla vita democratica. L'analisi mette in evidenza, inoltre, l'intrecciarsi di diverse dimensioni territoriali, in cui si articolano le istanze locali in una prospettiva nazionale e, in alcuni casi, internazionale. Allo stesso modo, la periodizzazione temporale combina l'intelaiatura temporale nazionale con gli eventi locali. In una prima parte, prettamente descrittiva, verranno presentati la struttura temporale degli eventi di protesta, i soggetti coinvolti e i repertori di azione utilizzati. La seconda parte si concentra sui frame degli attori, evidenziandone linguaggi e riferimenti culturali. Infine, il paper affronta il rapporto che la protesta dell'Onda ha con la politica e le forme tradizionali e istituzionalizzate di partecipazione. In particolare, la proposta analitica attiene all'applicabilità di alcune categorie del pensiero di Gramsci alle forme di protesta contemporanee, interrogandosi sugli interrogativi teorici che solleva per l'analisi della sfera politica e della partecipazione pubblica e politica.

6.1.2. Scarica il paper in pdf L’Onda Anomala sotto il vulcano: l’auto-ricerca del movimento universitario 2008 a Catania

Gianni Piazza

Abstract

In questo paper verranno presentati i risultati, ancorché parziali, di un’auto-ricerca svolta da un gruppo di ricercatori e studenti della Facoltà di Scienze Politiche di Catania (Gruppo di Studio "Partecipazione politica e movimenti sociali"), che hanno preso parte al movimento – mediaticamente conosciuto come Onda Anomala – contro i provvedimenti legislativi del Governo Berlusconi in materia di istruzione e università nel 2008/09. L‘obiettivo era quello di indagare il movimento attraverso gli strumenti analitici e metodologici delle scienze politiche e sociali, per meglio conoscere scopi, preferenze, interessi, domande ed opinioni della base dei partecipanti, oltre la ristretta cerchia dei leader e degli attivisti più impegnati. La ricerca si è articolata in due fasi. Nella prima è stato elaborato un questionario, composto per circa la metà da domande a risposte aperte, che è stato somministrato ai partecipanti ad una manifestazione tenutasi a Catania il 14 novembre 2008, durante la fase alta della mobilitazione universitaria; i risultati raccolti ed elaborati riguardano le cinque sezioni in cui era suddiviso il questionario; 1) dati socio-grafici; 2) schemi interpretativi (motivazioni, obiettivi, cause e responsabili, soluzioni alternative e tematiche); 3) capitale sociale, identità e reti (partecipazione individuale e/o di gruppo); 4) repertori d’azione e capacità decisionale; 5) fonti di informazione e posizioni politiche. Nella seconda fase della ricerca, sono stati effettuati nella primavera del 2009 due focus group - uno con gli attivisti e i leader, l’altro con semplici partecipanti alla mobilitazione - per integrare l’analisi quantitativa con informazioni qualitative che rilevassero anche le cause della smobilitazione e le eventuali prospettive del movimento.

6.1.3. Scarica il paper in pdf Il profilo dell’Onda. Identità, valori, appartenenze

Edoardo Novelli

Abstract

Il paper presenta i risultati di una ricerca sui partecipanti al movimento dell’Onda condotta dall’area di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi di Roma Tre e promossa dal Dipartimento Comunicazione e Spettacolo assieme al collegio didattico di scienze e tecnologie delle arti, della musica e dello spettacolo. La rilevazione si è svolta nel corso dell’Assemblea di Ateneo di Roma Tre, tenutasi martedì 28 ottobre nell’aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, alla quale erano presenti oltre mille studenti. La ricerca è stata effettuata tramite un questionario di 26 domande chiuse, alcune delle quali prevedevano più quesiti e risposte, compilato da oltre 600 studenti. La ricerca è dunque da intendersi come rappresentativa del movimento romano dell’onda. L’analisi dei questionari, realizzata assieme a un gruppo di studenti all’interno delle attività didattiche alternative promosse dallo stesso movimento, quali ad esempio le lezioni all’aperto, ha portato all’elaborazione della ricerca Il Profilo dell’Onda. Obiettivo principale all’origine della ricerca era una maggiore conoscenza di un movimento che, sorto all’improvviso, sembrava discostarsi profondamente da analoghi movimenti del passato, presentando molti elementi di originalità, ma che l’ampia trattazione riservatagli dai principali organi di informazione tendeva invece a presentare secondo cliché e categorie interpretative tradizionali. Cinque gli ambiti indagati dalla ricerca. In primo luogo un profilo dei protagonisti che ha unito aspetti socio demografici - quali l’età, il sesso, il luogo di residenza, con chi vivono -, con alcuni tratti universitari - il livello di frequenza, la facoltà di appartenenza, l’anno di iscrizione -, e aspetti relativi il rapporto con il mondo del lavoro - in che grado si mantengono, quanti lavorano, che tipologia di lavori svolgono, quanto questi lavori sono regolari. Il secondo aspetto indagato sono stati i consumi di comunicazione. Quanto sono informati, quali i principali canali d’informazione utilizzati e i comportamenti di consumo abituali, ripartiti fra i principali media disponibili. Nonché i generi televisivi più visti. Il terzo aspetto è stato quello valoriale, con la compilazione di una classifica dei valori ritenuti più importanti, che ha visto posizionarsi al primo posto la famiglia e all’ultimo la religione. Una classifica nel complesso fortemente sbilanciata verso la dimensione individuale e privata a discapito di quella sociale e collettiva. L’autocollocazione sugli assi sinistra-destra, innovazione-tradizione, pubblico-privato, libertà-regole, assieme all’iscrizione ad organizzazioni politiche e al comportamento di voto alle elezioni politiche 2008, hanno permesso di rilevare l’area delle appartenenze dei protagonisti del movimento.

