XXIII Convegno SISP
Roma, Facoltà di Scienze Politiche LUISS Guido Carli
17 - 19 settembre 2009 Law Campus - Via Parenzo, 11
Paper Room
1. Democrazie e Democratizzazione
1.1. Gruppi di interesse e democrazia
Chairs: Liborio Mattina e Luca Germano
Discussants: Liborio Mattina
1.1.1. Professione lobbista. Una riflessione dall'interno
Fabio Bistoncini
Nel corso degli ultimi quindici anni si è assistito alla modificazione sostanziale della figura del lobbista nel nostro Paese. Se ancora oggi i media trattano l’argomento utilizzando spesso stereotipi consolidati che distorcono la funzione e l’attività di relazione con le Istituzioni, al contrario le organizzazioni complesse (di qualsiasi natura: dalle aziende alle ONG alle associazioni imprenditoriali) hanno sviluppato la consapevolezza che il lobbying rappresenta una leva strategica necessaria per raggiungere i propri obiettivi. Da qui la nascita di un vero e proprio mercato competitivo e la definizione di figure professionali in grado di svolgere diverse funzioni. Una professione che è ancora in profonda evoluzione. La secolarizzazione della società, la disintermediazione della partecipazione, la moltiplicazione dei centri decisionali, la complessità delle decisioni pubbliche, il proliferare dei gruppi di interesse che intendono influenzare il decisore, sono solo alcune delle tante dinamiche evolutive che stanno modificando lo scenario di riferimento e che costringono il lobbista ad affrontare continue nuove sfide professionali.
1.1.2. Advocay Groups in Health Care. A Case Study in the Multilevel System of the EU
Nadia Carboni
Health policy is basically member states’ competence. However, the European Union has recently raised a number of key questions facing both (pharmaceutical) industries and public health interests. By a public policy approach the paper analyses the problems, the actors and resources involved, the patterns of interaction in EU health policy, trying to figure out the ground for an European or a National battle. The main research questions are: how does decision and policy making on health issue take place? Who are the key actors in the process? What is the role of interest groups in health care-related policies? How do national governments and EU institutions interact in the health policy making process and governance? The analysis is based on a case-study strategy. Two different processes, both part of the pharmaceutical policy, are analysed. The “Pharma Forum” and the “Pharma Package”. The Pharma Forum for the first time in Europe gathered all healthcare stakeholders, Commission, Members States and representatives of the Parliament to discuss key issues about health care. The Pharma Package is the popular name for a series of measures recently proposed by the European Commission impacting the pharmaceutical industry.
1.1.3.
Declino e rilancio dei campioni nazionali? I cambiamenti nelle politiche governative di aiuto all’industria automobilistica.
Luca Germano
Come ha rilevato Charles Lindblom, le grandi imprese, per via delle specifiche funzioni ricoperte nell’economia di mercato, assumono il ruolo di interessi privilegiati con accesso facilitato alle arene decisionali. Ciò non implica una risposta automatica dei governi a ogni richiesta delle grandi imprese. Piuttosto, favorisce un negoziato dal quale derivano scelte politiche condizionate sia dalle richieste delle grandi imprese che dalle convenienze dell’attore governativo. Un settore che rappresenta bene il modello di grande impresa quale interesse politicamente privilegiato è quello automobilistico che, nella tradizione europea, ha dato vita a diversi “campioni nazionali” continuamente sostenuti dai governi nazionali fino a quando non sono intervenute le normative restrittive agli aiuti di stato imposte dall’Unione Europea nel 1989 che sembravano preparare la fine irrimediabile dei campioni automobilistici. Tuttavia, le politiche recenti di neo-interventismo statale varate da diversi paesi europei, sulla scia dell’iniziativa statunitense volta a salvare la sua industria automobilistica, sembrerebbero – di primo acchito – indicare il rilancio della politica di sostegno ai campioni nazionali. In questo contributo prenderemo in esame i casi dei campioni automobilistici di Francia e Italia con l’obiettivo di mostrare come la nuova normativa europea degli aiuti di stato al settore abbia modificato lo speciale rapporto esistente tra la grande impresa automobilistica e i rispettivi governi. Vedremo poi, alla luce dei più recenti piani di sostegno attuati in Francia e Italia (ma facendo riferimento anche ai piani messi in atto in Germania, Regno Unito e Spagna) se, e in che misura, vi sia stato un ritorno alla politica dei campioni nazionali.
1.1.4. Research note su: Gruppi d’interesse nella scienza politica e nelle politiche pubbliche: problemi di ricerca e di metodo.
