XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Paper Room
4. Sistema Politico Italiano
4.1. La Qualità dello Stato in Italia: regole, capacità e adattamento
Chairs: Marco Almagisti e Daniela Piana
Discussants: Leonardo Morlino e Gianfranco Poggi
4.1.1.
La costruzione delle capacità amministrative
Alessandro Natalini
Il capacity building è un processo di cambiamento amministrativo e istituzionale caratterizzato da un rapporto di interazione tra un soggetto esterno ed uno interno. All'interno di questo tipo di processi il paper analizza la rilevanza del loro oggetto, cioè della specifica capacità che si intende “costruire” o sviluppare. In particolare, si apprezza l'influenza della sua specificabilità e del volume delle transazioni generate. Lo scopo è quello di valutare se e in che misura queste variabili incidono sulla scelta di realizzare interventi di cambiamento ad influenza esogena, sulla modalità con cui questi interventi sono posti in essere e sui loro esiti. L'analisi empirica è realizzata su quattro casi di capacity building scelti nelle materie della gestione delle risorse idriche e della formazione professionale in cui lo Stato italiano ha maggiormente interagito con le autonomie territoriali per costruire nuova capacità amministrativa e istituzionale.
4.1.2.
La trasformazione dei rapporti centro-periferia
Maria Stella Righettini
Si può raffigurare il lungo cammino delle politiche di riforma amministrativa in Italia a partire dai primi anni ’90 come il passaggio da un sistema amministrativo piramidale-anarchico, ad un sistema pluralistico- eterodiretto. Da un regime in cui i governi regionali e locali pur controllati dal centro attraverso un rigido sistema di controlli giuridico-amministrativi, godevano di una sostanziale anarchia finanziaria e di spesa, siamo passati ad un regime in cui il centro riconosce pari dignità giuridico amministrativa alle autonomie territoriali e funzionali ma le imbriglia condizionando in modo significativo le strategie e le scelte di politica di bilancio e fiscale. Dopo l’approvazione delle leggi per elezione diretta degli esecutivi l’incongruenza tra l’accresciuta responsabilità democratica dei governi regionali e locali e la crescente difficoltà di questi ultimi di acquisire una maggiore autonomia fiscale e finanziaria apre nuovi interrogativi sulle dinamiche, sulle potenzialità e i limiti, del nuovo sistema di relazioni tra stato centrale ed amministrazioni locali. Nelle attuali condizioni di “autonomia condizionata” cosa possiamo intendere per rendimento dei governo regionali e locali? Quali sono le dimensioni dell’attività amministrativa e dei processi di policy più rilevanti per garantire un buon livello di rendimento? Il paper propone una rilettura critica del quadro analitico fornito a suo tempo da Putnam sul rendimento amministrativo e propone un quadro analitico e alcuni indicatori macro per la ricerca empirica sulla qualità dei processi di governo a livello regionale e locale.
4.1.3.
Behind Public Sector Efficiency: culture and institutions
Pietro Tommasino, Raffaella Giordano e Marco Casiraghi
Behind Public Sector Efficiency: the role of culture and institutions": "Despite the common institutional framework, public sector efficiency (PSE) varies significantly over the Italian territory. In this paper we compute objective measures of PSE in the provision of several public services for the 103 Italian provinces. We then study the determinants of efficiency. In particular, we investigate the importance of a widespread civic culture and of decentralized service provision. While the former has a strong positive effect on PSE, the latter appears to be efficiency-enhancing only in areas where PSE is already at satisfactory levels.
4.1.4.
Da amministrati a cittadini: la customer satisfaction nelle pubbliche amministrazioni italiane
Maurizio Cerruto e Chiara Facello
Il processo di trasformazione e modernizzazione delle amministrazioni pubbliche è stato guidato negli ultimi anni dalla necessità di migliorare la soddisfazione dei cittadini relativamente ai servizi offerti. L’esigenza non è soltanto quella di avere servizi di qualità, ma di recuperare la fiducia stessa dei cittadini dando nuova legittimazione sociale all’azione pubblica. Nell’ottica del miglioramento delle capacità di ascolto dei bisogni e di valutazione della qualità percepita da parte dei cittadini uno degli strumenti più utilizzati è la customer satisfaction, uno strumento entrato ormai nella cassetta degli attrezzi di tutte le amministrazioni, grazie all’ondata di riforme che, sotto l’etichetta di New Public Management, ha caratterizzato l’ultimo ventennio. In questo quadro, il paper mira ad analizzare come (e se) è cambiato il rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni. In particolare saranno trattati i seguenti punti: dallo Stato gestore alla Stato valutatore, il difficile percorso dell’Italia verso un sistema efficiente ed efficace; da una cultura amministrativa “orientata al procedimento” ad una cultura amministrativa “orientata ai risultati”, come le pubbliche amministrazioni hanno risposto a questa sfida; dal cittadino-utente al cittadino-cliente, il ruolo della customer satisfaction nelle pubbliche amministrazioni italiane.
4.1.5.