6.1.4. L’Onda calling. Sovversione e autoproduzione del discorso pubblico mediatico nel movimento studentesco italiano dell’autunno 2008

Stefania Milan e Lorenzo Zamponi

Abstract

L’articolo analizza la relazione a doppio senso tra i movimenti sociali e i media in senso lato. Prendiamo come caso di studio la cosiddetta “Onda” di mobilitazioni studentesche che ha caratterizzato l'Italia nell'autunno 2008. Queste mobilitazioni sono state caratterizzate da un’insolita ampiezza dello spettro di attori sociali coinvolti (dai genitori dei bambini degli asili ai dottorati ai professori universitari), dalla grande presenza di giovani tecnologicamente alfabetizzati le cui interazioni sociali sono mediate dalla tecnologia, e dall'uso inedito per quantità di blog e social network durate la protesta. Il nostro obiettivo è indagare le relazioni tra il movimento e le sue rappresentazioni sia nei media mainstream che in quelli autoprodotti. Analizziamo i messaggi e le dinamiche della loro produzione, prendendo in considerazione anche le infrastrutture tecniche utilizzate, quale indice del radicamento degli attivisti nella tradizione del mediattivismo. Allo stesso modo ci interessa rilevare alcuni degli aspetti inconsci racchiusi nei messaggi prodotti, come il frequente riferimento all'università nella sua forma istituzionale. Il paper è composto da sei sezioni. Nella prima definiamo il nostro oggetto di studio, l'Onda, descrivendolo brevemente e tratteggiando una linea interpretativa che lo considera un generatore di simboli. La seconda fornisce una breve rassegna della letteratura sul rapporto tra media e movimenti, mentre nella terza riportiamo i tratti caratteristici, secondo la letteratura in materia, dell'autoproduzione di informazione da parte dei movimenti (i cosiddetti “media alternativi”). Nella quarta sezione accenniamo alle questioni metodologiche ed epistemologiche legate al nostro triplice ruolo di ricercatori, attivisti e giornalisti, per poi passare, nelle sezioni 5 e 6, ai due casi di studio: l'Università degli studi di Padova e l'Istituto Universitario Europeo, analizzati sia nel rapporto tra movimenti e media mainstream che nel processo di autoproduzione dell'informazione. Nell'analisi ci concentriamo su alcuni tratti a nostro parere fondamentali: la capacità del movimento di sfidare le rappresentazioni mediatiche dominanti solo vincendo la competizione della notiziabilità; il processo di battesimo del movimento, che è in grado di generare simboli ma deve fare i conti con la logica dei media mainstream; l'inedita rappresentazione del movimento in riferimento all'istituzione universitaria, in passato rifiutata; l'emergere di una nuova generazione di attivisti non alfabetizzati al mediattivismo ma ai nuovi strumenti tecnologici commerciali.