Renata Lizzi, Francesco Marangoni e Marina Rago
Il tema dei gruppi d’interesse nella scienza politica italiana è in ombra da tempo, nonostante l’interesse suscitato da alcuni seminali lavori dei primi anni ‘90. I motivi sono più d’uno e si collegano alla “particolare” crisi del sistema politico italiano di quel periodo, nonché alla “normale” evoluzione della società italiana, post-industriale e secolarizzata, ma localmente ancorata. Gli studi sulle politiche pubbliche hanno fornito analisi accurate, ma pur sempre settoriali sugli interessi in azione, su ruolo, risorse e influenza dei gruppi nel policy making. Al fine di riattivare questo filone di ricerca - con particolare attenzione all’Italia contemporanea, dove i referenti empirici paiono del tutto mutati rispetto al passato - è nato un progetto il cui primo obiettivo è quello della “mappatura” dei gruppi di interesse sistematicamente attivi nell’arena nazionale (in quella europea, in quelle locali). L’approccio è quello degli studi di policy che dispongono di categorie e concetti adeguati all’analisi; ma la prima fase della ricerca empirica ha implicato scelte metodologiche accurate e non semplici. per questo il progetto è stato strutturato in fasi successive, l’oggetto di ricerca è stato “spacchettato” e – sulla base di un o schema analitico di partenza – è stato costruito un code-book fatto di indicatori quali-quantitativi attraverso i quali procedere alla rilevazione empirica dei gruppi, delle caratteristiche organizzative, ideazionali, ecc. Si intende presentare una riflessione metodologica concernente i) sia il disegno di ricerca, lo schema analitico e gli indicatori selezionati ii) sia il risultato non definitivo di tale lavoro, rappresentato appunto dal code-book che ora è in sperimentazione/validazione.
1.1.5. Le imprese di consulenza in public affairs in Italia: quadro teorico e primi dati di una ricerca empirica
Maximiliano Lorenzi
Dagli anni ’90 si è sviluppato in Italia, analogamente ma in ritardo rispetto ad altri sistemi politici (USA, Gran Bretagna, Unione Europea), il settore della consulenza per le attività di lobbying e public affairs. Appare evidente in termini numerici la crescita di questo tipo di imprese che offrono una vasta serie di servizi (analisi di scenario; analisi e monitoraggio del contesto politico-istituzionale; rappresentanza diretta dell’interesse; accreditamento presso i decisori pubblici; creazione di reti e coalizioni; piano di comunicazione) a clienti di natura diversa (imprese, associazioni di categoria, organizzazioni no-profit). L’impresa oggetto di studio ha caratteri peculiari in quanto si occupa di politica, ottiene un profitto da queste attività e partecipa al processo decisionale non in quanto portatrice di un suo interesse ma come rappresentante di un cliente. Questo paper si pone l’obiettivo di indagare le risorse politiche dei consulenti e il loro ruolo nel sistema politico italiano. Nella prima parte, si presenta un quadro teorico sul ruolo dei consulenti in public affairs. Il tema è affrontato con riferimento ai temi della rappresentanza, del policy-making e della democrazia, così come suggerito dai promotori del panel. L’insieme di fattori di tipo sistemico (mutamento dei partiti), politico-culturale (professionalizzazione del lobbying), organizzativo (incapacità delle organizzazioni di categoria di rappresentare gli interessi degli iscritti) ed economico (la ricerca di canali non di mercato per aumentare i profitti e avvantaggiarsi rispetto ai concorrenti) sono analizzati per comprendere l’accresciuto ruolo dei consulenti. Nella seconda parte sono presentati i primi risultati di una ricerca empirica in corso che ha l’obiettivo di studiare questo settore composto da almeno 33 imprese, la maggior parte di piccole dimensioni.