Media, giustizia e politica. L’Italia in chiave comparata
Ramona Coman, Cristina Dallara e Daniela Piana
The paper represents a first tentative exploration aiming at providing an overview of frames used by judicial actors, policy makers, and media in speaking about judicial actions. Our first "exercise" is realized on a hot case of political corruption featured by local institutions in Italy, “gli appalti di Napoli”. It dates to December 2008 and it represents an extreme exemplification of a judicial institution (the public prosecutor office of Napoli) engaged in moralizing and introducing new public ethical principles in social life by mean of prosecuting the case. It will first frame the topic and the research question, then it will deploys the methodology of the research. As we are confronted with a fairly complex topic, we will develop our general arguments with a case-study methodology, which has the advantage to allow us to improve in a second stage the framework and to approach a comparative investigation. This article aims at sketching out the research design of a project on judicial activism in Southern Europe. We selected as first empirical field two countries, Italy and Romania. The project rationale is drawn from the empirical evidence we all three have collected by mean of our previous researches. By focusing of institutional and policy changes featured by European judicial systems in the last three decades, we uncovered few key trends of change, all of them being directly or indirectly associated with a change in the way judicial and political actors conceive the role that adjudication should perform in a society. This results, which seem to be confirmed both in new European member States and in old Western democracies, point out the unquestionable importance of ideas and social representations in the macro phenomena that are labelled by scholars with “judicialization of politics”, “expansion of judiciary”, “judicial activism”, “political jurisprudence”. In this paper – and in the project in which the paper should be framed – we are not much concerned by the “objective” side of judicial activisme (what judicial activism objectively is). Rather, we are interested in understanding to what extent actors involved in judicial policies and in socio-legal processes are shifting more or less intentionally toward a frame in which judicial functions perform a different role than the one they were supposed to perform in the past. Put more briefly and in more explicit terms, judges, policy makers and citizens do represent judicial systems as “activist institutions” or rather they still stick to the traditional, liberal vision of a judicial system that is not involved in producing social norms and values?
4.1.6.
Mutamenti e persistenze nel ruolo del Capo dello Stato nell'era bipolare
Selena Grimaldi
Il Capo dello Stato può divenire un’efficace istituzione di controllo nelle democrazie avanzate, in particolare laddove si sia assistito a fenomeni che hanno portato a una chiara dominanza dell’esecutivo rispetto al legislativo. Il fenomeno della presidenzializzazione ha interessato molte democrazie consolidate in Europa e l’Italia non fa eccezione soprattutto in seguito all’implosione del sistema partitico negli anni ’90. Nel nostro paese c’è stato un passaggio verso un assetto maggioritario sia direttamente attraverso la riforma elettorale, sia indirettamente attraverso le ricadute della personalizzazione della politica che hanno rinforzato il ruolo dei leader partitici e del premier. Nella gran parte delle democrazie avanzate lo squilibrio di poteri a favore dell’esecutivo ha portato alla diffusione di una serie di istituzioni che svolgono funzioni di controllo la cui legittimazione non passa attraverso il meccanismo della rappresentanza politica. In questo contesto sembra utile focalizzare l’attenzione su un’istituzione che svolge funzioni di controllo (anche se non solo) conservando una propria legittimità politica seppur proveniente da un’elezione indiretta quale il Capo dello Stato. In Italia, il Presidente della Repubblica diversamente dalle previsioni ha continuato a svolgere un ruolo importante in merito allo snodo fiduciario parlamento-governo difendendo con forza le sue attribuzioni costituzionali nel nuovo assetto maggioritario, in ciò agevolato dalla particolare debolezza dei partiti durante la transizione. Le funzioni di controllo da parte dei Presidenti si riferiscono da un lato a poteri consolidati, nel senso di costituzionalmente previsti e di fatto esercitati nella prassi, come: il rinvio delle leggi e di rifiuto della promulgazione di decreti legge, il potere di nomina dei ministri (soprattutto al fine di sollecitare od ostacolare talune nomine), il potere di scioglimento anticipato delle Camere (laddove sia frutto di un reale processo di co-decisione tra governo e Capo dello Stato); dall’altro a forme nuove di influenza e controllo quali la moral suasion. Inoltre, in una società mediatizzata anche le esternazioni presidenziali possano talvolta leggersi come un potere di controllo, sebbene non possiedano la forza di una vera e propria sanzione di tipo legale. Tali critiche presidenziali tuttavia possono essere assimilate a una sanzione politica, che potrebbe innescare l’attivazione di altre “accountability”: quella elettorale che i cittadini esercitano tramite il voto o quelle (orizzontali) di altre istituzioni, come il monitoraggio esercitato dal Parlamento attraverso le interrogazioni o le commissioni di inchiesta. Scopo di questo contributo è ricostruire la mappa dei controlli effettivi esercitati dal Capo dello Stato sul governo ipotizzando da un lato che l’esecutivo a partire dagli anni ‘90 tenda a limitare le funzioni di controllo del Presidente, rivendicando la priorità degli organi di indirizzo in quanto legittimati direttamente, e dall’altro che l’istituzione presidenziale resista a questi tentativi di limitazione e confinamento attraverso una rimodulazione e, in taluni casi, di un vero e proprio enlargement dei propri poteri di controllo.