6.1.5. Scarica il paper in pdf Movimenti giovanili e mobilitazioni contro la precarietà del lavoro in Italia

Alice Mattoni

Abstract

Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata attraversata da numerose proteste contro la precarietà, che hanno interessato diversi settori lavorativi, tra cui quello dell’istruzione pubblica, della comunicazione e dei servizi alla persona. Nonostante queste proteste abbiano contribuito a sollevare uno tra i più scottanti problemi sociali che interessano la società Italiana contemporanea, la letteratura sulle mobilitazioni dei lavoratori precari è ancora molto limitata in ambito accademico. Sebbene i termini “precarietà” e “lavoratori precari” siano oggi di uso comune, al contrario di quanto avveniva alla fine degli anni Novanta, ancora scarsa è la conoscenza del modo in cui questi lavoratori costruiscono le loro lotte, intessono alleanze con altri attori politici e cercano riconoscimento nella sfera pubblica. La mancanza di letteratura sulla questione sembra ancora più rilevante se si pensa che molte delle mobilitazioni contro la precarietà hanno coinvolto le generazioni più giovani di attiviste e attiviste. A partire da una ricerca empirica comparativa riguardante cinque tipi di mobilitazioni contro la precarietà avvenute in Italia dal 2001 al 2006, questo saggio si propone di esplorare i processi di identità collettiva attivati nel corso delle proteste contro la precarietà, con lo scopo di inquadrare i tratti maggiormente salienti delle nuove generazioni di attiviste/i precari. L’analisi discute tre questioni rilevanti per approfondire la comprensione dei movimenti giovanili nelle società contemporanee, di cui le mobilitazioni contro la precarietà sono un esempio significativo. In primo luogo, le nuove connotazioni assunte dal concetto di movimento giovanile alla luce delle recenti trasformazioni del mercato del lavoro in Italia, che hanno aumentato la precarietà in entrata, colpendo in questo modo soprattutto coloro che si affacciano per la prima volta al mondo lavorativo. Non è un caso, infatti, se molte delle mobilitazioni studentesche avvenute negli ultimi anni in Italia, ma anche in Francia e Spagna, hanno assunto tra le loro istanze di protesta proprio la precarietà. In secondo luogo, le narrazioni e i discorsi intorno al tema della precarietà elaborati in occasione delle mobilitazioni sembrano supportare l’idea che alcune delle esperienze positive, tra cui la partecipazione politica attiva e diretta, vissute nel corso della gioventù, spesso caratterizzata dalla presenza di occupazione a tempo determinato, possano e debbano essere prolungate anche nell’età più matura grazie a misure di sostegno al reddito, più che a rassicurazioni inerenti al posto di lavoro a tempo indeterminato. In terzo luogo, le pratiche di movimento e le pratiche mediali elaborate in occasioni delle mobilitazioni che si presentano come pratiche ibride, in grado di sintetizzare innovazione e tradizione, richiamandosi alla cultura del ‘do it yourself’ e dell’azione diretta. Una caratteristica, questa, che i movimenti giovanili Italiani mobilitati contro la precarietà hanno in comune con i movimenti per una globalizzazione dal basso, anch’essi caratterizzati da una forte, anche se non esclusiva, componente giovanile in molti paesi europei e a livello transnazionale. La ricostruzione analitica dei processi di identità collettiva è stata elaborata a partire da una metodologia qualitativa ispirata da una epistemologia costruttivista riguardante le realtà sociali. I dati per la ricerca sono stati ottenuti triangolando tre diverse fonti: interviste in profondità semi-strutturate; testi mediali prodotti dagli attivisti; documenti ufficiali prodotti nel corso delle mobilitazioni.

6.1.6. Scarica il paper in pdf Movimenti studenteschi e transizione democratica: il caso portoghese

Guya Accornero

Abstract

Alla vigilia della rivoluzione portoghese del 1974, gli studenti, soprattutto universitari, arrivarono a rappresentare la categoria sociale più colpita dalla repressione, con un numero di detenzioni pari quasi alla metà del numero totale di arresti. Oltre a ciò, da un analisi della Polizia Politica (PIDE) del 1973, emergeva che la maggior parte degli assistenti universitari e dei giovani professori erano stati attivisti studenteschi, così come i principali leader dei più attivi movimenti di fine regime, come quello dei banchieri. Il movimento studentesco parve poi scomparire all’indomani della rivoluzione: in realtà, durante il Processo Revolucionário em Curso (1974-1976), gli studenti continuarono a essere coinvolti in iniziative del tutto simili a quelle intraprese negli ultimi anni del regime, ma ora sotto l’egida delle nuove istituzioni. Performance apertamente conflittuali sotto l’Estado Novo, come la realizzazione di campagne di alfabetizzazione nelle zone rurali, divenivano così per i governi rivoluzionari importanti strumenti di legittimazione. Alla luce di queste considerazioni, il paper si propone di mettere in relazione le caratteristiche del movimento studentesco con le dinamiche che contraddistinsero la caduta della dittatura e il processo di transizione, soprattutto esaminando i meccanismi di diffusione, orizzontale e verticale, ad altri settori della società. A questo scopo, cercheremo di elaborare una “tipologia” degli studenti attivi alla fine del regime, tenendo in considerazione elementi come la classe sociale, l’area geografica di provenienza (del Portogallo e delle colonie), il sesso, il luogo dell’arresto, il tipo di reato e di pena. Questo studio si svolgerà soprattutto su un piano quantitativo, attraverso l’analisi di una base di dati da noi formulata che comprende 1068 casi, ossia la quasi totalità degli studenti arrestati fra il 1956 e il 1974, studiati attraverso i registri delle detenzioni effettuate dalla Polizia Politica (PIDE). L’analisi qualitativa avrà invece come base le testimonianze dirette di ex-attivisti studenteschi, disponibili in raccolte d’interviste e autobiografie. Lo scopo principale sarà quindi di evidenziare il ruolo svolto dai movimenti studenteschi nel cambiamento politico e sociale, soprattutto durante speciali congiunture critiche, anche attraverso spunti comparativi con il vicino caso spagnolo.