1.1.6. Gruppi di interesse e federalismo in Italia. La regolamentazione delle lobbies a livello regionale
Andrea Mignone
L’azione dei gruppi di interesse nei processi decisionali pubblici è un fenomeno ricorrente nel tempo ed in tutti i sistemi politici. E’ noto che la loro attività assume diverse forme ed utilizza diverse tecniche a seconda non solo delle politiche e degli attori coinvolti, ma anche dei bersagli prescelti. Sotto tale profilo, è interessante valutare i possibili legami tra forme di stato (e/o di governo) e regolamentazione dell’attività dei gruppi di interesse. Come è noto, in Italia, con una sorta di “ipocrisia istituzionale” si finge che l’attività di lobbying non esista, salvo per l’aspetto delle hearings consultive. In questo ambito, il paper si propone di esaminare l’influenza del processo di regionalizzazione in Italia nell’ultimo ventennio sull’azione dei gruppi di interesse. I gruppi di interesse reagiscono alle sfide ambientali adattando organizzazione ed attività ai nuovi assetti istituzionali e dando luogo ad una sorta di isomorfismo organizzativo. Obiettivo del paper è quello di affrontare la questione della democrazia degli interessi a livello regionale, sia analizzando i cambiamenti organizzativi dei gruppi di interesse sia le opportunità di partecipazione offerte dalle Regioni, secondo le previsioni dei nuovi Statuti, entrati in vigore a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione. In questa prospettiva, sarà sviluppata una analisi comparativa delle prime esperienze di regolamentazione a livello regionale delle attività di lobbying, anche allo scopo di valutare quanto le istituzioni (strutture e regole) condizionano l’azione dei gruppi stessi e se ne sollecitano la nascita e lo sviluppo. Si cercherà infine di verificare quanto aperto o chiuso sia il sistema “ a nicchie” delle pressioni, e se si venga concretizzando, anche in un sistema multilivello, la dicotomia gruppi insider/gruppi outsider.
1.1.7. La rappresentanza compensativa: i gruppi di interesse pubblico nell'Unione Europea
Carlo Ruzza
I gruppi di interesse pubblico svolgono varie funzioni che vengono tematizzate ed enfatizzate nella loro comunicazione. Oltre alle funzioni più tematizzate nella letteratura, quali provvedere informazione tecnica e sociale al processo politico e monitorare l'implementazione di norme, essi aspirano spesso a rappresentare gruppi di popolazione in un processo parallelo a quello elettorale. Anche questa funzione rappresentativa viene spesso riconosciuta ed enfatizzata dai gruppi, ma varia in differenti aree di politiche pubbliche. La presentazione esamina in che misura ciò accade in un campione di gruppi di interesse pubblico a livello UE. Sulla base della recente letteratura sull'argomento della rappresentanza intesa in questo contesto più allargato, analizza poi le implicazioni teoriche per le teoria dei gruppi di interesse pubblico. Si enfatizza in particolare una funzione di rappresentanza compensativa per i gruppi che rappresentano “constituencies” che si autodefiniscono come marginalizzate dal processo politico. La presentazione esamina i contesti e gli argomenti che giustificano l'impiego di questa forma di rappresentanza.
1.1.8. Il neo-corporativismo come l’araba fenice. Dalla concertazione centralizzata al “concertare decentrando” nell’era della globalizzazione
Ferdinando Tupone
L’inaspettata stagione concertativa che ha investito l’Unione Europea a partire dagli anni ’90, dopo il declino degli assetti neo-corporativi sotto la scure del neo-liberismo, presenta tratti nuovi che rimettono in discussione gli assunti di base della corporatist theory. Infatti, la più recente prassi concertativa coinvolge paesi, come l’Italia e l’Irlanda, tradizionalmente estranei alle strutture di rappresentanza tipiche del neo-corporativismo. In particolare, molte organizzazioni di tipo “encompassing” hanno ridimensionato il coordinamento gerarchico a vantaggio di un coordinamento democratico-deliberativo. Inoltre, le sfide poste dalle esigenze di competitività intrinseche all’internazionalizzazione dei mercati hanno provocato, anche nei paesi corporativi secondo tradizione (caso austriaco in primis), una ri-definizione delle strutture tripartite, manifestatasi con la decentralizzazione coordinata/organizzata del collective bargaining a livello territoriale e/o di settore. Altre novità concernono la promozione della concertazione a livello locale, di pari passo con i processi di decentramento politico-amministrativo (paradigmatico il caso italiano) e l’ingresso, anche con poteri di veto, di nuovi attori nel policy process consensuale (come le ONG del caso Irlandese) mentre non appare sempre indispensabile la presenza di governi pro-labour per l’avvio e la conclusione dei negoziati con le parti sociali (emblematico al riguardo il caso spagnolo). Il paper si propone, alla luce dell’evidenza empirica su scala europea, di confrontare le analogie e le differenze esistenti tra i tradizionali corporatist patterns, essenzialmente redistributivi in una fase di espansione del welfare, e gli attuali assetti concertativi in fieri, intenti a coniugare flessibilità e competitività con le esigenze della sicurezza sociale. Centrale, nel confronto comparato diventa la questione se la concertazione decentrata costituisca effettivamente un “equivalente funzionale” di quella centralizzata.





